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Ho appena scoperto di essere massona. A quanto pare questa sorella ha visto la luce in qualche loggia P3, P4 o P5 con un bel grembiulino corto corto e il cappuccio di raso nero che fa pure fetish ma proprio non se lo ricorda quando. Magari, senza saperlo, sono pure affiliata alla Loggia del Drago.
Eh si perché, secondo la disinteressata ed obiettiva stampa cattolica, mai così inviperita e toccata con il trapano nel nervo vivo come in questi giorni, chi la mena con la questione delle esenzioni ed agevolazioni fiscali alla Chiesa, manifestando un giusto sdegno per questi anacronistici privilegi, mantenuti alla faccia di chi le agevolazioni non le vede nemmeno dal buco della serratura e paga tutto fino all’ultimo centesimo in busta paga, oltre a non essere figlio di Maria, avrebbe dietro di sé nientepopodimeno che il Grande Oriente con uno dei suoi malvagi complotti. Anticlericalismo viscerale, insomma. Mangiapretismo d’antan in divisa da libero muratore.
Si è scatenata, non so se ve ne siete accorti, un’impressionante potenza di fuoco da parte delle varie divisioni  corazzate in difesa dell’obolo di San Pietro e di tutte le sue mutazioni: dai gerarchi vaticani ai giornali cattolici, ai vaticanisti, agli alti vertici piddini Bersani e Bindi – ça va sans dire – giù giù fino a vario ed illustre opinionismo online che arriva a parlare, senza tanti complimenti e un po’ ad effetto, di bufala dell’esenzione ICI alla Chiesa. Non per iperclericalismo alla Pontifex ma per una certa tendenza modaiola a vedere bufale un po’ dappertutto e per una reazione pavloviana negativa nei confronti delle iniziative nate su Facebook. 
Questi fautori dell’esenzione ICI come possibile bufala facebookiana pasticciano un po’, non per cattiveria ma per eccesso di zelo, scivolando non solo su leggi volutamente viscide, difficili da interpretare perfino dai migliori giureconsulti, figuriamoci da dei poveri bloggers e giornalisti, ma sulle fallacie disseminate nel comune colloquiare dalla propaganda del Potere che pensa solo a difendere sé stesso e, alla fine, come si dice, è peggio il tacon del buso. 
Ad esempio, se si afferma che il governo Berlusconi  pensa di eliminare l’esenzione ICI introdotta nel 2006 per gli immobili della Chiesa adibiti “ad uso non strettamente commerciale” (n.d.a. Grazie Prodi per questo capolavoro di bizantinismo) inserendo il provvedimento di revoca nel decreto sul federalismo fiscale non si sta dicendo che l’esenzione c’è? Non si può abrogare qualcosa che non esiste. Oppure si?
E ancora, dal fronte questa volta delle ben più agguerrite Ratzingerdivisionen. A parte la negazione sfacciata in stile berlusconiano dell’Arcangelino Alfano, non è una fallacia bella e buona sostenere che  “la Chiesa paga già tutte le tasse”, (quindi-che-volete-da-noi-brutti-serpenti-massonacci-infami-che-non-siete-altro), quando invece la Chiesa paga tutte le tasse tranne quelle per le quali è esentata grazie alle leggi ad papam?
Fosse solo l’ICI. L’Espresso ha appena pubblicato un’inchiesta che elenca tutti i privilegi di cui gode l’Oltretevere. Non sono solo privilegi nominali, sono montagne, barcate di soldi.

Insomma, in Italia vi sono dei favoritismi nei confronti di una confessione religiosa che in un paese moderno ed europeo (non diciamo la parolaccia: laico) non dovrebbero esistere. Sarò massona ma non me ne importa una fava. E poi non sono mica sola. Mancano solo Pluto, Demo e il giudaico, poi come complottisti saremo al completo.
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Come temevamo, la crisi costringe il governo ad accelerare il compimento del piano di rinascita democratica della P2.

Per quest’anno non cambiare, stessa villa stesso mare. Il fotografo Zappadu, puntuale come una cometa all’ennesimo passaggio, anche quest’estate ci offre le sue foto scoop di Villa Certosa che proverebbero senza alcun dubbio l’appartenenza alla massoneria del B. Dopo esserci rinfrancati con un “nooo, ma va?” ghiacciato ed esserci chiesti a chi possa fregare di meno se nel villone pacchiano dell’ex-ghepensimì ora morto in Libia, ci sono i divani a forma di labbroni, i compassi e i triangoli massonici, il bunker e le tartarughe, c’è comunque una cosa curiosa da notare. 
Le foto di Zappadu che ho visto, se non sono state semplicemente scaricate da GoogleMaps, sembrano comunque foto satellitari. Ora, visto che Villa Certosa è considerata luogo strategico per la difesa e coperto da segreto di Stato e sembra essere ripresa con strumenti particolarmente sofisticati non in dotazione ai paparazzi, mi chiedo: quale grande occhio di Sauron sta osservando il vecchio? Da che parte arriva il messaggio trasmesso dal Mercurio Zappadu? 
No, perché altrimenti non si capisce tanto interessamento e spiegamento di pagine anche da parte di giornali come il “Fatto” online, riguardo all’arredamento bizzarro delle ville delle vecchie dive del consiglio decadute e a notizie che notizie non sono.
Nel giardino ci sono i simboli massonici. E allora? Che il B. sia un muratorino devoto è cosa nota fin dai tempi della sua iscrizione alla loggia P2 di Licio Gelli e da quelli successivi dei documentari sul suo leggendario mausoleo, il tombone mai condonato, anch’esso zeppo di allusioni al Grande Oriente. Ci saremmo piuttosto meravigliati se non fosse stato massone, visto che tutti coloro che contano qualcosa per denaro ed influenza, anche a livello di Circolo dei notabili cittadini di Cacasotto, pare ci diano dentro con la cazzuola e il compasso.

