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La barzelletta, l’aneddoto, chiamiamolo come ci pare, di Sacconi. E vabbé, il delirio di un tizio che sembra survoltato da chissà quale sostanza – visto quanto si agita? – e reduce probabilmente la sera prima dalla visione annebbiata di “Flavia la monaca musulmana”. Sono miserie da vecchi dai neuroni morenti. 
Piuttosto io ho notato Bonanni, lì a fianco, che non ha battuto ciglio. Ecco, un pensierino, un leggerissimo sfanculamento anche per lui non guasterebbe. Per par condicio.
Vado a dar di rota alla vecchia Guillottin.

Oggi ascoltavo quel Brunetta cresciuto del ministro del Welfare. Ne ascoltavo la protervia di chi è appena sceso dall’auto blu perché lui è lui e lo guardavo gesticolare come un attore di telenovela colombiana contro i “bastardi anni 70”. Quelli che hanno permesso, tra l’altro, a quei socialisti d’Italia come lui di imperversare nei successivi anni Ottanta, con la banda dei magliari di Craxi e dei suoi compagni di tangente. Anni non bastardi ma bastardissimi che hanno incubato e nutrito a spezia e pappa reale quell’autentico flagello della democrazia che è il berlusconismo, che poi si è sdebitato arruolando nel governo del fare (schifo) tutti i cascami della vecchia politica sopravvissuta a Tangentopoli.

L’ho sentito infine rivendicare, tra i fischi di una platea cattolica, mica di punkabbestia, che non ne apprezzava il tono inutilmente scalmanato,  un orgoglioso anticomunismo, forse l’ultima cedola rimastagli nel carnet di buoni salvaculo da spendere per tentare di salire sulla scialuppa di salvataggio ora che l’iceberg si sta avvicinando.
Alla fine, dopo tanto sbracciarsi, il Ministro del Welfare ha rimediato solo il nocchino sul capo nientemeno che dal Cardinal Bertone, che gli ha raccomandato di non fare strame delle cooperative. Un avvertimento oneroso in porpora magna.

Perché Sacconi è quello che voleva cancellare il riscatto di università e naja ma in realtà si è sbagliato sui calcoli; pensava che i laureati interessati fossero solo 4000 ma erano invece 600.000, e ha fatto fare la figura d’Italia al nano capo.
Sarebbe infine, giusto per non infierire, pure quello che ha rifilato alle finanze sanitarie regionali un conto di 184.000.000 di euro per quel vaccino contro l’influenza maiala H1N1 che ora sta andando a male sugli scaffali. Ancora un paio di punzonature sulla scheda raccoglipunti e una bella interdizione perpetua dai pubblici uffici gli starebbe a pennello.

Prima ho citato Brunetta, altro rivolo di percolato socialista che inquina da troppi anni il terreno della politica. Ricordate quando, tutto sudato ed in preda ad un accesso di autoerotismo millantatorio, raccontava a Mentana di essere un Nobel mancato per l’economia?
Per combinazione, l’altro giorno, leggevo su “Inchiesta sul Potere”, la raccolta di articoli ed inchieste di Giuseppe D’Avanzo appena pubblicata da Repubblica, una vecchia intervista del giornalista scomparso con Francesco De Lorenzo, il mai dimenticato Ministro della Sanità (liberale) dei begli anni di Tangentopoli.
Anche lui a millantare di essere un quasiNobel e a sbatterci in faccia un ego ipertrofico. L’intervista era del 1992 e non ho potuto fare a meno di notare come nulla sia cambiato,  di come abbiamo a che fare sempre con i soliti personaggi tronfi e pieni di sé,  che se li tocchi saltano su come vipere a dare dei cretini a tutti. Nullità assolute, nani di fuori e nani di dentro, incapaci alla resa dei conti di fronte ai problemi concreti ma con una grandiosa coscienza di sé ed un potere immenso in mano e per questo pericolosi come black mamba in libertà.
Arroganti so-tutto-io buoni solo ad arraffare e a cadere vittime – sia benedetta la nemesi – di chi è ancora peggio di loro e riesce ad estorcer loro il jackpot di una vita. Che l’Italia sia un paese dove tutte le valvole etiche sono saltate lo dimostra il fatto che ormai i ladri rubano in casa ai colleghi e sono convinta che chi paga non sa nemmeno più perché lo fa.
“Mi dia 500.000 euro, se no parlo”. “Eccoli, qualcosa avrò fatto senz’altro”.

Visto che sono bravissimi a fottersi le scialuppe di salvataggio, se la nave affonderà c’è il rischio concreto di ritrovarci questi bastardi senza Nobel tra qualche mese riciclati per l’ennesima volta. Non più socialisti né berlusconiani, democristiani,  forzitalioti o pidiellini ma riformaqualcosa sicuramente. Cerchiamo di ricordarci le loro facce almeno, non dimentichiamole mai, appendiamoci il loro ritratto in bagno e tagliamoci la mano con una roncola piuttosto che votarli di nuovo.

