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Se la prende con gli infami e i traditori, scrive pizzini, si chiude in casa con i consigliori, pesta i piedi, tratta con le autorità ponendo condizioni e clausole.
Più che un premier prossimo alle dimissioni sembra un vecchio boss che mediti di andare a costituirsi. Prima che i giovani emergenti lo facciano fuori.
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Tutti parlano di un prossimo cambio di governo. Una curiosità: chissà se da qualche parte c’è una trattativa in corso.

Il 19 luglio 1992 in Via d’Amelio a Palermo un’autobomba uccide il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. Sono passati diciannove anni. E’ una strage di mafia, si, ma non solo. E’ a quel solo che non riusciamo a dare un volto ma che sappiamo  nascondersi dietro una famigerata ed infame trattativa tra Stato e mafia, con quest’ultima che cerca di scrivere le regole della Seconda Repubblica a suo vantaggio.
Paolo ci manca enormemente, ogni giorno di più, assieme a Giovanni.

Già, Giovanni Falcone e la strage di Capaci, 23 maggio 1992.
Mi fermo a pensare. Ci sono stati altri anniversari, di recente, ed altri si aggiungeranno nei prossimi giorni, in un rosario di misteri e lutti che decenni di mancanza di giustizia rendono quasi senza speranza di elaborazione.

Domani 20 luglio saranno dieci anni dai giorni del G8 Genova. Un morto, Carlo Giuliani, e nessun processo a stabilire chi veramente lo uccise; la Scuola Diaz e la caserma di Bolzaneto, le botte in Corso Italia, centinaia di feriti e soprattutto la democrazia sospesa e la volontà di dare una bella lezione a suon di legnate a chi osasse di nuovo in futuro protestare contro il modo in cui va il mondo e dovrà continuare ad andare. Secondo loro e perché lo hanno stabilito loro.

Il 27 giugno abbiamo ricordato i trentun’anni di silenzi, omissioni e misteri della strage di Ustica e il 2 agosto si commemoreranno anche, della schiera degli affamati di giustizia, gli 85 morti della strage di Bologna.

C’è un politico, un certo Garagnani, del partito degli onesti, che invoca per la prossima cerimonia di commemorazione del 2 agosto a Bologna la presenza dell’esercito in piazza. Per fronteggiare le contestazioni al governo, dice. L’esercito in piazza. Nemmeno più i celerini dal tonfa facile, l’esercito. Basterà il fosforo bianco o ci facciamo prestare un po’ di quel gas famoso del teatro Dubrovka da Putin?
L’esercito. Di questo dovremmo preoccuparci. Di un governo che non esiterà ad usare qualsiasi mezzo pur di non mollare la presa. Di questo dobbiamo parlare. Altro che  stare a sferruzzare mufole di lana caprina sulla vera identità di Spider-coso. 

