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Domani 2 novembre. C’è bisogno di aggiungere altro, quando parla la poesia?


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Se il contenuto definito scandaloso della mostra censurata di arte omosessuale è veramente tutto qui, le cose in Italia sono più gravi di quanto si potesse immaginare. Spero che almeno in un angolo ci fosse qualche debordante Mapplethorpe che giustificasse un minimo di turbamento.
Curioso che la manifestazione dovesse svolgersi nel Palazzo della Ragione, visto che essa ormai, su queste tematiche, dorme profondamente e non si riesce a svegliarla.

L’errore è stato comunque secondo me, da parte dei curatori della mostra, di mettere quelle due opere che hanno inevitabilmente offerto il fianco alla censura. Perché la statua di Ratzi, benedetti ragazzi? Figurati se di fronte a quella Letizia non avrebbe scatenato tutta la sua bigotteria, oltre alla bigiotteria. E’ umano, una sindaca nelle cui vene scorre pura benzina a 100 ottani è facile che si infiammi di fronte a contenuto rovente, e il sacro fuoco della fede fa divampare anche le sindache apparentemente più riservate.
La patata bollente passa ora a Rosetta (nessuna allusione lesbo) e vedremo se ci sarà da ridere e piangere anche lì.

Si, ve la siete voluta. Io avrei lasciato accuratamente fuori la religione e avrei esposto cazzi, cazzi, cazzi, cazzi e ancora cazzi. Avrei voluto vedere poi a cosa si sarebbe attaccata Letizia.

Ultim’ora: sentite cos’ha da dirvi il nostro Champollion che ha letto ancora nella stele.

Se il contenuto definito scandaloso della mostra censurata di arte omosessuale è veramente tutto qui, le cose in Italia sono più gravi di quanto si potesse immaginare. Spero che almeno in un angolo ci fosse qualche debordante Mapplethorpe che giustificasse un minimo di turbamento.
Curioso che la manifestazione dovesse svolgersi nel Palazzo della Ragione, visto che essa ormai, su queste tematiche, dorme profondamente e non si riesce a svegliarla.

L’errore è stato comunque secondo me, da parte dei curatori della mostra, di mettere quelle due opere che hanno inevitabilmente offerto il fianco alla censura. Perché la statua di Ratzi, benedetti ragazzi? Figurati se di fronte a quella Letizia non avrebbe scatenato tutta la sua bigotteria, oltre alla bigiotteria. E’ umano, una sindaca nelle cui vene scorre pura benzina a 100 ottani è facile che si infiammi di fronte a contenuto rovente, e il sacro fuoco della fede fa divampare anche le sindache apparentemente più riservate.
La patata bollente passa ora a Rosetta (nessuna allusione lesbo) e vedremo se ci sarà da ridere e piangere anche lì.

Si, ve la siete voluta. Io avrei lasciato accuratamente fuori la religione e avrei esposto cazzi, cazzi, cazzi, cazzi e ancora cazzi. Avrei voluto vedere poi a cosa si sarebbe attaccata Letizia.

Ultim’ora: sentite cos’ha da dirvi il nostro Champollion che ha letto ancora nella stele.


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Non si scrive sui muri, è maleducazione. Soprattutto voi, cittadini delle città rosse. “Bagnasco vergogna”, “cloro al clero“? Ci sono altri modi per esprimere il proprio dissenso. Eduardo docet.


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E’ di oggi una triste notizia. E’ morto Riccardo Pazzaglia, il filosofo di “Quelli della notte”, la trasmissione di Arbore del 1985 che lanciò tanti personaggi a noi cari.
Era scrittore, regista e come autore di canzoni aveva collaborato con Modugno, per il quale aveva scritto “Io, mammeta e tu”.
Pazzaglia era l’intellettuale nel gruppone di scalmanati di Arbore e con la sua signorilità non trascendeva mai nonostante le provocazioni del sanguigno Ferrini o del pazzo Marenco e le banalità lapalissiane di Catalano.
Quando la discussione sul “brodo primordiale” si faceva difficile lui allungava una mano verso terra e la scuoteva dicendo sconsolato ma sempre con calma olimpica: “Il livello è basso”.
Indimenticabile il suo pezzo sul cavalluccio rosso per il compleanno del nipotino nel film di Luciano de Crescenzo “Così parlò Bellavista“.
Caro professore, aveva proprio ragione. Guardandoci attorno e vedendo quanto si stia ancora abbassando il livello penseremo a lei e la ricorderemo sempre con affetto.

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