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Per noi che abbiamo vissuto l’era A.B. (avanti Berlusconi) e ricordiamo un mondo dove la politica non era solo avanspettacolo e peep-show di quart’ordine ma qualche volta ci donava una bella commedia, un dramma o addirittura un’eschiliana tragedia, è inevitabile fare confronti tra gli attori di allora e quelli attuali.

Non sto dicendo, come è tipico dei vecchi, che allora fossero tutte rose e garofani: anzi, con quello che ci sono costati i garofani, sentiamo ancora male dalle parti del portafoglio.

Oggi Lui dice che Mani Pulite ha interrotto il flusso del progresso e c’è da capirlo.
Non si può dire che non sia riconoscente verso i suoi antichi mentori. Fu grazie all’intenso profumo del garofano rosso che Silvio consolidò il suo monopolio mediatico. Chissà senza Mani Pulite e Tonino dove sarebbe arrivato. Grande Impresario Unico dell’Universo e pure di quelli paralleli e tangenti?

Non è pura nostalgia del passato. Ho l’impressione che gli attori politici di allora, anche quando erano piuttosto improbabili come candidati mantenessero una freschezza e dignità che oggi appare scomparsa. Mi riferisco soprattutto alle attrici.

Una delle cose che più mi fa rabbia dei berlusconidi che ci hanno colonizzato moltiplicando i loro baccelloni, è l’idea che hanno della donna in politica. Se avete modo di discutere con loro dell’argomento, appena sentirete il suono della monetina che cade nel distributore automatico di banalità, partiranno con il dire che le donne di sinistra sono racchie mentre quelle di destra, le loro, sono “belle e intelligenti”.

La destra, soprattutto quella berlusconide, ha un’idea puramente decorativa della donna. O meglio, apprezza le qualità intellettuali ma solo ed esclusivamente se si accompagnano alla gnoccaggine e se si mantengono entro i limiti di una laureetta in lettere o giurisprudenza e a qualche diplomino di belle arti o conservatorio. Una laurea in astronomia o un Nobel per la medicina cominciano ad essere difetti parecchio fastidiosi e infatti, se gratti, è capace che le astronome e le scienziate siano pure di sinistra.
Insomma, una donna ha voglia a dirsi di destra e dormire con la biografia della Thatcher (che pure era racchia come solo un’inglese racchia sa essere) sotto il cuscino ma, se non ha la sesta naturale, all’uomo di destra sorge il dubbio che possa essere di sinistra o astronoma e gli si ammoscia.

Semplicemente le politiche che non considerano il tacco stiletto e l’autoreggente come strumenti essenziali di dialettica, non riescono a rassicurare abbastanza gli uomini di destra della loro eterosessualità.
Gli ultimi spiacevoli accadimenti in terra austriaca hanno dimostrato che il binomio destra-omosessualità è una spina nel fianco di tanti nerboruti ubermenschen frocionazisti tendenti ad eccitarsi più con l’afrore degli spogliatoi di rugby che con lo Chanel N°5 .
Ecco quindi spiegato il dileggio nei confronti della sinistra che candida Luxuria e l’elogio della giarrettiera e delle camicette nere della rivoluzione, addirittura elette ministre senza portafoglio e forse senza mutande.

Il concetto di ministra più decorativa che adatta all’incarico, tipico degli ultimi governi berlusconiani, assomiglia molto a quello della Bond girl cinematografica. Anzi, in questo caso la chiameremo , in omaggio al vate di Fivizzano, Bondi girl.
La Bond Girl, nei film di 007 ha una sola funzione. Rassicurare Bond della sua eterosessualità, scoparci senza preservativo e senza il ricatto dell’anello di fidanzamento e scosciare a comando in un paio di scene.