Nel giorno in cui Marcello Dell’Utri  ribadisce che Vittorio Mangano è stato un eroe perché non ha fatto il nome suo e di Berlusconi e ricordando ai miei piccoli lettori che Mangano era un mafioso con le controcoppole, anche se non si vedevano a occhio nudo, esce un video del ministro Maroni. Più imbarazzante di quello di Belen e con l’aggravante che lo hanno visto dieci milioni di telespettatori.
Roberto Saviano aveva appena svelato uno dei misteri d’Italia. Come mai i napoletani producono tanta monnezza fino a riempirne e farne sommergere intere città? Che minchia avranno sempre da buttare via ogni giorno? 
Da noi al Nord non succede, non c’è mai un sacchetto fuori posto per strada. Al massimo, in qualche stradina di campagna, passandoci di sera, vedi un materasso o un vecchio televisore gettati via abusivamente accanto al cassonetto ma la mattina dopo, puf! tutto è già sparito. 
La chiave di questo mistero puzzoso vale venti miliardi di euro all’anno, ossia il fatturato che le organizzazioni criminali ricavano dal trattamento illegale dei rifiuti. Dei rifiuti di Napoli e della Campania a cui si vanno ad aggiungere quelli provenienti dal Nord che i nordisti ovviamente non vogliono tra le loro (eco)balle e rifilano al Sud, venendo a patti, si vocifera tra le malelingue, con la Camorra. La Campania è diventata, racconta Saviano, grazie alla corruzione della politica locale e nazionale e al potere della Camorra, come un’immensa pattumiera dove va a finire tutto il sudicio di una nazione e forse, anzi certamente, anche qualcosina proveniente dall’estero.
Ecco perchè le discariche campane non riescono a smaltire le tonnellate di monnezza e l’emergenza dura da sedici anni. Perchè sono piene dei rifiuti delle altre regioni. Per ironia della sorte, i sindaci del Nord che protestano lo fanno perchè non vogliono, in sostanza, riprendersi parte della LORO spazzatura.
Dopo i fatti, le favole. Roberto Maroni, nel ruolo del ministro degli interni del governo del padrone di casa di Mangano, va al microfono e ci racconta un film di John Wayne, di quelli dove i cattivi perdono e i buoni vincono. Sempre. Una nuova puntata della “Piovra” dove il commissario Cattani non muore ma sconfigge  Casalesi e Corleonesi con lame rotanti ed alabarda spaziale.
Roberto elenca i superlatitanti arrestati e non gli viene il sospetto che, per ogni boss arrestato, ve ne siano due  ancora più fetenti ed emergenti che lo hanno soppiantato. Bastava ricordarsi di Michael Corleone.
Dà due botte agli uomini delle forze dell’ordine dimenticando, come loro stessi gli fanno notare stamattina sui giornali, i tagli ai fondi per la giustizia e la polizia e i progetti di legge per impedire le intercettazioni, che sono indispensabili per incastrare i superlatitanti che lui colleziona. Tagli e leggi voluti dal locatore di Mangano.
Maroni parla con orgoglio materno di sequestri di beni effettuati ai danni dei boss. Palazzi, ville, terreni. Bazzecole, visto che Saviano ti ha appena detto che il fatturato della Camorra, solo per il ramo aziendale ecoballe, vale 20 miliardi di euro per il 2009.
Si sdegna quando ricorda le insinuazioni sulle relazioni pericolose tra criminalità organizzata e Lega Nord al Nord. “Non è giusto, anche gli altri partiti trattano con le mafie”, piagnucola. Sembra Bondi quando giura di non aver mai visto ragazze ad Arcore ma solo statue inanimate e rigorosamente senza tette o peni.
Insomma, questa è l’impressione finale, Maroni racconta le novelle ai bambini piccoli.  “Le mafie si combattono…” è il suo mantra. Certo però, non è cattiveria, ministro, sembra sempre il governo del dire di aver fatto, più che quello del fare. 
Più va avanti con l’elenco più cresce l’imbarazzo. Se all’inizio te l’eri immaginato vestito da Babbo Natale o da Mamma Oca con il libro dei Grimm Bros. in mano, ora ti fa quasi pena, lo vedi un povero gioppino gettato allo sbaraglio, cosparso di pece e piume, sommerso dai fischi e dalle sirene tipo “La Corrida”. Un Cocciolone mandato in video a raccontare il punto di vista dei suoi sequestratori.
Non te lo spieghi. Allora ci crede veramente? Non è possibile. Devono averlo minacciato di fargli saltare la casa con il C4, di fargli trovare la testa della nonna novantenne nell’uovo di Pasqua, insomma deve essere stato sottoposto a notevole pressione psicologica perché, di fatto, in una trasmissione dove Saviano gli ha appena raccontato che cosa sono le Mafie veramente – e non abbiamo parlato di quelle balcaniche o russe, tanto per fare un esempio, lui sta ad autoconvincersi, in una sorta di autoipnosi, di avere sconfitto la Mafia.
“E’ solo una tua impressione, la Mafia non esiste, stai solo sognando. La Mafia l’ha sconfitta il commissario Cattani nella “Piovra 17”. Sono riusciti finalmente a fare parlare Mangano.

