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E brava la Rubacazzi! Dal palco dell’Opera di Vienna, ha dichiarato che quella lì che partecipava al Gran Ballo delle Debuttanti si che era bella gente ed elegante, mica come gli italiani. Grazie, eh?
Ecco dimostrato che non si è mica puttane perché la si dà via per soldi ma per una sorta di forma mentis e perché lo si nasce. Irrimediabilmente.
Perché si dà il caso che sia stato proprio grazie alla coglionaggine degli italiani ricchi, alla loro perversione per le fichette minorenni pur che siano e basta che respirino ed in specie dell’indegno presidente del consiglio incapricciatosi dei suoi labbroni pagati a peso d’oro che la Rubacazzivecchi si sia trovata per miracolo a Vienna trattata in guanti bianchi e come una regina solo per aver pagato pegno con l’ennesimo miliardario in avanzato stato di decomposizione. Ma una bottarella di vomito non le viene mai, a ‘sta necrofila? 
Ha perfino il coraggio di dare la colpa ai media del suo immeritato successo, l’immatura stronzetta,  invece di ringraziarli se non altro per i lauti guadagni che ha modo di incassare a mo’ di manna dal cielo, per puro miracolo. 
Di che si lamenta? Sembra così contenta di fare il monumento vivente al colonialismo pedofilo, di farsi portare in giro come un trofeo e pagare così tanto solo perché è quella che ha inguaiato Berlusconi.
Vista l’età media dei suoi boyfriend, questi potrebbero schiattare da un momento all’altro, magari durante. Capisco quindi che la gerontofila abbia fretta di bruciare le tappe e capitalizzare il più possibile prima di finire nel dimenticatoio dove finiscono tutte le meteore da quattro soldi, oltretutto precocemente sfiorita, dato che ciucciare roba vecchia non fa bene per niente alla pelle. Però potrebbe risparmiarci l’ingratitudine verso l’Italia che l’ha resa fenomeno e titolare di un sostanzioso conto in banca. 
E non parlate di povera minorenne e parte lesa. Ho l’impressione che questa, per un abito firmato e una comparsata nell’alta società da Cenerentola cafona, pigierebbe il bottone della guerra nucleare.
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Prendo spunto da un articolo pubblicato su “L’Espresso” e ripreso dal Tafanus, dove si narra della simbologia massonica sparsa a piene grembialate nella Villa Certosa e soprattutto nel giardino mausoleo di Arcore del presdelcons per qualche riflessione a margine di stampo necrofilo.
So che è brutto parlare di certe cose, mi riferisco al mausoleo ed alla sua funzione ultima, quella cioè di configurarsi come l’utilizzatore finale delle spoglie mortali del premier, però siete pregati di non volgere il capo dall’altra parte come al solito quando si parla di certi argomenti e di far partire la manina verso le parti basse perchè non è il caso. Prima o poi è un argomento che dovremo affrontare noi Italiani. La sua dipartita, intendo. Anche perchè temo si tratterà di funerali di Stato a nostro carico. Tenendo conto che per Pavarotti si dice siano stati spesi 50.000,00 euro per le esequie, fatevi una botta di conti.

Una delle poche volte a memoria d’uomo nelle quali Vittorio Feltri rise di gusto (forse nervosamente ed in modo catartico come spesso accade quando si parla di morte) fu ascoltando il racconto di Marco Travaglio della visita al famoso mausoleo a lui raccontata da Indro Montanelli.

Per farvi un’idea delle alte vette di architettura cimiteriale raggiunte dal mausoleo di Berlusconi non perdetevi i filmati incastonati nel post. Ce n’è uno incredibilmente profetico del 1989 con la visita di Ugo Gregoretti al luogo del commiato della libertà e un contributo di Enrico Deaglio sull’argomento.
“Non mi faccia una cosa macabra”, aveva ordinato il cavaliere al suo Imhotep e lui obbedì riempiendogli il giardino con un tripudio di marmi, un’accozzaglia di simboletti massonici messi alla rinfusa così c’era pure il divertimento di andare a scovarli, come in un cubo di Rubik funerario, e addirittura, secondo alcuni, un simbolo svasticheggiante sulla scalinata che conduce all’avello. Una cosa orrenda, diciamolo. Meglio la classica tomba di famiglia con la donna piangente e un grande uccello ad ali spiegate sulla croce in travertino. Vuoi mettere?

