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Ho scoperto per puro caso, fatemi usare la parola dotta: per serendipità, una cosa curiosa e direi clamorosa. Vi invito cortesemente a leggere prima il post e poi a visionare il filmato, che è un brano tratto dal capolavoro di Elio Petri “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, una delle interpretazioni più memorabili di quel gigantesco attore che fu Gianmaria Volontè. Il film, lo ricorderete, è una metafora sulla intangibilità del potere e su un esponente di questo potere, posto sul versante dell’apparato repressivo, che lancia la sfida ultima alla sua insospettabilità, uccidendo la sua amante e dimostrando che, pur seminando di prove a suo carico il percorso di indagine, lui resterà alla fine impunito.

Ora, che c’entra questo film degli anni settanta, pur per certi versi ancora di inquietante attualità, con le ronde e i nazisti della Val Brembana che si apprestano a diventare i volonterosi mazzolatori del duce di gamba corta?
C’entra perchè l’ispiratore della Guardia Nazionale Italiana nonché del Partito Nazionalista Italiano, Gaetano Saya, sul suo blog ha pubblicato un curioso proclama ripreso in un articolo di Peacereporter sulle ronde nere che ho trovato seguendo un backlink al mio post di ieri.
Curioso perchè, alle mie orecchie cinefile e che non perdonano, hanno ricordato il celebre monologo dell’insediamento del “dottore” all’ufficio politico nel film di Petri.
Mi sembrava strano ma, potere della rete,sono andata su YouTube e ho controllato.
Il brano copiato, perchè non si può che parlare di copiatura, è il seguente (potete far partire il filmato):

“Voi tutti sapete che fino ad ieri mi sono occupato di terroristi e con un certo successo. Non è senza significato che sia stato destinato proprio io in questo momento alla direzione di un partito storico, l’ultimo rimasto. ciò è stato deciso poichè il CAOS si sta impadronendo della Nazione.
Oggi tra i reati comuni e i reati politici sempre più si assottigliano le distinzioni che tendono addirittura a scomparire, questo scrivetelo bene nella memoria: ”sotto ogni SOVVERSIVO può nascondersi un CRIMINALE, sotto ogni CRIMINALE può nascondersi un SOVVERSIVO”. Nella Nazione che ci è stata affidata in custodia, sovversivi e criminali hanno già steso i loro fili invisibili che spetta a noi RECIDERE. Che differenza passa tra una banda di stranieri che assaltano e rapinano un’abitazione e la SOVVERSIONE ISTITUZIONALIZZATA LEGALIZZATA ORGANIZZATA? Nessuna!
Le due azioni tendono allo stesso obiettivo, sia pure con mezzi diversi e cioè al rovesciamento dell’attuale ORDINE SOCIALE. Migliaia di prostitute straniere schedate e non espulse. Migliaia di zingari che commettono furti nella totale impunità. Milioni di clandestini che si aggirano impunemente nelle città. Migliaia di stranieri che spacciano, rubano , stuprano, uccidono. Un aumento dell’80% di scioperi e di occupazione di uffici pubblici e privati. Centinaia di assalti armati contro la proprietà privata commessi da stranieri. attentati contro la proprietà dello Stato. Gruppi di giovani SOVVERSIVI che agiscono al di fuori dei limiti parlamentari.
Deputati e Senatori della Repubblica che istigano allʼINSURREZIONE ARMATA CONTRO I POTERI DELLO STATO, un Ministro dell’Interno dichiaratamente secessionista.
Un numero indescrivibile di riviste e programmi televisivi politici che invitano alla rivolta. Giullari e saltimbanchi che oltragiano e vilipendono i Ministri e il Governo.

Ma non è tutto. Ora ascoltate il sonoro del filmato e ditemi se il finale del proclama di Saya non è proprio copiato parola per parola:

“L’uso della libertà che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni.
Noi siamo a guardia della Legge che vogliamo IMMUTABILE SCOLPITA NEL TEMPO. Il popolo è minorenne, la Nazione malata; ad altri aspetta il compito di curare e di educare.
A NOI IL DOVERE DI REPRIMERE, LA REPRESSIONE E’ IL NOSTRO CREDO.
REPRESSIONE E CIVILTA’.”

Stupefacente, no? Soprattutto perchè coloro che scrissero queste parole, Ugo Pirro ed Elio Petri erano due comunisti.