Le nostre Bondi girl, quando parlano, tendono a perdere molto del loro fascino. Il guaio è che, per paura che non vengano abbastanza belle, a volte si risparmia sull’intelligenza.
Tentano perfino di rubare la scena a 007, sparandole più grosse di lui e riuscendo a venire giù dal pero senza farsi un graffio.
Come quando la camicetta nera Carfagna, tutta eccitata, annuncia dalla Bignardi in TV che i trafficanti di prostitute stanno già lasciando l’Italia, come i topi in fuga dal Titanic, spaventati dal suo decreto antimignotte.
Eppure basta leggere una qualunque rubrica di annunci A.A.A. su serissimi quotidiani e si resta travolti dalle “novità assolute, appena arrivate, dolcissime brasiliane settima naturale, dotatissime, senza fretta e amanti del secondo canale, ambiente riservato”. Forse la chiave è proprio l’ambiente riservato.
La prostituta è ormai un rifiuto speciale che inquina e ci vogliono discariche e siti di stockaggio appositi, lontano da occhi indiscreti.
Si manda poi a combatterle una che ha con la prostituzione lo stesso atteggiamento aggressivo-ossessivo-censorio che ha Ratzinger nei confronti dell’omosessualità.

Non lo so. A me queste Bondi girl finto-serie, con il look da “segretaria di giorno, maiala di notte” e l’espressione da “io non faccio certe cose” con l’occhietto sgranato, fanno rimpiangere tanto i tempi di Moana candidata sindaco di Roma per il Partito dell’Amore, 1992. Una strafiga cosmica con un’intelligenza da astronoma. E soprattutto sincera.



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Non sto dicendo, come è tipico dei vecchi, che allora fossero tutte rose e garofani: anzi, con quello che ci sono costati i garofani, sentiamo ancora male dalle parti del portafoglio.

Oggi Lui dice che Mani Pulite ha interrotto il flusso del progresso e c’è da capirlo.
Non si può dire che non sia riconoscente verso i suoi antichi mentori. Fu grazie all’intenso profumo del garofano rosso che Silvio consolidò il suo monopolio mediatico. Chissà senza Mani Pulite e Tonino dove sarebbe arrivato. Grande Impresario Unico dell’Universo e pure di quelli paralleli e tangenti?

Non è pura nostalgia del passato. Ho l’impressione che gli attori politici di allora, anche quando erano piuttosto improbabili come candidati mantenessero una freschezza e dignità che oggi appare scomparsa. Mi riferisco soprattutto alle attrici.

Una delle cose che più mi fa rabbia dei berlusconidi che ci hanno colonizzato moltiplicando i loro baccelloni, è l’idea che hanno della donna in politica. Se avete modo di discutere con loro dell’argomento, appena sentirete il suono della monetina che cade nel distributore automatico di banalità, partiranno con il dire che le donne di sinistra sono racchie mentre quelle di destra, le loro, sono “belle e intelligenti”.

La destra, soprattutto quella berlusconide, ha un’idea puramente decorativa della donna. O meglio, apprezza le qualità intellettuali ma solo ed esclusivamente se si accompagnano alla gnoccaggine e se si mantengono entro i limiti di una laureetta in lettere o giurisprudenza e a qualche diplomino di belle arti o conservatorio. Una laurea in astronomia o un Nobel per la medicina cominciano ad essere difetti parecchio fastidiosi e infatti, se gratti, è capace che le astronome e le scienziate siano pure di sinistra.
Insomma, una donna ha voglia a dirsi di destra e dormire con la biografia della Thatcher (che pure era racchia come solo un’inglese racchia sa essere) sotto il cuscino ma, se non ha la sesta naturale, all’uomo di destra sorge il dubbio che possa essere di sinistra o astronoma e gli si ammoscia.

Semplicemente le politiche che non considerano il tacco stiletto e l’autoreggente come strumenti essenziali di dialettica, non riescono a rassicurare abbastanza gli uomini di destra della loro eterosessualità.
Gli ultimi spiacevoli accadimenti in terra austriaca hanno dimostrato che il binomio destra-omosessualità è una spina nel fianco di tanti nerboruti ubermenschen frocionazisti tendenti ad eccitarsi più con l’afrore degli spogliatoi di rugby che con lo Chanel N°5 .
Ecco quindi spiegato il dileggio nei confronti della sinistra che candida Luxuria e l’elogio della giarrettiera e delle camicette nere della rivoluzione, addirittura elette ministre senza portafoglio e forse senza mutande.

Il concetto di ministra più decorativa che adatta all’incarico, tipico degli ultimi governi berlusconiani, assomiglia molto a quello della Bond girl cinematografica. Anzi, in questo caso la chiameremo , in omaggio al vate di Fivizzano, Bondi girl.
La Bond Girl, nei film di 007 ha una sola funzione. Rassicurare Bond della sua eterosessualità, scoparci senza preservativo e senza il ricatto dell’anello di fidanzamento e scosciare a comando in un paio di scene.

