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Sono d’accordo con chi manifesta sempre più di frequente insofferenza nei confronti di “Annozero”. Soprattutto coloro che, come me, si ricordano certe puntate di “Samarcanda”, come quella memorabile sulla crisi argentina del 2001, signor giornalismo con i controcapperi senza inutili celentanismi.
La puntata di ieri sera del programma di Santoro sembrava essere partita bene, con il reportage di Formigli da Chernobyl. Immagini che raccontavano, più di tante inutili parole, la realtà di una tragedia le cui conseguenze sulla vita delle popolazioni di Bielorussia ed Ucraina si trascinano da venticinque anni. 
La cittadina fantasma di Pripyat con i calendari fermi al 26 aprile del 1986, le giostre mangiate dalla ruggine, i Geyger che impazziscono appena li avvicini ad alberi e piante, il silenzio irreale di luoghi dove è sparito il canto degli uccelli. E poi l’assoluta ingiustizia, che ti fa bestemmiare un dio troppo crudele, della sofferenza dei piccoli e dello strazio delle loro famiglie. Bambini e cancro, due parole che non dovrebbero mai accoppiarsi, nemmeno per sbaglio.
Ecco, dopo questi pochi minuti di giornalismo come usava una volta a Samarcanda, si è passati al vuoto pneumatico del solito dibattito da due ore con risciacquo alla schiuma frenata tra Guelfi e Ghibellini, tutti e due mediocremente competenti ma abbondantemente faziosi, con l’ultima parola data al menestrello di corte che, già che c’era, ci ha rimediato pure il marchettone dell’ultimo video, dopo aver interrotto varie volte il troppo importante discorso con l’annuncio del suo futile arrivo, manco fosse il Deus Ex Machina in persona. Posso dire “che due coglioni!” senza temere l’accusa di lesa celentanità?
Alla fine della trasmissione, il livello di informazione per gli elettori chiamati ad esprimersi con un referendum abrogativo sul ritorno al nucleare in Italia, era penosamente prossimo allo zero, in diminuzione.
Detto che, evidentemente, non è possibile per Santoro andare in onda senza la presenza della Santanchè, occorre, per amor di verità, spezzare una lancia in difesa della Garnero, almeno per una volta. Di nucleare non ne sa una sega e va bene, deve solo presidiare la postazione del centrodestra come una piccola vedetta cuneese. Però, meschina, in confronto agli altri due nuclearofili, quelli che limonerebbero la barra di uranio ancora calda di Fukushima con la stessa voluttà di Gola Profonda, ieri sera è stata perfino sobria e si è addirittura commossa con i bambini malati di cancro.
Gli altri due, quelli che hanno contribuito maggiormente a far diventare la trasmissione un’inutile caciara inconcludente, erano il piccolo chimico Prof. Battaglia e Chicco Testa, già noti alla bacheca delle foto segnaletiche per nuclearofilia aggravata e continuata.

Per dare un’idea della loro posizione sul nucleare e sulla loro obiettività divulgativa, che nega per principio la gravità del danno da radiazioni come unico argomento dialettico, farò un esempio forse estremo ma calzante.
Sarebbe come fare una trasmissione sulla Shoah ed invitare a parlarne, oltre a storici e sopravvissuti, quei negazionisti che sostengono che le camere a gas non sono mai esistite perchè sono andati a grattare sessant’anni dopo il mattone ad Auschwitz e non hanno trovato traccia di Zyklon B.
Il negazionismo, in ogni campo, è talmente idiota che riesce a contaminare qualunque discorso e ad annullarlo completamente. Perchè  si continui a considerare esperti i negazionisti, mi sfugge. A meno che il loro ruolo non sia stabilito da un piano preciso di disinformatja. 
Ieri sera, dopo l’evidenza delle immagini da Chernobyl ed a sconciarne la drammaticità, se ne sono sentite delle belle. A parte il grande successo “Di qualche cosa bisogna pure morire”, Chicco Testa ha presentato il suo ultimo singolo: “Anche nelle fonti rinnovabili ci sono interessi economici”. Ha pure confessato che lui fa una barca di soldi con il fotovoltaico, quindi è da ritenere credibile quando dice che, se in Ucraina su 4000 bambini malati di cancro alla tiroide ne sono morti solo 15, il nucleare è cosa buona e giusta. “Sapete quanti ne uccide in un anno il carbone? E l’idroelettrico?” ripeteva con l’occhietto strizzato. 
Cazzo vuoi che siano quindici bambini in confronto alla pacchia delle commesse per il nucleare, era il messaggio criptato, o abbiamo decriptato male ed in mala fede noi? E’ a questo punto che la Santanché è sembrata perfino riprendere forma umana.
L’altro, il noto Battaglia, non è stato da meno. Anche lui a contestare i morti, le malattie, in puro stile negazionista.  “Io sono stato a Chernobyl un giorno intero, mi hanno misurato e stavo benissimo”. Che, detto da un fisico che dovrebbe sapere che il danno nucleare è cumulativo e non immediato, a meno che non ti limoni la barra, appunto, è notevole.
A controbattere i negazionisti e a difendere la scelta del SI al referendum, c’erano il presidente di Greenpeace, efficace come una pistola scarica, e Ignazio Marino, che sembra sempre colpito dal sortilegio di una strega. E’ bravo, garbato, capace e competente ma non se lo fila mai nessuno e quindi sembra che l’abbiano invitato apposta affinché manifesti ancora una volta la sua innocuità.
Alla fine, secondo la turpe legge dello spettacolo e della peggiore televisione, tra le urla oscene dei negazionisti e gli spari a salve degli altri inutili compari, è risaltato solo il qualunquismo canzonettaro di Celentano, con gli occhialetti viola da menagramo e il video da toccarseli proprio.  
Non prendetevela sempre e solo con Grillo, perchè il vizio di considerare i guitti dei maître à penser è un male contemporaneo molto diffuso, resistente agli antibiotici come l’E. Choli del cetriolo teutonico.
Per disintossicarci, siccome ritengo che le immagini e i fatti, in una questione fondamentale come il nucleare, siano più importanti delle bubbole da salotto e della negazione della realtà che propugnano i pelosi esperti nuclearisti, vi propongo questo documentario di Maryann DeLeo intitolato “Chernobyl Heart”. Guardatelo, vi prego, è importante. Prendetevi il tempo necessario a farlo perchè è un po’ lungo. Linkatelo e ripostatelo sui blog e sui social network. 
Sono immagini dure, a volte insostenibili ma necessarie a capire qual è la posta in gioco. Con un SI possiamo lasciare le centrali nucleari alle fantasie erotiche di certi esperti nostrani. Per sempre.

