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Signor Paolo Barnard, si lasci servire da me, il cretino sarà lei.
Ancora con la storia delle donne che non gliela danno? No, davvero, non se ne può più. Arrivo ormai a preferire i titoli e relative articolesse del “Giornale”, almeno mi fanno ridere e non mi sollecitano quel misto di insofferenza, rabbia e penosissimo disprezzo per chi si permette, non avendo ottenuto il giocattolino, di maledire l’intero genere femminile, ma come si permette.
Orsù, sottoponiamoci per l’ennesima volta al tormento del Barnard in bianco. Vai con la lamentazione numero… ormai abbiamo perso il conto.

“Percorro in bicicletta una via di Bologna sotto un portico, e scorgo una silhouette femminile strepitosa. Come mi avvicino, realizzo ancor di più la bellezza di quelle forme, una vera grazia. Se ne sta in attesa da sola, avrà una trentina d’anni, io le sfilo di fianco e ammiro. Dentro un maschio sessualmente sano, e sano di mente, in quei momenti accadono due penosissime cose: prima cosa, ti dici “ma perché non posso semplicemente premere un bottone e ritrovarmi abbracciato a quella meraviglia ora, subito, baciarla e fare l’amore, Dio mio!”, e te la prendi un po’ con la crudeltà della natura che ci ha fatti così maledettamente innamorati delle donne, del loro odore, di come sanno toccarti, quando poi quell’oggetto/soggetto di desiderio è così difficile da raggiungere pur essendo così frequente da incontrare. Un po’ come fossimo tutti, noi maschi, appassionati di sonate romantiche, e a ogni angolo di strada udissimo le note di un notturno di Chopin, per poi dover accelerare via e perderci subito nell’ignobile fracasso del traffico. Un tormento.”

No, Paolo Barnard, non dica “innamorati delle donne” perchè non è vero. Prima di tutto non è innamoramento ma volgare ingrifamento modello muflone muschiato in calore. Però, a differenza della povera bestia che non starebbe certo a controllare le misure della muflona, lei è innamorato solo di certe donne, quelle strafighe, bella forza, ed è questo il tormento che un dio particolarmente sadico le ha giustamente inflitto, facendole incontrare solo strafighe che non se la filano.
Provi ad accontentarsi se vuole veramente chiavare. Don Giovanni insegna che per essere un vero collezionista di passere non bisogna andare troppo per il sottile, farsi condizionare sempre dall’estetica, mioddio che banalità. “Non si picca che sia ricca, che sia brutta che sia bella. Pur che porti la gonnella, voi sapete quel che fa.”
Lei non sa cosa si perde ad essere così sofistico di palato. A quali delizie rinuncia ragionando solo con il cervellino tarato sull’ultimo numero di “Max”. Ci sono donne che non attendono altro che il seduttore che era stato creato apposta per loro e invece si ritrovano solo degli sfigati che per amare le donne devono avere per le mani come minimo Angelina Jolie. La quale, giustamente, si è scelta un Brad Pitt, mica un Paolo Barnard, with all respect.
Ma proseguiamo con la lamentazione del nostro, che merita.

“La donna sotto al portico aspetta la fine delle mie parole, si gira sui tacchi e muove un passo via da me, muta, neppure uno sguardo. Penso “non ho scritto ’Sono andato a puttane’ per nulla, ci risiamo”. C’era il sole, ora grandina, sto per mandarla a cagare, ma in un moto di civismo che non merita le do una seconda chance: “Era solo un complimento, non fa piacere?” le dico. Muove altri due passi dandomi le spalle, guarda laggiù chissà che cosa di più interessante di un uomo che è cortese al punto di omaggiare la sua bellezza. Tutto questo si realizza nella metà di secondo che ci metto ad esprimere la sintesi appropriata, e quando ancora la ‘ere’ di “non ti fa piacere?” è nell’aria le sibilo “Cretina”, e me ne vado.”

Bontà sua che riesce a tenere a freno quella specie di istinto predatorio da serial killer mancato che guata la preda e non ottenendone soddisfazione vuole solo ucciderla e non la prende a rasoiate ma si limita all’insulto, al “cretina”. Peccato che poi, tornato a casa, l’istinto omicida si sfoghi attraverso la penna e cretine lo diventiamo tutte, comprese noi che strafighe lo fummo ma tempo fa e che quindi non possiamo più sperare nemmeno in un suo prezioso insulto di genere.

Sa, Barnard, sempre a causa di quel dio leggermente sadico, lei porta il cognome di colui che i cuori li aggiustava invece di frantumarli e che, per ironia della sorte, è passato alla storia come gran chiavatore.
Se non vuole fidanzarsi con il suo sodale Massimo Fini, che io penso sarebbe l’unica soluzione per placare entrambi i bollenti spiriti, dia retta a me, abbassi il tiro e si rassegni a doversi accontentare, anche perchè a mettersi contro le donne c’è da rompersi le corna.
Prenda atto che noi siamo superiori.
Anche noi potremmo riempire giornalate di lamentazioni (e non lo facciamo) su gran tocchi di manzo che, siccome non abbiamo la taglia 42 o abbiamo superato i quaranta, nonostante facciamo loro sentire il nostro profumo e siamo ben disposte a darla loro senza indugi e magari senza complicazioni sentimentali, fanno i preziosi, ci ignorano ancor peggio di quanto abbia fatto la sua ignota bolognese. Diventate per questo dei cretini ai nostri occhi? No, solo individui che non ci meritano, peggio per voi. Potremmo scrivere di questa crudeltà del maschio troppo convinto di poter scegliere per sempre il meglio ma non lo facciamo. Abbiamo altre cose a cui pensare.