Ci sarebbe da sorridere a pensare che i neofascisti (anzi, peggio, questi sono proprio neonazisti) hanno bisogno di ispirarsi alle loro rappresentazioni intellettuali e satiriche, oltretutto di sinistra, per crearsi un’identità se non che, visitando il sito del Partito Nazionalista Italiano, il cui simbolo è un sole nero (una svastica en travesti) e il cui motto è Nobiscum Deus (una latinizzazione del Gott Mitt Uns?) si viene colti da un sincero sconforto. Seguito subito dopo da un qualcosa che non è proprio nausea ma vomito a getto.

I cosiddetti moderati, i liberali, i cattolici, si rendono conto che Berlusconi si appoggia a gente che fa apologia di nazismo? Che cazzo aspettano gli amici ebrei a preoccuparsi seriamente di questa onda di piena di liquame nero di ritorno? L’Europa che dice?
Il nazismo cominciò dalla legalizzazione del razzismo. La Lega Nord è la cosa più vicina ad un partito razzista che si conosca in italia. Il sole svastichizzato del PNI va a braccetto con il simbolo della Lega ed insieme benedicono le ronde di camicie brune addestrate dai personaggi collusi con il vecchio fascismo e con il neofascismo atlantico dei gladiatori.
Come ha scritto Moni Ovadia: “Se foste esseri umani, esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo”.
Io, non so voi ma, mi vergogno.


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Ho scoperto per puro caso, fatemi usare la parola dotta: per serendipità, una cosa curiosa e direi clamorosa. Vi invito cortesemente a leggere prima il post e poi a visionare il filmato, che è un brano tratto dal capolavoro di Elio Petri “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, una delle interpretazioni più memorabili di quel gigantesco attore che fu Gianmaria Volontè. Il film, lo ricorderete, è una metafora sulla intangibilità del potere e su un esponente di questo potere, posto sul versante dell’apparato repressivo, che lancia la sfida ultima alla sua insospettabilità, uccidendo la sua amante e dimostrando che, pur seminando di prove a suo carico il percorso di indagine, lui resterà alla fine impunito.

Ora, che c’entra questo film degli anni settanta, pur per certi versi ancora di inquietante attualità, con le ronde e i nazisti della Val Brembana che si apprestano a diventare i volonterosi mazzolatori del duce di gamba corta?
C’entra perchè l’ispiratore della Guardia Nazionale Italiana nonché del Partito Nazionalista Italiano, Gaetano Saya, sul suo blog ha pubblicato un curioso proclama ripreso in un articolo di Peacereporter sulle ronde nere che ho trovato seguendo un backlink al mio post di ieri.
Curioso perchè, alle mie orecchie cinefile e che non perdonano, hanno ricordato il celebre monologo dell’insediamento del “dottore” all’ufficio politico nel film di Petri.
Mi sembrava strano ma, potere della rete,sono andata su YouTube e ho controllato.
Il brano copiato, perchè non si può che parlare di copiatura, è il seguente (potete far partire il filmato):

“Voi tutti sapete che fino ad ieri mi sono occupato di terroristi e con un certo successo. Non è senza significato che sia stato destinato proprio io in questo momento alla direzione di un partito storico, l’ultimo rimasto. ciò è stato deciso poichè il CAOS si sta impadronendo della Nazione.
Oggi tra i reati comuni e i reati politici sempre più si assottigliano le distinzioni che tendono addirittura a scomparire, questo scrivetelo bene nella memoria: ”sotto ogni SOVVERSIVO può nascondersi un CRIMINALE, sotto ogni CRIMINALE può nascondersi un SOVVERSIVO”. Nella Nazione che ci è stata affidata in custodia, sovversivi e criminali hanno già steso i loro fili invisibili che spetta a noi RECIDERE. Che differenza passa tra una banda di stranieri che assaltano e rapinano un’abitazione e la SOVVERSIONE ISTITUZIONALIZZATA LEGALIZZATA ORGANIZZATA? Nessuna!
Le due azioni tendono allo stesso obiettivo, sia pure con mezzi diversi e cioè al rovesciamento dell’attuale ORDINE SOCIALE. Migliaia di prostitute straniere schedate e non espulse. Migliaia di zingari che commettono furti nella totale impunità. Milioni di clandestini che si aggirano impunemente nelle città. Migliaia di stranieri che spacciano, rubano , stuprano, uccidono. Un aumento dell’80% di scioperi e di occupazione di uffici pubblici e privati. Centinaia di assalti armati contro la proprietà privata commessi da stranieri. attentati contro la proprietà dello Stato. Gruppi di giovani SOVVERSIVI che agiscono al di fuori dei limiti parlamentari.
Deputati e Senatori della Repubblica che istigano allʼINSURREZIONE ARMATA CONTRO I POTERI DELLO STATO, un Ministro dell’Interno dichiaratamente secessionista.
Un numero indescrivibile di riviste e programmi televisivi politici che invitano alla rivolta. Giullari e saltimbanchi che oltragiano e vilipendono i Ministri e il Governo.

