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Pare sia stato il ministro Sacconi – quello con un conflitto d’interessi modello John Holmes per avere la moglie manager di Farmindustria ed essersi occupato allo stesso tempo di Sanità, farmaci, vaccini ed Agenzie del Farmaco – ad espellere il noduletto emorroidario della misura restrittiva sui riscatti di naja e anni universitari ai fini pensionistici in Manovra v. 3.0.
Vessazioni di classe, ovviamente, visto che i soldatini che non riuscivano a sgamare i 12-18 mesi di naja, prima che venisse abolita in favore di un esercito di professionisti, non erano certo i figli di papi che ricevevano la spinta giusta per farsi riformare per un’omosessualità fulminante o altre motivazioni gravi di esonero dal servizio. E chi si faceva tutta la naja fino in fondo, nonni compresi, era di solito qualcuno che magari lavorava già duramente e si vedeva privare di un anno o più di stipendio per servire il paese.

Anche gli anni universitari non contano più nulla, nonostante siano costati tanti soldi alle famiglie degli studenti e sacrifici e diottrie a chi stava chino sui libri. Che lo facciano perché ad andare in pensione in questi anni sarebbero, per età anagrafica, i cosiddetti sessantottini? Perché no? Sono sempre in guerra contro il comunismo, ricordatelo, anche quando dormono o sembra che si occupino d’altro.
Non capisco, del resto, la meraviglia per un provvedimento di penalizzazione dello studio superiore da parte di questo governo. Cosa vi aspettavate dai piduisti che vogliono togliere valore legale alla laurea, dai laureati al CEPU ed alla Scuola Radio Elettra, dal laureato alla Sorbo(lo)na e le sue laureate in igiene genitale, da chi ha affidato l’università alla Gelmini e assassinato la cultura di questo paese in maniera aggravata e continuata negli ultimi vent’anni e infine considera una scienziata come Rita Levi Montalcini una vecchia rinfanciullita?

Ogni giorno, attraverso i loro atti scellerati, possiamo farci un’idea sempre più chiara di coloro con i quali abbiamo a che fare. Partoriscono per via anale queste mirabolanti idee la notte quando il sensorio è ai livelli minimi, poi la mattina non si premurano di chiedere a chi si intende veramente di cose legali se queste loro pensate siano fattibili o meno.
Infatti pare che sia già pronta la marcia indietro sulla questione riscatto naja ed università; mica perché si siano accorti e si preoccupino della sua iniquità ma perché qualcuno paventa migliaia e migliaia di ricorsi, richieste di risarcimento e perfino class-action. Vischiamo di pagave di più di quanto avremmo visparmiato, povca puttana.

Non hanno messo le mani nelle tasche degli italiani però si divertono un po’ con i pensionandi. Lo hanno ribadito, aggrottando le sopracciglia: occorrono quarant’anni effettivi di lavoro per poter andare in pensione. 
Occorrono a noi, perché loro, una volta finito il mandato parlamentare – e bastano cinque anni di contributi –  a 65 anni cominciano a percepire minimo 3000 euro al mese di vitalizio parlamentare (ma si arriva anche a +9000 euro al mese con trent’anni di contributi per i politici più anziani). Tremila euro contro una maggioranza di pensioni italiane che non raggiungono i 500 euro mensili.

Non bastava l’ingiustizia nei confronti di coloro che, maturando i quarant’anni di contributi, mettiamo l’anno prossimo, dovranno attendere ancora un anno e poi altri tre mesi ancora prima di andare in pensione a causa dei continui aggiustamenti della data di uscita, tra finestre, scaloni e mortacci loro.
Se non si inventeranno qualcos’altro nelle loro notti insonni di vessatori di popolo, chi ha iniziato a lavorare a 18 anni nel 1972, ad esempio, andrà in pensione solo nel 2014. A casa mia e se la matematica non sono due ghiandole seminali, sono quasi quarantadue anni di lavoro effettivo, non quaranta.

Altro che capestro.

Non è stato facile trovarne uno nella mia città però ce l’ho fatta e sono riuscita a firmare. Oggi alle 12.30, in una piazza con il mercato già in smobilitazione, sotto la torre cittadina, c’erano due persone con un banchetto. Pochi segni di riconoscimento, a parte una bandiera dell’IDV un po’ stazzonata e seminascosta sopra il tavolino. Niente palloncini o gazebi, nessuno che abbordasse i potenziali firmatari. Forse anche i volontari erano in piena smobilitazione preprandiale. A quell’ora, come si dice da noi, la fame è cattiva. 

