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Non si potrà più darla(o) a pagamento per strada. E nemmeno prenderla(o).

Pene (spiritosi!) fino a quindici giorni (‘azz!) e ammenda da 200 a 3000 euro sia per la corpivendola che per il fruitore temporaneo di passera a pagamento. Ecco dov’era finita la par condicio, nel dai-e-vai delle meretrici.
Giusto punire chi sfrutta le minorenni anche se le pene non paiono poi così severe. Insomma il decreto Carfagna, il primo compitino in classe della ministra “che non comprende chi vende il proprio corpo“, è un po’ miserello e incompiuto a parte le pari opportunità offerte a cliente e prostituta di finire in galera.

Tanta severità per l’outdoor ma, chiuse le porte di casa vi si potranno fare i baccanali di Tiberio senza problemi, dato che si parla solo di strada e luoghi pubblici. (In macchina in campagna si corre il rischio di passar per mignotte se una sera ci va di “farlo strano”?)
La ministra si rende conto della contraddizione e che esiste anche l’alto bordo ma a quello ci penserà poi, una cosa alla volta.

L’importante è limitare il troiaio per strada per non far concorrenza sleale alla televisione; non far correre il rischio al padre di famiglia che gli sequestrino l’auto intestata alla moglie e togliere lo sconcio di chi si prostituisce per quei miseri 20 euro. E’ uno schifo. Non si può svilire il sesso con tariffe da asiatici. Io fa amole lungo lungo, 5 eulo. Poi gli uomini si abituano male e i regali da milioni non te li fanno più.
La prostituzione è una cosa seria, quella dai 2000 euro in su, al Grand Hotel o nei club privée dove non si chiamano nemmeno puttane ma “escort”, come la Ford.
Ecco dov’è il male della prostituzione low cost, rovina la piazza alle fighe placcate d’oro.

N.d.A. Erminio Ottone sulla destra, non è preciso a Tommy Lee, il ganzo supersize della Pamelona?


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Non si potrà più darla(o) a pagamento per strada. E nemmeno prenderla(o).

Pene (spiritosi!) fino a quindici giorni (‘azz!) e ammenda da 200 a 3000 euro sia per la corpivendola che per il fruitore temporaneo di passera a pagamento. Ecco dov’era finita la par condicio, nel dai-e-vai delle meretrici.
Giusto punire chi sfrutta le minorenni anche se le pene non paiono poi così severe. Insomma il decreto Carfagna, il primo compitino in classe della ministra “che non comprende chi vende il proprio corpo“, è un po’ miserello e incompiuto a parte le pari opportunità offerte a cliente e prostituta di finire in galera.

Tanta severità per l’outdoor ma, chiuse le porte di casa vi si potranno fare i baccanali di Tiberio senza problemi, dato che si parla solo di strada e luoghi pubblici. (In macchina in campagna si corre il rischio di passar per mignotte se una sera ci va di “farlo strano”?)
La ministra si rende conto della contraddizione e che esiste anche l’alto bordo ma a quello ci penserà poi, una cosa alla volta.

L’importante è limitare il troiaio per strada per non far concorrenza sleale alla televisione; non far correre il rischio al padre di famiglia che gli sequestrino l’auto intestata alla moglie e togliere lo sconcio di chi si prostituisce per quei miseri 20 euro. E’ uno schifo. Non si può svilire il sesso con tariffe da asiatici. Io fa amole lungo lungo, 5 eulo. Poi gli uomini si abituano male e i regali da milioni non te li fanno più.
La prostituzione è una cosa seria, quella dai 2000 euro in su, al Grand Hotel o nei club privée dove non si chiamano nemmeno puttane ma “escort”, come la Ford.
Ecco dov’è il male della prostituzione low cost, rovina la piazza alle fighe placcate d’oro.

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Pene (spiritosi!) fino a quindici giorni (‘azz!) e ammenda da 200 a 3000 euro sia per la corpivendola che per il fruitore temporaneo di passera a pagamento. Ecco dov’era finita la par condicio, nel dai-e-vai delle meretrici.
Giusto punire chi sfrutta le minorenni anche se le pene non paiono poi così severe. Insomma il decreto Carfagna, il primo compitino in classe della ministra “che non comprende chi vende il proprio corpo“, è un po’ miserello e incompiuto a parte le pari opportunità offerte a cliente e prostituta di finire in galera.