Secondo Gioele Magaldi, il leader di Grande Oriente Democratico, una fonte sempre molto interessante per sapere cosa ne pensa una parte della Massoneria del nano del consiglio, di solito molto male, il nostro si sarebbe addirittura creato, fin dai primissimi anni ’90, una loggia personale: la “Loggia del Drago” con sede ad Arcore. Ricordate Veronica e le “vergini da offrire al drago”? Diavolo di una donna!
Questa loggia, assieme ad un’altra con a capo Bisignani, sarebbero le famigerate P3 e P4, non proprio emanazioni della P2 ma, secondo Magaldi, “circuiti massonici borderline” alla ricerca di appoggi internazionali specie di area francofona, est-europea, nord-africana e medio-orientale”.
Oltre all’utile degli agganci internazionali tra fratelli, la Loggia del Drago sarebbe dedita a rituali massonici di vario livello, incluso quello che fa riferimento più specificamente a riti di “magia sessuale”. Sempre secondo Magaldi, una delle varianti di questi riti  consiste nel fatto “che una persona iniziata e quindi con un certo tipo di conoscenze, possa acquisire energia, vitalità, benessere e salute attraverso l’uso sessuale di altre persone molto più giovani, vampirizzandone l’energia”.  

Spero che tutta questa ritualità di magia sessuale, senza arrivare ai sacrifici umani di vergini intonse, non consista solo nel bacio delle veline al bigolo del Priapo di terracotta ed al bunga bunga con le zoccole mascherate  da infermiere e poliziotte  perché altrimenti il livello, direbbe l’indimenticato Pazzaglia, sarebbe basso. 
Secondo me si tratta anche qui di mitologia e di millanteria bella e buona. Checché ne dica il prof. Scopagnini, che (stra)parla di addirittura sei prestazioni al giorno (si, forse a 18 anni), a me pare che tutti questi riti di magia sessuale non sortiscano nel drago un grande effetto di energia e vitalità, a parte una fastidiosa e persistente narcolessia diurna, osservabile in particolar modo durante le parate militari, le canonizzazioni di papi, le conferenze e le cerimonie ufficiali. Forse il vampiro per sbaglio ha preso troppa luce, perché ultimamente, più che un drago, sembra una vecchia iguana imbolsita e rincoglionita che si trascina su uno scoglio delle Galapagos. Senza ben sapere che cazzo ci stia a fare lì.
Non è il caso di dire: “A volte ritornano” perchè costui non se n’è mai andato. E’ una presenza scomoda che aleggia da decenni sulla politica italiana, condizionandola pesantemente, e che ora rischia di diventare per il Dongiovanni di Palazzo Grazioli un vendicativo Commendatore, tornato dall’oltreloggia per ammonirlo della sua scelleratezza. Anche Mozart era massone, quindi la metafora calza a pennello.
Il Maestro Licio Gelli, intervistato dall’Espresso, è in vena di scrutini e pagelle per i suoi alunni, ma i voti finali di coloro che parevano all’inizio i più meritevoli riservano non poche sorprese.
Che il fratello n° 1816 fosse stato designato come esecutore materiale del Piano di Rinascita non era certo un fatto esoterico. Finora pareva essersi comportato di conseguenza. La RAI, come da istruzioni, la stava distruggendo, i giornali e le tv erano state infiltrate ad hoc. Molti confratelli erano entrati nei gangli vitali del sistema. Ecco un utile bignamino sulla storia della P2, dato che un ripasso, in tempi di esami, non fa mai male.

Invece il Maestro è in vena di bacchettate:

“Gli uomini al governo si sono abbeverati al mio Piano di Rinascita, ma l’hanno preso a pezzetti. Io l’ho concepito perché ci fosse un solo responsabile, dalle forze armate fino a quell’inutile Csm. Invece oggi vedo un’applicazione deformata’.
D. Non è contento dell’esecutivo?
‘Ho grandi riserve. Ci sono gli stessi uomini di vent’anni fa e non valgono nulla. Sanno solo insultarsi e non capiscono di economia. Tremonti è un tramonto. Il Parlamento è pieno di massaggiatrici, di attacchini di manifesti e di indagati. Chi è sotto inchiesta deve essere cacciato all’istante, al minimo sospetto’.

Sembrerebbe d’accordo con il wannabe ducetto di Arcore che reclama “più potere, più potere, più potenza, più potenza” (i freudiani si astengano da facili commenti). Invece, come un fulmine a ciel sereno, scende sul figliolo prediletto ex primo della classe la bocciatura senza appello:

D. Almeno il suo ex iscritto Silvio Berlusconi ha la sua benedizione?
‘Io sono un laico. Non do benedizioni ma certamente non condivido ciò che accade per sua volontà. Anche certe questioni private si risolvono in famiglia. Deve essere meno goliardico‘.
D. Vede in lui il realizzatore del Piano Rinascita?
‘Non è adatto. Inoltre, non ha molti collaboratori di valore’.

