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Se, come abbiamo visto ieri, esistono epidemie che decimano popolazioni ma delle quali non si parla perchè non è conveniente per i potentati industriali, nucleari, chimici e militari, dobbiamo invece confrontarci periodicamente con epidemie, anzi pandemie, che suona ancor più sinistro, che servono al contrario a portare profitti nelle casse degli stessi potentati.
E’ il caso delle epidemie ricorrenti che improvvisamente riempiono le pagine dei giornali e telegiornali. E’ facile capire quando la propaganda si impossessa della notizia di cronaca. Se vi sono ambiguità e contraddittorietà nel messaggio, se si parla di vaccini, se l’inviata ci parla di rischio concreto ma, lei sola in mezzo alla folla, non indossa la mascherina e alla fine si nomina un farmaco miracoloso che potrebbe risolvere il problema, mostrandoci immagini di repertorio di una linea di produzione di capsule colorate dello stesso, possiamo essere quasi certi che si tratti di Big Pharma che batte cassa. I metodi sono terroristici ma milioni di dollari di profitti valgono bene un po’ di ansia in più nella popolazione, così oltretutto si vende dell’altro Tavor.

Riguardo all’ultima epidemia di influenza suina, il messaggio dice che potrebbe diventare pandemia ma la situazione è sotto controllo, è una nuova combinazione di virus aviari, suini ed umani, quindi potenzialmente micidiale come il famigerato virus della “Spagnola”, non c’è ancora il vaccino e probabilmente è troppo tardi per fabbricarlo, però abbiamo scorte imponenti di farmaci antivirali, ovvero gli inibitori della neuraminidasi. Conservano ancora il pudore di non chiamare l’antivirale con il suo nome, Tamiflu, ma è un cache-sex da Carnevale di Rio, esiguo. Presto cadrà anche quello.
La cosa incredibile è che non parlano di come è nato il focolaio di infezione, dello stato spaventoso in cui versano certi allevamenti messicani di suini, le cui carni finiscono negli insaccati dei gringos. Ciò che interessa è globalizzare la notizia, per globalizzare il profitto.

Ogni volta che si parla di influenza e relativa pandemia ricompare lo spettro della “Spagnola”, la più terribile del secolo scorso, che causò un minimo di 20 milioni di morti. Per nostra fortuna, pandemie di quel genere, provocate da una concatenazione di eventi straordinari, sono molto rare. Lo spettro di un evento traumatico che potrebbe ripetersi è però un fenomenale piede di porco propagandistico, in grado di scatenare ataviche paure risalenti ai secoli della Morte Nera, la Peste.

Per stimare il rischio concreto pandemico e distinguerlo dalla propaganda di Big Pharma è utile leggere i dati epidemiologici. Leggevo oggi un articolo della Stampa con la casistica delle ultime terribili malattie che, secondo i media, avrebbero dovuto dipingere scenari postapocalittici per l’umanità: encefalite spongiforme bovina (“mucca pazza”) 139 casi nel mondo, SARS 890, influenza aviaria 369 casi. Tutte definite, a suo tempo, pandemie.
Se pensiamo ai miliardi di esseri umani abitanti il pianeta Terra si tratta di cifre risibili, con tutto il rispetto per chi ci ha lasciato le penne, compresi i milioni di volatili sacrificati nel 2005 in occasione dell’ultimo spauracchio dell’aviaria.
I dati epidemiologici vanno sempre riportati all’entità della popolazione generale. In questi giorni stiamo parlando di poche decine di casi in città di decine di milioni di abitanti: Città del Messico e New York.

La combinazione di virus provenienti da vari animali di cui parla il terrorismo psicologico dei media, riesumando il mito della Chimera, offusca il fatto che normalmente certi tipi di virus come quelli influenzali di tipo A passano da un ospite appartenente ad una specie ad un’altra; in questo caso, dai volatili ai suini e poi all’uomo.
Il virus influenzale di tipo B è invece esclusivamente umano.
A volte un virus passa da una specie all’altra per colpa dell’intervento dell’uomo, con conseguenze che possono essere imprevedibili. Nei primi anni di produzione dei vaccini antipolio, alcune partite furono contaminate da virus animali SV-40 provenienti dai reni di scimmia nei quali venivano coltivati i ceppi vaccinali. Successivamente compare l’HIV che sembra una variante umana di quello stesso virus animale. In questi casi si può parlare di possibile ibridazione.

I virus sono tra le peggiori bestiacce che vivono sulla Terra. Sono parassiti che sfruttano il materiale genetico delle cellule ospiti per replicarsi, dopodiché la cellula parassitata muore. Di solito, i virus più adatti alla sopravvivenza sono quelli che non uccidono l’intero organismo ospite, come fa il devastante Ebola, ma quelli che lo risparmiano. Infatti, un virus troppo letale in breve tempo, assieme all’ospite, eliminerebbe anche se stesso. Il virus probabilmente più bastardo e tenace è quello che provoca il banalissimo raffreddore.

L’unico modo per combattere i virus è possedere la chiave d’accesso alla loro struttura, cosa che il nostro sistema immunitario è in grado di fare ogni volta che contraiamo una malattia. Il motivo per cui da piccoli, almeno una volta era così, ci facevamo tutta la sfilza di malattie virali: rosolia, morbillo, varicella ecc. era per programmare il sistema immunitario con gli anticorpi verso quelle malattie. Una volta contratte, infatti, non ci ammalavamo più.

Naturalmente ciò vale anche per l’influenza. Se almeno una volta nella vita ci siamo ammalati di quella vera, come la Hong Kong del 1968, potremmo notare che da allora non l’abbiamo più contratta.
I nostri ultranovantenni sono tutti sopravvissuti alla “Spagnola” e anche coloro che contrassero l’Asiatica del 1957 sembrano immuni ad ulteriori contagi.
Per questo, vaccinare i vecchi, ovverosia persone che hanno già un’immunità verso i virus influenzali più importanti dell’ultimo secolo ha poco senso. Per lo meno ha poco senso dal punto di vista immunitario.
La risposta di Big Pharma è pronta: ma questi sono virus mutanti. Sbagliato, tutti i virus mutano. Lo fanno per adattarsi al nuovo ospite e per sopravvivere alla selezione naturale.
L’immunità naturale è potente. Se il ceppo principale è antigeneticamente noto, anche i sottotipi e le varianti vengono riconosciute. Magari ci viene una febbricola e soffriamo per qualche ora o giorno ma non ci ammaliamo in maniera grave.

I vaccini, tanto amati da Big Pharma da proporli per qualsiasi cosa, dall’influenza al piede d’atleta, sono un tentativo di riprodurre l’immunità naturale artificialmente. Siccome ricorrono a virus attenuati od uccisi, l’effetto immunitario a volte è imperfetto e per questo occorrono i “richiami”. Se vacciniamo una bambina contro la rosolia è probabile che a vent’anni, quando è pronta per fare un figlio, non sia più coperta dall’immunità vaccinale. Se invece la stessa bambina contrae la rosolia per via naturale sarà immune per sempre.
I vaccini, oltre ad essere potenzialmente contaminati da agenti inquinanti chimici o biologici, presentano spesso neurotossicità. E’ tristemente famoso il caso dell’epidemia iatrogena (provocata da interventi sanitari) di Sindrome di Guillain-Barré, a seguito della vaccinazione di massa contro un’epidemia di influenza suina nel 1976.