Ma non è tutto. Ora ascoltate il sonoro del filmato e ditemi se il finale del proclama di Saya non è proprio copiato parola per parola:

“L’uso della libertà che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni.
Noi siamo a guardia della Legge che vogliamo IMMUTABILE SCOLPITA NEL TEMPO. Il popolo è minorenne, la Nazione malata; ad altri aspetta il compito di curare e di educare.
A NOI IL DOVERE DI REPRIMERE, LA REPRESSIONE E’ IL NOSTRO CREDO.
REPRESSIONE E CIVILTA’.”

Stupefacente, no? Soprattutto perchè coloro che scrissero queste parole, Ugo Pirro ed Elio Petri erano due comunisti.

Ci sarebbe da sorridere a pensare che i neofascisti (anzi, peggio, questi sono proprio neonazisti) hanno bisogno di ispirarsi alle loro rappresentazioni intellettuali e satiriche, oltretutto di sinistra, per crearsi un’identità se non che, visitando il sito del Partito Nazionalista Italiano, il cui simbolo è un sole nero (una svastica en travesti) e il cui motto è Nobiscum Deus (una latinizzazione del Gott Mitt Uns?) si viene colti da un sincero sconforto. Seguito subito dopo da un qualcosa che non è proprio nausea ma vomito a getto.

I cosiddetti moderati, i liberali, i cattolici, si rendono conto che Berlusconi si appoggia a gente che fa apologia di nazismo? Che cazzo aspettano gli amici ebrei a preoccuparsi seriamente di questa onda di piena di liquame nero di ritorno? L’Europa che dice?
Il nazismo cominciò dalla legalizzazione del razzismo. La Lega Nord è la cosa più vicina ad un partito razzista che si conosca in italia. Il sole svastichizzato del PNI va a braccetto con il simbolo della Lega ed insieme benedicono le ronde di camicie brune addestrate dai personaggi collusi con il vecchio fascismo e con il neofascismo atlantico dei gladiatori.
Come ha scritto Moni Ovadia: “Se foste esseri umani, esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo”.
Io, non so voi ma, mi vergogno.


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Questa sera c’è solo l’imbarazzo della scelta per commentare le notizie del giorno. Caricatevi di indignazione perchè ce ne sarà bisogno.

Intanto andrò a letto stasera senza sapere cosa sono le Opa ostili. Non si sono degnati di spiegarmelo.

C’è in Italia un nostro concittadino che ha ricevuto l’equivalente camorristico della fatwa e corre altrettanti rischi di Salman Rushdie, tanto da essere costretto ad emigrare, eppure mi aspetto da un giorno all’altro che qualcuno dalle alte sfere dia anche a lui del “rompicoglioni”.
Non si può che ammirare ogni giorno di più il coraggio di Roberto Saviano.

Diceva Manzoni che “il coraggio uno non se lo può dare”. E’ il caso di Marcello Lippi, invitato nei giorni scorsi da Moni Ovadia a partecipare ad un’iniziativa sulla memoria della Shoah per le scuole. Don Abbondio prima ha detto si, poi ci ha ripensato e se n’è uscito con questa incredibile scusa: che parlare contro il nazifascismo avrebbe rappresentato “prendere una posizione politica”. Occazzo! Credevo che il nazismo fosse stato condannato dalla STORIA e che non si dovesse avere paura a condannarlo ad alta voce, anzi a squarciagola, pensando a quei milioni di esseri umani da esso sterminati in nome della purezza razziale.
Paura di tutti quei nazistelli tatuati che si nascondono negli spogliatoi e dei loro dirigenti dal cuore nero, eh? Che tristezza.