Scendo dalla bici e chiedo se stanno raccogliendo le firme per i referendum per l’abrogazione del Porcellum. Si, sono loro e raccolgono firme anche per l’abrogazione delle province. Ok, lascio il mio autografo e noto che, nel frattempo, si stanno avvicinando altre persone. Una donna firma ma solo per la legge elettorale, le province le vuole mantenere perché lavora in ospedale. Sul foglio, oltre la mia, ci saranno state in tutto un decina di firme. Un po’ pochino se si vogliono raggiungere le 500.000 necessarie.
La scadenza per la raccolta delle firme è il 30 settembre e non la vedo facile perché c’è poca mobilitazione, obiettivamente. Qui potete trovare la mappa dei banchetti già allestiti, con le giornate e gli orari per la raccolta.
La TV non ne parla, come di tutte le cose che interessano la collettività, e bisognerebbe che il PD concedesse gli spazi all’interno delle Feste dell’Unità di fine estate, dove c’è molto afflusso di gente. A Bologna hanno detto di si ma non basta. Il tempo stringe e non si può più cincischiare.
Del resto gli ondivaghi piddini sono divisi, indecisi, confusi e felici anche su questo argomento, oltre a tutto il resto. Hanno appena votato contro l’abolizione delle province e contro il porcellum preferiscono i bizantinismi parlamentari. Qualche maligno sostiene perché con l’attuale legge e l’andazzo dei sondaggi, a loro favorevoli, il premio di maggioranza farebbe loro molto sesso. 
Staremo a vedere. Ci vuole pazienza. “Ué, ragassi,” direbbe Bersani, “non dobbiamo mica star qui a stirare le bandiere dell’Italia dei Valori!”

P. S. Ovviamente, se il banchetto non c’è, ci si può sempre recare nel proprio Comune di residenza e chiedere di firmare. Ma quanti lo sanno?

Ho appena fatto un ordine di libri e DVD su Amazon.it, alla faccia dell’onorevole Riccardo Levi (PD). Ho approfittato dei prezzi irresistibili, della comodità di scegliere da casa e ricevere direttamente in ufficio, senza spese di spedizione e non me ne pento affatto. Anzi, lo rifarei e lo rifarò senz’altro prima del 1° settembre, giorno in cui entrerà in vigore una delle leggi più polpottiste di questo paese finto democratico che ha sempre il vizio di infilare a tradimento un dito nel culo dei suoi cittadini.

Una legge tipica da legislatore che soffre d’insonnia e non sa più cosa inventarsi a notte fonda per vessare i suoi concittadini; che va contro ogni principio di libertà di scelta e contro i fondamentali del mercato, visto che pretende di stabilire per decreto quale sconto massimo posso ottenere sui miei acquisti e dove devo farli, gli stessi.  Una roba che non sarebbe venuta in mente nemmeno al più grigio dei burocrati del Cremlino brezneviano e che piace comunque agli berluscostalinisti perché difende i piccoli librai, le piccole rivendite, le piccole cartolerie, quelle che sono destinate a scomparire non per cattiveria ma per raggiunto capolinea storico. Anche i negozi di fotografo stanno scomparendo. Che facciamo, una legge sul rullino obbligatorio e il rogo delle fotocamere digitali sulla pubblica piazza?

Io non ho nulla contro le librerie della mia città. Peccato che la risposta frequente sia: “Non l’abbiamo, se vuole l’ordiniamo.” L’ultima volta che mi sono lasciata convincere ho atteso invano due mesi per poi sentirmi dire: “Mi dispiace, non è più disponibile”. Il libro l’ho poi trovato la sera stessa su Amazon, ad un prezzo inferiore a quello di listino, ovviamente, e in tre giorni l’ho ricevuto a casa.
Questa legge è un inutile esercizio di protezionismo corporativo perché ci saranno per molto tempo ancora persone che, non avendo dimestichezza con il computer, continueranno ad andare ad acquistare libri in libreria, ma intanto questi legulei ad minchiam cercano di frenare il progresso e si prendono paura delle vendite online e di Amazon che fa gli sconti per acchiappare clienti. Una cosa vecchia come la crocefissione.

Di fronte alle leggi che hanno limitato la libertà di riproduzione (procreazione assistita), che vorrebbero vietare la prostituzione low cost senza pensare a quella dei pompini da 300 euro nelle stanze del potere, alle leggi contro la libertà di scelta sul fine vita ed il sondino coatto, al divieto per le persone omosessuali di veder riconosciuti i propri diritti civili di convivenza, di fronte insomma a queste pesantissime ingerenze nella libertà personale di noi italiani, perpetrate dal vecchio coso gonfio fallito e dal suo governaccio, cosa volete che sia una legge meschina anti-e-commerce in difesa delle specie commerciali in via di estinzione. Quisquilie e pinzallacchere. Invece io mi indigno ugualmente, soprattutto perché chi ha firmato questa legge è lo stesso che vorrebbe porre dei limiti e dei paletti alla libera espressione di coloro che scrivono sul web con l’ennesima legge bavaglio e perché non è un berlusconide rettiliano conclamato ma uno del PD, teoricamente uno di sinistra.