Oplà! Che il fratello 1816, invece di vedere la Luce, abbia visto solo la propria riflessa sullo specchio della vanità?
Non è una bagattella, ciò che Gelli manda a dire al fratello 1816. Gli sta rimproverando di pensare solo al proprio “particulare”, sottintendendo che altri potrebbero essere più adatti di lui.
Vuole perfino espropriarlo, in un momento politicamente delicato, e in prossimità del 25 luglio, dell’alleato più fedele, il Bossi:

D. Pensa che sia vittima della pressione leghista?
La Lega per me è un pericolo. Sta espropriando la sostanza economica dell’Italia. Le bizzarrie di Umberto Bossi hanno già diviso il Paese. Bisogna dire basta‘.

Sarà per questo che, da vecchio volpone, il nostro pensa ad una exit strategy in stile Craxiano? Un buen retiro al caldo nell’illusione che in Italia lo rimpiangeranno?
Parliamoci chiaro, se perfino Gelli lo vuole portare in autostrada per legarlo al guardrail, non è un buon segno.
Buon per lui che gli itagliani credono ancora che, come Gatto&Volpe, “non pensi al vile interesse ma unicamente ad arricchire gli altri”.
Gelli invece ricorda a chi vuole intendere ed agli italiani ottusi che questo tizio non sta facendo il suo lavoro. “Non è adatto”.
Mentre l’illuso dice che “siamo il paese più ricco d’Europa” (ah, quella luce che lo acceca…) e si pavoneggia con sondaggi sempre più compassionevoli preparati dalle sue badanti, il Maestro ha già inserito la marcia successiva, ed è una marcia rivoluzionaria:

‘I partiti non esistono più e i leader attuali passano il Rubicone con tre tessere in tasca. Non bisogna riformare solo la giustizia, ma prima di tutto l’economia e la sanità’.
Ci tranquillizzi, dottor Gelli. Lei non sta diventando di sinistra?
‘Io sono per il buon senso. Sono per il benessere al popolo che oggi patisce, non arriva al 20 del mese. Qui siamo oltre i margini della rivolta. Siamo alla Bastiglia’.

Il Gran Maestro, per lo meno con il suo ex pupillo, ha chiuso il cerchio con il compasso.

Prendo spunto da un articolo pubblicato su “L’Espresso” e ripreso dal Tafanus, dove si narra della simbologia massonica sparsa a piene grembialate nella Villa Certosa e soprattutto nel giardino mausoleo di Arcore del presdelcons per qualche riflessione a margine di stampo necrofilo.
So che è brutto parlare di certe cose, mi riferisco al mausoleo ed alla sua funzione ultima, quella cioè di configurarsi come l’utilizzatore finale delle spoglie mortali del premier, però siete pregati di non volgere il capo dall’altra parte come al solito quando si parla di certi argomenti e di far partire la manina verso le parti basse perchè non è il caso. Prima o poi è un argomento che dovremo affrontare noi Italiani. La sua dipartita, intendo. Anche perchè temo si tratterà di funerali di Stato a nostro carico. Tenendo conto che per Pavarotti si dice siano stati spesi 50.000,00 euro per le esequie, fatevi una botta di conti.

Una delle poche volte a memoria d’uomo nelle quali Vittorio Feltri rise di gusto (forse nervosamente ed in modo catartico come spesso accade quando si parla di morte) fu ascoltando il racconto di Marco Travaglio della visita al famoso mausoleo a lui raccontata da Indro Montanelli.

Per farvi un’idea delle alte vette di architettura cimiteriale raggiunte dal mausoleo di Berlusconi non perdetevi i filmati incastonati nel post. Ce n’è uno incredibilmente profetico del 1989 con la visita di Ugo Gregoretti al luogo del commiato della libertà e un contributo di Enrico Deaglio sull’argomento.
“Non mi faccia una cosa macabra”, aveva ordinato il cavaliere al suo Imhotep e lui obbedì riempiendogli il giardino con un tripudio di marmi, un’accozzaglia di simboletti massonici messi alla rinfusa così c’era pure il divertimento di andare a scovarli, come in un cubo di Rubik funerario, e addirittura, secondo alcuni, un simbolo svasticheggiante sulla scalinata che conduce all’avello. Una cosa orrenda, diciamolo. Meglio la classica tomba di famiglia con la donna piangente e un grande uccello ad ali spiegate sulla croce in travertino. Vuoi mettere?

Come raccontano i fortunati che l’hanno visitato, appena si scende nella cripta compare il sarcofago, o meglio l’arca destinata a raccogliere il di lui corpo. Un coso informe molto rozzo che ingombra tutta la stanza. Attorno una sezione loculi per ospitare i 36 sodali più fedeli.
Una cosa strana: dei nomi che sono stati fatti finora per un posto salma accanto a Lui non compaiono donne ma solo uomini: Dell’Utri, Fede, Confalonieri, Montanelli (che pose il gran rifiuto) e Feltri (che forse oramai l’offerta del loculo l’ha ricevuta assieme, chissà, a Minzolini, Vespa, Ferrara, Cicchitto, Bondi). Escludendo che, al momento del trapasso, il faraone Silvio decida di seppellire vive tutte le sue protette e concubine per portarsele dietro, cosa che metterebbe in evidenza problemi logistici di spazio, ci si domanda se chi ha amato tanto la f..emmina in vita possa tollerare di trascorrere l’eternità in mezzo a cadaveri eccellenti si ma maleodoranti come tutti gli altri e soprattutto maschi.

