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La RAI, in omaggio al riformatore epocale della Giustizia, potrebbe farci una sit-com celebrativa di successo: “I Cerottoni”.
Storia di un Fantozzi miliardario che, come vede un medico all’orizzonte, fosse anche quello venuto ad operargli le emorroidi, per impietosire il popolaccio si spiaccica un bel cerottone a due piazze in faccia. Soprattutto quando non è necessario, visto che gli interventi di implantologia si eseguono dall’interno della bocca.

Piuttosto, a Figaro è scappato per caso il rasoio di mano? Mannaggia….

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Avete notato che quest’anno sui media ci hanno fatto mancare la consueta triturata di maroni sul pericolo pandemia influenzale? Non siete sollevati del fatto che nessuna peste suina, bovina, ovina o aviaria paia minacciarci seriamente, a parte qualche caso in Europa? 
Sarà che negli ultimi anni mi ci ero abituata ma sento la nostalgia di una bella campagna terroristico-mediatica sul pericolo pandemia influenzale con martellamento quotidiano sulla bontà assoluta dei vaccini.
Certo raccomandano di vaccinare soprattutto le categorie a rischio; i medici di base inoculano il nonno a tradimento magari presentandoglisi a casa, ma non siamo ai livelli terroristici dell’anno scorso.
Che abbiano capito che, colpendo al massimo 12-15 pazienti su 1000 negli anni più virulenti, l’influenza rappresenta dopo tutto un piccolo problema rispetto a malattie ben più gravi? 
Che si siano accorti che la grande incidenza delle sindromi influenzali tra i bambini è dovuta al fatto che i piccoli il patrimonio immunitario se lo costruiscono prendendosi le malattie, come è sempre successo, e che se gli anziani si ammalano di meno di influenza è perché nel corso della loro vita hanno già avuto modo di farsi gli anticorpi contro i vari ceppi?
Che non se la siano sentita, diciamo la verità, di spendere altri 184 milioni di euro dei nostri per ingrassare ultieriormente quella buzzicona ingorda di BigPharma? 
Chi lo sa. Magari qualcuno potrebbe ancora chiedere un’investigazione approfondita sul procurato allarme del 2009 e chiedere conto delle migliaia e migliaia di dosi di vaccino contro la peste suina  rimaste inutilizzate e pagate comunque da noi, è ovvio.
Qualcuno potrebbe domandare perché chi aveva amici medici si sentiva sconsigliare un vaccino poco sperimentato e secondo loro non perfettamente sicuro.
Qualcun’altro potrebbe voler sapere cosa è successo nel 2009 in Ucraina, dove la pandemia c’è stata veramente ma nessuno ne ha poi parlato.

Così, meglio non svegliare il can che dorme. Non sia mai che venga fuori una peste canina che fa fuori i politici.
In quel caso, voglio fare la monatta.
Altre parti: 23456

Avete appena sentito Fazio (non quello della Littizzetto ma quello governativo) raccomandare come ogni sera la vaccinazione assolutamente sicura contro la terribile influenza maiala nel più collaborazionista dei TG e temete di finire per credergli?
Come antidoto e vaccino alle “faziosità” ecco il contributo di questa deliziosa suorina, la Dottoressa Teresa Forcades i Vila, monaca benedettina a Barcelona e già medico internista specializzato in igiene pubblica con un master negli Stati Uniti.

Suor Teresa ha pubblicato un testo informativo sull’influenza H1N1 sul suo blog ed ha prodotto il video che vi propongo (è in spagnolo con sottotitoli in inglese), dove parla dei rischi legati al vaccino contro l’influenza H1N1 e del rischio ancora maggiore di una militarizzazione della salute pubblica a base di vaccinazioni forzate con multe e prigione per chi volesse sottrarvisi.

Il testo di Teresa è interessante per la competenza scientifica che ne traspare e per la chiarezza con la quale le tesi che esprime vengono esposte.
Oltre alla visione del video, vi propongo di seguito una sintesi degli argomenti trattati, rimandandovi alle traduzioni in italiano (1 e 2) del documento originale per ogni ulteriore approfondimento e per la bibliografia delle fonti.

Teresa, nell’introduzione del video, fa la storia del virus influenzale rifacendosi ad un articolo pubblicato sul “New England Journal of Medicine”.
Ogni anno circolano nel mondo i tre tipi di virus influenzale: A -B- C. Essendo il ceppo C piuttosto raro, si deve assumere che le influenze che compaiono ogni anno siano causate dalla combinazione dei ceppi A e B.
Il virus A-H1N1 è lo stesso che causò la pandemia denominata “Spagnola” nel 1918 (20 milioni di morti nel mondo). Quel virus continuò a circolare in forma meno letale grosso modo fino al 1957, poi scomparve, per riapparire nel 1977 dopo che era stato risintetizzato in laboratorio durante studi sui resti di una donna Inuit deceduta nel 1918 a causa della pandemia.
Dal 1977, quindi, il virus A-H1N1 compare di frequente nel pool di virus influenzali che circolano ogni anno nel mondo. Cosa c’è di veramente nuovo nella versione di quest’anno, detta anche influenza suina? Nulla, a parte il ceppo differente: S-OIV.
I primi due casi comparsi quest’anno di influenza da virus A-H1N1 (S-OIV) risalgono al 17 aprile in California. Al 15 settembre questa epidemia ha causato nel mondo 3.559 decessi, 137 dei quali in Europa. Secondo tutti gli studi epidemiologici si tratta di un ceppo virale ad alta contagiosità ma a bassa mortalità, tenendo presente che ogni anno nel mondo si verificano tra 40.000 e 220.000 decessi per complicazioni da influenza.
Insomma, quella attuale sarebbe una variante assolutamente non pericolosa delle solite influenze stagionali. Non solo. Gli individui oltre i 60 anni mostrano una immunità del 33% maggiore rispetto al virus. Nessuna sorpresa visto che durante la loro vita hanno avuto modo di entrare in contatto già altre volte con esso.

Quello che la dottoressa Forcades nota, rispetto all’epidemia di quest’anno, è una serie di irregolarità, alcune delle quali decisamente inquietanti, che non derivano dall’elemento virale ma da quello umano.
Alla fine di gennaio di quest’anno, come documenta anche un’interrogazione del Parlamento austriaco, la casa farmaceutica americana Baxter consegnò a 16 laboratori di Repubblica Ceca, Austria, Slovenia e Germania 72 kg. di materiale destinato alla produzione di vaccino anti-influenzale che avrebbe dovuto essere distribuito in quei paesi nei mesi di febbraio e marzo.
Il tecnico di un laboratorio ceco, per eccesso di scrupolo e su propria esclusiva iniziativa, sottopose il materiale inviato dalla Baxter a test di tossicità sui furetti. Gli animali morirono tutti.
Ulteriori test rivelarono che il materiale virale era composto da una combinazione di due virus vivi e non attenuati: il virus dell’influenza aviaria, caratterizzato da bassa contagiosità ma alta mortalità, e un normale virus influenzale umano a bassa mortalità ma alta contagiosità.
Se questa contaminazione con virus vivi di un vaccino normalmente composto da virus attenuati non fosse stata scoperta in maniera del tutto casuale e provvidenziale, staremmo forse affrontando oggi una vera pandemia assai più grave di quelle paventate in questi giorni.
La Baxter si giustificò dicendo che il materiale inviato ai laboratori non era destinato alla profilassi umana ma l’inquietudine legata a questo misterioso episodio rimane. Soprattutto se pensiamo che uno dei laboratori destinatari del materiale contaminato sta preparando il vaccino contro l’influenza A-H1N1.

Altre stranezze. In aprile, come si è visto, compaiono i primi due casi di “nuova” influenza. L’11 giugno l’OMS dichiara ufficialmente lo stato di pandemia.
C’è un dettaglio importante, però, che i media non hanno riportato. Nel mese di maggio 2009 l’OMS ha ufficialmente modificato la definizione di pandemia. Se prima, con quel termine, si definiva “la diffusione di un agente infettivo in vari paesi contemporaneamente, caratterizzato da alta mortalità”, dal mese di maggio si definisce pandemia semplicemente “la diffusione di un agente infettivo in vari paesi contemporaneamente”. Togliendo l’alta mortalità è evidente che qualunque malattia sufficientemente diffusa a livello planetario potrà giustificare un Allarme Pandemia e le conseguenti campagne di terrorismo psicologico.
Le motivazioni di questo comportamento sono squisitamente politiche. Dal 2005, dopo i casi di influenza aviaria, l’OMS non offre più ai suoi membri raccomandazioni (sull’uso di vaccini o altri presidi) ma dà ORDINI.
Se l’OMS dice che c’è una pandemia, e oggi lo può dire anche se non ci sono i morti necessari, il governo americano è obbligato a dichiarare l’EMERGENZA SANITARIA e, per esempio, un domani, rendere una vaccinazione OBBLIGATORIA. Nel Massachussetts si stanno già studiando leggi che puniscano con 1000 $ di multa al giorno chi si sottraesse ad una vaccinazione coatta.