Eh, caro Wil, hai ragione da vendere a chiedere al ministro jazz lumi sull’inversione a U della Lega nei confronti del nano, con quelle tue splendide dieci domande. Anch’io mi sono sempre chiesta come mai, dopo avergli dato del mafioso per anni, siano rimasti gli unici, apparentemente, ad essergli rimasti fedeli. Ed hai ragione a domandarti se non sia perché il nano si è comprata la Lega, chiavi in mano.
Una volta ho letto che la fedeltà di Bossi e dei suoi gurkas padani sarebbe costata a suo tempo 70 milioni di euro ma sono notizie non confermate ed io non ci credo assolutamente. (irony mode off)
Facciamo una scommessa? Scommettiamo che, se per il nano si mette veramente male e Bossi ottiene lo stesso  la promessa del federalismo dagli altri, manda affanculo pure lui per la seconda volta senza pensarci un attimo?

http://www.youtube.com/v/4aCTqEg5Ygc?fs=1&hl=it_IT

Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Sembra una formula magica contro il malocchio come “aglie, fravaglie, fattura ca nun quaglie” ma è il mito fondativo della Mafia. Da vecchi ignoranti nordisti, non conoscevamo la leggenda dei tre cavalieri fino a che non ce l’ha raccontata Roberto Saviano l’altra sera. Non è mai troppo tardi per uscire dall’ignoranza. Però siamo colpevoli fino ad un certo punto. Andreotti non ce l’aveva mai raccontata quella bella storia. Ce l’aveva tenuta nascosta.
Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Il primo cavaliere fonda Cosa Nostra, il secondo la ‘Ndrangheta e il terzo la Camorra. 
Un satiro maligno direbbe che manca il quarto che fondò Forza Italia. Ma io a queste dicerie non credo e poi sono notizie non confermate. 
A proposito di cavalieri. Ascoltatevi l’intervista al vecchio banchiere siciliano che nel 1986, assieme ad altre banche dell’isola, rifiutò il prestito di 20 miliardi di lire al cavaliere di Hardcore, nonostante la perorazione in suo favore nientepopodimeno che di Dell’Utri e Ciancimino sr.. Vista la situazione delle sue aziende, già allora indebitate per migliaia di miliardi, i banchieri non credettero alle promesse di pronto rientro dei fondi e risposero picche. 
Questo signore avrebbe dovuto, in seguito, salvare l’Italia. L’unica cosa che gli è riuscita, venticinque anni dopo, è di salvare le sue aziende, con una trentina di leggi ad personam, mentre l’Italia con i suoi problemi aspettava. Chissà, sarebbe curioso sapere se poi trovò i soldi altrove e chi glieli prestò. Quelli che magari ora gli stanno spedendo il conto.
Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Mi piace questa formula magica. Mi piace ripeterla come un mantra scacciaguai. Grazie Saviano, grazie per averci raccontato la realtà di un Nord insospettabilmente Mafia friendly.
Osso, Mastrosso e Carcagnosso.
Se ci aggiungiamo una bacchetta da agitare e recitiamo, ad esempio, “Cota, Trota e Mastrota” spariscono il nano, le sue televisioni, i Bossi, Sandokan e anche il Pirla di Labuan?
Il nostro impareggiabile sassofonista ha perso l’ennesima occasione per evitare una figura di emme al quadrato. Dopo il pur grave avallo all’ignobile storiella della “nipote di Mubarak”, ripetuta in Parlamento per parare il deretano al nano, eccolo agitarsi come un’anguilla di Comacchio perchè Saviano in TV ha semplicemente e correttamente citato una frase dell’ideologo di riferimento della Lega. L’unico, per altro. Quel Gianfranco Miglio a cui hanno intitolato la scuola di Adro, poeri bimbi. 
Eccola qui, la frase incriminata.
L’intervista completa al verde Miglio, rilasciata al “Giornale” il 20 marzo del 1999, si trova qui (cliccate “link diretto all’articolo”) nella Rassegna stampa della Camera dei Deputati. Nell’era di Internet esistono gli archivi elettronici che non perdonano e  chi, da bastardo, non aspetta altro che di andare a spulciarli per smentire il potente che vuole negare la realtà.
Faccia un po’ come crede, ministro, ma io trovo quell’affermazione secondo la quale le mafie andrebbero costituzionalizzate ossia, mi pare di capire, legalizzate al fine di lasciare il Sud del nostro paese in pasto al crimine organizzato, esecranda ed eversiva. 
E’ una frase che denota cinismo e disprezzo razzista nei confronti delle popolazioni del Sud; espressione di una volontà che, se messa in pratica fino in fondo, toglierebbe per sempre a quella gente, i nostri connazionali,  i nostri fratelli, la cosa più importante, la speranza, e sputerebbe in faccia ai morti che hanno dato la vita per tutti noi nella lotta al crimine organizzato. E’ una frase scellerata di una gravità inaudita e che tale rimane checché ne dica il ministro dell’interno. 
Tra l’altro vi sono inchieste della magistratura ancora in corso che mirano a stabilire se, nella stagione delle stragi del ’92-’93, il famigerato presunto “patto” tra Mafia e Stato non intendesse proprio una spartizione di fatto tra Nord e Sud, con il Nord in mano al federalismo leghista e, in cambio, il Sud lasciato in pasto alle Mafie che ne avrebbero fatto una sorta di enorme paradiso fiscale, di enclave per ogni tipo di traffico illecito. Una Vietnamizzazione in piena regola del nostro paese. Forse in quest’ottica, ancora tutta da verificare, s’intende, si potrebbe capire perché Bossi, da un giorno all’altro, smise di dare del mafioso a Berlusconi e cominciò a farci bunga bunga con mucho gusto.
Non so voi ma io, da questa gente che vuole togliere la speranza a chi ha già troppo sofferto e sputare in faccia a chi la pelle l’ha lasciata per strada nel tentativo di ridarla, la speranza, ai suoi concittadini, non voglio più essere governata. 
I have a dream, ministro. Che anche lei, viste le cose che dice e che avalla, torni a suonare il sassofono. Levandosi, come si dice, dai suoi omonimi.