Tanta severità per l’outdoor ma, chiuse le porte di casa vi si potranno fare i baccanali di Tiberio senza problemi, dato che si parla solo di strada e luoghi pubblici. (In macchina in campagna si corre il rischio di passar per mignotte se una sera ci va di “farlo strano”?)
La ministra si rende conto della contraddizione e che esiste anche l’alto bordo ma a quello ci penserà poi, una cosa alla volta.

L’importante è limitare il troiaio per strada per non far concorrenza sleale alla televisione; non far correre il rischio al padre di famiglia che gli sequestrino l’auto intestata alla moglie e togliere lo sconcio di chi si prostituisce per quei miseri 20 euro. E’ uno schifo. Non si può svilire il sesso con tariffe da asiatici. Io fa amole lungo lungo, 5 eulo. Poi gli uomini si abituano male e i regali da milioni non te li fanno più.
La prostituzione è una cosa seria, quella dai 2000 euro in su, al Grand Hotel o nei club privée dove non si chiamano nemmeno puttane ma “escort”, come la Ford.
Ecco dov’è il male della prostituzione low cost, rovina la piazza alle fighe placcate d’oro.

N.d.A. Erminio Ottone sulla destra, non è preciso a Tommy Lee, il ganzo supersize della Pamelona?


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Conoscete qualcuno al quale in Italia sia stata rifiutata la patente? Uno o una che non sia mai riuscito ad ottenere la licenza di guida per manifesta inferiorità attitudinale e ferma opposizione dell’ingegnere della motorizzazione? Se lo conoscete fatemelo sapere perchè io non ne ho mai trovato uno.

Ho invece rischiato più volte la pelle salendo in auto con persone che avrebbero fatto meglio a non mettere mai piede in una scuola guida.
Ho visto commettere imprudenze, scorrettezze, atti di puro crimine automobilistico, che farebbero impallidire le gesta di Stuntman Mike, commesse con assoluta naturalezza, da persone che non sono normalmente cattive o idiote ma lo diventano quando tengono un volante tra le mani e oltretutto sono convinte di saper guidare.

In Italia la patente viene data a cani e porci, basta pagare pegno alle scuole guida, lo sappiamo. Le visite mediche che dovrebbero stabilire l’idoneità fisica alla guida sono ridicole. Basta non dichiarare di far uso di psicofarmaci, ad esempio, o barare sulla tavola ortottica per ottenere patenti e loro rinnovi senza problemi. Guidano giovani inesperti e anziani dai sensi annebbiati. Nel nostro paese, forse a causa dell’industria automobilistica locale che ha sempre avuto interesse a riempire di ferraglie maleodoranti le nostre città, vige il motto del film Ratatouille trasportato nel mondo automobilistico: “chiunque può guidare”.

La patente a punti, un’idea che era ventilata da anni e anni, è stata una delle poche cose buone fatte dal penultimo governo, assieme al divieto sul fumo nei locali pubblici, ma non è servita ad impedire che aumentassero i delitti commessi a mezzo automobilistico, soprattutto a danni di pedoni.
In questi ultimi tempi si sono moltiplicati in maniera impressionante le morti per investimento. Le cause sono di solito imputate ad alcool, droga, eccessiva velocità, al fatto che auto troppo potenti vengono date in mano a pischelli senza esperienza ma nessuno cita mai l’inettitudine alla guida.

Recentemente nella mia città una nota scrittrice, una persona che conoscevamo tutti, che era un patrimonio di umanità, simpatia e cultura è morta così, investita di fronte a casa.
L’altro giorno, altre due anziane sono state travolte di fronte ad un bar. Non essendo gli investitori extracomunitari non se ne è parlato a livello nazionale, anzi, nel caso della scrittrice, pare che all’investitrice non sia nemmeno stata fatta la prova dell’alcolimetro “perchè il suo stato non appariva alterato”.

Credo sia praticamente inaccettabile per chi resta l’idea di aver perso una madre o un figlio perchè qualcuno veniva giù da una stradina di campagna a tutta velocità alle 7,30 di mattina e non ha visto una persona che camminava lungo il ciglio della strada, in pieno rettilineo.
E il dolore si accentua pensando che le conseguenze per chi causa un incidente mortale del genere sono praticamente nulle.