Suor Teresa illustra quindi i rischi legati agli effetti collaterali del vaccino contro il virus A-H1N1.
La campagna vaccinale di quest’anno presenta alcune novità.
La prima è che le organizzazioni sanitarie raccomandano di somministrare il nuovo vaccino contro il virus A-H1N1 in almeno due dosi e di non eliminare la tradizionale vaccinazione influenzale stagionale. Quindi si deduce che una persona potrebbe ricevere tre inoculazioni di vaccino in breve tempo, aumentando di conseguenza di tre volte il rischio di reazioni avverse.

Seconda novità. Nei vaccini sono presenti dei coadiuvanti, ovvero sostanze che, stimolando il sistema immunitario, ne facilitano la risposta. Ebbene, quest’anno è stato introdotto un coadiuvante di nuova concezione che aumenterebbe fino a 10 volte la risposta immunitaria, permettendo, tra l’altro, di diminuire la quantità di antigene (virus) presente nella dose di vaccino. Insomma, come succede con la droga, dovendo preparare un enorme numero di dosi, si taglia la roba con della merda.
Questi coadiuvanti, come l’associazione tra polisorbato e squalene, sono molto chiacchierati e sospettati di causare la cosiddetta “Sindrome del Golfo”, una costellazione di sintomi e patologie che si manifestò per primi nei soldati inviati in Iraq durante le guerre dei Bush e che venivano sottoposti a veri e propri bombardamenti preventivi di vaccini contro ogni possibile eventualità di guerra batteriologica.

Iperstimolazione del sistema immunitario con conseguente possibile insorgenza di malattie autoimmuni, tossicità di alcuni componenti (thiomersal e formaldeide) e rischio di insorgenza di paralisi tipo Guillain-Barré.
Molto saggiamente la nostra dottoressa Forcades si domanda se abbia senso rischiare tutto ciò per evitare due-tre giorni di febbre, raffreddore e tosse.

E se il virus dovesse mutare e divenire più aggressivo? A maggior ragione il vaccino sarebbe inutile perchè non programmato per una mutazione. Per giunta non risulta che il virus A sia mai mutato negli ultimi 70 anni. C’è una legge non scritta che stabilisce che,siccome un virus troppo letale uccide l’ospite e quindi anche se stesso, non è salutare per i virus voler assomigliare tutti ad Ebola. Meglio accontentarsi di provocare il raffreddore, disturbo odioso ma assolutamente benigno.

Terza ed ultima novità legata alla “pandemia A”, gli accordi che i paesi sono costretti a sottoscrivere con Big Pharma per liberarla da qualunque conseguenza legale e risarcitoria nei confronti di eventuali danneggiati dai vaccini. Non solo i BigPharmamen non saranno punibili nemmeno se nascessero legioni di bimbi con le manine attaccate alle spalle ma anche i politici che hanno firmato il patto con cotanti diavoli resteranno impuniti. Il Lodo Vaccino.
Anche il governo italiano ha sottoscritto qualcosa di simile, tutto rigorosamente mantenuto sotto segreto di stato “perchè siamo in emergenza”. Citofonare Sacconi e Fazio.

La nostra Santa Teresa dell’Informazione termina il suo video con un appello alla società civile affinchè vigili su questi rischi di limitazione dei diritti civili, rappresentati da vaccinazioni forzate ed impunità per chi potenzialmente attenta alla salute pubblica.
Fa l’esempio della reazione del popolo spagnolo all’indomani dell’attentato di Madrid, quando il pupo Aznar la fece fuori dal vaso tirando in ballo l’ETA e mentendo spudoratamente alla sua gente.
Il popolo spagnolo si mosse e lo cacciò a calci in culo a furia di tam tam ed SMS che esposero le menzogne governative.

Già, in Spagna una suora incita alla rivoluzione e noi siamo quasi un popolo lobotomizzato che passa la giornata a battere la fronte contro lo schermo televisivo. Che sia proprio che ci meritiamo i Sacconi?

Il terrorismo globale non svolazza più con aeroplani sui grattacieli minacciando sfracelli e controlled demolitions ma si insinua più comodamente nelle nostre case utilizzando il portale di quella Grande Cloaca alimentata a propaganda che è diventata la televisione.
Che le notizie sulla Pandemia influenzale siano una di queste belle psyops create ad arte per spaventare i consumatori e spingerli ad acquistare il Nuovo Grande Prodotto, ovvero il vaccino miracoloso contro la Pandemia, non vi sono dubbi. Lo dice il modo schizofrenico con cui se ne parla: un uso sapiente del bastone e della carota.
Un giorno titolone a tutta pagina e quello seguente, trafiletto in cronaca. Oggi apertura del TG a tutto strillo, domani servizietto dell’esperta in marchette farmaceutiche con intervista al medico che sdrammatizza. “Il virus non muta”, “il virus non è pericoloso”. E allora, dico io, perchè cazzo dovremmo correre tutti a vaccinarci?

I motivi di questa campagna vergognosamente terroristica sono plurimi. Il più basso e infimo di grado in assoluto possiamo chiamarlo “al lavoratore non è permesso ammalarsi e mettersi in malattia” e nasce dal fatto che chi si ammala si assenta dal lavoro e tocca pagargli lo stesso le giornate. Una cosa che al capitale sta proprio qui, sul gargarozzo, come un rospo che non va né su né giù. Addirittura, il loro idolo Brunetta, dall’alto della sua efficienza, aveva pensato di punire i malati di cancro che rimangono a casa in occasione della chemio. Cosa volete che sia un pò di vomito. Su, su, a lavorare, pelandroni!
Figuriamoci se milioni di impiegati, operai e stipendiati misti dovessero restare a casa una settimana in inverno per un pò di febbre e costipazione. Chi lo manda avanti il “Sistema Paese”?

Così Big Pharma, il braccio armato di siringa del potere si inventa il bisinissi del vaccino antinfluenzale, una delle più colossali stronzate di tutti i tempi. Che, da una parte, masturba il padrone promettendogli manovalanza immune da ogni male come un esercito di termiti e dall’altra promette a sé stessa miliardi di dollari di guadagni.

Dice: “Ma i vaccini sono utili, hanno debellato le malattie più terribili”. Eh, passò quel tempo, Jenner!
Le malattie di cui si parla: poliomielite, difterite, scarlattina, vaiolo ed affini, sono scomparse solo in parte grazie ai vaccini. Senza dimenticare che le malattie spariscono anche per un processo evolutivo naturale, (chiedetelo a Yersinia Pestis), il vaccino del vaiolo, ad esempio, fu abolito, nell’ormai lontano 1977, perchè si era dimostrato più dannoso del vaiolo stesso.

Le vaccinazioni sono un fatto relativamente recente. Nel mondo circolano ancora milioni di persone che non sono state mai vaccinate e potrebbero essere contagiate, eppure certe malattie sono scomparse ugualmente.
Ancora un esempio: le persone immuni alla poliomielite sono coloro che non hanno più di cinquant’anni. Sono quelli circa della mia età, che furono sottoposti alle vaccinazioni nei primi anni sessanta, la prima volta con il vaccino Salk (alcune partite del quale erano contaminate con virus di scimmia, simili a quello che è poi diventato famoso e famigerato come HIV), e la seconda, dal 1964 in poi, con il vaccino Sabin, preparato con virus non accoppato come nel Salk, ma vivo (anche se attenuato). Se ne deduce che le persone oltre i cinquant’anni non siano coperte dalla vaccinazione antipolio. Eppure la polio non è più ricomparsa a colpire le persone non coperte dall’immunizzazione.

Per quanto riguarda le altre malattie attualmente trattate con vaccinazione preventiva: epatite B, meningite, morbillo, rosolia ecc., si tratta di vaccini che comportano una certa percentuale di rischio “effetti collaterali”. E ciò vale anche per i vaccini antinfluenzali, comunemente ritenuti innocui come caramelline Zigulì, tanto da essere somministrati alla carlona anche alla nonnina già con il passaporto pronto per l’aldilà.
Non si parla di effettucci così, di un pò di rossore cutaneo e di febbre, si parla di seri danni neurologici.
In un post precedente ho raccontato cosa accadde negli Stati Uniti nel 1976 in occasione di una campagna di vaccinazione antinfluenzale di massa condotta in fretta e senza valutarne le conseguenze: un’epidemia di casi di sindrome di Guillain-Barré, una sindrome neurologica altamente invalidante.

