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Sono d’accordo con chi manifesta sempre più di frequente insofferenza nei confronti di “Annozero”. Soprattutto coloro che, come me, si ricordano certe puntate di “Samarcanda”, come quella memorabile sulla crisi argentina del 2001, signor giornalismo con i controcapperi senza inutili celentanismi.
La puntata di ieri sera del programma di Santoro sembrava essere partita bene, con il reportage di Formigli da Chernobyl. Immagini che raccontavano, più di tante inutili parole, la realtà di una tragedia le cui conseguenze sulla vita delle popolazioni di Bielorussia ed Ucraina si trascinano da venticinque anni. 
La cittadina fantasma di Pripyat con i calendari fermi al 26 aprile del 1986, le giostre mangiate dalla ruggine, i Geyger che impazziscono appena li avvicini ad alberi e piante, il silenzio irreale di luoghi dove è sparito il canto degli uccelli. E poi l’assoluta ingiustizia, che ti fa bestemmiare un dio troppo crudele, della sofferenza dei piccoli e dello strazio delle loro famiglie. Bambini e cancro, due parole che non dovrebbero mai accoppiarsi, nemmeno per sbaglio.
Ecco, dopo questi pochi minuti di giornalismo come usava una volta a Samarcanda, si è passati al vuoto pneumatico del solito dibattito da due ore con risciacquo alla schiuma frenata tra Guelfi e Ghibellini, tutti e due mediocremente competenti ma abbondantemente faziosi, con l’ultima parola data al menestrello di corte che, già che c’era, ci ha rimediato pure il marchettone dell’ultimo video, dopo aver interrotto varie volte il troppo importante discorso con l’annuncio del suo futile arrivo, manco fosse il Deus Ex Machina in persona. Posso dire “che due coglioni!” senza temere l’accusa di lesa celentanità?
Alla fine della trasmissione, il livello di informazione per gli elettori chiamati ad esprimersi con un referendum abrogativo sul ritorno al nucleare in Italia, era penosamente prossimo allo zero, in diminuzione.
Detto che, evidentemente, non è possibile per Santoro andare in onda senza la presenza della Santanchè, occorre, per amor di verità, spezzare una lancia in difesa della Garnero, almeno per una volta. Di nucleare non ne sa una sega e va bene, deve solo presidiare la postazione del centrodestra come una piccola vedetta cuneese. Però, meschina, in confronto agli altri due nuclearofili, quelli che limonerebbero la barra di uranio ancora calda di Fukushima con la stessa voluttà di Gola Profonda, ieri sera è stata perfino sobria e si è addirittura commossa con i bambini malati di cancro.
Gli altri due, quelli che hanno contribuito maggiormente a far diventare la trasmissione un’inutile caciara inconcludente, erano il piccolo chimico Prof. Battaglia e Chicco Testa, già noti alla bacheca delle foto segnaletiche per nuclearofilia aggravata e continuata.

Per dare un’idea della loro posizione sul nucleare e sulla loro obiettività divulgativa, che nega per principio la gravità del danno da radiazioni come unico argomento dialettico, farò un esempio forse estremo ma calzante.
Sarebbe come fare una trasmissione sulla Shoah ed invitare a parlarne, oltre a storici e sopravvissuti, quei negazionisti che sostengono che le camere a gas non sono mai esistite perchè sono andati a grattare sessant’anni dopo il mattone ad Auschwitz e non hanno trovato traccia di Zyklon B.
Il negazionismo, in ogni campo, è talmente idiota che riesce a contaminare qualunque discorso e ad annullarlo completamente. Perchè  si continui a considerare esperti i negazionisti, mi sfugge. A meno che il loro ruolo non sia stabilito da un piano preciso di disinformatja. 
Ieri sera, dopo l’evidenza delle immagini da Chernobyl ed a sconciarne la drammaticità, se ne sono sentite delle belle. A parte il grande successo “Di qualche cosa bisogna pure morire”, Chicco Testa ha presentato il suo ultimo singolo: “Anche nelle fonti rinnovabili ci sono interessi economici”. Ha pure confessato che lui fa una barca di soldi con il fotovoltaico, quindi è da ritenere credibile quando dice che, se in Ucraina su 4000 bambini malati di cancro alla tiroide ne sono morti solo 15, il nucleare è cosa buona e giusta. “Sapete quanti ne uccide in un anno il carbone? E l’idroelettrico?” ripeteva con l’occhietto strizzato. 
Cazzo vuoi che siano quindici bambini in confronto alla pacchia delle commesse per il nucleare, era il messaggio criptato, o abbiamo decriptato male ed in mala fede noi? E’ a questo punto che la Santanché è sembrata perfino riprendere forma umana.
L’altro, il noto Battaglia, non è stato da meno. Anche lui a contestare i morti, le malattie, in puro stile negazionista.  “Io sono stato a Chernobyl un giorno intero, mi hanno misurato e stavo benissimo”. Che, detto da un fisico che dovrebbe sapere che il danno nucleare è cumulativo e non immediato, a meno che non ti limoni la barra, appunto, è notevole.
A controbattere i negazionisti e a difendere la scelta del SI al referendum, c’erano il presidente di Greenpeace, efficace come una pistola scarica, e Ignazio Marino, che sembra sempre colpito dal sortilegio di una strega. E’ bravo, garbato, capace e competente ma non se lo fila mai nessuno e quindi sembra che l’abbiano invitato apposta affinché manifesti ancora una volta la sua innocuità.
Alla fine, secondo la turpe legge dello spettacolo e della peggiore televisione, tra le urla oscene dei negazionisti e gli spari a salve degli altri inutili compari, è risaltato solo il qualunquismo canzonettaro di Celentano, con gli occhialetti viola da menagramo e il video da toccarseli proprio.  
Non prendetevela sempre e solo con Grillo, perchè il vizio di considerare i guitti dei maître à penser è un male contemporaneo molto diffuso, resistente agli antibiotici come l’E. Choli del cetriolo teutonico.
Per disintossicarci, siccome ritengo che le immagini e i fatti, in una questione fondamentale come il nucleare, siano più importanti delle bubbole da salotto e della negazione della realtà che propugnano i pelosi esperti nuclearisti, vi propongo questo documentario di Maryann DeLeo intitolato “Chernobyl Heart”. Guardatelo, vi prego, è importante. Prendetevi il tempo necessario a farlo perchè è un po’ lungo. Linkatelo e ripostatelo sui blog e sui social network. 
Sono immagini dure, a volte insostenibili ma necessarie a capire qual è la posta in gioco. Con un SI possiamo lasciare le centrali nucleari alle fantasie erotiche di certi esperti nostrani. Per sempre.