http://video.google.com/googleplayer.swf?docid=414073095760658789&hl=it&fs=true

Capita anche questo a chi va in cerca di un po’ di informazione nella serata televisiva altrimenti destinata al solito intrattenimento a neuroni disattivati.  In cambio di pochi minuti di cronaca vera da Reggio Calabria, dove volano le bombe delle ‘Ndrine e non i capelli, dove i giornalisti vengono minacciati per davvero e non dai propri alter-ego da fumetto, ci tocca dover sopportare per due ore  e passa una sottosegretaria da salotto appena uscita dalla toelettatura che, abbaiando in falsetto e scuotendosi tutta avanti e indietro come un  pechinese incazzato, si diverte a dare del “mafiooooso” a un magistrato.  Lo fa e lo può fare solo perchè il suo padrone l’ha addestrata a suon di biscottini al gusto billionaire. E come è brava a citare i successi del padrone ritta sulle zampette di dietro. Io ai miei cani do Pal-le.
Meno male che lo studio attento della plastinazione della sua faccia in stand bye botulinico ci distrae dalle idiozie che è capace di dire. Doveva volerle molto bene suo marito quando le ha fatto un naso del genere. Oppure ha approfittato della narcosi  (finalmente zitta) per vendicarsi a mezzo bisturi. Non so cosa avesse prima al posto di quella specie di naso ma in questi casi mi viene da dire: meglio la nostra naturale deformità.  Se spendi migliaia di euro tra botulini e chirurghi e finisci come sosia della faccia di plastica di una pupazza, in questo caso Lady Penelope dei Thunderbirds, un telefilm a bambocci animati degli anni ’70, qualcosa non deve aver funzionato.
A proposito, caro Santoro, la prossima volta facci un clistere di bario di quelli di una volta, una colonscopia, canalizzaci un molare, cauterizzaci le emorroidi o facci un naso come quello della Santanchè senza anestesia  ma non imporci più nella stessa serata la  suddetta e Belpietro (che nemmeno lui crede più all’agguato dell’uomo mascherato). Abbi il coraggio di non subire e farci subire certi personaggi perchè altrimenti il contraddittorio e la par condicio e il nano che se ne ha per male e piange. Che se li ciùccino su Merdaset, nei programmi fogna dove le pantegane sono nel loro habitat naturale e le si osserva perfino volentieri, come in un documentario naturalistico su National Geographic Channel. Ma due ore a sparare minchiate solo per okkupare lo spazio pubblico in luogo del nano e fare i guastatori telecomandati, questo no. Mancava solo Mavalà & Macosadice e poi un bel ferro da stiro lanciato a bomba contro il teleschermo non te lo avrebbe levato nessuno.

Mi scuso ufficialmente con la categoria dei cani da salotto per averli paragonati alla Santanché.
“La TV è la più spaventosa, maledettissima forza di questo mondo senza Dio, e poveri noi, se cadesse nelle mani degli uomini sbagliati e quindi poveri noi che Edward George Ruddy è morto.” (“Quinto Potere” 1976)

Forse il monologo di Santoro ieri sera non sarà stato memorabile come quello di Edward Morrow in “Good Night and Good Luck” o epico come la sbroccata antitelevisiva di Howard Beale in “Quinto Potere” ma qualche messaggio lo ha spedito e chi ha voluto intendere ha inteso.
Santo cielo, se davvero quelli del Piddì hanno detto che “Santoro si è arreso a Berlusconi” hanno veramente la faccia come il culo. Loro che a Berlusconi giurarono di non toccare le televisioni invece di adoperarsi per impedirgli di arrivare a questo attuale delirio di potere.
Non so se sia peggio questo dar di cornuto all’asino da parte del bue a sinistra o la volgarità da parte della destraccia berlusconiana di alludere alla buonuscita milionaria, ai “soldi di Santoro” come ha detto quella losca figura pettoruta iscritta all’albo nel promo del suo spettacolino inutile e dannoso che va in onda dopo “Annozero”. Quella che avrebbe le tette di fuori e l’accavallamento smutandato perfino facendo la telecronaca dei funerali di Berlusconi. Una che, apparsa subito dopo la puntata drammatica di ieri sera ti ha quasi fatto preferire i preti pedofili.