Come raccontano i fortunati che l’hanno visitato, appena si scende nella cripta compare il sarcofago, o meglio l’arca destinata a raccogliere il di lui corpo. Un coso informe molto rozzo che ingombra tutta la stanza. Attorno una sezione loculi per ospitare i 36 sodali più fedeli.
Una cosa strana: dei nomi che sono stati fatti finora per un posto salma accanto a Lui non compaiono donne ma solo uomini: Dell’Utri, Fede, Confalonieri, Montanelli (che pose il gran rifiuto) e Feltri (che forse oramai l’offerta del loculo l’ha ricevuta assieme, chissà, a Minzolini, Vespa, Ferrara, Cicchitto, Bondi). Escludendo che, al momento del trapasso, il faraone Silvio decida di seppellire vive tutte le sue protette e concubine per portarsele dietro, cosa che metterebbe in evidenza problemi logistici di spazio, ci si domanda se chi ha amato tanto la f..emmina in vita possa tollerare di trascorrere l’eternità in mezzo a cadaveri eccellenti si ma maleodoranti come tutti gli altri e soprattutto maschi.

Di questo però hanno parlato un po’ tutti. Del mausoleo, intendo. Adesso mi pongo la domanda cruciale. Come pensa tecnicamente di affrontare l’Aldilà il nostro eroe? Escludendo evidentemente la sepoltura in terra e la troppo definitiva cremazione, si farà tumulare nell’arca o sceglierà l’ipotesi che io considero più probabile, ovvero opterà per l’imbalsamazione?
Ad Arcore gira una leggenda metropolitana secondo la quale nel mausoleo vi sarebbe un’anomalo consumo elettrico tale da far pensare a qualche diavoleria atta a conservare criogenicamente in eterno (a scanso di black-out svizzeri) l’illustre salma. L’ibernazione però sembra di difficile realizzazione. Intanto non bisogna essere morti ma quasi, essere lì lì per e si dovrebbe cogliere esattamente il momento adatto a surgelare il soggetto prima che venga dichiarata la morte cerebrale. Non è certo questione di soldi ma di difficoltà di realizzazione.
Scartata l’ipotesi del nano ghiacciato, quella più probabile per chi è sempre voluto rimanere sul palcoscenico è l’imbalsamazione. E chi se ne frega se Deaglio ci ricorda che i più famigerati dittatori comunisti sono tutti imbalsamati. Io lo dico sempre che Silvio, segretamente, oltre che interista è comunista.

Risolta eventualmente una disputa tra i fautori della plastinazione a base di siliconi e quelli della imbalsamazione classica, un pool di professionisti venuti dall’America e coadiuvati dai grandi artigiani nostrani della scuola dei Signoracci compirà il miracolo di fissare per l’eternità il nostro Silvio nell’espressione che più lo caratterizza e che già oggi ricorda vagamente il lavoro del tanatoprattore.
Secondo me l’anonimo sarcofagone in marmo di Arcore nasconde un meccanismo interno. Un pulsante nascosto farà risalire al momento opportuno una teca in cristallo da favola con dentro lui, il Biancanano in un meraviglioso Caraceni blu e cravatta di Marinella. Talmente realistico che, avvicinandosi alla bara trasparente e guardando l’eterno sorriso da stregatto fissato con il formolo qualcuno penserà che si tratti di uno scherzo. Adesso si tira su e ci stressa ancora con una barzelletta sconcia. Ma no, tranquilli, era solo un’impressione.


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Una precisazione, qui non si discute delle qualità vocali di Madonna. Se è stata in grado di cantare le canzoni di notevole difficoltà, con picchi da pista nera di “Evita”, significa che proprio così cagna non è. Anzi, la trovo meglio di tante cosiddette cantanti ben più considerate vocalmente. Tanto per essere chiari, dovendo per forza ascoltare per un pomeriggio intero e senza sosta merenda i suoi dischi o quelli di Laura Pausini, non avrei dubbi nella scelta. Anche perchè al secondo brano della Menopausini (non è mia) dovrebbero già immobilizzarmi alla Hannibal Lecter, con tanto di museruola.

Madonna, quindi, non sarà Celine Dion né Antonella Ruggiero ma ci ha regalato anche molte belle canzoni da canticchiare mentre affetti le melanzane per la ratatouille.
Vogue“, ad esempio, con tanto di video sciccosissimo, che per me ha segnato un epoca; “Into the groove”, “Like a Virgin” e “Hollywood“, dove spingeva al massimo il suo proverbiale trasformismo: la mora, la rossa, la bionda, che secondo me nemmeno il ciglione finto con il piercing di Christina Aguilera gli faceva una pippa al microfono.