C’è da dire un’altra cosa. L’incidenza di molte malattie epidemiche è in calo naturale da decenni. Se contiamo le principali pandemie influenzali del Novecento vediamo che sono comparse nel 1918, 1957 e 1968. Sono passati quarant’anni dall’ultima.
Eppure tutti gli anni partono campagne di vaccinazione di massa, rivolte a bambini e anziani, che invitano a vaccinarsi contro l’influenza che “quest’anno sarà particolarmente virulenta”. Non è così, per fortuna. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Sanità (quando ancora ne avevamo uno), durante la seconda settimana del 2006, vi fu un’incidenza totale pari a 1,52 casi ogni 1000 assistiti dai medici sentinella, ossia quelli incaricati di raccogliere i dati epidemiologici.
L’influenza vera sembra non esistere più ma i vaccini antinfluenzali continuano ad essere prodotti e ogni tanto, per terrorizzare un po’ la gente, si pigia il pedale del gas su notizie di epidemie lontane che potrebbero arrivare da noi.
Oppure si gioca la carta del farmaco antivirale miracoloso.

Gli antivirali sono pochi perchè i virus sono bastardi e non è facile averne ragione, se non ci chiamiamo Sistema Immunitario. L’Aciclovir contro i virus erpetici è utile per limitare il danno ed abbreviare il decorso della malattia. L’AZT, zidovudina, serve nella terapia dell’AIDS ma presenta effetti collaterali pesanti.

L’ultimo divo è l’Oseltamivir fosfato, TAMIFLU, le cui capsule bianco-gialle, così vaticane, vengono propagandate subdolamente al TG1 in questi giorni di influenza maiala.
L’effetto miracoloso di questo farmaco si limita al fatto di abbreviare la durata della malattia. Invece di cinque giorni, ne stai a letto quattro. Ogni altro effetto curativo sull’influenza non è minimamente dimostrato. E’ dimostrato invece che il Tamiflu, oggi distribuito da Roche, fu messo a punto dalla Gilead, il cui Presidente nel 1997 era Donald Rumsfeld. Oplà!

Una confezione di Tamiflu in Italia costa 36,80 euro ed è in classe C, ossia a totale carico del paziente.
In caso di allarme pandemia, abbiamo già sentito dire che gli stati sarebbero costretti a rifornirsi di enormi scorte di questo “miracoloso” antivirale, già gabellato in precedenza come panacea contro l’aviaria e risultato assolutamente inutile anche in quel caso.
Le ultime notizie sono che le azioni dei produttori di Tamiflu sono schizzate alle stelle e quindi anche i profitti di chi detiene tali azioni.

A volte ritornano. Le influenze, le oche, gli aerei che sorvolano minacciosamente New York, i maiali, Donald Rumsfeld.

Update. Grazie al nostro agente a Napoli che l’ha scovato, ecco il comunicato del 9 marzo scorso con il quale la francese Sanofi-Aventis annuncia l’investimento di 100 milioni di dollari per uno stabilimento di produzione di vaccini contro l’influenza… in Messico. Gli uomini giusti al posto giusto. Che culo!


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Se, come abbiamo visto ieri, esistono epidemie che decimano popolazioni ma delle quali non si parla perchè non è conveniente per i potentati industriali, nucleari, chimici e militari, dobbiamo invece confrontarci periodicamente con epidemie, anzi pandemie, che suona ancor più sinistro, che servono al contrario a portare profitti nelle casse degli stessi potentati.
E’ il caso delle epidemie ricorrenti che improvvisamente riempiono le pagine dei giornali e telegiornali. E’ facile capire quando la propaganda si impossessa della notizia di cronaca. Se vi sono ambiguità e contraddittorietà nel messaggio, se si parla di vaccini, se l’inviata ci parla di rischio concreto ma, lei sola in mezzo alla folla, non indossa la mascherina e alla fine si nomina un farmaco miracoloso che potrebbe risolvere il problema, mostrandoci immagini di repertorio di una linea di produzione di capsule colorate dello stesso, possiamo essere quasi certi che si tratti di Big Pharma che batte cassa. I metodi sono terroristici ma milioni di dollari di profitti valgono bene un po’ di ansia in più nella popolazione, così oltretutto si vende dell’altro Tavor.

Riguardo all’ultima epidemia di influenza suina, il messaggio dice che potrebbe diventare pandemia ma la situazione è sotto controllo, è una nuova combinazione di virus aviari, suini ed umani, quindi potenzialmente micidiale come il famigerato virus della “Spagnola”, non c’è ancora il vaccino e probabilmente è troppo tardi per fabbricarlo, però abbiamo scorte imponenti di farmaci antivirali, ovvero gli inibitori della neuraminidasi. Conservano ancora il pudore di non chiamare l’antivirale con il suo nome, Tamiflu, ma è un cache-sex da Carnevale di Rio, esiguo. Presto cadrà anche quello.
La cosa incredibile è che non parlano di come è nato il focolaio di infezione, dello stato spaventoso in cui versano certi allevamenti messicani di suini, le cui carni finiscono negli insaccati dei gringos. Ciò che interessa è globalizzare la notizia, per globalizzare il profitto.

Ogni volta che si parla di influenza e relativa pandemia ricompare lo spettro della “Spagnola”, la più terribile del secolo scorso, che causò un minimo di 20 milioni di morti. Per nostra fortuna, pandemie di quel genere, provocate da una concatenazione di eventi straordinari, sono molto rare. Lo spettro di un evento traumatico che potrebbe ripetersi è però un fenomenale piede di porco propagandistico, in grado di scatenare ataviche paure risalenti ai secoli della Morte Nera, la Peste.

Per stimare il rischio concreto pandemico e distinguerlo dalla propaganda di Big Pharma è utile leggere i dati epidemiologici. Leggevo oggi un articolo della Stampa con la casistica delle ultime terribili malattie che, secondo i media, avrebbero dovuto dipingere scenari postapocalittici per l’umanità: encefalite spongiforme bovina (“mucca pazza”) 139 casi nel mondo, SARS 890, influenza aviaria 369 casi. Tutte definite, a suo tempo, pandemie.
Se pensiamo ai miliardi di esseri umani abitanti il pianeta Terra si tratta di cifre risibili, con tutto il rispetto per chi ci ha lasciato le penne, compresi i milioni di volatili sacrificati nel 2005 in occasione dell’ultimo spauracchio dell’aviaria.
I dati epidemiologici vanno sempre riportati all’entità della popolazione generale. In questi giorni stiamo parlando di poche decine di casi in città di decine di milioni di abitanti: Città del Messico e New York.