Eh si, queste sono le strane logiche di mercato della destraccia. Se sei un rosso demmerda non puoi guadagnare milioni, devi accontentarti di un misero stipendio. Solo i servi e chi fa buon uso della lingua verrà premiato con un sostanzioso guiderdone.
Ecco quindi che, nel mondo dove gli allenatori si licenziano con buonuscite milionarie solo per il capriccio di cambiarli e perchè ci hanno stufato, dove si regalano VISA e Mastercard a credito sfondo alle mogli dei calciatori perchè si allenino nello shopping estremo, ci si permette di fare i conti in tasca agli altri. Chissà per quanto ancora la meneranno con questa storia della buonuscita. Visto che non hanno altri argomenti, penso che ci faranno un bel tormentone estivo.

A me, dell’entità della liquidazione di Santoro non me ne frega nulla. Santoro può piacere o no ma, come ho già scritto tempo fa, non possiamo farne a meno. Lo si può ignorare, si può cambiare canale, guardarsi un porno in alternativa, ma non possiamo eliminare ciò che fa Santoro, ovvero quella cosa che una volta si chiamava giornalismo. Perchè è uno degli ultimi rimasti a farlo e perchè, tolto anche lui, rimarranno solo le tenutarie di trasmissioni televisive sottovuoto spinto.

Fare giornalismo, dunque. Informare. “Annozero” di ieri sera, ad esempio, ha portato nelle case le testimonianze delle vittime dei preti pedofili e la loro voce disperata ha sovrastato i patetici tentativi degli ultras alla Socci di difendere la Chiesa ad ogni costo tirando in ballo i martiri cristiani, gli Armeni, i genocidi e l’aborto. Mancavano soltanto le truci immagini degli embrioni a spezzatino e i feti bolliti in Cina.
Il giornalismo di inchiesta, quindi. Quello che dà tanto fastidio perchè mostra le smagliature del regime e ne mette a nudo le brutture e le disonestà. Quello che deve essere messo a tacere per rimpiazzarlo con le Moniche Tette con le tramissioni marchette, quelle che devono solo limitarsi a celebrare le inesistenti conquiste del regime.
Una volta, perdiana, un paesello africano lo si doveva comunque andare a conquistare, magari con i gas. Ora basta far dire in televisione ai propri servi che “Berlusconi ha salvato l’euro”. Non è vero? L’importante è che non ci sia un Santoro sull’altro canale che ce lo faccia notare.

A lui la Bulgaria fa uno strano effetto. Appena varca la frontiera deve correre perchè gli scappa l’ukase.
Ormai non è un mistero che si trovi più a suo agio nei paesi a tradizione dispotica, passata o presente, in quanto gli permettono di affinare le sue tecniche da dittatorello in pectore.

Il nuovo editto di Sofia non ha riguardato i soliti giornalisti-contro ed i comici ma direttamente la Costituzione, la Giustizia e i giudici che osano ed oseranno mettergli i bastoni tra i tacchi e tra i conti in banca, ora che gli hanno tolto il Lodo Angelino.
Ormai sembra l’Hitler di Tarantino: “Nein! Nein! Nein!”. Picchia il pugno sul tavolo e subito dopo si strugge perchè esiste qualcuno immune al suo fascino slavo. Per esempio i giudici che si ostinano a perseguitarlo per le porcate che ha combinato in passato. Ma Cristo, perchè non mi amano tutti visto che sono buono e giusto?

Poi se l’è presa con la RAI, cioè con l’azienda che gli sottrae una parte della torta pubblicitaria che, ingordo com’è, vorrebbe mangiarsi tutta da strozzarcisi. Ha incitato gli italiani a non pagare il canone, cioè a commettere un reato amministrativo.
In omaggio all’editto v.1 doveva telefonare a Santoro ma poi ha rinunciato.
A proposito. L’altra sera ho tentato di guardare “Anno Zero” ma ho rinunciato. E’ impossibile seguire un qualsiasi discorso visto che bisogna sopportare l’insopportabile azione di disturbo dei guastatori imposti dal padrone. La chiamano par condicio e contraddittorio ma è solo una presa per il culo.
E poi c’è un’altra questione che rende impossibile seguire la trasmissione.
Non è il fatto che sono lì apposta per disturbare, che “gli hanno fatto il corso” come ha detto Santoro, che dicono le loro papiminkiate e poi ridono compiaciuti come bambini che giocano con la loro cacca. Non è quello. E’ una questione proprio di pelle, oserei dire. Ti sforzi di pensare che a Milano ci sono anche persone simpatiche ma ascoltare la cantilena spetasciata di Castelli e Mavalà fa diventare razzisti di brutto. Roba da Forza Peste.

A proposito di lasciar parlare gli altri, di dialettica e discussione.
Mi piacerebbe domandare alla vestale custode del sacro fuoco della Par Condicio, l’Apposito Maurizio Gasparri: ‘A Gaspa’, quale contraddittorio era stato predisposto l’altra mattina per il giudice Mesiano, sottoposto a vero e proprio sciacallaggio a mezzo radiotelevisivo dai picciotti mediatici del padrone d’Italia su quella cloaca minima che è Italia1? No, perchè noi non l’abbiamo visto. Che fine aveva fatto? Era uscito un attimo? Era andato al cesso?

Ha ragione Michele Serra. Quella specie di servizio giornalistico, quella vera e propria merda di lacchè, altro che d’artista, era una cosa spaventosa. Non tanto per la tecnica da “sappiamo quale negozio di barbiere frequenti” e “ti teniamo d’occhio” ma per lo zelo impiegato dal viceGaulaiter del “Giornale” e dal conduttore Bracchino (nel senso di piccolo cane da riporto) nel dileggiare un giudice, un’autorità dello Stato. Forse, come dice Serra, è stato un semplice esercizio di zelo e leccaculismo avanzato ma purtroppo nei giorni scorsi Iddu in persona, accompagnato dalle voci bulgare, aveva preannunciato “ne sentirete delle belle” sul medesimo giudice. Quindi sembra un lavoretto su commissione. Quando la mamma comanda il picciotto va e fa.