Ecco, quello che mi piace(va) da morire di Madonna è che era come una Barbie (altrettanto piccola e stronza) vivente che potevi vestire e svestire, alla quale cambiare le parrucche, i trucchi, le scarpe. Maronna che goduria. In più, schiacciavi il pulsante dietro la schiena e ti cantava le canzoncine porche e spalancava le gambette.

Ora invece, mein Gott, perchè insiste ormai da diverse stagioni con questo look da rana di Galvani con le coscine tutte tirate dalla corrente, con gli stivaloni a metà tra il Gatto con i suddetti e Raffaella Carrà, il corpo plastinato e soprattutto l’orrenda capigliatura biondoboccoluta da angelo mummificato che più passa il tempo più va verso un pericoloso effetto lavoro di Alfredo Salafia. Nel complesso una versione en travesti di Otzi, l’Uomo di Similaun.
Ma non lo sa che le vecchie (si, diciamolo, tanto a cinquant’anni per il 99% dei maschi si è vecchie), con i capelli lunghi e il boccolo da bambina inglese ottocento sono ridicole? Il capello vecchio perde di elasticità, ricade pesantemente sulle spalle e fa risaltare la gorgia botulinizzata come un evidenziatore Stabilo Boss. Meglio un clamoroso corto full metal jacket che rischiare la vecchia bambola Furga che ha perso il cerchietto di cellophane che gli teneva a posto la chioma.

Essere muscolose va bene ma quando guardi le braccine di Madonna pensi: “Quale sarà la sua dieta? Mezza lucertola con una foglia di insalata a pranzo e cena e la domenica, giusto per far festa, una carota intera?”
Ragazze, vi chiamo così tanto siamo tutte sulla stessa barca, noi around the 60’s, tutti questi riferimenti necrofili non vi allarmino. Non avete idea, rappezzandovi e riempiendovi di cerone in un look finto giovane da Lolita fuori tempo massimo quanto assomigliate a delle morte. Peccato che se non è più immobile ma cammina, la morta diventa morta vivente e non è più la stessa cosa.

E che dire dell’ormai alzheimeriano atteggiarsi a sexeversiva lesbochic? I giornali hanno scritto “Madonna nel tour bacia la ballerina”. E capirai! Dopo che Asia Argento ha slinguazzato un rottweiler cosa vuoi che sia? La vera notizia sarebbe stata “Clamoroso: Madonna non ha baciato una donna sul palco. Che stia perdendo la memoria?”
Madonna è ancora convinta, dopo trent’anni, che non si è veramente glamourosissime e divine se non si pratica l’omosessualità a targhe alterne: oggi con una donna, domani con un uomo, oddìo me sto a confonde, oggi che giorno è, che mi tocca? Si decida, senza atteggiarsi a camionista platinata con la sorpresa nelle mutande e 27 motivi per conoscerla. E se è finto e con le pile non importa, l’importante è avercelo.

Insomma, che volete. Sarò cattiva ed impietosa nel proporre il confronto con la ciccia fresca, ma io Madonna preferisco ricordarmela così.


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Che brutta fine stanno facendo gli anni 80. Ancora così giovani eppur fatali a chi in quegli anni faceva faville e dettava le mode ed i comportamenti di noi tutti che eravamo già tra i vivi.
E’ in atto una morìa di miti di quegli anni e chi non è ancora in rigor mortis non se la passa tanto bene.

Che sia l’effetto tossico della stronzaggine degli yuppies, del rampantismo dei Gordon Gekko ( i padri di tutti gli speculatori finanziari attuali) e della superficialità ed idiozia che allora ci venivano irrorate addosso a tonnellate attraverso i media per rincoglionirci meglio?
Se un decennio è riuscito a compiere tanta devastazione nei personaggi delle ultime cronache mortuarie, avevamo ragione a lamentarcene allora. C’è un motivo per cui non ricordiamo volentieri gli anni ottanta mentre ci viene la lacrimuccia per i sessanta e settanta. Erano anni di merda, che hanno seminato alcune delle peggiori male piante di oggi.
Sarà interessante vedere le fotografie (prima e dopo) dei personaggi citati in questo macabro post, per ribadire che gli anni 80 nuociono gravemente a chi li ha vissuti e a chi sta loro vicino.

