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Ma si, siamo impietosi. Mettiamo a confronto il giovin galletto brianzolo ambizioso ed assetato di successo con il vecchio arrivato in cima all’ottovolante della gloria ma sfatto, enfiato, tumefatto e straripante gorge incipriate e, per giunta, con la cabina che punta ormai giù verso l’abisso, a completarne la parabola esistenziale. La migliore incarnazione del ritratto di Dorian Gray, del decadimento che si dipinge sul volto per colpa di un diavolo che sta cominciando a far arrivare l’avviso di parcella, ben più salata di quelle di Ghedini.
Obiettivamente, a guardarlo, un uomo orrendo. Un incrocio pericoloso tra Zed, Joker, Mister Spock e Mao Tse.

Io ne manderei le immagini 24 ore su 24 a reti unificate, come una Cura Ludovico per i papiminkia. Scommetto che entro pochi giorni comincerebbero a vomitare perfino loro appena lo vedono.
Farei vedere loro tutto il repertorio, l’intera pornografia del loro gargoyle di plastica, di questa mummia che invece di stare zitta ci ammorba di oscenità.
Non solo i primi piani del disfacimento chirugico-plastico, dell’occhio fessurato da mostro di fantascienza di serie B ma le barzellette sconce (quella su Hitler è una barzelletta sconcia, sono morti milioni di persone per colpa di quello lì, deficiente) e le risate su cose delle quali non c’è proprio niente da ridere. Vada allo Yad Vashem, se ne ha il coraggio, a dire che bisogna prenderla con ironia e ridere della Shoah. Un giorno qualche psichiatra forense ci spiegherà perchè lui trovi tanto divertenti gli ebrei nei forni e i desaparecidos buttati giù dagli aerei. Ma forse la spiegazione sta già nel fatto che va d’accordo solo con i nazipadani.

Ti faremo felice. Visto che bisogna essere sempre allegri, al tuo funerale rideremo come matti. Non lo dicevi anche tu che bisogna diffidare di coloro che non ridono? Non avremo nemmeno bisogno di sforzarci. Ci verrà spontaneo. Non riusciremo proprio a trattenerci. Ce la faremo pure addosso.

E’ possibile mettere assieme la monnezza, la corruzione, Berlusconi, le intercettazioni vietate, il gay pride, le genuflessioni, Roma tornata papalina, la mostruosità degli italiani, Moggi, calciopoli e tutto ciò che questi concetti evocano a loro volta, in una catena senza fine? Lo so, ci ritroveremo alla fine con lo zuppone alla porcara del titolo, un’intruglio dove sono andate a cascare cose innominabili.

Oggi più che mai possiamo dire ci essere un popolo di mostri, vecchi e nuovi.
Tiriamo su i figli come dei delinquenti ma poi la colpa, se incendiano la scuola, è degli insegnanti.
Siamo un popolo di clienti che vogliono fare leggi per criminalizzare le puttane. In realtà non è la prostituzione che ci dà fastidio, sono le puttane da poco per i clienti da poco. Quelle d’alto bordo che non battono per strada spesso le eleviamo ai massimi onori della scala sociale, come i loro clienti e papponi. Non le chiamiamo più nemmeno puttane ma top model, escort, hostess. A volte addirittura mogli.

Siamo dei cagasotto, talmente disabituati alla critica ai potenti che non riusciamo a capire la satira anzi, ce ne offendiamo per conto terzi, i terzi essendo i potenti. E’ l’unico paese al mondo dove si organizzano le crociate in difesa dei governanti che sono stati “attaccati” da un comico in un pezzo satirico.
Daniele Luttazzi scrive un finto coccodrillo su Berlusconi e i crociati si offendono, parlando di cattivo gusto. Non sanno che stampare il proprio nome su un manifesto funebre allunga la vita. E’ inutile offrire la satira agli italiani, specie di questi tempi, è come servire la ratatouille del ratto Remy a chi è abituato a mangiare McDonald’s.

Siamo mangiapreti maanche bacchettoni che si prostrano di fronte ad una Chiesa vanitosa, che cambia scarpa e cappellino per l’ora del té e che per un pugno di dollari passa sopra ogni nefandezza dei suoi finanziatori. Se andate all’inferno e cercate preti, cardinali e papi andate dritti al reparto “Simoniaci”, non sbaglierete.
La carità cristiana si applica sempre al ricco e potente, meglio se dal portafoglio chiacchierato, non certo al paraplegico che non può sposarsi in chiesa perchè potenzialmente incapace di procreare o al malato terminale che vuole solo morire in pace.
Mi domando a questo punto: chi è il vero corruttore? La Chiesa è così marcia perchè ha sede in Italia oppure l’Italia è stata corrotta dalla presenza della Chiesa?