Di questo però hanno parlato un po’ tutti. Del mausoleo, intendo. Adesso mi pongo la domanda cruciale. Come pensa tecnicamente di affrontare l’Aldilà il nostro eroe? Escludendo evidentemente la sepoltura in terra e la troppo definitiva cremazione, si farà tumulare nell’arca o sceglierà l’ipotesi che io considero più probabile, ovvero opterà per l’imbalsamazione?
Ad Arcore gira una leggenda metropolitana secondo la quale nel mausoleo vi sarebbe un’anomalo consumo elettrico tale da far pensare a qualche diavoleria atta a conservare criogenicamente in eterno (a scanso di black-out svizzeri) l’illustre salma. L’ibernazione però sembra di difficile realizzazione. Intanto non bisogna essere morti ma quasi, essere lì lì per e si dovrebbe cogliere esattamente il momento adatto a surgelare il soggetto prima che venga dichiarata la morte cerebrale. Non è certo questione di soldi ma di difficoltà di realizzazione.
Scartata l’ipotesi del nano ghiacciato, quella più probabile per chi è sempre voluto rimanere sul palcoscenico è l’imbalsamazione. E chi se ne frega se Deaglio ci ricorda che i più famigerati dittatori comunisti sono tutti imbalsamati. Io lo dico sempre che Silvio, segretamente, oltre che interista è comunista.

Risolta eventualmente una disputa tra i fautori della plastinazione a base di siliconi e quelli della imbalsamazione classica, un pool di professionisti venuti dall’America e coadiuvati dai grandi artigiani nostrani della scuola dei Signoracci compirà il miracolo di fissare per l’eternità il nostro Silvio nell’espressione che più lo caratterizza e che già oggi ricorda vagamente il lavoro del tanatoprattore.
Secondo me l’anonimo sarcofagone in marmo di Arcore nasconde un meccanismo interno. Un pulsante nascosto farà risalire al momento opportuno una teca in cristallo da favola con dentro lui, il Biancanano in un meraviglioso Caraceni blu e cravatta di Marinella. Talmente realistico che, avvicinandosi alla bara trasparente e guardando l’eterno sorriso da stregatto fissato con il formolo qualcuno penserà che si tratti di uno scherzo. Adesso si tira su e ci stressa ancora con una barzelletta sconcia. Ma no, tranquilli, era solo un’impressione.


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La notizia è da leccarsi non solo le dita ma anche i gomiti. In diretta da Villa Wanda per Odeon TV, Licio Gelli ci racconterà la storia d’Italia (opla’!) assieme ad altri illustri inquisiti in tanfo di mafia come Andreotti e Dell’Utri, in un programma intitolato, con sprezzo del ridicolo, “Venerabile Italia” (qui l’imperdibile video di presentazione) con tanto di logo massonico in sovraimpressione e “o sole mio” in sottofondo.
Da brividi. Come se affidassero “Il pranzo è servito” ad Hannibal Lecter.Se fosse inteso come un programma di satira sarebbe geniale ma temo si tratti, negli intenti degli autori e muratorini di Odeon TV, di una cosa seria, della quale vanno molto fieri. Chissà se c’entrano anche gli ontopsicologi, ai quali Berlusconi voleva appunto far revisionare la storia in TV con tanto di tagliando e bollino blu.
Dopo il grembiule ed il maestro unico, il grembiulino massonico e il Gran Maestro (unico).
Non diranno più che sono solo coincidenze.

Questi ultimi mesi hanno visto l’accumularsi di una serie di segnali preoccupanti, solo per chi ha a cuore la democrazia e conosce la storia degli ultimi cinquant’anni, s’intende. Per gli italiani che hanno affidato la manutenzione delle loro terga alla tessera P2 n° 1816 Berlusconi, e si affidano al metadone dell’informazione televisiva, sono solo fisime dei comunistacci.

Il programma elettorale del PDL recitava: “Tutela dell’ordine pubblico dagli attacchi alla legalità dei vari “disobbedienti” e aumento delle pene per i reati di violenza contro le forze dell’ordine.”(Programma del PDL, 2008)
Questo proclama, come ho fatto notare in un altro post, era molto simile al paragrafo sull’ordine pubblico del Programma della P2:

c) […] Cosi’ e’ evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facolta’ di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonche’ di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e di violenza in generale.

In Aprile, le elezioni vedono la scomparsa dei partiti della sinistra e l’odontoleghista Calderoli ha un presentimento: “la sinistra ora scenderà in piazza“. Cossiga premonizza “Son dolori, può tornare il terrorismo”.

In queste ultime settimane, le proteste studentesche contro i provvedimenti del governo e la seconda centuria di Cossiga, quella del suono delle sirene e dell’odore del napalm. Di nuovo si paventa il ritorno del terrorismo.
Dopo i fatti di Piazza Navona il governo dice senza vergogna e contro l’evidenza, che non vi sono dubbi, sono stati i rossi a cominciare e dispiace vedere che vi sono quelli che cadono nel tranello dei filmati farlocchi per giungere alla conclusione che, siccome quello potrebbe essere un finto infiltrato, gli infiltrati non esistono.
Come se contasse di più una cantonata di Grillo piuttosto delle immagini o dei racconti dei protagonisti e soprattutto del fatto che si vuole creare tensione ad arte, dividere il movimento, prenderlo a mazzate come quello no global e, dulcis in fundo, criminalizzare e marginalizzare la sinistra.
Fin dalla notte dei tempi, ogni manifestazione di piazza prevede, oltre agli opposti schieramenti ed alle forze dell’ordine, infiltrati, agents provocateurs e affini. La piazza la si può manipolare a proprio piacimento. Chi vuol far credere il contrario è in malafede o soffre di ingenuità acuta oppure non ha mai visto un minuto dei filmati di Genova 2001.