La combinazione di virus provenienti da vari animali di cui parla il terrorismo psicologico dei media, riesumando il mito della Chimera, offusca il fatto che normalmente certi tipi di virus come quelli influenzali di tipo A passano da un ospite appartenente ad una specie ad un’altra; in questo caso, dai volatili ai suini e poi all’uomo.
Il virus influenzale di tipo B è invece esclusivamente umano.
A volte un virus passa da una specie all’altra per colpa dell’intervento dell’uomo, con conseguenze che possono essere imprevedibili. Nei primi anni di produzione dei vaccini antipolio, alcune partite furono contaminate da virus animali SV-40 provenienti dai reni di scimmia nei quali venivano coltivati i ceppi vaccinali. Successivamente compare l’HIV che sembra una variante umana di quello stesso virus animale. In questi casi si può parlare di possibile ibridazione.

I virus sono tra le peggiori bestiacce che vivono sulla Terra. Sono parassiti che sfruttano il materiale genetico delle cellule ospiti per replicarsi, dopodiché la cellula parassitata muore. Di solito, i virus più adatti alla sopravvivenza sono quelli che non uccidono l’intero organismo ospite, come fa il devastante Ebola, ma quelli che lo risparmiano. Infatti, un virus troppo letale in breve tempo, assieme all’ospite, eliminerebbe anche se stesso. Il virus probabilmente più bastardo e tenace è quello che provoca il banalissimo raffreddore.

L’unico modo per combattere i virus è possedere la chiave d’accesso alla loro struttura, cosa che il nostro sistema immunitario è in grado di fare ogni volta che contraiamo una malattia. Il motivo per cui da piccoli, almeno una volta era così, ci facevamo tutta la sfilza di malattie virali: rosolia, morbillo, varicella ecc. era per programmare il sistema immunitario con gli anticorpi verso quelle malattie. Una volta contratte, infatti, non ci ammalavamo più.

Naturalmente ciò vale anche per l’influenza. Se almeno una volta nella vita ci siamo ammalati di quella vera, come la Hong Kong del 1968, potremmo notare che da allora non l’abbiamo più contratta.
I nostri ultranovantenni sono tutti sopravvissuti alla “Spagnola” e anche coloro che contrassero l’Asiatica del 1957 sembrano immuni ad ulteriori contagi.
Per questo, vaccinare i vecchi, ovverosia persone che hanno già un’immunità verso i virus influenzali più importanti dell’ultimo secolo ha poco senso. Per lo meno ha poco senso dal punto di vista immunitario.
La risposta di Big Pharma è pronta: ma questi sono virus mutanti. Sbagliato, tutti i virus mutano. Lo fanno per adattarsi al nuovo ospite e per sopravvivere alla selezione naturale.
L’immunità naturale è potente. Se il ceppo principale è antigeneticamente noto, anche i sottotipi e le varianti vengono riconosciute. Magari ci viene una febbricola e soffriamo per qualche ora o giorno ma non ci ammaliamo in maniera grave.

I vaccini, tanto amati da Big Pharma da proporli per qualsiasi cosa, dall’influenza al piede d’atleta, sono un tentativo di riprodurre l’immunità naturale artificialmente. Siccome ricorrono a virus attenuati od uccisi, l’effetto immunitario a volte è imperfetto e per questo occorrono i “richiami”. Se vacciniamo una bambina contro la rosolia è probabile che a vent’anni, quando è pronta per fare un figlio, non sia più coperta dall’immunità vaccinale. Se invece la stessa bambina contrae la rosolia per via naturale sarà immune per sempre.
I vaccini, oltre ad essere potenzialmente contaminati da agenti inquinanti chimici o biologici, presentano spesso neurotossicità. E’ tristemente famoso il caso dell’epidemia iatrogena (provocata da interventi sanitari) di Sindrome di Guillain-Barré, a seguito della vaccinazione di massa contro un’epidemia di influenza suina nel 1976.

C’è da dire un’altra cosa. L’incidenza di molte malattie epidemiche è in calo naturale da decenni. Se contiamo le principali pandemie influenzali del Novecento vediamo che sono comparse nel 1918, 1957 e 1968. Sono passati quarant’anni dall’ultima.
Eppure tutti gli anni partono campagne di vaccinazione di massa, rivolte a bambini e anziani, che invitano a vaccinarsi contro l’influenza che “quest’anno sarà particolarmente virulenta”. Non è così, per fortuna. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Sanità (quando ancora ne avevamo uno), durante la seconda settimana del 2006, vi fu un’incidenza totale pari a 1,52 casi ogni 1000 assistiti dai medici sentinella, ossia quelli incaricati di raccogliere i dati epidemiologici.
L’influenza vera sembra non esistere più ma i vaccini antinfluenzali continuano ad essere prodotti e ogni tanto, per terrorizzare un po’ la gente, si pigia il pedale del gas su notizie di epidemie lontane che potrebbero arrivare da noi.
Oppure si gioca la carta del farmaco antivirale miracoloso.

Gli antivirali sono pochi perchè i virus sono bastardi e non è facile averne ragione, se non ci chiamiamo Sistema Immunitario. L’Aciclovir contro i virus erpetici è utile per limitare il danno ed abbreviare il decorso della malattia. L’AZT, zidovudina, serve nella terapia dell’AIDS ma presenta effetti collaterali pesanti.

L’ultimo divo è l’Oseltamivir fosfato, TAMIFLU, le cui capsule bianco-gialle, così vaticane, vengono propagandate subdolamente al TG1 in questi giorni di influenza maiala.
L’effetto miracoloso di questo farmaco si limita al fatto di abbreviare la durata della malattia. Invece di cinque giorni, ne stai a letto quattro. Ogni altro effetto curativo sull’influenza non è minimamente dimostrato. E’ dimostrato invece che il Tamiflu, oggi distribuito da Roche, fu messo a punto dalla Gilead, il cui Presidente nel 1997 era Donald Rumsfeld. Oplà!

Una confezione di Tamiflu in Italia costa 36,80 euro ed è in classe C, ossia a totale carico del paziente.
In caso di allarme pandemia, abbiamo già sentito dire che gli stati sarebbero costretti a rifornirsi di enormi scorte di questo “miracoloso” antivirale, già gabellato in precedenza come panacea contro l’aviaria e risultato assolutamente inutile anche in quel caso.
Le ultime notizie sono che le azioni dei produttori di Tamiflu sono schizzate alle stelle e quindi anche i profitti di chi detiene tali azioni.

A volte ritornano. Le influenze, le oche, gli aerei che sorvolano minacciosamente New York, i maiali, Donald Rumsfeld.

Update. Grazie al nostro agente a Napoli che l’ha scovato, ecco il comunicato del 9 marzo scorso con il quale la francese Sanofi-Aventis annuncia l’investimento di 100 milioni di dollari per uno stabilimento di produzione di vaccini contro l’influenza… in Messico. Gli uomini giusti al posto giusto. Che culo!