Michael Jackson (prima e dopo) è già alla seconda autopsia (come se il tossicologico non fosse stato da fare immediatamente, in casi del genere, benedetto coroner!) e immagino che il lavoro del tanatoprattore, dopo tanto taglia e cuci, sarà destinato a diventare più ostico del previsto. Non lo invidio. Non tanto per la ricucitura del taglio a T, visto che sarà coperto dalla divisa del moonwalker, ma per il naso che, essendo già pericolante da vivo, sarà già andato e dovrà essere sostituito da una protesi in silicone. Gran lavoro anche sulla pelle che, sottoposta a trattamenti sbiancanti e a chirurgia plastica intensiva per anni ed anni, sarà già più agée di quella di Ramses II, una mummia che i suoi anni se li porta alla grande.
Un consiglio, però. Fatecelo vedere da morto altrimenti, con le voci che già circolano e la morte simil-Elvis, rischiamo di ritrovarcelo tra i non morti assieme ad Elvis, appunto, e Moana. Non morti ma vivi e vegeti da qualche parte (universo tangente?) per sfuggire a varie miserie esistenziali.

Anche Farrah Fawcett (prima e dopo) è morta. Ai suoi tempi, quando scopertinava su tutte le riviste ed era la supergnocca da imitare, tutte siamo state pettinate come lei, con la sua inconfondibile scalatura di capelli biondi. Sempre che il parrucchiere capisse cosa intendevate con “scalatura alla Farrah Fawcett”. Io, per averla voluta imitare, mi ritrovai con un taglio stile marines, cortissimo, che mi causò cocenti lacrime e da allora un’odio viscerale verso i tagliatori di capelli.
Dispiace ridurre il ruolo di questa icona morta degli anni 80 ad un puro ricordo da coiffeur ma sinceramente, a parte il fatto che fu moglie dell’uomo da sei milioni di dollari e che si mise con Barry Lyndon prima (e dopo ) che costui iniziasse a gonfiarsi come un pallone di whisky, non mi viene in mente altro.

Simon Le Bon (prima e dopo) non è morto anche se è già enfisematoso, ma si è scoperto recentemente essere dedito ad allietare le feste private di un altro ex eroe degli anni 80, il manager rampante delle televisioni Silvio Berlusconi (prima e dopo), oggi ridottosi a fare il presidente del consiglio italiano.

Pur non essendo propriamente un mito anni 80, una mortina non si nega neppure a David Carradine, self-kill Bill, entrato ad honorem nella schiera dei miti del trash a causa della morte per autostrangolamento erotico.

Forse aveva ragione Donnie Darko. Un bel motore d’aereo che ci caschi in camera da letto potrebbe aprirci uno spiraglio su un universo tangente migliore di questo. Dove gli anni 80 non sono mai esistiti.


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Parte prima: Esegesi di un vampirla

In questi giorni mi sto divertendo un mondo a leggere il blog delle Malvestite, dove Betty Moore si lavora ormai quotidianamente con motosega e coltelli di Liston i twilighters bimbominkia ovvero, traduco per gli over 13, i ragazzini, soprattutto le XX ma anche qualche XY, fanatici di Robert Pattinson e della saga di Twilight. Una robetta decadente a base di vampirismo diluito in dosi omeopatiche recentemente portato sullo schermo con risultati devastanti sulla già pericolante psiche adolescenziale.
Pare che la tipa che si è inventata la storia dei vampiri ggiovani soffra, come la Rowling del maghetto, di logorrea narrativa e quindi, non paga di un volume, ne scodella a ripetizione, con i relativi film a seguire.

Per fortuna non ho tempo di leggere e quindi ho potuto concentrare la full immersion nel fenomeno bimbominkiesco nelle due ore del DVD. Tra qualche bottarella di sonno qua e là e una sensazione del tipo “ma che ci faccio io qui?”, credo di aver capito qual è la scena chiave del film che spiega perchè sia così amato dalle adolescenti oversize di questo filmato agghiacciante.

Dunque, Robert Pattinson, il tipico inglese pallido e smunto, il bello e dannato di cui di solito si innamorano alla follia i compagni di accademia militare brufolosi e racchi, è Edward, un vampirello che si incapriccia di una squinzia che si chiama Bella (come quella della Bestia). Lei lo vede per la prima volta a scuola ed è astinenza a prima vista. Si perchè, nonostante lei sia della serie “mammaCeccomitocca” ma di quelle che non disdegnerebbero, lui è restio. Non ci crederete ma per questo motivo si ameranno in eterno, scopando forse finalmente quando lei avrà novant’anni e avrà già preso l’estrema unzione.
Poi, figuriamoci, il belledannato non dorme mai. Non dorme???? Diamo atto all’autrice di aver creato il primo vampiro insonne, talmente stanco che non gli rimangono che le energie per saltellare qua e là come Spiderman. Superpoteri si ma riguardo al sesso si va sul platonico. Mah.

