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Complimenti ai grafici del PD per la scenografia. In fondo il tricolore, oltre che la nostra bandiera, è l’emblema ideale del cerchiobottismo nazionale: quello che ci permette  in ogni occasione di dare simultaneamente, belli e brutti, una botta a tutti. Una botta alla Sinistra (il rosso), una botta alla Chiesa (il bianco) e, ora che finalmente è chiaro anche il ruolo del verde, una botta alla Lega. Non è la solita malignità, è un dato di fatto.
L’idea era quella di una perfetta ripartizione tra i tre colori sul palco, ma la Gestalt, la visione dell’insieme, suggerisce un effetto percettivo molto diverso e forse inconsciamente rivelatore. 
Il Bianco, con il suo significato politico di  moderazione cattolica, è al centro, nel punto focale, e lo stesso colore fa pure da contorno, da sfondo. Un bianco predominante insomma che, assieme al verde, pone il rosso in assoluta minoranza, quasi annullandone la carica, rendendolo un rosso meno rosso del solito, un rossuccio. Anche la R di ricostruzione è verde, più grande della I in rosso e il contorno è sempre bianco. Ricordo che si trattava della manifestazione di piazza di un partito di sinistra.
Del resto, analizzando il simbolo del partito, la P è verde e la D è bianca. Il rosso fa solo da contorno, da sfondo alla D. La D poteva essere rossa e l’effetto tricolore sarebbe stato mantenuto. Invece, non so se volutamente o per caso – e sarebbe un bell’esempio di simbologia inconsapevole – si è deciso che i colori dominanti del partito fossero il bianco e il verde. Questa è la comunicazione percettiva e sappiamo che un’immagine vale più di cento parole.
La riduzione del rosso nella comunicazione visiva politica è un segno di conservatorismo che è tipico dei  partiti di destra che mantengono quel colore nel simbolo solo perché costretti dall’omaggio al tricolore. Guardate ad esempio il simbolo di Futuro e Libertà dove c’è solo un piccolo segno rosso da una parte. 
A sinistra non si dovrebbe aver paura del rosso. Nel simbolo di Sinistra Ecologia e Libertà il rosso è un po’ più presente che in quello del PD ma mica tanto, dopotutto. Sono rossi Sinistra, l’accento di libertà e lo sfondo, attenzione, lo sfondo, di Vendola. Vendola è scritto in bianco.
Per trovare più rosso e un altro colore di sinistra, il giallo, presente nel simbolo del PCI, occorre spostarsi fino a raggiungere Diliberto e Rizzo (Marco, non Jessica) ma ciò significa andare nelle riserve e nei parchi nazionali dove sopravvivono le specie rare in via d’estinzione. 
Insomma, tutto questo pistolotto gestaltiano serve per far notare ai miei piccoli lettori che il rosso in Italia sta diventando per i partiti sempre meno appetibile come segno di richiamo per gli elettori e non può essere solo un caso, visto che per inventarsi un marchio, un logo, con l’importanza che hanno i loghi nella nostra epoca, si investono denari e si spremono costose meningi.
Qualcuno ha scritto ieri su Facebook che la visione d’insieme della manifestazione del PD sembrava quella di una manifestazione di Storace. Osservazione brutale ma non priva di qualche verità.
L’impressione, sgradevole per chi ricorda altre manifestazioni, dove si capiva bene che si trattava della sinistra, è che il PD, emarginando la componente rossa, abbia bisogno di acchiappare moderati ma non solo, anche di pasturare qualcosina a destra, anzi parecchio, per tornare a vincere. Bisogna solo intenderci su quale destra vuole acchiappare, visto che da ciò che ha detto Bersani non si è capito bene, anzi sono risuonate tra le sue parole delle belle stecche di corno. Ci arrivo tra un attimo.
Il discorso di Bersani, giusto per parlar chiaro, mi è parso un compitino da 6+ con qualche caduta di stile e un paio di gaffes da cioccolatai che ormai un politico italiano non può farsi mancare.
Parto da queste ultime.

“Riporteremo l’Italia alla sua dignità, al suo buon nome, alla vocazione europeista che fu di Spinelli, di De Gasperi, di Prodi. 
La malattia è l’Europa delle destre, l’Europa azzoppata dalle destre. L’Europa della signora Merkel e del signor Sarkozy.”

Come dire, siamo europeisti, ma che quel nano francese e quell’altra culona kartoffeln non ci rompano i coglioni.
Bersani, un consiglio da ex elettrice, chiamali Presidente Sarkozy e Cancelliera Merkel, che il coltello dalla parte del manico ce l’hanno loro in questa emergenza. Poi, quando saremo ritornati ai fasti del Rinascimento ci potremo vantare delle nostre Cappelle Sistine. Per ora le uniche cappelle che possiamo mostrare sono uscite infelici come queste. Ah, riguardo ai padri nobili, oltre a Spinelli, De Gasperi e Prodi un Berlinguer, per fare un nome a caso, no?

Altra gaffe:

“E’ inutile immaginare una destra diversa, la destra italiana è quella e non può essere che quella!”  

