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E’ morto Steve Jobs e a me non viene in mente altro che la mela avvelenata di Turing.

P.S.    Quello della mela che sa di figa, invece, è ancora vivo.
P.S.2  Qui la vera satira su Steve.
P.S.3  B. ha espresso ufficialmente il desidero di presenziare ai funerali di Jobs. Per poter raccontare la barzelletta della mela.

Una precisazione, qui non si discute delle qualità vocali di Madonna. Se è stata in grado di cantare le canzoni di notevole difficoltà, con picchi da pista nera di “Evita”, significa che proprio così cagna non è. Anzi, la trovo meglio di tante cosiddette cantanti ben più considerate vocalmente. Tanto per essere chiari, dovendo per forza ascoltare per un pomeriggio intero e senza sosta merenda i suoi dischi o quelli di Laura Pausini, non avrei dubbi nella scelta. Anche perchè al secondo brano della Menopausini (non è mia) dovrebbero già immobilizzarmi alla Hannibal Lecter, con tanto di museruola.

Madonna, quindi, non sarà Celine Dion né Antonella Ruggiero ma ci ha regalato anche molte belle canzoni da canticchiare mentre affetti le melanzane per la ratatouille.
Vogue“, ad esempio, con tanto di video sciccosissimo, che per me ha segnato un epoca; “Into the groove”, “Like a Virgin” e “Hollywood“, dove spingeva al massimo il suo proverbiale trasformismo: la mora, la rossa, la bionda, che secondo me nemmeno il ciglione finto con il piercing di Christina Aguilera gli faceva una pippa al microfono.

Ecco, quello che mi piace(va) da morire di Madonna è che era come una Barbie (altrettanto piccola e stronza) vivente che potevi vestire e svestire, alla quale cambiare le parrucche, i trucchi, le scarpe. Maronna che goduria. In più, schiacciavi il pulsante dietro la schiena e ti cantava le canzoncine porche e spalancava le gambette.

Ora invece, mein Gott, perchè insiste ormai da diverse stagioni con questo look da rana di Galvani con le coscine tutte tirate dalla corrente, con gli stivaloni a metà tra il Gatto con i suddetti e Raffaella Carrà, il corpo plastinato e soprattutto l’orrenda capigliatura biondoboccoluta da angelo mummificato che più passa il tempo più va verso un pericoloso effetto lavoro di Alfredo Salafia. Nel complesso una versione en travesti di Otzi, l’Uomo di Similaun.
Ma non lo sa che le vecchie (si, diciamolo, tanto a cinquant’anni per il 99% dei maschi si è vecchie), con i capelli lunghi e il boccolo da bambina inglese ottocento sono ridicole? Il capello vecchio perde di elasticità, ricade pesantemente sulle spalle e fa risaltare la gorgia botulinizzata come un evidenziatore Stabilo Boss. Meglio un clamoroso corto full metal jacket che rischiare la vecchia bambola Furga che ha perso il cerchietto di cellophane che gli teneva a posto la chioma.

Essere muscolose va bene ma quando guardi le braccine di Madonna pensi: “Quale sarà la sua dieta? Mezza lucertola con una foglia di insalata a pranzo e cena e la domenica, giusto per far festa, una carota intera?”
Ragazze, vi chiamo così tanto siamo tutte sulla stessa barca, noi around the 60’s, tutti questi riferimenti necrofili non vi allarmino. Non avete idea, rappezzandovi e riempiendovi di cerone in un look finto giovane da Lolita fuori tempo massimo quanto assomigliate a delle morte. Peccato che se non è più immobile ma cammina, la morta diventa morta vivente e non è più la stessa cosa.

E che dire dell’ormai alzheimeriano atteggiarsi a sexeversiva lesbochic? I giornali hanno scritto “Madonna nel tour bacia la ballerina”. E capirai! Dopo che Asia Argento ha slinguazzato un rottweiler cosa vuoi che sia? La vera notizia sarebbe stata “Clamoroso: Madonna non ha baciato una donna sul palco. Che stia perdendo la memoria?”
Madonna è ancora convinta, dopo trent’anni, che non si è veramente glamourosissime e divine se non si pratica l’omosessualità a targhe alterne: oggi con una donna, domani con un uomo, oddìo me sto a confonde, oggi che giorno è, che mi tocca? Si decida, senza atteggiarsi a camionista platinata con la sorpresa nelle mutande e 27 motivi per conoscerla. E se è finto e con le pile non importa, l’importante è avercelo.

Insomma, che volete. Sarò cattiva ed impietosa nel proporre il confronto con la ciccia fresca, ma io Madonna preferisco ricordarmela così.