Non avrei dovuto nemmeno rispondere al suo ultimo articolesso ma il gusto di darle del cretino in ribattuta, mi creda, è troppo grande.

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Oh, è stata un’esperienza unica. Faticosa come una discesa di rafting ma da provare.
Se fosse stato per me mi sarei ben guardata dal commentare sul loro sito. Avevo dato una scorsa l’altra sera ai commenti di un loro post dove si era avventurata Galatea per discutere, tra l’altro, di aborto prendendosi le sue belle borsettate andropausiche e mi era bastato. Avevo capito l’aria che tirava.
Tra parentesi, sull’aborto loro non sono né pro né anti, ma tendenza “every sperm is sacred“. Di quelli che pensano che le donne abortiscano solo per fare un dispetto all’uomo e sbarazzarsi dell’effetto collaterale di quel rompicoglioni di uno spermatozoo più veloce di Usain Bolt che ha osato interromper loro il ciclo. Tanto il disturbo di un aborto è come quello di farsi fare le extensions dal parrucchiere e adesso che basta un poco di zucchero e la pillola va giù è una pacchia, vero ragazze? Abbiamo proprio bisogno di un bell’aborto rilassante, ogni tanto. Meglio di un massaggio Shiatzu.
Giusto per far fischiare ancora un po’ le orecchie a Luttazzi, una sua celebre battuta: “Se fossero gli uomini a restare incinti l’aborto si farebbe dal barbiere”.

Ad ogni modo, quando ho scoperto che era stato linkato il mio post di qualche giorno fa nei commenti ad un loro scritto dedicato al dramma degli uomini separati – argomento scottante e serio che andrebbe trattato con ben altra lucidità – non ho resistito. Sono andata a vedere le reazioni al mio scritto bastardo. L’esordio prometteva bene:

Che tristezza, questa qui si presenta addirittura come una psicologa. E’ proprio vero che oramai le lauree finiscono per regalarle 🙂

Ecco, nonostante nei commenti successivi mi sia sentita dire di molto peggio e solo perchè li avevo insigniti dell’appellativo di sfigati, chissà perchè gli brucia tanto, ciò che mi ha sconvolto di più è questo. Si definiscono un movimento intellettuale e di sinistra e poi ragionano come i trogloditi con il complesso della donna che ha studiato. Che, cazzo, ha una sua competenza. Che se ti dice che ti comporti da sfigato potrebbe perfino avere ragione.
Forse pensano che le Università siano come le discoteche, dove le donne entrano gratis. Scommetto che se avessero una gamba in cancrena e il chirurgo che deve loro salvare la vita fosse donna si farebbero prendere dalle smanie: “Ma non sarà che nel bel mezzo dell’amputazione posa il coltello di Liston e si rifà il trucco? “

Il resto dei commenti che ha scatenato il mio intervento nel sancta sactorum degli ometti versione beta ve lo risparmio. E’ qui per chi si sente attratto dai fenomeni bizzarri e vuole farsi un brutto viaggio da acido andato a male nella misoginia di bassa lega.
Riassumo, solo per chi vuole risparmiarsi la fatica, che mi sono presa, in ordine sparso, oltre al fatto della laurea regalata, della femminuccia, superficiale e misandrica, dell‘imbecille, velatamente della troia e della puttanella dal Gran Maestro in persona – che non è Paolo Barnard come ho erroreamente riportato, ma tale Fabrizio, un vero signore – e, dulcis in fundo, siccome sono pure ometti de sinistra, della razzista-fascista-stalinista. Evvai!

Oltre che a Galatea, esprimo tutta la mia solidarietà al malcapitato Giosby, che ha provato da uomo a controbattere alle minchiate degli ometti e si è beccato addirittura del povero idiota.

Cari ometti, non vi chiamo più sfigati se no vi offendete ( dopo questa esperienza diretta con voi ometti è più consono), sinceramente mi preoccupate perchè quando si vedono complotti femministi dappertutto, si pensa che Galatea e Lameduck siano non due personalità distinte ma un’unica entità maligna proteiforme e persecutoria e ci si inventano campagne di persecuzione inesistenti da parte di chi ha anche da lavorare e non ha l’abitudine di intasare le caselle email di insulti, perchè non ha più un’età mentale di 12 anni e, concludendo, quando si leggono minchiate del genere:

Le donne hanno più bisogno di sesso perché ci vivono: pensano soprattutto a trovare uomini, a prostituirsi. Le donne non hanno interessi come sport, cinema, e altro….l’interesse principale è attirare il maschio e farsi servire; devono sentirsi superiori perché desiderate e rispettate. Alcune hanno invece interesse per i cani, i gatti e altri animali.

io a questo punto, scusatemi tanto se è una donna che ve lo dice, ma normalmente consiglio di rivolgersi ad uno bravo. Maschio, naturalmente, per carità.