A parte la “Spagnola”, che uccise milioni di persone per una concatenazione di sfortunate circostanze, l’ultima grande pandemia influenzale è stata quella del 1968-69. Tutte le statistiche epidemiologiche suggeriscono che l’influenza è una malattia in calo. E’ però quella che si presta maggiormente a fungere da spauracchio per operazioni di marketing “virale” (è proprio il caso di dirlo) su scala globale.
Proprio il terrore inconscio che ispira il vaghissimo ricordo di un morbo che spazzò via milioni di persone nel 1918 permette oggi di terrorizzare le masse con minacce di altrettante micidiali sciagure in arrivo.
Eppure, chi appartiene alla classe d’età che sopravvisse la Spagnola o che contrasse le influenze del 57-58 e del 68-69, non ha mai più avuto l’influenza da allora. Tosse, raffreddore, si, ma influenza vera no.
Perchè anche l’influenza, come tutte le malattie virali, una volta contratta, ci rende immuni ad un secondo contagio. Loro, i venditori di fialette, sono pronti a dire che il virus muta, ma è una sciocchezza. Un virus muta si ma entro certi limiti e le caratteristiche base sono quelle che vengono riconosciute dall’immunità natuale, che è in grado di debellare anche le varianti del prototipo.

Il sistema più efficace di crearsi un’immunità contro la malattia provocata da qualunque tipo di antigene è di ammalarsi della malattia stessa.
Anche i sassi sanno che chi ha avuto il morbillo non lo avrà una seconda volta.
Se la medicina si concentrasse nella ricerca su come potenziare, riparare ed ottimizzare il sistema immunitario avrebbe la chiave per sconfiggere tutte le malattie, compreso il cancro.
Tutti noi conosciamo persone che non si ammalano mai, che hanno contatti intimi con portatori di malattie sessualmente trasmissibili ma non ne vengono contagiati, che superano infezioni con appena due-tre giorni di malessere, che sconfiggono il cancro e ne guariscono ripetutamente.
Queste persone non sono superuomini o superdonne, sono individui dal sistema immunitario perfetto.
Andrebbero studiati dalla mattina alla sera, impegnando mezzi, ricercatori e denaro e invece Big Pharma preferisce insistere sulla strada del vaccino per ogni cosa. Tradotto in bigpharmese significa: milioni di dosi=milioni di dollari.

Big Pharma non fa guarire la gente, non ha interesse a che il cancro sparisca (sparirebbero anche i chemioterapici) vuole solo appioppargli dei farmaci ed altri prodotti costosi o costosissimi e possibilmente inutili, così le malattie continueranno a colpirci e loro a guadagnare. Se poi gli intruglietti sono anche dannosi, chi se ne frega. Si può sempre dare la colpa a qualche virus concomitante che ti ha provocato la diarrea emorragica.
Non scandalizzatevi di questo assalto frontale alla medicina tradizionale ed all’industria farmaceutica. Qualcuno mi spieghi perchè ogni giorno sconfiggiamo il cancro in situ semplicemente con un buon uso delle cellule K e non si potrebbe trovare il modo di far funzionare le cellule K evidentemente difettose dei malati di cancro senza ammazzarle con i chemioterapici.

La cosa più triste, come vediamo dal battage pubblicitario atto a vendere ai governi milioni di dosi di un vaccino dagli effetti collaterali sconosciuti perchè non ci sarà il tempo di scoprirli e catalogarli, è che la salute pubblica diventa un dettaglio di fronte alla prospettiva di guadagno.
E’ vero che la Sanità ha un costo e per questo si giustificano le vaccinazioni di massa ma la Malattia è soprattutto business e la contraddizione si gioca sulla nostra pelle.
Big Pharma si comporta come una Wanna Marchi imbonitrice di acqua fresca e l’informazione è il suo Do Nascimiento.


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Eh, che volete. Io non sono un polso normale. Sono il polso del Santo Padre, quindi in un certo senso sono un Santo Polso. Si, sono proprio quello della foto, così rigido nel saluto nazi. Una ragazzata. Eravamo giovani entrambi, io ed il principale.
Sono un Santo Polso con tutti i vantaggi del caso, eppure mi sono rotto.
Rotto nel vero senso della parola. Il mio principale è un Sant’Uomo e per fortuna non corro certi rischi come altri VIPpolsi, è stata una banalissima scivolata.

Ah, Benedetto uomo, le scarpe firmate possono fare brutti scherzi, con quelle tenere suole in vero cuoio. Ed io ci sono andato di mezzo. Glielo dicevo che erano meglio delle rudi e teutoniche Birkenstock con quella bella suola gommata e non starei qui a soffrire.
Comunque è andata bene, lo dicevo prima al mio amico femore. “Eh, se ti rompevi tu, a quell’età, sai, potevano essere guai seri”. “Già, tanto sapevo che ti saresti fatto avanti tu”, mi ha risposto quel paraculo.

Mi hanno trattato con tutte le cure, non posso lamentarmi. Mica come un polso qualsiasi di un cristiano o musulmano o cingalese qualsiasi al Pronto Soccorso.
Se capita ad un tizio qualunque, senza importanza, di rompersi uno dei fratelli, di solito il medico di guardia è uno più stronzo di Dr. House: “Le fa male? Su, non è nulla, non vorrà mica la morfina per una stupidaggine del genere? Su, su, stia fermo che tra un attimo abbiamo finito. Si è già rotto il polso, non rompa anche i nostri coglioni.”
Ti bendano in quattro e quattr’otto, dopo averti fatto aspettare quattro ore in piedi, senza nemmeno metterti a posto la frattura, anzi, chi ti fa il gesso te lo fissa proprio alla cavolo di cane, guardando dall’altra parte mentre intorta l’infermiera, così quando guarirai terrai per ricordo un bel polso storto, picassiano. ‘Na sciccheria.

Noi invece, ah, tutta un’altra cosa. Per un uomo di polso come il mio ospite ci vuole un polso perfettamente funzionante. Si, per quella cosa del piano ma non crediate che il Benedetto uomo faccia chissà che sull’avorio bicolore. Suoniamo roba tranquilla alla Bach, mica dobbiamo eseguire le ottave del finale del Rach3.
Mi hanno operato. Si, proprio perchè ero io. Dice che mi ero tutto scomposto e mi hanno riparato. Il chirurgo era tutto sudato al pensiero di lasciarmi una scheggetta fuori posto, così addio clienti in arrivo in massa dalla Curia. E il gesso che mi hanno messo dopo mica è uno così, è in vetroresina, me coj…. Si sto un pò stretto ma devo avere pazienza. Ho avuto anch’io il mio quarto d’ora di celebrità.

Ho guardato il TG1 l’altra sera mentre Benedetto stava in poltrona. Parlavano di me. Erano tutti preoccupati, sembrava una tragedia.
“Ehi, ragazzi, è solo un polso!” mi è scappato.
Parlavano di sofferenza, di anestesia. Così mi è venuto un pensiero cattivo. Tempo fa ho visto un film, c’era il principale del mio principale che veniva frustato ma proprio di brutto, a sangue, una cosa che ho dovuto farmi coprire dagli occhi per non vedere. Ecco, durante la mia lunga carriera di polso di prete ho sentito anche robe tipo che Cristo ha accolto su di sé la sofferenza del Mondo, che è morto per noi sulla croce con i chiodi e tante altre cose.
Così ho pensato: se il principale doveva farsi operare, ma dato che lui è il vicario di Cristo e deve associarsi a lui nella sofferenza, non dovevano negargli l’anestesia ma fargli vedere, come antidolorifico, “La Passione di Cristo” di Mel Gibson?


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Sapete perchè i virus e soprattutto quello influenzale, sono tanto popolari tra i medici? Perchè le bestiacce (i virus) possono sempre essere da loro incolpate dei danni provocati alla nostra salute dai farmaci da loro prescritti o dall’erroneità delle loro diagnosi.
Nel 1997, una meningoencefalite contratta in agosto mi fu scambiata per banale influenza e quindi non trattata adeguatamente. Va bene, si trattò di confusione tra virus ma se si fosse trattato di batteri ora non sarei qui a scrivere sul blog.
Due mesi fa ho avuto bisogno di un certo antibiotico, la moxifloxacina della famiglia dei fluorochinoloni, per curare una sinusite cronica. Nei cinque giorni di assunzione del farmaco ho avuto prima una tachicardia continua e fortissima, poi una serie completa di disturbi intestinali in crescendo, tali l’ultima sera da dover chiamare il medico e restare i tre giorni successivi a letto in malattia.
Il mio medico di base ha ammesso che sono farmaci che possono dare problemi ma lo specialista che me l’aveva prescritto lo ha decisamente negato. “Assolutamente no, è un farmaco che prescrivo abitualmente [non siamo tutti uguali però, NdA], avrà preso un virus intestinale in concomitanza“.
Sarà, ma nel momento in cui ho smesso di prendere la sua capsuletta i dolori tipo parto sono cessati. Inoltre, di solito i virus vengono comunque debellati dal sistema immunitario in pochi giorni mentre io posso dire di non essere ancora guarita e vado avanti a forza di bifidus activi, lactobacilli vulgaris, collaterali ed affini, con alterne fortune e sintomi che ricompaiono da un giorno all’altro.