Il dottor Mesiano, lo ricordo, è il giudice che ha fatto piangere Marina Berlusconi al pensiero di dover cacciare 750 milioni di euro, di 32 mila che lei ne ha. Milioni che sono stati sottratti alla CIR di De Benedetti, secondo quanto ha stabilito la sentenza di risarcimento, grazie al famigerato Lodo Mondadori. Si tratta semplicemente di restituire il maltolto e l’indebito guadagno ma la cotanta figlia ci soffre più che se le avessero strappato le unghie appena laccate. Minaccia già, come è tipico della categoria quando viene toccata nel nervo della scarsella, licenziamenti e tagli.

Prima il linciaggio di Veronica sul Giornalaccio, poi quello degli avversari su tutti i mezzi di informazione a disposizione. Non si guarda in faccia nessuno. Lui vuole i suoi cento scalpi e li avrà. I bastardi che glieli procurano di certo non gli mancano.

La riprova che non siamo un paese normale ma un feudo medievale in ostaggio dell’uccello del suo Signore è che ci sono 1.100 poveri disgraziati morti a Sumatra ma questa è una notizia di secondo piano rialzato. La vera tragedia è che “Berlusconi è indignato.”
Non fosse bastato il tradizionale sollievo della scoperta che tra i 1.100 non vi sono i soliti turisti italiani che valgono ognuno 500 punti-indigeno in termini di valore di risonanza mediatica, dobbiamo dedicare tutta la nostra attenzione alla tragedia dell’Uomo Smascherato dalla escort Patrizia, la quale stasera andrà finalmente in video sulla RAI dopo i mesi di oscuramento minzoliniano.

Mentre giurano e spergiurano che le televisioni non contano per il successo politico, servi della gleba, valvassori e valvassini si danno da fare per ripulire tutte le magagne lasciate in giro dall’incontinente Cavaliere Smascherato. Censurano, tagliano, dicono e non dicono, ma soprattutto omettono.
E’ perchè il 69,3% degli elettori, alle ultime elezioni, ha scelto chi votare (e lo sappiamo chi ha votato) traendo informazione dai servizi dei telegiornali, che si ha paura di dare le notizie e le si addomestica a tutti i costi?

Il prode Cicchitto, indossato cappuccio e grembiulino d’ordinanza ed incaricato di impersonare lo Scajola di turno, ha elencato tutte le trasmissioni maledette che causano intolleranza al suo Signore:

“L’Infedele (ma non va in onda su La7???, nda), Ballarò, Parla con me, Annozero, Report, Che tempo che fa, In 1/2h – tutti orientati politicamente a sinistra”.

Ah, ecco, chi non è con noi è contro di noi. Ma l’affermazione più stupefacente, proprio da delirio lisergico, è quella che “Porta a Porta” è “fondamentalmente neutrale“. Mah…
E poi:

“Il fatto che ben due trasmissioni dell’azienda, Annozero e In 1/2h, si siano contese la presenza della D’Addario con la vittoria della prima, è indice non solo dell’esplosione di una faziosità politica mai prima verificatasi, ma anche di un autentico e profondo degrado”.

La D’Addario, già. L’unica che ha ammesso di fare un certo mestiere, in una folla di “sono-solo-una-ragazza-immagine-non-faccio-la-escort”. Patrizia diventa l’unica prostituta mai passata in tv, trattata da mignotta da tutti i papiminkia con il sangue in ebollizione per la paura che venga fuori non che Berlusconi è un cliente, chissenefrega, ce ne sono a migliaia, fatti suoi, ma perchè ha insinuato che Berlusconi è uno che non mantiene le promesse, uno che ha mentito ad una ragazza che gli aveva chiesto un favore, dopo essersi abbondantemente servito. E’ questo il punto.

Nel paese dove il premier si vanta “ho fatto questo, ho fatto quello” “farò questo e quel’altro” e nessuno si premura di andare a controllare se è vero; nell’Italia il cui governo va avanti a forza di autocertificazioni di efficienza, è tollerabile che si scopra che, perfino in questioni intime, più che un premier rischiamo di avere a che fare con un marinaio?
Così si rovescia il problema, come fa Libero: “Gran Bordello RAI: D’Addario da Santoro“. Sta vedere che ora l’utilizzatore finale, il puttaniere, è diventato Santoro.

Ma adesso, clap-clap, su, svegliatevi. E’ il 1° ottobre 2009, ci sono 1.100 morti a Sumatra e noi siamo il solito paese di emme.

Un anno fa su questo blog: “Coming out e falli da tergo”
“Marco Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza.” (Claudio Scajola, 2002)
Nel giorno in cui la MadonnaSilvio è improvvisamente apparsa al Papa in aeroporto, riuscendo a molestarlo per ben due minuti interi quasi in Paolini mode, “Ehi, Santità? Santitaaaaà, senta, ehi, iuhuuu!”, praticamente placcandolo al check-in, Minzolini è riuscito a far diventare questo patetico tentativo di farsi riaccreditare presso la Santa Sede dopo l’Escortgate, come un grande momento nella grande giornata del nostro grande pornoduce. Così si parlerà di lui e non del Papa che parte per un viaggio pastorale a Praga. Che menti, che strateghi, che creativi!
Si sa, quello non è più un telegiornale, è un Telegiornale Duce con tanto di aquilotto ma è come Silvio e i suoi volonterosi scherani vorrebbero che fosse l’informazione in Italia: un unico inno alla grandezza del piccoletto.