Odio quando sento dire: “sono tutti uguali”. Però ultimamente il qualunquismo ce lo stanno proprio tirando fuori con le pinze.

Accingendoci a celebrare, da bravi blogger coscienziosi, la Notte della Rete contro la censura e il tentativo da parte dell’AGCOM (kicazz’è?) di limitare la libertà d’espressione in nome della difesa del copyright, bisogna avere in mente e ben chiara una cosa. 
Chi ci governa avrà sempre la tentazione di limitare con ogni mezzo le nostre libertà fondamentali. Essendo un potere sempre più spesso illegittimo perché autoelettosi con leggi elettorali su misura, con l’inganno, la frode o i trucchi della propaganda, ed essendo espressione dell’avidità senza freni di un capitalismo ormai impazzito, con l’anima venduta al demone dell’illegalità, con il profitto che cammina sui mucchi di cadaveri, è evidente che dobbiamo attenderci ogni giorno leggi e provvedimenti che fino all’altro giorno sarebbero stati impensabili per la loro palese illegittimità. Tutto ciò che fa brodo, nel senso del profitto e della salvaguardia del particulare di un appartenente alla Casta, alla lobby o dell’unico Padrone e Signore, comporta una legge ad aziendam, ad personam e ad culum. Ci proveranno sempre e cercheranno di farla ancora più sporca della volta precedente.
Per fare un solo esempio e tra i più inquietanti del pericolo costante a cui siamo sottoposti, il Patriot Act, una legge emergenziale che, per la prima volta nella storia, limitava fortemente le libertà personali dei cittadini statunitensi, fu approvata in fretta e furia qualche giorno dopo l’11 settembre 2001 da un Congresso terrorizzato dall’antrace che una manina misteriosa aveva spolverato fin dentro le stanze del Potere, ad esempio nell’ufficio del Capo dell’Opposizione democratica Tom Daschle. Cinque morti, cittadini comuni che erano entrati in contatto con l’agente batteriologico e legge approvata senza tante storie. In seguito, una bella pietra tombale sui tanti e troppi misteri di quel colpo di mano che assomigliava tanto, troppo, ad un colpo di stato.
Da noi nell’italico stivaletto, essendo l’interesse attuale dominante non quello della temibile lobby neocon guerrafondaia ma quello di un vecchio cliente fallito che cerca di salvarsi dalla galera, dal dover portare i libri contabili in Tribunale e di evitare di farsi interdire dai figli, siamo ormai alla ventesima legge ad personam, per fortuna già abortita
Un codicillo, pare aggiunto di nascosto alla Finanziaria di Tremonti dal delfino Angelino, all’insaputa (dicono) dei legaioli, avrebbe dovuto salvare il vecchio dal pagamento dell’esosa gabella dovuta a colui al quale sottrasse, con la frode e la corruzione giudiziaria, la Mondadori. La furbata non è riuscita perché ultimamente, per fortuna, sulle leggi ad personam si vigila con più lena e le porcate si riescono ad intercettare prima che arrivino al cuore dello Stato. Forse perché sono talmente grosse che non si riescono a nascondere.
Per ciò che ho affermato sopra, e cioè che il potere più è illegale e più tenta di barare, prima del botto finale, il nostro proverà a far passare il Processo Breve che, salvando lui dalla galera, manderebbe impuniti tanti compagnucci di merende e negherebbe giustizia a migliaia di vittime. Speriamo che, anche in quell’occasione, la vigilanza degli organismi di controllo impedisca lo scempio.
Per tornare alla delibera AGCOM, che tanto ci fa starnazzare ultimamente, vedendo molti all’orizzonte la chiusura forzata dei blog e una specie di versione italiana della censura cinese o iraniana, non mi convince una cosa. Va bene mobilitarsi, esserci e aggrottare tutti assieme le sopracciglia, facendo la nostra brava catena di post.
Però bisognerebbe anche dire chiaramente che un organismo indipendente come l’AGCOM che pretenda di bypassare con un solo salto a piedi uniti il Parlamento, il Governo e l’autorità giudiziaria, agendo in maniera totalmente incostituzionale (e per quel poco di diritto che studiai a suo tempo, nessuna legge o disposizione può andare contro i dettami della Costituzione) non ha l’autorità per farlo. Non lo dico io, lo dicono gli esperti. 
Ecco tre articoli che spiegano molto bene perché la delibera è incostituzionale e quali sarebbero eventualmente gli strumenti per opporsi alla sua attuazione:

“L’AGCOM non ha l’autorità per regolare Internet” (Avv. Carlo Blengino di NEXA, articolo de “La Stampa” del 4 luglio 2011)
Diritto d’autore – Il controllo spetta al giudice (Juan Carlos De Martin, “La Stampa” 27 giugno 2011)
Della delibera in discussione in questi giorni, del resto, si era già parlato in Febbraio, poi evidentemente non se n’era fatto più nulla e credo che non si farà nulla nemmeno questa volta. Sono troppo ottimista? No, è semplice, ce lo dimentichiamo sempre ma se un qualsiasi provvedimento non ha i requisiti di costituzionalità può venire respinto dalla Corte Costituzionale e se un governo sciagurato lo tramuta in legge magari facendola firmare a un presidente della Repubblica o ai giudici costituzionali sotto la minaccia di un Kalashnikov puntato alla testa, ci sarà sempre un organismo sovranazionale al quale appellarsi
Essendo incostituzionale e contraria alle leggi europee, la delibera AGCOM potrebbe essere facilmente respinta. Se il nano dovesse avere la faccia tosta di approvare la legge sul Processo Breve, ammesso che Napolitano la firmi e la Corte Costituzionale la approvi, un qualunque cittadino potrebbe appellarsi alla Corte Europea che, accogliendo le sue richieste, annullerebbe la legge italiana come fosse carta straccia.

Il problema semmai è che un cittadino singolo non avrebbe la forza materiale per scatenare un tale pandemonio e andare da solo contro il Potere. Ecco quindi l’importanza di un sistema politico che abbia voglia di difendere veramente gli interessi della collettività e che si faccia difensore civico dei cittadini le cui libertà sono attentate da norme illegali volute da una Casta delinquenziale.

Per essere molto chiara. Non vorrei che questo continuo “al lupo!al lupo!” sulla libertà di espressione, infondato perché ci si preoccupa di leggi e delibere che alla fine verranno dichiarate incostituzionali, ovvero portatrici del massimo dell’illegittimità, avesse lo scopo di portarci un giorno al punto di non accorgerci che la libertà ci è stata tolta davvero. Una sorta di abituazione omeopatica all’illegalità. Un granulo sotto la lingua al giorno.
I media, dando le notizie creando un allarme generico senza spiegare il nocciolo delle questioni, ci fanno credere che queste sono leggi applicabili ed inappellabili.
I partiti, che temo non abbiano interesse a difendere noi cittadini ma solo i loro affari, manifestano lo sdegno, si uniscono al cordoglio per la perdita della libertà ma non fanno la cosa più semplice, e cioè dire: “Signori, non scherziamo, nessuno può andare contro la Costituzione, tantomeno un’AGCOM dei nostri stivali. Finchè ci siamo noi a vigilare state tranquilli, non preoccupatevi perché, se ci provano, ci saremo noi a fare fronte e ad impedire che le vostre libertà vengano compromesse.”

Avete sentito un discorso così dai partiti? Avete udito un impegno concreto, un “andremo a Bruxelles e se necessario anche all’ONU?” Io no, a parte una generica solidarietà molto di facciata e qualche voce isolata dalle file secondarie dei soliti che interpretano i difensori della collettività.

Del resto sono gli stessi che avrebbero potuto opporsi più efficacemente alle diciannove leggi ad personam che hanno tenuto in vita artificialmente il nano in formalina fino ad oggi ma non lo hanno fatto, anzi gliele hanno approvate tutte. Se ora cominciano a rigettargliele è solo perché lui ha alzato il tiro ed ha pretese francamente assurde, roba da puro manicomio e poi perché ormai è un cavallo azzoppato e presto verrà abbattuto. Squadra che perde si cambia.
Intanto, en passant, Bersani boccia il referendum abrogativo del porcellum che vorrebbe ripristinare un Parlamento di eletti e non di mignotte e dice che il PD non dovrebbe promuovere referendum. Perché? Perchè gli hanno detto che con il proporzionale il PD non vincerebbe mai le elezioni.

In ultimo, sempre sulla famigerata delibera AGCOM, vorrei sentire i blogger rivolgersi ai loro politici di riferimento dicendo loro: “Oh, ma che cacchio state a fare lì, perché non fate qualcosa per difendere i nostri diritti di libertà di espressione? Vogliono approvare una delibera incostituzionale e voi che fate, dormite? Guardate che siete nostri dipendenti, razza di cialtroni scaldasedia!”
E’ questa la politica e la partecipazione del futuro, se non ce ne siamo ancora accorti. Ma prima bisogna riconquistare una legge elettorale che, se i cialtroni non fanno i nostri interessi, li possa rimandare tutti a casa a calci in culo.

Update – L’AGCOM prende tempo e annuncia che il testo finale del provvedimento sarà discusso con le parti in causa. Ha anche risposto a Di Pietro che aveva scritto all’Autority lamentandosi (meno male) del contenuto della delibera. 