P.S. Dear little men, siccome insistete con l’insinuare che io e Galatea avremmo inviato mail di insulti a S.E. Fabrizio Marchi,** Gran Maestro degli Ometti Beta, che manda qui il suo avvocato invece di interloquire di persona, ribadisco che, essendo come da voi affermato, tali email anonime, affermare che siano state inviate da noi è una pura illazione e si configura come delirio paranoico di persecuzione. Credetemi, certe cose noi ragazze in carriera non le facciamo. Preferiamo di gran lunga, almeno parlo per me, scarabocchiarvi qualche sberleffo sulla maglietta firmandoci con un bell’autografo. Se vi danno dei rotti… beh, non datene la colpa a noi. Quella è un’accusa più da confratelli di genere. Per noi siete sempre i nostri cari sfigatelli.
E poi, vi siete tanto adombrati per la questione della fellatio reciproca. Non avete neanche capito che non era un insulto ma una dottissima citazione da Pulp Fiction, come quella del circolo del cucito. Ah, già, dimenticavo, secondo voi alle donne non interessa il cinema.

** Grazie ad una soffiata di Klara scopro che il Fabrizio ha scritto pure dei libri e che è un ex-lottacontinuista. Come Paolo Liguori, Gianfranco Micciché e Giampiero Mughini. Bella gente che si è fatta catturare dal raggio traente di Silvio, ovvero l’archetipo dell’uomo alfa. Poi dicono che il raggio traente è una cazzata.

“Ragazzi, come si sta bene fra noi, tutti uomini! Ma perché non siamo nati tutti finocchi?” (Dalla trilogia di “Amici Miei “.)

§ Riassunto della puntata precedente §

Massimo Fini, rancoroso verso l’intero universo femminile bimbominkia che, sculando allegramente in minigonna, gli preferisce giustamente Robert Pattinson, mentre è inseguito dalla Vagina Dentata si rifugia in cerca di sollievo autoerotico dietro ad una siepe dove però trova Paolo Barnard che…

Che cos’è, dunque, che fa regredire due insigni giornalisti, normalmente in grado di disquisire di massimi e minimi sistemi con notevole decenza, al livello di ragazzi gnè-gnè, generalizzanti il loro risentimento verso la femmina perchè, suppongo, chella llà non gliel’ha data? E’ sempre così, puoi avere 2000 donne ma è solo una che ti marchia a fuoco per la vita come un bovino da carne. Quella che ti ha dato la fatidica carta da gioco che non vogliamo nominare.

Non varrebbe nemmeno la pena di risponder loro, visto che sono i primi a non degnarci di uno straccio di contraddittorio. Con noi che proviamo a controbattere ai loro argomenti non parlano perchè siamo poco intelligenti, non capiamo la loro meccanica quantistica del “darla”, la loro sublime “teoria del gioco” sempre relativamente al “darla”.
E’ il guaio di certi uomini. Un banale gonfiamento di palle da astinenza lo infarciscono di teorizzazioni da mandare in tilt il lato sinistro del cervello, quello della razionalità. Perchè loro sono razionali, noi “tutto istinto”. Siamo strutturalmente limitate e geneticamente diverse, un po’ come i magistrati di Berlusconi. Ma lo sanno questi, tra parentesi, che la loro è la stessa misoginia del nano malefico solo paludata di un intellettualismo che a lui è estraneo?
Ecco il paradosso sessuo-temporale. Accusano noi di essere cerebrali ma in realtà sono loro che non sono capaci di lasciarsi andare ma sanno già che “con quella sarà una botta e via perchè altrimenti mi impegno ed io non voglio impegnarmi”. Si chiama programmazione, ed è il contrario del ludico. Come quando trattengono l’omosessualità fino a quasi scoppiare e alla fine, a tradimento, la scorreggetta misogina di copertura gli scappa.

Ecco, sto rispondendo loro e non voglio farlo, uffa. Meriterebbero solo di essere graffiati dalla french manicure, specialmente quando insultano le mie amiche.
Ma tant’è, siccome questi hanno perfino fondato un gruppo, gli Uomini Beta, una roba che a me ricorda tanto la fantascienza di serie B degli anni 50, quella con i lucertoloni e i blob appiccicosi, mi va di scrivergli qualcosa sulla maglietta con il pennarello.

Il Gran Maestro della massoneria degli Uomini Beta è il nostro Paolo Barnard, il guru dell’insoddisfazione maschile messa nero su bianco nel famoso articolo-manifesto dal poetico titolo “Sono andato a puttane”, seguito dal memorabile “Inchiodate al muro della pavidità” e, siccome siamo sceme e ci ostinavamo a non capire, dall’esplicito e definitivo “Dalla”. A Barnard ho risposto in diversi post, regolarmente ignorati e vabbé. Siamo blogger, sotto le gonne c’è di più ma non siamo degne.

Dicevo degli uomini beta. Vi prego di soffermarvi, semmai avrete voglia di visitare il loro pianeta, sui commenti dei fratelli.
E’ come un ristretto circolo del cucito dove si pratica la reciproca fellatio piangendosi contemporaneamente sulla spalla. Non chiedetemi con quale strana contorsione riescono a farlo ma lo fanno.

Alludevo prima, riferendomi al rash misogino di Fini, al fatto che forse lui sbaglia a puntare le ragazzine, visto che parla di mini e tanga. Forse alzando di qualche grado la mira, rivolgendosi a donne più mature, qualche carta diversa dal due di picche la potrebbe trovare.
Invece, questi intellettuali, si credono tutti in grado di conquistare le Lolite dal culetto in bianco di carrara, vestiti solo del loro meraviglioso cervello. Di questi tempi? Con al governo l’archetipo del vecchio satiro che cucca solo grazie alle sue enormi ricchezze? Togliete il trucco, il tacco e soprattutto il portafogli a Berlusconi e ve lo ritroverete a breve anche lui dietro la siepe che bestemmia contro quelle maledette troie che non gliela vogliono dare.