A proposito di schieramenti. Da che parte dovrebbe stare l’informazione pubblica? Dalla parte di una grande azienda accusata di taroccare le date di scadenza di prodotti alimentari deperibili? Oppure dalla parte dei cittadini che rischiano, alimentandosi di prodotti avariati, nella migliore delle ipotesi, una tossinfezione alimentare? Se lo chiedete a Gianni Riotta, vi risponderà che dovere del servizio pubblico è difendere i diritti della multinazionale, in questo caso Lactalis (già nota alla giustizia in Francia) e comunque della grande azienda (Galbani) che ha i mezzi per difendersi. Spruzzando su tutto, magari, a mo’ di anestetico paralizzante, la presunta rassicurazione dell’Istituto Superiore di Sanità secondo il quale “non si correrebbero rischi dal consumare prodotti scaduti”. Mi faccia capire allora: perchè mettere le date di scadenza?
Va bene “la Stampa” che pubblica (a pagamento) il paginone con lo spottone della Galbani che “vuol dire fiducia” e che dice: “i miei formaggi sono perfetti, che mi possino cecà.” Ma il TG che si arruola volontario nel collegio difensivo della multinazionale invece di adoperarsi per cercare solo la verità per il bene dei cittadini, fa decisamente schifo. Se il film parla di formaggio perchè voler interpretare a tutti i costi la parte dei vermi?

In questi casi in cui è di scena la salute pubblica, è fondamentale che l’informazione e gli organi di controllo stiano dalla parte del cittadino. Se si schierano con i più economicamente forti è la fine, lo capirebbe anche un sasso.

Se permettete vi racconto un piccolo aneddoto personale. Una dozzina di anni fa, in un elegante albergo di una ridente località balneare romagnola (mica Casalborsetti ma Milano Marittima) mi presi una bella tossinfezione alimentare da salmonella. Responsabile una torta di ricotta troppo grande per essere conservata in frigo e lasciata a cuocersi per un intero pomeriggio al sole di luglio, in sala da pranzo.
Il giorno dopo, un mercoledì, eravamo ricoverati in 52 e in diversi ospedali. Il giovedì, sul “Resto del Carlino”, io e altri ricoverati, ancora in preda a lancinanti dolori addominali e agganciati alle flebo, leggiamo il titolone: “TUTTI GUARITI I 52 INTOSSICATI”.
I NAS andarono si a controllare le cucine dell’hotel ma non riscontrarono niente di irregolare, nonostante l’infezione fosse dovuta a dolo dei proprietari che, guarda caso, erano gli unici a non aver mangiato la torta sfatta e a non essersi ammalati . Si erano accorti benissimo che la torta era andata a male ma l’avevano servita lo stesso a noi clienti, per non buttarla via.
Non solo i NAS non presero provvedimenti e il giornali scrissero informazioni false e tendenziose ma le nostre cartelle cliniche ospedaliere furono falsificate e le analisi, comprovanti l’infezione da salmonella, fatte sparire. Ricordo benissimo il primario che ci disse, guardandoci fissi negli occhi, il giorno della dimissione: “ricordate, siete stati contagiati da STA-FI-LO-CO-CCO.”
Fu solo in seguito e grazie alle indagini dell’Ufficio provinciale di igiene di Ravenna che fummo informati della verità e sottoposti a nuove analisi che confermarono l’infezione da salmonella.

Capite come da quel giorno siano cresciuti il mio disagio nei confronti dei bottegai senza scrupoli, la sfiducia nei confronti degli organi di controllo e il disprezzo verso i giornalisti venduti per paura di danneggiare l’alta stagione alberghiera e quindi capaci di scrivere palle grosse così senza pudore. Anche questa, se non vi dispiace, è Gomorra.


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Questa sera c’è solo l’imbarazzo della scelta per commentare le notizie del giorno. Caricatevi di indignazione perchè ce ne sarà bisogno.

Intanto andrò a letto stasera senza sapere cosa sono le Opa ostili. Non si sono degnati di spiegarmelo.

C’è in Italia un nostro concittadino che ha ricevuto l’equivalente camorristico della fatwa e corre altrettanti rischi di Salman Rushdie, tanto da essere costretto ad emigrare, eppure mi aspetto da un giorno all’altro che qualcuno dalle alte sfere dia anche a lui del “rompicoglioni”.
Non si può che ammirare ogni giorno di più il coraggio di Roberto Saviano.

