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Betty si è detta addolorata per la possibile uscita di scena in Saddam mode di Muhammar Gheddafi. Cioè, non  gliene frega niente del popolo libico oppresso, torturato ed autobombardato in difesa del quale si è mossa, con notevole ritardo, la macchina schiacciasassi imperiale. (Si, lo so anche per il petrolio libico, vabbé.)
A Betty importa ‘na sega del destino di un popolo, come del suo del resto, si dispiace solo per il beduino che viaggia in tenda con le amazzoni dal culone strippato dalla divisa e che ogni volta che viene a Roma disegna un nuovo pupazzetto sulla schiena dei governanti italiani. (Gli piace così tanto umiliarci.)

Immagino, oltre a quella di Betty, la sofferenza di un governo che è andato fino all’altro ieri oltre ogni lecita confidenza con Gheddafi, che gli ha baciato culo e mano e ora, per inderogabili impegni imperiali non sa come fare a smarcarsi e a nascondere l’evidentissimo tradimento. Per carità, niente di nuovo. E’ il solito comportamento italiano del “si sa con chi inizio la guerra ma non con chi la finisco” ma a questi livelli forse non avevamo mai osato spingerci.
La storia in questi giorni si ripete. E’ dal 1980 che i francesi si struggono di far fuori Gheddafi. Qualche malelingua sostiene che allora un certo piano di tirar giù l’aereo del re delle amazzoni fallì per colpa degli italiani che avvertirono il loro idolo del pericolo, tradendo gli alleati. L’aereo del colonnello deviò e i missili li beccò un innocente aereo di linea che viaggiava da Bologna a Palermo, mentre un MIG libico andava a schiantarsi sulla Sila. Una battaglia aerea niente male. Un mese dopo circa, una bomba scoppiò a Bologna e, sempre le malelingue di cui sopra, dicono che fu la vendetta del colonnello contro un paese appartenente a quella stessa NATO che aveva tentato di accopparlo. Ma come, nonostante gli italiani lo avessero messo in guardia? Si, i traditori non sono mai simpatici, chiunque tradiscano. E’ una storia che non è mai stata confermata ma che ha il difetto di essere maledettamente plausibile, visto il personaggio di cui si parla.
L’altro giorno un militare dell’aeronautica italiana aveva dichiarato, in un’intervista televisiva, di aver partecipato ai raid aerei sulla Libia. Oggi è stato rimosso dall’incarico. 
Il gerarca La Russa si è affrettato a rassicurare via etere il re delle amazzoni che i nostri aerei, costretti a sorvolare la Libia per colpi di quei cattivi francesi ed americani, sono comunque inoffensivi, non sparano e non sporcano. Più innocui di aeroplanini di carta. Siamo ormai all’aerofigura di merda.
E’ incredibile come stavolta stiamo aggrappati al carro del perdente, costretti a tifare per il morituro Gheddafi. Siamo ridotti così male da pensare di poter fare affari solo con il Bin Laden degli anni ’80 e non con un nuovo governo libico? Abbiamo una paura fottuta che alle imprese degli amici saltino le commesse per le autostrade libiche perchè sono quegli affari che si possono fare solo con i dittatori?  Eh, non ci sono più gli italiani brava gente di una volta. 
Baciamo le mani

Se decine e decine di morti nelle piazze libiche non riescono a smuovere un nano leccadittatori. Mentre il mondo intero condanna, l’Italia trova un altro motivo per vergognarsi della sua politica estera da Regno di Bunga Bunga. Può far male all’ego nazionale, ma hanno ragione gli Americani a considerarci parte dell’Africa (scusandoci con gli africani).
Re Pompetta non può disturbare Gheddafi in questo momento che è impegnato a cannoneggiare i suoi concittadini. Non sia mai gliene sfugga qualcuno. Al massimo Iddu e Frattini potranno fare una lacrimuccia da caimano per Impregilo, ENI ed i loro ribassi in Borsa. Se non ce la fanno a piangere in maniera naturale useranno il vecchio trucco del cinema: glicerina. Oppure sciolina, che a Frattini è più congeniale.
Veramente una bella settimana per l’Italia. Con una serie di figure barbine da andarne orgogliosi ed a testa alta per il mondo. Siamo riusciti a disgustare praticamente tutti, dall’ONU al Vaticano, oltre all’intero consesso dei paesi civili.

