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La tentazione dell’incendio del Reichstag da accreditare falsamente agli oppositori è sempre irresistibile soprattutto tra i wannabe dictators e i dittatorelli ormai bolliti che sanno di avere politicamente un piede nella fossa.
Altro che “smorzare i toni” come ancora si illudono il Napolitano e Don Bersani.
Il nano ammaccato è alle strette e le sta studiando tutte, con i compagni di grembiule e compasso che hanno rispolverato “Il manuale del perfetto piduista” contenente il materiale eversivo necessario per 1) sviare l’attenzione dalle vicende giudiziarie che lo riguardano; 2) abbindolare il suo elettorato anencefalo; 3) cercare di impietosire perfino chi lo tiene accoccolato sui testicoli.

Tutto fa brodo per alzare l’audience e mettere in moto l’applausometro, compreso rispolverare gli armamentari della strategia della tensione proprio in concomitanza con il quarantennale dell’inizio di quell’altra strategia della tensione, quella di Piazza Fontana di matrice neofascista.
Un attentato quasi patetico (non tutti si meritano dei Von Stauffenberg come cospiratori), un secondo attentatore che tenta di intrufolarsi nell’ospedale di notte dove è ricoverato l’impaziente e che si porta dietro non un cuscino (come nel “Padrino”) ma un set di mazze da hockey. Apperò!
Infine una bombetta “quasi affettuosa” rivendicata dai soliti anarchici tuttofare che si portano su tutto.

Sa benissimo, il tumefatto, che i suoi veri nemici, quelli interni e quelli esterni – i suoi creditori di favori passati e i poteri che contano veramente al mondo, quelli che non gradiscono certi suoi avventurismi in politica energetica e le sue relazioni pericolose in politica estera, se volessero arrivare a lui non userebbero certo una ridicola statuetta maneggiata da un paziente psichiatrico in carico al SERT.
Quindi, da mestatore di professione ed ex appartenente ad associazione a finalità eversiva – ricordiamolo a chi crede che la P2 fosse una specie di ONLUS – incarica i suoi maggiordomi di fabbricare un set completo di capri espiatori da mostrare eventualmente al popolaccio papiminkia, a quei merdosi sciuri e sciurette che urlavano di “culattoni” e “barboni” a chi gli contestava l’idoletto tascabile, domenica scorsa. L’eroe vendicatore smascherato dell’infinitamente piccola borghesia. Capri espiatori utili a non far capire da dove realmente giunge il pericolo. Un po’ come a Beslan, dove un regolamento di conti tra mafiosi russi e Putin è passato come un atto terroristico dei soliti ceceni.

I capri espiatori utili al gran varietà del nano perseguitato si trovano facilmente in ogni supermercato: i pochi giornalisti che fanno giornalismo e si occupano dei fatti, come Travaglio; i due-tre giornali che non sono ancora stati acquisiti alla causa della salvezza del vecchio miliardario egocentrico; i comunisti – termine onnicomprensivo che nell’universo paranoideo papiminkia significa semplicemente Non-Berlusconiano; l’unico politico che resiste al fascino slavo di Berlusconi, Di Pietro (ma comme fa?); i soliti giudici e magistrati che hanno il vizio di volerlo processare e infine, perchè no, i creditori personali come De Benedetti, quello che reclama 750 milioncini di euro da Papi a titolo di risarcimento per lo scippo della Mondadori. Perchè alla fine sono proprio i piccioli che contano.
Che bello sentire i maggiordomi dare dei terroristi ai nemici personali del padrone. Pagati da noi, per farlo, a suon di migliaia di euro al mese, nel nostro povero Parlamento ridotto a dependance per la servitù. Con l’opposizione del Partito Bestemmia che invita a “smorzare i toni” e si precipita a portare i fiori e le pastarelle a forma di altra guancia al capezzale del lacerocontuso.

Questo popo’ di clima di odio per il premier che, poareto, in questi giorni è una specie di Gesucristo strapazzato alla Mel Gibson che noi odiamo mentre lui invece ci lovva tutti giustifica, secondo i muratorini di ritorno, il ricorso a leggi speciali e liberticide. Tanto ci sono gli ultrapirla padani che gliele firmano senza discutere un tanto al chilo e un fronte democratico a difesa della Costituzione e della Libertà formato da Di Pietro da una parte e dall’altra da una congregazione di amebe che non opporranno resistenza e si rifugeranno in massa sull’Aventino appena gli incappucciati scioglieranno i cani. Ovvero gli yorkshire nani.

Visto come ci stanno marciando i maggiordomi e le sguattere piduiste sull’attentato di domenica, come se fosse capitato a fagiolo, è inevitabile che se ne stiano dicendo di tutti i colori. Perfino che potrebbe essere stata una messinscena, vista l’assurdità di un servizio d’ordine che non porta via immediatamente il soggetto colpito ma lo lascia salire sul predellino dell’auto per mostrarsi come un Ecce Nano in favore delle telecamere. Riguardarsi le immagini dell’attentato a Ronald Reagan, prego, per capire come si deve comportare un vero servizio di protezione di un presidente. Due secondi dopo gli spari di Hinckley, Reagan è già sparito dalla crime scene. Altro che passerella con dettagli splatter hardcore.

Messinscena? Non lo so. Lui, caratterialmente, come pseudologo fantastico, sarebbe capace di tutto. L’anima al Diavolo l’ha già probabilmente venduta da un pezzo. Forse anche Lucifero è tra i numerosi creditori.
Una cosa è certa. Siccome non era venuto benissimo, con quel trucco sfatto da Joker che ha preso una labbrata, da Gotham City sono sparite tutte le foto insanguinate. E’ un vecchio premier ma è più vanitoso di una soubrette.
A chi si scandalizzasse per il sospetto della salsa di pomodoro o dell’effetto speciale alla Stivaletti, rispondo che anche il sangue della scuola Diaz fu definito “pummarola” dagli amorevoli giornali di Papi. Uno a uno e palla al centro.