Scena chiave dunque del vampirizzare pallido e assorto: i due, Edward e la squinzia, ormai cotti l’uno dell’altra, sono in camera da letto. Lei ha già segnato sul diario “oggi perdita verginità”, lui si avvicina, tenta di baciarla ma… si ritrae. Non può farlo. Si, la scusa ufficiale è che se per caso si mordono la lingua e lui sente il profumino del sangue rischia di mangiarsela ma a me la cosa non convince. ‘Sto Edward è il vampiro più innocuo della storia del cinema e per questo piace alle ragazzine che fanno tanto le paracule in gruppo ma se si trovassero a tu per tu con un vero uomo se la farebbero sotto. Alle bimbeminkia trucide a parole piacciono i bambolotti tanto bellini ma sprovvisti del dunque, come il fidanzato di Barbie. Bambolotti che cantano, ballano, ti fanno strillare come un maiale al macello ma non ti sbatteranno mai a novanta gradi sul tavolo della cucina acchiappandoti per la collottola.

Il vampiro innocuo è una bestemmia. Qualcuno spieghi all’autrice di Twilight che il vampiro è uno dei più inquietanti simboli sessuali da sempre. Nella trasposizione cinematografica più fedele al romanzo di Bram Stoker, quella di F.F. Coppola, Dracula riesce a sovvertire totalmente la moralità delle due fanciulle, Lucy e Mina, spingendo quest’ultima ad una conclamata ninfomania.
Anche le sue mogli, nel castello in Transilvania, sono delle assatanate che prosciugano letteralmente Jonathan Harker, non soltanto succhiandogli il sangue.

Nonostante il suo aspetto mortifero, addirittura orrendo, come il Nosferatu interpretato da Klaus Kinski nel film omonimo di Werner Herzog, contenente la più lunga sequenza di suzione del collo della storia, ai danni di una Isabelle Adjani salmizzata, il vampiro è simbolo di seduzione assoluta che racchiude in sé l’ossimoro di vita (eros) e morte (thanatos) congiunte assieme nella più trasgressiva ed inquietante delle perversioni: la necrofilia.
Un altro film che trasuda vampirismo e sesso è “Miriam si sveglia a mezzanotte” con un David Bowie eternamente giovane incredibilmente accoppiato ad un’elegantissima e perfida Catherine Deneuve, impegnata questa volta in seduzioni lesbo-chic.
Infine, altro memorabile film vampiresco e ad alto tasso erotico, “Intervista col vampiro “, che rimane impresso per la figura della sconcertante vampira bambina Kirsten Dunst, una nuvola di ricci perversi a soggiogare per sempre il duo Brad Pitt-Tom Cruise.

Pensando a questi esempi classici di rappresentazione del mito del vampiro mi sento di poter definire Twilight, alla faccia di tutti i twilighters bimbominkia e in puro stile fantozziano, “una cagata pazzesca“. Perchè un film di vampiri casti e ciellini è un’assurdità. E un vampiro che si tira indietro, come Edward, con la scusa dell’allergia al globulo rosso, non è un vampiro, è un vampirla.

Parte seconda: La rivelazione

“Inutile nasconderlo: siamo scesi. Grazie a Veronica. Si era prefissa di far danno e l’ha fatto. Che tutto le sia restituito con gli interessi”.
“Grande Silvio! Sei il migliore! Qui in Toscana sono circondata dai poveri comunisti! Ieri sera ho assistito allo spoglio delle schede e la mia presenza li ha irritati”. (da Spazio Azzurro)

Occazzo! Il fanatismo dei papiminkia assomiglia a quello dei twilighters, come dimostrano le testimonianze citate all’inizio. Silvio è come Edward, si adora e basta. Chi non lo adora deve morire tra atroci spasimi. Quando appare si urla e si strepita. Qualcuno dice anche “Oh my God!”

E se papi fosse un vampiro e i papiminkia i suoi twilighters?
Pensateci: a detta di tutti è immortale, predilige giovani vergini, ultimamente va in giro con un look dark e con i tratti somatici che sembrano fissati con il formolo in un ottimo lavoro di tanatoprassi. Non solo, sembra dare il meglio di sé a tarda notte, quando calano le tenebre e volano le vespe, mentre in ore diurne tende ad essere sempre leggermente catatonico. Qualcuno dice che Emilio Fede, da lui vampirizzato, abbia 367 anni e, se la mia teoria è esatta, si spiegherebbe anche il dimagrimento eccessivo e l’occhio spiritato di Mara Carfagna.
Basta dimostrare che papi aborrisce l’aglio e non si espone al sole, ed è fatta. Non resta che chiamare Van Helsing ed il suo paletto di frassino.