http://video.google.com/googleplayer.swf?docid=414073095760658789&hl=it&fs=true

Il femminicidio, l’ultimo caso oggi a Spinea, non esiste, è un’illusione ottica, secondo il neonegazionismo gné gné. E’ un invenzione del demoplutofemminismo cattivo che – com’è che dice il guru degli ometti beta?

ha spaccato il fronte di classe” e ha messo la moglie dell’operaio contro suo marito“.

Visto che gli abbiamo mandato a puttane la rivoluzione? Sono gli ultimi fuochi fatui che emanano dal cadavere di Lotta Continua, bisogna essere indulgenti.

Se non ricordo male sono ufficialmente bandita dal loro sitarello “for men only” da quando mi sono permessa di turbare il loro sgrullatoio con qualche irruzione non gradita. Loro però mi citano e si eccitano con i miei scritti facendosi venire i goccioloni e non è giusto, voglio i diritti d’autore.

Si preoccupano perfino che possa far danni su qualche paziente, che non ho perchè per la verità lavoro in tutt’altro settore e non sono psicologa clinica ma sperimentale, quindi i cervelli li posso anche strizzare, volendo, ma solo da morti. “Presunta” psicologa, anzi. Negare la professionalità e la cultura di una donna ha un potente effetto sull’ometto: glielo allunga sempre di almeno cinque centimetri, come il naso a Pinocchio, per questo non vi rinuncia mai. Peccato che l’effetto non sia permanente ma solo momentaneo.

Ringraziandoli sentitamente per l’attenzione e tornando alle cose serie, vi riporto la risposta che Tafanus ha dedicato ad un commentatore che qui e sul suo sito aveva creduto di poter controbattere al post sul femminicidio con gli argomenti della statistica alle vongole e mal gliene incolse.

Scriveva tale Riccardo:

Femminicidio ?

Rapporto Eures-Ansa 2008:

Omicidi TOTALI in Italia: 601
Omicidi in famiglia: 171

“Dal 2000 (226 omicidi in famiglia, l’anno record del decennio) ad oggi i numeri sono tuttavia in calo.”

Ripeto: DAL 2000… AD OGGI I NUMERI SONO TUTTAVIA IN CALO. (Ma come… non stava aumentando il… femminicidio ?)

Rapporto EURES 2003 sugli omicidi in Italia:

“Profilo della vittima. Complessivamente, le vittime di omicidio sono soprattutto uomini: 444
vittime (pari al 70%) contro 190 donne (30%).”

E i dati sono ancora calati rispetto al 2003. Poi:

“Nel 91,3% dei casi il killer è un uomo; nell’8,3% una donna.”

Il 91% dei killer-uomini uccidono però per la maggior parte ALTRI UOMINI (oltre il 70% di tutte le vittime di omicidi), mentre l’8,3% di donne uccidono perlopiù UOMINI e BAMBINI/E.

Delitti in famiglia:
“A uccidere per motivi passionali sono soprattutto gli uomini (30,7%), mentre le donne killer sono
spesso compromesse da disturbi psichici (23,6%).”

Notare come le donne-killer vengano “scagionate” (“spesso compromesse da disturbi psichici”).

E ancora:
“Negli omicidi in ambito lavorativo la vittima è in tutti i casi registrati (12 nel 2002) di sesso
maschile.”

Sugli omicidi in famiglia:
“L’omicidio in famiglia – Nei 223 omicidi in famiglia del 2002 prevalgono le vittime donne (63,2%
dei casi a fronte del 36,8% dei maschi),”

Notare il linguaggio: “donne e MASCHI”… Comunque il divario non è un granchè, di sicuro è ben lontano dalla disinformazione presentata da Lameduck (notate come non ha postato alcuna fonte statistica, ma solo uno sfogo isterico): 63% contro 36%. Il 63% delle vittime donne in famiglia sono quindi 140. Ripeto: 140. In un paese di 60 milioni di persone. Una goccia nell’oceano.

Ancora dal rapporto EURES:
“Le donne uccidono principalmente i
figli (52,9%) i coniugi (23,5%) e i genitori (8,8%).”

Ancora:
“Nei delitti in famiglia si costituiscono o lasciano arrestare principalmente
le donne (70,6% contro il 42,3% degli uomini), mentre gli uomini tendono maggiormente a
suicidarsi (30,7% contro il 2,9% delle donne). Sono tuttavia soprattutto le donne a premeditare
l’omicidio (38,2 contro il 23,5% degli uomini).”

Quindi le donne premeditano l’omicidio più degli uomini, però “spesso sono affette da problemi psichici” (e quale assassino non è affetto da “problemi psichici” ?).

Tutto questo, in un paese di 60 MILIONI DI ABITANTI.

Detto in poche parole: non esiste alcun “femminicidio”, e tutti quelli che hanno plaudito a questo post di Lameduck ci fanno la figura dei boccaloni.

“Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”
Anonimo

Quando si dice la sfiga. Tafanus che, disgraziatamente per Riccardo, è piuttosto ferrato in statistica, gli risponde così:

“@ Riccardo: ogni tanto fa piacere avere dei “maitres-à-penser” fra i nostri commentatori… Dunque, dato che sei stato generoso di particolari, lo sarò anch’io:

-a) La “Eures”, che citi come fosse la bibbia, nessuno sa cosa sia esattamente. Se ti prendi la briga di andare sul loro sito, alla pagina “chi siamo“, scopri che c’è scritto che la Eures è la Eures: non il nome del titolare e/o dei soci, o di un comitato scientifico, o di un board… NIENTE. Niente di niente. Dietro, per quanto ne so io, ci potrebbe essere anche la figlia della mia portinaia, che di professione fa la manicure. Invece (ma devo andare a cercarmi la fonte altrove) c’è tale Fabio Piacenti. Uno spesso sponsorizzato dal criminologo Bruno (quello di Bruno Vespa). Uno che scrive libri che solo la Franco Angeli pubblica. Il che, per gli addetti ai lavori, è quanto dire.

-b) TUTTE le società di ricerca che rispettano determinati standards metodologici sono associate alle ESOMAR, che raccoglie 5.000 accreditati istituti in tutto il mondo. Alla Esomar, la Eures è assolutamente sconosciuta. Vedi motore di ricerca della Esomar . Esattamente come la fantastica Euromedia della paleontologa Ghisleri, che fa sempre e solo sondaggi sulla fiducia a Berlusconi. Committente Euromedia, Acquirente Euromedia. Fiducia al premier 62%, quando tutti gli altri la danno intorno al 40% in discesa. Campione di 1000 telefonate (ma non ci dice quanti siano i “rifiuti”), neanche stratificato per livello di istruzione. Pertanto una casalinga di Voghera di 40 anni è assolutamente assimilabile ad una primaria ospedaliera di oncologia di Udine.

-c) Ma visto che ti sei fatto una cultura sull’opera di Piacenti, ti accontento aggiungendo un suo scritto, che hai accuratamente trascurato, da buon “rabdomante selettivo”:

“…in dieci anni, dal 1997 al 2007, le violenze sessuali sulle donne denunciate sono triplicate, da 1582 a 4500 casi all’anno, e anche in Lazio sono triplicate, passando da 159 a 438 casi all’anno.

Che piagnone, però, queste donne… Poi però il buon Piacenti non ci spiega quali siano i numeri e gli andamenti delle violenze sessuali subite da uomini, da parte di donne. Sarà per la prossima ricerca.

-d) poi ci informi di una cosa che conosciamo tutti, e cioè del fatto che dal 2000 gli omicidi sono in calo, ed aggiungi, radioso: ma allora dov’è il femminicidio? Non saprei, amico, visto che all’interno di un generico “omicidi in calo” non ci dici quale sia il calo di quelli maschili, e quale sia il calo di quelli femminili. Neanche Eures o Euromedia avrebbero saputo fare peggio.

-e) poi ti lasci scappare: “…Delitti in famiglia: a uccidere per motivi passionali sono soprattutto gli uomini (30,7%) (…ma va???…) mentre le donne killer sono spesso compromesse da disturbi psichici (23,6%).” Notare come le donne-killer vengano “scagionate” (“spesso compromesse da disturbi psichici”).

Amico, chi è che le scagiona inventandosi i disturbi psichici: Io? Tu? Lameduck? Oppure la mitica Eures, diventata improvvisamente truffaldina ed inaffidabile?

-f) Amico, mi meraviglia la tua meraviglia che siano in grande maggioranza sia gli ammazzattori che gli ammazzati maschi. Mai sentito parlare di criminalità organizzata, guerra fra bande, rapinatori? E allora? la maggior parte degli ammazzati sono uomini? e allora? chi li ammazza, donne, o altri uomini? In questo passaggio la scemenza delle osservazioni tocca vette altissime.

Amico, sei tanto fuori che non hai capito che qui la matrice del discorso è la violenza “di genere”, non la guerra fra bande di spacciatori, o fra bande per il controllo del movimento terra a Gioia Tauro. E’ tanto difficile, arrivarci? Ci fai le statistiche degli uomini stuprati da donne, e del numero relativo di uomini ammazzati per aver opposto resistenza? Ci citeresti le fonti della Eures? Oppure compri qualsiasi merda a scatola chiusa, senza preoccuparti del percorso scientifico della merda stessa, purchè questa merda abbia il tipo di puzzo che preferisci?

Vedo, ancora, che la Eures fa anche ricerche, quasi sempre per una committenza fascio-laziale. Ma il problema è che persino per la tollerante legge italiana, una ricerca non esiste se non ha i requisiri minimi per essere pubblicata (pubblicazione OBBLIGATORIA) sul sito governativo.

Ebbene, in questo sito la Eures brilla per la sua assoluta assenza. Niente. Zero. Un Istituto Fantasma.

Chiudo con una tua citazione: “Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”.

Aggiungo che ancora più disonesto è colui che non falsifica i dati (troppo scopribile!), ma “seleziona” quelli da dare e quelli da non dare, sceglie fonti di infimo livello, non cita le fonti che la sua fonte non cita, In aggiunta, è assolutamente incapace di condurre un’analisi non cretina, sia pure prendendo per buoni i dati non buoni d’origine.

Mi raccomando, aspettiamo con ansia le statistiche sulle stupratrici. Ci Mancano.”

Chi è convinto che in Vaticano si respiri un’aria di cristiana pace e tolleranza e che tutti obbediscano al Papa a suon di “jawohl”, sarà meglio si legga le ultime cronache d’oltretevere, contrassegnate dal seguente grido d’allarme: “il Papa è solo”.
Solo nel senso di isolato, emarginato da una sorta di fronda episcopale che non ha gradito le sue ultime debolezze lefebvriane, oltre ad altre prese di posizione papali giudicate troppo reazionarie.
Pare che Ratzinger abbia contro diversi episcopati. E mica episcopati qualsiasi, ma nientemeno che quelli austriaci, tedeschi, svizzeri e francesi, con il contagio della ribellione che si allarga ogni giorno di più nei pianeti dell’Impero.

