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“Un paese civile e democratico come l’Italia non può permettersi la permanenza di un presidio come quello del villaggio Maddalena, al di fuori della legalità. La Tav è un’opera fondamentale per lo sviluppo dell’Europa e un’infrastruttura importante per mantenere i collegamenti dell’Italia a livello internazionale. Per questo  è fondamentale che i cantieri partano entro fine mese, per non perdere quote di finanziamento europeo”. (Emma Marcegaglia)

Lasci stare la civiltà e la democrazia, madame. Civiltà e democrazia significano dialogare con i territori sui quali si vogliono costruire le infrastrutture ad alto impatto ambientale, ascoltare i cittadini riguardo le loro perplessità e paure e non imporre a bastonate gli interessi economici degli appaltatori con i soliti celerini che in questa stagione si eccitano neanche sentissero il profumo del napalm la mattina presto. Ci spieghi perché non potete fare a meno della TAV e siete tanto infoiati all’idea dei finanziamenti europei (ammesso che mai arrivino), se è una cosa che si può dire ad alta voce. A maggior ragione se anche Tremonti ormai considera l’operazione come troppo onerosa e ne preferisce una versione light approvata anche dai francesi.

Lasci stare la legalità, signora mia. O almeno pensi prima ai troppi operai che muoiono nei suoi stabilimenti, all’albergo alla Maddalena (che combinazione) costato a noi fessi suoi concittadini 120 milioni di euro per il G8 abortito del 2009 ed a lei affittato dalla Bertolaso Band alla cifra da hard discount di 60 mila euro l’anno, alle altre speculazioni edilizie ai limiti dello scempio ambientale tipo Malfatano,  ed alle altre magagnucce di famiglia

Ci offra argomenti più consistenti dell’elogio dell’uso della forza. Altrimenti hanno ragione i comunisti, si è solo dei padroni di merda.
“La verità è che se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel lodo Mondadori.”
(Fedele Confalonieri, 25 giugno 2000)

Come dice Travaglio, non è curioso che dei milanesi purosangue si preoccupino tanto di essere accusati di terronica mafiosità? E il celebrity-leso di Varese che lo appellava “mafioso” quando erano ancora solo fidanzati, prima di sposarlo per interesse?

Nonostante il duo Ghedangelino non sappia più che cosa astrologare per renderlo inattaccabile dai giudici e dalle tarme, per renderlo invincibile e immortale, imperatore delle galassie e Signore dei Buchi Neri, magari dichiarando l’intero Codice Penale nullo, sarà difficile che riesca a sfasciare completamente l’Italia, trascinandola con sé all’inferno, annullando migliaia di processi solo per salvare il proprio deretano e fregandosene degli italiani che attendono giustizia (Parmalat, Clinica dei trapianti fasulli e via sentenziando). Napolitano sta passando un periodo di sensorio straordinariamente lucido e i nemici sono sempre più numerosi, interni ed esterni. Se sollevasse un momento la bocca dal fiero pasto di gnocca, se ne renderebbe conto. Gheddafi è venuto a Roma a disegnargli dei pupazzetti sulla maglietta ma lui crede di aver fatto un altro grande colpo da statista.

Poareto. Lui vorrebbe andare alle elezioni per promettere ancora miracoli di ‘sta minchia a quei boccaloni che gli credono ma le fischiate a Letta (Aquila e Venezia, già sono due) e a Dell’Utri non promettono niente di buono.
Pare che voglia andare in televisione a spiegare per l’ennesima volta la sua odissea giudiziaria ma sarebbe comunque una replica e la gente la confonderebbe con la rubrichetta di residuati televisivi inesplosi del dopo TG1 “Dadada”. Già ora come lo vedono cambiano su National Geographic Channel, figuriamoci a vederselo balbettare pietà con il fondotinta che cola e l’occhio che tenta disperatamente di restare aperto. I perdenti non piacciono agli italiani. Sembra che addirittura stiano cominiciando ad apprezzare le notizie, su un telegiornale gliene dà. “Che è sta roba? Notizia? Che è? Uhm, sai che non è male? Dammene ancora”.