Per l’ultima volta. Perchè non la diamo necessariamente al primo che ce la chiede? Il motivo è semplice ma di difficile spiegazione. Proverò con una metafora fantascientifica.
Perchè gli uomini, semplificando al massimo, si dividono in due categorie: quelli con il raggio traente e quelli senza.

Ci sono uomini che emettono raggi traenti sessuali dai quali non puoi sfuggire, come quelli della Morte Nera o degli UFO che rapiscono le vacche.
Questi uomini hanno lo sguardo che in confronto la spada laser di Darth Fener è uno di quei portachiavi con la lucetta per trovare la serratura al buio. Quando li vedi non capisci più niente e loro godono perchè ti sanno in loro potere. Ti riprometti che non perderai la testa per uno così, il classico attirapassere, ma poi ti ritrovi con l’intera sintomatologia da innamoramento acuto da codice rosso. Ecco, questi uomini hanno sempre la nostra cosina a disposizione su un piatto d’argento ma siccome amano strafare, si permettono pure di tenerti sulla corda, di non dartelo. Stanno bene attenti a non dire di si a tutte perchè altrimenti avrebbero bisogno della signorina che gli smista gli appuntamenti. “Pronto, è la signorina B.? Le ricordo il suo appuntamento domani alle 13,50”.

Non è necessariamente questione di bellezza anche se quella conta, eccome se conta. Non è nemmeno la ricchezza o la simpatia, l’ironia o l’eleganza, l’intelligenza o la genialità. E’ il raggio traente.

Dall’altra parte ci sono uomini che non ti attraggono nemmeno se ti ci vai a schiantare sopra.

E’ chiaro, adesso?

continua…

Segnalo Galatea su Fini.

A Massimo Fini la primavera dà fastidio. Lo turba. Lo distrae dai suoi interessantissimi discorsi sull’attualità politica italiana e lo fa svicolare nei meandri della misoginia di bassa lega, quella rancorosa dei vecchi, dove si perde miseramente.
Ha fatto scandalo sul “Fatto quotidiano” un suo pezzo, intitolato “Donne, guaio senza consolazione”, al quale hanno risposto in rete, in difesa del genere femminile preso a cornate, sia giornaliste che bloggers.
Non so però se vi siete accorte, sorelle, che il pezzo era vecchio, una cosa pubblicata l’anno scorso con il titolo “Una razza nemica, meglio soli” sul Quotidiano.net, al quale avevo replicato allora con questo post. Infatti, avevo avuto la sensazione di deja-vu, del gatto che era già passato una volta, del bug nella matrice. Ho controllato ed è esattamente lo stesso pezzo, con una sola piccola variante finale.

Un anno fa Fini scriveva: “Non fan che provocare, sculando in bikini, in tanga, in mini («si vede tutto e di più» cantano gli 883), ma se in ufficio le fai un’innocente carezza sui capelli è già molestia sessuale, se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro.
Basta. Molto meglio restare soli.”

Oggi chiosa: “Non fan che provocare, sculando in bikini, in tanga, in mini (“si vede tutto e di più” cantano gli 883), ma se in ufficio le fai un’innocente carezza sui capelli è già molestia sessuale, se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro. Basta. Meglio soddisfarsi da soli dietro una siepe.

Non è neppure una gran novità. Woody Allen l’aveva già detto in maniera più divertente: “La masturbazione è fare sesso con qualcuno che si ama veramente”.
Ora però, io non consiglio a Massimo Fini di andarsi ad appartare dietro la famosa siepe, perchè rischia di trovarci acquattato Paolo Barnard, l’altro grande guru della misoginia a mezzo stampa. Eh già, se Paolo ululì, Massimo ululà.

continua…

Dà sui nervi ma non mi preoccuperei più di tanto. L’essere offese da lui sta diventando meglio di un complimento. E’ un’onorificenza, una medaglia al merito.
Certo, fa rabbia quella sua continua volgare ossessione per le donne, purché siano giovani, carine, gerontofile, a pagamento e decerebrate. E’ senz’altro patologica la sua fobia nei confronti delle donne che non rientrano nei canoni di cui sopra, il che ne fa tutt’altro che il seduttore che vuol far credere di essere. Al contrario, il vero dongiovanni “non si picca se sia ricca, se sia brutta, se sia bella….” Giovane o vecchia, “Pur che porti la gonnella…”

Fa rabbia, con le sue battute ripetute in guisa di lobotomizzato, ma consoliamoci. Sono isterismi da ometto. Vive in una corte di eunuchi che battono le manine al suo passaggio. E’ un cliente che crede alle balle che gli racconta la professionista. Tipo il “mi hai fatto male” “era tanto che non godevo così”, per intenderci. Lui ci crede. Come crede ai puttani maschi che lo circondano e che gli dicono quanto è bravo e genio della politica.

Un Dio particolarmente sadico – ma forse dovrebbe essere un Dio femmina, potrebbe inventarsi per la sua punizione all’inferno nel segno del contrappasso l’obbligo di rivivere in saecula saeculorum, a mo’ di incidente probatorio, la riedizione in loop della scena della stanza 237 di “Shining”. L’incubo della strafiga che diventa una vecchia in decomposizione. Sarebbe carino.

