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Uno dei motivi per visitare Roma in questo periodo è la grande mostra dedicata a Stanley Kubrick al Palazzo delle Esposizioni, visitabile fino al 6 gennaio 2008.
Realizzata dal Deutsches Filmmuseum e dal Deutsches Architektur Museum di Francoforte in collaborazione con la vedova Christiane Kubrick e Jan Harlan, la mostra raccoglie un gran numero di materiali significativi del maestro, sia per quanto riguarda la sua produzione filmica, con costumi, oggetti di scena e apparecchiature tecniche sia di carattere archivistico, con copioni, note e piani di produzione, carteggi e documenti vari. Non mancano alcuni oggetti personali, come i suoi amati scacchi e alcuni quadri della moglie Christiane, apparsi anche in “Eyes Wide Shut”, dove decoravano l’appartamento del protagonista.

Anche se il rilievo maggiore viene dato ai film più noti, con uno speciale dedicato a “2001 Odissea nello Spazio”, non manca un’interessante sezione sui primi film in bianco e nero degli anni cinquanta, compreso il rinnegato “Fear and desire”. Ogni film è accompagnato da rare foto di scena e documenti di produzione.
I ricorrenti guai di Kubrick con la censura sono testimoniati soprattutto dalle lettere di protesta inviategli da un’associazione per la difesa del buon costume preoccupata dalla notizia del suo interessamento per lo scandaloso romanzo Lolita, dall’ostracismo riservato al ferocemente antimilitarista “Orizzonti di gloria”, proibito in Francia fino al 1975 ma osteggiato anche in Israele e dai numerosi ritagli di giornale che documentano lo scandalo di “Arancia Meccanica”.

Bella la sala dedicata a “Dr. Stranamore”, con il plastico della sala comando e le foto del finale tagliato delle torte in faccia, eliminato da Kubrick per timore che il film degenerasse in farsa.
La sala successiva è dedicata ad “Arancia Meccanica” uno dei film più amati dai kubrickiani, dove spiccano le riproduzioni di due statue femminili del Korova Milk Bar, della divisa di Alex e del suo giradischi, oggetto realmente in produzione all’epoca e costosissimo.
Dai costumi di “Barry Lyndon” si passa al grande progetto incompiuto del “Napoleone”, per il quale Kubrick aveva raccolto decine di volumi di documentazione.
Altro progetto mai realizzato quello di un film sulla Shoah, bruciato dall’uscita contemporanea di “Schindler’s List” di Spielberg. Con tutto il rispetto per Steven, penso che quello che sarebbe riuscito a dire Kubrick sull’argomento sarebbe stato ben più definitivo. Proprio Spielberg realizzerà, dopo la morte del maestro, un altro progetto incompiuto, “A.I. intelligenza artificiale”, secondo alcuni, me compresa, viziato da un eccessivo sentimentalismo e da un’autoreferenzialità (i tanti rimandi ad E.T.) e un assenza di ironia che Kubrick avrebbe sicuramente evitato. Evidentemente a Spielberg è toccato il destino che toccò al compositore che portò a termine il “Requiem” di W.A. Mozart. Riprodurre il genio è praticamente impossibile.

Di “Shining” ammiriamo due delle famose asce brandite da Jack Nicholson contro la povera Shelley Duvall e i costumi delle gemelline fantasma, ispirati a Kubrick da una celebre fotografia di Diane Arbus. Altri materiali si scena da “Full Metal Jacket” ed “Eyes Wide Shut” come le celebri maschere dell’orgia di quest’ultimo e infine arriviamo a “2001”, la sezione più ricca di oggetti di culto e memorabilia, compreso il bambino delle stelle, il costume della scimmia e la tuta di Dave. Una riproduzione dell’interno di Hal9000 e il modellino della “centrifuga” si accompagnano ad un vero e proprio set che riproduce la tecnica della front projection, ideata da Kubrick per le scene del prologo con le scimmie. Vi è perfino, come curiosità, un rapporto ufficiale su un presunto avvistamento UFO segnalato da Kubrick, rivelatosi poi un comune satellite.

Una saletta separata raccoglie macchine da presa, macchine per il taglio del negativo e tanti obiettivi e lenti, comprese le famose Zeiss utilizzate per le riprese al lume di candela in “Barry Lyndon”. In ogni sala vi sono schermi che proiettano spezzoni di film e di documentari su Kubrick con testimonianze di collaboratori ed attori.

E’ una mostra emozionante, che richiede come minimo un paio d’ore per essere goduta. A margine vi è la rassegna dei film nella sala cinema del Palazzo delle Esposizioni, proiettati la sera alle 20,30. Noi abbiamo visto “Barry Lyndon” ma la copia è apparsa non in ottime condizioni e abbastanza sfuocata. Per giunta l’impianto di condizionamento era molto rumoroso.
Altra pecca: nel bookshop mi aspettavo la possibilità di acquistare i DVD dei film ma erano disponibili sono due o tre titoli a prezzi proibitivi. Interessante il catalogo, anche se un pò caruccio: 35 euro.
Chi vuole visitare la mostra venendo da fuori Roma e vuole evitare file può anche acquistare i biglietti online.

Nell’ultima sala della mostra, quella dello “spazio fontana”, si proietta un interessante documentario biografico che racconta anche gli inizi come fotografo di Kubrick. Accanto, la sua macchina fotografica e i suoi scacchi.
Una cosa colpisce chi ha goduto fino a quel momento della maestosità creativa di un tale genio attraverso tutti gli oggetti della mostra, quelle due date 1928-1999. Il genio è morto ed è morto troppo presto. Il pensiero va inevitabilmente a ciò che avrebbe potuto ancora donarci e a quei progetti incompiuti, dei quali avrebbe saputo trarre sicuramente dei capolavori.


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