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Se, come abbiamo visto ieri, esistono epidemie che decimano popolazioni ma delle quali non si parla perchè non è conveniente per i potentati industriali, nucleari, chimici e militari, dobbiamo invece confrontarci periodicamente con epidemie, anzi pandemie, che suona ancor più sinistro, che servono al contrario a portare profitti nelle casse degli stessi potentati.
E’ il caso delle epidemie ricorrenti che improvvisamente riempiono le pagine dei giornali e telegiornali. E’ facile capire quando la propaganda si impossessa della notizia di cronaca. Se vi sono ambiguità e contraddittorietà nel messaggio, se si parla di vaccini, se l’inviata ci parla di rischio concreto ma, lei sola in mezzo alla folla, non indossa la mascherina e alla fine si nomina un farmaco miracoloso che potrebbe risolvere il problema, mostrandoci immagini di repertorio di una linea di produzione di capsule colorate dello stesso, possiamo essere quasi certi che si tratti di Big Pharma che batte cassa. I metodi sono terroristici ma milioni di dollari di profitti valgono bene un po’ di ansia in più nella popolazione, così oltretutto si vende dell’altro Tavor.

Riguardo all’ultima epidemia di influenza suina, il messaggio dice che potrebbe diventare pandemia ma la situazione è sotto controllo, è una nuova combinazione di virus aviari, suini ed umani, quindi potenzialmente micidiale come il famigerato virus della “Spagnola”, non c’è ancora il vaccino e probabilmente è troppo tardi per fabbricarlo, però abbiamo scorte imponenti di farmaci antivirali, ovvero gli inibitori della neuraminidasi. Conservano ancora il pudore di non chiamare l’antivirale con il suo nome, Tamiflu, ma è un cache-sex da Carnevale di Rio, esiguo. Presto cadrà anche quello.
La cosa incredibile è che non parlano di come è nato il focolaio di infezione, dello stato spaventoso in cui versano certi allevamenti messicani di suini, le cui carni finiscono negli insaccati dei gringos. Ciò che interessa è globalizzare la notizia, per globalizzare il profitto.

Ogni volta che si parla di influenza e relativa pandemia ricompare lo spettro della “Spagnola”, la più terribile del secolo scorso, che causò un minimo di 20 milioni di morti. Per nostra fortuna, pandemie di quel genere, provocate da una concatenazione di eventi straordinari, sono molto rare. Lo spettro di un evento traumatico che potrebbe ripetersi è però un fenomenale piede di porco propagandistico, in grado di scatenare ataviche paure risalenti ai secoli della Morte Nera, la Peste.

Per stimare il rischio concreto pandemico e distinguerlo dalla propaganda di Big Pharma è utile leggere i dati epidemiologici. Leggevo oggi un articolo della Stampa con la casistica delle ultime terribili malattie che, secondo i media, avrebbero dovuto dipingere scenari postapocalittici per l’umanità: encefalite spongiforme bovina (“mucca pazza”) 139 casi nel mondo, SARS 890, influenza aviaria 369 casi. Tutte definite, a suo tempo, pandemie.
Se pensiamo ai miliardi di esseri umani abitanti il pianeta Terra si tratta di cifre risibili, con tutto il rispetto per chi ci ha lasciato le penne, compresi i milioni di volatili sacrificati nel 2005 in occasione dell’ultimo spauracchio dell’aviaria.
I dati epidemiologici vanno sempre riportati all’entità della popolazione generale. In questi giorni stiamo parlando di poche decine di casi in città di decine di milioni di abitanti: Città del Messico e New York.

La combinazione di virus provenienti da vari animali di cui parla il terrorismo psicologico dei media, riesumando il mito della Chimera, offusca il fatto che normalmente certi tipi di virus come quelli influenzali di tipo A passano da un ospite appartenente ad una specie ad un’altra; in questo caso, dai volatili ai suini e poi all’uomo.
Il virus influenzale di tipo B è invece esclusivamente umano.
A volte un virus passa da una specie all’altra per colpa dell’intervento dell’uomo, con conseguenze che possono essere imprevedibili. Nei primi anni di produzione dei vaccini antipolio, alcune partite furono contaminate da virus animali SV-40 provenienti dai reni di scimmia nei quali venivano coltivati i ceppi vaccinali. Successivamente compare l’HIV che sembra una variante umana di quello stesso virus animale. In questi casi si può parlare di possibile ibridazione.

I virus sono tra le peggiori bestiacce che vivono sulla Terra. Sono parassiti che sfruttano il materiale genetico delle cellule ospiti per replicarsi, dopodiché la cellula parassitata muore. Di solito, i virus più adatti alla sopravvivenza sono quelli che non uccidono l’intero organismo ospite, come fa il devastante Ebola, ma quelli che lo risparmiano. Infatti, un virus troppo letale in breve tempo, assieme all’ospite, eliminerebbe anche se stesso. Il virus probabilmente più bastardo e tenace è quello che provoca il banalissimo raffreddore.

L’unico modo per combattere i virus è possedere la chiave d’accesso alla loro struttura, cosa che il nostro sistema immunitario è in grado di fare ogni volta che contraiamo una malattia. Il motivo per cui da piccoli, almeno una volta era così, ci facevamo tutta la sfilza di malattie virali: rosolia, morbillo, varicella ecc. era per programmare il sistema immunitario con gli anticorpi verso quelle malattie. Una volta contratte, infatti, non ci ammalavamo più.

Naturalmente ciò vale anche per l’influenza. Se almeno una volta nella vita ci siamo ammalati di quella vera, come la Hong Kong del 1968, potremmo notare che da allora non l’abbiamo più contratta.
I nostri ultranovantenni sono tutti sopravvissuti alla “Spagnola” e anche coloro che contrassero l’Asiatica del 1957 sembrano immuni ad ulteriori contagi.
Per questo, vaccinare i vecchi, ovverosia persone che hanno già un’immunità verso i virus influenzali più importanti dell’ultimo secolo ha poco senso. Per lo meno ha poco senso dal punto di vista immunitario.
La risposta di Big Pharma è pronta: ma questi sono virus mutanti. Sbagliato, tutti i virus mutano. Lo fanno per adattarsi al nuovo ospite e per sopravvivere alla selezione naturale.
L’immunità naturale è potente. Se il ceppo principale è antigeneticamente noto, anche i sottotipi e le varianti vengono riconosciute. Magari ci viene una febbricola e soffriamo per qualche ora o giorno ma non ci ammaliamo in maniera grave.

I vaccini, tanto amati da Big Pharma da proporli per qualsiasi cosa, dall’influenza al piede d’atleta, sono un tentativo di riprodurre l’immunità naturale artificialmente. Siccome ricorrono a virus attenuati od uccisi, l’effetto immunitario a volte è imperfetto e per questo occorrono i “richiami”. Se vacciniamo una bambina contro la rosolia è probabile che a vent’anni, quando è pronta per fare un figlio, non sia più coperta dall’immunità vaccinale. Se invece la stessa bambina contrae la rosolia per via naturale sarà immune per sempre.
I vaccini, oltre ad essere potenzialmente contaminati da agenti inquinanti chimici o biologici, presentano spesso neurotossicità. E’ tristemente famoso il caso dell’epidemia iatrogena (provocata da interventi sanitari) di Sindrome di Guillain-Barré, a seguito della vaccinazione di massa contro un’epidemia di influenza suina nel 1976.