“Mi hanno sempre colpito questi congressi-convention con le hostess tutte uguali, carine, alte, col culetto impacchettato nella minigonna a tubo, le tettine acute, lo sguardo dolce. Oggi imparo che questa fauna si chiama ragazze immagine, accompagnatrici, hostess, alla peggio escort. L’importante è che abbiano un visino pulito e innocente e a cena indossino un vestitino nero di Armani, possibilmente senza gioielli. L’immagine dell’innocenza scatena la libido.
Ho sempre visto con quanto disprezzo, anche manifesto e offensivo, tratti le donne in menopausa, tutte quelle carampane eccessivamente truccate e ingioiellate che ti si affollano intorno a migliaia, appiccicose e osannanti, sognanti, adoranti. Anche a loro non hai mai lesinato una barzelletta spinta, anche spintissima, che desse a quelle povere donne sfiorite il frisson della seduzione, dell’avventura col capo.” (Paolo Guzzanti)

“E’ un sadico porco che odia le donne” (Lisbeth Salander)

L’estremo sadismo dell’egocentrico amatore di sé stesso ed odiatore del resto del mondo, perchè inadeguato a compararvisi, è tormentare la sua vittima affinchè il malcapitato o la malcapitata alla fine cedano e si sottomettano. Devi amarmi per forza. Io ti disprezzo perchè non mi ami, perciò tu devi amarmi. Ho il potere di farmi amare, anche a bastonate, se fosse necessario.

Pover’ometto, quale abisso di complesso di inferiorità cela tale smania di sopraffazione. Amore? Non scherziamo. Anche se penso che questa stronzata dell'”AMORE” e relativo partito gli sia stata suggerita da qualche suo prete baciaricchi oppure da quei creativi bolliti di cui si circonda, per fortuna si capisce subito che il suo amore, come tutto ciò che da egli emana, è falso come l’ottone.
Non a caso un sacco di gente non ci crede, al suo amore. Non tutti sono affetti dalla perversione complementare al sadismo, il masochismo e tantomeno desiderano sottomettersi a lui.

Eh si, scusate, ma anche se mi sforzo non mi esce nulla, nessun pensiero positivo, soprattutto pensando e ripensando a quello strano attentatucolo. Il souvenir pacchiano quasi quanto lui, quella specie di sacchetto nero della monnezza che, non si sa come, gli compare magicamente in mano subito dopo la botta prima che i suoi boys lo trascinino in camerino… oops, in auto, per il trucco prima dell’esposizione dell’uomo sindone.
Ha ragione Lidia Menapace a parlare di stigmate. Ecco cosa ricordava quello stranissimo sangue per niente simile a quello che sgorga copioso da ferite fresche e che lorda gli abiti (in questo caso rimasti intonsi!) ma spalmato sul volto, in certi punti quasi rappreso, da madunino che piange, da natuzzo evolo in estasi mistica. Chissà se è sangue vero o è l’ennesimo trucco dell’imbonitore da fiera in cerca di rilancio? Sono vere stigmate o c’è il trucco? Ah, se fosse ancora vivo Padre Agostino Gemelli!

Un’esposizione plateale in favor di telecamera, al di là di ogni logica di sicurezza e poi la scomparsa. Chi l’ha visto? “Tornerò dopo le feste.” Vedremo. Scommettiamo che non si noterà nulla delle ferite? Un asso quel chirurgo, sembra che non gli sia successo nulla*. E scommettiamo che, se non gli concederanno l’impunità totale, ricomincerà a sanguinare?

* sempre pronta a ricredermi qualora dovesse ricomparire con il profilo da pugile di Owen Wilson e un delizioso quasi-leporino à la Joaquin Phoenix . Chissà, forse potrei perfino innamorami.

Dove si parla di Massimo, non di Gianfranco, per la precisione.

Ma che gli è preso? Al Fini, grande giornalista, da me molto amato per i suoi libri su politica ed economia, è uscito in questi giorni un esantema misogino che ne ha deturpato l’altrimenti impeccabile stile. Forse è solo una semplice allergia primaverile o una di quelle malattie che, proprio in prossimità della bella stagione, da bimbi ci coprivano di macchioline rosse e ci condonavano una bella quindicina di giorni di scuola.
Ciò che inquieta i sanitari è che tra i sintomi sviluppati dal Fini vi è anche un preoccupante attacco di vittimismo maschile gné-gné.

L’articolo incriminato, commentato in maniera gustosa da Dafne Eleutheria su ComeDonChisciotte, è leggibile sul prestigioso Quotidiano.net e si intitola: “Una razza nemica, meglio soli“.
Oplà, la razza saremmo noi donne. In blocco, in stock, nessuna esclusa. Nemmeno mammina?
Dopo “Cara ti amo” e “Servi della gleba” di Elio e “Teorema” di Marco Ferradini, un altro ragazzo gné-gné che pubblica l’ennesimo manifesto del revanscismo maschile contro la Grande Stronza.