Diceva Manzoni che “il coraggio uno non se lo può dare”. E’ il caso di Marcello Lippi, invitato nei giorni scorsi da Moni Ovadia a partecipare ad un’iniziativa sulla memoria della Shoah per le scuole. Don Abbondio prima ha detto si, poi ci ha ripensato e se n’è uscito con questa incredibile scusa: che parlare contro il nazifascismo avrebbe rappresentato “prendere una posizione politica”. Occazzo! Credevo che il nazismo fosse stato condannato dalla STORIA e che non si dovesse avere paura a condannarlo ad alta voce, anzi a squarciagola, pensando a quei milioni di esseri umani da esso sterminati in nome della purezza razziale.
Paura di tutti quei nazistelli tatuati che si nascondono negli spogliatoi e dei loro dirigenti dal cuore nero, eh? Che tristezza.

A proposito di schieramenti. Da che parte dovrebbe stare l’informazione pubblica? Dalla parte di una grande azienda accusata di taroccare le date di scadenza di prodotti alimentari deperibili? Oppure dalla parte dei cittadini che rischiano, alimentandosi di prodotti avariati, nella migliore delle ipotesi, una tossinfezione alimentare? Se lo chiedete a Gianni Riotta, vi risponderà che dovere del servizio pubblico è difendere i diritti della multinazionale, in questo caso Lactalis (già nota alla giustizia in Francia) e comunque della grande azienda (Galbani) che ha i mezzi per difendersi. Spruzzando su tutto, magari, a mo’ di anestetico paralizzante, la presunta rassicurazione dell’Istituto Superiore di Sanità secondo il quale “non si correrebbero rischi dal consumare prodotti scaduti”. Mi faccia capire allora: perchè mettere le date di scadenza?
Va bene “la Stampa” che pubblica (a pagamento) il paginone con lo spottone della Galbani che “vuol dire fiducia” e che dice: “i miei formaggi sono perfetti, che mi possino cecà.” Ma il TG che si arruola volontario nel collegio difensivo della multinazionale invece di adoperarsi per cercare solo la verità per il bene dei cittadini, fa decisamente schifo. Se il film parla di formaggio perchè voler interpretare a tutti i costi la parte dei vermi?

In questi casi in cui è di scena la salute pubblica, è fondamentale che l’informazione e gli organi di controllo stiano dalla parte del cittadino. Se si schierano con i più economicamente forti è la fine, lo capirebbe anche un sasso.

Se permettete vi racconto un piccolo aneddoto personale. Una dozzina di anni fa, in un elegante albergo di una ridente località balneare romagnola (mica Casalborsetti ma Milano Marittima) mi presi una bella tossinfezione alimentare da salmonella. Responsabile una torta di ricotta troppo grande per essere conservata in frigo e lasciata a cuocersi per un intero pomeriggio al sole di luglio, in sala da pranzo.
Il giorno dopo, un mercoledì, eravamo ricoverati in 52 e in diversi ospedali. Il giovedì, sul “Resto del Carlino”, io e altri ricoverati, ancora in preda a lancinanti dolori addominali e agganciati alle flebo, leggiamo il titolone: “TUTTI GUARITI I 52 INTOSSICATI”.
I NAS andarono si a controllare le cucine dell’hotel ma non riscontrarono niente di irregolare, nonostante l’infezione fosse dovuta a dolo dei proprietari che, guarda caso, erano gli unici a non aver mangiato la torta sfatta e a non essersi ammalati . Si erano accorti benissimo che la torta era andata a male ma l’avevano servita lo stesso a noi clienti, per non buttarla via.
Non solo i NAS non presero provvedimenti e il giornali scrissero informazioni false e tendenziose ma le nostre cartelle cliniche ospedaliere furono falsificate e le analisi, comprovanti l’infezione da salmonella, fatte sparire. Ricordo benissimo il primario che ci disse, guardandoci fissi negli occhi, il giorno della dimissione: “ricordate, siete stati contagiati da STA-FI-LO-CO-CCO.”
Fu solo in seguito e grazie alle indagini dell’Ufficio provinciale di igiene di Ravenna che fummo informati della verità e sottoposti a nuove analisi che confermarono l’infezione da salmonella.