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Il lato oscuro della Forza contro la monnezza. O il lato oscuro della monnezza contro la Forza, chi può dirlo? Caro George Lucas, qui ti stanno scrivendo altri sette capitoli del seguito di “Star Wars” con uno sforzo di immaginazione e fantasia che tu, in sei film e con i tuoi potenti mezzi ed effetti speciali, ti sei solo sognato.

Silvio Anakin Berlusconi ha annunciato, con una strana voce ansimante, che a Chiaiano (48,43% di voti per il PdL) e altrove, userà la forza dello Stato per imporre la discarica.
Chi pensava che fossero soltanto moine, bonazze in autoreggenti e tagli di ICI è servito.
Parte la costruzione della Monnezza Nera. Sembra che il Comune di Chiaiano si fosse già impegnato con i costruttori locali per rendere edificabile il sito, e far partire gli appalti. Non c’è problema, ghe pensa lu. Tanto, secondo il TG2, i costruttori da quelle parti sono tutti camorristi di default. Alla faccia di chi magari si sforza di fare l’imprenditore edile onesto in Campania. Ce ne sarà uno, per la legge della probabilità?

Per le galassie ribelli, i pianeti rossi, i cittadini scontenti, disobbedienti vari e le periferie in tumulto c’è sempre la possibilità di ricorrere al lato oscuro delle Forze dell’Ordine.
A proposito di Forza, qualcuno sostiene malignamente (i soliti comunisti) che Silvio Fener, nonostante non li abbia attirati con il raggio traente nel governo, attinga a piene mani per i provvedimenti più cazzuti del suo esecutivo, dagli estensori del programma di Forza Nuova, il lato più che oscuro, nero, della Forza:

Forza Nuova appoggia la proposta di creazione del “reato d’immigrazione clandestina” con Giudizio per direttissima ed auspica un inasprimento delle sanzioni e delle pene nei confronti di coloro che sfruttano manodopera straniera o fanno arrivare immigrati extracomunitari illegalmente nel nostro paese”.

Per la prima parte possiamo dire “fatto!” ma sulla seconda ho dei dubbi. Nei pianeti del Nordest della galassia il negro dà fastidio ma è come la serva, serve. Specialmente all’imprenditore.

Dubito anche che Darth Berlusconi seguirebbe questo consiglio:

“Forza Nuova chiede l’immediata espulsione di tutte le strutture ed i mezzi militari stranieri dal suolo patrio, e la rottura repentina di qualsiasi patto o alleanza strategica che mira solamente alla supremazia dell’interesse anglo-americano in Europa.
La nuova Europa non dovrà essere asservita a logiche imperialiste eredi della guerra fredda; l’Italia dovrà essere promotrice di un esercito unico europeo formato da professionisti e svincolato dalle decisioni della Casa Bianca”.

L’Italia paese canaglia? Proprio ora che lo zerbino potrebbe diventare emblema nazionale? Muahahaha!
Quindi sono solo maldicenze, questo non è un governo di estrema destra. Solo di destra. Il che non è poco, accontentiamoci.

Nel frattempo, sarà una coincidenza ma come si ripresenta Bertolaso alla ribalta, esondano i fiumi. Un passaggio di decontaminazione a Sarsina, con il collare di S. Vicinio, io lo farei.
Anche Palpatine XVI è contento del nuovo clima politico che si respira. Finalmente l’opposizione si è convertita al principio evangelico del porgere l’altra guancia. Era l’ultima cosa che rimaneva da concedere a Darth Silvio.


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Uno dei motivi per visitare Roma in questo periodo è la grande mostra dedicata a Stanley Kubrick al Palazzo delle Esposizioni, visitabile fino al 6 gennaio 2008.
Realizzata dal Deutsches Filmmuseum e dal Deutsches Architektur Museum di Francoforte in collaborazione con la vedova Christiane Kubrick e Jan Harlan, la mostra raccoglie un gran numero di materiali significativi del maestro, sia per quanto riguarda la sua produzione filmica, con costumi, oggetti di scena e apparecchiature tecniche sia di carattere archivistico, con copioni, note e piani di produzione, carteggi e documenti vari. Non mancano alcuni oggetti personali, come i suoi amati scacchi e alcuni quadri della moglie Christiane, apparsi anche in “Eyes Wide Shut”, dove decoravano l’appartamento del protagonista.

