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Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Sembra una formula magica contro il malocchio come “aglie, fravaglie, fattura ca nun quaglie” ma è il mito fondativo della Mafia. Da vecchi ignoranti nordisti, non conoscevamo la leggenda dei tre cavalieri fino a che non ce l’ha raccontata Roberto Saviano l’altra sera. Non è mai troppo tardi per uscire dall’ignoranza. Però siamo colpevoli fino ad un certo punto. Andreotti non ce l’aveva mai raccontata quella bella storia. Ce l’aveva tenuta nascosta.
Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Il primo cavaliere fonda Cosa Nostra, il secondo la ‘Ndrangheta e il terzo la Camorra. 
Un satiro maligno direbbe che manca il quarto che fondò Forza Italia. Ma io a queste dicerie non credo e poi sono notizie non confermate. 
A proposito di cavalieri. Ascoltatevi l’intervista al vecchio banchiere siciliano che nel 1986, assieme ad altre banche dell’isola, rifiutò il prestito di 20 miliardi di lire al cavaliere di Hardcore, nonostante la perorazione in suo favore nientepopodimeno che di Dell’Utri e Ciancimino sr.. Vista la situazione delle sue aziende, già allora indebitate per migliaia di miliardi, i banchieri non credettero alle promesse di pronto rientro dei fondi e risposero picche. 
Questo signore avrebbe dovuto, in seguito, salvare l’Italia. L’unica cosa che gli è riuscita, venticinque anni dopo, è di salvare le sue aziende, con una trentina di leggi ad personam, mentre l’Italia con i suoi problemi aspettava. Chissà, sarebbe curioso sapere se poi trovò i soldi altrove e chi glieli prestò. Quelli che magari ora gli stanno spedendo il conto.
Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Mi piace questa formula magica. Mi piace ripeterla come un mantra scacciaguai. Grazie Saviano, grazie per averci raccontato la realtà di un Nord insospettabilmente Mafia friendly.
Osso, Mastrosso e Carcagnosso.
Se ci aggiungiamo una bacchetta da agitare e recitiamo, ad esempio, “Cota, Trota e Mastrota” spariscono il nano, le sue televisioni, i Bossi, Sandokan e anche il Pirla di Labuan?
Il frame of mind di Maroni, purtroppo-ministro degli interni, riguardo ad una questione complessa e tragica come quella che comprende lo sfruttamento selvaggio di lavoratori stranieri, il razzismo sempre più dilagante e la perdita del controllo del territorio da parte dello Stato a favore della criminalità organizzata, si può riassumere nella seguente frase: “Non siamo noi che non sappiamo risolvere il problema, sono loro che sono negri.”

Il sassofonista si vantava oggi con la Latella su Sky dei successi del suo governo nei confronti della criminalità organizzata. Pericolosi latitanti arrestati, miliardi di beni sequestrati. Tra parentesi, quelli che vorrebbero mettere all’asta con il rischio che i mafiosi se li ricomprino.
Insomma un bel proclama da spot pubblicitario, da relazione sugli obiettivi raggiunti da presentare in CdA aziendale che però non rappresenta propriamente la realtà di un paese dove le Mafie, di fatto, la fanno da padrone in intere regioni ed hanno sempre più influenza anche al Nord.

E’ qui che ci stava bene la domandona, ci fosse stato un giornalista a disposizione, su come il governo pensa di combattere il caporalato, lo sfruttamento, le collusioni della politica locale con le cosche, tutte cose che formano il substrato dove rischia di attecchire il razzismo nella sua forma più violenta.
Invece si è lasciato che il solito ottuso leghista desse la colpa degli spari contro gli schiavi neri, da parte di giovinastri probabilmente collusi, alla tolleranza verso gli extracomunitari e, indovinate? al lassismo dei governi di centrosinistra. Si sarà reso conto, il varesotto messo di fronte agli immani problemi del Sud, che colpevolizzando i négher si assolvono di conseguenza i delinquenti provocatori?

Eh già, ci toccano pure questi governanti leghisti, questi campioni della politica taragna preoccupata solo dalla pagliuzza del povero immigrato che non ci sta più a farsi sfruttare e non dalla trave nell’occhio dello Stato rappresentata dal problema delle Mafie.
Mafie che alzano sempre più la posta con un governo capitanato da un premier che trascorre venti giorni e passa in vacanza a farsi i cazzi propri non essendo in grado di far altro che i cazzi propri.
Il madonnino di Arcore non ha detto nulla sulla bomba alla Procura. Zitto come una mummia. Non ha detto nulla nemmeno oggi dopo le violenze di Rosarno.
Perchè tace? Dopo i centrini di Casoria e le allusioni di Spatuzza che parlerà “forse, non si sa, vedremo”, mancava giusto la ‘ndrangheta. E’ strano, lui che ha la lingua tanto sciolta, quando parla la Mamma, si ammutolisce.

Anch’io ho visto un legame tra la bomba di Reggio alla Procura e questa ondata di violenza xenofoba contro degli schiavi.
E’ evidente che se il premier non si esporrà in prima persona contro le Mafie, al di là degli slogan sui millantati successi, queste si sentiranno in diritto di avanzare altre richieste e di spingersi fino a ricattare lo Stato come nel ’92 -’93. Ogni minuto di silenzio in più è una porta che si apre alla trattativa. Non so quanti se ne stiano rendendo conto.

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