Al titolo, che contiene già un errore dettato dalla rabbia cieca, in quanto noi siamo genere e non razza, ma razza suonava meglio in senso provocatorio, segue l’elencazione dei soliti luoghi comuni: viviamo più a lungo, non siamo il sesso debole ma quello forte, quando ci va male facciamo un pianto e un lamento e tutto ci viene concesso, vessiamo i poveri padri portando loro via i figli, siamo contorte, serpentine e addirittura ninfomani, delle sex machines che se non le prendi a martellate vanno in loop orgasmico e non le fermi più.
Ma che oooooh! Direbbe Germano.

Le tre I, insomma, saremmo noi: Indistruttibili, Insaziabili, Inconoscibili.
A parte che abbiamo il grande pregio che quando i nostri compagni iniziano ad incanutire e ad appesantirsi sul punto vita non andiamo subito in cerca del diciottenne e anzi, ci addormentiamo volentieri abbracciate ai nostri cinturati pirelli.
Detto, en passant, cari misogini, che siamo l’unico animale femmina pensante che si lascia affascinare da maschi più vecchi (e non dite “solo se hanno i soldi” perchè non è vero), dove la mettiamo la nostra indole a sopportare il vostro smisurato, galattico ed incurabile Egoismo, che a volte è puro e semplice Egocentrismo infantile fuori tempo massimo, quello che vi permette di irridere i nostri mali e di fare tragedie per uno spino in un dito?
Non ci siete grati di non rinfacciarvi in continuazione di non essere come nostro padre? Sapete perchè non facciamo confronti tra voi e lui? Perchè ci scegliamo di solito uno che abbia gli stessi difetti di papino, e la faida generazionale continua.

La questione dell’insaziabilità sessuale denunciata da Fini mi fa parecchio sorridere. Di grazia, dove sono gli uomini in grado di superare i tre minuti dell’uovo alla coque, sì da permettere alla donna l’avvio della sequenza infinita di orgasmi? Mai sentito parlare di frigidità femminile? Di donne che manco riescono a girare la chiavetta dell’avviamento che subito il carburatore si ingolfa?

Questa, si lasci servire da me, altro che morbillo od orticaria, non è altro che una banalissima ferita narcisistica. Una delusione, un due di picche, un momento di scazzo possono aprire squarci nell’Ego e farlo sanguinare, perfino farlo essudare acido. Diciamo l’ultima e poi andiamo a casa: se l’articolo l’avesse scritto una donna, sugli uomini, non l’avreste accusata di acidità, di essere una vecchia babbiona che più nessuno se la fila?

Su, su, in attesa che la ferita guarisca, dedico ad uno dei miei giornalisti preferiti una citazione memorabile da un film di Steve Martin:

Le femmine sono tutte uguali. Ti ficcano la mano in gola, ti acchiappano il cuore, te lo strappano, lo buttano per terra, e lo calpestano con i tacchi a spillo. Ci sputano sopra, lo sbattono nel forno e lo rosolano a fuoco lento. Lo tagliano a pezzettini, lo schiaffano dentro un toast e te lo fanno rimangiare e si aspettano che tu dica: “Grazie tesoro, è delizioso.

(dal film “Il mistero del cadavere scomparso”)


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Dove si parla di Massimo, non di Gianfranco, per la precisione.

Ma che gli è preso? Al Fini, grande giornalista, da me molto amato per i suoi libri su politica ed economia, è uscito in questi giorni un esantema misogino che ne ha deturpato l’altrimenti impeccabile stile. Forse è solo una semplice allergia primaverile o una di quelle malattie che, proprio in prossimità della bella stagione, da bimbi ci coprivano di macchioline rosse e ci condonavano una bella quindicina di giorni di scuola.
Ciò che inquieta i sanitari è che tra i sintomi sviluppati dal Fini vi è anche un preoccupante attacco di vittimismo maschile gné-gné.

L’articolo incriminato, commentato in maniera gustosa da Dafne Eleutheria su ComeDonChisciotte, è leggibile sul prestigioso Quotidiano.net e si intitola: “Una razza nemica, meglio soli“.
Oplà, la razza saremmo noi donne. In blocco, in stock, nessuna esclusa. Nemmeno mammina?
Dopo “Cara ti amo” e “Servi della gleba” di Elio e “Teorema” di Marco Ferradini, un altro ragazzo gné-gné che pubblica l’ennesimo manifesto del revanscismo maschile contro la Grande Stronza.

Al titolo, che contiene già un errore dettato dalla rabbia cieca, in quanto noi siamo genere e non razza, ma razza suonava meglio in senso provocatorio, segue l’elencazione dei soliti luoghi comuni: viviamo più a lungo, non siamo il sesso debole ma quello forte, quando ci va male facciamo un pianto e un lamento e tutto ci viene concesso, vessiamo i poveri padri portando loro via i figli, siamo contorte, serpentine e addirittura ninfomani, delle sex machines che se non le prendi a martellate vanno in loop orgasmico e non le fermi più.
Ma che oooooh! Direbbe Germano.

Le tre I, insomma, saremmo noi: Indistruttibili, Insaziabili, Inconoscibili.
A parte che abbiamo il grande pregio che quando i nostri compagni iniziano ad incanutire e ad appesantirsi sul punto vita non andiamo subito in cerca del diciottenne e anzi, ci addormentiamo volentieri abbracciate ai nostri cinturati pirelli.
Detto, en passant, cari misogini, che siamo l’unico animale femmina pensante che si lascia affascinare da maschi più vecchi (e non dite “solo se hanno i soldi” perchè non è vero), dove la mettiamo la nostra indole a sopportare il vostro smisurato, galattico ed incurabile Egoismo, che a volte è puro e semplice Egocentrismo infantile fuori tempo massimo, quello che vi permette di irridere i nostri mali e di fare tragedie per uno spino in un dito?
Non ci siete grati di non rinfacciarvi in continuazione di non essere come nostro padre? Sapete perchè non facciamo confronti tra voi e lui? Perchè ci scegliamo di solito uno che abbia gli stessi difetti di papino, e la faida generazionale continua.

