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Questa volta non me la prenderò con B. Sarebbe come se, dopo esserci lordati le scarpe per strada, ce la prendessimo con la cacca che abbiamo pestato. Lei non ha colpa e nemmeno il cane che l’ha depositata. Metà della colpa ce l’ha il padrone che ha lasciato che il cane defecasse in mezzo alla strada e che non ha ripulito dopo la defecazione. L’altra metà di colpa è nostra, perché non guardiamo dove mettiamo i piedi e ci illudiamo che non incontreremo mai una cacca per strada.
Questa simpatica parabola serve a spiegare il momento politico attuale, anche se non ci sarebbe bisogno di specificarlo, parlando di materia fecale, me ne rendo conto. L’associazione viene spontanea.
Se B. occupa militarmente le istituzioni italiane pro domo sua (e sappiamo quante case lui abbia e gliene rimanga da comperare) scagazzando dappertutto la sua infinita delinquenza e quella dei suoi servi, la colpa è di chi gli ha permesso di farlo fin dall’inizio. I sintomi dell’infezione c’erano ma nessuno ha voluto prenderli seriamente. E’ stata una malattia lenta ma inesorabile. Ora siamo alla cancrena e bisognerà amputare, se non morirà addirittura il paziente.
E’ colpa di chi l’ha votato, certo. E’ colpa di chi, dall’opposizione politica, lo ha sottovalutato per incapacità o se ne è fatto complice per convenienza. Magari perché pensava che un “mafioso milanese” fosse un ossimoro troppo clamoroso per esistere veramente. Maledetti stolti e sciagurati.
Colpa nostra che, anche se non l’abbiamo votato perché ne abbiamo saputo riconoscere subito il lezzo inconfondibile, non siamo andati sotto alle finestre dei partiti di opposizione con i lanciafiamme e i forconi per obbligarli a fare il loro dovere di oppositori e non li abbiamo bastonati a sufficienza quando gli si sono genuflessi davanti, offrendogli i loro servigi. Infami traditori.
Non possiamo sperare troppo che arrivino il padrone con il guinzaglio o l’accalappiacani a salvarci. Però, quanto avremmo bisogno di un bel Deus Ex Machina!
Ieri sera ho visto quello che è forse il più impressionante film horror dell’anno, anche se sarebbe meglio definirlo uno snuff-movie, uno di quei film dove l’orrore e la tortura sono reali e non simulati.
Il vero e proprio tormento che ci procura la visione di “Videocracy” di Erik Gandini deriva dalla sua rappresentazione di un mondo dominato da un “Brutto” felliniano spogliato a forza della visione felliniana e rimasto solo cattivo gusto nudo e crudo. Un pozzo senza fondo di volgarità che è non solo la televisione italiana protagonista del film ma questo paese divenuto un immenso studio televisivo dove la gente si degrada fino all’inimmaginabile – manca ormai solo la coprofagia immaginata da Pasolini-De Sade in “Salò”, ed è disposta letteralmente a tutto pur di apparire nella scatola maledetta dalla quale ci comanda l’orrendo ghigno del joker di Arcore. La faccia gigante che ha reso questo paese cultore del bello, dell’arte e del sublime, il paese di Leonardo Da Vinci e Michelangelo, una cloaca massima dove sguazzano stronzi, zoccole e ogni tipo di malavitoso assurto ad eroe della patria.

Se permettete una digressione, ricordate il secondo capitolo della saga di “Ritorno al futuro”, il più sottilmente angosciante dei tre? Il cattivo Biff Tannen ruba un almanacco sportivo dal futuro e, ritornato nel passato, sfrutta la conoscenza di eventi futuri per crearsi una fortuna totalmente immeritata in una realtà parallela. Il mondo dominato dal riccastro Biff è modellato su un CASINO, su un immaginario da gangsters, ricco di belle donne scosciate e poppute, gioco d’azzardo, prepotenza e malaffare.
Un mondo orripilante che gli eroi del film devono a tutti i costi evitare che si avveri.
Beh, non è incoraggiante pensare che l’Italia sia diventata un incubo peggiore dei peggiori scenari dei film di fantascienza.