Le nostre Bondi girl, quando parlano, tendono a perdere molto del loro fascino. Il guaio è che, per paura che non vengano abbastanza belle, a volte si risparmia sull’intelligenza.
Tentano perfino di rubare la scena a 007, sparandole più grosse di lui e riuscendo a venire giù dal pero senza farsi un graffio.
Come quando la camicetta nera Carfagna, tutta eccitata, annuncia dalla Bignardi in TV che i trafficanti di prostitute stanno già lasciando l’Italia, come i topi in fuga dal Titanic, spaventati dal suo decreto antimignotte.
Eppure basta leggere una qualunque rubrica di annunci A.A.A. su serissimi quotidiani e si resta travolti dalle “novità assolute, appena arrivate, dolcissime brasiliane settima naturale, dotatissime, senza fretta e amanti del secondo canale, ambiente riservato”. Forse la chiave è proprio l’ambiente riservato.
La prostituta è ormai un rifiuto speciale che inquina e ci vogliono discariche e siti di stockaggio appositi, lontano da occhi indiscreti.
Si manda poi a combatterle una che ha con la prostituzione lo stesso atteggiamento aggressivo-ossessivo-censorio che ha Ratzinger nei confronti dell’omosessualità.

Non lo so. A me queste Bondi girl finto-serie, con il look da “segretaria di giorno, maiala di notte” e l’espressione da “io non faccio certe cose” con l’occhietto sgranato, fanno rimpiangere tanto i tempi di Moana candidata sindaco di Roma per il Partito dell’Amore, 1992. Una strafiga cosmica con un’intelligenza da astronoma. E soprattutto sincera.


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La colorita espressione è del ministro antiglobal Tremontino, pronunciata testé nel corso di un’intervista al TG1, con riferimento alla drammatica crisi americana dei mutui che spinge le famiglie della classe media a sempre peggiori livelli di povertà.
Secondo lui non è possibile che in Italia succeda altrettanto perchè il sistema pensionistico è solido, le banche hanno gli sportelli (giuro) e, insomma, è il sistema americano che fa cagare.
Speriamo non siano le ultime parole famose.

Certo è stupefacente che, in un governo dove tutti, anche le ministre, hanno vigorose erezioni da Cialis pensando alla signora Thatcher e a Milton Friedman, vi sia qualcuno di non poca importanza che dica che il crollo delle banche d’affari è colpa della globalizzazione, cioè della conseguenza di quella neoplasia capitalistica che è stato il neoliberismo.

La dea Nemesi in questi giorni celebra la sua apoteosi. Dopo anni in cui si è favoleggiato di liberismo, libero mercato e più figa per tutti, lo stato più liberista del mondo è costretto a salvare con soldi pubblici due banche d’affari private per evitare il crollo completo del sistema.
Lo statalismo che salva il libero mercato. Se non vi fossero famiglie sul lastrico ci sarebbe da rotolarsi sul pavimento dal ridere.

Ho una domanda che mi ruzzola da giorni in testa. Se lo stato americano è costretto ad usare i fondi pubblici, le tasse dei contribuenti a stelle e strisce per salvare le bancarotte delle varie Mork & Mindy e Tom & Jerry, cosa è previsto per i manager, i CEO di quelle società che hanno provocato con la loro avidità, incompetenza e disonestà il crack, oltretutto scappando con la cassa sotto forma di liquidazioni da favola? Non se ne parla. Ci vorrebbero pene esemplari. La mannaia la vedrei bene.

Il vero nemico del capitalismo non è il comunismo, visto che lo statalismo sovietico a volte gli serve incredibilmente da antibiotico salvavita, ma la Finanza. Sarà la Finanza a distruggere dall’interno il capitalismo, con i suoi giochetti da roulette truccata, con le speculazioni sulle put options, con i croupier che giocano sporco con l’asso nella manica dell’insider trading, con i miliardi di dollari “bruciati” in pochi minuti di contrattazioni. Dollari che sono costati lavoro, fatica e sacrificio per essere accumulati. Le cose vanno male perchè il mondo è come una famiglia dove chi guadagna va a giocarsi tutto lo stipendio alle slot-machines.
Come si può rilanciare l’economia, cioè il naturale movimento delle merci e dei servizi, che è legato al potere d’acquisto, se abbiamo il vampiro finanziario attaccato al collo?