C’è una novità nel tragico caso di Sarah Scazzi.  Siccome ci sono gli sciacalli a due zampe che sguazzano tutto il giorno e da anni nel torbido televisivo, non possiamo tentare di fare un discorso più approfondito sull’efferato omicidio di una ragazzina perché si tratta di inutile e gratuita morbosità e, come dicono i guardiani di regime, ci vuole moderazione.

E’ il colmo perchè ci hanno abbuffati a forza fino a ieri di villette e plastici di Cogne, di mostri di Firenze e delitti di via Poma, di  omicidi di Perugia, di Olindi e Rose e Chiare Poggi, con la santa benedizione del dio dei media. Le adunate presso le villette del delitto sono una conseguenza delle migliaia di portapporta dedicati ai più truci delitti con plastico incorporato, o no?
Perchè, quindi, questo caso dovrebbe essere diverso e dovrebbe indurci ad un maggiore rispetto delle persone coinvolte, arrivando alla necessità dell’autocensura?

Non è improvviso ravvedimento contro i precedenti eccessi di una cronaca gettata in pasto alla televisione. Non è assolutamente vero che vogliono proteggere la pubblica opinione dalla morbosità. La cronaca più nera viene servita ogni giorno a cucchiaiate e fatta ingollare a forza al popolo da un regime quando è funzionale ad esso.
Finchè si tratta di zingari ladri di bambini, di extracomunitari stupratori e violenti e di islamici che vogliono sterminarci, non prima di averci tutti convertiti a barbone e burqa, ok. Nessuna remora. Se si tratta di instillare ansia e diffidenza verso l’altro da sé e far diventare tutti paranoici con il terrore del diverso va bene, purchè il popolo italiano prosegua nella sua trasformazione da entità quasi-civile a popolaccio infame pronto a difendere un assassino per puro spirito di solidarietà tribale sullo schema del clan mafioso allargato a tutto il territorio nazionale.
Perchè di questo si tratta. Della mentalità mafiosa che,  come un cancro, sta invadendo e distruggendo il tessuto ancora sano del paese. La sottomissione ad un unico padrino avente potere di vita e di morte sugli altri, dispensatore di ordini ai quali bisogna obbedire. Con una vasta rete di esecutori materiali che si occupano di far fuori gli infami, zittire i testimoni e garantire al capo l’impunità assoluta. Garantita mediante intimidazione, omertà e, se necessario, violenza e disprezzo di ogni regola. Un modello che, risalito dai bassifondi ai piani alti del potere, ne ridiscende fino ad infiltrarsi ovunque nella società (in)civile.