Delle ecchimosi del vecchio però, a questo punto, non ce ne può fregare di meno. La cosa che preoccupa è questo discorso di limitare e filtrare Internet, limitare il diritto di protestare nelle piazze, intaccare la libertà di espressione, sancita come inviolabile nelle carte costituzionali dei paesi democratici e civili. Rendere reato, come dice Travaglio, odiare qualcuno, soprattutto il duce supremo. Roba da dittature da terzo mondo.
Ma stiamo scherzando? Ma dove sono gli europei, gli americani? Qui devono darci una mano sul serio.

(*) Il titolo è quello di un vecchio numero di “Cuore”.
Che cosa tiene incomprensibilmente assieme nello stesso consiglio dei ministri uno che con la bandiera italiana, lo ha già detto più volte, ci si pulirebbe le terga e chi la bandiera nazionale, l’inno nazionale, il nazionalismo li ha sempre avuti come cardini della propria ideologia politica tanto da usarli come simbolo in tutte le salse?

E cosa permette che dei nazirazzisti con il mito farlocco del “Nord” duro e puro facciano lingua-linguetta ogni giorno con esponenti del più profondo Sud, compresi personaggi più o meno presentabili e collusi con le consorterie, le mafie e i sistemi? Insomma, dimenticando la loro missione di lotta al terronismo?

Cosa, infine, permette ad un anticomunista che ha iniziato addirittura come “uomo di sinistra”, che si è iscritto ad ogni circolo e loggia possibili pur di diventare imperatore d”Italia di essere un paradosso della fisica, ovvero di essere capace di tenere assieme materia ed antimateria?
Il segreto è un solo e si racchiude in una parola: opportunismo.

L’Italia pare aver finalmente trovato una sua stabilità politica all’insegna del più puro e bieco opportunismo. Altro che illuminismo, eminence.
Non che l’opportunismo politico non esistesse ai tempi di Andreotti e Berlinguer, però allora non avresti mai e poi mai potuto confondere la destra con la sinistra. C’era perfino l’opposizione, pensate.

Oggi, ognuno applica il metodo del proprio particulare machiavellico e tira a campà. Cosa voglio ottenere? Questo e quello. Per ottenerli devo accompagnarmi a persone che non frequenterei mai volontariamente. Anzi, devo proprio dar loro il culo. Ebbene lo faccio senza alcun imbarazzo nè vergogna.
Aggiungiamoci il tornaconto in denaro e abbiamo anche il caro vecchio incentivo economico.
Abbiamo un presidente puttaniere ma è la politica che è puttana e puttane sono tutti i politici.
Compresi quelli dell’opposizione che, o fanno i contemplativi e non sono quindi meno sporcaccioni, o reggono il moccolo.
Qualcuno che osserva questo panorama desolante ancora riesce a scandalizzarsi, come succede quando vedi certi numeri estremi nei film porno e ti chiedi: “Ma come faranno?”
Loro invece non conoscono la vergogna. Fanno tutto, basta pagarli. Ogni tanto si trova una prostituta che rifiuta certe pratiche. I politici di oggi no. Amano tutti i canali e non hanno mai fretta. Non rifiutano nemmeno il bacio alla francese e, ovviamente, fanno tutto senza guanto.

Prendiamo per primi i leghisti.
Negli anni novanta consideravano Berlusconi un mafioso. Ogni giorno pari chiedevano al Berlusconi mafioso conto delle origini delle sue fortune. I giorni dispari si chiedevano anche se non si fosse venduto agli aborriti mafiosi del Sud, contaminando il Nord con gli interessi delle cosche. E’ tutto vero, basta rileggere i vecchi numeri della “Padania”.
Bossi, il padre di Renzo, cioè, era il più scatenato. Oggi non parla più di mafia e non per colpa dell’ictus. Anzi, il suo ministro degli opportunismi interni è capace di dire che praticamente, grazie al governo Berlusconi, la mafia è sparita. Davvero, gli hanno sequestrato una mappata di conti correnti con qualche milione di euro, hanno arrestato qualche boss e credono di aver tagliato le gambe a ‘O Sistema.
Silvio ha detto loro, certamente in uno degli stage settimanali per aspiranti opportunisti: “Andate lì e sparatele grosse. Tanto nessuno controlla e i giornali e le tv sono cose nostre”.
Oltre al mafioso Berlusconi, i leghisti di una volta ce l’avevano anche con i fascisti. Ora, a parte gli aennini che sono riusciti a smettere e quelli in via di disintossicazione completa dalla scimmia fascista, ogni tanto ai leghisti tocca frequentare anche personaggini più hard, tipo Forza Nuova.
Nessun problema, si fa anche quello. Si sta così bene a Roma Ladrona seduti su quelle poltrone così comode e a 13.000 euro di marchette al mese.

Gli ex fascisti ora. Sono disposti a frequentare i leghisti, che con quella menata della Padania e della secessione fanno venire un prurito al manganello nazionalista… Tuttavia bisogna trattenersi ed ingoiare. Dopo sessant’anni di quarantena essere di nuovo al potere è una cosa troppo eccitante. Poter parlar male della Resistenza, andare in giro liberamente con l’anticomunismo di fuori. Una goduria. Se dobbiamo frequentare quei matti della Lega, pazienza.
Tanto, basta dire che sono personaggi pittoreschi, che quando dicono che si ficcherebbero la bandiera nel didietro stanno solo scherzando. E’ satira, cazzo! Non capite la satira?

INTERMEZZO MUSICALE

Con tutto il rispetto per il “Va pensiero”, tra l”inno di Mameli e questo, con la sua tiritera “poveropiero, poveropiero, poveropiero…” in crescendo, non è che stiamo parlando delle armonie immortali di Ludovico Van o Amadeus Mozart. Non ci capisce poi perchè tanta fascinazione per un pezzo che non è affatto cosa padana ma una roba dal sapor mediorientale, in quanto a significato. Ah, forse perchè l’ha scritta VERDI, come le camicie? Visto che piace il Peppino, e visti i tempi da lupanare, non sarebbe più adatto “questa donna pagata io l’ho” dalla Traviata?