“Noi riteniamo queste verità di per se stesse evidenti, che tutti gli uomini sono creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità. – Che per garantire questi diritti, i governi sono istituiti tra gli uomini, derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati, – che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o abolirlo , e di istituire un nuovo governo, che si fondi su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma, come sembri al popolo meglio atta a procurare loro sicurezza e felicità.” (Dichiarazione d’Indipendenza, Stati Uniti d’America, 1776).
Sono anni che ci lamentiamo di una legge elettorale definita porcata dai suoi stessi estensori, i membri di una casta politica predatrice ed insolente. Una legge che ha permesso l’introduzione del premio di maggioranza che tramuta magicamente la minoranza in maggioranza, delle liste bloccate, con l’elezione di amichette e sgrullatrici occasionali, di portaborse della spesa, di pupi e pupazzi addetti unicamente alla pigiatura del pulsante in Parlamento. Parassiti vari che attualmente manteniamo a più di 13.000 euro al mese di stipendio e che ogni giorno ci danno dimostrazione della loro inadeguatezza al compito assegnatogli e, oltretutto, ci insultano e molestano con la loro prosopopea e spocchia da pidocchi rifatti. Gente che dimentica, mentre ci invita ad andare a scaricare le cassette di patate ai mercati generali, che è nostra dipendente al nostro servizio, che dovrebbe, se non temerci, quantomeno rispettarci e ringraziarci ogni giorno per i privilegi che gli concediamo (ancora per poco, mi sa).
Sono anni che attendiamo che i partiti dell’opposizione (che si sdraiarono e accolsero passivamente il porcellum non potendo evitarlo, ricordiamolo) si mettano d’accordo per promuovere un’iniziativa parlamentare che vada verso la modifica della legge elettorale in vigore, ma il dubbio che il premio di maggioranza possa far gola anche ai prossimi possibili vincitori delle elezioni politiche e per questo non si sia ancora fatto nulla in proposito, è forte.
Fa piacere quindi leggere la notizia dell’avvio di una nuova campagna referendaria che porti gli italiani a dire la loro sulla questione della legge elettorale, visto che i partiti fanno flanella.
Bisogna giustamente battere il ferro finché è caldo, ora che c’è questo innamoramento degli italiani per l’istituzione del referendum esploso domenica scorsa con la grande partecipazione ed il raggiungimento del quorum nei quattro quesiti sottoposti a giudizio popolare su acqua, nucleare e legittimo impedimento dei nani. 
L’obiettivo del comitato promotore di questo referendum sulla legge elettorale è di raccogliere 500.000 firme entro il 30 settembre 2011 così da poter votare i quesiti già l’anno prossimo. Non sarà facile perché i tempi sono ristretti ma allestendo i banchetti nelle località di vacanza potrebbe essere più facile raggiungere le firme necessarie.
Ecco i quattro punti fondamentali  del porcellum che si vorrebbero abrogare:
  1. Liste bloccate. Le liste bloccate privano gli elettori del diritto di scegliere i propri rappresentanti e ledono irrimediabilmente l’equilibrio tra i poteri. Un Parlamento di “nominati” non ha infatti alcun reale potere nei confronti del Governo e del Presidente del Consiglio.
  2. Il premio di maggioranza. Così esiste solo in Italia e ha effetti opposti a quelli auspicati. Attribuendo il 55% dei seggi alla lista che ottiene un voto più delle altre (anche se ha il 35% dei voti), questo meccanismo obbliga anche i partiti maggiori alla ricerche di qualsiasi voto utile. La conseguenza sono coalizioni sempre più ampie e inevitabilmente eterogenee. Nessuna stabilità del governo, anzi: frammentazione della maggioranza di governo e paralisi della sua attività.
  3. Soglia di sbarramento. L’attuale soglia di sbarramento al 2% per le liste collegate in coalizione è un ulteriore incentivo alla frammentazione. Mantenere una soglia unica al 4% garantisce la presenza alla Camera dei partiti più rappresentativi, “costringendo” le forze minori ad unioni reali (un unico simbolo, un’unica lista) senza scorciatoie come le coalizioni elettorali. Al Senato il sistema dei collegi consentirà nelle Regioni più grandi la rappresentanza anche di forze decisamente minori
  4. Indicazione del candidato premier. L’obbligo di indicare il candidato Capo del governo interferisce con le prerogative del Presidente della Repubblica che può e deve scegliere in assoluta autonomia. Inoltre tale meccanismo tende a trasformare il nostro sistema da parlamentare in semi-presidenziale senza i contrappesi dei sistemi presidenziali.

Io firmerò senz’altro. Per poter scegliere i miei candidati e lasciare i nominati al Grande Fratello e alle Isole dei Famosi. Che la democrazia non sia la televisione lo stiamo capendo un po’ tutti, finalmente, e la Rete ci consente di moltiplicare le piazze per migliaia.
Questo modo di fare politica è un po’ più faticoso perché dobbiamo fare noi quello che i partiti non fanno più ma è incredibilmente più divertente, addirittura esaltante.