Dopo la ratifica dell’accordo bilaterale siglato nell’agosto scorso con la Libia, accordo costosissimo (5 miliardi di euro, circa la metà del patrimonio di Berlusconi) che contiene la promessa di costruire autostrade ed altre opere riparatorie nel paese africano nostra ex colonia fascista, a patto che la Libia ci aiuti a contrastare il traffico di esseri umani, dobbiamo o no farci venire il dubbio che Gheddafi ci abbia leggermente preso per il culo, visto che i barconi con i migranti continuano ad arrivare a Lampedusa? Che dice Silvione l’Africano? Non c’era scritto sull’accordo una cosa abbastanza chiara sull’argomento?

“I due Paesi collaboreranno nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti, all’immigrazione clandestina: le due parti promuoveranno la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche“.

In teoria, la Libia dovrebbe controllare che dalle sue coste non partano i carichi dei trafficanti di carne umana che sfruttano le sofferenze di chi fugge dal proprio paese per non essere perseguitato e, magari, cooperare per stroncare questo immondo traffico. Cosa stia facendo in pratica lo sappiamo. I disgraziati che, fuggendo da paesi come la Nigeria e la Somalia, cadono nelle sgrinfie dei trafficanti e poliziotti libici e vengono rinchiusi nelle prigioni lager vanno incontro a torture, stupri e morte. Racconta una ragazza scampata a quell’inferno:

“Quando ho lasciato il mio villaggio ho impiegato quattro mesi per arrivare al confine libico, e lì ci hanno vendute ai trafficanti e ai poliziotti libici. Ci hanno messo dentro dei container, la sera venivano a prenderci, una ad una e ci violentavano. Non potevamo fare nulla, soltanto pregare perché quell’incubo finisse. Ci chiedevano sempre denaro, ma non avevamo più nulla. Ma loro continuavano, ci tenevano legate per giorni e giorni, sperando di ottenere altro denaro.
Mi hanno violentata ripetutamente in tre o quattro, anche se ero sfinita e gridavo pietà loro continuavano e sono rimasta incinta. Non so chi sia il padre di Sharon, voglio soltanto dimenticare e chiedo a Dio di farla vivere in pace.”

A quanto pare, quindi, i libici non combattono i trafficanti, visto che partecipano anche loro al bisinissi, ma perseguitano solo le loro vittime, accanendosi su di essi come fossero animali senza valore.

Noi, da parte nostra, che vogliamo tanto bene alle donne e le facciamo ministre perchè siamo sensibili ai diritti femminili ed al fascino allupante della gnocca in tailleur, queste ragazze migranti ed i loro compagni di sventura maschi che subiscono anch’essi gli stessi stupri, li abbiamo riconsegnati nelle mani dei loro carnefici. Come facevano certi paesi di merda durante l’ultima guerra, che intercettavano gli ebrei in fuga e li riconsegnavano ai nazisti. Proprio una cosa della quale andare fieri. Dov’è che ci si sbattezza da italiani?
Ci si rimane male, certo, perchè ovviamente non sapevamo che in Libia succedevano queste atrocità. Chi è che in televisione va ad intervistare una ragazza somala stuprata in un lager libico? Per carità, vogliamo perdere gli sponsor?
Tutt’al più, parlando dell’accordo Gheddafi-Berlusconi, abbiamo saputo della tenda nel deserto, delle “belle samaritane” e della gnocca, pardon Venere, di Cirene.

Comunque rassicuratevi, la settimana non passerà alla storia per il nostro comportamento da infami con i migranti, ma per le vicende boccaccesche di papi e delle lolite di diciott’anni che però vanno per i trentacinque. I libri narreranno dello stupro a mezzo stampa della moglie di Cesare e dell’autodifesa, quasi un lungo atto di autoerotismo senza stacchi, di Cesare in persona, sulla televisione pubblica, con un valletto che reggeva l’automoccolo e porgeva i kleenex.


Poi, per non farci mancare anche l’ultima iniziativa della Lega, ecco la proposta di un suo giovane esponente di riservare i posti sui tram “ai milanesi ed alle persone perbene”.
Che detta così sembra sottintendere, se i ricordi delle regole della logica non mi tradiscono, che milanese e persona perbene non appartengano allo stesso insieme. Così potrebbe accadere, paradossalmente, che nel tram che va alla Baggina possano trovare posto a sedere solo un milanese pregiudicato per furto con scasso e un calabrese incensurato e di specchiata virtù.