Anche se il rilievo maggiore viene dato ai film più noti, con uno speciale dedicato a “2001 Odissea nello Spazio”, non manca un’interessante sezione sui primi film in bianco e nero degli anni cinquanta, compreso il rinnegato “Fear and desire”. Ogni film è accompagnato da rare foto di scena e documenti di produzione.
I ricorrenti guai di Kubrick con la censura sono testimoniati soprattutto dalle lettere di protesta inviategli da un’associazione per la difesa del buon costume preoccupata dalla notizia del suo interessamento per lo scandaloso romanzo Lolita, dall’ostracismo riservato al ferocemente antimilitarista “Orizzonti di gloria”, proibito in Francia fino al 1975 ma osteggiato anche in Israele e dai numerosi ritagli di giornale che documentano lo scandalo di “Arancia Meccanica”.

Bella la sala dedicata a “Dr. Stranamore”, con il plastico della sala comando e le foto del finale tagliato delle torte in faccia, eliminato da Kubrick per timore che il film degenerasse in farsa.
La sala successiva è dedicata ad “Arancia Meccanica” uno dei film più amati dai kubrickiani, dove spiccano le riproduzioni di due statue femminili del Korova Milk Bar, della divisa di Alex e del suo giradischi, oggetto realmente in produzione all’epoca e costosissimo.
Dai costumi di “Barry Lyndon” si passa al grande progetto incompiuto del “Napoleone”, per il quale Kubrick aveva raccolto decine di volumi di documentazione.
Altro progetto mai realizzato quello di un film sulla Shoah, bruciato dall’uscita contemporanea di “Schindler’s List” di Spielberg. Con tutto il rispetto per Steven, penso che quello che sarebbe riuscito a dire Kubrick sull’argomento sarebbe stato ben più definitivo. Proprio Spielberg realizzerà, dopo la morte del maestro, un altro progetto incompiuto, “A.I. intelligenza artificiale”, secondo alcuni, me compresa, viziato da un eccessivo sentimentalismo e da un’autoreferenzialità (i tanti rimandi ad E.T.) e un assenza di ironia che Kubrick avrebbe sicuramente evitato. Evidentemente a Spielberg è toccato il destino che toccò al compositore che portò a termine il “Requiem” di W.A. Mozart. Riprodurre il genio è praticamente impossibile.

Di “Shining” ammiriamo due delle famose asce brandite da Jack Nicholson contro la povera Shelley Duvall e i costumi delle gemelline fantasma, ispirati a Kubrick da una celebre fotografia di Diane Arbus. Altri materiali si scena da “Full Metal Jacket” ed “Eyes Wide Shut” come le celebri maschere dell’orgia di quest’ultimo e infine arriviamo a “2001”, la sezione più ricca di oggetti di culto e memorabilia, compreso il bambino delle stelle, il costume della scimmia e la tuta di Dave. Una riproduzione dell’interno di Hal9000 e il modellino della “centrifuga” si accompagnano ad un vero e proprio set che riproduce la tecnica della front projection, ideata da Kubrick per le scene del prologo con le scimmie. Vi è perfino, come curiosità, un rapporto ufficiale su un presunto avvistamento UFO segnalato da Kubrick, rivelatosi poi un comune satellite.

Una saletta separata raccoglie macchine da presa, macchine per il taglio del negativo e tanti obiettivi e lenti, comprese le famose Zeiss utilizzate per le riprese al lume di candela in “Barry Lyndon”. In ogni sala vi sono schermi che proiettano spezzoni di film e di documentari su Kubrick con testimonianze di collaboratori ed attori.

E’ una mostra emozionante, che richiede come minimo un paio d’ore per essere goduta. A margine vi è la rassegna dei film nella sala cinema del Palazzo delle Esposizioni, proiettati la sera alle 20,30. Noi abbiamo visto “Barry Lyndon” ma la copia è apparsa non in ottime condizioni e abbastanza sfuocata. Per giunta l’impianto di condizionamento era molto rumoroso.
Altra pecca: nel bookshop mi aspettavo la possibilità di acquistare i DVD dei film ma erano disponibili sono due o tre titoli a prezzi proibitivi. Interessante il catalogo, anche se un pò caruccio: 35 euro.
Chi vuole visitare la mostra venendo da fuori Roma e vuole evitare file può anche acquistare i biglietti online.

Nell’ultima sala della mostra, quella dello “spazio fontana”, si proietta un interessante documentario biografico che racconta anche gli inizi come fotografo di Kubrick. Accanto, la sua macchina fotografica e i suoi scacchi.
Una cosa colpisce chi ha goduto fino a quel momento della maestosità creativa di un tale genio attraverso tutti gli oggetti della mostra, quelle due date 1928-1999. Il genio è morto ed è morto troppo presto. Il pensiero va inevitabilmente a ciò che avrebbe potuto ancora donarci e a quei progetti incompiuti, dei quali avrebbe saputo trarre sicuramente dei capolavori.

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