La questione dell’insaziabilità sessuale denunciata da Fini mi fa parecchio sorridere. Di grazia, dove sono gli uomini in grado di superare i tre minuti dell’uovo alla coque, sì da permettere alla donna l’avvio della sequenza infinita di orgasmi? Mai sentito parlare di frigidità femminile? Di donne che manco riescono a girare la chiavetta dell’avviamento che subito il carburatore si ingolfa?

Questa, si lasci servire da me, altro che morbillo od orticaria, non è altro che una banalissima ferita narcisistica. Una delusione, un due di picche, un momento di scazzo possono aprire squarci nell’Ego e farlo sanguinare, perfino farlo essudare acido. Diciamo l’ultima e poi andiamo a casa: se l’articolo l’avesse scritto una donna, sugli uomini, non l’avreste accusata di acidità, di essere una vecchia babbiona che più nessuno se la fila?

Su, su, in attesa che la ferita guarisca, dedico ad uno dei miei giornalisti preferiti una citazione memorabile da un film di Steve Martin:

Le femmine sono tutte uguali. Ti ficcano la mano in gola, ti acchiappano il cuore, te lo strappano, lo buttano per terra, e lo calpestano con i tacchi a spillo. Ci sputano sopra, lo sbattono nel forno e lo rosolano a fuoco lento. Lo tagliano a pezzettini, lo schiaffano dentro un toast e te lo fanno rimangiare e si aspettano che tu dica: “Grazie tesoro, è delizioso.

(dal film “Il mistero del cadavere scomparso”)


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Dove si parla di Massimo, non di Gianfranco, per la precisione.

Ma che gli è preso? Al Fini, grande giornalista, da me molto amato per i suoi libri su politica ed economia, è uscito in questi giorni un esantema misogino che ne ha deturpato l’altrimenti impeccabile stile. Forse è solo una semplice allergia primaverile o una di quelle malattie che, proprio in prossimità della bella stagione, da bimbi ci coprivano di macchioline rosse e ci condonavano una bella quindicina di giorni di scuola.
Ciò che inquieta i sanitari è che tra i sintomi sviluppati dal Fini vi è anche un preoccupante attacco di vittimismo maschile gné-gné.

L’articolo incriminato, commentato in maniera gustosa da Dafne Eleutheria su ComeDonChisciotte, è leggibile sul prestigioso Quotidiano.net e si intitola: “Una razza nemica, meglio soli“.
Oplà, la razza saremmo noi donne. In blocco, in stock, nessuna esclusa. Nemmeno mammina?
Dopo “Cara ti amo” e “Servi della gleba” di Elio e “Teorema” di Marco Ferradini, un altro ragazzo gné-gné che pubblica l’ennesimo manifesto del revanscismo maschile contro la Grande Stronza.

Al titolo, che contiene già un errore dettato dalla rabbia cieca, in quanto noi siamo genere e non razza, ma razza suonava meglio in senso provocatorio, segue l’elencazione dei soliti luoghi comuni: viviamo più a lungo, non siamo il sesso debole ma quello forte, quando ci va male facciamo un pianto e un lamento e tutto ci viene concesso, vessiamo i poveri padri portando loro via i figli, siamo contorte, serpentine e addirittura ninfomani, delle sex machines che se non le prendi a martellate vanno in loop orgasmico e non le fermi più.
Ma che oooooh! Direbbe Germano.

Le tre I, insomma, saremmo noi: Indistruttibili, Insaziabili, Inconoscibili.
A parte che abbiamo il grande pregio che quando i nostri compagni iniziano ad incanutire e ad appesantirsi sul punto vita non andiamo subito in cerca del diciottenne e anzi, ci addormentiamo volentieri abbracciate ai nostri cinturati pirelli.
Detto, en passant, cari misogini, che siamo l’unico animale femmina pensante che si lascia affascinare da maschi più vecchi (e non dite “solo se hanno i soldi” perchè non è vero), dove la mettiamo la nostra indole a sopportare il vostro smisurato, galattico ed incurabile Egoismo, che a volte è puro e semplice Egocentrismo infantile fuori tempo massimo, quello che vi permette di irridere i nostri mali e di fare tragedie per uno spino in un dito?
Non ci siete grati di non rinfacciarvi in continuazione di non essere come nostro padre? Sapete perchè non facciamo confronti tra voi e lui? Perchè ci scegliamo di solito uno che abbia gli stessi difetti di papino, e la faida generazionale continua.

La questione dell’insaziabilità sessuale denunciata da Fini mi fa parecchio sorridere. Di grazia, dove sono gli uomini in grado di superare i tre minuti dell’uovo alla coque, sì da permettere alla donna l’avvio della sequenza infinita di orgasmi? Mai sentito parlare di frigidità femminile? Di donne che manco riescono a girare la chiavetta dell’avviamento che subito il carburatore si ingolfa?