Così, quando sento il direttore generale della RAI dire questa enormità che andrebbe scolpita sulla lapide posta sulla tomba della pluralità di informazione: “

“Occorre una riflessione sul servizio pubblico, che deve essere plurale. Ma nella mia carriera che mi ha portato a girare molti paesi del mondo non ho mai visto programmi anti-politici. Non ho mai visto all’estero reti di servizio pubblico che facciano programmi apoditticamente contro”.

mi tocca ribadire che non possiamo fare a meno di Santoro, nonostante faccia trasmissioni francamente pallose ed abbia perso lo smalto di “Samarcanda”.
Non esiste proprio che qualcuno debba decidere cosa io posso o non posso guardare.
Non vi piace “Annozero”, vi sta sul culo Travaglio, strangolereste Santoro con una calza di seta? E allora? Guardatevi Chuck Norris, leggetevi un manga, gettatevi da una rupe ma non rompete con la storia del Servizio Pubblico. Anche un telegiornale come il TG1 non dovrebbe comparire sul Servizio Pubblico perchè è insopportabilmente e odiosamente fazioso in senso ceauseschiano. Io non guardo “Annozero” perchè non mi va di sorbirmi i dibattiti con obbligo di Facci, Belpietro e Ghedini, ma se una sera putacaso mi andasse di guardarne una puntata, per i cento euro che verso a Masi ogni anno, esigo di vederlo. Anzi, dirò di più. Esigo di vederlo senza la presenza degli insopportabili parcondicisti che, mentre si tenta di fare un ragionamento, urlano “Mavalà, mavalà, mavalà, mavalà!” coprendosi le orecchie.

Parlando di programmi antipolitici (un eufemismo che significa antiBerlusconi, perchè se fossero antiDiPietro sarebbero benedetti e vincerebbero i telegatti), non so quali paesi abbia visitato Masi ma negli Stati Uniti, ad esempio, ci sono due conduttori di talk show, Jay Leno e David Letterman, che persino durante la guerra in Iraq hanno continuato a dirne da forca e da galera su G. W. Bush.
Gli sembrerà strano ma sono ancora lì a collezionare ascolti da paura, ed il fatto che ci sia Obama alla Casa Bianca non impedisce loro di continuare a fare satira sul potere.
Ah, ovviamente, nonostante gli dessero del cretino praticamente ogni sera, con il pubblico che si sganasciava dalle risate, Bush non si è mai sognato di accusarli di fare un uso criminoso della televisione perchè di lì a poco avrebbe visto arrivare l’ambulanza e gli infermieri a portarlo via.
Quando Clinton fu messo alla gogna per il caso Lewinsky nessuno si sognò di pretendere di oscurare pudicamente l’inchiesta e di definirlo gossip. I vestitini blu con le macchie di DNA presidenziale finirono su tutti i media e il presidente rischiò la cadrega.
Se Masi si riferisce alla Russia di Putin invece, mi sento quasi di dargli ragione. Là i giornalisti scomodi e che fanno domande vengono addirittura liquidati fisicamente.

Gli zelanti che se la fanno addosso dal terrore di dispiacere al duce si occupano ormai in pianta stabile del lavoro sporco di additare e condannare chi osa dare del nano al nano.
Ormai lui infatti gli editti bulgari non si scomoda più ad emanarli. Ci sono gli appositi araldi e le sue numerose badanti, per questo.
Il nano-ministro-curie Scajola, quello del rompicoglioni a Marco Biagi, non sopporta che cinque milioni di telespettatori abbiano finalmente conosciuto la signora D’Addario, della quale i telegiornali avevano accuratamente nascosto l’esistenza finora, mentre chi frequenta Internet ne conosce anche la taglia di reggiseno.
Così vuole un’inchiesta non su ciò che ha rivelato la escort ma su chi ha osato intervistarla.

L’unica cosa che dovrebbe interessare gli italiani è se questa signora dice la verità o mente (ed in questo caso perchè) e se dietro al conclamato frullo di passere a pagamento nelle residenze del premier non vi fosse dell’altro. Droga, per esempio, visto che i pappa indagati sono anche indagati per spaccio.
La magistratura indaga ma la stampa ha il diritto di informare il popolo di ciò che accade nelle stanze del potere. Comprese quelle ovali e da letto.

Non esiste, semplicemente non esiste che si censuri una trasmissione televisiva di informazione solo perchè ha parlato di interessi mafiosi negli appalti delle costruzioni e si prenda ipocritamente a pretesto una vignetta per farlo.

Non esiste che il servizio pubblico radiotelevisivo di un paese che non sia la Corea del Nord o la Russia dei figli di Putin sia totalmente prono ai voleri di un governo, oltretutto guidato da qualcuno che lavora nel ramo “mezzi di informazione” e che li controlla quasi interamente nel settore privato.

Non esiste che, per eliminare il dissenso ad un governo mediocre retto solo da qualche tonnellata di fuffa, da una fenomenale propaganda mediatica e la complicità di un’opposizione all’80% infame e connivente, la dirigenza del servizio pubblico radiotelevisivo venga nominata dal governo, mettendo persone loro ai vertici della dirigenza che, alla bisogna, possano parlare di “riequilibri”.