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Parte prima: Esegesi di un vampirla

In questi giorni mi sto divertendo un mondo a leggere il blog delle Malvestite, dove Betty Moore si lavora ormai quotidianamente con motosega e coltelli di Liston i twilighters bimbominkia ovvero, traduco per gli over 13, i ragazzini, soprattutto le XX ma anche qualche XY, fanatici di Robert Pattinson e della saga di Twilight. Una robetta decadente a base di vampirismo diluito in dosi omeopatiche recentemente portato sullo schermo con risultati devastanti sulla già pericolante psiche adolescenziale.
Pare che la tipa che si è inventata la storia dei vampiri ggiovani soffra, come la Rowling del maghetto, di logorrea narrativa e quindi, non paga di un volume, ne scodella a ripetizione, con i relativi film a seguire.

Per fortuna non ho tempo di leggere e quindi ho potuto concentrare la full immersion nel fenomeno bimbominkiesco nelle due ore del DVD. Tra qualche bottarella di sonno qua e là e una sensazione del tipo “ma che ci faccio io qui?”, credo di aver capito qual è la scena chiave del film che spiega perchè sia così amato dalle adolescenti oversize di questo filmato agghiacciante.

Dunque, Robert Pattinson, il tipico inglese pallido e smunto, il bello e dannato di cui di solito si innamorano alla follia i compagni di accademia militare brufolosi e racchi, è Edward, un vampirello che si incapriccia di una squinzia che si chiama Bella (come quella della Bestia). Lei lo vede per la prima volta a scuola ed è astinenza a prima vista. Si perchè, nonostante lei sia della serie “mammaCeccomitocca” ma di quelle che non disdegnerebbero, lui è restio. Non ci crederete ma per questo motivo si ameranno in eterno, scopando forse finalmente quando lei avrà novant’anni e avrà già preso l’estrema unzione.
Poi, figuriamoci, il belledannato non dorme mai. Non dorme???? Diamo atto all’autrice di aver creato il primo vampiro insonne, talmente stanco che non gli rimangono che le energie per saltellare qua e là come Spiderman. Superpoteri si ma riguardo al sesso si va sul platonico. Mah.

Scena chiave dunque del vampirizzare pallido e assorto: i due, Edward e la squinzia, ormai cotti l’uno dell’altra, sono in camera da letto. Lei ha già segnato sul diario “oggi perdita verginità”, lui si avvicina, tenta di baciarla ma… si ritrae. Non può farlo. Si, la scusa ufficiale è che se per caso si mordono la lingua e lui sente il profumino del sangue rischia di mangiarsela ma a me la cosa non convince. ‘Sto Edward è il vampiro più innocuo della storia del cinema e per questo piace alle ragazzine che fanno tanto le paracule in gruppo ma se si trovassero a tu per tu con un vero uomo se la farebbero sotto. Alle bimbeminkia trucide a parole piacciono i bambolotti tanto bellini ma sprovvisti del dunque, come il fidanzato di Barbie. Bambolotti che cantano, ballano, ti fanno strillare come un maiale al macello ma non ti sbatteranno mai a novanta gradi sul tavolo della cucina acchiappandoti per la collottola.

Il vampiro innocuo è una bestemmia. Qualcuno spieghi all’autrice di Twilight che il vampiro è uno dei più inquietanti simboli sessuali da sempre. Nella trasposizione cinematografica più fedele al romanzo di Bram Stoker, quella di F.F. Coppola, Dracula riesce a sovvertire totalmente la moralità delle due fanciulle, Lucy e Mina, spingendo quest’ultima ad una conclamata ninfomania.
Anche le sue mogli, nel castello in Transilvania, sono delle assatanate che prosciugano letteralmente Jonathan Harker, non soltanto succhiandogli il sangue.

Nonostante il suo aspetto mortifero, addirittura orrendo, come il Nosferatu interpretato da Klaus Kinski nel film omonimo di Werner Herzog, contenente la più lunga sequenza di suzione del collo della storia, ai danni di una Isabelle Adjani salmizzata, il vampiro è simbolo di seduzione assoluta che racchiude in sé l’ossimoro di vita (eros) e morte (thanatos) congiunte assieme nella più trasgressiva ed inquietante delle perversioni: la necrofilia.
Un altro film che trasuda vampirismo e sesso è “Miriam si sveglia a mezzanotte” con un David Bowie eternamente giovane incredibilmente accoppiato ad un’elegantissima e perfida Catherine Deneuve, impegnata questa volta in seduzioni lesbo-chic.
Infine, altro memorabile film vampiresco e ad alto tasso erotico, “Intervista col vampiro “, che rimane impresso per la figura della sconcertante vampira bambina Kirsten Dunst, una nuvola di ricci perversi a soggiogare per sempre il duo Brad Pitt-Tom Cruise.