FINE INTERMEZZO

Ed ora veniamo al fisico dell’impossibile, al paradosso vivente, all’uomo capace di tenere assieme nazionalisti e secessionisti.
Il suo vero merito, lo suggerisco a chi ne scriverà la biografia postuma, sarà quello di aver portato l’opportunismo a vette mai raggiunte prima in Italia e di averne contagiato il paese fin nelle più piccole unità. L’opportunismo di politici alcuni mediocri ed altri disonesti che si sono riciclati in quella immensa Isola Ecologica che è il Sistema Berlusconiano della Politica, con quotidiani salti della quaglia, hop! di quà, hop! di là. L’importante è esserci, arricchirsi da vomitare e non vergognarsi di nulla nell’immenso puttanaio del “io do una cosa a te e tu dai una cosa a me”. Clientelismo, mimandapiconismo sfrenato, perfino l’assistenzialismo elevati a doti di governo. Con gli italiani che battono le manone e gridano “Bravi! questa si che è nuova politica. Lasciatelo lavorare. Lui almeno sa fare qualcosa”.

Leggete quell’horror alla Stephen King che è “Papi“. La prossima volta che guardate una fiction, una qualunque, capirete il perchè quella biondona e quella brunetta così cagne che non sarebbero andate bene neppure per uno spot pubblicitario di cibo per cani hanno avuto la parte da protagonista: perchè l’hanno data. A chi, potete immaginarlo.
Anche qui, basta non far mancare l’ingrediente che condisce l’opportunismo e lo rende così saporito: la menzogna. Le signore che l’hanno data a Silvio non lavorano in Raiset per quella cosa lì ma perchè bisognava riparare un’ingiustizia. Non le facevano lavorare perchè erano di destra.
Capite? Oltre al danno, la presa per il cosiddetto.

E’ sempre più inspiegabile come la Chiesa tolleri questa sfacciata spudoratezza, questo ciarpame di ipocrisia e non faccia roteare le scomuniche in stile ninja contro il responsabile di tutto ciò.
Ma già, credevate che Oltretevere avessero gli anticorpi contro il virus dell’opportunismo?

Gli italiani poi, pur di non far funzionare il cervello ed evitare di occuparsi di politica, quindi per opportunismo, sono disposti a farsi governare da inquisiti, concussi, mafiosi, razzisti, fascisti, corpivendole et similia. Soprattutto da gente che non ha alcuna idea della politica. Esattamente come i suoi elettori.


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“L’alleanza con Di Pietro è finita. Non fa giri di parole Walter Veltroni, intervistato a “Che tempo che fa” da Fabio Fazio, attaccando il leader dell’Italia dei Valori. “Con Di Pietro – ha spiegato – avevamo sottoscritto un programma per costituire un unico gruppo; quando si è accorto che aveva un numero sufficiente di parlamentari per costituirne uno da solo, Di Pietro ha stracciato quell’impegno”. E ancora: “L’alleanza è finita quando Antonio Di Pietro ha stracciato l’impegno, dopo le elezioni, di costituire un gruppo comune con noi”.

No, temo che l’alleanza sia finita quando Veltroni si è accorto che Di Pietro fa opposizione, non quella cosa molliccia della quale lui si ostina a rimanere il leader, nonostante la sonora trombata rimediata alle elezioni. In quell’America che lui ama tanto, chi perde la tornata elettorale al massimo si dedica al documentarismo, non insiste con la politica. Invece da noi Rutelli porta ancora in giro il suo faccino e Uolter si atteggia a capo dell’opposizione.
Che cosa dà fastidio a Veltroni? Che Di Pietro abbia avuto un sacco di voti e che rischi seriamente di racimolarne ancora di più alle prossime consultazioni. Solo quello. Il resto sono pugnette.

Nel PD, la cosa molliccia, quella specie di blob fatto partito, tutti a dire che quella di Di Pietro è opposizione non costruttiva, del muro contro muro, una specie di ostinazione alla Hamas contrapposta all’accondiscendenza alla Abu Mazen di Uolter. Ormai ci stiamo abituando alle opposizioni che non contano e che non ottengono assolutamente nulla e alle quali i governi contro i quali si oppongono fanno tap-tap sulla testa, come al vecchietto di Benny Hill, con la musichetta in sottofondo.

In fondo cosa manca a Berlusconi per diventare “come quello là'”? Di tacitare le ultime rare voci che ne espongono le magagne passate e presenti.
Per esempio Travaglio viene condannato in primo grado (quindi in maniera non definitiva) per un solo articolo delle centinaia che ha scritto e qual’è il risultato, strombazzato da tutte le TV meretrici di regime? Che Travaglio ha scritto solo falsità e che nessuno di lorsignori è mafioso. La famosa proprietà transitiva. Uno innocente, tutti innocenti. Non importa che in precedenti processi il giornalista sia stato assolto perchè aveva scritto semplicemente la verità. Vedrete quanto questa condanna farà giurisprudenza, soprattutto tra i suoi colleghi kapò.

Secondo esempio. Perchè mai Di Pietro non dovrebbe dire ciò che pensa di uno che prima ne ha dette peste e corna per anni perchè da giudice aveva indagato i suoi antichi protettori, i malfattori di Tangentopoli, poi ha fatto di tutto per cooptarlo in un suo precedente governo e di nuovo, al rifiuto di questi, ha tirato fuori le Mercedes. Di Pietro dovrebbe per caso considerare Berlusconi una persona seria? I know my chicken, dicono gli americani, e lo diciamo anche noi: conosco i miei polli.

Uolter invece è convinto che si possa fare l’opposizione a Berlusconi non disturbando Berlusconi.
Come quando dice che rompe con Di Pietro, si, ma a livello locale bisogna cercare le alleanze. Il famoso “ma anche no”.
Il peggio di sè l’ha dato però recentemente con il tentativo di scambio Pecorella-Orlando. Una cosa ignobile, da mercato delle vacche o delle pecore. Una cosa da andare subito a tagliarsi la mano che, mannaggia, l’ha votato in un momento di disperazione.

Ho citato le pecore non a caso. L’opposizione che piace a Uolter è un’opposizione a pecorina, anzi a Pecorella.
E’ lui che straccia, ma non le alleanze, qualcos’altro che fa rima con Veltroni.