Quando le cagano grosse e fuori dal vaso hanno sempre la giustificazione: era una provocazione.
Non lo è affatto. Questa gente ‘e sfaccimm, queste cose le pensa veramente. Il Nord sembra sempre più abitato e purtroppo governato da tanti Olindi e Rose che quando fanno politica sanno solo tirar fuori il peggior spirito reazionario e la paranoia più sfrenata. Se un paese non ha mai vissuto la vergogna dell’apartheid loro si adoperano per introdurla. Mi sento sempre più a disagio a vivere in questo Nord, con una capitale immorale sempre più spietata e volgare e lasciata in mano ai suoi peggiori abitanti. Dopo la Milano da bere, la Milano da vomitare.
Meno male che c’è chi, pur abitando nella roccaforte della demenza leghista, resiste e si ribella, come dimostrano questi cartelli.

Restiamo nella capitale amorale del paese per segnalare un’altra cosetta, e cioè il Don Verzé che fa el so mesté, cioè loda il Signore. Peccato che non si tratti di Colui che tutto sa ma di Colui che tutto ha comperato, compreso il senso della misura del fondatore del San Raffaele.
Titolo dell’intervista: “Il premier soffre, la moglie torni indietro“. Un breve delirante estratto sul martirio del Diosilvio:

“La Veronica del Vangelo non poté far altro che detergere in silenzio il sudore e il sangue del Figlio di Dio carico di croce dell’amore: solo per questo non sarà dimenticata”.
“Il bene che Silvio Berlusconi sta facendo al nostro Paese non può lasciare indifferenti a questa nuova sofferenza che so così acre”.

Dopo tale esempio di idolatria che una volta, ricordiamolo, era riservata solo al Signore, non può mancare l’ex-presidente della Repubblica che si precipita a scrivere ad una illustre sconosciuta scusandosi non si sa di che cosa. Neanche fosse la figlia del re.
Ci sarebbe stato piuttosto da commemorare il sacrificio di Aldo Moro in questi giorni ma capisco che per lui sono brutti ricordi. Meglio passare tutto sotto silenzio, con un presidente in carica che accenna soltanto al “terrorismo delle BR”, sbianchettando tutto ciò che riguarda il fenomeno ben più complesso della strategia della tensione di quegli anni.

Per terminare in bellezza, l’Italia di questa settimana può vantarsi, come accennavo prima, di avere il primo ministro salmonato della storia. La Brambilla era rimasta a secco di poltrona a suo tempo e oggi si è rimediato all’odiosa ingiustizia. Dai surgelati al turismo. Sono soddisfazioni.


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Veramente una bella settimana per l’Italia. Con una serie di figure barbine da andarne orgogliosi ed a testa alta per il mondo. Siamo riusciti a disgustare praticamente tutti, dall’ONU al Vaticano, oltre all’intero consesso dei paesi civili.

Dopo la ratifica dell’accordo bilaterale siglato nell’agosto scorso con la Libia, accordo costosissimo (5 miliardi di euro, circa la metà del patrimonio di Berlusconi) che contiene la promessa di costruire autostrade ed altre opere riparatorie nel paese africano nostra ex colonia fascista, a patto che la Libia ci aiuti a contrastare il traffico di esseri umani, dobbiamo o no farci venire il dubbio che Gheddafi ci abbia leggermente preso per il culo, visto che i barconi con i migranti continuano ad arrivare a Lampedusa? Che dice Silvione l’Africano? Non c’era scritto sull’accordo una cosa abbastanza chiara sull’argomento?

“I due Paesi collaboreranno nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti, all’immigrazione clandestina: le due parti promuoveranno la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche“.

In teoria, la Libia dovrebbe controllare che dalle sue coste non partano i carichi dei trafficanti di carne umana che sfruttano le sofferenze di chi fugge dal proprio paese per non essere perseguitato e, magari, cooperare per stroncare questo immondo traffico. Cosa stia facendo in pratica lo sappiamo. I disgraziati che, fuggendo da paesi come la Nigeria e la Somalia, cadono nelle sgrinfie dei trafficanti e poliziotti libici e vengono rinchiusi nelle prigioni lager vanno incontro a torture, stupri e morte. Racconta una ragazza scampata a quell’inferno:

“Quando ho lasciato il mio villaggio ho impiegato quattro mesi per arrivare al confine libico, e lì ci hanno vendute ai trafficanti e ai poliziotti libici. Ci hanno messo dentro dei container, la sera venivano a prenderci, una ad una e ci violentavano. Non potevamo fare nulla, soltanto pregare perché quell’incubo finisse. Ci chiedevano sempre denaro, ma non avevamo più nulla. Ma loro continuavano, ci tenevano legate per giorni e giorni, sperando di ottenere altro denaro.
Mi hanno violentata ripetutamente in tre o quattro, anche se ero sfinita e gridavo pietà loro continuavano e sono rimasta incinta. Non so chi sia il padre di Sharon, voglio soltanto dimenticare e chiedo a Dio di farla vivere in pace.”