Casa dello Studente l’Aquila
Cirio
Thyssen Krupp
Fincantieri
Eternit
Ilva di Taranto
Crac Parmalat
Clinica S. Rita Milano
Strage di Viareggio
Moby Prince
ed altre migliaia di processi per reati gravissimi.

Ecco, a questo proposito, un
ELENCO DEI REATI INTERESSATI DAL DDL SULLA PRESCRIZIONE BREVE:

articolo 314 del codice penale (PECULATO).
articolo 315 del codice penale (MALVERSAZIONE).
articolo 316 del codice penale (PECULATO PER ERRORE ALTRUI).
articolo 316 bis del codice penale (MALVERSAZIONE AI DANNI DELLO STATO).
articolo 316 ter del codice penale (INDEBITA PERCEZIONE DANNI STATO).
articolo 317 del codice penale (CONCUSSIONE).
articolo 318 del codice penale (CORRUZIONE).
articolo 319 del codice penale (ATTO CONTRARIO A DOVERI D’UFFICIO).
articolo 319.ter del codice penale (CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI).
articolo 320 del codice penale (CORRUZIONE INCARICATO DI PUBBLICO SERVIZIO).
articolo 322 del codice penale (ISTIGAZIONE ALLA CORRUZIONE).
articolo 322.bis del codice penale (PECULATO/CONCUSSIONE/CORRUZIONE COMUNITA’ EUROPEA).
articolo 323 del codice penale (ABUSO D’UFFICIO).
articolo 324 del codice penale (INTERESSE PRIVATO IN ATTI D’UFFICIO).
articolo 326 del codice penale (RIVELAZIONE SEGRETI D’UFFICIO).
articolo 328 del codice penale (OMISSIONE DI ATTI D’UFFICIO).
articolo 336 del codice penale (VIOLENZA A PUBBLICO UFFICIALE).
articolo 337 del codice penale (RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE).
articolo 338 del codice penale (VIOLENZA O MINACCIA AD UN CORPO POLITICO, AMMINISTRATIVO O GIUDIZIARIO).
articolo 340 del codice penale (INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO).
particolare prevedendo un aumento del tempo necessario a prescrivere il reato di cui all’articolo 347 del codice penale (USURPAZIONE DI FUNZIONI PUBBLICHE).
articolo 348 del codice penale (ESERCIZIO ABUSIVO DI UNA PROFESSIONE).
articolo 355 del codice penale (INADEMPIMENTNO DI CONTRATTI DI PUBBLICHE FORNITURE).
articolo 589 del codice penale (OMICIDIO COLPOSO).
articolo 609.bis del codice penale (VIOLENZA SESSUALE).
articolo 609.quater del codice penale (ATTI SESSUALI CON MINORENNE).
articolo 609.quinquies del codice penale (CORRUZIONE DI MINORENNE).
articolo 609.octies del codice penale (VIOLENZA SESSUALE DI GRUPPO).
articolo 416.ter del codice penale (SCAMBIO ELETTORALE POLITICO-MAFIOSO)
articolo 419 del codice penale (DEVASTAZIONE E SACCHEGGIO).
particolare prevedendo un aumento del tempo necessario a prescrivere il reato di cui all’articolo 420 del codice penale (ATTENTANTO A IMPIANTI DI PUBBLICA UTILITA’)
articolo 423 del codice penale (INCENDIO)
articolo 423.bis del codice penale (INCENDIO BOSCHIVO)
articolo 424 del codice penale (DANNEGGIAMENTO SEGUITO DA INCENDIO)
articolo 432 del codice penale (ATTENTATO ALLA SICUREZZA DEI TRASPORTI)
articolo 624 bis del codice penale (FURTO IN ABITAZIONE).
articolo 628 del codice penale (RAPINA)
articolo 629 del codice penale (ESTORSIONE)
articolo 640 del codice penale (TRUFFA)
articolo 641 del codice penale (INSOLVENZA FRAUDOLENTA)
articolo 648 del codice penale (RICETTAZIONE)
articolo 648.bis del codice penale (RICICLAGGIO)
articolo 514 del codice penale (FRODI CONTRO LE INDUSTRIE NAZIONALI)
articolo 583.bis del codice penale (PRATICHE DI MUTILAZIONE DEGLI ORGANI GENITALI FEMMINILI)
articolo 648.ter del codice penale (IMPIEGO DI DENARO, BENI O UTILITA’ DI PROVENIENZA ILLECITA)
articolo 646 del codice penale (APPROPRIAZIONE INDEBITA)
articolo 614 del codice penale (VIOLAZIONE DI DOMICILIO)
articolo 610 del codice penale (VIOLENZA PRIVATA)
articolo 644.bis del codice penale (USURA IMPROPRIA)
articolo 644 del codice penale (USURA)
articolo 643 del codice penale (CIRCONVENZIONE DI INCAPACI)
articolo 2621 del codice civile (FALSE COMUNICAZIONI SOCIALI)
articolo 2622 del codice civile (FALSE COMUNICAZIONI SOCIALI IN DANNO DELLA SOCIETA’ DEI SOCI O DEI CREDITORI).
articolo 2623 del codice civile (FALSO IN PROSPETTO).
articolo 2624 del codice civile (FALSITA’ NELLE RELAZIONI O NELLE COMUNICAZIONI DELLE SOCIETA’ DI REVISIONE).
articolo 2626 del codice civile (INDEBITA RESTITUZIONE DEI CONFERIMENTI).
articolo 2627 del codice civile (ILLEGALE RIPARTIZIONE DEGLI UTILI E DELLE RISERVE).
articolo 2628 del codice civile (ILLECITE OPERAZIONI SULLE AZIONI O QUOTE SOCIALI O DELLA SOCIETA’ CONTROLLANTE).
articolo 2629 del codice civile (OPERAZIONI IN PREGIUDIZIO DEI CREDITORI).
articolo 349 del codice penale (VIOLAZIONE DI SIGILLI).
articolo 337.bis del codice penale (OCCULTAMENTO CUSTODIA O ALTERAZIONE DI MEZZI DI TRASPORTO).
articolo 341.bis del codice penale (OLTRAGGIO A PUBBLICO UFFICIALE).
articolo 351 del codice penale (VIOLAZIONE DELLA PUBBLICA CUSTODIA DI COSE).
articolo 334 del codice penale (SOTTRAZIONE O DANNEGGIAMENTO COSE SEQUESTRATE NEL CORSO DI UN PROCEDIMENTO PENALE).
articolo 335 del codice penale (VIOLAZIONE COLPOSA NELLA CUSTODIA DI COSE SEQUESTRATE NEL CORSO DI UN PROCEDIMENTO PENALE O DALL’AUTORITA’ AMMINISTRATIVA).
articolo 612.bis. del codice penale (STALKING)
(fonte)