Strano, quando vanno in onda i servizietti filogovernativi dai raccordi anulari delle trasmissioni di intrattenimento o dai vespasiani notturni nessuno dei direttori generali si sente in dovere di riequilibrare alcunchè. Nemmeno se si parla addirittura di miracoli fatti dai nani in bilocazione.
Questo ruolo di Activia viventi, di lactobacilli vulgaris, i volonterosi esecutori materiali degli ordini del governo se lo riservano solo per le trasmissioni che, guarda caso, raccontano dei fatti, delle cose spiacevoli da ricordare, come l’esistenza della criminalità organizzata, della mafia e del Sistema e le infiltrazioni di questi nel tessuto sano del paese. A quel punto invitano a riequilibrare.
Come se ad un congresso di oncologia qualcuno si lamentasse del fatto che non viene ascoltato il punto di vista del tumore.

E’ la naturale regolarità del regime del “tutto va ben madama la marchesa”, dove ogni cosa spiacevole che sfugge al controllo dell’ottimismo di patata del duce deve essere riequilibrata da un salutare cerchiobottismo e dalla famosa par condicio. Una cosa che, nel giornalismo, non esiste in nessuna parte del mondo, tranne nei paesi ricordati prima e forse nel Kazakistan di Borat.

Non esiste tutto questo ma purtroppo esiste. Accade in questo paese. Si sospende Vauro dalla TV quando i bimbi d’Italia dovrebbero studiare a scuola il Vernacoliere.

Cara Tiziana Ferrario, tu che ti ribellasti e fosti così coraggiosa da affermare che in Afghanistan non era vero che le donne erano state liberate dal burka nella gloriosa invasione occidentale del 2001, non ti sei un po’ vergognata stasera di leggere l’ukase della dirigenza della RAI che censurava “Annozero”, trasmissione del tuo collega Santoro perchè non abbastanza asservita al capocomico d’Italia?
No, io davvero preferirei farmi venire il gomito da seghista che farmi portavoce di certe bassezze di regime.


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Non esiste, semplicemente non esiste che si censuri una trasmissione televisiva di informazione solo perchè ha parlato di interessi mafiosi negli appalti delle costruzioni e si prenda ipocritamente a pretesto una vignetta per farlo.

Non esiste che il servizio pubblico radiotelevisivo di un paese che non sia la Corea del Nord o la Russia dei figli di Putin sia totalmente prono ai voleri di un governo, oltretutto guidato da qualcuno che lavora nel ramo “mezzi di informazione” e che li controlla quasi interamente nel settore privato.

Non esiste che, per eliminare il dissenso ad un governo mediocre retto solo da qualche tonnellata di fuffa, da una fenomenale propaganda mediatica e la complicità di un’opposizione all’80% infame e connivente, la dirigenza del servizio pubblico radiotelevisivo venga nominata dal governo, mettendo persone loro ai vertici della dirigenza che, alla bisogna, possano parlare di “riequilibri”.

Strano, quando vanno in onda i servizietti filogovernativi dai raccordi anulari delle trasmissioni di intrattenimento o dai vespasiani notturni nessuno dei direttori generali si sente in dovere di riequilibrare alcunchè. Nemmeno se si parla addirittura di miracoli fatti dai nani in bilocazione.
Questo ruolo di Activia viventi, di lactobacilli vulgaris, i volonterosi esecutori materiali degli ordini del governo se lo riservano solo per le trasmissioni che, guarda caso, raccontano dei fatti, delle cose spiacevoli da ricordare, come l’esistenza della criminalità organizzata, della mafia e del Sistema e le infiltrazioni di questi nel tessuto sano del paese. A quel punto invitano a riequilibrare.
Come se ad un congresso di oncologia qualcuno si lamentasse del fatto che non viene ascoltato il punto di vista del tumore.

E’ la naturale regolarità del regime del “tutto va ben madama la marchesa”, dove ogni cosa spiacevole che sfugge al controllo dell’ottimismo di patata del duce deve essere riequilibrata da un salutare cerchiobottismo e dalla famosa par condicio. Una cosa che, nel giornalismo, non esiste in nessuna parte del mondo, tranne nei paesi ricordati prima e forse nel Kazakistan di Borat.

Non esiste tutto questo ma purtroppo esiste. Accade in questo paese. Si sospende Vauro dalla TV quando i bimbi d’Italia dovrebbero studiare a scuola il Vernacoliere.

Cara Tiziana Ferrario, tu che ti ribellasti e fosti così coraggiosa da affermare che in Afghanistan non era vero che le donne erano state liberate dal burka nella gloriosa invasione occidentale del 2001, non ti sei un po’ vergognata stasera di leggere l’ukase della dirigenza della RAI che censurava “Annozero”, trasmissione del tuo collega Santoro perchè non abbastanza asservita al capocomico d’Italia?
No, io davvero preferirei farmi venire il gomito da seghista che farmi portavoce di certe bassezze di regime.


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Non esiste, semplicemente non esiste che si censuri una trasmissione televisiva di informazione solo perchè ha parlato di interessi mafiosi negli appalti delle costruzioni e si prenda ipocritamente a pretesto una vignetta per farlo.

Non esiste che il servizio pubblico radiotelevisivo di un paese che non sia la Corea del Nord o la Russia dei figli di Putin sia totalmente prono ai voleri di un governo, oltretutto guidato da qualcuno che lavora nel ramo “mezzi di informazione” e che li controlla quasi interamente nel settore privato.

Non esiste che, per eliminare il dissenso ad un governo mediocre retto solo da qualche tonnellata di fuffa, da una fenomenale propaganda mediatica e la complicità di un’opposizione all’80% infame e connivente, la dirigenza del servizio pubblico radiotelevisivo venga nominata dal governo, mettendo persone loro ai vertici della dirigenza che, alla bisogna, possano parlare di “riequilibri”.