A quanto pare, quindi, i libici non combattono i trafficanti, visto che partecipano anche loro al bisinissi, ma perseguitano solo le loro vittime, accanendosi su di essi come fossero animali senza valore.

Noi, da parte nostra, che vogliamo tanto bene alle donne e le facciamo ministre perchè siamo sensibili ai diritti femminili ed al fascino allupante della gnocca in tailleur, queste ragazze migranti ed i loro compagni di sventura maschi che subiscono anch’essi gli stessi stupri, li abbiamo riconsegnati nelle mani dei loro carnefici. Come facevano certi paesi di merda durante l’ultima guerra, che intercettavano gli ebrei in fuga e li riconsegnavano ai nazisti. Proprio una cosa della quale andare fieri. Dov’è che ci si sbattezza da italiani?
Ci si rimane male, certo, perchè ovviamente non sapevamo che in Libia succedevano queste atrocità. Chi è che in televisione va ad intervistare una ragazza somala stuprata in un lager libico? Per carità, vogliamo perdere gli sponsor?
Tutt’al più, parlando dell’accordo Gheddafi-Berlusconi, abbiamo saputo della tenda nel deserto, delle “belle samaritane” e della gnocca, pardon Venere, di Cirene.

Comunque rassicuratevi, la settimana non passerà alla storia per il nostro comportamento da infami con i migranti, ma per le vicende boccaccesche di papi e delle lolite di diciott’anni che però vanno per i trentacinque. I libri narreranno dello stupro a mezzo stampa della moglie di Cesare e dell’autodifesa, quasi un lungo atto di autoerotismo senza stacchi, di Cesare in persona, sulla televisione pubblica, con un valletto che reggeva l’automoccolo e porgeva i kleenex.

Poi, per non farci mancare anche l’ultima iniziativa della Lega, ecco la proposta di un suo giovane esponente di riservare i posti sui tram “ai milanesi ed alle persone perbene”.
Che detta così sembra sottintendere, se i ricordi delle regole della logica non mi tradiscono, che milanese e persona perbene non appartengano allo stesso insieme. Così potrebbe accadere, paradossalmente, che nel tram che va alla Baggina possano trovare posto a sedere solo un milanese pregiudicato per furto con scasso e un calabrese incensurato e di specchiata virtù.

Quando le cagano grosse e fuori dal vaso hanno sempre la giustificazione: era una provocazione.
Non lo è affatto. Questa gente ‘e sfaccimm, queste cose le pensa veramente. Il Nord sembra sempre più abitato e purtroppo governato da tanti Olindi e Rose che quando fanno politica sanno solo tirar fuori il peggior spirito reazionario e la paranoia più sfrenata. Se un paese non ha mai vissuto la vergogna dell’apartheid loro si adoperano per introdurla. Mi sento sempre più a disagio a vivere in questo Nord, con una capitale immorale sempre più spietata e volgare e lasciata in mano ai suoi peggiori abitanti. Dopo la Milano da bere, la Milano da vomitare.
Meno male che c’è chi, pur abitando nella roccaforte della demenza leghista, resiste e si ribella, come dimostrano questi cartelli.

Restiamo nella capitale amorale del paese per segnalare un’altra cosetta, e cioè il Don Verzé che fa el so mesté, cioè loda il Signore. Peccato che non si tratti di Colui che tutto sa ma di Colui che tutto ha comperato, compreso il senso della misura del fondatore del San Raffaele.
Titolo dell’intervista: “Il premier soffre, la moglie torni indietro“. Un breve delirante estratto sul martirio del Diosilvio:

“La Veronica del Vangelo non poté far altro che detergere in silenzio il sudore e il sangue del Figlio di Dio carico di croce dell’amore: solo per questo non sarà dimenticata”.
“Il bene che Silvio Berlusconi sta facendo al nostro Paese non può lasciare indifferenti a questa nuova sofferenza che so così acre”.