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“L’alleanza con Di Pietro è finita. Non fa giri di parole Walter Veltroni, intervistato a “Che tempo che fa” da Fabio Fazio, attaccando il leader dell’Italia dei Valori. “Con Di Pietro – ha spiegato – avevamo sottoscritto un programma per costituire un unico gruppo; quando si è accorto che aveva un numero sufficiente di parlamentari per costituirne uno da solo, Di Pietro ha stracciato quell’impegno”. E ancora: “L’alleanza è finita quando Antonio Di Pietro ha stracciato l’impegno, dopo le elezioni, di costituire un gruppo comune con noi”.

No, temo che l’alleanza sia finita quando Veltroni si è accorto che Di Pietro fa opposizione, non quella cosa molliccia della quale lui si ostina a rimanere il leader, nonostante la sonora trombata rimediata alle elezioni. In quell’America che lui ama tanto, chi perde la tornata elettorale al massimo si dedica al documentarismo, non insiste con la politica. Invece da noi Rutelli porta ancora in giro il suo faccino e Uolter si atteggia a capo dell’opposizione.
Che cosa dà fastidio a Veltroni? Che Di Pietro abbia avuto un sacco di voti e che rischi seriamente di racimolarne ancora di più alle prossime consultazioni. Solo quello. Il resto sono pugnette.

Nel PD, la cosa molliccia, quella specie di blob fatto partito, tutti a dire che quella di Di Pietro è opposizione non costruttiva, del muro contro muro, una specie di ostinazione alla Hamas contrapposta all’accondiscendenza alla Abu Mazen di Uolter. Ormai ci stiamo abituando alle opposizioni che non contano e che non ottengono assolutamente nulla e alle quali i governi contro i quali si oppongono fanno tap-tap sulla testa, come al vecchietto di Benny Hill, con la musichetta in sottofondo.

In fondo cosa manca a Berlusconi per diventare “come quello là'”? Di tacitare le ultime rare voci che ne espongono le magagne passate e presenti.
Per esempio Travaglio viene condannato in primo grado (quindi in maniera non definitiva) per un solo articolo delle centinaia che ha scritto e qual’è il risultato, strombazzato da tutte le TV meretrici di regime? Che Travaglio ha scritto solo falsità e che nessuno di lorsignori è mafioso. La famosa proprietà transitiva. Uno innocente, tutti innocenti. Non importa che in precedenti processi il giornalista sia stato assolto perchè aveva scritto semplicemente la verità. Vedrete quanto questa condanna farà giurisprudenza, soprattutto tra i suoi colleghi kapò.

Secondo esempio. Perchè mai Di Pietro non dovrebbe dire ciò che pensa di uno che prima ne ha dette peste e corna per anni perchè da giudice aveva indagato i suoi antichi protettori, i malfattori di Tangentopoli, poi ha fatto di tutto per cooptarlo in un suo precedente governo e di nuovo, al rifiuto di questi, ha tirato fuori le Mercedes. Di Pietro dovrebbe per caso considerare Berlusconi una persona seria? I know my chicken, dicono gli americani, e lo diciamo anche noi: conosco i miei polli.

Uolter invece è convinto che si possa fare l’opposizione a Berlusconi non disturbando Berlusconi.
Come quando dice che rompe con Di Pietro, si, ma a livello locale bisogna cercare le alleanze. Il famoso “ma anche no”.
Il peggio di sè l’ha dato però recentemente con il tentativo di scambio Pecorella-Orlando. Una cosa ignobile, da mercato delle vacche o delle pecore. Una cosa da andare subito a tagliarsi la mano che, mannaggia, l’ha votato in un momento di disperazione.

Ho citato le pecore non a caso. L’opposizione che piace a Uolter è un’opposizione a pecorina, anzi a Pecorella.
E’ lui che straccia, ma non le alleanze, qualcos’altro che fa rima con Veltroni.


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No, temo che l’alleanza sia finita quando Veltroni si è accorto che Di Pietro fa opposizione, non quella cosa molliccia della quale lui si ostina a rimanere il leader, nonostante la sonora trombata rimediata alle elezioni. In quell’America che lui ama tanto, chi perde la tornata elettorale al massimo si dedica al documentarismo, non insiste con la politica. Invece da noi Rutelli porta ancora in giro il suo faccino e Uolter si atteggia a capo dell’opposizione.
Che cosa dà fastidio a Veltroni? Che Di Pietro abbia avuto un sacco di voti e che rischi seriamente di racimolarne ancora di più alle prossime consultazioni. Solo quello. Il resto sono pugnette.

Nel PD, la cosa molliccia, quella specie di blob fatto partito, tutti a dire che quella di Di Pietro è opposizione non costruttiva, del muro contro muro, una specie di ostinazione alla Hamas contrapposta all’accondiscendenza alla Abu Mazen di Uolter. Ormai ci stiamo abituando alle opposizioni che non contano e che non ottengono assolutamente nulla e alle quali i governi contro i quali si oppongono fanno tap-tap sulla testa, come al vecchietto di Benny Hill, con la musichetta in sottofondo.

In fondo cosa manca a Berlusconi per diventare “come quello là'”? Di tacitare le ultime rare voci che ne espongono le magagne passate e presenti.
Per esempio Travaglio viene condannato in primo grado (quindi in maniera non definitiva) per un solo articolo delle centinaia che ha scritto e qual’è il risultato, strombazzato da tutte le TV meretrici di regime? Che Travaglio ha scritto solo falsità e che nessuno di lorsignori è mafioso. La famosa proprietà transitiva. Uno innocente, tutti innocenti. Non importa che in precedenti processi il giornalista sia stato assolto perchè aveva scritto semplicemente la verità. Vedrete quanto questa condanna farà giurisprudenza, soprattutto tra i suoi colleghi kapò.

Secondo esempio. Perchè mai Di Pietro non dovrebbe dire ciò che pensa di uno che prima ne ha dette peste e corna per anni perchè da giudice aveva indagato i suoi antichi protettori, i malfattori di Tangentopoli, poi ha fatto di tutto per cooptarlo in un suo precedente governo e di nuovo, al rifiuto di questi, ha tirato fuori le Mercedes. Di Pietro dovrebbe per caso considerare Berlusconi una persona seria? I know my chicken, dicono gli americani, e lo diciamo anche noi: conosco i miei polli.