Oggi Gelli rincara la dose:

“Se tornassero le Brigate Rosse come negli anni di piombo troverebbero in Italia un terreno fertile.
A chi gli chiedeva chi fossero i responsabili delle stragi nel Paese, Gelli ha replicato: «Le stragi sono frutto di una guerra tra bande, ci sono state e ci saranno sempre perché non c’è ordine: infatti sono arrivate dopo gli anni ’60. Se domani tornassero le Br – ha aggiunto l’ex Venerabile, concludendo – ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile perché le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c’è nel Paese».

Sapute interpretare sono frasi agghiaccianti. E’ sempre il solito marciume fascio-atlantico-mafioso che da Gladio in giù ha sempre mestato contro la democrazia italiana, ha manipolato il terrorismo (comprese le BR, durante il delitto Moro e proprio tramite la P2) e, non dimentichiamolo, ha compiuto stragi ed assassinii, altro che guerra tra bande. La famosa banda di innocenti viaggiatori che appestava la stazione di Bologna? Puro delirio criminale.
La P2 era un’espressione di questo cancro, le cui metastasi in Sudamerica hanno compiuto nefandezze inenarrabili e oggi il suo anziano frontman fa addirittura opinione e ci racconta la storia in TV, senza che nessuno, in un paese di ignoranti storici, abbia nulla da ridire e soprattutto si vergogni. Si, l’opposizione bela, ma durerà poco. Non può bastare solo Di Pietro.

Gelli quindi, come se niente fosse e nonostante le condanne definitive per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, dalla Cassazione per i tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e per bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano: 12 anni), ha presentato l’iniziativa di OdeonTV in una conferenza stampa dove, tra apologie da vecchio fascista e la bacchettata a Silvio perchè non è abbastanza autoritario, ha comunque detto una cosa che tutti noi pensiamo, senza essere Grandi Maestri e che come analisi politica è totalmente condivisibile.

“Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perché non ha una struttura partitica”.

Chissà se Silvio ha gradito la venerabile gufata.


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La notizia è da leccarsi non solo le dita ma anche i gomiti. In diretta da Villa Wanda per Odeon TV, Licio Gelli ci racconterà la storia d’Italia (opla’!) assieme ad altri illustri inquisiti in tanfo di mafia come Andreotti e Dell’Utri, in un programma intitolato, con sprezzo del ridicolo, “Venerabile Italia” (qui l’imperdibile video di presentazione) con tanto di logo massonico in sovraimpressione e “o sole mio” in sottofondo.
Da brividi. Come se affidassero “Il pranzo è servito” ad Hannibal Lecter.

Se fosse inteso come un programma di satira sarebbe geniale ma temo si tratti, negli intenti degli autori e muratorini di Odeon TV, di una cosa seria, della quale vanno molto fieri. Chissà se c’entrano anche gli ontopsicologi, ai quali Berlusconi voleva appunto far revisionare la storia in TV con tanto di tagliando e bollino blu.
Dopo il grembiule ed il maestro unico, il grembiulino massonico e il Gran Maestro (unico).
Non diranno più che sono solo coincidenze.

Questi ultimi mesi hanno visto l’accumularsi di una serie di segnali preoccupanti, solo per chi ha a cuore la democrazia e conosce la storia degli ultimi cinquant’anni, s’intende. Per gli italiani che hanno affidato la manutenzione delle loro terga alla tessera P2 n° 1816 Berlusconi, e si affidano al metadone dell’informazione televisiva, sono solo fisime dei comunistacci.

Il programma elettorale del PDL recitava: “Tutela dell’ordine pubblico dagli attacchi alla legalità dei vari “disobbedienti” e aumento delle pene per i reati di violenza contro le forze dell’ordine.”(Programma del PDL, 2008)
Questo proclama, come ho fatto notare in un altro post, era molto simile al paragrafo sull’ordine pubblico del Programma della P2:

c) […] Cosi’ e’ evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facolta’ di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonche’ di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e di violenza in generale.

In Aprile, le elezioni vedono la scomparsa dei partiti della sinistra e l’odontoleghista Calderoli ha un presentimento: “la sinistra ora scenderà in piazza“. Cossiga premonizza “Son dolori, può tornare il terrorismo”.

In queste ultime settimane, le proteste studentesche contro i provvedimenti del governo e la seconda centuria di Cossiga, quella del suono delle sirene e dell’odore del napalm. Di nuovo si paventa il ritorno del terrorismo.
Dopo i fatti di Piazza Navona il governo dice senza vergogna e contro l’evidenza, che non vi sono dubbi, sono stati i rossi a cominciare e dispiace vedere che vi sono quelli che cadono nel tranello dei filmati farlocchi per giungere alla conclusione che, siccome quello potrebbe essere un finto infiltrato, gli infiltrati non esistono.
Come se contasse di più una cantonata di Grillo piuttosto delle immagini o dei racconti dei protagonisti e soprattutto del fatto che si vuole creare tensione ad arte, dividere il movimento, prenderlo a mazzate come quello no global e, dulcis in fundo, criminalizzare e marginalizzare la sinistra.
Fin dalla notte dei tempi, ogni manifestazione di piazza prevede, oltre agli opposti schieramenti ed alle forze dell’ordine, infiltrati, agents provocateurs e affini. La piazza la si può manipolare a proprio piacimento. Chi vuol far credere il contrario è in malafede o soffre di ingenuità acuta oppure non ha mai visto un minuto dei filmati di Genova 2001.