Dopo tale esempio di idolatria che una volta, ricordiamolo, era riservata solo al Signore, non può mancare l’ex-presidente della Repubblica che si precipita a scrivere ad una illustre sconosciuta scusandosi non si sa di che cosa. Neanche fosse la figlia del re.
Ci sarebbe stato piuttosto da commemorare il sacrificio di Aldo Moro in questi giorni ma capisco che per lui sono brutti ricordi. Meglio passare tutto sotto silenzio, con un presidente in carica che accenna soltanto al “terrorismo delle BR”, sbianchettando tutto ciò che riguarda il fenomeno ben più complesso della strategia della tensione di quegli anni.

Per terminare in bellezza, l’Italia di questa settimana può vantarsi, come accennavo prima, di avere il primo ministro salmonato della storia. La Brambilla era rimasta a secco di poltrona a suo tempo e oggi si è rimediato all’odiosa ingiustizia. Dai surgelati al turismo. Sono soddisfazioni.


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Dopo la ratifica dell’accordo bilaterale siglato nell’agosto scorso con la Libia, accordo costosissimo (5 miliardi di euro, circa la metà del patrimonio di Berlusconi) che contiene la promessa di costruire autostrade ed altre opere riparatorie nel paese africano nostra ex colonia fascista, a patto che la Libia ci aiuti a contrastare il traffico di esseri umani, dobbiamo o no farci venire il dubbio che Gheddafi ci abbia leggermente preso per il culo, visto che i barconi con i migranti continuano ad arrivare a Lampedusa? Che dice Silvione l’Africano? Non c’era scritto sull’accordo una cosa abbastanza chiara sull’argomento?

“I due Paesi collaboreranno nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti, all’immigrazione clandestina: le due parti promuoveranno la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche“.

In teoria, la Libia dovrebbe controllare che dalle sue coste non partano i carichi dei trafficanti di carne umana che sfruttano le sofferenze di chi fugge dal proprio paese per non essere perseguitato e, magari, cooperare per stroncare questo immondo traffico. Cosa stia facendo in pratica lo sappiamo. I disgraziati che, fuggendo da paesi come la Nigeria e la Somalia, cadono nelle sgrinfie dei trafficanti e poliziotti libici e vengono rinchiusi nelle prigioni lager vanno incontro a torture, stupri e morte. Racconta una ragazza scampata a quell’inferno:

“Quando ho lasciato il mio villaggio ho impiegato quattro mesi per arrivare al confine libico, e lì ci hanno vendute ai trafficanti e ai poliziotti libici. Ci hanno messo dentro dei container, la sera venivano a prenderci, una ad una e ci violentavano. Non potevamo fare nulla, soltanto pregare perché quell’incubo finisse. Ci chiedevano sempre denaro, ma non avevamo più nulla. Ma loro continuavano, ci tenevano legate per giorni e giorni, sperando di ottenere altro denaro.
Mi hanno violentata ripetutamente in tre o quattro, anche se ero sfinita e gridavo pietà loro continuavano e sono rimasta incinta. Non so chi sia il padre di Sharon, voglio soltanto dimenticare e chiedo a Dio di farla vivere in pace.”

A quanto pare, quindi, i libici non combattono i trafficanti, visto che partecipano anche loro al bisinissi, ma perseguitano solo le loro vittime, accanendosi su di essi come fossero animali senza valore.

Noi, da parte nostra, che vogliamo tanto bene alle donne e le facciamo ministre perchè siamo sensibili ai diritti femminili ed al fascino allupante della gnocca in tailleur, queste ragazze migranti ed i loro compagni di sventura maschi che subiscono anch’essi gli stessi stupri, li abbiamo riconsegnati nelle mani dei loro carnefici. Come facevano certi paesi di merda durante l’ultima guerra, che intercettavano gli ebrei in fuga e li riconsegnavano ai nazisti. Proprio una cosa della quale andare fieri. Dov’è che ci si sbattezza da italiani?
Ci si rimane male, certo, perchè ovviamente non sapevamo che in Libia succedevano queste atrocità. Chi è che in televisione va ad intervistare una ragazza somala stuprata in un lager libico? Per carità, vogliamo perdere gli sponsor?
Tutt’al più, parlando dell’accordo Gheddafi-Berlusconi, abbiamo saputo della tenda nel deserto, delle “belle samaritane” e della gnocca, pardon Venere, di Cirene.