Uolter invece è convinto che si possa fare l’opposizione a Berlusconi non disturbando Berlusconi.
Come quando dice che rompe con Di Pietro, si, ma a livello locale bisogna cercare le alleanze. Il famoso “ma anche no”.
Il peggio di sè l’ha dato però recentemente con il tentativo di scambio Pecorella-Orlando. Una cosa ignobile, da mercato delle vacche o delle pecore. Una cosa da andare subito a tagliarsi la mano che, mannaggia, l’ha votato in un momento di disperazione.

Ho citato le pecore non a caso. L’opposizione che piace a Uolter è un’opposizione a pecorina, anzi a Pecorella.
E’ lui che straccia, ma non le alleanze, qualcos’altro che fa rima con Veltroni.


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Fiumicino, esterno giorno, primi mesi del 2008. E’ in corso la trattativa con Air France per trovare un acquirente per la compagnia di bandiera italiana sull’orlo del fallimento. Il governo Prodi privilegia la pista francese perchè l’asta per il salvataggio è andata fino a quel momento deserta ed Air France è l’unico gruppo che abbia presentato una proposta concreta.
Appena si dice “chi vuol comperare Alitalia?” tutti i capitalisti coraggiosi italiani si chinano a raccattare immaginari fazzoletti.

Sui giornali e sui servizietti dei TG la parola d’ordine è “ohibò, si svende ai francesi”. Si parla di 2500 esuberi e l’atmosfera è di grande solidarietà con i lavoratori a rischio del posto di lavoro. Bisogna far notare quanto dannoso sia il governo di centrosinistra, così poco patriottico ed antipadano.
Alla fine i sindacati (quanto poco lungimiranti, ahimé) non ci stanno. La trattativa termina con un nulla di fatto e la Francia stacca la Spinettà. Au revoir les enfants.
Dopo poco cade anche il governo Prodi e arriva Berlusconi che inizia subito a favoleggiare di cordate italiane in grado di portare in salvo la pulzella alata.

Fiumicino, esterno giorno, settembre. Il governo ha presentato un piano di salvataggio che non vi descrivo; se volete sapere che razza di pasticcio è, ve lo lascio raccontare da Travaglio nel filmato che segue.

http://www.youtube.com/v/2RRNWHTNa_c&hl=it&fs=1

Questa volta i coraggiosi partecipano, eccome, visto che i debiti li paghiamo noi e gli eventuali utili li intascano loro. Si parla di ben 25.000 esuberi ma non importa, la parola d’ordine è “il piano dovrà essere accettato perchè non c’è alternativa”. O affogare o affogare.
I lavoratori in sciopero questa volta cominciano a stare sui maroni ai reporter che ci intrattengono quotidianamente dall’aeroporto dove si consuma il dramma della sciura Colombo che non può partire per Sharm.

Che sagome i giornalisti dell’informazione radiotelevisiva. Quando scioperano loro, si resta a TG spenti per tre giorni di fila e guai a chi fiata. Potrebbe aprirsi un buco nero in Piazza San Pietro ed inghiottire il Vaticano lasciando solo una scarpetta rossa da una parte, che loro non farebbero una piega.
Invece se scioperano altri lavoratori, soprattutto quelli dei trasporti, li vedi che corrono ad intervistare le vittime dei “disagi”, del “caos” e devi vederli come raccontano, tutti sudati, dei “disordini” provocati dagli scioperanti.
Non riuscirò mai a capire perchè sia così difficile per l’inviato del TG solidarizzare con i compagni di sventura.

Perchè, parliamoci chiaro: non esiste cosa peggiore per chi può far conto solo su quello stipendio mensile, di perdere il lavoro e quindi quella certezza di introito. Non c’è niente di più stressante e disperante per l’equilibrio mentale di un individuo, a parte la morte di un figlio.
E’ banale dirlo ma sono cose che voi umani che governate e che vi sbattete le veline non potete nemmeno immaginare, visto che non le proverete mai.
Non stiamo parlando di una questione di aumenti di 100 euro, stiamo parlando di sopravvivenza, e loro aggrottano le sopracciglia pensando alla necessità di tagliare il prelievo da casa del pilota. Cosa vuoi che sia portare un 747 da Roma a New York; secondo il piano del governo, un comandante può benissimo riciclarsi dietro ad uno sportello delle Poste a timbrare raccomandate. Noi comandiamo, voi vi addattate.

Così quando sento Berlusconi che, parlando degli ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori Alitalia in esubero, si lamenta che questi (i lavoratori) non devono esagerare nelle pretese perchè non possono (gli ammortizzatori) diventare una forma di privilegio, ecco, penso che costui non dovrebbe permettersi di parlare di cose che non conosce. E, tra parentesi, dovrebbe anche vergognarsi.

Dal canto suo il sindacato, e mi riferisco in specie alla CGIL, peccando come al solito di scarsa lungimiranza e per la smania di nuocere all’unico governo di centrosinistra in circolazione, pagherà cara la non adesione all’offerta di Air France.
Anche se i più agguerriti sono gli autonomi, sono tutti d’accordo a scaricare la responsabilità del fallimento sul maggiore sindacato e a metterlo all’angolo. “Se Alitalia è fallita è colpa dei comunisti”.

In quanto all’informazione-kapò televisiva di cui sopra, abbiamo capito finalmente cos’è, o meglio chi è che impedisce ai giornalisti italiani di informare in maniera seria, onesta, obiettiva, insomma professionale, i loro concittadini: Gabriele Paolini.


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Fiumicino, esterno giorno, primi mesi del 2008. E’ in corso la trattativa con Air France per trovare un acquirente per la compagnia di bandiera italiana sull’orlo del fallimento. Il governo Prodi privilegia la pista francese perchè l’asta per il salvataggio è andata fino a quel momento deserta ed Air France è l’unico gruppo che abbia presentato una proposta concreta.
Appena si dice “chi vuol comperare Alitalia?” tutti i capitalisti coraggiosi italiani si chinano a raccattare immaginari fazzoletti.