Oggi Gelli rincara la dose:

“Se tornassero le Brigate Rosse come negli anni di piombo troverebbero in Italia un terreno fertile.
A chi gli chiedeva chi fossero i responsabili delle stragi nel Paese, Gelli ha replicato: «Le stragi sono frutto di una guerra tra bande, ci sono state e ci saranno sempre perché non c’è ordine: infatti sono arrivate dopo gli anni ’60. Se domani tornassero le Br – ha aggiunto l’ex Venerabile, concludendo – ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile perché le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c’è nel Paese».

Sapute interpretare sono frasi agghiaccianti. E’ sempre il solito marciume fascio-atlantico-mafioso che da Gladio in giù ha sempre mestato contro la democrazia italiana, ha manipolato il terrorismo (comprese le BR, durante il delitto Moro e proprio tramite la P2) e, non dimentichiamolo, ha compiuto stragi ed assassinii, altro che guerra tra bande. La famosa banda di innocenti viaggiatori che appestava la stazione di Bologna? Puro delirio criminale.
La P2 era un’espressione di questo cancro, le cui metastasi in Sudamerica hanno compiuto nefandezze inenarrabili e oggi il suo anziano frontman fa addirittura opinione e ci racconta la storia in TV, senza che nessuno, in un paese di ignoranti storici, abbia nulla da ridire e soprattutto si vergogni. Si, l’opposizione bela, ma durerà poco. Non può bastare solo Di Pietro.

Gelli quindi, come se niente fosse e nonostante le condanne definitive per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, dalla Cassazione per i tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e per bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano: 12 anni), ha presentato l’iniziativa di OdeonTV in una conferenza stampa dove, tra apologie da vecchio fascista e la bacchettata a Silvio perchè non è abbastanza autoritario, ha comunque detto una cosa che tutti noi pensiamo, senza essere Grandi Maestri e che come analisi politica è totalmente condivisibile.

“Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perché non ha una struttura partitica”.

Chissà se Silvio ha gradito la venerabile gufata.


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Da brividi. Come se affidassero “Il pranzo è servito” ad Hannibal Lecter.

Se fosse inteso come un programma di satira sarebbe geniale ma temo si tratti, negli intenti degli autori e muratorini di Odeon TV, di una cosa seria, della quale vanno molto fieri. Chissà se c’entrano anche gli ontopsicologi, ai quali Berlusconi voleva appunto far revisionare la storia in TV con tanto di tagliando e bollino blu.
Dopo il grembiule ed il maestro unico, il grembiulino massonico e il Gran Maestro (unico).
Non diranno più che sono solo coincidenze.

Questi ultimi mesi hanno visto l’accumularsi di una serie di segnali preoccupanti, solo per chi ha a cuore la democrazia e conosce la storia degli ultimi cinquant’anni, s’intende. Per gli italiani che hanno affidato la manutenzione delle loro terga alla tessera P2 n° 1816 Berlusconi, e si affidano al metadone dell’informazione televisiva, sono solo fisime dei comunistacci.

Il programma elettorale del PDL recitava: “Tutela dell’ordine pubblico dagli attacchi alla legalità dei vari “disobbedienti” e aumento delle pene per i reati di violenza contro le forze dell’ordine.”(Programma del PDL, 2008)
Questo proclama, come ho fatto notare in un altro post, era molto simile al paragrafo sull’ordine pubblico del Programma della P2:

c) […] Cosi’ e’ evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facolta’ di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonche’ di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e di violenza in generale.

In Aprile, le elezioni vedono la scomparsa dei partiti della sinistra e l’odontoleghista Calderoli ha un presentimento: “la sinistra ora scenderà in piazza“. Cossiga premonizza “Son dolori, può tornare il terrorismo”.

In queste ultime settimane, le proteste studentesche contro i provvedimenti del governo e la seconda centuria di Cossiga, quella del suono delle sirene e dell’odore del napalm. Di nuovo si paventa il ritorno del terrorismo.
Dopo i fatti di Piazza Navona il governo dice senza vergogna e contro l’evidenza, che non vi sono dubbi, sono stati i rossi a cominciare e dispiace vedere che vi sono quelli che cadono nel tranello dei filmati farlocchi per giungere alla conclusione che, siccome quello potrebbe essere un finto infiltrato, gli infiltrati non esistono.
Come se contasse di più una cantonata di Grillo piuttosto delle immagini o dei racconti dei protagonisti e soprattutto del fatto che si vuole creare tensione ad arte, dividere il movimento, prenderlo a mazzate come quello no global e, dulcis in fundo, criminalizzare e marginalizzare la sinistra.
Fin dalla notte dei tempi, ogni manifestazione di piazza prevede, oltre agli opposti schieramenti ed alle forze dell’ordine, infiltrati, agents provocateurs e affini. La piazza la si può manipolare a proprio piacimento. Chi vuol far credere il contrario è in malafede o soffre di ingenuità acuta oppure non ha mai visto un minuto dei filmati di Genova 2001.

