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Chissà se Quentin Tarantino avrebbe mai immaginato, dirigendo “Pulp Fiction” nel  1994, di preconizzare involontariamente la situazione politica italiana di questa tarda estate del 2011. Si potrebbe dire anzi che ciò a cui stiamo assistendo supera qualunque fantasia del più fantasioso degli autori di canovacci cinematografici. 
Ci sono due personaggi ridicoli e fuori come balconi, i nostri B&B che passano il tempo a commettere crimini contro il patrimonio della collettività per salvaguardare il loro. Mentre pensano a nuovi colpi, la loro specialità comica è il battibecco. Quello che dice uno non va bene all’altro e viceversa. Litigano e minacciano di mandarsi reciprocamente a dar via i ciapp. Non si sa ancora per quanto andrà avanti l’avanspettacolo del Duo Cialtroni, con sempre meno gente che ride sera dopo sera ma intanto le repliche quotidiane continuano.
Il più vecchio dei due è un azzimato gangster sul viale del tramonto, oppresso da eserciti di ricattatori e puttane mandategli dai ricattatori. Pare che se gli strisci il bancomat tra le chiappe sputi sempre qualche migliaio di euro dalla bocca per mettere a tacere qualcuno.
L’altro compare, il  – si fa per dire – più giovane, si esprime soprattutto con rutti e pernacchie, gira in canottiera e dito medio alzato ma incredibilmente è un ministro della repubblica. Ricordiamo, en passant, che il più serio della compagnia di giro è il sassofonista con i baffi e gli occhiali (rossi) sistemato al ministero degli Interni.
Mentre i due vecchietti dei Muppets impegnano il pubblico con le gag delle scoregge, del “ce l’ho duro” con il gesto dell’ombrello, della mela che sa di culo e del “vieni avanti cretino”, dietro le quinte ci sono i ragionieri che cercano disperatamente di far quadrare i conti.
Purtroppo il loro potere è limitato. I due guitti sono convinti di essere uomini di stato e appena i ragionieri dicono “bisogna tagliare qui e là perché lo spettacolo costa troppo”, loro prendono in mano i fogli e, tra un rutto e un’altra barzelletta sconcia li strappano, perché uno non vuole darla vinta all’altro e bisogna ricominciare tutto daccapo. Fe-li-ci–BUM–tàaaaa!
La manovra economica che i banchieri europei stanno aspettando per darci almeno un po’ di anestesia locale prima di farci il culo, i contabili l’hanno già rifatta tre volte. 
Tagliamo i piccoli comuni – no, i piccoli comuni non si tagliano. Bisogna toccare le pensioni – no, le pensioni non si toccano perché se no scateneremo le ronde padane. Facciamo pagare i benestanti che guadagnano 5000 euro al mese – no, perché il vecchio avrebbe dovuto pagare pegno e non sia mai e poi i giornalisti, le Simone Venture con il mutuo da pagare, il bacino elettorale del centrocasta non va toccato. Anzi no, facciamo pagare solo  gli statali. Ok, allora ci inculiamo i soliti, quelli ad esempio che pensavano di riscattare naja e università ai fini della pensione. Anzi no, perché non avevamo pensato ai ricorsi, cazzo.
A proposito, aboliamo le province – no le province no. Anzi si, ma con una legge costituzionale così, campa cavallo, e noi intanto facciamo credere di averle abolite. Siamo il governo del dire di aver fatto, non del fare. Non dimenticatelo mai.
Le uniche cose che non hanno ancora ripensato sono l’abolizione delle festività nazionali laiche ed antifasciste, a cui hanno aggiunto anche, nella Manovra v 3.0 una bella mazzatiella puramente ideologica contro le cooperative. Siamo fasci, sotto l’orbace c’è di più.
Cosa ci vorrebbe in Italia, non prima di un bel Ezechiele 25-17 e di tutto il furiosissimo sdegno di un bel diluvio universale del Santissimo –  altro che quella mezza pippa di Irene – concentrato sui palazzi del potere, a spazzar via questo circo di infami con tutti a faccia in giù a galleggiare gonfi come pupazzoni gonfiabili da spiaggia? 
Un nuovo capo del governo, ovviamente. No, non guardate il Sire Duca Conte di Montezemolo che non è la soluzione.  L’Italia è un vecchio Landini a gasolio che bisogna far ripartire a calci. Del 12 cilindri della Ferrari e del cavallino rampante se ne fa un bel paio di seghe.
Non ci vuole un imprenditore – basta grazie, abbiamo già dato per almeno un paio di secoli, fanculo miliardari di merda;  non un politico riciclato ancora dai vecchi cascami socialisti – state tranquilli, ce ne sono ancora in giro, non possiamo stare tranquilli – e nemmeno un marpione dell’opposizione, qualche vecchio carrettone cattocomunista che vuol farsi bello sulle disgrazie altrui e raccogliere una maggioranza da elettori presi per disperazione.
Ci vuole uno che risolva i problemi, solo quello. Che faccia il lavoro sporco e non guardi in faccia nessuno. Che non sia né simpatico né pietoso ma che ti seghi la gamba in cancrena dicendoti che non c’è anestesia, baby, al massimo ti può dare una bottiglia di  Brancamenta per sbronzartici.
Uno che costringa gli incapaci imbecilli al governo a fare l’unica cosa della quale sono degni:  pulire per bene dove è stato sporcato in questi anni e niente “per favore”.
Perché per far pagare anche ai ricchi la loro parte, stanare gli evasori, liquidare i furbi e i delinquenti, non nominare Robin Hood invano e far quadrare i conti per non farci mangiare da quegli strozzini dei poteri forti e far ripartire l’economia con sacrifici ma per tutti non solo per i fessi poveri, ci vorrebbe uno come Winston Wolf. Un personaggio di fantasia, appunto.

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