Anche dal Sud America giungono mormorii di scontento. Ricordate il vescovo di Recife che ha scomunicato i medici e la madre della bambina messa incinta di due gemelli dal patrigno pedofilo? L’episcopato brasiliano lo ha apertamente sconfessato (bontà loro) e, a causa di questa presa di posizione, è arrivata con leggero ritardo la nota vaticana di solidarietà per il dramma della piccola. Dramma offuscato però, secondo le parole dell’Osservatore Romano, dalla troppa pubblicità data dal vescovo di Recife alla scomunica strombazzata ai quattro venti. Sembra quasi che si abbia più paura dello scandalo che del fatto criminale in sè. Echi del Crimen Sollicitationis?

Per tornare alla solitudine di Ratzinger, lui, sul vescovo Williamson, si è giustificato dicendo di non essere stato capito, si è detto rammaricato che un gesto di pietà (??) fosse stato male interpretato. Sa, è obiettivamente difficile capire come non si dovrebbe aver pietà di una madre che vuol salvare la vita di una figlia o dimostrare di non comprendere le ragioni dei divorziati, e muoversi invece ad umana pietà per uno che nega la Shoah.

Secondo una delle possibili spiegazioni dell’atteggiamento ratzingeriano spericolato verso questioni così scottanti, il Papa sarebbe troppo impegnato sul piano teologico, penserebbe troppo ai suoi libri, volerebbe troppo alto e, come un monarca autocentrico, trascurerebbe le beghe politiche vaticane salvo, ogni tanto, uscirsene con una clamorosa stecca, altro che l’armonia degli organi e delle voci bianche che da secoli diffondono note di celestiale cerchiobottismo tra i muri della Casa di Pietro.
Un errore imperdonabile per un Papa pianista. Per le sue ultime uscite di condiscendenza e perdono nei confronti dei vescovi negazionisti, quelli che le camere a gas dei lager erano una specie di autoclave per disinfettare gli ebrei e “in fondo cosa sarà mai successo”, l’effetto è stato altrettanto dirompente di quello che avrebbe provocato il sentir provenire dai tasti del santo pianoforte, invece delle note di Bach, “Great Balls of Fire” con tanto di piede pestato per terra alla Jerry Lee Lewis.

Tra qualche giorno ricorrerà il ventinovesimo anniversario dell’assassinio di Monsignor Romero. Un bel gesto di riconciliazione con l’episcopato sudamericano in rivolta potrebbe essere, da parte del Papa, lo sveltimento della causa di canonizzazione del vescovo martire, che giace sepolta da anni nei meandri del Vaticano, ignorata bellamente da Papa Wojtyla.

Le ultime liaisons dangereuses papali con i lefebvriani hanno scontentato, per usare un eufemismo, e a ragione, inutile dirlo, il mondo ebraico e Israele.
Con i fratelli maggiori la relazione della Santa Sede è sempre difficile. Si ha l’impressione che spesso e volentieri, dai giri di minuetto in Vaticano e dai tè in Sinagoga si passi al braccio di ferro e alla volgarissima tradizione di ritrovarsi sulla tomba del canguro, “per veder chi l’ha… ” eccetera eccetera.

Sono due grandi religioni con grande potere entrambe e a volte si ha l’impressione che i titani lottino a mani nude dietro la facciata dei baci e degli abbracci.

Israele ha fatto la voce grossa contro il Vaticano per il pasticciaccio brutto dei lefebvriani, poi però è capitato che il Vaticano abbia protestato presso il governo israeliano a causa di un programma televisivo che avrebbe irriso a Cristo e alla Madonna e il programma sia stato stato censurato.
Sembra uno di quegli estenuanti ultimi scambi di un set di tennis, quello dove si passa dal quaranta pari al vantaggio per Pinco, deuce, vantaggio per Pallino, deuce, vantaggio di nuovo per
Pinco e via fino allo sfinimento o ad un provvidenziale “gioco, partita, incontro”.

Oggi le cronache ci rassicurano, il Papa non è solo e tutto va bene in fondo a Via della Conciliazione, ma staremo a vedere. Forse qualche altra stecca, se tendiamo bene l’orecchio verso gli appartamenti papali, la potremo sentire.


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Solo nel senso di isolato, emarginato da una sorta di fronda episcopale che non ha gradito le sue ultime debolezze lefebvriane, oltre ad altre prese di posizione papali giudicate troppo reazionarie.
Pare che Ratzinger abbia contro diversi episcopati. E mica episcopati qualsiasi, ma nientemeno che quelli austriaci, tedeschi, svizzeri e francesi, con il contagio della ribellione che si allarga ogni giorno di più nei pianeti dell’Impero.

Anche dal Sud America giungono mormorii di scontento. Ricordate il vescovo di Recife che ha scomunicato i medici e la madre della bambina messa incinta di due gemelli dal patrigno pedofilo? L’episcopato brasiliano lo ha apertamente sconfessato (bontà loro) e, a causa di questa presa di posizione, è arrivata con leggero ritardo la nota vaticana di solidarietà per il dramma della piccola. Dramma offuscato però, secondo le parole dell’Osservatore Romano, dalla troppa pubblicità data dal vescovo di Recife alla scomunica strombazzata ai quattro venti. Sembra quasi che si abbia più paura dello scandalo che del fatto criminale in sè. Echi del Crimen Sollicitationis?

Per tornare alla solitudine di Ratzinger, lui, sul vescovo Williamson, si è giustificato dicendo di non essere stato capito, si è detto rammaricato che un gesto di pietà (??) fosse stato male interpretato. Sa, è obiettivamente difficile capire come non si dovrebbe aver pietà di una madre che vuol salvare la vita di una figlia o dimostrare di non comprendere le ragioni dei divorziati, e muoversi invece ad umana pietà per uno che nega la Shoah.