C’è da dire un’altra cosa. L’incidenza di molte malattie epidemiche è in calo naturale da decenni. Se contiamo le principali pandemie influenzali del Novecento vediamo che sono comparse nel 1918, 1957 e 1968. Sono passati quarant’anni dall’ultima.
Eppure tutti gli anni partono campagne di vaccinazione di massa, rivolte a bambini e anziani, che invitano a vaccinarsi contro l’influenza che “quest’anno sarà particolarmente virulenta”. Non è così, per fortuna. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Sanità (quando ancora ne avevamo uno), durante la seconda settimana del 2006, vi fu un’incidenza totale pari a 1,52 casi ogni 1000 assistiti dai medici sentinella, ossia quelli incaricati di raccogliere i dati epidemiologici.
L’influenza vera sembra non esistere più ma i vaccini antinfluenzali continuano ad essere prodotti e ogni tanto, per terrorizzare un po’ la gente, si pigia il pedale del gas su notizie di epidemie lontane che potrebbero arrivare da noi.
Oppure si gioca la carta del farmaco antivirale miracoloso.

Gli antivirali sono pochi perchè i virus sono bastardi e non è facile averne ragione, se non ci chiamiamo Sistema Immunitario. L’Aciclovir contro i virus erpetici è utile per limitare il danno ed abbreviare il decorso della malattia. L’AZT, zidovudina, serve nella terapia dell’AIDS ma presenta effetti collaterali pesanti.

L’ultimo divo è l’Oseltamivir fosfato, TAMIFLU, le cui capsule bianco-gialle, così vaticane, vengono propagandate subdolamente al TG1 in questi giorni di influenza maiala.
L’effetto miracoloso di questo farmaco si limita al fatto di abbreviare la durata della malattia. Invece di cinque giorni, ne stai a letto quattro. Ogni altro effetto curativo sull’influenza non è minimamente dimostrato. E’ dimostrato invece che il Tamiflu, oggi distribuito da Roche, fu messo a punto dalla Gilead, il cui Presidente nel 1997 era Donald Rumsfeld. Oplà!

Una confezione di Tamiflu in Italia costa 36,80 euro ed è in classe C, ossia a totale carico del paziente.
In caso di allarme pandemia, abbiamo già sentito dire che gli stati sarebbero costretti a rifornirsi di enormi scorte di questo “miracoloso” antivirale, già gabellato in precedenza come panacea contro l’aviaria e risultato assolutamente inutile anche in quel caso.
Le ultime notizie sono che le azioni dei produttori di Tamiflu sono schizzate alle stelle e quindi anche i profitti di chi detiene tali azioni.

A volte ritornano. Le influenze, le oche, gli aerei che sorvolano minacciosamente New York, i maiali, Donald Rumsfeld.

Update. Grazie al nostro agente a Napoli che l’ha scovato, ecco il comunicato del 9 marzo scorso con il quale la francese Sanofi-Aventis annuncia l’investimento di 100 milioni di dollari per uno stabilimento di produzione di vaccini contro l’influenza… in Messico. Gli uomini giusti al posto giusto. Che culo!


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Chernobyl, 26 – 4 – 1986
Vittime di cancro alla tiroide da radiazioni ionizzanti.

L’OMS non ha mai voluto rendere pubblico uno studio sugli effetti dell’incidente di Chernobyl sul genoma umano, secondo il quale i danni genetici provocati dall’anomala irradiazione del 1986, coinvolgeranno le prossime venti generazioni umane. Lo studio esiste ma la popolazione mondiale non ha il diritto di conoscerne il contenuto.

L’OMS, per quanto riguarda gli studi sui danni da radiazioni sulla popolazione mondiale, dipende dall’AIEA, ovvero dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. In pratica, chi promuove e si suppone abbia interessi economici nel settore nucleare o difenda gli interessi di altri, dovrebbe finanziare ricerche sui danni provocati alla salute dell’Uomo e dell’ambiente dai prodotti della stessa industria nucleare.
Ovviamente non lo fa e se lo fa, minimizza, parlando di “livelli accettabili di rischio”.
Attorno alle centrali nucleari crescono i tumori e le malformazioni, ma un’opportuna cortina di silenzio mediatico impedisce che l’opinione pubblica possa preoccuparsene. Così i politici che hanno appena firmato contratti milionari con i boss dell’industria nucleare, possono parlare senza pudore di centrali prive di rischio, di impianti di terza generazione e mezza, di “ritorno al nucleare” perché il nucleare è sicuro e la barretta d’uranio la potete dare da ciucciare anche ai vostri figli.
Le radiazioni non si sentono e non si vedono se non quando i loro effetti si manifestano facendo nascere pecore senza occhi e bimbi senza braccia.

Non parliamo del nucleare militare dei danni da nanoparticelle. Sappiamo tutti che le autorità negano decisamente l’esistenza di una Sindrome da Uranio Impoverito, nonostante l’evidenza clinica e l’incidenza oltre la norma di malattie come le leucemie nei reduci dai teatri di guerra dove si utilizzano le armi ad Uranio Impoverito.
Vicino al poligono militare di Salto di Quirra in Sardegna, luogo di sperimentazione di nuove armi, nel paese di Escalaplano, comune di 2500 abitanti, con una natalità annua di circa 20 nuovi nati, nel 1988 ben 6 bambini, il 30%, presentavano malformazioni che normalmente hanno un’incidenza bassissima sulla popolazione generale.
Difficile pensare ad un caso, quando oltretutto, sempre nello stesso territorio, il 30% della popolazione adulta è affetta da forme di leucemia ed altre neoplasie , dieci volte più della norma.
Ufficialmente però, non esiste alcun problema Salto di Quirra. Per chi vuole informarsi, qui c’è un’interessante inchiesta (prima, seconda , terza parte).

Esistono epidemie conclamate, ad eziologia praticamente nota, che però vengono minimizzate o addirittura negate per coprire gli interessi ad esse legati.
Altre epidemie o pandemie, più o meno immaginarie, vengono invece utilizzate per terrorizzare la gente e spingerla a comportamenti sanitari motivati dagli stessi interessi.
E’ il caso di Big Pharma e delle periodiche campagne terroristiche mediatiche messe in atto ogniqualvolta si devono vendere vaccini e svuotare i magazzini di farmaci inutili ma costosissimi.
Di questo, agganciandomi all’attualità dell’influenza suina, parlerò domani.


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Chernobyl, 26 – 4 – 1986
Vittime di cancro alla tiroide da radiazioni ionizzanti.

