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E’ per caso scoppiata la pace in Palestina e hanno dimenticato di avvertirci? No, perchè, da quanto tempo non sentiamo più parlare del conflitto arabo-israeliano nei titoli del telegiornale?
Eppure a nessuno risulta che palestinesi ed israeliani si siano seduti attorno ad un tavolo ed abbiano finalmente firmato la tanto agognata pace. A quanto ci risulta non è stato creato alcuno stato palestinese che possa convivere accanto a quello israeliano come richiesto da innumerevoli risoluzioni delle Nazioni Unite. Temo perfino che continuino la violenza e le morti.
E allora? Accanto al muro che separa i due popoli, è stato forse innalzato un muro di omertà che travalica i confini del medioriente e si insinua nelle nostre menti, facendoci solo preoccupare del fatto che scarpette rosse non può andare in Israele se insiste a voler far santo Piododici il pavido (che è pure un andare a cercarsela, se vogliamo essere sinceri?)

Me lo domando, visto che i telegiornali preferiscono informarci sul fatto che lo spazio puzza di McDonalds, motivo in più per non desiderare di andarci, e che le V.I.P. (very important puttans) come la signora Beckham ed altre cortigiane extralusso si spalmano la cacca di usignolo e la pomata contro le emorroidi in faccia per non invecchiare. (Oh Signore, falle campare fino a centododici anni affinchè anche l’ultima ruga sulla terra si sia accomodata sulla loro pelle).

A noi deve interessare quella megera di Madonna che divorzia dal ganzo e le cazzate a raffica di questo governo, come la Lega che vuole togliere l’assistenza sanitaria gratuita ai clandestini (sottinteso: che crepino, così i loro parenti, spaventati dalla nota ospitalità del nord, rimarranno a casa loro). Possiamo berci tutti queste stronzate ma non dobbiamo rompere con la Palestina.
Ho cercato invano notizie recenti provenienti da quel pezzo di terra, anche facendomi largo tra i liquami fognari che rappresentano ormai il giornalismo contemporaneo, tranne poche eccezioni.

Eppure il 10 ottobre scorso i giornali seri, non le gazzette dei puttanieri, hanno riportato la notizia di gravi scontri tra arabi ed ebrei ad Akko (S. Giovanni d’Acri).
Scontri iniziati a causa di un arabo che ha pensato bene di transitare in auto per le strade di un quartiere ebraico il giorno di Yom Kippur, quando cioè non si dovrebbe mai guidare e Dio solo sa perchè il mondo non si ferma e la Terra non smette di girare.
L’arabo è stato bloccato da alcuni coloni inviperiti e sequestrato all’interno di una casa. Nel quartiere arabo si è sparsa la voce che la sua vita era in pericolo e gruppi di giovani altrettanto inviperiti si sono mossi per andare a mettere a ferro e fuoco il quartiere ebraico. Dal canto loro, i soliti gruppi di coloni fascisti ne hanno approfittato per bruciare alcune abitazioni arabe e così via, di faida in faida.

Akko, come spiega Uri Avnery in un articolo pubblicato su Gush Shalom, è oggi una città israeliana ma le sue origini arabe non la farebbero annoverare tra le città ebraiche. E’ una città mista, dove le tensioni possono esplodere in qualunque momento. Una città con periferie arabe sovraffollate costruite gomito a gomito con colonie di sionisti ultraortodossi che praticano volentieri il tiro all’arabo quando se ne offre loro l’occasione. Una gabbia troppo stretta dove i topi si scannano tra di loro. La prova, scrive ancora Avnery, di come uno stato unico dove convivano le due etnie sia matematicamente improponibile e che l’unica scelta percorribile sia “due popoli, due stati”.

Ho letto anche di altri coloni che vanno a sradicare gli ulivi dei vicini palestinesi. Un atto che racchiude molta più simbologia di quanta se ne possa immaginare e che rappresenta la contraddizione di voler occupare una terra della quale però non si rispettano i frutti. Un atto odioso che fanno bene a non divulgare tra un McSatellite doppio formaggio marcio e un colpo di reni delle ministre-genio, perchè ci farebbero pensare “ma quanto sono stronzi quei coloni”.

Eppure la pace è necessaria, come recita l’ultimo annuncio fatto pubblicare da Gush Shalom, che si riferisce alla situazione economica:

All our governments
Have assumed that
As long as the American
Support us,
We can ignore the whole world
And oppress the Palestinians.

But no Empire lasts forever
And the message is written
On the Walls of
Wall Street.

The only way of ensuring
The future of Israel:
To make peace with
The Palestinians,
To be accepted by the
Arab world –
And do it quickly,
While we can.

Tutti i nostri governi hanno dato per scontato che, fino a quando gli americani ci appoggeranno, possiamo ignorare il mondo intero e continuare ad opprimere i palestinesi.

Gli imperi non durano per sempre, però, e il messaggio è scritto sui muri di Wall Street.

L’unico modo di assicurare il futuro di Israele è fare la pace con i palestinesi, farsi accettare dal mondo arabo, e farlo in fretta, fin che siamo in tempo. (Gush Shalom, 10 ottobre 2008)


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