Oggi Gelli rincara la dose:

“Se tornassero le Brigate Rosse come negli anni di piombo troverebbero in Italia un terreno fertile.
A chi gli chiedeva chi fossero i responsabili delle stragi nel Paese, Gelli ha replicato: «Le stragi sono frutto di una guerra tra bande, ci sono state e ci saranno sempre perché non c’è ordine: infatti sono arrivate dopo gli anni ’60. Se domani tornassero le Br – ha aggiunto l’ex Venerabile, concludendo – ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile perché le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c’è nel Paese».

Sapute interpretare sono frasi agghiaccianti. E’ sempre il solito marciume fascio-atlantico-mafioso che da Gladio in giù ha sempre mestato contro la democrazia italiana, ha manipolato il terrorismo (comprese le BR, durante il delitto Moro e proprio tramite la P2) e, non dimentichiamolo, ha compiuto stragi ed assassinii, altro che guerra tra bande. La famosa banda di innocenti viaggiatori che appestava la stazione di Bologna? Puro delirio criminale.
La P2 era un’espressione di questo cancro, le cui metastasi in Sudamerica hanno compiuto nefandezze inenarrabili e oggi il suo anziano frontman fa addirittura opinione e ci racconta la storia in TV, senza che nessuno, in un paese di ignoranti storici, abbia nulla da ridire e soprattutto si vergogni. Si, l’opposizione bela, ma durerà poco. Non può bastare solo Di Pietro.

Gelli quindi, come se niente fosse e nonostante le condanne definitive per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, dalla Cassazione per i tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e per bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano: 12 anni), ha presentato l’iniziativa di OdeonTV in una conferenza stampa dove, tra apologie da vecchio fascista e la bacchettata a Silvio perchè non è abbastanza autoritario, ha comunque detto una cosa che tutti noi pensiamo, senza essere Grandi Maestri e che come analisi politica è totalmente condivisibile.

“Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perché non ha una struttura partitica”.

Chissà se Silvio ha gradito la venerabile gufata.


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Diffidate dei supertestimoni estivi. Specialmente di quelli che riaprono vecchi casi irrisolti ribadendo cose note e stranote e non aggiungendo alcunchè di nuovo ma facendo risuonare le grancasse dei media.

Si fa presto a trovare del marcio, o del Marcinkus, in quell’epoca a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta quando l’Italia era in balìa di una simpatica congrega di massoni coperti, banditi della Magliana, servizietti più o meno segreti, camorra, mafia, affaristi senza rete e gerarchi vaticani votati più al dio denaro che a quello con il triangolo in testa. Tutti assieme appassionatamente per costruire l’Italia del futuro, ovvero codesta odierna cloaca.
Non c’è bisogno di supertestimoni e pupe del gangster in vena di nostalgie, basta riandare con la memoria alla storia di quell’epoca e stare attenti a non lasciarsi sopraffare dagli effluvi che emanano dai sepolcri dissigillati.

La signora che ci ha deliziato l’altra sera su tg, giornali e “Chi la visto?” con le nuove sconvolgenti rivelazioni sul caso di Emanuela Orlandi, non convince. Non perchè ha rivelato che a casa Andreotti c’erano mobili antichi e non soluzioni Ikea e neanche quando ha pasticciato con le date, sbarellando di dieci anni abbondanti tra il sequestro di Emanuela e la scomparsa di un bambino, figlio di un “infame” della banda della Magliana. Finito anche lui nella stessa betoniera.
La ex-pupa non convince perchè i suoi racconti saranno pure veri ma sono ricoperti da un pesante strato di millantato credito. A me ha colpito quando ha raccontato che il suo amante le diede cento milioni da spendere in shopping “e guai a te se torni a casa con sole centomila lire”. Sarà vero ma puzza di falso lontano un miglio. Le confabulazioni hanno un odore inconfondibile.

Tirare in ballo Marcinkus per il caso Orlandi è troppo facile. Come dare la colpa a Joker di un delitto avvenuto a Gotham City.
Pensate veramente che un alto prelato con il vizio delle ragazzine andrebbe a pasturare a cento metri da casa, in piena media borghesia, con l’abbondanza di disperate senza famiglia che abbondano nei bassifondi? Le ragazze scomparvero perchè molto probabilmente qualcuno volle mandare un messaggio oltretevere. Colpire al cuore lo stato vaticano mirando ad uno dei suoi cittadini con una tecnica mafiosa vecchia come il mondo: la lupara bianca, la sparizione nel nulla.

Perchè allora questa uscita della testimone a venticinque anni di distanza?
Come hanno scritto i giornali romani, nell’auto che una mesata fa ha investito e ucciso due fidanzati a Via Nomentana, c’era la figlia della signora Minardi. Aveva appena avuto un litigio con il suo uomo e da lì poi era scaturita la folle corsa che aveva causato il tragico incidente. Chissà, andare a sbattere vecchi tappeti polverosi su fatti recenti potrebbe essere una tattica. In cambio di un’alleggerimento della posizione di mia figlia io mi faccio tornare la memoria.
Se però voi foste a conoscenza della verità sui misteri d’Italia, e che misteri, li raccontereste ad un PM qualsiasi? E offrendovi in pasto alla stampa ed al massimo di pubblicità, senza timore di finire in uno dei piloni dell’alta velocità a causa delle cose rivelate? Poco credibile.