L’OMS non ha mai voluto rendere pubblico uno studio sugli effetti dell’incidente di Chernobyl sul genoma umano, secondo il quale i danni genetici provocati dall’anomala irradiazione del 1986, coinvolgeranno le prossime venti generazioni umane. Lo studio esiste ma la popolazione mondiale non ha il diritto di conoscerne il contenuto.

L’OMS, per quanto riguarda gli studi sui danni da radiazioni sulla popolazione mondiale, dipende dall’AIEA, ovvero dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. In pratica, chi promuove e si suppone abbia interessi economici nel settore nucleare o difenda gli interessi di altri, dovrebbe finanziare ricerche sui danni provocati alla salute dell’Uomo e dell’ambiente dai prodotti della stessa industria nucleare.
Ovviamente non lo fa e se lo fa, minimizza, parlando di “livelli accettabili di rischio”.
Attorno alle centrali nucleari crescono i tumori e le malformazioni, ma un’opportuna cortina di silenzio mediatico impedisce che l’opinione pubblica possa preoccuparsene. Così i politici che hanno appena firmato contratti milionari con i boss dell’industria nucleare, possono parlare senza pudore di centrali prive di rischio, di impianti di terza generazione e mezza, di “ritorno al nucleare” perché il nucleare è sicuro e la barretta d’uranio la potete dare da ciucciare anche ai vostri figli.
Le radiazioni non si sentono e non si vedono se non quando i loro effetti si manifestano facendo nascere pecore senza occhi e bimbi senza braccia.

Non parliamo del nucleare militare dei danni da nanoparticelle. Sappiamo tutti che le autorità negano decisamente l’esistenza di una Sindrome da Uranio Impoverito, nonostante l’evidenza clinica e l’incidenza oltre la norma di malattie come le leucemie nei reduci dai teatri di guerra dove si utilizzano le armi ad Uranio Impoverito.
Vicino al poligono militare di Salto di Quirra in Sardegna, luogo di sperimentazione di nuove armi, nel paese di Escalaplano, comune di 2500 abitanti, con una natalità annua di circa 20 nuovi nati, nel 1988 ben 6 bambini, il 30%, presentavano malformazioni che normalmente hanno un’incidenza bassissima sulla popolazione generale.
Difficile pensare ad un caso, quando oltretutto, sempre nello stesso territorio, il 30% della popolazione adulta è affetta da forme di leucemia ed altre neoplasie , dieci volte più della norma.
Ufficialmente però, non esiste alcun problema Salto di Quirra. Per chi vuole informarsi, qui c’è un’interessante inchiesta (prima, seconda , terza parte).

Esistono epidemie conclamate, ad eziologia praticamente nota, che però vengono minimizzate o addirittura negate per coprire gli interessi ad esse legati.
Altre epidemie o pandemie, più o meno immaginarie, vengono invece utilizzate per terrorizzare la gente e spingerla a comportamenti sanitari motivati dagli stessi interessi.
E’ il caso di Big Pharma e delle periodiche campagne terroristiche mediatiche messe in atto ogniqualvolta si devono vendere vaccini e svuotare i magazzini di farmaci inutili ma costosissimi.
Di questo, agganciandomi all’attualità dell’influenza suina, parlerò domani.


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Chernobyl, 26 – 4 – 1986
Vittime di cancro alla tiroide da radiazioni ionizzanti.

L’OMS non ha mai voluto rendere pubblico uno studio sugli effetti dell’incidente di Chernobyl sul genoma umano, secondo il quale i danni genetici provocati dall’anomala irradiazione del 1986, coinvolgeranno le prossime venti generazioni umane. Lo studio esiste ma la popolazione mondiale non ha il diritto di conoscerne il contenuto.

L’OMS, per quanto riguarda gli studi sui danni da radiazioni sulla popolazione mondiale, dipende dall’AIEA, ovvero dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. In pratica, chi promuove e si suppone abbia interessi economici nel settore nucleare o difenda gli interessi di altri, dovrebbe finanziare ricerche sui danni provocati alla salute dell’Uomo e dell’ambiente dai prodotti della stessa industria nucleare.
Ovviamente non lo fa e se lo fa, minimizza, parlando di “livelli accettabili di rischio”.
Attorno alle centrali nucleari crescono i tumori e le malformazioni, ma un’opportuna cortina di silenzio mediatico impedisce che l’opinione pubblica possa preoccuparsene. Così i politici che hanno appena firmato contratti milionari con i boss dell’industria nucleare, possono parlare senza pudore di centrali prive di rischio, di impianti di terza generazione e mezza, di “ritorno al nucleare” perché il nucleare è sicuro e la barretta d’uranio la potete dare da ciucciare anche ai vostri figli.
Le radiazioni non si sentono e non si vedono se non quando i loro effetti si manifestano facendo nascere pecore senza occhi e bimbi senza braccia.

Non parliamo del nucleare militare dei danni da nanoparticelle. Sappiamo tutti che le autorità negano decisamente l’esistenza di una Sindrome da Uranio Impoverito, nonostante l’evidenza clinica e l’incidenza oltre la norma di malattie come le leucemie nei reduci dai teatri di guerra dove si utilizzano le armi ad Uranio Impoverito.
Vicino al poligono militare di Salto di Quirra in Sardegna, luogo di sperimentazione di nuove armi, nel paese di Escalaplano, comune di 2500 abitanti, con una natalità annua di circa 20 nuovi nati, nel 1988 ben 6 bambini, il 30%, presentavano malformazioni che normalmente hanno un’incidenza bassissima sulla popolazione generale.
Difficile pensare ad un caso, quando oltretutto, sempre nello stesso territorio, il 30% della popolazione adulta è affetta da forme di leucemia ed altre neoplasie , dieci volte più della norma.
Ufficialmente però, non esiste alcun problema Salto di Quirra. Per chi vuole informarsi, qui c’è un’interessante inchiesta (prima, seconda , terza parte).

Esistono epidemie conclamate, ad eziologia praticamente nota, che però vengono minimizzate o addirittura negate per coprire gli interessi ad esse legati.
Altre epidemie o pandemie, più o meno immaginarie, vengono invece utilizzate per terrorizzare la gente e spingerla a comportamenti sanitari motivati dagli stessi interessi.
E’ il caso di Big Pharma e delle periodiche campagne terroristiche mediatiche messe in atto ogniqualvolta si devono vendere vaccini e svuotare i magazzini di farmaci inutili ma costosissimi.
Di questo, agganciandomi all’attualità dell’influenza suina, parlerò domani.


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Questa sera si cena a base di bufale. Bufale vere, con le corna, produttrici di gustose mozzarelle, che sarebbero bombate mediante l’utilizzo di ormoni e bufale mediatiche, ben più dannose.

Andiamo con ordine perchè c’è un po’ di confusione con i termini medici sui giornali. Vestitami da Pieroangela, faccio un po’ di chiarezza tra somatropina, somatotropina e una nuova variante mediatica: la somarotropina.