Capite come da quel giorno siano cresciuti il mio disagio nei confronti dei bottegai senza scrupoli, la sfiducia nei confronti degli organi di controllo e il disprezzo verso i giornalisti venduti per paura di danneggiare l’alta stagione alberghiera e quindi capaci di scrivere palle grosse così senza pudore. Anche questa, se non vi dispiace, è Gomorra.


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A corollario del post precedente e al fine di farvi provare l’ebbrezza di una deroga momentanea al pensiero dominante degli editorialisti da ricorrenza, vi propongo alcuni articoli che offrono una diversa e per alcuni versi scandalosa opinione sulla equivalenza antisemitismo=antisionismo:

“Memoria. Ciò che la legge non può” di Moni Ovadia, “La società aperta e i suoi nemici” di Gilad Atzmon, “Nazistificazione” di Israel Shahak , Intervista a Israel Shamir, Intervista a Norman Finkelstein, e un articolo da Carmilla sulla legge Mastella.

Per i temi trattati e le idee espresse se ne consiglia la lettura ad un pubblico adulto, vaccinato, immune alle lusinghe del pensiero unico, ai moniti Napolitani e Ratzingeriani contro il relativismo, agli insulti degli informatori corretti e ahimè ancora devoto alla democrazia e alla cara e vecchia libertà di parola. Astenersi deboli di cuore e di fegato.

Si può essere d’accordo o meno con le idee espresse da questi intellettuali ma come mai nessuno si sente più pronto a morire per difendere il loro diritto di parlare? Già, meglio ritirarsi a coltivare il proprio orticello e in culo a Voltaire.

PS. Mi rendo conto che, nel mondo degli imbecilli, se qualcuno nomina gli intellettuali di cui sopra c’è bisogno di specificare che nessuno di loro è antisemita o negazionista. Anche per il semplice fatto che sono per la massima parte ebrei. Ma cosa volete, sono puntualizzazioni necessarie, visto che la madre dei fascisti è sempre incinta.

Vedi immagini come queste e vorresti commentarle, lasciare che la tua indignazione venisse fuori in tutta la sua violenza, con la potenza di un dies irae.
Un esercito armato fino ai denti ha sparato sulla gente, e ha fatto una strage. E’ sangue umano, di donne e bambini. Di quanti bambini? 7, 8, 10? Chi li conta i bambini palestinesi morti, sono tutti potenziali terroristi, meglio agire preventivamente.

Vorresti commentare ed esprimere l’angoscia che tali immagini ti procurano ma dentro di te c’è un blocco. Vorresti in qualche modo che quel sangue non fosse palestinese ma spagnolo, tedesco, ruandese, e allora potresti gridare “Assassini!” a coloro che hanno compiuto il massacro. Ma non puoi, lo sai, perché quel sangue è palestinese. Sono loro che lanciano i razzi e bisogna punirli.

Passano i giorni e ancora dentro di te sale l’angoscia perché della strage i media se ne sono rapidamente dimenticati e del resto anche quando ti hanno dato la notizia lo hanno fatto con il distacco dell’anatomopatologo, con il tono di voce e il trasporto emotivo di chi legge il bollettino del “CCIS Viaggiare informati”. Non gliene frega un cazzo, si sente, perché sono palestinesi. Da quanto tempo muoiono i palestinesi, ormai ci abbiamo fatto il callo. In quello sparatutto iperrealistico che è la Palestina ti meravigli ancora per il sangue versato? Inguaribile romantica.

Speri che almeno il Papa dica qualcosa e invece lui tace. L’altro almeno qualcosa diceva, santa madonna, esprimeva un minimo di indignazione da quella finestra, da quel sanguigno polaccone che era. Il teologo invece sai che fa adesso? Se ne sta zitto, tanto qualunque cosa dicesse sbaglierebbe. Non si pronuncia più su niente. Si, solo sull’embrione e l’eutanasia, ogni tanto, tra un cappello nuovo e l’altro.