La cosa veramente sorprendente di questa faccenda a cavallo tra passato e presente, rimane il fatto che Enrico De Pedis, il boss della Magliana amante della Minardi, sia stato sepolto in territorio vaticano nella basilica di Sant’Apollinare, con un privilegio non certo consentito normalmente ad un bandito. Un’anomalia pura che sa di ricompensa per chissà quali favori.
Oggi ho visto intervistare il responsabile della basilica (Opus Dei) che è sbiancato e ha cominciato a balbettare quando gli hanno chiesto se avrebbe avuto niente in contrario a riaprire la tomba di De Pedis. Cosa della quale si comincia a parlare insistentemente da parte degli inquirenti.

Già, anch’io ho avuto questo pensiero. Ci sono documenti che devono assolutamente sparire. Nascondiamoli dentro una tomba. O ancor meglio dentro un cadavere.
C’è materiale per due o tre libri di Dan Brown. La fantasia non manca. Quello di cui si avrebbe bisogno piuttosto è chiarezza e la verità sulla fine di due ragazze, uscite di casa un pomeriggio e … puf!, sparite nel nulla.


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Si fa presto a trovare del marcio, o del Marcinkus, in quell’epoca a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta quando l’Italia era in balìa di una simpatica congrega di massoni coperti, banditi della Magliana, servizietti più o meno segreti, camorra, mafia, affaristi senza rete e gerarchi vaticani votati più al dio denaro che a quello con il triangolo in testa. Tutti assieme appassionatamente per costruire l’Italia del futuro, ovvero codesta odierna cloaca.
Non c’è bisogno di supertestimoni e pupe del gangster in vena di nostalgie, basta riandare con la memoria alla storia di quell’epoca e stare attenti a non lasciarsi sopraffare dagli effluvi che emanano dai sepolcri dissigillati.

La signora che ci ha deliziato l’altra sera su tg, giornali e “Chi la visto?” con le nuove sconvolgenti rivelazioni sul caso di Emanuela Orlandi, non convince. Non perchè ha rivelato che a casa Andreotti c’erano mobili antichi e non soluzioni Ikea e neanche quando ha pasticciato con le date, sbarellando di dieci anni abbondanti tra il sequestro di Emanuela e la scomparsa di un bambino, figlio di un “infame” della banda della Magliana. Finito anche lui nella stessa betoniera.
La ex-pupa non convince perchè i suoi racconti saranno pure veri ma sono ricoperti da un pesante strato di millantato credito. A me ha colpito quando ha raccontato che il suo amante le diede cento milioni da spendere in shopping “e guai a te se torni a casa con sole centomila lire”. Sarà vero ma puzza di falso lontano un miglio. Le confabulazioni hanno un odore inconfondibile.

Tirare in ballo Marcinkus per il caso Orlandi è troppo facile. Come dare la colpa a Joker di un delitto avvenuto a Gotham City.
Pensate veramente che un alto prelato con il vizio delle ragazzine andrebbe a pasturare a cento metri da casa, in piena media borghesia, con l’abbondanza di disperate senza famiglia che abbondano nei bassifondi? Le ragazze scomparvero perchè molto probabilmente qualcuno volle mandare un messaggio oltretevere. Colpire al cuore lo stato vaticano mirando ad uno dei suoi cittadini con una tecnica mafiosa vecchia come il mondo: la lupara bianca, la sparizione nel nulla.

Perchè allora questa uscita della testimone a venticinque anni di distanza?
Come hanno scritto i giornali romani, nell’auto che una mesata fa ha investito e ucciso due fidanzati a Via Nomentana, c’era la figlia della signora Minardi. Aveva appena avuto un litigio con il suo uomo e da lì poi era scaturita la folle corsa che aveva causato il tragico incidente. Chissà, andare a sbattere vecchi tappeti polverosi su fatti recenti potrebbe essere una tattica. In cambio di un’alleggerimento della posizione di mia figlia io mi faccio tornare la memoria.
Se però voi foste a conoscenza della verità sui misteri d’Italia, e che misteri, li raccontereste ad un PM qualsiasi? E offrendovi in pasto alla stampa ed al massimo di pubblicità, senza timore di finire in uno dei piloni dell’alta velocità a causa delle cose rivelate? Poco credibile.

La cosa veramente sorprendente di questa faccenda a cavallo tra passato e presente, rimane il fatto che Enrico De Pedis, il boss della Magliana amante della Minardi, sia stato sepolto in territorio vaticano nella basilica di Sant’Apollinare, con un privilegio non certo consentito normalmente ad un bandito. Un’anomalia pura che sa di ricompensa per chissà quali favori.
Oggi ho visto intervistare il responsabile della basilica (Opus Dei) che è sbiancato e ha cominciato a balbettare quando gli hanno chiesto se avrebbe avuto niente in contrario a riaprire la tomba di De Pedis. Cosa della quale si comincia a parlare insistentemente da parte degli inquirenti.

Già, anch’io ho avuto questo pensiero. Ci sono documenti che devono assolutamente sparire. Nascondiamoli dentro una tomba. O ancor meglio dentro un cadavere.
C’è materiale per due o tre libri di Dan Brown. La fantasia non manca. Quello di cui si avrebbe bisogno piuttosto è chiarezza e la verità sulla fine di due ragazze, uscite di casa un pomeriggio e … puf!, sparite nel nulla.


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