Sui giornali e sui servizietti dei TG la parola d’ordine è “ohibò, si svende ai francesi”. Si parla di 2500 esuberi e l’atmosfera è di grande solidarietà con i lavoratori a rischio del posto di lavoro. Bisogna far notare quanto dannoso sia il governo di centrosinistra, così poco patriottico ed antipadano.
Alla fine i sindacati (quanto poco lungimiranti, ahimé) non ci stanno. La trattativa termina con un nulla di fatto e la Francia stacca la Spinettà. Au revoir les enfants.
Dopo poco cade anche il governo Prodi e arriva Berlusconi che inizia subito a favoleggiare di cordate italiane in grado di portare in salvo la pulzella alata.

Fiumicino, esterno giorno, settembre. Il governo ha presentato un piano di salvataggio che non vi descrivo; se volete sapere che razza di pasticcio è, ve lo lascio raccontare da Travaglio nel filmato che segue.

Questa volta i coraggiosi partecipano, eccome, visto che i debiti li paghiamo noi e gli eventuali utili li intascano loro. Si parla di ben 25.000 esuberi ma non importa, la parola d’ordine è “il piano dovrà essere accettato perchè non c’è alternativa”. O affogare o affogare.
I lavoratori in sciopero questa volta cominciano a stare sui maroni ai reporter che ci intrattengono quotidianamente dall’aeroporto dove si consuma il dramma della sciura Colombo che non può partire per Sharm.

Che sagome i giornalisti dell’informazione radiotelevisiva. Quando scioperano loro, si resta a TG spenti per tre giorni di fila e guai a chi fiata. Potrebbe aprirsi un buco nero in Piazza San Pietro ed inghiottire il Vaticano lasciando solo una scarpetta rossa da una parte, che loro non farebbero una piega.
Invece se scioperano altri lavoratori, soprattutto quelli dei trasporti, li vedi che corrono ad intervistare le vittime dei “disagi”, del “caos” e devi vederli come raccontano, tutti sudati, dei “disordini” provocati dagli scioperanti.
Non riuscirò mai a capire perchè sia così difficile per l’inviato del TG solidarizzare con i compagni di sventura.

Perchè, parliamoci chiaro: non esiste cosa peggiore per chi può far conto solo su quello stipendio mensile, di perdere il lavoro e quindi quella certezza di introito. Non c’è niente di più stressante e disperante per l’equilibrio mentale di un individuo, a parte la morte di un figlio.
E’ banale dirlo ma sono cose che voi umani che governate e che vi sbattete le veline non potete nemmeno immaginare, visto che non le proverete mai.
Non stiamo parlando di una questione di aumenti di 100 euro, stiamo parlando di sopravvivenza, e loro aggrottano le sopracciglia pensando alla necessità di tagliare il prelievo da casa del pilota. Cosa vuoi che sia portare un 747 da Roma a New York; secondo il piano del governo, un comandante può benissimo riciclarsi dietro ad uno sportello delle Poste a timbrare raccomandate. Noi comandiamo, voi vi addattate.

Così quando sento Berlusconi che, parlando degli ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori Alitalia in esubero, si lamenta che questi (i lavoratori) non devono esagerare nelle pretese perchè non possono (gli ammortizzatori) diventare una forma di privilegio, ecco, penso che costui non dovrebbe permettersi di parlare di cose che non conosce. E, tra parentesi, dovrebbe anche vergognarsi.

Dal canto suo il sindacato, e mi riferisco in specie alla CGIL, peccando come al solito di scarsa lungimiranza e per la smania di nuocere all’unico governo di centrosinistra in circolazione, pagherà cara la non adesione all’offerta di Air France.
Anche se i più agguerriti sono gli autonomi, sono tutti d’accordo a scaricare la responsabilità del fallimento sul maggiore sindacato e a metterlo all’angolo. “Se Alitalia è fallita è colpa dei comunisti”.

In quanto all’informazione-kapò televisiva di cui sopra, abbiamo capito finalmente cos’è, o meglio chi è che impedisce ai giornalisti italiani di informare in maniera seria, onesta, obiettiva, insomma professionale, i loro concittadini: Gabriele Paolini.


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Fiumicino, esterno giorno, primi mesi del 2008. E’ in corso la trattativa con Air France per trovare un acquirente per la compagnia di bandiera italiana sull’orlo del fallimento. Il governo Prodi privilegia la pista francese perchè l’asta per il salvataggio è andata fino a quel momento deserta ed Air France è l’unico gruppo che abbia presentato una proposta concreta.
Appena si dice “chi vuol comperare Alitalia?” tutti i capitalisti coraggiosi italiani si chinano a raccattare immaginari fazzoletti.

Sui giornali e sui servizietti dei TG la parola d’ordine è “ohibò, si svende ai francesi”. Si parla di 2500 esuberi e l’atmosfera è di grande solidarietà con i lavoratori a rischio del posto di lavoro. Bisogna far notare quanto dannoso sia il governo di centrosinistra, così poco patriottico ed antipadano.
Alla fine i sindacati (quanto poco lungimiranti, ahimé) non ci stanno. La trattativa termina con un nulla di fatto e la Francia stacca la Spinettà. Au revoir les enfants.
Dopo poco cade anche il governo Prodi e arriva Berlusconi che inizia subito a favoleggiare di cordate italiane in grado di portare in salvo la pulzella alata.

Fiumicino, esterno giorno, settembre. Il governo ha presentato un piano di salvataggio che non vi descrivo; se volete sapere che razza di pasticcio è, ve lo lascio raccontare da Travaglio nel filmato che segue.

Questa volta i coraggiosi partecipano, eccome, visto che i debiti li paghiamo noi e gli eventuali utili li intascano loro. Si parla di ben 25.000 esuberi ma non importa, la parola d’ordine è “il piano dovrà essere accettato perchè non c’è alternativa”. O affogare o affogare.
I lavoratori in sciopero questa volta cominciano a stare sui maroni ai reporter che ci intrattengono quotidianamente dall’aeroporto dove si consuma il dramma della sciura Colombo che non può partire per Sharm.