Gandini dice all’inizio del suo film che per chi osserva il fenomeno dal di fuori – lui vive in Svezia – è difficile comprenderlo. Un modo gentile per dirci che dobbiamo considerarci come dei topolini bianchi da laboratorio, osservati dall’occhio esperto di un etologo.

Cominciò tutto, narra il documentario, con un uso intensivo ed osceno del corpo femminile usato come un piede di porco per scardinare tutto ciò che era stata fino a quel momento l’idea di informazione, intrattenimento e cultura televisiva.
Dalle calze a 20 denari delle Gemelle Kessler eravamo passati ai panorami ginecologici delle ministre pon-pon, prima che ritornassero vergini con il tailleur da signore per bene.

Non solo, aggiungo io. Vi fu un periodo, dalla metà degli anni settanta e per un decennio circa, dove in televisione si poteva vedere di tutto ma proprio di tutto. Porno-horror alle quattro del pomeriggio con ogni tipo di violenza ed efferatezza tra un “Jeeg Robot d’acciaio” e un “Lamù”. Nessun MOIGE a stracciarsi le vesti.
Di pomeriggio, a quei tempi, vidi un orrendo film spagnolo su due ristoratrici lesbiche assassine che conservavano i corpi delle loro giovani vittime in salamoia; il famoso cult “Perchè il dio fenicio uccide ancora?”; “Eviration”, storia di un ragazzo evirato dai cani.
Questo mentre di sera girava tranquillamente da un canale all’altro “Ultimo mondo cannibale”. A notte alta dominavano i porno e quegli squallidissimi spogliarelli dove per vedere un centimetro quadrato di passera di straforo bisognava restare svegli fino alle quattro.
Conosco vecchietti che si sono bruciati gli ultimi neuroni cannibali a furia di far tardi nella speranza che una notte su cento, si andasse finalmente oltre e la signorina Wanda la peracottara con le coscione disfatte dalla cellulite arrivasse addirittura ad un accenno di masturbazione, con primo piano finale.

Erano le meravigliose TV libere. Ed è lo stesso principio della droga. Lo spacciatore ti regala sempre le prime dosi, per crearti la dipendenza.
Quando fummo assuefatti alla “libertà”, questa divenne condizionata. Ricominciò la censura, ritornò il bigottismo. Il bastone e la carota.
Per un attimo esistette anche una televisione che cercava di conciliare la libertà con l’emancipazione e la ricerca del nuovo. Nacquero trasmissioni a loro modo rivoluzionarie (ricordate Moana e lo Scrondo?) ma durarono poco. Richiedevano uno spettatore di qualità superiore all’ameba e non erano funzionali al grande progetto per piano di rinascita ed orchestra.

Ora in pratica guardiamo solo quello che vogliono loro. O che vuole lui, il che è lo stesso.
Il porno è solo a pagamento, con tanto di codice criptato per proteggere i bambini e i nonnini ormai dementi, per i quali una Selen potrebbe essere fatale. Chi si contenta del fetish gratuito può guardare i telegiornali.

Per tornare a “Videocracy”, la voce suadente da torturatore del narratore ci racconta degli eroi Lele Mora e Corona. Figuri al cui confronto Facciadicuoio e Jason sono dei bravi ragazzi ma che nel CASINO tannenian-berlusconiano sono personaggi da ammirare ed imitare.
Non si sa se faccia più ribrezzo il Mora biancovestito con la casa tutta bianca e il telefonino con la svastica da anima nera, roba che in Germania sarebbe da arresto, o il Corona che conta i bigliettoni da cento euro sul letto, si sgrulla l’uccello sotto la doccia e poi va in giro in macchina a controllare i suoi paparazzi come il pappone controlla le mignotte.
Che personaggi squallidi, come l’altro disoccupato di lusso Briatore e quella Costa Smeralda che bisognerebbe ribattezzare – mi perdonino i sardi – SMERDALDA.
Un paese ridotto a subire il fascino dei malavitosi con gli occhi strafatti di coca ma che sono tanto fichi perchè scopano tutti i giorni.