Se nell’inevitabile strutturazione della nostra comunità nazionale in clan in lotta l’un l’altro fino alla morte si inserisce la componente razziale si può arrivare facilmente alla pseudospeciazione, al considerare gli appartenenti ad un altro popolo al di fuori non solo della razza ma addirittura della specie, quindi potenzialmente eliminabili senza rimorsi perchè nemmeno i loro cuccioli ci muovono a pietà. Cominciate a riscaldare i forni perchè torneranno utili a breve.
Lo avete visto ieri. Di fronte ad una donna morta per il pugno di un energumeno si è arrivati a parteggiare per il bruto solo perchè la vittima è rumena, ovvero aliena e a valore zero, insultando le forze dell’ordine incaricate di arrestarne l’aggressore, come si fa nei paesi ad alta concentrazione mafiosa quando si vanno a prelevare i boss dai covi segreti ma noti a tutti.

La cronaca nera al servizio dell’addestramento occulto alla mentalità mafiosa di un popolo va bene, quindi.
Se invece un delitto va a scoperchiare un avello puzzolente contenente tutte le schifezze possibili che può racchiudere la Sacra Famiglia del Mulino Nero,  le sue  brutture, le sue ancestrali modalità di oppressione dei deboli, le sue norme interne di omertà, così simili alle regole mafiose, appunto, è uno schifo, bisogna censurare.  I panni sporchi si lavano in famiglia anche se il vederli appesi fuori potrebbe mettere in guardia altre potenziali vittime e salvarle.
Perchè una bambina morta potrebbe  muoverci a pietà e indurci a voler modificare le cose, ad eliminare le metastasi culturali che hanno provocato la sua morte. Invitarci a ribellarci tutti contro l’omertà così diffusa in famiglia che, in quel caso, ha permesso l’eliminazione violenta di un suo membro. Insomma potrebbe farci vedere improvvisamente quanto la mafiosità sia ormai insita nella nostra società e cultura. E non è questione di Nord o Sud, di ambienti degradati o altoborghesi.

C’è un altro punto interessante, però, negli ultimi sviluppi del caso di Sarah. Come nei gialli più appassionanti, c’è stato il colpo di scena. Il principale dei sospetti potrebbe non essere l’unico colpevole, potrebbe addirittura essere innocente. Se le risultanze delle indagini dovessero essere confermate, delineando una faida intrafamigliare tutta femminile di rivalità, gelosie, coperture di misfatti e brutalità spinta all’omicidio, ci troveremmo nella necessità di dover porre le scuse allo zio Michele che non solo non avrebbe stuprato la nipote post mortem ma non l’avrebbe nemmeno ammazzata. Lo so che è difficile, dopo averne invocato la morte per macellazione come zio porco ma se la verità fosse questa dovremmo accettarla.

Una vasta complicità fra donne, quindi, al fine di colpirne una, la più fragile, molto probabilmente. Il mio  precedente scritto sull’argomento si è rivelato in certi aspetti profetico, non certo per mie qualità paranormali ma perchè conosco i miei polli (o dovrei dire piuttosto pollastre?)
Ho parlato di omicidio di mafia e difatti, una volta commesso l’omicidio, il clan si è mosso per occultarlo. Tanto, come ci ricordano, il favoreggiamento in ambito famigliare non è punibile. Se io non denuncio mio marito e mia figlia che hanno fatto sparire il cadavere di mia nipote, uccisa per un qualsiasi motivo da determinarsi, non possono farmi nulla**. L’appartenere alla famiglia ti protegge, esattamente come l’appartenere all’altra famiglia, quella mafiosa.
Se ti ribelli alla famiglia potresti anche morire, come accade agli infami. Sia che tu abbia resistito alle voglie di un vecchio patriarca o che abbia osato mettere gli occhi sul fidanzatino della cugina-amica del cuore.
Comunque vadano a finire le cose, non si potrà che riflettere su come una bambina possa essere stata ammazzata in quel modo dopo essere stata intrappolata in quella tela di ragno di evidenti complicità.