Fini ringrazia sentitamente e con lui tutti coloro che si stanno sforzando per avere in Italia una destra non fascista, presentabile nel resto del mondo e con programmi diversi dai nostri ma rispettabili. L’unica via per superare le becere contrapposizioni tra destra e sinistra che tanto male ci hanno fatto. Un modo per facilitare il superamento delle ideologie.
Bersani, un altro consiglio da ex elettrice, forse di Fini avrai bisogno, tra breve.
Insomma, poveretto il segretario, si sforza tanto, ansima e si agita ma non riesce a farmi venire. Forse perché sono come il toro, ho bisogno del rosso per eccitarmi e perché non mi sussurra mai all’orecchio la parolina magica: LEGALITA’. E’ questa che dobbiamo recuperare noi italiani, prima di tutto, per recuperare dignità, come dice lui, ma chissà perché non la nomina mai. L’ Equità l’ha nominata si, per forza, il Rosso in minoranza stava urlando come un pazzo dalla buca del suggeritore, ma la Legalità proprio non l’ho sentita.
Del resto non c’è stato molto altro nel discorso oltre la solita piattaforma che non manca mai, eccheppalle. Cito solo tre banalità a caso:
“Siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità.” 
“B. deve andare a casa” 
“Basta con la denigrazione del PD”.

Quest’ultima frase era rivolta alla platea di suocere e nuore, ovviamente, affinché intendessero. Altra gaffe. I tafazzismi si lavano in casa, non in piazza.
Culmine della giornata, la fischiata al Renzi. Oh bella, visto che il PD vuole essere soprattutto moderato non vedo perché cacciare Gianburrasca. Ci sta benino anche lui nell’insieme, come biancofiorellino al centro. Un andreottino che ha visto da vicino la Ruota della Fortuna e ci si è illuminato tutto di riflesso. E poi, benedettissimi piddini che vi agitate in maniera commovente per difendere il Segretario, ma non l’avete candidato VOI, nel PD, come sindaco di Firenze, il bischero? E non avete candidato come al solito uno un tantinello di destra per sperare di vincere meglio contro la destra?

Ci sta tutto nel PD: Renzi, Bersani che non sbaglia mai, la Suor Germana Bindi, ci stanno la Susanna e Vecchioni e tutti i chitarrosi e tromboni che riescano a trovare qualcosa di interessante in questo partito.
Per quanto mi riguarda siamo ancora all’entusiasmogramma piatto.
Leggevo oggi su Facebook che, secondo chi è andato a ravanare nelle proprietà del file scaricabile da Internet delle “Cento idee” in padella di Matteo Renzi, l’autore del testo, il ghostwriter, sarebbe nientepopodimeno che Giorgio Gori, il marito di Cristina Parodi, uomo Mediaset ed ex direttore di Canale 5. Scarico il pdf e controllo; è vero. Se non è un altro Giorgio Gori che nulla ha a che vedere con quello, abbiamo scoperto un altarino niente male del “Nostro” di Firenze. Guardalo lì, come l’è bellino!
Quindi, dietro la passione politica secondo Matteo non vi sarebbe altro che ribollita berlusconiana cotta e mangiata (in omaggio alla cognata del ghostwriter) e rigurgitata per i palati ormai abituati solo all’ingoio passivo, possibilmente per via televisiva? Ma non mi dica. Questo si che è uno scoop. 
Del resto siamo diventati un paese dove si fa a gara a chi è più di destra, anzi proprio fascista. E questo sindaco Crodino con una faccia che dice più di mille parole, alla destra piace, piace. C’è chi sospetta perfino che il suo ruolo a sinistra sia simile a quello di un drone. Arrivare, fare danni e ripartire. Tutto da telecomandato.
Intendiamoci, Bersani è furbo e non si fa fregare dai rottamatori. Lo sa bene che se ci sono degli agenti del nemico infiltrati, delle spie, lui e la Rosy non sono mica lì per agitare il Martini a James Bond.
Purtroppo però, e questa è la tragedia del PD, il fatto che Renzi ti faccia scattare immediatamente l’associazione con il bischero, non fa automaticamente di Bersani un grande segretario alla Berlinguer. Facciamocene una ragione.

Vedere la Sinistra litigare mi rassicura. Mi convince che non sto sognando, che questa che sto vivendo è la realtà. E’ il mio totem.

P.S. Mi sa che dopo la Maria e la Patonza, toccherà far girare anche la Leopolda.

Il fatto è noto. “Rottamator” Renzi, il sindaco un po’ pieraccione di Firenze, è stato ad Arcore a parlare con il vecchio da rottamare – forse per un preventivo, e il piddì se n’è avuto per male. 
“O icché tu ci facevi ad Arcore, brutto sudicione?” ha strillato Bersani, come una moglie gelosa, al suo sindaco. 
“O Nini, mica ci sono andato per i bunga bunga”, gli risponde il furbetto, tra gli scrosci di applausi e il “zan, zan” dell’orchestra.
E’ così la politica oggi. Un continuo avanspettacolo, con il segretario del presunto partito d’opposizione a far da spalla al sindaco comico emergente. 
Renzi è andato ad Arcore da Berlusconi. Embé? L’ha fatto per Firenze, mica per piacer suo. Ci si interroghi piuttosto sull’identità dei quattro capponi portati in dono al papi. D’Alema, Bersani, Veltroni e Fassino?

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