La sigla hGH si riferisce all’ormone della crescita somatotropina, prodotto normalmente dal nostro organismo nella ghiandola pituitaria (ipofisi). L’h significa “human”.
L’Ormone Sintetico della Crescita (HGH) è chiamato somatropina ed è in uso dal 1985, quando iniziò a sostituire quello estratto dalle ipofisi di cadaveri (hGH) a causa del rischio di trasmissione del prione ritenuto responsabile della malattia di Creutzfeld-Jacob, la variante umana della encefalite spongiforme bovina, comunemente chiamata “malattia della mucca pazza”. L’ormone sintetico viene anche chiamato ormone della crescita ricombinante, o rhGH.

Questo per quanto riguarda la versione umana dell’ormone della crescita, quella che utilizzano palestrati, pelati in vena di qualunque pazzia pur di farsi ricrescere la chioma e, a scopo terapeutico, persone che ne sono deficitarie. Compresi alcuni tipi di nani, quelli chiamati “ipofisari”.
Un uso sconsiderato di hGH, magari per dimagrire secondo i dettami di diete alla Mengele da 500 calorie al giorno più una o due pere di hGH alla settimana, (don’t try it at home!), può provocare vari disturbi anche gravi come ipoglicemia, sindrome del tunnel carpale, dolori alle articolazioni e , in soggetti predisposti, l’acromegalia, ovvero una crescita anomala delle estremità: fronte, mento, mani e piedi.

Tornando alle nostre bufale campane, in quel caso si tratterebbe della somministrazione di bST, somatropina bovina sintetica, iniettata alle povere bestie per incrementarne la produzione lattea. Si tratta di un prodotto largamente utilizzato negli Stati Uniti, commercializzato con il nome Posilac dalla MONSANTO (oplà, ecco la multinazionale del demonio!). La controversia sull’uso di ormoni per l’allevamento del bestiame riguarda principalmente alcuni paesi europei che nutrono dubbi sulla loro sicurezza riguardo alle ripercussioni sulla catena alimentare.

Mozzarelle, nani, ormoni, bufale. Il nano e le mozzarelle, la bufala del nano protagonista al G20. Veramente commovente questa sera la Susanna Petruni, (dimenticate le Bond-girls, ora vanno le Silvio-girls, ben più letali di quelle di 007) ) al seguito di uno dei più ignorati leader mondiali, che si è inventata un servizio celebrativo delle gesta inesistenti di Berlusconi al G20, sulla base di un unica immagine, quella di Silvio che appare dietro ad Obama, in un quasi Paolini mode.
Come quelli che si fanno fotografare ai matrimoni agguantando la sposa, per rubare la scena, Silvio si è attaccato alle costole di Obama e gli spettatori del TG1, grazie alla CastaSusanna, hanno creduto che i leaders del mondo non abbiano fatto altro in questi giorni che pendere dalle labbra di Mr. Berlusconi e prendere ordini.

Si, è vero, hanno poi mostrato, con un coraggio da Saviano, il filmato dove Elisabetta stizzita si è lamentata del casino che faceva il nano in libera uscita (“Mister Obaaaamaaaa!!!!”) ma, alla fine, l’impressione è stata: “Come osa quella stronza di regina riprendere il Nostro Silvio?”
Sono sfumature, dettagli, ma servono per rivoltare la frittata di una figura di merda rimediata di fronte ad una regina e ad un manipolo di presidenti e parare il culo al padrone. Davvero, se Belpietro riuscirà a fare di peggio di così, sarà da medaglia al valore.

Con una tal profusione di bufale, fossi nei NAS andrei a fare una visitina nella redazione del TG1. Temo qualcuno faccia uso di somarotropina.


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Andiamo con ordine perchè c’è un po’ di confusione con i termini medici sui giornali. Vestitami da Pieroangela, faccio un po’ di chiarezza tra somatropina, somatotropina e una nuova variante mediatica: la somarotropina.

La sigla hGH si riferisce all’ormone della crescita somatotropina, prodotto normalmente dal nostro organismo nella ghiandola pituitaria (ipofisi). L’h significa “human”.
L’Ormone Sintetico della Crescita (HGH) è chiamato somatropina ed è in uso dal 1985, quando iniziò a sostituire quello estratto dalle ipofisi di cadaveri (hGH) a causa del rischio di trasmissione del prione ritenuto responsabile della malattia di Creutzfeld-Jacob, la variante umana della encefalite spongiforme bovina, comunemente chiamata “malattia della mucca pazza”. L’ormone sintetico viene anche chiamato ormone della crescita ricombinante, o rhGH.

Questo per quanto riguarda la versione umana dell’ormone della crescita, quella che utilizzano palestrati, pelati in vena di qualunque pazzia pur di farsi ricrescere la chioma e, a scopo terapeutico, persone che ne sono deficitarie. Compresi alcuni tipi di nani, quelli chiamati “ipofisari”.
Un uso sconsiderato di hGH, magari per dimagrire secondo i dettami di diete alla Mengele da 500 calorie al giorno più una o due pere di hGH alla settimana, (don’t try it at home!), può provocare vari disturbi anche gravi come ipoglicemia, sindrome del tunnel carpale, dolori alle articolazioni e , in soggetti predisposti, l’acromegalia, ovvero una crescita anomala delle estremità: fronte, mento, mani e piedi.

Tornando alle nostre bufale campane, in quel caso si tratterebbe della somministrazione di bST, somatropina bovina sintetica, iniettata alle povere bestie per incrementarne la produzione lattea. Si tratta di un prodotto largamente utilizzato negli Stati Uniti, commercializzato con il nome Posilac dalla MONSANTO (oplà, ecco la multinazionale del demonio!). La controversia sull’uso di ormoni per l’allevamento del bestiame riguarda principalmente alcuni paesi europei che nutrono dubbi sulla loro sicurezza riguardo alle ripercussioni sulla catena alimentare.

Mozzarelle, nani, ormoni, bufale. Il nano e le mozzarelle, la bufala del nano protagonista al G20. Veramente commovente questa sera la Susanna Petruni, (dimenticate le Bond-girls, ora vanno le Silvio-girls, ben più letali di quelle di 007) ) al seguito di uno dei più ignorati leader mondiali, che si è inventata un servizio celebrativo delle gesta inesistenti di Berlusconi al G20, sulla base di un unica immagine, quella di Silvio che appare dietro ad Obama, in un quasi Paolini mode.
Come quelli che si fanno fotografare ai matrimoni agguantando la sposa, per rubare la scena, Silvio si è attaccato alle costole di Obama e gli spettatori del TG1, grazie alla CastaSusanna, hanno creduto che i leaders del mondo non abbiano fatto altro in questi giorni che pendere dalle labbra di Mr. Berlusconi e prendere ordini.

Si, è vero, hanno poi mostrato, con un coraggio da Saviano, il filmato dove Elisabetta stizzita si è lamentata del casino che faceva il nano in libera uscita (“Mister Obaaaamaaaa!!!!”) ma, alla fine, l’impressione è stata: “Come osa quella stronza di regina riprendere il Nostro Silvio?”
Sono sfumature, dettagli, ma servono per rivoltare la frittata di una figura di merda rimediata di fronte ad una regina e ad un manipolo di presidenti e parare il culo al padrone. Davvero, se Belpietro riuscirà a fare di peggio di così, sarà da medaglia al valore.