Siamo un popolo di analfabeti politici. E’ inutile fare discorsi alti e filosofici con gli italiani. Nella guerra tra cervello e pancia, intesa come frattaglie, vince la seconda.
La libertà ci piace ma solo per poco, poi ci viene a noia. Il brivido ce lo dà la strafottenza, la spudoratezza, il vincere facile, magari aggregandosi al vincitore. Ci piace essere fascisti e lo diventiamo e ridiventiamo alla svelta. Ci piacciono i piccoletti con il vizio del comando a bacchetta. Siamo sessualmente attratti da chi ha successo, e non importa come lo ha ottenuto, al quale offriamo senza esitazione il culo.
Allo stesso tempo però siamo omofobici e i froci devono stare al loro posto, cioè ben nascosti. Noi che siamo una compagnia di guitti, ballerine e nani da strapazzo, con un repertorio da avanspettacolo di quart’ordine fatto di pernacchi e peti, pretendiamo sobrietà da chi ha il torto, le paillettes, di mettersele per protesta alla sfilata del Gay Pride. Noi non ci facciamo corrompere, siamo un popolo di veri maschi, comprese le donne.

Non dobbiamo stupirci di avere oggi una televisione a nostra completa immagine e somiglianza. Chi si lamenta della qualità dei programmi e vorrebbe una specie di BBC anni ’60 fa probabilmente parte di una colonia aliena nascosta tra noi; alieni innamorati dell’Italia come gli inglesi.
Suvvia, perchè negarlo, della televisione ci piace soprattutto la pubblicità ripetitiva e idiota che interrompe quegli inutili programmi, anche quelli che cercano di fare informazione, come nei paesi civili. Tempo perso. Anche se agli italiani dici che chi dovrebbe liberarli dalla monnezza è inquisito per traffici legati alla monnezza non ci credono. I rompicoglioni sono il carabiniere Parascandalo che va a ravanare nella monnezza e il giornalista Travaglio che ne parla.

http://www.youtube.com/v/GOzLy8Ryw3E&hl=it

Traffico di rifiuti inquinanti, corruzione, personaggi già inquisiti non rimossi ma promossi. In qualunque altro paese sarebbe scoppiato uno scandalo da togliere la prima pelle ai responsabili. Da noi nulla, nemmeno un trafiletto sull’Eco della Val Trompia.
A Santoro chiuderanno il programma con la scusa che disturba le repliche del tenente Colombo su Retequattro. Arriverà un bel decreto che vieterà le intercettazioni, così nessun magistrato potrà disturbare i loschi traffici e noi non sapremo più cosa accade attorno a noi e alle nostre spalle.
Potete giurarci che rimarranno le intercettazioni illegali, quelle delle centrali illecite di spionaggio, quelle che fanno passare le intercettazioni di Moggi ma non quelle della squadra della Telecom.
Ci consoleremo con le centrali nucleari di terza generazione e mezza (Scajola dixit).

Ho un dubbio, che la xenofobia attuale nasconda la paura che l’accoppiamento con altri popoli e il conseguente rimescolamento di geni possa privarci dei nostri difetti, della nostra mostruosità così gelosamente coltivata nel corso dei millenni. Dopotutto possiamo fare ancora di peggio.

Questo post voleva essere soprattutto un omaggio al grande Dino Risi, morto ieri a 91 anni. Il suo pensiero cinematografico è stato allo stesso tempo osservatore, vivisezionatore e profeta delle quotidiane depravazioni italiane. Ciò che siamo diventati era già previsto nei suoi film degli anni 60. Altro che italiani brava gente. Italiani bravi mostri.


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E’ possibile mettere assieme la monnezza, la corruzione, Berlusconi, le intercettazioni vietate, il gay pride, le genuflessioni, Roma tornata papalina, la mostruosità degli italiani, Moggi, calciopoli e tutto ciò che questi concetti evocano a loro volta, in una catena senza fine? Lo so, ci ritroveremo alla fine con lo zuppone alla porcara del titolo, un’intruglio dove sono andate a cascare cose innominabili.