Ancora più disgustosi sono i poveri che darebbero via il culo – lo ammette alla fine l’operaio che vorrebbe essere un’atroce mix tra Van Damme e Ricky Martin e non è altro che una povera nullità – per diventare ricchi e famosi, cioè delle Simone Venture.
Le squinzie che, intervistate, vogliono fare le veline, le letterine, le letteronze, “così poi sposano i calciatori”. Che i calciatori le sposino, in alcuni casi, per nascondere il fatto che amano, più della passera, il 24×17 , non le sfiora nemmeno. Ma poi che gliene fregherebbe? I calciatori sono ricchi e con la ricchezza passa tutto, anche l’omosessualità.

Su tutto domina alla fine del film e dell’incubo che abbiamo appena vissuto, il faccione gigante del responsabile di tutto questo, il più grande spacciatore di balle e false illusioni degli ultimi 150 anni. Colui che ha rovinato questo paese. Colui che ha sostituito a tradimento, nell’album degli eroi, la figurina di Salvo D’Acquisto con quella di Fabrizio Corona.

“Videocracy” integrale parti: 2 345 678

E’ curioso che in un mondo dominato dal culto del denaro, simboleggiato in psicanalisi dall’escremento; in un mondo che, scisso nella dicotomia tra avarizia (ritenzione) e scialacquamento (incontinenza), fa dell’evacuazione una metafora rituale quasi religiosa, ci si scandalizzi se un satiro o un comico cita la cacca in un suo show e ci si meravigli se poi il tizio viene censurato, radiato e bandito dal regno.

Intendiamoci, la colpa è degli autori di queste performance, sempre. Hanno il vizio di associare alle loro denunce più forti l’elemento merdoso e l’apposito orifizio, che siccome sono innominabili e oggetto di oscuro timore ma altrettanto innominabile segreto culto, fanno scattare le più feroci censure di potere.
E’ come se inconsciamente dicessero: devo fare una denuncia forte, sulla guerra, sull’oscenità della guerra, sulle brutture della società, della famiglia che incoraggia la pedofilia ma siccome non ne ho il coraggio fino in fondo utilizzo la metafora della cacca così mi censureranno e la mia coscienza sarà di nuovo a posto. In psicanalisi si chiama atto mancato.

La censura, quando a sua volta scatta, pensa: io in realtà voglio colpire quel pezzo di merda che osa criticare l’impero, il regime, la guerra santa combattuta dagli eroi. Voglio zittire e far ardere sul rogo quello stronzo che osa criticare la famiglia e la società e perfino prefigurare il futuro di merda che ci aspetta.
Della cacca non me ne frega niente ma siccome a tutti fa schifo tutti mi daranno ragione ad aver censurato quell’idiota per averla nominata.
Si chiama razionalizzazione.

Quando a Bertolucci bruciarono sul rogo “Ultimo Tango a Parigi”, non fu perchè in un certo momento del film Brando sodomizza la Schneider ma perchè Brando, nel mentre, recita la seguente preghiera: “Voglio farti un discorso sulla famiglia…Quella santa istituzione inventata per educare i selvaggi alle virtù… Ed adesso ripeti insieme a me…Santa famiglia, sacrario dei buoni cittadini… dove i bambini sono torturati da quando dicono la prima bugia”.

Pasolini, in quel film disgustoso, intollerabile, diciamo proprio di merda che è “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, utilizza la coprofagia per denunciare fin dove può giungere il Potere nella degradazione dell’essere umano. Ancora più rivoluzionario di DeSade, Pasolini preconizza la società attuale.
Ripensando oggi a quel film degli anni settanta, quando per altro in alcune realtà, basti pensare alle dittature sudamericane, la gente veniva torturata veramente a quel modo, ci rendiamo conto che l’incubo del poeta è diventato la nostra realtà in senso (sub)culturale.
Basta pensare alla televisione, dove le persone accettano di farsi umiliare e degradare fisicamente ormai senza quasi limiti e solo per una cosa, il denaro e il simulacro di fama che dà il denaro. “Salò” sembra diventare quindi solo il più estremo dei reality show.

Bisognerebbe riuscire a parlare di atti evacuatori e relativi prodotti escrementizi senza utilizzarli come denuncia sociale e politica e vedere l’effetto che fa, se persistono lo scandalo e la censura. Del resto il cinesino che cagando fa scattare il livello 4 di contaminazione batteriologica negli spot pubblicitari è tollerato, come la pomata dedicata alle amiche emorroidi o gli yogurt che fanno liberare perfino le gran tope che non diresti mai che caghino anche loro come te, misera mortale. Anzi, questi inni alla defecazione ti vengono proposti normalmente all’ora di pranzo e cena, come simpatico coadiuvante dell’appetito. Servono affinchè tu spenda, tiri fuori il denaro, lo sterco del demonio, appunto. Il cerchio si chiude.