Ora manca solo il Senato e se Napolitano firmerà questa merda tutti questi processi moriranno e non vi sarà più alcuna giustizia per le vittime, che dovranno pure pagarsi le spese per essersi costituiti parte civile. Una casta di potenti e delinquenti è stata dichiarata oggi immune da ogni pena. Salvare un culo per farsene cento, di inermi cittadini.

Ecco il vero bunga bunga, fottuti idioti che lo avete votato credendo che sareste diventati ricchi come lui.

Lui, la pietra dello scandalo, prima o poi scapperà all’estero da vigliacco. Ottenuto ciò che voleva, un paese ai suoi piedi ed una oscena impunità sancita per legge per i suoi reati, perderà interesse nel gioco e si ritirerà in una delle sue maledette ville ad Antigua a molestare ragazzine anche di giorno. Speriamo portandosi dietro tutte le sue metastasi famigliari. 
Noi però segniamoci i nomi e stampiamoci bene in mente le facce dei 314 che lo hanno salvato oggi dalla condanna sicura al Processo Mills,  delle petulanti zoccole fasciste di entrambi i sessi che ci sono toccate come governanti, dei pennivendoli che hanno consumato lingua e inchiostro in suo favore, perché non se li porterà certo dietro.
Li lascerà qui, nel paese che ama, a render conto di questi anni di vergogna ad un popolo che starà cominciando a  subire le conseguenze di questa nefasta Licenza di Delinquere estesa ad ogni sorta di criminale. Allora, anche se il popolo italiano, per averlo votato, si meriterebbe la peste bubbonica, sette anni di guai e le dieci piaghe d’Egitto tutti assieme, forse, se la rabbia che sta montando nel paese si tradurrà in furiosissimo sdegno, può darsi che ci divertiremo un po’.

Finalmente in Parlamento il dispositivo più efficace contro le procure. Rapido ed infallibile. Elimina perfino l’assenteismo dei ministri.
Il prezzo varia. Dipende dalle pretese del deputato. Il modello base vale un posto fisso o una carica. Anche una ricarica va bene.

(Manuale Cencelli)

Esimio presidente Hindenburg,
l’unico reale e legittimo impedimento per uno statista che a me viene in mente è quello raffigurato nella vignetta.
Gli altri, quelli di cui si servirà Berlusconi grazie alla sua firma apposta sotto all’11a legge vergogna, saranno bagattelle come le seguenti, scuse magre anzi magrissime per sgamare come al solito la giustizia che lo insegue da anni non perchè è antipatico ma perchè ne ha fatte più di Carlo in Francia fin da quando ha cominciato a gattonare.