“Le chiamano morti bianche, chissà perchè, quando invece sono rosse del sangue di chi guadagna i famosi 1000 euro e poi si sente dire dall’economista di grido che dovrà lavorare, pardon farsi il culo, fino a settant’anni perchè se no a lui, all’economista, gli tocca mantenerlo.Si fanno tanti bei discorsi sulla prevenzione ma quando uno sta lavorando da 12 ore filate, l’attenzione, la concentrazione e, cristodiundio, la stanchezza, ti fottono.Voglio essere retorica, si. Questi sono martiri, onorateli”.

Lo scrivevo un anno fa, all’indomani della tragedia dei sette operai morti cremati vivi nell’inferno dell’acciaieria ThyssenKrupp e lo riscriverei oggi. Cosa è cambiato da allora? Nulla. Ci sono stati altri 1003 morti sul lavoro, ci manteniamo nella media annuale. Queste sono cifre che non conoscono crisi.

Oggi alla rievocazione della tragedia di Torino, Fassino ha sgranato gli occhi più della Carfagna perchè nè alla messa nè, figuriamoci, al corteo, erano presenti esponenti del governo e affini.
Perchè meravigliarsi, benedetto ragazzo, a me pare una cosa assolutamente normale. Sono gli operai che votano Berlusconi che si illudono che lui pensi a loro e si preoccupi dei loro problemi. Lui ci ha da fare con le gemelle, che cazzo. Ha da rimpiangere Craxi, disquisire di etica (lui) andare a fare la corsetta a Pescara e portare avanti la sua Battaglia della Grana.

Non c’era nemmeno la Confindustria. O bella, e che ci andavano a fare dopo aver affermato che la richiesta dei PM di inquisire i dirigenti della fabbrica per omicidio volontario a causa dei famigerati estintori scarichi, era “eccessiva“? Giudizio sul quale, per altro, il governo delle destre si è detto pienamente d’accordo? Non si può volere la Emma piena e la Marcegaglia ubriaca.

Sacconi, che dovrebbe occuparsi solo di materie del lavoro e quindi di prevenzione delle morti per infortunio, non c’era ma ha inviato in sostituzione di sé una lettera al comune di Torino contenente tante belle parole. Come si dice, basta il pensiero.
Non troppo tempo fa, chi fu che disse che se ci sono tanti incidenti è perchè gli operai sono sbadati o non rispettano le regole? Berlusconi e Schifani, mi pare.
Smettetela di illudervi. Non siamo noi che siamo operai. Sono loro che sono padroni.


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“Le chiamano morti bianche, chissà perchè, quando invece sono rosse del sangue di chi guadagna i famosi 1000 euro e poi si sente dire dall’economista di grido che dovrà lavorare, pardon farsi il culo, fino a settant’anni perchè se no a lui, all’economista, gli tocca mantenerlo.Si fanno tanti bei discorsi sulla prevenzione ma quando uno sta lavorando da 12 ore filate, l’attenzione, la concentrazione e, cristodiundio, la stanchezza, ti fottono.Voglio essere retorica, si. Questi sono martiri, onorateli”.

Lo scrivevo un anno fa, all’indomani della tragedia dei sette operai morti cremati vivi nell’inferno dell’acciaieria ThyssenKrupp e lo riscriverei oggi. Cosa è cambiato da allora? Nulla. Ci sono stati altri 1003 morti sul lavoro, ci manteniamo nella media annuale. Queste sono cifre che non conoscono crisi.

Oggi alla rievocazione della tragedia di Torino, Fassino ha sgranato gli occhi più della Carfagna perchè nè alla messa nè, figuriamoci, al corteo, erano presenti esponenti del governo e affini.
Perchè meravigliarsi, benedetto ragazzo, a me pare una cosa assolutamente normale. Sono gli operai che votano Berlusconi che si illudono che lui pensi a loro e si preoccupi dei loro problemi. Lui ci ha da fare con le gemelle, che cazzo. Ha da rimpiangere Craxi, disquisire di etica (lui) andare a fare la corsetta a Pescara e portare avanti la sua Battaglia della Grana.

Non c’era nemmeno la Confindustria. O bella, e che ci andavano a fare dopo aver affermato che la richiesta dei PM di inquisire i dirigenti della fabbrica per omicidio volontario a causa dei famigerati estintori scarichi, era “eccessiva“? Giudizio sul quale, per altro, il governo delle destre si è detto pienamente d’accordo? Non si può volere la Emma piena e la Marcegaglia ubriaca.

Sacconi, che dovrebbe occuparsi solo di materie del lavoro e quindi di prevenzione delle morti per infortunio, non c’era ma ha inviato in sostituzione di sé una lettera al comune di Torino contenente tante belle parole. Come si dice, basta il pensiero.
Non troppo tempo fa, chi fu che disse che se ci sono tanti incidenti è perchè gli operai sono sbadati o non rispettano le regole? Berlusconi e Schifani, mi pare.
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