Oggi più che mai possiamo dire ci essere un popolo di mostri, vecchi e nuovi.
Tiriamo su i figli come dei delinquenti ma poi la colpa, se incendiano la scuola, è degli insegnanti.
Siamo un popolo di clienti che vogliono fare leggi per criminalizzare le puttane. In realtà non è la prostituzione che ci dà fastidio, sono le puttane da poco per i clienti da poco. Quelle d’alto bordo che non battono per strada spesso le eleviamo ai massimi onori della scala sociale, come i loro clienti e papponi. Non le chiamiamo più nemmeno puttane ma top model, escort, hostess. A volte addirittura mogli.

Siamo dei cagasotto, talmente disabituati alla critica ai potenti che non riusciamo a capire la satira anzi, ce ne offendiamo per conto terzi, i terzi essendo i potenti. E’ l’unico paese al mondo dove si organizzano le crociate in difesa dei governanti che sono stati “attaccati” da un comico in un pezzo satirico.
Daniele Luttazzi scrive un finto coccodrillo su Berlusconi e i crociati si offendono, parlando di cattivo gusto. Non sanno che stampare il proprio nome su un manifesto funebre allunga la vita. E’ inutile offrire la satira agli italiani, specie di questi tempi, è come servire la ratatouille del ratto Remy a chi è abituato a mangiare McDonald’s.

Siamo mangiapreti maanche bacchettoni che si prostrano di fronte ad una Chiesa vanitosa, che cambia scarpa e cappellino per l’ora del té e che per un pugno di dollari passa sopra ogni nefandezza dei suoi finanziatori. Se andate all’inferno e cercate preti, cardinali e papi andate dritti al reparto “Simoniaci”, non sbaglierete.
La carità cristiana si applica sempre al ricco e potente, meglio se dal portafoglio chiacchierato, non certo al paraplegico che non può sposarsi in chiesa perchè potenzialmente incapace di procreare o al malato terminale che vuole solo morire in pace.
Mi domando a questo punto: chi è il vero corruttore? La Chiesa è così marcia perchè ha sede in Italia oppure l’Italia è stata corrotta dalla presenza della Chiesa?

Siamo un popolo di analfabeti politici. E’ inutile fare discorsi alti e filosofici con gli italiani. Nella guerra tra cervello e pancia, intesa come frattaglie, vince la seconda.
La libertà ci piace ma solo per poco, poi ci viene a noia. Il brivido ce lo dà la strafottenza, la spudoratezza, il vincere facile, magari aggregandosi al vincitore. Ci piace essere fascisti e lo diventiamo e ridiventiamo alla svelta. Ci piacciono i piccoletti con il vizio del comando a bacchetta. Siamo sessualmente attratti da chi ha successo, e non importa come lo ha ottenuto, al quale offriamo senza esitazione il culo.
Allo stesso tempo però siamo omofobici e i froci devono stare al loro posto, cioè ben nascosti. Noi che siamo una compagnia di guitti, ballerine e nani da strapazzo, con un repertorio da avanspettacolo di quart’ordine fatto di pernacchi e peti, pretendiamo sobrietà da chi ha il torto, le paillettes, di mettersele per protesta alla sfilata del Gay Pride. Noi non ci facciamo corrompere, siamo un popolo di veri maschi, comprese le donne.

Non dobbiamo stupirci di avere oggi una televisione a nostra completa immagine e somiglianza. Chi si lamenta della qualità dei programmi e vorrebbe una specie di BBC anni ’60 fa probabilmente parte di una colonia aliena nascosta tra noi; alieni innamorati dell’Italia come gli inglesi.
Suvvia, perchè negarlo, della televisione ci piace soprattutto la pubblicità ripetitiva e idiota che interrompe quegli inutili programmi, anche quelli che cercano di fare informazione, come nei paesi civili. Tempo perso. Anche se agli italiani dici che chi dovrebbe liberarli dalla monnezza è inquisito per traffici legati alla monnezza non ci credono. I rompicoglioni sono il carabiniere Parascandalo che va a ravanare nella monnezza e il giornalista Travaglio che ne parla.
Traffico di rifiuti inquinanti, corruzione, personaggi già inquisiti non rimossi ma promossi. In qualunque altro paese sarebbe scoppiato uno scandalo da togliere la prima pelle ai responsabili. Da noi nulla, nemmeno un trafiletto sull’Eco della Val Trompia.
A Santoro chiuderanno il programma con la scusa che disturba le repliche del tenente Colombo su Retequattro. Arriverà un bel decreto che vieterà le intercettazioni, così nessun magistrato potrà disturbare i loschi traffici e noi non sapremo più cosa accade attorno a noi e alle nostre spalle.
Potete giurarci che rimarranno le intercettazioni illegali, quelle delle centrali illecite di spionaggio, quelle che fanno passare le intercettazioni di Moggi ma non quelle della squadra della Telecom.
Ci consoleremo con le centrali nucleari di terza generazione e mezza (Scajola dixit).