Non può perchè stamattina non è andato di corpo e si sente gonfio.
Non trova più la scarpa sinistra. Nessuna scarpa sinistra.
Non gli parte la macchina blindata.
E’ bloccato in coda all’altezza di Roncobilaccio.
Ha due veline per cena.
Ha finito il pennarello per i capelli.
Gli si è rotto un tacco.
C’ha le sue cose. Non lui, la sua amante.

Pare che la sera del famigerato decreto salva-la-sua-lista siano volati gli stracci al Quirinale, con il caimano che sbraitava con Napo sostenendo che della sua firma avrebbe potuto anche fare a meno.
Oggi si è rivoltato come una vipera contro un malcapitato reo di avergli fatto una domanda durante una conferenza stampa. Pensate, poveretto, è veramente inaudito. Una domanda! E’ stato addirittura ripreso da un suo sottocoda, che lo ha apostrofato: “Presidente, non esageri”, prima che uno dei suoi basterdi, il Benito Maria, manomettesse il detto Carlomagno a spintoni per allontanarlo dalla vista dell’iroso sire.

Non mi meravigliano queste sbroccate da cane rabbioso stile Adolfo nel bunker. Si vede che butta fuori rabbia da ogni poro. Gli si muovono persino i muscoli facciali nonostante il botulino. Ha una brutta cera. Il fondotinta non gli sta più su, pare che gli si disfi la faccia. Se i capelli non fossero dipinti a trompe-l’oeil, penserei che un giorno o l’altro, per una mossa sanguigna, gli potrebbe andare di traverso il parrucchino come Mastro Ciliegia.
E’ nervoso. Il suo gradimento e quello del suo governaccio è ai minimi storici e fossi in lui mi preoccuperei del fatto che gente sicuramente dalla sua parte politica comincia ad averlo sulle balle. Serpeggia il malumore nelle sue fila e sempre più Pietri iniziano a rinnegarlo pubblicamente.

Durante la lite con Napolitano pare che abbia minacciato il Presidente della Repubblica riottoso di “scatenargli la piazza contro”. Qui francamente non lo seguo.
Si è sempre lamentato che il suo partito non aveva una base e un radicamento sul territorio. Il suo popolo è una creazione virtuale, è composto da utenti televisivi e clienti della pubblicità, individui per la maggior parte politicamente analfabeti, che non scendono certo in piazza perchè è un gesto a loro sconosciuto.
Il suo popolo è fatto della gente secondo la quale chi va in piazza a protestare è un comunista delinquente e se crepa colpito da una revolverata gli sta bene perchè doveva restare a casa sua così non gli sarebbe successo nulla.
A parte qualche centinaio di comparse prezzolate avanzate dal casting del Grande Fratello, pensa veramente di riuscire a smuovere le partite IVA, i bottegai, le sciurette, i parvenu e i legaioli con la negrofobia, oppure gli operai che lo votano, tutti troppo preoccupati in questi giorni del loro, di culo, a causa della crisi, piuttosto che del suo?
Ecco, questo è il suo limite ed il tallone d’Achille. E’ un miliardario, non sa quanto costa la fettina di vitello al chilo se qualcuno, pagato per farlo, non glielo dice. Prima o poi entrerà anche lui in “briosche” mode. E’ inevitabile.

Sbaglia a confidare tanto nei suoi elettori che, tra l’altro, essendo sempre gli stessi da due anni cominciano a puzzare. E poi gli italiani sono politicamente infedeli. Delle vere puttane. La danno al dittatore del momento, si, ma se si stufano, allo stesso dittatore sono pronti a pisciargli in faccia e a sfondargli il cranio a calci. Gli italiani sono degli opportunisti.
Enrico Mattei diceva che per lui la politica era come un taxi. Saliva, si faceva portare dove voleva, pagava la corsa e scendeva. Gli italiani la pensano allo stesso modo. Berlusconi è un taxi che doveva portarli nel Paese dei Balocchi in dieci minuti e invece da anni sta solo facendo il giro largo per far girare il tassametro. Quando si saranno stufati veramente scenderanno si, ma dal taxi e ne piglieranno un altro, oppure l’autobus. Ma non creda che facciano la rivoluzione per il tassista. Se si potesse usare il televoto da casa, magari si. Ma scendere in piazza proprio no. E’ da comunisti.

Riprendo volentieri questo documento dal blog di San Precario con una domanda che rivolgo al mio pubblico: sinceramente, a quanti di noi italiani serve una legge sul legittimo impedimento?
Coraggio, servi papiminkia stolti e boccaloni, venite a dirci in faccia che questa mobilitazione del Parlamento Italiano, questa okkupazione del nostro tempo prezioso, mentre i nostri – e vostri – posti di lavoro cadono come i birilli di Jesus Quintana, non serve solo per salvare il culo del (vostro) padrone.

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