Strano, quando vanno in onda i servizietti filogovernativi dai raccordi anulari delle trasmissioni di intrattenimento o dai vespasiani notturni nessuno dei direttori generali si sente in dovere di riequilibrare alcunchè. Nemmeno se si parla addirittura di miracoli fatti dai nani in bilocazione.
Questo ruolo di Activia viventi, di lactobacilli vulgaris, i volonterosi esecutori materiali degli ordini del governo se lo riservano solo per le trasmissioni che, guarda caso, raccontano dei fatti, delle cose spiacevoli da ricordare, come l’esistenza della criminalità organizzata, della mafia e del Sistema e le infiltrazioni di questi nel tessuto sano del paese. A quel punto invitano a riequilibrare.
Come se ad un congresso di oncologia qualcuno si lamentasse del fatto che non viene ascoltato il punto di vista del tumore.

E’ la naturale regolarità del regime del “tutto va ben madama la marchesa”, dove ogni cosa spiacevole che sfugge al controllo dell’ottimismo di patata del duce deve essere riequilibrata da un salutare cerchiobottismo e dalla famosa par condicio. Una cosa che, nel giornalismo, non esiste in nessuna parte del mondo, tranne nei paesi ricordati prima e forse nel Kazakistan di Borat.

Non esiste tutto questo ma purtroppo esiste. Accade in questo paese. Si sospende Vauro dalla TV quando i bimbi d’Italia dovrebbero studiare a scuola il Vernacoliere.

Cara Tiziana Ferrario, tu che ti ribellasti e fosti così coraggiosa da affermare che in Afghanistan non era vero che le donne erano state liberate dal burka nella gloriosa invasione occidentale del 2001, non ti sei un po’ vergognata stasera di leggere l’ukase della dirigenza della RAI che censurava “Annozero”, trasmissione del tuo collega Santoro perchè non abbastanza asservita al capocomico d’Italia?
No, io davvero preferirei farmi venire il gomito da seghista che farmi portavoce di certe bassezze di regime.


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“Il giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda.”
Horacio Verbitsky

Che cosa identifica in Italia oggi il concetto di indecenza?

Dopo aver visionato il seguente filmato, indecente potrebbe essere un clown (non quello con il naso rosso) che, durante uno spettacolino davanti alle telecamere, ordina ad una signora che ha perso la casa nel terremoto dell’Aquila di “curarsi di più”, di andare dal parrucchiere (mettete tutto sul mio conto) e dice ai suoi giannizzeri di pagare un paio di tailleur neri alla medesima signora perchè deve essere un “figurino” (come avrebbe detto, un secolo fa, la dannunziana scrittrice Liala, parlando dell’incontro dell’eroina con il suo aviatore).

Indecente potrebbe essere il ruolo dell’altro clown, stavolta quello con il naso rosso, che invece di allietare i bimbi malati, come auspicato da Evita l’altro giorno, si presta a fare la spalla al capocomico d’Italia.

Indecente invece, secondo il TG2 delle 13:00, per bocca della intera dirigenza RAI ovvero Garimberti e Masi, di Capezzone, Gasparri, Cicchitto e per ultimo anche di un mesto rappresentante del PD, che più che un partito di sinistra ormai è l’abbreviazione di una nota bestemmia, indecente, dicevo, è stata la puntata di Annozero “Resurrezione” di Santoro. Vediamo perchè.

La risposta più facile, per i bambini piccoli, è: per le vignette di Vauro. Io, personalmente, fossi stata in lui, l’altra sera avrei mostrato solo quella pubblicata sul Manifesto, “Pietà 2009” in assoluto silenzio, e basta. Invece, come sempre, Vauro ha voluto fare il comico che non fa ridere (perchè le vignette devono poter parlare da sole e non si devono leggere ad alta voce) e si è sentito il solito stridore di unghie sullo specchio, con il direttore del Giornaletto a cui non pareva vero di poter fare la faccia scandalizzata e mormorare indignazione. Apro una parentesi: Indro, per fortuna che non ci puoi più vedere.

La risposta meno facile, per i bambini più grandicelli, è che l’indignazione è stata provocata dagli attacchi alla Protezione Civile.
In realtà per tutta la puntata si è detto solo che non c’era uno stato di preallarme, come avrebbe dovuto esserci viste le centinaia di scosse registrate in zona fino a quel momento, che i segni inequivocabili che poteva succedere qualcosa di grosso, come il crollo della Casa dello Studente, sono stati ignorati. Insomma, che la Protezione Civile poteva prepararsi prima, se non altro per scaramanzia. Non stiamo parlando di un nono della scala Richter capitato per caso, all’improvviso, in una zona a bassa attività sismica. Stiamo parlando dell’ultima di centinaia di scosse premonitorici di un disastro. Frega un cappero che Bertolaso sia tanto bravo. Non spetterebbe alla Protezione Civile in questi casi dove la natura fa di tutto per farci capire le sue intenzioni, cercare di muoversi preventivamente per non farsi cogliere impreparata? Già, siamo il paese delle Tine Merlin e deil Vajont.

Nessuno ha criticato i volontari, gli angeli che si sono prodigati come pochi di noi avrebbero le palle di fare veramente. Chi lo afferma è solo maestro nell’arte di rivoltare propagandisticamente a frittata, e in questo i seguaci dell’uomo (di)strutto sono imbattibili.
Si è solo detto che la gioiosa macchina da emergenza della Protezione Civile ha avuto qualche pecca, ma di qui ad inserire nel Codice Penale il reato di leso Bertolaso, ce ne corre.
Fateci caso, come per l’episodio della Lucia Dannunziana, aspettano solo un piccolo appiglio al quale aggrapparsi con tutte le loro forze. “Siete antisemiti!”, “State attaccando la Protezione Civile!” “Insultate i volontari!”.
Non è vero niente, ma se hai sei telegiornali e una mappata di giornali che il giorno dopo riportano la bufala, il gioco è fatto.