Ho un dubbio, che la xenofobia attuale nasconda la paura che l’accoppiamento con altri popoli e il conseguente rimescolamento di geni possa privarci dei nostri difetti, della nostra mostruosità così gelosamente coltivata nel corso dei millenni. Dopotutto possiamo fare ancora di peggio.

Questo post voleva essere soprattutto un omaggio al grande Dino Risi, morto ieri a 91 anni. Il suo pensiero cinematografico è stato allo stesso tempo osservatore, vivisezionatore e profeta delle quotidiane depravazioni italiane. Ciò che siamo diventati era già previsto nei suoi film degli anni 60. Altro che italiani brava gente. Italiani bravi mostri.


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Oggi più che mai possiamo dire ci essere un popolo di mostri, vecchi e nuovi.
Tiriamo su i figli come dei delinquenti ma poi la colpa, se incendiano la scuola, è degli insegnanti.
Siamo un popolo di clienti che vogliono fare leggi per criminalizzare le puttane. In realtà non è la prostituzione che ci dà fastidio, sono le puttane da poco per i clienti da poco. Quelle d’alto bordo che non battono per strada spesso le eleviamo ai massimi onori della scala sociale, come i loro clienti e papponi. Non le chiamiamo più nemmeno puttane ma top model, escort, hostess. A volte addirittura mogli.

Siamo dei cagasotto, talmente disabituati alla critica ai potenti che non riusciamo a capire la satira anzi, ce ne offendiamo per conto terzi, i terzi essendo i potenti. E’ l’unico paese al mondo dove si organizzano le crociate in difesa dei governanti che sono stati “attaccati” da un comico in un pezzo satirico.
Daniele Luttazzi scrive un finto coccodrillo su Berlusconi e i crociati si offendono, parlando di cattivo gusto. Non sanno che stampare il proprio nome su un manifesto funebre allunga la vita. E’ inutile offrire la satira agli italiani, specie di questi tempi, è come servire la ratatouille del ratto Remy a chi è abituato a mangiare McDonald’s.

Siamo mangiapreti maanche bacchettoni che si prostrano di fronte ad una Chiesa vanitosa, che cambia scarpa e cappellino per l’ora del té e che per un pugno di dollari passa sopra ogni nefandezza dei suoi finanziatori. Se andate all’inferno e cercate preti, cardinali e papi andate dritti al reparto “Simoniaci”, non sbaglierete.
La carità cristiana si applica sempre al ricco e potente, meglio se dal portafoglio chiacchierato, non certo al paraplegico che non può sposarsi in chiesa perchè potenzialmente incapace di procreare o al malato terminale che vuole solo morire in pace.
Mi domando a questo punto: chi è il vero corruttore? La Chiesa è così marcia perchè ha sede in Italia oppure l’Italia è stata corrotta dalla presenza della Chiesa?

Siamo un popolo di analfabeti politici. E’ inutile fare discorsi alti e filosofici con gli italiani. Nella guerra tra cervello e pancia, intesa come frattaglie, vince la seconda.
La libertà ci piace ma solo per poco, poi ci viene a noia. Il brivido ce lo dà la strafottenza, la spudoratezza, il vincere facile, magari aggregandosi al vincitore. Ci piace essere fascisti e lo diventiamo e ridiventiamo alla svelta. Ci piacciono i piccoletti con il vizio del comando a bacchetta. Siamo sessualmente attratti da chi ha successo, e non importa come lo ha ottenuto, al quale offriamo senza esitazione il culo.
Allo stesso tempo però siamo omofobici e i froci devono stare al loro posto, cioè ben nascosti. Noi che siamo una compagnia di guitti, ballerine e nani da strapazzo, con un repertorio da avanspettacolo di quart’ordine fatto di pernacchi e peti, pretendiamo sobrietà da chi ha il torto, le paillettes, di mettersele per protesta alla sfilata del Gay Pride. Noi non ci facciamo corrompere, siamo un popolo di veri maschi, comprese le donne.