Secondo una delle possibili spiegazioni dell’atteggiamento ratzingeriano spericolato verso questioni così scottanti, il Papa sarebbe troppo impegnato sul piano teologico, penserebbe troppo ai suoi libri, volerebbe troppo alto e, come un monarca autocentrico, trascurerebbe le beghe politiche vaticane salvo, ogni tanto, uscirsene con una clamorosa stecca, altro che l’armonia degli organi e delle voci bianche che da secoli diffondono note di celestiale cerchiobottismo tra i muri della Casa di Pietro.
Un errore imperdonabile per un Papa pianista. Per le sue ultime uscite di condiscendenza e perdono nei confronti dei vescovi negazionisti, quelli che le camere a gas dei lager erano una specie di autoclave per disinfettare gli ebrei e “in fondo cosa sarà mai successo”, l’effetto è stato altrettanto dirompente di quello che avrebbe provocato il sentir provenire dai tasti del santo pianoforte, invece delle note di Bach, “Great Balls of Fire” con tanto di piede pestato per terra alla Jerry Lee Lewis.

Tra qualche giorno ricorrerà il ventinovesimo anniversario dell’assassinio di Monsignor Romero. Un bel gesto di riconciliazione con l’episcopato sudamericano in rivolta potrebbe essere, da parte del Papa, lo sveltimento della causa di canonizzazione del vescovo martire, che giace sepolta da anni nei meandri del Vaticano, ignorata bellamente da Papa Wojtyla.

Le ultime liaisons dangereuses papali con i lefebvriani hanno scontentato, per usare un eufemismo, e a ragione, inutile dirlo, il mondo ebraico e Israele.
Con i fratelli maggiori la relazione della Santa Sede è sempre difficile. Si ha l’impressione che spesso e volentieri, dai giri di minuetto in Vaticano e dai tè in Sinagoga si passi al braccio di ferro e alla volgarissima tradizione di ritrovarsi sulla tomba del canguro, “per veder chi l’ha… ” eccetera eccetera.

Sono due grandi religioni con grande potere entrambe e a volte si ha l’impressione che i titani lottino a mani nude dietro la facciata dei baci e degli abbracci.

Israele ha fatto la voce grossa contro il Vaticano per il pasticciaccio brutto dei lefebvriani, poi però è capitato che il Vaticano abbia protestato presso il governo israeliano a causa di un programma televisivo che avrebbe irriso a Cristo e alla Madonna e il programma sia stato stato censurato.
Sembra uno di quegli estenuanti ultimi scambi di un set di tennis, quello dove si passa dal quaranta pari al vantaggio per Pinco, deuce, vantaggio per Pallino, deuce, vantaggio di nuovo per
Pinco e via fino allo sfinimento o ad un provvidenziale “gioco, partita, incontro”.

Oggi le cronache ci rassicurano, il Papa non è solo e tutto va bene in fondo a Via della Conciliazione, ma staremo a vedere. Forse qualche altra stecca, se tendiamo bene l’orecchio verso gli appartamenti papali, la potremo sentire.


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Solo nel senso di isolato, emarginato da una sorta di fronda episcopale che non ha gradito le sue ultime debolezze lefebvriane, oltre ad altre prese di posizione papali giudicate troppo reazionarie.
Pare che Ratzinger abbia contro diversi episcopati. E mica episcopati qualsiasi, ma nientemeno che quelli austriaci, tedeschi, svizzeri e francesi, con il contagio della ribellione che si allarga ogni giorno di più nei pianeti dell’Impero.

Anche dal Sud America giungono mormorii di scontento. Ricordate il vescovo di Recife che ha scomunicato i medici e la madre della bambina messa incinta di due gemelli dal patrigno pedofilo? L’episcopato brasiliano lo ha apertamente sconfessato (bontà loro) e, a causa di questa presa di posizione, è arrivata con leggero ritardo la nota vaticana di solidarietà per il dramma della piccola. Dramma offuscato però, secondo le parole dell’Osservatore Romano, dalla troppa pubblicità data dal vescovo di Recife alla scomunica strombazzata ai quattro venti. Sembra quasi che si abbia più paura dello scandalo che del fatto criminale in sè. Echi del Crimen Sollicitationis?

Per tornare alla solitudine di Ratzinger, lui, sul vescovo Williamson, si è giustificato dicendo di non essere stato capito, si è detto rammaricato che un gesto di pietà (??) fosse stato male interpretato. Sa, è obiettivamente difficile capire come non si dovrebbe aver pietà di una madre che vuol salvare la vita di una figlia o dimostrare di non comprendere le ragioni dei divorziati, e muoversi invece ad umana pietà per uno che nega la Shoah.

Secondo una delle possibili spiegazioni dell’atteggiamento ratzingeriano spericolato verso questioni così scottanti, il Papa sarebbe troppo impegnato sul piano teologico, penserebbe troppo ai suoi libri, volerebbe troppo alto e, come un monarca autocentrico, trascurerebbe le beghe politiche vaticane salvo, ogni tanto, uscirsene con una clamorosa stecca, altro che l’armonia degli organi e delle voci bianche che da secoli diffondono note di celestiale cerchiobottismo tra i muri della Casa di Pietro.
Un errore imperdonabile per un Papa pianista. Per le sue ultime uscite di condiscendenza e perdono nei confronti dei vescovi negazionisti, quelli che le camere a gas dei lager erano una specie di autoclave per disinfettare gli ebrei e “in fondo cosa sarà mai successo”, l’effetto è stato altrettanto dirompente di quello che avrebbe provocato il sentir provenire dai tasti del santo pianoforte, invece delle note di Bach, “Great Balls of Fire” con tanto di piede pestato per terra alla Jerry Lee Lewis.

Tra qualche giorno ricorrerà il ventinovesimo anniversario dell’assassinio di Monsignor Romero. Un bel gesto di riconciliazione con l’episcopato sudamericano in rivolta potrebbe essere, da parte del Papa, lo sveltimento della causa di canonizzazione del vescovo martire, che giace sepolta da anni nei meandri del Vaticano, ignorata bellamente da Papa Wojtyla.