Comunque rassicuratevi, la settimana non passerà alla storia per il nostro comportamento da infami con i migranti, ma per le vicende boccaccesche di papi e delle lolite di diciott’anni che però vanno per i trentacinque. I libri narreranno dello stupro a mezzo stampa della moglie di Cesare e dell’autodifesa, quasi un lungo atto di autoerotismo senza stacchi, di Cesare in persona, sulla televisione pubblica, con un valletto che reggeva l’automoccolo e porgeva i kleenex.


Poi, per non farci mancare anche l’ultima iniziativa della Lega, ecco la proposta di un suo giovane esponente di riservare i posti sui tram “ai milanesi ed alle persone perbene”.
Che detta così sembra sottintendere, se i ricordi delle regole della logica non mi tradiscono, che milanese e persona perbene non appartengano allo stesso insieme. Così potrebbe accadere, paradossalmente, che nel tram che va alla Baggina possano trovare posto a sedere solo un milanese pregiudicato per furto con scasso e un calabrese incensurato e di specchiata virtù.

Quando le cagano grosse e fuori dal vaso hanno sempre la giustificazione: era una provocazione.
Non lo è affatto. Questa gente ‘e sfaccimm, queste cose le pensa veramente. Il Nord sembra sempre più abitato e purtroppo governato da tanti Olindi e Rose che quando fanno politica sanno solo tirar fuori il peggior spirito reazionario e la paranoia più sfrenata. Se un paese non ha mai vissuto la vergogna dell’apartheid loro si adoperano per introdurla. Mi sento sempre più a disagio a vivere in questo Nord, con una capitale immorale sempre più spietata e volgare e lasciata in mano ai suoi peggiori abitanti. Dopo la Milano da bere, la Milano da vomitare.
Meno male che c’è chi, pur abitando nella roccaforte della demenza leghista, resiste e si ribella, come dimostrano questi cartelli.

Restiamo nella capitale amorale del paese per segnalare un’altra cosetta, e cioè il Don Verzé che fa el so mesté, cioè loda il Signore. Peccato che non si tratti di Colui che tutto sa ma di Colui che tutto ha comperato, compreso il senso della misura del fondatore del San Raffaele.
Titolo dell’intervista: “Il premier soffre, la moglie torni indietro“. Un breve delirante estratto sul martirio del Diosilvio:

“La Veronica del Vangelo non poté far altro che detergere in silenzio il sudore e il sangue del Figlio di Dio carico di croce dell’amore: solo per questo non sarà dimenticata”.
“Il bene che Silvio Berlusconi sta facendo al nostro Paese non può lasciare indifferenti a questa nuova sofferenza che so così acre”.

Dopo tale esempio di idolatria che una volta, ricordiamolo, era riservata solo al Signore, non può mancare l’ex-presidente della Repubblica che si precipita a scrivere ad una illustre sconosciuta scusandosi non si sa di che cosa. Neanche fosse la figlia del re.
Ci sarebbe stato piuttosto da commemorare il sacrificio di Aldo Moro in questi giorni ma capisco che per lui sono brutti ricordi. Meglio passare tutto sotto silenzio, con un presidente in carica che accenna soltanto al “terrorismo delle BR”, sbianchettando tutto ciò che riguarda il fenomeno ben più complesso della strategia della tensione di quegli anni.

Per terminare in bellezza, l’Italia di questa settimana può vantarsi, come accennavo prima, di avere il primo ministro salmonato della storia. La Brambilla era rimasta a secco di poltrona a suo tempo e oggi si è rimediato all’odiosa ingiustizia. Dai surgelati al turismo. Sono soddisfazioni.


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Ragionandoci bene su, Nano l’Africano ha fatto un affare. 5 miliardi di dollari non sono 5 miliardi di euro, pensateci. Al cambio di oggi sono solo € 3.407.734.930,5000 e glieli dà spalmati su 25 anni come i debiti delle società di calcio. Con la svalutazione saranno ancora meno.
In più il Colonnello si è accontentato di una vecchia Venere rotta e senza braccia quando poteva chiedere Ronaldinho, Kakà, Shevchenko e tutto il parco veline di Raiset.

L’autostrada gliela fanno si, ma senza gli autogrill e le aree di servizio. I guardrail sono a parte e per l’asfaltatura c’è un bonus solo per i primi 200 kilometri. E’ tutto scritto piccolo piccolo in calce al contratto.
Sono solo voci di corridoio ma pare che che Silvio d’Arabia sia riuscito a rifilare ai libici dei decoder digitali terrestri rimasti a Paolo e uno stock di poltrone motorizzate rimaste sul gozzo a Mastrota).
In ogni caso non sarà Sciupone II l’Africano (il I era il suo amico Emilio Fede) a pagare ma una moltitudine di C.F. e P.IVA comunemente chiamati Italiani.