Quando stavo male mi sono divertita (si fa per dire) a cercare su Internet altre evidenze della possibile tossicità di quel farmaco e ne ho trovate una marea, addirittura forum interi di pazienti che raccontavano in tutte le lingue la loro esperienza, e quasi tutti parlavano di cuore che andava a mille, nausea, diarrea, dolori addominali.
E’ noto che, a leggere il bugiardino di molti farmaci, uno si chiede se siano presidi curativi o armi di distruzione di massa. Però su Internet, oltre alle testimonianze dei pazienti, si trovano anche le pubblicazioni di studi di farmacovigilanza che, ad un orecchio abbastanza allenato ai termini medici, suonano alquanto inquietanti, confermando i sospetti di tossicità.

I fluorochinoloni sono farmaci ampiamente usati per una serie di infezioni non rispondenti ai classici antibiotici come, ad esempio, le ciclosporine. Tra gli effetti collaterali più noti e comuni all’intera classe dei fluorochinoloni vi è l’alterazione dell’elettrofisiologia cardiaca, sotto forma di prolungamento dell’intervallo QT, anomalia che può provocate aritmia e, in alcuni casi , torsione di punta potenzialmente fatale in soggetti cardiopatici. Gli studi di follow-up di farmacovigilanza suggeriscono prudenza nella somministrazione di fluorochinoloni in soggetti a rischio.

Io non sono cardiopatica e quindi l’episodio tachicardico da farmaco non è risultato preoccupante, però mi chiedo da due anni se a mia madre, viva per miracolo dopo un arresto cardiaco e reduce da un intervento di tripla angioplastica coronarica, fosse proprio necessario somministrare la ciprofloxacina, che è un fluorochinolone dagli effetti collaterali di cui sopra, per curare una banale infezione urinaria.
Mia madre morì per arresto cardiocircolatorio il giorno dopo che, durante una visita di controllo, avevo osato chiedere al cardiologo se quel farmaco non fosse troppo forte per lei, avendo letto il bugiardino e avendo fatto un ragionamento molto terra-terra: causa problemi cardiaci, mia madre ha problemi cardiaci gravissimi, è il caso di rischiare? Gli chiesi anche del problema noto della ciprofloxacina (e di altri fluorochinoloni) e cioè dell’aumentato rischio di rottura del tendine d’Achille in pazienti anziani.
Mi ricordo che il medico mi guardò come si guarda una merda che non si sta facendo i cazzi suoi e che sta invadendo l’altrui territorio e mi rispose quasi ridendo: “Ma lei legge i foglietti illustrativi? Ma lo sa che non bisogna mai farlo?”
Ora, io sono notoriamente paranoica, sono invidiosa perchè avrei voluto fare il medico e mia madre era sicuramente troppo malata per tollerare qualunque farmaco. Però il dubbio che certi farmaci vengano prescritti alla cavolo di cane, soprattutto a pazienti a fine corsa, rimane.

La ciprofloxacina, tra l’altro, è la famosa panacea contro l’Antrace, salita agli orrori della cronaca dopo l’11 settembre. Ne furono ammassate scorte imponenti dal governo di Bush per contrastare una minaccia che fece soltanto cinque morti per un contagio attribuito ad Al Qaeda e che era partito molto probabilmente da laboratori militari dalle parti di Fort Detrick. Una vicenda tra le più oscure di quegli anni, dai contorni mai chiariti.
La Bayer, con lo spettro del terrorismo biologico e la vendita promozionale di tonnellate di Ciprobay ai neocon, aumentò i profitti e si rifece un po’ delle perdite causate dallo scandalo del Lipobay, farmaco contro l’ipercolesterolemia che nel 2001, pochi mesi prima, era stato imputato di aver causato la morte di almeno 52 persone ed i cui effetti negativi erano stati colpevolmente sottaciuti dalla casa farmaceutica, secondo quanto denunciato dalle autorità tedesche. Tra i neocon di cui si parla c’era anche Donald Rumsfeld, noto per avere le mani in pasta in Big Pharma, come si diceva parlando di influenze suine.

Nel 1985 rimasi molto colpita dalla lettura di un libro scritto dal giornalista tedesco Günter Wallraff, “Faccia da turco”, un’indagine condotta da infiltrato tra i lavoratori immigrati impiegati nei lavori più umili, massacranti e pericolosi. L’autore descriveva tra l’altro i protocolli utilizzati dalle case farmaceutiche per testare su cavie umane consenzienti (a pagamento) le dosi ottimali dei farmaci. Pensando a cosa avranno dovuto subire le cavie che hanno sperimentato su di sé gli effetti dei fluorochinoloni, prima di arrivare ad una dose che comunque causa problemi in molti pazienti, c’è da immaginare scenari da “Hostel”.

Sempre cercando su Internet (strumento pericoloso in mano ai pedofili e che sarebbe, secondo le showgirls convertite alla politica, da chiudere), si trovano decine e decine di altri casi di danni provocati da farmaci, di farmaci ritirati dal mercato per manifesta tossicità. Tutti casi che formano un vero museo degli orrori e dei crimini di Big Pharma. Non solo talidomide, quindi.

Il caso della Bayer meriterebbe altro che un post a parte. Per non parlare sempre della solita vecchia storia di quando si chiamava IG Farben e fabbricava lo Zyklon B che sterminava gli internati nei lager, la Bayer odierna (giurano assolutamente diversa dalla versione nazi mode) è implicata in una serie impressionante di attentati alla salute pubblica. Dalla vendita di prodotti emoderivati contaminati dal virus HIV agli antibiotici per il pollame ritirati in USA perchè dannosi per l’uomo, alla strage di api imputata ai suoi pesticidi, ai casi del Trasylol e dei mezzi di contrasto al gadolinio, fino alla possibile tossicità del comune analgesico Aleve.

Se Bayer piange, le altre case farmaceutiche non ridono. L’industria farmaceutica è disposta a tutto pur di trarre profitti dallo sfruttamento della malattia. Anche di rifiutarsi di produrre i farmaci utili a debellare malattie gravi ma rare. Se il numero di malati del Morbo X sono statisticamente non significativi non vale la pena investire nella produzione dei farmaci preposti.
Anche questa è Big Pharma. Per tutti gli altri malati ci sono farmaci in alcuni casi utili ma in altri casi sempre più spesso discussi per tossicità, assoluta inutilità o entrambe. Tossicità ed inutilità sempre vendute a caro prezzo.
Noi però non dobbiamo leggere i bugiardini e se stiamo male dopo aver preso un farmaco dobbiamo dare la colpa ai virus concomitanti.


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Sapete perchè i virus e soprattutto quello influenzale, sono tanto popolari tra i medici? Perchè le bestiacce (i virus) possono sempre essere da loro incolpate dei danni provocati alla nostra salute dai farmaci da loro prescritti o dall’erroneità delle loro diagnosi.
Nel 1997, una meningoencefalite contratta in agosto mi fu scambiata per banale influenza e quindi non trattata adeguatamente. Va bene, si trattò di confusione tra virus ma se si fosse trattato di batteri ora non sarei qui a scrivere sul blog.
Due mesi fa ho avuto bisogno di un certo antibiotico, la moxifloxacina della famiglia dei fluorochinoloni, per curare una sinusite cronica. Nei cinque giorni di assunzione del farmaco ho avuto prima una tachicardia continua e fortissima, poi una serie completa di disturbi intestinali in crescendo, tali l’ultima sera da dover chiamare il medico e restare i tre giorni successivi a letto in malattia.
Il mio medico di base ha ammesso che sono farmaci che possono dare problemi ma lo specialista che me l’aveva prescritto lo ha decisamente negato. “Assolutamente no, è un farmaco che prescrivo abitualmente [non siamo tutti uguali però, NdA], avrà preso un virus intestinale in concomitanza“.
Sarà, ma nel momento in cui ho smesso di prendere la sua capsuletta i dolori tipo parto sono cessati. Inoltre, di solito i virus vengono comunque debellati dal sistema immunitario in pochi giorni mentre io posso dire di non essere ancora guarita e vado avanti a forza di bifidus activi, lactobacilli vulgaris, collaterali ed affini, con alterne fortune e sintomi che ricompaiono da un giorno all’altro.