Eppure sarebbe così semplice. Causi un incidente dove viene provata la tua responsabilità e la persona investita muore? Oltre al pagamento dei danni e al fatto penale, eccetera eccetera, NON GUIDI PIU’ per il resto della tua vita. Non ci sono né santi né madonne. La patente non viene ritirata ma stracciata. Per intenderci, non è che poi tra qualche anno la riprendi. NON GUIDI PIU’.

Bisogna responsabilizzare chi conduce un’auto. Ci vuole più prevenzione e serietà nel concedere il permesso di guida.
E a mali estremi estremi rimedi. Tanto si può sopravvivere benissimo anche senza auto e muovendosi con mezzi pubblici.


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Conoscete qualcuno al quale in Italia sia stata rifiutata la patente? Uno o una che non sia mai riuscito ad ottenere la licenza di guida per manifesta inferiorità attitudinale e ferma opposizione dell’ingegnere della motorizzazione? Se lo conoscete fatemelo sapere perchè io non ne ho mai trovato uno.

Ho invece rischiato più volte la pelle salendo in auto con persone che avrebbero fatto meglio a non mettere mai piede in una scuola guida.
Ho visto commettere imprudenze, scorrettezze, atti di puro crimine automobilistico, che farebbero impallidire le gesta di Stuntman Mike, commesse con assoluta naturalezza, da persone che non sono normalmente cattive o idiote ma lo diventano quando tengono un volante tra le mani e oltretutto sono convinte di saper guidare.

In Italia la patente viene data a cani e porci, basta pagare pegno alle scuole guida, lo sappiamo. Le visite mediche che dovrebbero stabilire l’idoneità fisica alla guida sono ridicole. Basta non dichiarare di far uso di psicofarmaci, ad esempio, o barare sulla tavola ortottica per ottenere patenti e loro rinnovi senza problemi. Guidano giovani inesperti e anziani dai sensi annebbiati. Nel nostro paese, forse a causa dell’industria automobilistica locale che ha sempre avuto interesse a riempire di ferraglie maleodoranti le nostre città, vige il motto del film Ratatouille trasportato nel mondo automobilistico: “chiunque può guidare”.

La patente a punti, un’idea che era ventilata da anni e anni, è stata una delle poche cose buone fatte dal penultimo governo, assieme al divieto sul fumo nei locali pubblici, ma non è servita ad impedire che aumentassero i delitti commessi a mezzo automobilistico, soprattutto a danni di pedoni.
In questi ultimi tempi si sono moltiplicati in maniera impressionante le morti per investimento. Le cause sono di solito imputate ad alcool, droga, eccessiva velocità, al fatto che auto troppo potenti vengono date in mano a pischelli senza esperienza ma nessuno cita mai l’inettitudine alla guida.

Recentemente nella mia città una nota scrittrice, una persona che conoscevamo tutti, che era un patrimonio di umanità, simpatia e cultura è morta così, investita di fronte a casa.
L’altro giorno, altre due anziane sono state travolte di fronte ad un bar. Non essendo gli investitori extracomunitari non se ne è parlato a livello nazionale, anzi, nel caso della scrittrice, pare che all’investitrice non sia nemmeno stata fatta la prova dell’alcolimetro “perchè il suo stato non appariva alterato”.

Credo sia praticamente inaccettabile per chi resta l’idea di aver perso una madre o un figlio perchè qualcuno veniva giù da una stradina di campagna a tutta velocità alle 7,30 di mattina e non ha visto una persona che camminava lungo il ciglio della strada, in pieno rettilineo.
E il dolore si accentua pensando che le conseguenze per chi causa un incidente mortale del genere sono praticamente nulle.

Eppure sarebbe così semplice. Causi un incidente dove viene provata la tua responsabilità e la persona investita muore? Oltre al pagamento dei danni e al fatto penale, eccetera eccetera, NON GUIDI PIU’ per il resto della tua vita. Non ci sono né santi né madonne. La patente non viene ritirata ma stracciata. Per intenderci, non è che poi tra qualche anno la riprendi. NON GUIDI PIU’.

Bisogna responsabilizzare chi conduce un’auto. Ci vuole più prevenzione e serietà nel concedere il permesso di guida.
E a mali estremi estremi rimedi. Tanto si può sopravvivere benissimo anche senza auto e muovendosi con mezzi pubblici.