Questa, si lasci servire da me, altro che morbillo od orticaria, non è altro che una banalissima ferita narcisistica. Una delusione, un due di picche, un momento di scazzo possono aprire squarci nell’Ego e farlo sanguinare, perfino farlo essudare acido. Diciamo l’ultima e poi andiamo a casa: se l’articolo l’avesse scritto una donna, sugli uomini, non l’avreste accusata di acidità, di essere una vecchia babbiona che più nessuno se la fila?

Su, su, in attesa che la ferita guarisca, dedico ad uno dei miei giornalisti preferiti una citazione memorabile da un film di Steve Martin:

Le femmine sono tutte uguali. Ti ficcano la mano in gola, ti acchiappano il cuore, te lo strappano, lo buttano per terra, e lo calpestano con i tacchi a spillo. Ci sputano sopra, lo sbattono nel forno e lo rosolano a fuoco lento. Lo tagliano a pezzettini, lo schiaffano dentro un toast e te lo fanno rimangiare e si aspettano che tu dica: “Grazie tesoro, è delizioso.

(dal film “Il mistero del cadavere scomparso”)


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Principalmente due categorie: preti e reazionari. Di qualunque religione e paese.

L’ultima nefandezza ai nostri danni viene dal Brasile. L’arcivescovo di Recife ha scomunicato i medici che hanno procurato l’aborto terapeutico ad una bambina di nove anni (!!) rimasta incinta dopo lo stupro perpetrato su di lei dal patrigno. Aborto che era stato richiesto dalla madre della piccola, contro la volontà del padre della piccola. Scomunicata anche la madre.
Uno a questo punto si chiede: e il maledetto pedofilo di merda sarà stato scomunicato a sua volta, non è vero? Invece no. Il pretaccio ha detto che vi sono tanti reati che non sono passibili di scomunica. C’è da capirlo, se scomunicassero i pedofili farebbero fatica a coprire le Diocesi con un numero sufficiente di vescovi. Non dimentichiamo poi che lo stupro pedofilo è avvenuto in seno alla Famiglia e quindi il fatto non costituisce reato.
“La legge di Dio è stata violata”, ha detto l’infame. Se non bestemmio, guarda…

Bell’otto marzo davvero. L’immondo TG ha dato la notizia dei talebani che, per la festa delle donne, hanno pensato appunto di far loro la festa, organizzando campagne di stupri contro donne e bambine. Letteralmente.
La notizia vera era un’altra ma alla giornalista che l’ha letta con le trecce sparse sull’affannoso petto, l’aria anoressica e il sopracciglio aggrottato d’ordinanza, non è fregato di andarla a verificare.
La notizia era che, secondo l’ONU, in Afghanistan non è cambiato nulla sul fronte dei diritti delle donne; perchè sono tornati i talebani e la loro società patriarcale nonostante il dispiego di forze alleate (es)portatrici di democrazia e gli stupri e gli abusi, soprattutto in seno alla famiglia, vengono tollerati e non puniti. Toh, un po’ come succede in altre realtà non propriamente talebane.

Secondo me stuprano così le notizie perchè “notizia” è femminile. Come lo sono “libertà di stampa”, “informazione”, “obiettività”.

Quest’anno, per festeggiarci, sono dispiegate orde di rumeni che, sempre secondo i media che tanto hanno cura delle nostre ansie e paure, non aspettano altro che noi usciamo di casa per farci la festa. Del femminicidio endemico entro le mura domestiche invece non importa una sega ai media. Figuriamoci di quelli esotici che accadono a Ciudad Juarez in Messico, roba di nicchia.
Buio anche sugli stupri di guerra in Africa e il sempre praticato scempio delle mutilazioni genitali femminili.

Però dobbiamo essere contente del fatto che Hillary Clinton è il segretario di stato imperiale del grande Jedi abbronzato. Questa è l’emancipazione che ci concedono o che meglio concedono alle loro donne. Mogli, madri, sorelle, amiche, amanti, concubine, baldracche, badanti, purchè orbitanti attorno al Grande Uomo Potente, possono fare carriera e giungere ai più alti livelli. E’ sempre stato così, da Messalina alla Pompadour, e continuerà ad esserlo.

Nei bassifondi degli strati sociali noi lavoriamo di più e guadagnamo di meno, spesso senza neppure un grazie.
Ora dovremmo andare in pensione a 65 anni. In linea di principio sarebbe giusto, visto che, nonostante lavoro domestico ed esterno, figliolanza e cazzi vari, viviamo più a lungo. Basterebbe rendere la cosa facoltativa. Non hai figli o nipoti da badare, il tuo non è un lavoro usurante, puoi anche andare avanti fino a 65. Suvvia, non è che nella pubblica amministrazione si ammazzino al telaio o alla catena di montaggio di antica memoria.
Però, se ci facciamo caso, sono sempre discorsi rivolti alle classi mediobasse. Le donne ricche, o con un lavoro importante, una carriera affermata, non si sognano certo di andare in pensione. Semplicemente non hanno quel problema. Guardate la Rita Levi Montalcini, 100 anni quest’anno e ancora vispa e attiva da fare invidia.

Emancipazione, si, ma di strada ce n’è ancora tanta. Armate di “salvalatopa Beghelli”, di spray al peperoncino, di tanta pazienza, costanza e un pizzico di rabbia che non guasta mai, forse un giorno ce la faremo.

Buon 8 marzo a tutte.

La bellissima immagine è tratta dal blog Impiastri quotidiani


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