Quando stavo male mi sono divertita (si fa per dire) a cercare su Internet altre evidenze della possibile tossicità di quel farmaco e ne ho trovate una marea, addirittura forum interi di pazienti che raccontavano in tutte le lingue la loro esperienza, e quasi tutti parlavano di cuore che andava a mille, nausea, diarrea, dolori addominali.
E’ noto che, a leggere il bugiardino di molti farmaci, uno si chiede se siano presidi curativi o armi di distruzione di massa. Però su Internet, oltre alle testimonianze dei pazienti, si trovano anche le pubblicazioni di studi di farmacovigilanza che, ad un orecchio abbastanza allenato ai termini medici, suonano alquanto inquietanti, confermando i sospetti di tossicità.

I fluorochinoloni sono farmaci ampiamente usati per una serie di infezioni non rispondenti ai classici antibiotici come, ad esempio, le ciclosporine. Tra gli effetti collaterali più noti e comuni all’intera classe dei fluorochinoloni vi è l’alterazione dell’elettrofisiologia cardiaca, sotto forma di prolungamento dell’intervallo QT, anomalia che può provocate aritmia e, in alcuni casi , torsione di punta potenzialmente fatale in soggetti cardiopatici. Gli studi di follow-up di farmacovigilanza suggeriscono prudenza nella somministrazione di fluorochinoloni in soggetti a rischio.

Io non sono cardiopatica e quindi l’episodio tachicardico da farmaco non è risultato preoccupante, però mi chiedo da due anni se a mia madre, viva per miracolo dopo un arresto cardiaco e reduce da un intervento di tripla angioplastica coronarica, fosse proprio necessario somministrare la ciprofloxacina, che è un fluorochinolone dagli effetti collaterali di cui sopra, per curare una banale infezione urinaria.
Mia madre morì per arresto cardiocircolatorio il giorno dopo che, durante una visita di controllo, avevo osato chiedere al cardiologo se quel farmaco non fosse troppo forte per lei, avendo letto il bugiardino e avendo fatto un ragionamento molto terra-terra: causa problemi cardiaci, mia madre ha problemi cardiaci gravissimi, è il caso di rischiare? Gli chiesi anche del problema noto della ciprofloxacina (e di altri fluorochinoloni) e cioè dell’aumentato rischio di rottura del tendine d’Achille in pazienti anziani.
Mi ricordo che il medico mi guardò come si guarda una merda che non si sta facendo i cazzi suoi e che sta invadendo l’altrui territorio e mi rispose quasi ridendo: “Ma lei legge i foglietti illustrativi? Ma lo sa che non bisogna mai farlo?”
Ora, io sono notoriamente paranoica, sono invidiosa perchè avrei voluto fare il medico e mia madre era sicuramente troppo malata per tollerare qualunque farmaco. Però il dubbio che certi farmaci vengano prescritti alla cavolo di cane, soprattutto a pazienti a fine corsa, rimane.

La ciprofloxacina, tra l’altro, è la famosa panacea contro l’Antrace, salita agli orrori della cronaca dopo l’11 settembre. Ne furono ammassate scorte imponenti dal governo di Bush per contrastare una minaccia che fece soltanto cinque morti per un contagio attribuito ad Al Qaeda e che era partito molto probabilmente da laboratori militari dalle parti di Fort Detrick. Una vicenda tra le più oscure di quegli anni, dai contorni mai chiariti.
La Bayer, con lo spettro del terrorismo biologico e la vendita promozionale di tonnellate di Ciprobay ai neocon, aumentò i profitti e si rifece un po’ delle perdite causate dallo scandalo del Lipobay, farmaco contro l’ipercolesterolemia che nel 2001, pochi mesi prima, era stato imputato di aver causato la morte di almeno 52 persone ed i cui effetti negativi erano stati colpevolmente sottaciuti dalla casa farmaceutica, secondo quanto denunciato dalle autorità tedesche. Tra i neocon di cui si parla c’era anche Donald Rumsfeld, noto per avere le mani in pasta in Big Pharma, come si diceva parlando di influenze suine.

Nel 1985 rimasi molto colpita dalla lettura di un libro scritto dal giornalista tedesco Günter Wallraff, “Faccia da turco”, un’indagine condotta da infiltrato tra i lavoratori immigrati impiegati nei lavori più umili, massacranti e pericolosi. L’autore descriveva tra l’altro i protocolli utilizzati dalle case farmaceutiche per testare su cavie umane consenzienti (a pagamento) le dosi ottimali dei farmaci. Pensando a cosa avranno dovuto subire le cavie che hanno sperimentato su di sé gli effetti dei fluorochinoloni, prima di arrivare ad una dose che comunque causa problemi in molti pazienti, c’è da immaginare scenari da “Hostel”.

Sempre cercando su Internet (strumento pericoloso in mano ai pedofili e che sarebbe, secondo le showgirls convertite alla politica, da chiudere), si trovano decine e decine di altri casi di danni provocati da farmaci, di farmaci ritirati dal mercato per manifesta tossicità. Tutti casi che formano un vero museo degli orrori e dei crimini di Big Pharma. Non solo talidomide, quindi.

Il caso della Bayer meriterebbe altro che un post a parte. Per non parlare sempre della solita vecchia storia di quando si chiamava IG Farben e fabbricava lo Zyklon B che sterminava gli internati nei lager, la Bayer odierna (giurano assolutamente diversa dalla versione nazi mode) è implicata in una serie impressionante di attentati alla salute pubblica. Dalla vendita di prodotti emoderivati contaminati dal virus HIV agli antibiotici per il pollame ritirati in USA perchè dannosi per l’uomo, alla strage di api imputata ai suoi pesticidi, ai casi del Trasylol e dei mezzi di contrasto al gadolinio, fino alla possibile tossicità del comune analgesico Aleve.

Se Bayer piange, le altre case farmaceutiche non ridono. L’industria farmaceutica è disposta a tutto pur di trarre profitti dallo sfruttamento della malattia. Anche di rifiutarsi di produrre i farmaci utili a debellare malattie gravi ma rare. Se il numero di malati del Morbo X sono statisticamente non significativi non vale la pena investire nella produzione dei farmaci preposti.
Anche questa è Big Pharma. Per tutti gli altri malati ci sono farmaci in alcuni casi utili ma in altri casi sempre più spesso discussi per tossicità, assoluta inutilità o entrambe. Tossicità ed inutilità sempre vendute a caro prezzo.
Noi però non dobbiamo leggere i bugiardini e se stiamo male dopo aver preso un farmaco dobbiamo dare la colpa ai virus concomitanti.


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Nel 1997, una meningoencefalite contratta in agosto mi fu scambiata per banale influenza e quindi non trattata adeguatamente. Va bene, si trattò di confusione tra virus ma se si fosse trattato di batteri ora non sarei qui a scrivere sul blog.
Due mesi fa ho avuto bisogno di un certo antibiotico, la moxifloxacina della famiglia dei fluorochinoloni, per curare una sinusite cronica. Nei cinque giorni di assunzione del farmaco ho avuto prima una tachicardia continua e fortissima, poi una serie completa di disturbi intestinali in crescendo, tali l’ultima sera da dover chiamare il medico e restare i tre giorni successivi a letto in malattia.
Il mio medico di base ha ammesso che sono farmaci che possono dare problemi ma lo specialista che me l’aveva prescritto lo ha decisamente negato. “Assolutamente no, è un farmaco che prescrivo abitualmente [non siamo tutti uguali però, NdA], avrà preso un virus intestinale in concomitanza“.
Sarà, ma nel momento in cui ho smesso di prendere la sua capsuletta i dolori tipo parto sono cessati. Inoltre, di solito i virus vengono comunque debellati dal sistema immunitario in pochi giorni mentre io posso dire di non essere ancora guarita e vado avanti a forza di bifidus activi, lactobacilli vulgaris, collaterali ed affini, con alterne fortune e sintomi che ricompaiono da un giorno all’altro.

Quando stavo male mi sono divertita (si fa per dire) a cercare su Internet altre evidenze della possibile tossicità di quel farmaco e ne ho trovate una marea, addirittura forum interi di pazienti che raccontavano in tutte le lingue la loro esperienza, e quasi tutti parlavano di cuore che andava a mille, nausea, diarrea, dolori addominali.
E’ noto che, a leggere il bugiardino di molti farmaci, uno si chiede se siano presidi curativi o armi di distruzione di massa. Però su Internet, oltre alle testimonianze dei pazienti, si trovano anche le pubblicazioni di studi di farmacovigilanza che, ad un orecchio abbastanza allenato ai termini medici, suonano alquanto inquietanti, confermando i sospetti di tossicità.