Con una tal profusione di bufale, fossi nei NAS andrei a fare una visitina nella redazione del TG1. Temo qualcuno faccia uso di somarotropina.


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La sigla hGH si riferisce all’ormone della crescita somatotropina, prodotto normalmente dal nostro organismo nella ghiandola pituitaria (ipofisi). L’h significa “human”.
L’Ormone Sintetico della Crescita (HGH) è chiamato somatropina ed è in uso dal 1985, quando iniziò a sostituire quello estratto dalle ipofisi di cadaveri (hGH) a causa del rischio di trasmissione del prione ritenuto responsabile della malattia di Creutzfeld-Jacob, la variante umana della encefalite spongiforme bovina, comunemente chiamata “malattia della mucca pazza”. L’ormone sintetico viene anche chiamato ormone della crescita ricombinante, o rhGH.

Questo per quanto riguarda la versione umana dell’ormone della crescita, quella che utilizzano palestrati, pelati in vena di qualunque pazzia pur di farsi ricrescere la chioma e, a scopo terapeutico, persone che ne sono deficitarie. Compresi alcuni tipi di nani, quelli chiamati “ipofisari”.
Un uso sconsiderato di hGH, magari per dimagrire secondo i dettami di diete alla Mengele da 500 calorie al giorno più una o due pere di hGH alla settimana, (don’t try it at home!), può provocare vari disturbi anche gravi come ipoglicemia, sindrome del tunnel carpale, dolori alle articolazioni e , in soggetti predisposti, l’acromegalia, ovvero una crescita anomala delle estremità: fronte, mento, mani e piedi.

Tornando alle nostre bufale campane, in quel caso si tratterebbe della somministrazione di bST, somatropina bovina sintetica, iniettata alle povere bestie per incrementarne la produzione lattea. Si tratta di un prodotto largamente utilizzato negli Stati Uniti, commercializzato con il nome Posilac dalla MONSANTO (oplà, ecco la multinazionale del demonio!). La controversia sull’uso di ormoni per l’allevamento del bestiame riguarda principalmente alcuni paesi europei che nutrono dubbi sulla loro sicurezza riguardo alle ripercussioni sulla catena alimentare.

Mozzarelle, nani, ormoni, bufale. Il nano e le mozzarelle, la bufala del nano protagonista al G20. Veramente commovente questa sera la Susanna Petruni, (dimenticate le Bond-girls, ora vanno le Silvio-girls, ben più letali di quelle di 007) ) al seguito di uno dei più ignorati leader mondiali, che si è inventata un servizio celebrativo delle gesta inesistenti di Berlusconi al G20, sulla base di un unica immagine, quella di Silvio che appare dietro ad Obama, in un quasi Paolini mode.
Come quelli che si fanno fotografare ai matrimoni agguantando la sposa, per rubare la scena, Silvio si è attaccato alle costole di Obama e gli spettatori del TG1, grazie alla CastaSusanna, hanno creduto che i leaders del mondo non abbiano fatto altro in questi giorni che pendere dalle labbra di Mr. Berlusconi e prendere ordini.

Si, è vero, hanno poi mostrato, con un coraggio da Saviano, il filmato dove Elisabetta stizzita si è lamentata del casino che faceva il nano in libera uscita (“Mister Obaaaamaaaa!!!!”) ma, alla fine, l’impressione è stata: “Come osa quella stronza di regina riprendere il Nostro Silvio?”
Sono sfumature, dettagli, ma servono per rivoltare la frittata di una figura di merda rimediata di fronte ad una regina e ad un manipolo di presidenti e parare il culo al padrone. Davvero, se Belpietro riuscirà a fare di peggio di così, sarà da medaglia al valore.

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Il preservativo è scomodo, si rompe, a volte tracima in fase di sfilamento, può procurare allergia da lattice, qualcuno ha problemi a trovarne della sua misura (beato lui!), interrompe la spontaneità del rapporto e generalmente non è molto amato dalla maggioranza della popolazione.

Però è il dispositivo più economico e di facile reperimento (anche al supermercato e nei distributori automatici) contro la trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili. Non pensiamo unicamente all’AIDS che non è solo questione di HIV ma di un mucchio di altri fattori, ma alle banali infezioni come la candida, la tricosomiasi, il papilloma virus, l’herpes genitalis, fino alle classiche gonorrea e sifilide.

Paradossalmente però, è dimostrato che più il rapporto che si ha in quel momento è potenzialmente a rischio, più si tende ad evitarne l’uso, come sanno bene le escort, i cui clienti sono disposti a pagare di più pur di non usarlo. Se le malattie sessuali colpissero solo gli uomini vedreste signori andare in giro indossando preservativi giganti a figura intera, ma tant’è.
Il preservativo o condom o gondone, fattore non marginale, contribuisce anche a limitare le nascite ed ecco perchè è tanto condannato da Sua Castità.

Cioè, sono vent’anni che si fanno campagne per la prevenzione del contagio dalla più devastante tra le malattie sessualmente trasmissibili, soprattutto nel Terzo Mondo dove ancora si cuciono le vagine delle donne per il gusto poi di lacerarle e favorire in quel modo, come conseguenza, la trasmissione di malattie e un giorno arriva un signore vestito di bianco che dice, senza pensare alle conseguenze pratiche di una tale affermazione: “il preservativo non è una soluzione perchè aumenta i problemi”.
Abbiamo visto che i più promiscui sessualmente non usano il preservativo, quindi? Si allude per caso alla vera e propria piaga dell’allergia al lattice?

Trovo giusto che le organizzazioni mediche e governative si siano incazzate sentendo l’uscita papale. La speranza è che, una volta risalito Ratzinger sull’aereo che lo riporterà in Vaticano, e fatto ciao ciao con la manina, ognuno torni a fare come gli pare, comprese quelle entità cattoliche che, in Africa, distribuiscono esse per prime i condom per limitare il danno endemico da AIDS.

Più che la condanna del gondone, tuttavia, dovrebbe preoccupare la condanna del Papa del trattato di Maputo, adottato nel 2003 dall’Oua, in cui nell’art.14 si parla di diritto a interrompere la gravidanza in caso di violenza sessuale, stupro o incesto, o anche quando vi siano pericoli fisici o mentali per la madre.

«Quanto amara – ha detto Ratzinger parlando alle autorità angolane e al corpo diplomatico internazionale – l’ironia di coloro che promuovono l’aborto tra le cure della salute materna!»

Quale ironia vi sia in uno stupro o in un incesto rimane un mistero. Si potrebbe andarlo a chiedere alle donne Congolesi. Di sicuro essere obbligate a sfornare un moccioso a seguito di uno stupro mi pare la giusta punizione per chi ha avuto la sfrontatezza di nascere donna.

A Genova, essere chiamato “gundun” non è un complimento.


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