Devo dire, come ultima cosa, che sto leggendo dei discorsi che non mi piacciono affatto sui siti femministi.

Vi si sostiene, tra l’altro, che sarebbe in corso una campagna misogina contro Sabrina “a prescindere dalle sue colpe” (!). Sabrina sarebbe additata come strega colpevole ” in quanto donna” e per alimentare l’odio contro le donne, non perchè  avrebbe tenuto ferma Sarah mentre suo padre la strangolava oppure addirittura la strangolava ella stessa. Cioè il delitto eventualmente commesso da Sabrina scompare di fronte alla necessità di denunciare comunque e sempre la malvagità degli uomini e la grande cospirazione maschilista. Tutto ciò riduce a qualcosa di francamente grottesco una questione seria come la violenza contro le donne.
Ecco, per fortuna io non amo le donne fino al punto di negarne l’eventuale cattiveria. Siccome credo nell’effettiva parità tra i sessi e considero le donne fatte della stessa carne degli uomini, non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello di emendarne le colpe in quanto donne solo perchè ogni giorno una donna muore per mano maschile.
Care amiche, la violenza maschile sulle donne non c’entra niente se una donna ne ammazza un’altra. Troppo comodo. Abbiamo un bel cervello funzionante anche noi che ci permette di compiere delle scelte. A volte siamo talmente brave che riusciamo a far fare agli uomini quello che vogliamo, perfino fargli commettere un omicidio. L’aver subito violenze non ci emenda da eventuali colpe successive. Anzi, scegliere di colpire la vittima, nel caso della pedofilia intrafamigliare, invece che il carnefice, è il massimo della crudeltà. O della stupidità, se volete le attenuanti generiche.
Dire che “è impossibile che una madre voglia coprire un padre pedofilo” e  sostenere che sarebbero comunque comportamenti che non ci appartengono come genere, come il negare che ogni giorno vengano compiute “scelte di Sophie” è una cazzata, perchè la realtà dimostra il contrario.

Se Sabrina ha ucciso Sarah o ha partecipato al suo delitto perchè era gelosa, perchè non voleva che si scoprissero gli altarini di casa, perchè Sarah voleva denunciare il suo paparino, ebbene, rimane colpevole e basta. Non in quanto donna (questo è puro vittimismo da minoranza ed è paradossale perche noi  donne siamo addirittura la maggioranza!) ma in quanto persona e basta. Allo stesso modo dello zio porco o non porco, si vedrà.

Non credo affatto infine, come sostengono alcuni, scegliendo la strada più comoda che tutto spiega senza nulla spiegare, che in quella casa siano tutti matti. La patologia non c’entra, casomai facciamo riferimento all’antropologia culturale, a certi modelli criminali che hanno sempre più adepti anche fra i giovani.

Parlare dell’atroce morte di Sarah, tradita ed attirata con l’inganno in trappola e poi soppressa come un animale, dovrebbe servire, soprattutto a noi donne, perchè di  delitto ad alto tasso di estrogeni pare trattarsi, a fare una profonda autocritica sul rapporto tra di noi, sulla nostra inestinguibile voglia di combatterci e distruggerci l’un l’altra. Dire che è tutta colpa della società creata dagli uomini è una menzogna. Noi abbiamo addirittura, per un certo periodo della loro vita, da piccoli, la possibilità di plasmare la mentalità degli uomini ma decidiamo comunque di crescerli egoisti, di permetter loro di agire la violenza e di atteggiarsi a padroni nostri e delle nostre vite. Che vi piaccia o no siamo complici del maschilismo e a volte sappiamo essere altrettanto cattive dei nostri oppressori. Il caso di Sarah ci permette di ammetterlo, finalmente, se siamo oneste.

** Ho rettificato il testo perchè, come mi hanno fatto giustamente notare nei commenti, la non punibilità si riferisce solamente al non denunciare un parente, non certo al partecipare attivamente ad un omicidio sia come esecutori  che come complici materiali.