I fluorochinoloni sono farmaci ampiamente usati per una serie di infezioni non rispondenti ai classici antibiotici come, ad esempio, le ciclosporine. Tra gli effetti collaterali più noti e comuni all’intera classe dei fluorochinoloni vi è l’alterazione dell’elettrofisiologia cardiaca, sotto forma di prolungamento dell’intervallo QT, anomalia che può provocate aritmia e, in alcuni casi , torsione di punta potenzialmente fatale in soggetti cardiopatici. Gli studi di follow-up di farmacovigilanza suggeriscono prudenza nella somministrazione di fluorochinoloni in soggetti a rischio.

Io non sono cardiopatica e quindi l’episodio tachicardico da farmaco non è risultato preoccupante, però mi chiedo da due anni se a mia madre, viva per miracolo dopo un arresto cardiaco e reduce da un intervento di tripla angioplastica coronarica, fosse proprio necessario somministrare la ciprofloxacina, che è un fluorochinolone dagli effetti collaterali di cui sopra, per curare una banale infezione urinaria.
Mia madre morì per arresto cardiocircolatorio il giorno dopo che, durante una visita di controllo, avevo osato chiedere al cardiologo se quel farmaco non fosse troppo forte per lei, avendo letto il bugiardino e avendo fatto un ragionamento molto terra-terra: causa problemi cardiaci, mia madre ha problemi cardiaci gravissimi, è il caso di rischiare? Gli chiesi anche del problema noto della ciprofloxacina (e di altri fluorochinoloni) e cioè dell’aumentato rischio di rottura del tendine d’Achille in pazienti anziani.
Mi ricordo che il medico mi guardò come si guarda una merda che non si sta facendo i cazzi suoi e che sta invadendo l’altrui territorio e mi rispose quasi ridendo: “Ma lei legge i foglietti illustrativi? Ma lo sa che non bisogna mai farlo?”
Ora, io sono notoriamente paranoica, sono invidiosa perchè avrei voluto fare il medico e mia madre era sicuramente troppo malata per tollerare qualunque farmaco. Però il dubbio che certi farmaci vengano prescritti alla cavolo di cane, soprattutto a pazienti a fine corsa, rimane.

La ciprofloxacina, tra l’altro, è la famosa panacea contro l’Antrace, salita agli orrori della cronaca dopo l’11 settembre. Ne furono ammassate scorte imponenti dal governo di Bush per contrastare una minaccia che fece soltanto cinque morti per un contagio attribuito ad Al Qaeda e che era partito molto probabilmente da laboratori militari dalle parti di Fort Detrick. Una vicenda tra le più oscure di quegli anni, dai contorni mai chiariti.
La Bayer, con lo spettro del terrorismo biologico e la vendita promozionale di tonnellate di Ciprobay ai neocon, aumentò i profitti e si rifece un po’ delle perdite causate dallo scandalo del Lipobay, farmaco contro l’ipercolesterolemia che nel 2001, pochi mesi prima, era stato imputato di aver causato la morte di almeno 52 persone ed i cui effetti negativi erano stati colpevolmente sottaciuti dalla casa farmaceutica, secondo quanto denunciato dalle autorità tedesche. Tra i neocon di cui si parla c’era anche Donald Rumsfeld, noto per avere le mani in pasta in Big Pharma, come si diceva parlando di influenze suine.

Nel 1985 rimasi molto colpita dalla lettura di un libro scritto dal giornalista tedesco Günter Wallraff, “Faccia da turco”, un’indagine condotta da infiltrato tra i lavoratori immigrati impiegati nei lavori più umili, massacranti e pericolosi. L’autore descriveva tra l’altro i protocolli utilizzati dalle case farmaceutiche per testare su cavie umane consenzienti (a pagamento) le dosi ottimali dei farmaci. Pensando a cosa avranno dovuto subire le cavie che hanno sperimentato su di sé gli effetti dei fluorochinoloni, prima di arrivare ad una dose che comunque causa problemi in molti pazienti, c’è da immaginare scenari da “Hostel”.

Sempre cercando su Internet (strumento pericoloso in mano ai pedofili e che sarebbe, secondo le showgirls convertite alla politica, da chiudere), si trovano decine e decine di altri casi di danni provocati da farmaci, di farmaci ritirati dal mercato per manifesta tossicità. Tutti casi che formano un vero museo degli orrori e dei crimini di Big Pharma. Non solo talidomide, quindi.

Il caso della Bayer meriterebbe altro che un post a parte. Per non parlare sempre della solita vecchia storia di quando si chiamava IG Farben e fabbricava lo Zyklon B che sterminava gli internati nei lager, la Bayer odierna (giurano assolutamente diversa dalla versione nazi mode) è implicata in una serie impressionante di attentati alla salute pubblica. Dalla vendita di prodotti emoderivati contaminati dal virus HIV agli antibiotici per il pollame ritirati in USA perchè dannosi per l’uomo, alla strage di api imputata ai suoi pesticidi, ai casi del Trasylol e dei mezzi di contrasto al gadolinio, fino alla possibile tossicità del comune analgesico Aleve.

Se Bayer piange, le altre case farmaceutiche non ridono. L’industria farmaceutica è disposta a tutto pur di trarre profitti dallo sfruttamento della malattia. Anche di rifiutarsi di produrre i farmaci utili a debellare malattie gravi ma rare. Se il numero di malati del Morbo X sono statisticamente non significativi non vale la pena investire nella produzione dei farmaci preposti.
Anche questa è Big Pharma. Per tutti gli altri malati ci sono farmaci in alcuni casi utili ma in altri casi sempre più spesso discussi per tossicità, assoluta inutilità o entrambe. Tossicità ed inutilità sempre vendute a caro prezzo.
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Se, come abbiamo visto ieri, esistono epidemie che decimano popolazioni ma delle quali non si parla perchè non è conveniente per i potentati industriali, nucleari, chimici e militari, dobbiamo invece confrontarci periodicamente con epidemie, anzi pandemie, che suona ancor più sinistro, che servono al contrario a portare profitti nelle casse degli stessi potentati.
E’ il caso delle epidemie ricorrenti che improvvisamente riempiono le pagine dei giornali e telegiornali. E’ facile capire quando la propaganda si impossessa della notizia di cronaca. Se vi sono ambiguità e contraddittorietà nel messaggio, se si parla di vaccini, se l’inviata ci parla di rischio concreto ma, lei sola in mezzo alla folla, non indossa la mascherina e alla fine si nomina un farmaco miracoloso che potrebbe risolvere il problema, mostrandoci immagini di repertorio di una linea di produzione di capsule colorate dello stesso, possiamo essere quasi certi che si tratti di Big Pharma che batte cassa. I metodi sono terroristici ma milioni di dollari di profitti valgono bene un po’ di ansia in più nella popolazione, così oltretutto si vende dell’altro Tavor.

Riguardo all’ultima epidemia di influenza suina, il messaggio dice che potrebbe diventare pandemia ma la situazione è sotto controllo, è una nuova combinazione di virus aviari, suini ed umani, quindi potenzialmente micidiale come il famigerato virus della “Spagnola”, non c’è ancora il vaccino e probabilmente è troppo tardi per fabbricarlo, però abbiamo scorte imponenti di farmaci antivirali, ovvero gli inibitori della neuraminidasi. Conservano ancora il pudore di non chiamare l’antivirale con il suo nome, Tamiflu, ma è un cache-sex da Carnevale di Rio, esiguo. Presto cadrà anche quello.
La cosa incredibile è che non parlano di come è nato il focolaio di infezione, dello stato spaventoso in cui versano certi allevamenti messicani di suini, le cui carni finiscono negli insaccati dei gringos. Ciò che interessa è globalizzare la notizia, per globalizzare il profitto.

Ogni volta che si parla di influenza e relativa pandemia ricompare lo spettro della “Spagnola”, la più terribile del secolo scorso, che causò un minimo di 20 milioni di morti. Per nostra fortuna, pandemie di quel genere, provocate da una concatenazione di eventi straordinari, sono molto rare. Lo spettro di un evento traumatico che potrebbe ripetersi è però un fenomenale piede di porco propagandistico, in grado di scatenare ataviche paure risalenti ai secoli della Morte Nera, la Peste.