Le ultime liaisons dangereuses papali con i lefebvriani hanno scontentato, per usare un eufemismo, e a ragione, inutile dirlo, il mondo ebraico e Israele.
Con i fratelli maggiori la relazione della Santa Sede è sempre difficile. Si ha l’impressione che spesso e volentieri, dai giri di minuetto in Vaticano e dai tè in Sinagoga si passi al braccio di ferro e alla volgarissima tradizione di ritrovarsi sulla tomba del canguro, “per veder chi l’ha… ” eccetera eccetera.

Sono due grandi religioni con grande potere entrambe e a volte si ha l’impressione che i titani lottino a mani nude dietro la facciata dei baci e degli abbracci.

Israele ha fatto la voce grossa contro il Vaticano per il pasticciaccio brutto dei lefebvriani, poi però è capitato che il Vaticano abbia protestato presso il governo israeliano a causa di un programma televisivo che avrebbe irriso a Cristo e alla Madonna e il programma sia stato stato censurato.
Sembra uno di quegli estenuanti ultimi scambi di un set di tennis, quello dove si passa dal quaranta pari al vantaggio per Pinco, deuce, vantaggio per Pallino, deuce, vantaggio di nuovo per
Pinco e via fino allo sfinimento o ad un provvidenziale “gioco, partita, incontro”.

Oggi le cronache ci rassicurano, il Papa non è solo e tutto va bene in fondo a Via della Conciliazione, ma staremo a vedere. Forse qualche altra stecca, se tendiamo bene l’orecchio verso gli appartamenti papali, la potremo sentire.


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“… Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un’altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi.” (Don Florian Abrahamowicz, interno sacrestia, buio pesto.)

Non esistono le camere a gas?? Se uno si trova in una stanza assieme a Don Florian e sente emanare una tale sequela di minchiate dalla reverenda bocca, rischia seriamente di restarne intossicato a morte, altro che disinfettante.

Non capisco il Vaticano. Marcel & I Lefebvriani. Credevo non esistessero nemmeno più, che la scomunica rimediata dal loro frontman da parte di Giovanni Paolo II li avesse stesi una volta per tutte. Invece no, con un senso dell’opportunismo che fa scintille, Papa Ratzi sceglie di revocare la scomunica a chi nella Chiesa è ancora più arretrato del Sant’Uffizio, e che data ti sceglie? Una qualsiasi a ridosso della giornata che ricorda la Shoah, visto che questi negano lo sterminio oppure, più subdolamente lo ridimensionano.
Ma allora lo fa apposta. Un bello scontro tra fratelli maggiori e minori ci mancava, nel panorama delle guerre di religione. Don Florian, che come tutti i convertiti o figli di convertiti è più papista del Papa, è il padre spirituale della Lega Nord. La Roma ladrona si ferma a Via della Conciliazione. Vaticano ladrone? Giammai, loro sono veri cristiani, anzi kristiani con il kappa.

Non si può negare che, di questi ultimi tempi, la facciadaculaggine sia la dote più diffusa ed apprezzata in Italia.
Credo la nebulizzino di notte dei droni radiocomandati, fino a formare scie chimiche che rigano il cielo di un bel rosso vergogna. Scie chimiche ma anche comiche.

Prendiamo il recente grido di guerra che ha attraversato l’Italia: “spezzeremo le chiappe al Brasile”, urlato del governo di centrodestra a seguito della vicenda Cesare Battisti, uno dei tanti inquisiti italiani riparati all’estero anche grazie ai servizi segreti dei paesi accanto. Di pregiudicati e condannati in giro per il mondo ne abbiamo avuti e ne abbiamo ancora tanti. E’ un settore di export che ci viene particolarmente bene. In catalogo ne abbiamo di ogni colore politico e specializzazione criminale. Terroristi ma anche criminali comuni, megaspacciatori, mafiosi di vario rango e bancarottieri. Tra i latitanti passati e presenti spiccano diversi cameratucci della parrocchietta.
Basti ricordare, per il passato, la vicenda
della fuga di Andrea Ghira, uno dei massacratori del Circeo, oppure la latitanza indisturbata di Delfo Zorzi, tuttora indagato per la strage di Piazza della Loggia del 1974, riparato in Giappone e per il quale nessuno parla di rompere le relazioni con il Sol Levante o spezzare le katane a Tokyo.

La cosa più grottesca, riguardo alla vicenda Battisti ed al contenzioso con il Brasile di Lula è la geniale pensata di far guerra al paese sudamericano non con i B52 ma non giocando l’amichevole di calcio oppure, come suggerito dalla ministra ombra di se stessa Meloni, con il lutto al braccio. Tanto per mettersi qualcosa di nero addosso.
Capisco che non ci sono più quei bei generali sudamericani di una volta, nei cui paesi andavi allegramente a giocare la Coppa Davis o il Campionato del Mondo di Calcio, mentre negli sotterranei degli stadi loro torturavano gli oppositori.

Se fossimo un paese serio e coerente si sarebbero espulsi con effetto immediato tutti i trans carioca e paulistas che si dedicano amorevolmente alla ricreazione sessuale di tanti padri di famiglia nostrani, eterosessuali a buchi alterni.
Espulsione anche per tutti i calciatori brasiliani in forza alle squadre italiane. Kakà spedito a Manchester con foglio di via; Adriano, Amauri, Ronaldinho, tutti a casa come persone non grate, per coerenza. Invece siamo incoerenti e facce da culo e ci limitiamo alla pagliacciata della partita annullata, che mai sarà annullata, ci mancherebbe. Il calcio è una cosa seria.

Intanto il bel Bolle racconta balle anche se gli bolle, solo per fare un dispetto a noi ragazze che andremo a letto stasera rigirandoci nel dubbio che non sia gay?

La coerenza, sai, è come il vento.


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“… Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un’altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi.” (Don Florian Abrahamowicz, interno sacrestia, buio pesto.)