Encomiabile la copertura del TG1 dello storico accordo Italia-Libia con la rievocazione dell’antico contenzioso. Non una volta è stata nominata la parola fascismo.
E’ vero che la colonizzazione del paese africano era cominciata molto prima di Benito da Predappio ma le atrocità maggiori, quelle per le quali saremo costretti a stringere ancora di più la cinghia per risarcire gli ex-coloniali, furono fatte dai fascisti come Graziani, il quale ebbe a dire:
“Spesso mi sono esaminato la coscienza in relazione alle accuse di crudeltà, atrocità, violenze che mi sono state attribuite. Non ho mai dormito tanto tranquillamente quanto le sere in cui questo esame mi è accaduto di fare. So dalla Storia di tutte le epoche che nulla di nuovo si costruisce se non si distrugge in tutto o in parte un passato che non regge più al presente”.

A questo proposito, visto che è stato clamorosamente sdoganato dal TG1 che ne ha mostrato ieri sera alcune sequenze, nonostante sia un film tutt’ora censurato e mai uscito in Italia, consiglierei la visione del film “Il leone del deserto”.
Prendo da Wikipedia:

“Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, nelle parole del primo ministro Giulio Andreotti, “danneggia l’onore dell’esercito”. Pare che il veto sia stato posto dall’allora sottosegretario agli Affari Esteri Raffaele Costa, oggi esponente di rilievo di Forza italia e presidente della provincia di Cuneo dal 2004. Vi fu un procedimento contro il film per “vilipendio delle Forze Armate“. La pellicola non fu mai distribuita nel Paese, dove resta tuttora introvabile”. Successivamente, dopo il 1988, il film è stato proiettato illegalmente in vari film festival, senza interferenze da parte del governo. Il film è reperibile in Internet”.

Questi sono le magie di Berluscudinì: far sparire il fascismo dietro ad una tenda e far riapparire al suo posto un film proibito nel telegiornale di maggior ascolto.
Che mente, che portento! Sperando che la fine dell’Italia non incominci da Giarabub.

http://www.youtube.com/v/sCXj4M8vbQs&hl=it&fs=1


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Ragionandoci bene su, Nano l’Africano ha fatto un affare. 5 miliardi di dollari non sono 5 miliardi di euro, pensateci. Al cambio di oggi sono solo € 3.407.734.930,5000 e glieli dà spalmati su 25 anni come i debiti delle società di calcio. Con la svalutazione saranno ancora meno.
In più il Colonnello si è accontentato di una vecchia Venere rotta e senza braccia quando poteva chiedere Ronaldinho, Kakà, Shevchenko e tutto il parco veline di Raiset.

L’autostrada gliela fanno si, ma senza gli autogrill e le aree di servizio. I guardrail sono a parte e per l’asfaltatura c’è un bonus solo per i primi 200 kilometri. E’ tutto scritto piccolo piccolo in calce al contratto.
Sono solo voci di corridoio ma pare che che Silvio d’Arabia sia riuscito a rifilare ai libici dei decoder digitali terrestri rimasti a Paolo e uno stock di poltrone motorizzate rimaste sul gozzo a Mastrota).
In ogni caso non sarà Sciupone II l’Africano (il I era il suo amico Emilio Fede) a pagare ma una moltitudine di C.F. e P.IVA comunemente chiamati Italiani.

Encomiabile la copertura del TG1 dello storico accordo Italia-Libia con la rievocazione dell’antico contenzioso. Non una volta è stata nominata la parola fascismo.
E’ vero che la colonizzazione del paese africano era cominciata molto prima di Benito da Predappio ma le atrocità maggiori, quelle per le quali saremo costretti a stringere ancora di più la cinghia per risarcire gli ex-coloniali, furono fatte dai fascisti come Graziani, il quale ebbe a dire:
“Spesso mi sono esaminato la coscienza in relazione alle accuse di crudeltà, atrocità, violenze che mi sono state attribuite. Non ho mai dormito tanto tranquillamente quanto le sere in cui questo esame mi è accaduto di fare. So dalla Storia di tutte le epoche che nulla di nuovo si costruisce se non si distrugge in tutto o in parte un passato che non regge più al presente”.