Per stimare il rischio concreto pandemico e distinguerlo dalla propaganda di Big Pharma è utile leggere i dati epidemiologici. Leggevo oggi un articolo della Stampa con la casistica delle ultime terribili malattie che, secondo i media, avrebbero dovuto dipingere scenari postapocalittici per l’umanità: encefalite spongiforme bovina (“mucca pazza”) 139 casi nel mondo, SARS 890, influenza aviaria 369 casi. Tutte definite, a suo tempo, pandemie.
Se pensiamo ai miliardi di esseri umani abitanti il pianeta Terra si tratta di cifre risibili, con tutto il rispetto per chi ci ha lasciato le penne, compresi i milioni di volatili sacrificati nel 2005 in occasione dell’ultimo spauracchio dell’aviaria.
I dati epidemiologici vanno sempre riportati all’entità della popolazione generale. In questi giorni stiamo parlando di poche decine di casi in città di decine di milioni di abitanti: Città del Messico e New York.

La combinazione di virus provenienti da vari animali di cui parla il terrorismo psicologico dei media, riesumando il mito della Chimera, offusca il fatto che normalmente certi tipi di virus come quelli influenzali di tipo A passano da un ospite appartenente ad una specie ad un’altra; in questo caso, dai volatili ai suini e poi all’uomo.
Il virus influenzale di tipo B è invece esclusivamente umano.
A volte un virus passa da una specie all’altra per colpa dell’intervento dell’uomo, con conseguenze che possono essere imprevedibili. Nei primi anni di produzione dei vaccini antipolio, alcune partite furono contaminate da virus animali SV-40 provenienti dai reni di scimmia nei quali venivano coltivati i ceppi vaccinali. Successivamente compare l’HIV che sembra una variante umana di quello stesso virus animale. In questi casi si può parlare di possibile ibridazione.

I virus sono tra le peggiori bestiacce che vivono sulla Terra. Sono parassiti che sfruttano il materiale genetico delle cellule ospiti per replicarsi, dopodiché la cellula parassitata muore. Di solito, i virus più adatti alla sopravvivenza sono quelli che non uccidono l’intero organismo ospite, come fa il devastante Ebola, ma quelli che lo risparmiano. Infatti, un virus troppo letale in breve tempo, assieme all’ospite, eliminerebbe anche se stesso. Il virus probabilmente più bastardo e tenace è quello che provoca il banalissimo raffreddore.

L’unico modo per combattere i virus è possedere la chiave d’accesso alla loro struttura, cosa che il nostro sistema immunitario è in grado di fare ogni volta che contraiamo una malattia. Il motivo per cui da piccoli, almeno una volta era così, ci facevamo tutta la sfilza di malattie virali: rosolia, morbillo, varicella ecc. era per programmare il sistema immunitario con gli anticorpi verso quelle malattie. Una volta contratte, infatti, non ci ammalavamo più.

Naturalmente ciò vale anche per l’influenza. Se almeno una volta nella vita ci siamo ammalati di quella vera, come la Hong Kong del 1968, potremmo notare che da allora non l’abbiamo più contratta.
I nostri ultranovantenni sono tutti sopravvissuti alla “Spagnola” e anche coloro che contrassero l’Asiatica del 1957 sembrano immuni ad ulteriori contagi.
Per questo, vaccinare i vecchi, ovverosia persone che hanno già un’immunità verso i virus influenzali più importanti dell’ultimo secolo ha poco senso. Per lo meno ha poco senso dal punto di vista immunitario.
La risposta di Big Pharma è pronta: ma questi sono virus mutanti. Sbagliato, tutti i virus mutano. Lo fanno per adattarsi al nuovo ospite e per sopravvivere alla selezione naturale.
L’immunità naturale è potente. Se il ceppo principale è antigeneticamente noto, anche i sottotipi e le varianti vengono riconosciute. Magari ci viene una febbricola e soffriamo per qualche ora o giorno ma non ci ammaliamo in maniera grave.

I vaccini, tanto amati da Big Pharma da proporli per qualsiasi cosa, dall’influenza al piede d’atleta, sono un tentativo di riprodurre l’immunità naturale artificialmente. Siccome ricorrono a virus attenuati od uccisi, l’effetto immunitario a volte è imperfetto e per questo occorrono i “richiami”. Se vacciniamo una bambina contro la rosolia è probabile che a vent’anni, quando è pronta per fare un figlio, non sia più coperta dall’immunità vaccinale. Se invece la stessa bambina contrae la rosolia per via naturale sarà immune per sempre.
I vaccini, oltre ad essere potenzialmente contaminati da agenti inquinanti chimici o biologici, presentano spesso neurotossicità. E’ tristemente famoso il caso dell’epidemia iatrogena (provocata da interventi sanitari) di Sindrome di Guillain-Barré, a seguito della vaccinazione di massa contro un’epidemia di influenza suina nel 1976.

C’è da dire un’altra cosa. L’incidenza di molte malattie epidemiche è in calo naturale da decenni. Se contiamo le principali pandemie influenzali del Novecento vediamo che sono comparse nel 1918, 1957 e 1968. Sono passati quarant’anni dall’ultima.
Eppure tutti gli anni partono campagne di vaccinazione di massa, rivolte a bambini e anziani, che invitano a vaccinarsi contro l’influenza che “quest’anno sarà particolarmente virulenta”. Non è così, per fortuna. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Sanità (quando ancora ne avevamo uno), durante la seconda settimana del 2006, vi fu un’incidenza totale pari a 1,52 casi ogni 1000 assistiti dai medici sentinella, ossia quelli incaricati di raccogliere i dati epidemiologici.
L’influenza vera sembra non esistere più ma i vaccini antinfluenzali continuano ad essere prodotti e ogni tanto, per terrorizzare un po’ la gente, si pigia il pedale del gas su notizie di epidemie lontane che potrebbero arrivare da noi.
Oppure si gioca la carta del farmaco antivirale miracoloso.

Gli antivirali sono pochi perchè i virus sono bastardi e non è facile averne ragione, se non ci chiamiamo Sistema Immunitario. L’Aciclovir contro i virus erpetici è utile per limitare il danno ed abbreviare il decorso della malattia. L’AZT, zidovudina, serve nella terapia dell’AIDS ma presenta effetti collaterali pesanti.

L’ultimo divo è l’Oseltamivir fosfato, TAMIFLU, le cui capsule bianco-gialle, così vaticane, vengono propagandate subdolamente al TG1 in questi giorni di influenza maiala.
L’effetto miracoloso di questo farmaco si limita al fatto di abbreviare la durata della malattia. Invece di cinque giorni, ne stai a letto quattro. Ogni altro effetto curativo sull’influenza non è minimamente dimostrato. E’ dimostrato invece che il Tamiflu, oggi distribuito da Roche, fu messo a punto dalla Gilead, il cui Presidente nel 1997 era Donald Rumsfeld. Oplà!

Una confezione di Tamiflu in Italia costa 36,80 euro ed è in classe C, ossia a totale carico del paziente.
In caso di allarme pandemia, abbiamo già sentito dire che gli stati sarebbero costretti a rifornirsi di enormi scorte di questo “miracoloso” antivirale, già gabellato in precedenza come panacea contro l’aviaria e risultato assolutamente inutile anche in quel caso.
Le ultime notizie sono che le azioni dei produttori di Tamiflu sono schizzate alle stelle e quindi anche i profitti di chi detiene tali azioni.

A volte ritornano. Le influenze, le oche, gli aerei che sorvolano minacciosamente New York, i maiali, Donald Rumsfeld.


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E’ il caso delle epidemie ricorrenti che improvvisamente riempiono le pagine dei giornali e telegiornali. E’ facile capire quando la propaganda si impossessa della notizia di cronaca. Se vi sono ambiguità e contraddittorietà nel messaggio, se si parla di vaccini, se l’inviata ci parla di rischio concreto ma, lei sola in mezzo alla folla, non indossa la mascherina e alla fine si nomina un farmaco miracoloso che potrebbe risolvere il problema, mostrandoci immagini di repertorio di una linea di produzione di capsule colorate dello stesso, possiamo essere quasi certi che si tratti di Big Pharma che batte cassa. I metodi sono terroristici ma milioni di dollari di profitti valgono bene un po’ di ansia in più nella popolazione, così oltretutto si vende dell’altro Tavor.

Riguardo all’ultima epidemia di influenza suina, il messaggio dice che potrebbe diventare pandemia ma la situazione è sotto controllo, è una nuova combinazione di virus aviari, suini ed umani, quindi potenzialmente micidiale come il famigerato virus della “Spagnola”, non c’è ancora il vaccino e probabilmente è troppo tardi per fabbricarlo, però abbiamo scorte imponenti di farmaci antivirali, ovvero gli inibitori della neuraminidasi. Conservano ancora il pudore di non chiamare l’antivirale con il suo nome, Tamiflu, ma è un cache-sex da Carnevale di Rio, esiguo. Presto cadrà anche quello.
La cosa incredibile è che non parlano di come è nato il focolaio di infezione, dello stato spaventoso in cui versano certi allevamenti messicani di suini, le cui carni finiscono negli insaccati dei gringos. Ciò che interessa è globalizzare la notizia, per globalizzare il profitto.