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Ha compiuto sessant’anni. Da qualche tempo si sono messi in testa di riscriverla perchè a qualcuno non piace così com’è, come se le Costituzioni degli Stati fossero regolamenti condominiali e non le fondamenta stesse della convivenza civile dei popoli.
Eppure basterebbe che i suoi dettami fossero applicati fino in fondo e saremmo sicuramente un paese migliore.
Voglio riproporre alcuni degli articoli più significativi, con qualche commento legato alla storia di questi sessant’anni e una domanda: la nostra Costituzione è stata proprio sempre applicata? E quante volte è stata violata?

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Fondata sul lavoro, non sul lavoro precario a vita.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. […]

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Appunto, senza distinzione di sesso. Quando si parla di lotta all’omofobia e qualcuno pensa non sia necessaria.

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. […]

Indipendenti soprattutto.

Art. 10.

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. […]
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

Tantomeno il suo rapimento e deportazione in carceri segrete all’estero.

Art. 11.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Ah, in condizioni di parità con altri Stati… Non so quanto la coalizione dei volenterosi rientri in questa definizione.

Art. 13.

La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

L’intero articolo è stato calpestato e irriso nella notte tra il 21 ed il 22 luglio 2001 a Genova.

Art. 18.

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Gladio, P2

Art. 20.

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

Ehm, ricordate una certa legge che un governo di centrodestra fece per esentare dal pagamento dell’ICI, una delle più odiose gabelle, gli edifici di proprietà della Chiesa? E che dire del successivo governo di centrosinistra che non ha pensato di abolire questa legge?

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. […]

Editti bulgari, censure, tentativi di imbavagliamento, accuse di “uso criminoso del mezzo radiotelevisivo”. Bisognerebbe far imparare a memoria questo articolo e farlo recitare prima di ogni pasto da chiunque si diletti di imprenditoria radiotelevisiva.

Art. 29.

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Dice matrimonio e basta, non matrimonio “tra uomo e donna” come pensa Mastella.

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

La grande conquista della modernità, il lavoro flessibile: niente ferie, niente malattia, niente indennità di maternità.
E’ triste dirlo ma il primo paragrafo per molte realtà è ancora fantascienza.

Art. 53.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Più chiaro di così…


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Ha compiuto sessant’anni. Da qualche tempo si sono messi in testa di riscriverla perchè a qualcuno non piace così com’è, come se le Costituzioni degli Stati fossero regolamenti condominiali e non le fondamenta stesse della convivenza civile dei popoli.
Eppure basterebbe che i suoi dettami fossero applicati fino in fondo e saremmo sicuramente un paese migliore.
Voglio riproporre alcuni degli articoli più significativi, con qualche commento legato alla storia di questi sessant’anni e una domanda: la nostra Costituzione è stata proprio sempre applicata? E quante volte è stata violata?

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Fondata sul lavoro, non sul lavoro precario a vita.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. […]

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Appunto, senza distinzione di sesso. Quando si parla di lotta all’omofobia e qualcuno pensa non sia necessaria.

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. […]

Indipendenti soprattutto.

Art. 10.

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. […]
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

Tantomeno il suo rapimento e deportazione in carceri segrete all’estero.

Art. 11.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Ah, in condizioni di parità con altri Stati… Non so quanto la coalizione dei volenterosi rientri in questa definizione.

Art. 13.

La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

L’intero articolo è stato calpestato e irriso nella notte tra il 21 ed il 22 luglio 2001 a Genova.

Art. 18.

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Gladio, P2

Art. 20.

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

Ehm, ricordate una certa legge che un governo di centrodestra fece per esentare dal pagamento dell’ICI, una delle più odiose gabelle, gli edifici di proprietà della Chiesa? E che dire del successivo governo di centrosinistra che non ha pensato di abolire questa legge?

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. […]

Editti bulgari, censure, tentativi di imbavagliamento, accuse di “uso criminoso del mezzo radiotelevisivo”. Bisognerebbe far imparare a memoria questo articolo e farlo recitare prima di ogni pasto da chiunque si diletti di imprenditoria radiotelevisiva.

Art. 29.

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Dice matrimonio e basta, non matrimonio “tra uomo e donna” come pensa Mastella.

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

La grande conquista della modernità, il lavoro flessibile: niente ferie, niente malattia, niente indennità di maternità.
E’ triste dirlo ma il primo paragrafo per molte realtà è ancora fantascienza.

Art. 53.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
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