Se però a mezzanotte un comico nomina la merda associata ad un giornalista un tempo a libro paga della CIA, apriti cielo.
Luttazzi, che non è esente da una certa compulsiva e fastidiosa coprofilia ma in fondo è un bravo ragazzo e perfino un timido, forse, è stato ancora una volta censurato da la7 e il suo programma, che forse non a caso si chiama(va) “Decameron”, sospeso, che in Italia significa chiuso, tumulato e cementato.
Aveva cominciato bene il ragazùl:
“Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq…
Poi è scattato l’atto mancato, introdotto anche dalla clamorosa sottostima dei morti civili iracheni, ben superiori agli 85.000:
“Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanche’ in completo sadomaso che li frusta tutti. Va gia’ meglio no?”.
D’accordo, la prosa non sarà DeSade ma è efficace anche se l’immagine è un po’ da porno casalingo di quart’ordine, disciamo.
La censura, come da copione, si è attaccata a quello, alla fantasia fetish da bordello gran lusso con sconti per comitive vip che faceva venire in mente.
Se Luttazzi si fosse limitato alla prima parte della denuncia lo avrebbero fermato lo stesso? O forse occorreva proprio lo schizzo di merda in faccia perchè ci ricordassimo della bestialità della guerra?

Vabbé, per consolarci e restare in tema, quest’anno metteremo nel presepe un caganer, un “cagone”. Trattasi di antica e gloriosa tradizione catalana, di origine barocca, un personaggio di terracotta ritratto nell’atto di defecare che nel presepe viene di solito collocato in posizione appartata, come si conviene alla circostanza. La figurina non viene considerata assolutamente blasfema ma un retaggio degli antichi culti della fertilità.
In Spagna è considerato un onore essere raffigurati come caganer, come dimostra l’esempio che ho scelto, che rappresenta il Re Juan Carlos. Esistono praticamente tutti i personaggi politici spagnoli, da Aznar a Zapatero alla regina e al principe. Non mancano Bush, Sarkozy e un delizioso piccolo Ratzinger.
Per quanto abbia cercato non sono riuscita a trovare nè un caganer Berlusconi, nè un Prodi, né un Veltroni. E’ proprio vero che a livello internazionale non ci caga nesssuno.


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E’ curioso che in un mondo dominato dal culto del denaro, simboleggiato in psicanalisi dall’escremento; in un mondo che, scisso nella dicotomia tra avarizia (ritenzione) e scialacquamento (incontinenza), fa dell’evacuazione una metafora rituale quasi religiosa, ci si scandalizzi se un satiro o un comico cita la cacca in un suo show e ci si meravigli se poi il tizio viene censurato, radiato e bandito dal regno.

Intendiamoci, la colpa è degli autori di queste performance, sempre. Hanno il vizio di associare alle loro denunce più forti l’elemento merdoso e l’apposito orifizio, che siccome sono innominabili e oggetto di oscuro timore ma altrettanto innominabile segreto culto, fanno scattare le più feroci censure di potere.
E’ come se inconsciamente dicessero: devo fare una denuncia forte, sulla guerra, sull’oscenità della guerra, sulle brutture della società, della famiglia che incoraggia la pedofilia ma siccome non ne ho il coraggio fino in fondo utilizzo la metafora della cacca così mi censureranno e la mia coscienza sarà di nuovo a posto. In psicanalisi si chiama atto mancato.

La censura, quando a sua volta scatta, pensa: io in realtà voglio colpire quel pezzo di merda che osa criticare l’impero, il regime, la guerra santa combattuta dagli eroi. Voglio zittire e far ardere sul rogo quello stronzo che osa criticare la famiglia e la società e perfino prefigurare il futuro di merda che ci aspetta.
Della cacca non me ne frega niente ma siccome a tutti fa schifo tutti mi daranno ragione ad aver censurato quell’idiota per averla nominata.
Si chiama razionalizzazione.