Non esistono le camere a gas?? Se uno si trova in una stanza assieme a Don Florian e sente emanare una tale sequela di minchiate dalla reverenda bocca, rischia seriamente di restarne intossicato a morte, altro che disinfettante.

Non capisco il Vaticano. Marcel & I Lefebvriani. Credevo non esistessero nemmeno più, che la scomunica rimediata dal loro frontman da parte di Giovanni Paolo II li avesse stesi una volta per tutte. Invece no, con un senso dell’opportunismo che fa scintille, Papa Ratzi sceglie di revocare la scomunica a chi nella Chiesa è ancora più arretrato del Sant’Uffizio, e che data ti sceglie? Una qualsiasi a ridosso della giornata che ricorda la Shoah, visto che questi negano lo sterminio oppure, più subdolamente lo ridimensionano.
Ma allora lo fa apposta. Un bello scontro tra fratelli maggiori e minori ci mancava, nel panorama delle guerre di religione. Don Florian, che come tutti i convertiti o figli di convertiti è più papista del Papa, è il padre spirituale della Lega Nord. La Roma ladrona si ferma a Via della Conciliazione. Vaticano ladrone? Giammai, loro sono veri cristiani, anzi kristiani con il kappa.

Non si può negare che, di questi ultimi tempi, la facciadaculaggine sia la dote più diffusa ed apprezzata in Italia.
Credo la nebulizzino di notte dei droni radiocomandati, fino a formare scie chimiche che rigano il cielo di un bel rosso vergogna. Scie chimiche ma anche comiche.

Prendiamo il recente grido di guerra che ha attraversato l’Italia: “spezzeremo le chiappe al Brasile”, urlato del governo di centrodestra a seguito della vicenda Cesare Battisti, uno dei tanti inquisiti italiani riparati all’estero anche grazie ai servizi segreti dei paesi accanto. Di pregiudicati e condannati in giro per il mondo ne abbiamo avuti e ne abbiamo ancora tanti. E’ un settore di export che ci viene particolarmente bene. In catalogo ne abbiamo di ogni colore politico e specializzazione criminale. Terroristi ma anche criminali comuni, megaspacciatori, mafiosi di vario rango e bancarottieri. Tra i latitanti passati e presenti spiccano diversi cameratucci della parrocchietta.
Basti ricordare, per il passato, la vicenda
della fuga di Andrea Ghira, uno dei massacratori del Circeo, oppure la latitanza indisturbata di Delfo Zorzi, tuttora indagato per la strage di Piazza della Loggia del 1974, riparato in Giappone e per il quale nessuno parla di rompere le relazioni con il Sol Levante o spezzare le katane a Tokyo.

La cosa più grottesca, riguardo alla vicenda Battisti ed al contenzioso con il Brasile di Lula è la geniale pensata di far guerra al paese sudamericano non con i B52 ma non giocando l’amichevole di calcio oppure, come suggerito dalla ministra ombra di se stessa Meloni, con il lutto al braccio. Tanto per mettersi qualcosa di nero addosso.
Capisco che non ci sono più quei bei generali sudamericani di una volta, nei cui paesi andavi allegramente a giocare la Coppa Davis o il Campionato del Mondo di Calcio, mentre negli sotterranei degli stadi loro torturavano gli oppositori.

Se fossimo un paese serio e coerente si sarebbero espulsi con effetto immediato tutti i trans carioca e paulistas che si dedicano amorevolmente alla ricreazione sessuale di tanti padri di famiglia nostrani, eterosessuali a buchi alterni.
Espulsione anche per tutti i calciatori brasiliani in forza alle squadre italiane. Kakà spedito a Manchester con foglio di via; Adriano, Amauri, Ronaldinho, tutti a casa come persone non grate, per coerenza. Invece siamo incoerenti e facce da culo e ci limitiamo alla pagliacciata della partita annullata, che mai sarà annullata, ci mancherebbe. Il calcio è una cosa seria.

Intanto il bel Bolle racconta balle anche se gli bolle, solo per fare un dispetto a noi ragazze che andremo a letto stasera rigirandoci nel dubbio che non sia gay?

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“… Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un’altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi.” (Don Florian Abrahamowicz, interno sacrestia, buio pesto.)

Non esistono le camere a gas?? Se uno si trova in una stanza assieme a Don Florian e sente emanare una tale sequela di minchiate dalla reverenda bocca, rischia seriamente di restarne intossicato a morte, altro che disinfettante.

Non capisco il Vaticano. Marcel & I Lefebvriani. Credevo non esistessero nemmeno più, che la scomunica rimediata dal loro frontman da parte di Giovanni Paolo II li avesse stesi una volta per tutte. Invece no, con un senso dell’opportunismo che fa scintille, Papa Ratzi sceglie di revocare la scomunica a chi nella Chiesa è ancora più arretrato del Sant’Uffizio, e che data ti sceglie? Una qualsiasi a ridosso della giornata che ricorda la Shoah, visto che questi negano lo sterminio oppure, più subdolamente lo ridimensionano.
Ma allora lo fa apposta. Un bello scontro tra fratelli maggiori e minori ci mancava, nel panorama delle guerre di religione. Don Florian, che come tutti i convertiti o figli di convertiti è più papista del Papa, è il padre spirituale della Lega Nord. La Roma ladrona si ferma a Via della Conciliazione. Vaticano ladrone? Giammai, loro sono veri cristiani, anzi kristiani con il kappa.

Non si può negare che, di questi ultimi tempi, la facciadaculaggine sia la dote più diffusa ed apprezzata in Italia.
Credo la nebulizzino di notte dei droni radiocomandati, fino a formare scie chimiche che rigano il cielo di un bel rosso vergogna. Scie chimiche ma anche comiche.