Pensando a questi esempi classici di rappresentazione del mito del vampiro mi sento di poter definire Twilight, alla faccia di tutti i twilighters bimbominkia e in puro stile fantozziano, “una cagata pazzesca“. Perchè un film di vampiri casti e ciellini è un’assurdità. E un vampiro che si tira indietro, come Edward, con la scusa dell’allergia al globulo rosso, non è un vampiro, è un vampirla.

Parte seconda: La rivelazione

“Inutile nasconderlo: siamo scesi. Grazie a Veronica. Si era prefissa di far danno e l’ha fatto. Che tutto le sia restituito con gli interessi”.
“Grande Silvio! Sei il migliore! Qui in Toscana sono circondata dai poveri comunisti! Ieri sera ho assistito allo spoglio delle schede e la mia presenza li ha irritati”. (da Spazio Azzurro)

Occazzo! Il fanatismo dei papiminkia assomiglia a quello dei twilighters, come dimostrano le testimonianze citate all’inizio. Silvio è come Edward, si adora e basta. Chi non lo adora deve morire tra atroci spasimi. Quando appare si urla e si strepita. Qualcuno dice anche “Oh my God!”

E se papi fosse un vampiro e i papiminkia i suoi twilighters?
Pensateci: a detta di tutti è immortale, predilige giovani vergini, ultimamente va in giro con un look dark e con i tratti somatici che sembrano fissati con il formolo in un ottimo lavoro di tanatoprassi. Non solo, sembra dare il meglio di sé a tarda notte, quando calano le tenebre e volano le vespe, mentre in ore diurne tende ad essere sempre leggermente catatonico. Qualcuno dice che Emilio Fede, da lui vampirizzato, abbia 367 anni e, se la mia teoria è esatta, si spiegherebbe anche il dimagrimento eccessivo e l’occhio spiritato di Mara Carfagna.
Basta dimostrare che papi aborrisce l’aglio e non si espone al sole, ed è fatta. Non resta che chiamare Van Helsing ed il suo paletto di frassino.


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Parte prima: Esegesi di un vampirla

In questi giorni mi sto divertendo un mondo a leggere il blog delle Malvestite, dove Betty Moore si lavora ormai quotidianamente con motosega e coltelli di Liston i twilighters bimbominkia ovvero, traduco per gli over 13, i ragazzini, soprattutto le XX ma anche qualche XY, fanatici di Robert Pattinson e della saga di Twilight. Una robetta decadente a base di vampirismo diluito in dosi omeopatiche recentemente portato sullo schermo con risultati devastanti sulla già pericolante psiche adolescenziale.
Pare che la tipa che si è inventata la storia dei vampiri ggiovani soffra, come la Rowling del maghetto, di logorrea narrativa e quindi, non paga di un volume, ne scodella a ripetizione, con i relativi film a seguire.

Per fortuna non ho tempo di leggere e quindi ho potuto concentrare la full immersion nel fenomeno bimbominkiesco nelle due ore del DVD. Tra qualche bottarella di sonno qua e là e una sensazione del tipo “ma che ci faccio io qui?”, credo di aver capito qual è la scena chiave del film che spiega perchè sia così amato dalle adolescenti oversize di questo filmato agghiacciante.

Dunque, Robert Pattinson, il tipico inglese pallido e smunto, il bello e dannato di cui di solito si innamorano alla follia i compagni di accademia militare brufolosi e racchi, è Edward, un vampirello che si incapriccia di una squinzia che si chiama Bella (come quella della Bestia). Lei lo vede per la prima volta a scuola ed è astinenza a prima vista. Si perchè, nonostante lei sia della serie “mammaCeccomitocca” ma di quelle che non disdegnerebbero, lui è restio. Non ci crederete ma per questo motivo si ameranno in eterno, scopando forse finalmente quando lei avrà novant’anni e avrà già preso l’estrema unzione.
Poi, figuriamoci, il belledannato non dorme mai. Non dorme???? Diamo atto all’autrice di aver creato il primo vampiro insonne, talmente stanco che non gli rimangono che le energie per saltellare qua e là come Spiderman. Superpoteri si ma riguardo al sesso si va sul platonico. Mah.