Quando a Bertolucci bruciarono sul rogo “Ultimo Tango a Parigi”, non fu perchè in un certo momento del film Brando sodomizza la Schneider ma perchè Brando, nel mentre, recita la seguente preghiera: “Voglio farti un discorso sulla famiglia…Quella santa istituzione inventata per educare i selvaggi alle virtù… Ed adesso ripeti insieme a me…Santa famiglia, sacrario dei buoni cittadini… dove i bambini sono torturati da quando dicono la prima bugia”.

Pasolini, in quel film disgustoso, intollerabile, diciamo proprio di merda che è “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, utilizza la coprofagia per denunciare fin dove può giungere il Potere nella degradazione dell’essere umano. Ancora più rivoluzionario di DeSade, Pasolini preconizza la società attuale.
Ripensando oggi a quel film degli anni settanta, quando per altro in alcune realtà, basti pensare alle dittature sudamericane, la gente veniva torturata veramente a quel modo, ci rendiamo conto che l’incubo del poeta è diventato la nostra realtà in senso (sub)culturale.
Basta pensare alla televisione, dove le persone accettano di farsi umiliare e degradare fisicamente ormai senza quasi limiti e solo per una cosa, il denaro e il simulacro di fama che dà il denaro. “Salò” sembra diventare quindi solo il più estremo dei reality show.

Bisognerebbe riuscire a parlare di atti evacuatori e relativi prodotti escrementizi senza utilizzarli come denuncia sociale e politica e vedere l’effetto che fa, se persistono lo scandalo e la censura. Del resto il cinesino che cagando fa scattare il livello 4 di contaminazione batteriologica negli spot pubblicitari è tollerato, come la pomata dedicata alle amiche emorroidi o gli yogurt che fanno liberare perfino le gran tope che non diresti mai che caghino anche loro come te, misera mortale. Anzi, questi inni alla defecazione ti vengono proposti normalmente all’ora di pranzo e cena, come simpatico coadiuvante dell’appetito. Servono affinchè tu spenda, tiri fuori il denaro, lo sterco del demonio, appunto. Il cerchio si chiude.

Se però a mezzanotte un comico nomina la merda associata ad un giornalista un tempo a libro paga della CIA, apriti cielo.
Luttazzi, che non è esente da una certa compulsiva e fastidiosa coprofilia ma in fondo è un bravo ragazzo e perfino un timido, forse, è stato ancora una volta censurato da la7 e il suo programma, che forse non a caso si chiama(va) “Decameron”, sospeso, che in Italia significa chiuso, tumulato e cementato.
Aveva cominciato bene il ragazùl:
“Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq…
Poi è scattato l’atto mancato, introdotto anche dalla clamorosa sottostima dei morti civili iracheni, ben superiori agli 85.000:
“Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanche’ in completo sadomaso che li frusta tutti. Va gia’ meglio no?”.
D’accordo, la prosa non sarà DeSade ma è efficace anche se l’immagine è un po’ da porno casalingo di quart’ordine, disciamo.
La censura, come da copione, si è attaccata a quello, alla fantasia fetish da bordello gran lusso con sconti per comitive vip che faceva venire in mente.
Se Luttazzi si fosse limitato alla prima parte della denuncia lo avrebbero fermato lo stesso? O forse occorreva proprio lo schizzo di merda in faccia perchè ci ricordassimo della bestialità della guerra?

Vabbé, per consolarci e restare in tema, quest’anno metteremo nel presepe un caganer, un “cagone”. Trattasi di antica e gloriosa tradizione catalana, di origine barocca, un personaggio di terracotta ritratto nell’atto di defecare che nel presepe viene di solito collocato in posizione appartata, come si conviene alla circostanza. La figurina non viene considerata assolutamente blasfema ma un retaggio degli antichi culti della fertilità.
In Spagna è considerato un onore essere raffigurati come caganer, come dimostra l’esempio che ho scelto, che rappresenta il Re Juan Carlos. Esistono praticamente tutti i personaggi politici spagnoli, da Aznar a Zapatero alla regina e al principe. Non mancano Bush, Sarkozy e un delizioso piccolo Ratzinger.
Per quanto abbia cercato non sono riuscita a trovare nè un caganer Berlusconi, nè un Prodi, né un Veltroni. E’ proprio vero che a livello internazionale non ci caga nesssuno.

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