Che sagome i giornalisti dell’informazione radiotelevisiva. Quando scioperano loro, si resta a TG spenti per tre giorni di fila e guai a chi fiata. Potrebbe aprirsi un buco nero in Piazza San Pietro ed inghiottire il Vaticano lasciando solo una scarpetta rossa da una parte, che loro non farebbero una piega.
Invece se scioperano altri lavoratori, soprattutto quelli dei trasporti, li vedi che corrono ad intervistare le vittime dei “disagi”, del “caos” e devi vederli come raccontano, tutti sudati, dei “disordini” provocati dagli scioperanti.
Non riuscirò mai a capire perchè sia così difficile per l’inviato del TG solidarizzare con i compagni di sventura.

Perchè, parliamoci chiaro: non esiste cosa peggiore per chi può far conto solo su quello stipendio mensile, di perdere il lavoro e quindi quella certezza di introito. Non c’è niente di più stressante e disperante per l’equilibrio mentale di un individuo, a parte la morte di un figlio.
E’ banale dirlo ma sono cose che voi umani che governate e che vi sbattete le veline non potete nemmeno immaginare, visto che non le proverete mai.
Non stiamo parlando di una questione di aumenti di 100 euro, stiamo parlando di sopravvivenza, e loro aggrottano le sopracciglia pensando alla necessità di tagliare il prelievo da casa del pilota. Cosa vuoi che sia portare un 747 da Roma a New York; secondo il piano del governo, un comandante può benissimo riciclarsi dietro ad uno sportello delle Poste a timbrare raccomandate. Noi comandiamo, voi vi addattate.

Così quando sento Berlusconi che, parlando degli ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori Alitalia in esubero, si lamenta che questi (i lavoratori) non devono esagerare nelle pretese perchè non possono (gli ammortizzatori) diventare una forma di privilegio, ecco, penso che costui non dovrebbe permettersi di parlare di cose che non conosce. E, tra parentesi, dovrebbe anche vergognarsi.

Dal canto suo il sindacato, e mi riferisco in specie alla CGIL, peccando come al solito di scarsa lungimiranza e per la smania di nuocere all’unico governo di centrosinistra in circolazione, pagherà cara la non adesione all’offerta di Air France.
Anche se i più agguerriti sono gli autonomi, sono tutti d’accordo a scaricare la responsabilità del fallimento sul maggiore sindacato e a metterlo all’angolo. “Se Alitalia è fallita è colpa dei comunisti”.

In quanto all’informazione-kapò televisiva di cui sopra, abbiamo capito finalmente cos’è, o meglio chi è che impedisce ai giornalisti italiani di informare in maniera seria, onesta, obiettiva, insomma professionale, i loro concittadini: Gabriele Paolini.


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Filippo Facci, nel ruolo del cattivo, ha invitato una delle ministre dalle labbra chiacchierate a dimettersi perchè, effettivamente, una carriera politica fulminea come la sua non si era mai vista prima e quindi ci deve essere del vero nel gossip che sta ammorbando la politica di quest’estate. Un colpo basso, in grado di abbattere altro che le esili membra della ragazza.

Come un riflesso pavloviano, al suono del campanello riformista, è subito arrivata salivando la solidarietà bipartisan alla ministra, compresa quella delle cagnette alle quali Bocca di Rosa non aveva sottratto l’osso. Povera Mara, scrivono le opinioniste in vena di sorellanza ad un tanto al chilo, non è giusto prendersela con lei. Non è giusto prendersela sempre con le donne. Se però giri attorno al mio uomo ti cavo gli occhi con il cucchiaio.

Anche Travaglio si impietosisce, offre cavallerescamente il braccio alla pulzella affinchè si rialzi e dice che, tutto sommato, ci sono berluscones in alte cariche che fanno al presdelcons servizi ben più umili di quelli orali.

Giusto, non siamo mica gli americani che dobbiamo scandalizzarci per le corna (quando non sono le nostre).
Ciò che fa rizzare i peletti sulle braccia a chi ha ancora un minimo senso dello Stato non è che il vecchio satiro abbia delle amanti e nemmeno che utilizzi le caramelle che ormai usano anche i baldi giovanotti per durare più dei canonici tre minuti, come le uova alla coque.
No, il punto non è questo.

La cosa grave da appurare è se lui abbia appoggiato una sua favorita a noi, facendocela assumere con uno stipendio favoloso superiore di molto al nostro di modesti lavoratori e con l’impegno a mantenerla anche quando le grazie che l’avrebbero, secondo le malelingue, tanto aiutata in carriera saranno sfiorite e necessiterà, oltre che di protesi dentaria, di pensione di vecchiaia.
Non è un sospetto infondato. Fateci caso, le strappone da sistemare per far contenti i vecchi bavosi dell’una e dell’altra sponda politica a chi le ha fatte assumere? Alla RAI, servizio pubblico fino a prova contraria. Stipendiate anche con il canone annuale da 100,00 euro e rotti che paghiamo con sacrificio ogni anno (noi fessi che lo paghiamo).

Ecco, a me dà fastidio solo ed unicamente questo. Che uno che ha i fantastiliardi e dozzine di aziende con migliaia di posizioni disponibili per assumere amici, parenti, conoscenti e amanti, non crei nuovi posti di lavoro a Mediaset ma abbia il coraggio di farsi mantenere i vizietti a spese degli italiani. In pratica, in azienda no perchè i figli si offenderebbero, al governo si, tanto gli italiani sono coglioni.
Chi lo ha votato non si rende conto di questo paradosso offensivo, non lo vede proprio. Si accontenta di sbavare dietro alle donne del capo, di guardare ma non toccare e di contribuire al loro costoso mantenimento. Una sorta di adozione a distanza.
Dice che siamo invidiosi perchè le loro politcanti con il risucchio sono belle ed intelligenti. Le altre, quelle del centrosinistra no, s’intende. Le loro sono talmente intelligenti che hanno bisogno di far vedere le poppe anche alle sei di mattina, nel caso sembrassero improvvisamente cretine quando aprono bocca.

