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Di Daniele Luttazzi mi piacciono da morire certe definizioni, ad esempio quella che ha dedicato alla Moratti: “L’idea che un parrucchiere ha di un ministro”, e a Fini (Gianfranco) “Ha l’aria di uno che è stato picchiato da piccolo. Ma non abbastanza.”
I suoi libri mi hanno divertito molto. A volte lo trovo geniale. Però gli rimprovero almeno un paio di insopportabili difetti.
Per prima cosa, è un feticista del culo inteso come orifizio e, come tutti i feticisti, è convinto che il resto del mondo condivida la sua stessa perversione. E’ come il feticista dello stiletto 12 che si meraviglia che al suo vicino non piaccia leccare la suola delle scarpe perchè è sporca. O l’amante del bondage che si picca che a me non piaccia la tenaglia sul capezzolo.

In secondo luogo, mi ricorda due bambini che in tempi diversi hanno abitato il condominio dove vivevo da piccola. Il primo si piazzava sul terrazzo e gridava a squarciagola, perchè lo sentissero proprio tutti: “Mia mamma è una grandissima puttanaaaa!!!”
Il secondo, di origini toscane, giocava in giardino piazzando ad ogni tiro di pallone andato a male dei P.D. da incenerire il santissimo. Dopo un iniziale scalpore e sbigottimento, ci abituammo e alle parolacce e bestemmie non facemmo più caso.

Ecco, Luttazzi è un bambino che si diverte un mondo a scandalizzare il borghesuccio – gli intellettuali babbioni direbbero épater le bourgeois – finchè questi ci casca, dicendo “cazzo, culo, merda” e facendo propaganda alla sua perversione in modo un tantinello ripetitivo, come tutti i fissati.
E’ talmente insistita la cosa che fa venire il dubbio che non sia capace di andare oltre all’anale e di dedicarsi ad un tipo di rapporto che implichi non solo il dolore ma anche il piacere della partner, magari utilizzando gli organi preposti appunto al piacere. Che ne so, il clitoride, ad esempio.

E poi, già che c’era, perchè non sdoganare in una così importante occasione, tanto per cambiare, un atto anale si ma tra due bei maschioni? In fondo, tra i più celebri wannabe inculati da Berlusconi vi sono soprattutto uomini.
Non l’ha fatto, credo, perchè questo bambino fissato sulla fase anale – Sigmund sarà obsoleto ma ancora c’azzecca – sarebbe passato da busone e questo, per un maschio romagnolo, è peggio di una diagnosi di melanoma maligno.
Non l’ha fatto anche perchè non ha saputo resistere al richiamo della foresta del neomaschilismo criptofascista revanchista, secondo il quale la donna deve essere soprattutto sottomessa. Ovverosìa, il vero maschio sodomizza e a lei deve pure piacere, se non ho capito male.
Ha ragione Francesco Piccolo sull’Unità, quando dice che in quanto a maschilismo, destra e sinistra si assomigliano più di quanto non vogliano far credere.

Intendiamoci, non ho nulla in contrario verso pratiche sessuali scelte di comune accordo ed allegramente praticate per arricchire l’altrimenti limitato repertorio dei buchi, purchè piacciano a tutti e due. A volte ad uno dei due qualcosa non va. Pazienza, non è un dramma.
Non vorrei però che, dopo aver reso il pompino un obbligo morale invece che un piacevole passatempo, pena il tradimento con quella che invece li fa, ora ci offrano un posto da amante ma solo con obbligo di inculata, altrimenti mi rivolgo alla trans che invece lo prende.
Il bello poi è che quando vanno con le trans vogliono fare soprattutto i passivi. Le trans, oltre agli ormoni femminili che buttano giù per femminilizzarsi, si ammazzano di viagra al fine di soddisfare i poeti dell’inculata. I quali, con loro, fanno anche gli attivi, ovviamente, ma correndo sempre il rischio che qualcuno ricambi il favore sdebitandosi con il suo. Così in effetti sarebbe più giusto. Do ut des.
Solo con le donne vogliono essere solo attivi. E questo, a casa mia, non è più sesso ma gusto per la prevaricazione. Senza contare che, quando vogliono insultarla, la definiscono “rottincula”. Cioè insultano colei che tanto gentilmente glielo dà.
Insomma, siccome è tanto fico prenderlo nel didietro, purchè si tratti di donne e non dei loro preziosi buchetti, e Luttazzi ci fa pure i monologhi, a noi dovrebbe piacere di default e guai a discutere.
Invece, se ascolti i loro discorsi, le loro schermaglie sempre a sfondo omosex – chissà perchè – le toccatine, le spinte, il “dammelo, si, dai” “no, il culo non te lo do”, eccetera, c’è sempre quello che fa la femmina riottosa che vuole arrivare vergine di culo alla morte e il vero maschio che recita l’impalatore di professione. Mioddìo, ma perchè i maschi eterosessuali quando sono più di due in una stanza si comportano così? Fanno così anche i gay, ditemi? Perchè noi ragazze non sentiamo il desiderio di mimare lo stupro quando ci troviamo tra di noi ma ci guardiamo un bel film in santa pace?

Luttazzi non è andato oltre nella provocazione, offrendo al pubblico un atto tra maschi, anche perchè è un provinciale e siamo in Italia. Siamo lontani anni luce dal proporre una vera satira a sfondo sessuale come quella che fa Sacha Baron Cohen, ad esempio. Luttazzi dice “culo, cacca” e tutti applaudono e citano addirittura Kant, mentre invece Cohen, nei suoi filmetti apparentemente idioti, fa satira allo stesso tempo sull’omofobo che va a scuola di arti marziali per difendersi dall’assalto dei froci e sull’attrezzatura demenziale da sesso anale della coppia gay, descrivendo una società sessualmente malata e disperatamente nevrotica da tutte e due le parti, e per questo ancor più tragica.
Cohen però per l’intellettualume è volgare, “Brüno” una scandalosa cagata. Luttazzi invece, che dà l’impressione di usare le donne solo perchè munite di secondo canale, sarebbe un genio della satira.
Quello che vorrei far capire è che è profondamente ingiusto che l’editto bulgaro di un puttaniere abbia colpito un comico che è capace di scrivere cose molto intelligenti, quando non vuole scandalizzare a tutti i costi o tediarci con le sue fissazioni anali. Ciò comunque non vuol dire che un bambino che urla parolacce di continuo non possa essere fastidioso e al limite anche offendere qualche sensibilità ogni tanto.

Luttazzi è uno che si sveglia la mattina, dice “voglio fare satira”, tira giù dallo scaffale lo “Psychopathia Sexualis” di Krafft-Ebing e cerca di proposito le perversioni più estreme che sicuramente colpiranno la platea. Ecco la scenetta coprofila di “Decameron”(“geniale!” urla l’intellettualume, lo stesso che voleva bruciare Pasolini per “Salò”) , le mutandine annusate e le tre fasi con sborata sulla schiena (geniale! geniale!)
Vi ricordate il casino quando in un suo spettacolo si disse che aveva mimato Andreotti che sodomizzava il cadavere di Moro? Non era vero, cioè non era esattamente così, Andreotti si eccitava sulle ferite di Moro cadavere. Altissima satira, direbbe l’intellettualume. No, era solo arrivato alla pagina “necrofilia”. Speriamo ci risparmi almeno la pedofilia.

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