La tua indignazione per quel sangue versato c’è ancora, speri che chi ha compiuto il massacro almeno si scusi, anche se a pensarci bene sarebbe ridicolo, chi si è mai scusato per un massacro compiuto? Olmert dice che è stato un errore tecnico. Ooops, echeccazzo abbiamo mancato il bersaglio di un 500 metri. Robaccia cinese da quattro soldi, ci hanno fregato.
Meno male, almeno hanno ammesso di non essere infallibili. Ma intanto hanno dato la colpa alle macchine. C’è sempre qualcuno che ha sbagliato in vece tua e che può prendersi la colpa.
E poi come ha detto quel neo-ministro, un certo Lieberman, che si dovrebbero applicare sui palestinesi i metodi di Putin in Cecenia? Il solito fascino slavo. Ma che gli fa quel Putin ai suoi ammiratori?

Ancora qualche giorno e giunge il veto degli Stati Uniti alla risoluzione di condanna di Israele per l’ultima strage di Beit Hanoun, che ha lasciato sul selciato quel sangue.
Quel veto che sentivi già dentro di te appena hai sentito la notizia, un veto psicologico prima che politico, un blocco mentale, un dispositivo di censura interna che scatta automaticamente appena c’è da criticare l’operato dello Stato di Israele, si concretizza nell’ukase imperiale e mette il sigillo su tutta la faccenda.
E’ solo una grande rottura di palle. Quei palestinesi del cazzo dovrebbero smetterla di nascere, respirare, vivere e morire spargendo tutto quel sangue. Quasi quasi ti chiedi perché l’IDF non li ammazza tutti e la fa finita. Tanto chi gli direbbe niente? Hanno i padroni del mondo dalla loro parte che gli parano sempre il culo.

Discorso antisemita? Ma loro non rappresentano il popolo ebraico, sono solo un gruppo di potere che ancora si culla dell’utopia di realizzare uno stato modello, perfetto, irrealizzabile, espressione di una ideologia ottocentesca fallita come tutte le altre ma che non sa di essere morta e resiste attaccata alle macchine come il vecchio Sharon che non muore. Un gruppo di potere che utilizza il ricatto dell’antisemitismo per fare del terrorismo psicologico ed evitare le critiche al proprio operato criminale e che non riesce nemmeno a fare il bene del proprio popolo che è costretto a vivere da sessant’anni in guerra civile con un altro popolo.

Ho letto questo articolo di Moni Ovadia, che dice esattamente le stesse cose che io penso sulla questione Israele-Palestina e voglio riportarne una parte, invitandovi a leggerlo per intero:

“[…] Le ragioni di Israele sono note: Hamas non riconosce il nostro diritto all’esistenza, ci siamo ritirati da Gaza e da quando lo abbiamo fatto, ogni giorno proprio da lì, piovono sul nostro territorio missili Quassam, rudimentali ma pur sempre missili, dobbiamo difendere la nostra popolazione, è nostro pieno diritto. Queste argomentazioni appaiono «tecnicamente» legittime in sé perché sono pervicacemente estrapolate dal nucleo incandescente della questione e il nucleo è questo: Israele occupa le terre di un altro popolo da quarant’anni, riduce quella gente in stato di prigionia, ne demolisce le fondamenta economiche, cambia la topografia dei suoi paesaggi a proprio esclusivo arbitrio, sradica i suoi ulivi secolari, ne demolisce le case per espellerli dai propri luoghi, ne controlla la vita, cerca di cancellare un’identità con un muro che non separa palestinesi da israeliani, ma soprattutto palestinesi da palestinesi, rendendo la loro vita un calvario e come se non bastasse arriva a contigentarne l’acqua mentre la elargisce a profusione ai suoi illegittimi coloni che annaffiano fiori e riempiono piscine nei loro resort presidiati a 150 metri di distanza.
Qualcuno dei sedicenti amici di Israele riesce a spiegarci cosa c’entra questa vigliaccheria con la sicurezza di Israele? La sicurezza e la difesa di Israele e dei suoi cittadini sono sacrosante e non negoziabili, ma avranno piena e indiscutibile legittimità solo quando le farà valere entro i confini riconosciuti dal diritto internazionale e dalla comunità degli stati. Questo confine si chiama green line. Su quella linea, se lo ritenesse, Israele avrebbe pieno titolo a costruire un muro e a presidiarlo militarmente per respingere gli attacchi qualora vi fossero. E la dirigenza palestinese, solo se insediata in un vero stato, potrebbe finalmente assumersi una piena responsabilità, cosa che non può essere chiesta a chi vive sotto occupazione in un simil-apartheid.”

E adesso accusateci di antisemitismo.

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