La terza risposta, la più difficile, solo per i dottorandi alla Normale di Pisa, è: si sono indignati per i fatti riportati in trasmissione, per le informazioni date, per le notizie. Notizie e fatti ai quali non sono più abituati.
Travaglio ha raccontato qualche fatterello di appalti, di interessi delle mafie nelle grandi opere edilizie, di imbrogli, gente intercettata che al telefono discute di percentuali di sabbia nel calcestruzzo e che dice: “Ma si, facciamolo al 15% che si risparmia”.

Claudio Fava ha fatto presente che, tra i compiti della Protezione Civile, vi è anche la gestione dei GRANDI EVENTI, come il prossimo G8 e addirittura i mondiali di ciclismo. Non sarà che questo sant’uomo di Bertolaso ha troppe cose da pensare? E non sarà che i fondi e le risorse, invece che essere dislocati preventivamente in zone in piena attitvità sismica, vengono dirottati alla Maddalena per mettere su il salotto buono per gli squali del NWO?

Luigi De Magistris si è chiesto, nella sua ingenuità: perchè non accantonare il progetto del Ponte sullo Stretto e destinare i fondi già preventivati alla ricostruzione dell’Aquila e magari messa in sicurezza delle scuole pericolanti d’Italia? Non sa, il giudice, che nel nostro Paese si conserva la terza tavola della Legge, dove sta scritto: “Non nominare Impregilo invano” e “Non avrai altra opera pubblica che il Ponte sullo Stretto”.

Perfino il prode Boschi, dopo aver esordito con la supercazzola del terremoto che non si può prematurare ha convenuto, alla fine, che in altre regioni la Protezione Civile funziona meglio e ha fatto l’esempio dell’Emilia Romagna (famme dà na toccatina) dove pare siano già tutti pronti con le tende, i pasti caldi, i cani e le ruspe, in caso di calamità.
Quindi è un problema di organizzazione locale? Può darsi ma se il sindaco Cialente afferma che la Protezione Civile non faceva che ripetergli: “Sta tutto apposto, non vi preoccupate”, qualcuno dovrà indagare sull’eventuale sottovalutazione del problema a livello di coordinazione nazionale e qui, dispiace per i suoi fans, c’entra eventualmente Bertolaso.

Ecco i fatti scandalosi che hanno tanto indignato le demi-vierges del centrodestra ed i loro giornalisti da riporto. Fatti, appunto, non pugnette propagandistiche da saltimbanchi e domatori.
Se si considera Santoro indecente perchè fa informazione allora non avete mai visto una puntata di “60 minutes”, un editoriale di Keith Olbermann o perfino un monologo di Jay Leno, (che vanno in onda tutti regolarmente senza contraddittorio) in quella televisione americana che tanto piace a Garimberti e che lui dice di guardare.

Ma non parliamo di giornalismo americano, che mi viene da piangere. In Italia, nel campo informazione siamo alle solite scene di ordinaria pornografia. Tanto per non far capire da che parte sta, il servizio pubblico televisivo “che userebbe i nostri soldi per fare propaganda indecente”, ritiene una notizia il fatto che l’uomo designato dal governo a dirigere la RAI omaggi pubblicamente un altro uomo designato al suo compito dal governo.
Ecco il lancio del TG1 del 10 aprile, edizione postprandiale.

Ai funerali solenni ha partecipato anche Il Direttore Generale della Rai Mauro Masi*.
“La Protezione Civile ha svolto e sta svolgendo in Abruzzo un lavoro straordinario ed encomiabile” – ha detto Masi – da Segretario Generale della Presidenza del Consiglio ho lavorato a lungo a fianco di Guido Bertolaso* e so bene quanto l’opera sua e dei suoi uomini sia sempre stata svolta con efficienza, competenza e professionalita’ riconosciute e invidiate nel mondo.”

Dopo questo soixante-neuf, la prossima mossa dell’informazione governativa sarà fare tutto da sola e farsi asportare all’uopo le ultime due costole.

Good night and good luck.

* Autore, tra l’altro, dell’articolo: “La pirateria, peccato veniale? No, un crimine ” sul Sole 24 ore 8 febbraio 2007
* stralci dalle intercettazioni dell’inchiesta sui rifiuti in Campania.

Aggiornamento. Per la serie “lo stiamo perdendo”, ecco un ragionamento su giornalismo, inchiesta e informazione di Sergio Zavoli:
“So che Michele Santoro al dibattito vero e proprio, con la sua preminente ritualità – preferisce la forma dell’inchiesta costruita sui servizi degli inviati e le testimonianze raccolte sui set (??) qua e là allestiti. Con questa modalità è più facile venir meno al principio della completezza, una carenza non sempre emendabile dallo studio. Cruciale, in ogni caso, è dar voce a istanze diverse, specie in un contesto che lasci spazio a critiche anche gravi, rivelatesi poi fondate, ma che abbia visto il Paese chinato su una tragedia in un sollecito, diffuso e responsabile atteggiamento di solidarietà”.

Immaginate Woodward e Bernstein che, prima di pubblicare l’inchiesta sul Watergate, sul Washington Post, si fanno correggere le bozze dal portavoce di Nixon.


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