Non potendo eliminare il denaro, come suggerisce Massimo Fini nel suo splendido libro “Denaro, sterco del demonio”, bisognerebbe almeno eliminare la Finanza, che è il casinò dove pochi giocatori d’azzardo vanno i giocarsi i destini di tutti noi.
Bisogna chiudere le Borse e ritornare all’Economia pura, al misurare la ricchezza sulle cose concrete: beni, oro, risorse, merci, non su pezzi di carta, cifre astratte o titoli virtuali, altrimenti il videogame prima o poi sfuggirà veramente di mano e non ci saranno più soldi pubblici per tappare i buchi e coprire le vergogne.
E’ l’unica alternativa all’apriscatole.


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La colorita espressione è del ministro antiglobal Tremontino, pronunciata testé nel corso di un’intervista al TG1, con riferimento alla drammatica crisi americana dei mutui che spinge le famiglie della classe media a sempre peggiori livelli di povertà.
Secondo lui non è possibile che in Italia succeda altrettanto perchè il sistema pensionistico è solido, le banche hanno gli sportelli (giuro) e, insomma, è il sistema americano che fa cagare.
Speriamo non siano le ultime parole famose.

Certo è stupefacente che, in un governo dove tutti, anche le ministre, hanno vigorose erezioni da Cialis pensando alla signora Thatcher e a Milton Friedman, vi sia qualcuno di non poca importanza che dica che il crollo delle banche d’affari è colpa della globalizzazione, cioè della conseguenza di quella neoplasia capitalistica che è stato il neoliberismo.

La dea Nemesi in questi giorni celebra la sua apoteosi. Dopo anni in cui si è favoleggiato di liberismo, libero mercato e più figa per tutti, lo stato più liberista del mondo è costretto a salvare con soldi pubblici due banche d’affari private per evitare il crollo completo del sistema.
Lo statalismo che salva il libero mercato. Se non vi fossero famiglie sul lastrico ci sarebbe da rotolarsi sul pavimento dal ridere.

Ho una domanda che mi ruzzola da giorni in testa. Se lo stato americano è costretto ad usare i fondi pubblici, le tasse dei contribuenti a stelle e strisce per salvare le bancarotte delle varie Mork & Mindy e Tom & Jerry, cosa è previsto per i manager, i CEO di quelle società che hanno provocato con la loro avidità, incompetenza e disonestà il crack, oltretutto scappando con la cassa sotto forma di liquidazioni da favola? Non se ne parla. Ci vorrebbero pene esemplari. La mannaia la vedrei bene.

Il vero nemico del capitalismo non è il comunismo, visto che lo statalismo sovietico a volte gli serve incredibilmente da antibiotico salvavita, ma la Finanza. Sarà la Finanza a distruggere dall’interno il capitalismo, con i suoi giochetti da roulette truccata, con le speculazioni sulle put options, con i croupier che giocano sporco con l’asso nella manica dell’insider trading, con i miliardi di dollari “bruciati” in pochi minuti di contrattazioni. Dollari che sono costati lavoro, fatica e sacrificio per essere accumulati. Le cose vanno male perchè il mondo è come una famiglia dove chi guadagna va a giocarsi tutto lo stipendio alle slot-machines.
Come si può rilanciare l’economia, cioè il naturale movimento delle merci e dei servizi, che è legato al potere d’acquisto, se abbiamo il vampiro finanziario attaccato al collo?

Non potendo eliminare il denaro, come suggerisce Massimo Fini nel suo splendido libro “Denaro, sterco del demonio”, bisognerebbe almeno eliminare la Finanza, che è il casinò dove pochi giocatori d’azzardo vanno i giocarsi i destini di tutti noi.
Bisogna chiudere le Borse e ritornare all’Economia pura, al misurare la ricchezza sulle cose concrete: beni, oro, risorse, merci, non su pezzi di carta, cifre astratte o titoli virtuali, altrimenti il videogame prima o poi sfuggirà veramente di mano e non ci saranno più soldi pubblici per tappare i buchi e coprire le vergogne.
E’ l’unica alternativa all’apriscatole.


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