Non dobbiamo stupirci di avere oggi una televisione a nostra completa immagine e somiglianza. Chi si lamenta della qualità dei programmi e vorrebbe una specie di BBC anni ’60 fa probabilmente parte di una colonia aliena nascosta tra noi; alieni innamorati dell’Italia come gli inglesi.
Suvvia, perchè negarlo, della televisione ci piace soprattutto la pubblicità ripetitiva e idiota che interrompe quegli inutili programmi, anche quelli che cercano di fare informazione, come nei paesi civili. Tempo perso. Anche se agli italiani dici che chi dovrebbe liberarli dalla monnezza è inquisito per traffici legati alla monnezza non ci credono. I rompicoglioni sono il carabiniere Parascandalo che va a ravanare nella monnezza e il giornalista Travaglio che ne parla.
Traffico di rifiuti inquinanti, corruzione, personaggi già inquisiti non rimossi ma promossi. In qualunque altro paese sarebbe scoppiato uno scandalo da togliere la prima pelle ai responsabili. Da noi nulla, nemmeno un trafiletto sull’Eco della Val Trompia.
A Santoro chiuderanno il programma con la scusa che disturba le repliche del tenente Colombo su Retequattro. Arriverà un bel decreto che vieterà le intercettazioni, così nessun magistrato potrà disturbare i loschi traffici e noi non sapremo più cosa accade attorno a noi e alle nostre spalle.
Potete giurarci che rimarranno le intercettazioni illegali, quelle delle centrali illecite di spionaggio, quelle che fanno passare le intercettazioni di Moggi ma non quelle della squadra della Telecom.
Ci consoleremo con le centrali nucleari di terza generazione e mezza (Scajola dixit).

Ho un dubbio, che la xenofobia attuale nasconda la paura che l’accoppiamento con altri popoli e il conseguente rimescolamento di geni possa privarci dei nostri difetti, della nostra mostruosità così gelosamente coltivata nel corso dei millenni. Dopotutto possiamo fare ancora di peggio.

Questo post voleva essere soprattutto un omaggio al grande Dino Risi, morto ieri a 91 anni. Il suo pensiero cinematografico è stato allo stesso tempo osservatore, vivisezionatore e profeta delle quotidiane depravazioni italiane. Ciò che siamo diventati era già previsto nei suoi film degli anni 60. Altro che italiani brava gente. Italiani bravi mostri.


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Ieri lo avevo definito, con una battuta, un baraccone con i suoi fenomeni.
Oggi il mondo del calcio, nella persona del suo presidente di Lega Matarrese, ha dimostrato di essere peggio di quei circhi ottocenteschi che non si facevano scrupolo di far soldi con i deformi, gli infelici e gli “uomini elefante” e di possederne lo stesso cinismo.

Non si erano ancora concluse le esequie del povero agente Raciti che Don Tonino si lanciava nelle seguenti affermazioni: “Lo spettacolo deve continuare, il calcio è un’industria che non può fermarsi, il morto fa parte del gioco” e via bestemmiando. Qui il file audio, per udire con le vostre orecchie.
Ricordiamoci che Matarrese, eletto al posto di Galliani dopo il terremoto di Calciopoli e il rinnovamento del “Liquidatore” Guido Rossi, sarebbe il nuovo che avanza. Nel senso che abbiamo tritato gli avanzi del bollito e abbiamo fatto le polpette. Vedrete che ci toccherà rimangiare anche Carraro, prima o poi.
Se non lo sapete, la famiglia Matarrese costruì Punta Perotti, l’ecomostro di Bari demolito l’anno scorso. Lui, Tonino, invece è ancora in piedi.

Tra le altre mostruosità a tre gambe udite a margine della tragedia di Catania, il pianto greco ieri sera al TG1 dei bancarellari che non avevano potuto fare affari di fronte agli stadi, il calcolo delle mancate entrate erariali per le schedine, e oggi il commento del TG2 che ha detto testualmente: “Ebbene, spiace dirlo ma tra queste persone arrestate c’è anche il figlio di un poliziotto, come giovani della cosiddetta Catania bene“.
Già, ogni tanto tra tanti bimbi cosiddetti belli e sani, qualche cosiddetto mostro salta fuori, anche nelle cosiddette famiglie per bene. Lo dovrebbero sapere, i cosiddetti giornalisti.

Vignetta ispirata al film “Freaks” del 1932.

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