Ogni volta che si parla di influenza e relativa pandemia ricompare lo spettro della “Spagnola”, la più terribile del secolo scorso, che causò un minimo di 20 milioni di morti. Per nostra fortuna, pandemie di quel genere, provocate da una concatenazione di eventi straordinari, sono molto rare. Lo spettro di un evento traumatico che potrebbe ripetersi è però un fenomenale piede di porco propagandistico, in grado di scatenare ataviche paure risalenti ai secoli della Morte Nera, la Peste.

Per stimare il rischio concreto pandemico e distinguerlo dalla propaganda di Big Pharma è utile leggere i dati epidemiologici. Leggevo oggi un articolo della Stampa con la casistica delle ultime terribili malattie che, secondo i media, avrebbero dovuto dipingere scenari postapocalittici per l’umanità: encefalite spongiforme bovina (“mucca pazza”) 139 casi nel mondo, SARS 890, influenza aviaria 369 casi. Tutte definite, a suo tempo, pandemie.
Se pensiamo ai miliardi di esseri umani abitanti il pianeta Terra si tratta di cifre risibili, con tutto il rispetto per chi ci ha lasciato le penne, compresi i milioni di volatili sacrificati nel 2005 in occasione dell’ultimo spauracchio dell’aviaria.
I dati epidemiologici vanno sempre riportati all’entità della popolazione generale. In questi giorni stiamo parlando di poche decine di casi in città di decine di milioni di abitanti: Città del Messico e New York.

La combinazione di virus provenienti da vari animali di cui parla il terrorismo psicologico dei media, riesumando il mito della Chimera, offusca il fatto che normalmente certi tipi di virus come quelli influenzali di tipo A passano da un ospite appartenente ad una specie ad un’altra; in questo caso, dai volatili ai suini e poi all’uomo.
Il virus influenzale di tipo B è invece esclusivamente umano.
A volte un virus passa da una specie all’altra per colpa dell’intervento dell’uomo, con conseguenze che possono essere imprevedibili. Nei primi anni di produzione dei vaccini antipolio, alcune partite furono contaminate da virus animali SV-40 provenienti dai reni di scimmia nei quali venivano coltivati i ceppi vaccinali. Successivamente compare l’HIV che sembra una variante umana di quello stesso virus animale. In questi casi si può parlare di possibile ibridazione.

I virus sono tra le peggiori bestiacce che vivono sulla Terra. Sono parassiti che sfruttano il materiale genetico delle cellule ospiti per replicarsi, dopodiché la cellula parassitata muore. Di solito, i virus più adatti alla sopravvivenza sono quelli che non uccidono l’intero organismo ospite, come fa il devastante Ebola, ma quelli che lo risparmiano. Infatti, un virus troppo letale in breve tempo, assieme all’ospite, eliminerebbe anche se stesso. Il virus probabilmente più bastardo e tenace è quello che provoca il banalissimo raffreddore.

L’unico modo per combattere i virus è possedere la chiave d’accesso alla loro struttura, cosa che il nostro sistema immunitario è in grado di fare ogni volta che contraiamo una malattia. Il motivo per cui da piccoli, almeno una volta era così, ci facevamo tutta la sfilza di malattie virali: rosolia, morbillo, varicella ecc. era per programmare il sistema immunitario con gli anticorpi verso quelle malattie. Una volta contratte, infatti, non ci ammalavamo più.

Naturalmente ciò vale anche per l’influenza. Se almeno una volta nella vita ci siamo ammalati di quella vera, come la Hong Kong del 1968, potremmo notare che da allora non l’abbiamo più contratta.
I nostri ultranovantenni sono tutti sopravvissuti alla “Spagnola” e anche coloro che contrassero l’Asiatica del 1957 sembrano immuni ad ulteriori contagi.
Per questo, vaccinare i vecchi, ovverosia persone che hanno già un’immunità verso i virus influenzali più importanti dell’ultimo secolo ha poco senso. Per lo meno ha poco senso dal punto di vista immunitario.
La risposta di Big Pharma è pronta: ma questi sono virus mutanti. Sbagliato, tutti i virus mutano. Lo fanno per adattarsi al nuovo ospite e per sopravvivere alla selezione naturale.
L’immunità naturale è potente. Se il ceppo principale è antigeneticamente noto, anche i sottotipi e le varianti vengono riconosciute. Magari ci viene una febbricola e soffriamo per qualche ora o giorno ma non ci ammaliamo in maniera grave.

I vaccini, tanto amati da Big Pharma da proporli per qualsiasi cosa, dall’influenza al piede d’atleta, sono un tentativo di riprodurre l’immunità naturale artificialmente. Siccome ricorrono a virus attenuati od uccisi, l’effetto immunitario a volte è imperfetto e per questo occorrono i “richiami”. Se vacciniamo una bambina contro la rosolia è probabile che a vent’anni, quando è pronta per fare un figlio, non sia più coperta dall’immunità vaccinale. Se invece la stessa bambina contrae la rosolia per via naturale sarà immune per sempre.
I vaccini, oltre ad essere potenzialmente contaminati da agenti inquinanti chimici o biologici, presentano spesso neurotossicità. E’ tristemente famoso il caso dell’epidemia iatrogena (provocata da interventi sanitari) di Sindrome di Guillain-Barré, a seguito della vaccinazione di massa contro un’epidemia di influenza suina nel 1976.

C’è da dire un’altra cosa. L’incidenza di molte malattie epidemiche è in calo naturale da decenni. Se contiamo le principali pandemie influenzali del Novecento vediamo che sono comparse nel 1918, 1957 e 1968. Sono passati quarant’anni dall’ultima.
Eppure tutti gli anni partono campagne di vaccinazione di massa, rivolte a bambini e anziani, che invitano a vaccinarsi contro l’influenza che “quest’anno sarà particolarmente virulenta”. Non è così, per fortuna. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Sanità (quando ancora ne avevamo uno), durante la seconda settimana del 2006, vi fu un’incidenza totale pari a 1,52 casi ogni 1000 assistiti dai medici sentinella, ossia quelli incaricati di raccogliere i dati epidemiologici.
L’influenza vera sembra non esistere più ma i vaccini antinfluenzali continuano ad essere prodotti e ogni tanto, per terrorizzare un po’ la gente, si pigia il pedale del gas su notizie di epidemie lontane che potrebbero arrivare da noi.
Oppure si gioca la carta del farmaco antivirale miracoloso.

Gli antivirali sono pochi perchè i virus sono bastardi e non è facile averne ragione, se non ci chiamiamo Sistema Immunitario. L’Aciclovir contro i virus erpetici è utile per limitare il danno ed abbreviare il decorso della malattia. L’AZT, zidovudina, serve nella terapia dell’AIDS ma presenta effetti collaterali pesanti.

L’ultimo divo è l’Oseltamivir fosfato, TAMIFLU, le cui capsule bianco-gialle, così vaticane, vengono propagandate subdolamente al TG1 in questi giorni di influenza maiala.
L’effetto miracoloso di questo farmaco si limita al fatto di abbreviare la durata della malattia. Invece di cinque giorni, ne stai a letto quattro. Ogni altro effetto curativo sull’influenza non è minimamente dimostrato. E’ dimostrato invece che il Tamiflu, oggi distribuito da Roche, fu messo a punto dalla Gilead, il cui Presidente nel 1997 era Donald Rumsfeld. Oplà!

Una confezione di Tamiflu in Italia costa 36,80 euro ed è in classe C, ossia a totale carico del paziente.
In caso di allarme pandemia, abbiamo già sentito dire che gli stati sarebbero costretti a rifornirsi di enormi scorte di questo “miracoloso” antivirale, già gabellato in precedenza come panacea contro l’aviaria e risultato assolutamente inutile anche in quel caso.
Le ultime notizie sono che le azioni dei produttori di Tamiflu sono schizzate alle stelle e quindi anche i profitti di chi detiene tali azioni.

A volte ritornano. Le influenze, le oche, gli aerei che sorvolano minacciosamente New York, i maiali, Donald Rumsfeld.

Update. Grazie al nostro agente a Napoli che l’ha scovato, ecco il comunicato del 9 marzo scorso con il quale la francese Sanofi-Aventis annuncia l’investimento di 100 milioni di dollari per uno stabilimento di produzione di vaccini contro l’influenza… in Messico. Gli uomini giusti al posto giusto. Che culo!


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