“La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali.”
(Noam Chomsky, “Le 10 strategie della manipolazione mediatica”)

Ridicolo e kafkiano. Giornalistucoli che accusano Gianfranco Fini di “aver saputo” e di aver comunque lasciato perpetrare il crimine. Quale crimine? Non si sa. Non ce lo spiegano perchè non è importante. L’importante non è il contenuto ma la distrazione.
Nella peggiore delle ipotesi, Fini, accecato dalle grazie della Tulliani, non si sarebbe accorto di ciò che gli combinava alle spalle il cognatino tuttopepe. E non è che nell’appartamento di Montecarlo sottratto con il presunto inganno al patrimonio di AN una banda di pedofili torturasse e filmasse infanti di tre anni. Semplicemente, sempre nella peggiore delle ipotesi, ci abita il cognato che, quindi, avrebbe approfittato del fatto che la sorella si faceva il capo per ottenerne vantaggio economico. M’hai detto cotica! 
Forse in un paese come la Finlandia questa bagattella, questa leggerezza, potrebbe effettivamente portare alle dimissioni di un politico. In altri paesi meno ironici del nostro, per dimettersi basta non aver pagato i contributi della badante.
La cosa tragica invece è che, in questa vicenda, dei serial killer fanno la predica a dei borseggiatori da supermercato. 
“Un appartamento di grande valore svenduto per soli 300 mila euro”, strillano i belpietri e i sospesi dall’ordine.
Sono gli stessi che lavorano a cottimo per uno che ha rubato ad un’orfana traumatizzata dalla morte violenta dei genitori un villone megagalattico zeppo di quadri di inestimabile valore, quello si per una cifra scandalosa. 
Siamo il paese nel quale, mentre Fini viene accusato di un reato finlandese, il presidente del consiglio che ha deciso di eliminare a sangue freddo i suoi nemici e assomiglia ogni giorno di  più a Michael Corleone  o all’Al Capone delle “chiacchere e distintivo”, ancora compare nell’inchiesta della procura di Firenze, che ha ottenuto una proroga alle indagini grazie all’emersione di nuovi elementi, indagato per STRAGE
Indagato per un presunto ruolo nella famigerata stagione delle stragi, nel passaggio dalla prima alla seconda repubblica, quando la mafia cercava nuovi referenti e gli ideologi della Lega sognavano un’Italia spaccata in due come il Vietnam: al Nord la Lega e in cambio il Sud lasciato in balia delle Mafie che ne avrebbero fatto una specie di enorme Santa Lucia, un paradiso fiscale da Ancona in giù. Il famoso PATTO.
Un progetto sciagurato  e perverso che, guarda un po’ la combinazione, l’ascesa di Berlusconi sta quasi portando a compimento.
Io, così a naso, di fronte ad uno che è sospettato di aver favorito il cognato e ad un altro sospettato di terrorismo e stragismo, non avrei dubbi da quale parte stare. A quanto pare però la forza della distrazione è più potente di quella della logica.
L’Italia sta quindi a preoccuparsi di una verruca, tutti si affannano per asportarla, per carità facciamo presto, mentre un melanoma maligno, dall’altra parte, la sta uccidendo.
Complimenti anche all’opposizione. A Bersani che, invece di appoggiare il discorso sulla difesa della legalità di Fini spera che crollino tutti i Filistei per poterne approfittare politicamente, illudendosi di poter far risaltare la sua infinita tristezza e nullità. Come quelli che si vantano di aver vinto una gara d’appalto per averci partecipato solo loro.
Complimenti a Di Pietro che salomonicamente non vuole o non sa distinguere tra una verruca e un tumore maligno e forse asporterebbe per prima la verruca. La distrazione, appunto. 
Per sviare il pubblico da ben altri reati, da  crimini  orrendi, da collusioni mafiose inimmaginabili che stanno portando questo paese allo sfascio economico e sociale, ci si trastulla con le visure catastali e i millesimi condominiali.
Da un ex-palazzinaro cosa ti aspettavi?
“La verità è che se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel lodo Mondadori.”
(Fedele Confalonieri, 25 giugno 2000)

Come dice Travaglio, non è curioso che dei milanesi purosangue si preoccupino tanto di essere accusati di terronica mafiosità? E il celebrity-leso di Varese che lo appellava “mafioso” quando erano ancora solo fidanzati, prima di sposarlo per interesse?