A questo proposito, visto che è stato clamorosamente sdoganato dal TG1 che ne ha mostrato ieri sera alcune sequenze, nonostante sia un film tutt’ora censurato e mai uscito in Italia, consiglierei la visione del film “Il leone del deserto”.
Prendo da Wikipedia:

“Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, nelle parole del primo ministro Giulio Andreotti, “danneggia l’onore dell’esercito”. Pare che il veto sia stato posto dall’allora sottosegretario agli Affari Esteri Raffaele Costa, oggi esponente di rilievo di Forza italia e presidente della provincia di Cuneo dal 2004. Vi fu un procedimento contro il film per “vilipendio delle Forze Armate“. La pellicola non fu mai distribuita nel Paese, dove resta tuttora introvabile”. Successivamente, dopo il 1988, il film è stato proiettato illegalmente in vari film festival, senza interferenze da parte del governo. Il film è reperibile in Internet”.

Questi sono le magie di Berluscudinì: far sparire il fascismo dietro ad una tenda e far riapparire al suo posto un film proibito nel telegiornale di maggior ascolto.
Che mente, che portento! Sperando che la fine dell’Italia non incominci da Giarabub.


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Ragionandoci bene su, Nano l’Africano ha fatto un affare. 5 miliardi di dollari non sono 5 miliardi di euro, pensateci. Al cambio di oggi sono solo € 3.407.734.930,5000 e glieli dà spalmati su 25 anni come i debiti delle società di calcio. Con la svalutazione saranno ancora meno.
In più il Colonnello si è accontentato di una vecchia Venere rotta e senza braccia quando poteva chiedere Ronaldinho, Kakà, Shevchenko e tutto il parco veline di Raiset.

L’autostrada gliela fanno si, ma senza gli autogrill e le aree di servizio. I guardrail sono a parte e per l’asfaltatura c’è un bonus solo per i primi 200 kilometri. E’ tutto scritto piccolo piccolo in calce al contratto.
Sono solo voci di corridoio ma pare che che Silvio d’Arabia sia riuscito a rifilare ai libici dei decoder digitali terrestri rimasti a Paolo e uno stock di poltrone motorizzate rimaste sul gozzo a Mastrota).
In ogni caso non sarà Sciupone II l’Africano (il I era il suo amico Emilio Fede) a pagare ma una moltitudine di C.F. e P.IVA comunemente chiamati Italiani.

Encomiabile la copertura del TG1 dello storico accordo Italia-Libia con la rievocazione dell’antico contenzioso. Non una volta è stata nominata la parola fascismo.
E’ vero che la colonizzazione del paese africano era cominciata molto prima di Benito da Predappio ma le atrocità maggiori, quelle per le quali saremo costretti a stringere ancora di più la cinghia per risarcire gli ex-coloniali, furono fatte dai fascisti come Graziani, il quale ebbe a dire:
“Spesso mi sono esaminato la coscienza in relazione alle accuse di crudeltà, atrocità, violenze che mi sono state attribuite. Non ho mai dormito tanto tranquillamente quanto le sere in cui questo esame mi è accaduto di fare. So dalla Storia di tutte le epoche che nulla di nuovo si costruisce se non si distrugge in tutto o in parte un passato che non regge più al presente”.

A questo proposito, visto che è stato clamorosamente sdoganato dal TG1 che ne ha mostrato ieri sera alcune sequenze, nonostante sia un film tutt’ora censurato e mai uscito in Italia, consiglierei la visione del film “Il leone del deserto”.
Prendo da Wikipedia:

“Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, nelle parole del primo ministro Giulio Andreotti, “danneggia l’onore dell’esercito”. Pare che il veto sia stato posto dall’allora sottosegretario agli Affari Esteri Raffaele Costa, oggi esponente di rilievo di Forza italia e presidente della provincia di Cuneo dal 2004. Vi fu un procedimento contro il film per “vilipendio delle Forze Armate“. La pellicola non fu mai distribuita nel Paese, dove resta tuttora introvabile”. Successivamente, dopo il 1988, il film è stato proiettato illegalmente in vari film festival, senza interferenze da parte del governo. Il film è reperibile in Internet”.

Questi sono le magie di Berluscudinì: far sparire il fascismo dietro ad una tenda e far riapparire al suo posto un film proibito nel telegiornale di maggior ascolto.
Che mente, che portento! Sperando che la fine dell’Italia non incominci da Giarabub.


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