Scena chiave dunque del vampirizzare pallido e assorto: i due, Edward e la squinzia, ormai cotti l’uno dell’altra, sono in camera da letto. Lei ha già segnato sul diario “oggi perdita verginità”, lui si avvicina, tenta di baciarla ma… si ritrae. Non può farlo. Si, la scusa ufficiale è che se per caso si mordono la lingua e lui sente il profumino del sangue rischia di mangiarsela ma a me la cosa non convince. ‘Sto Edward è il vampiro più innocuo della storia del cinema e per questo piace alle ragazzine che fanno tanto le paracule in gruppo ma se si trovassero a tu per tu con un vero uomo se la farebbero sotto. Alle bimbeminkia trucide a parole piacciono i bambolotti tanto bellini ma sprovvisti del dunque, come il fidanzato di Barbie. Bambolotti che cantano, ballano, ti fanno strillare come un maiale al macello ma non ti sbatteranno mai a novanta gradi sul tavolo della cucina acchiappandoti per la collottola.

Il vampiro innocuo è una bestemmia. Qualcuno spieghi all’autrice di Twilight che il vampiro è uno dei più inquietanti simboli sessuali da sempre. Nella trasposizione cinematografica più fedele al romanzo di Bram Stoker, quella di F.F. Coppola, Dracula riesce a sovvertire totalmente la moralità delle due fanciulle, Lucy e Mina, spingendo quest’ultima ad una conclamata ninfomania.
Anche le sue mogli, nel castello in Transilvania, sono delle assatanate che prosciugano letteralmente Jonathan Harker, non soltanto succhiandogli il sangue.

Nonostante il suo aspetto mortifero, addirittura orrendo, come il Nosferatu interpretato da Klaus Kinski nel film omonimo di Werner Herzog, contenente la più lunga sequenza di suzione del collo della storia, ai danni di una Isabelle Adjani salmizzata, il vampiro è simbolo di seduzione assoluta che racchiude in sé l’ossimoro di vita (eros) e morte (thanatos) congiunte assieme nella più trasgressiva ed inquietante delle perversioni: la necrofilia.
Un altro film che trasuda vampirismo e sesso è “Miriam si sveglia a mezzanotte” con un David Bowie eternamente giovane incredibilmente accoppiato ad un’elegantissima e perfida Catherine Deneuve, impegnata questa volta in seduzioni lesbo-chic.
Infine, altro memorabile film vampiresco e ad alto tasso erotico, “Intervista col vampiro “, che rimane impresso per la figura della sconcertante vampira bambina Kirsten Dunst, una nuvola di ricci perversi a soggiogare per sempre il duo Brad Pitt-Tom Cruise.

Pensando a questi esempi classici di rappresentazione del mito del vampiro mi sento di poter definire Twilight, alla faccia di tutti i twilighters bimbominkia e in puro stile fantozziano, “una cagata pazzesca“. Perchè un film di vampiri casti e ciellini è un’assurdità. E un vampiro che si tira indietro, come Edward, con la scusa dell’allergia al globulo rosso, non è un vampiro, è un vampirla.

Parte seconda: La rivelazione

“Inutile nasconderlo: siamo scesi. Grazie a Veronica. Si era prefissa di far danno e l’ha fatto. Che tutto le sia restituito con gli interessi”.
“Grande Silvio! Sei il migliore! Qui in Toscana sono circondata dai poveri comunisti! Ieri sera ho assistito allo spoglio delle schede e la mia presenza li ha irritati”. (da Spazio Azzurro)

Occazzo! Il fanatismo dei papiminkia assomiglia a quello dei twilighters, come dimostrano le testimonianze citate all’inizio. Silvio è come Edward, si adora e basta. Chi non lo adora deve morire tra atroci spasimi. Quando appare si urla e si strepita. Qualcuno dice anche “Oh my God!”

E se papi fosse un vampiro e i papiminkia i suoi twilighters?
Pensateci: a detta di tutti è immortale, predilige giovani vergini, ultimamente va in giro con un look dark e con i tratti somatici che sembrano fissati con il formolo in un ottimo lavoro di tanatoprassi. Non solo, sembra dare il meglio di sé a tarda notte, quando calano le tenebre e volano le vespe, mentre in ore diurne tende ad essere sempre leggermente catatonico. Qualcuno dice che Emilio Fede, da lui vampirizzato, abbia 367 anni e, se la mia teoria è esatta, si spiegherebbe anche il dimagrimento eccessivo e l’occhio spiritato di Mara Carfagna.
Basta dimostrare che papi aborrisce l’aglio e non si espone al sole, ed è fatta. Non resta che chiamare Van Helsing ed il suo paletto di frassino.


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