Un’altra cosa che mi dà fastidio è che la fatalona di destra, quando appende il reggicalze al chiodo perchè ha raggiunto lo scopo e si è sistemata, assume quell’aria da verginella che fa ohi ohi che male.
Fateci caso. Si evitaperonizzano con il tailleurino monacale e fanno intendere che per loro la politica è uno sforzo immane, una missione. Deperiscono, si distruggono la tiroide e diventano esoftalmiche.
Non solo ma, come tutte le redente, si mettono a fare la predica agli altri. A quello sfacciato del gay con le chiappe di fuori e le paillettes, per esempio. Cominciano a menarla con il valore della famiglia. Ritornano vergini con tanto di imene intonso. Pure sì come angeli.
Qualcuno mi spieghi perchè una che suona il pianoforte, danza sulle punte, legge libri impegnati e si è laureata non potrebbe anche essere brava a fare rutti, a pulire i cessi o ad esercitare le arti bolognesi. Non c’è scritto da nessuna parte che una cosa debba escludere l’altra. A meno che non si voglia prendere qualcuno per il culo.
E’ la solita ipocrisia dei bacchettoni, che ne fanno di tutti i colori ma poi corrono a slinguazzare le sante mani in cerca di perdono, che viene loro concesso a caro prezzo, a suon di bigliettoni.

Stia tranquilla la ministra. Cercheranno di farla cadere ma lei si rialzerà, più intelligente di prima. A noi non rimarrà tra un pò che rimpiangere gli anni ’80 di Craxi , delle pagelle di Moana e delle cattive ragazze che non avevano paura di esserlo.

http://media.imeem.com/m/rz8dboVgpz/aus=false/


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Filippo Facci, nel ruolo del cattivo, ha invitato una delle ministre dalle labbra chiacchierate a dimettersi perchè, effettivamente, una carriera politica fulminea come la sua non si era mai vista prima e quindi ci deve essere del vero nel gossip che sta ammorbando la politica di quest’estate. Un colpo basso, in grado di abbattere altro che le esili membra della ragazza.

Come un riflesso pavloviano, al suono del campanello riformista, è subito arrivata salivando la solidarietà bipartisan alla ministra, compresa quella delle cagnette alle quali Bocca di Rosa non aveva sottratto l’osso. Povera Mara, scrivono le opinioniste in vena di sorellanza ad un tanto al chilo, non è giusto prendersela con lei. Non è giusto prendersela sempre con le donne. Se però giri attorno al mio uomo ti cavo gli occhi con il cucchiaio.

Anche Travaglio si impietosisce, offre cavallerescamente il braccio alla pulzella affinchè si rialzi e dice che, tutto sommato, ci sono berluscones in alte cariche che fanno al presdelcons servizi ben più umili di quelli orali.

Giusto, non siamo mica gli americani che dobbiamo scandalizzarci per le corna (quando non sono le nostre).
Ciò che fa rizzare i peletti sulle braccia a chi ha ancora un minimo senso dello Stato non è che il vecchio satiro abbia delle amanti e nemmeno che utilizzi le caramelle che ormai usano anche i baldi giovanotti per durare più dei canonici tre minuti, come le uova alla coque.
No, il punto non è questo.

La cosa grave da appurare è se lui abbia appoggiato una sua favorita a noi, facendocela assumere con uno stipendio favoloso superiore di molto al nostro di modesti lavoratori e con l’impegno a mantenerla anche quando le grazie che l’avrebbero, secondo le malelingue, tanto aiutata in carriera saranno sfiorite e necessiterà, oltre che di protesi dentaria, di pensione di vecchiaia.
Non è un sospetto infondato. Fateci caso, le strappone da sistemare per far contenti i vecchi bavosi dell’una e dell’altra sponda politica a chi le ha fatte assumere? Alla RAI, servizio pubblico fino a prova contraria. Stipendiate anche con il canone annuale da 100,00 euro e rotti che paghiamo con sacrificio ogni anno (noi fessi che lo paghiamo).

Ecco, a me dà fastidio solo ed unicamente questo. Che uno che ha i fantastiliardi e dozzine di aziende con migliaia di posizioni disponibili per assumere amici, parenti, conoscenti e amanti, non crei nuovi posti di lavoro a Mediaset ma abbia il coraggio di farsi mantenere i vizietti a spese degli italiani. In pratica, in azienda no perchè i figli si offenderebbero, al governo si, tanto gli italiani sono coglioni.
Chi lo ha votato non si rende conto di questo paradosso offensivo, non lo vede proprio. Si accontenta di sbavare dietro alle donne del capo, di guardare ma non toccare e di contribuire al loro costoso mantenimento. Una sorta di adozione a distanza.
Dice che siamo invidiosi perchè le loro politcanti con il risucchio sono belle ed intelligenti. Le altre, quelle del centrosinistra no, s’intende. Le loro sono talmente intelligenti che hanno bisogno di far vedere le poppe anche alle sei di mattina, nel caso sembrassero improvvisamente cretine quando aprono bocca.

Un’altra cosa che mi dà fastidio è che la fatalona di destra, quando appende il reggicalze al chiodo perchè ha raggiunto lo scopo e si è sistemata, assume quell’aria da verginella che fa ohi ohi che male.
Fateci caso. Si evitaperonizzano con il tailleurino monacale e fanno intendere che per loro la politica è uno sforzo immane, una missione. Deperiscono, si distruggono la tiroide e diventano esoftalmiche.
Non solo ma, come tutte le redente, si mettono a fare la predica agli altri. A quello sfacciato del gay con le chiappe di fuori e le paillettes, per esempio. Cominciano a menarla con il valore della famiglia. Ritornano vergini con tanto di imene intonso. Pure sì come angeli.
Qualcuno mi spieghi perchè una che suona il pianoforte, danza sulle punte, legge libri impegnati e si è laureata non potrebbe anche essere brava a fare rutti, a pulire i cessi o ad esercitare le arti bolognesi. Non c’è scritto da nessuna parte che una cosa debba escludere l’altra. A meno che non si voglia prendere qualcuno per il culo.
E’ la solita ipocrisia dei bacchettoni, che ne fanno di tutti i colori ma poi corrono a slinguazzare le sante mani in cerca di perdono, che viene loro concesso a caro prezzo, a suon di bigliettoni.

Stia tranquilla la ministra. Cercheranno di farla cadere ma lei si rialzerà, più intelligente di prima. A noi non rimarrà tra un pò che rimpiangere gli anni ’80 di Craxi , delle pagelle di Moana e delle cattive ragazze che non avevano paura di esserlo.


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