Nonostante il duo Ghedangelino non sappia più che cosa astrologare per renderlo inattaccabile dai giudici e dalle tarme, per renderlo invincibile e immortale, imperatore delle galassie e Signore dei Buchi Neri, magari dichiarando l’intero Codice Penale nullo, sarà difficile che riesca a sfasciare completamente l’Italia, trascinandola con sé all’inferno, annullando migliaia di processi solo per salvare il proprio deretano e fregandosene degli italiani che attendono giustizia (Parmalat, Clinica dei trapianti fasulli e via sentenziando). Napolitano sta passando un periodo di sensorio straordinariamente lucido e i nemici sono sempre più numerosi, interni ed esterni. Se sollevasse un momento la bocca dal fiero pasto di gnocca, se ne renderebbe conto. Gheddafi è venuto a Roma a disegnargli dei pupazzetti sulla maglietta ma lui crede di aver fatto un altro grande colpo da statista.

Poareto. Lui vorrebbe andare alle elezioni per promettere ancora miracoli di ‘sta minchia a quei boccaloni che gli credono ma le fischiate a Letta (Aquila e Venezia, già sono due) e a Dell’Utri non promettono niente di buono.
Pare che voglia andare in televisione a spiegare per l’ennesima volta la sua odissea giudiziaria ma sarebbe comunque una replica e la gente la confonderebbe con la rubrichetta di residuati televisivi inesplosi del dopo TG1 “Dadada”. Già ora come lo vedono cambiano su National Geographic Channel, figuriamoci a vederselo balbettare pietà con il fondotinta che cola e l’occhio che tenta disperatamente di restare aperto. I perdenti non piacciono agli italiani. Sembra che addirittura stiano cominiciando ad apprezzare le notizie, su un telegiornale gliene dà. “Che è sta roba? Notizia? Che è? Uhm, sai che non è male? Dammene ancora”.

Si dice che abbia una paura fottuta di finire in galera. Beh, più che la gattabuia, che alla sua età non gli toccherebbe perchè, nonostante la bitumatura fronto-parietale, è un vecchio, gli roderebbe molto di più l’ammissione del suo fallimento. E’ questo che non riesce ad accettare. Per questo si sbatte tanto.
Il ponte evocato da Fidel fa capire che, senza le gabole e gli aiuti dei politici più spregiudicati, per non dire di peggio, le sue aziende sarebbero fallite. E se è così un bravo imprenditore, com’è che stava per far fallire la propria impresa? Se la sua stella politica dovesse tramontare, forse le sue aziende una bottarella in Borsa in negativo la rimedierebbero.
Quindi, cari italiani, se uno non è capace nemmeno di tenere a galla la propria roba nonostante salvagente lanciati da ogni parte, e lui ne ha avuto più di ogni altro imprenditore al mondo, come volete che vi risolva i problemi? Quanto tempo vi occorre ancora – due, tre secoli, per capire che vi siete sbagliati, che vi siete fatti prendere per il bip da uno che non ha mai combinato nulla nella vita? Ah no, scusate, il Milan ha vinto più di ogni altra squadra al mondo. (Non è vero nemmeno questo ma lasciamo perdere).

Se non riuscirà a sgamare i processi e quelle famose bombe atomiche che dovrebbero arrivare, a sentire Gianfranco, non escludo di vedermelo andare in giro per l’Italia a bordo di una Papimobile lanciando briosche. Lo avete capito vero che è ormai un uomo disperato?

La frase di Confalonieri andrebbe stampata sui muri, come i motti di Benito negli anni trenta, quelli della serie “E’ l’aratro che traccia il solco, ecc.” una volta che il Berlusconismo sarà debellato. Tra tre anni come il cancro. O forse prima.

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