Si dice che abbia una paura fottuta di finire in galera. Beh, più che la gattabuia, che alla sua età non gli toccherebbe perchè, nonostante la bitumatura fronto-parietale, è un vecchio, gli roderebbe molto di più l’ammissione del suo fallimento. E’ questo che non riesce ad accettare. Per questo si sbatte tanto.
Il ponte evocato da Fidel fa capire che, senza le gabole e gli aiuti dei politici più spregiudicati, per non dire di peggio, le sue aziende sarebbero fallite. E se è così un bravo imprenditore, com’è che stava per far fallire la propria impresa? Se la sua stella politica dovesse tramontare, forse le sue aziende una bottarella in Borsa in negativo la rimedierebbero.
Quindi, cari italiani, se uno non è capace nemmeno di tenere a galla la propria roba nonostante salvagente lanciati da ogni parte, e lui ne ha avuto più di ogni altro imprenditore al mondo, come volete che vi risolva i problemi? Quanto tempo vi occorre ancora – due, tre secoli, per capire che vi siete sbagliati, che vi siete fatti prendere per il bip da uno che non ha mai combinato nulla nella vita? Ah no, scusate, il Milan ha vinto più di ogni altra squadra al mondo. (Non è vero nemmeno questo ma lasciamo perdere).

Se non riuscirà a sgamare i processi e quelle famose bombe atomiche che dovrebbero arrivare, a sentire Gianfranco, non escludo di vedermelo andare in giro per l’Italia a bordo di una Papimobile lanciando briosche. Lo avete capito vero che è ormai un uomo disperato?

La frase di Confalonieri andrebbe stampata sui muri, come i motti di Benito negli anni trenta, quelli della serie “E’ l’aratro che traccia il solco, ecc.” una volta che il Berlusconismo sarà debellato. Tra tre anni come il cancro. O forse prima.

Sembra di avere a che fare con degli odiosissimi marmocchi che pestano i piedini per terra ogni volta che non vedono soddisfatti tutti i loro capricci. Penso invece che siano solo dei furbastri che le studiano di notte per aggirare le più elementari regole e leggi e poter fare come al solito come pare a loro, ovverosìa i loro porci comodi e interessi. Distruggendo a colpi di maglio, già che ci sono, quel poco di legalità pericolante che ancora rimane in piedi in Italia.

Un imbecille (questa la versione per i dolci di sale ingoiatori di ogni balla governativa) esce a mangiarsi un panino invece di controllare l’orologio per non arrivare tardi a presentare delle scartoffie indispensabili per la regolarità dell’iscrizione alle liste regionali del Lazio e per colpa sua la lista del PdL viene esclusa. Apriti cielo, non è colpa dell’incaricato che non ci vedeva più dalla fame come quella della Fiesta ed eventualmente della sua imbecillità, ma di un gruppetto di sedicenti inglorious radicals guidati dall’Orso Pannelliano che, dediti all’ultranonviolenza, avrebbero aggredito i pidiellini ritardatari, impedendo loro di esercitare il loro diritto elettorale. Ma davvero? Eppure bastava essere lì per tempo, essere meno coglioni, se dobbiamo credere alle versione “scemo & più scemo”.
Visto però che il capobranco, cogliendo opportunamente la palla al balzo, pensa già ad una leggina (ad idiotam?) che permetta a chicche essìa di presentarsi in lista senza quelle noiose pastoie burocratiche tipo “consegnare la documentazione entro le ore 12,00”, che a lui fanno venire il prurito dappertutto e soprattutto lì, ecco che il sospetto che si sia cercato l’incidente per creare il pretesto nasce spontaneo a chi è abituato, azzeccandoci, a pensar male.

Secondo episodio. Il tribunale di Milano dice con largo anticipo a Berlusconi che il 1° marzo dovrà presentarsi per un’udienza che lo riguarda. Logica vorrebbe che a suo tempo Berlusconi, nella sua agenda, tra una passerina e l’altra, sulla pagina del 1° marzo avesse scritto “udienza a Milano”, sottolineandola con l’evidenziatore.
Invece no, pur sapendo che il 1° marzo avrebbe dovuto presentarsi in tribunale, lui fissa il consiglio dei ministri proprio il 1° marzo, facendo dire poi ai suoi giaurri prezzolati che lui non può, che c’ha il legittimo impedimento di ‘sta fetusissima minchia. Un altro capriccio, un’altra impuntatura che però certifica l’assoluta incompatibilità di quest’essere con le regole, le leggi e la convivenza democratica.

Terzo episodio, il bavaglio alle trasmissioni giornalistiche della RAI, sempre con una misera scusa, quella della par condicio, con in più la novità assoluta dell’apposizione della museruola ai cani da riporto e da compagnia del cavaliere, quelli abituati a salivare copiosamente al solo sentir nominare il padrone. In pura linea teorica per un mese intero Vespa e Scodinzolini dovranno far finta di essere obiettivi. La vedo dura ma può darsi che Pavlov venga smentito clamorosamente.

Allora, secondo voi qual’è la baggianata più clamorosa delle tre: gli inglorious radicals, le cavallette che hanno impedito al cavaliere di recarsi a Milano o la RAI improvvisamente obiettiva per un mese?

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