Prendiamo il recente grido di guerra che ha attraversato l’Italia: “spezzeremo le chiappe al Brasile”, urlato del governo di centrodestra a seguito della vicenda Cesare Battisti, uno dei tanti inquisiti italiani riparati all’estero anche grazie ai servizi segreti dei paesi accanto. Di pregiudicati e condannati in giro per il mondo ne abbiamo avuti e ne abbiamo ancora tanti. E’ un settore di export che ci viene particolarmente bene. In catalogo ne abbiamo di ogni colore politico e specializzazione criminale. Terroristi ma anche criminali comuni, megaspacciatori, mafiosi di vario rango e bancarottieri. Tra i latitanti passati e presenti spiccano diversi cameratucci della parrocchietta.
Basti ricordare, per il passato, la vicenda
della fuga di Andrea Ghira, uno dei massacratori del Circeo, oppure la latitanza indisturbata di Delfo Zorzi, tuttora indagato per la strage di Piazza della Loggia del 1974, riparato in Giappone e per il quale nessuno parla di rompere le relazioni con il Sol Levante o spezzare le katane a Tokyo.

La cosa più grottesca, riguardo alla vicenda Battisti ed al contenzioso con il Brasile di Lula è la geniale pensata di far guerra al paese sudamericano non con i B52 ma non giocando l’amichevole di calcio oppure, come suggerito dalla ministra ombra di se stessa Meloni, con il lutto al braccio. Tanto per mettersi qualcosa di nero addosso.
Capisco che non ci sono più quei bei generali sudamericani di una volta, nei cui paesi andavi allegramente a giocare la Coppa Davis o il Campionato del Mondo di Calcio, mentre negli sotterranei degli stadi loro torturavano gli oppositori.

Se fossimo un paese serio e coerente si sarebbero espulsi con effetto immediato tutti i trans carioca e paulistas che si dedicano amorevolmente alla ricreazione sessuale di tanti padri di famiglia nostrani, eterosessuali a buchi alterni.
Espulsione anche per tutti i calciatori brasiliani in forza alle squadre italiane. Kakà spedito a Manchester con foglio di via; Adriano, Amauri, Ronaldinho, tutti a casa come persone non grate, per coerenza. Invece siamo incoerenti e facce da culo e ci limitiamo alla pagliacciata della partita annullata, che mai sarà annullata, ci mancherebbe. Il calcio è una cosa seria.

Intanto il bel Bolle racconta balle anche se gli bolle, solo per fare un dispetto a noi ragazze che andremo a letto stasera rigirandoci nel dubbio che non sia gay?

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Oggi è il giorno dedicato dalla memoria storica al Metz Yeghern, il “grande male”, il genocidio degli armeni, che iniziò proprio il 24 aprile 1915 con l’arresto in massa e la deportazione dei membri dell’intellighenzia armena residente in Turchia da parte del governo ultranazionalista dei Giovani Turchi che governava allora il paese della mezzaluna. Un massacro che, attraverso deportazioni, marce della morte e assassinio sistematico, provocherà la morte di almeno 1.500.000 persone.
Eppure, nonostante l’entità del massacro, solo di recente, dopo le vibrate proteste della più numerosa comunità della diaspora armena, quella francese, i vari musei dell’olocausto hanno cominciato a ricordare la tragedia di questo popolo, da sempre oggetto di colpevole dimenticanza ai limiti della rimozione.

Immaginate un mondo in cui la Germania non ha mai ammesso la responsabilità nazista nella Shoah e il negazionismo è non solo permesso ma incoraggiato da una legge dello Stato. Inammissibile, vero? Eppure è ciò che ancora oggi accade in Turchia riguardo al genocidio degli armeni. Esiste una legge turca che vieta il riconoscimento del genocidio e in pratica rende obbligatorio il negazionismo.
Il giornalista di origine armena Hrant Dink, assassinato il 19 gennaio scorso da alcuni nazionalisti, si batteva proprio per il riconoscimento del genocidio ed aveva subito diversi processi per aver infranto la suddetta legge.
E’ evidente che se la Turchia vorrà considerarsi pienamente europea dovrà ammettere la sua responsabilità in quello che fu il primo genocidio pianificato e scientificamente perpetrato del secolo scorso e il cui misconoscimento fece dire a Hitler “Chi si ricorda del genocidio degli armeni?”, insinuando che se nessuno ne avesse parlato anche il genocidio degli ebrei che stava per cominciare sarebbe stato presto dimenticato.
Paradossalmente, sarà proprio un tedesco a documentare e denunciare gli orrori sia del Metz Yeghern che della Shoah.

Sullo sfondo della prima guerra mondiale e del concomitante genocidio armeno, si muove infatti la figura straordinaria di Armin T. Wegner (nella foto), soldato, scrittore, e in seguito feroce oppositore della dittatura nazista e strenuo difensore dei diritti civili dei perseguitati.
Nato a Elberfeld nel 1886, si arruolò come infermiere volontario in Polonia. Come attendente del Maresciallo von der Goltz ebbe modo di viaggiare lungo le linee ferroviarie in Mesopotamia, dove fu testimone oculare del genocidio degli armeni.
La Germania era a quei tempi alleata della Turchia. Disobbedendo gli ordini che vietavano di parlare dei massacri compiuti dall’alleato, Armin raccolse informazioni, documenti, lettere dei deportati e soprattutto documentò fotograficamente l’orrore delle marce forzate, delle morti per inedia, per malattia e la ferocia torturatrice degli aguzzini su uomini, donne, vecchi e bambini.
Arrestato su richiesta del comando turco fu rispedito in Germania. Nonostante le fotografie gli fossero state confiscate e distrutte, riuscì a salvare alcuni negativi nascondendoli in una cintura.

Nel 1919 Wegner scrisse una lettera aperta al presidente americano Wilson per denunciare il genocidio armeno e chiedere la creazione di uno stato indipendente per questo popolo.
Dopo aver raggiunto la popolarità come scrittore di successo e co-fondatore del movimento espressionista tedesco, Wegner si trovò a dover lottare ancora una volta per i diritti civili di una minoranza perseguitata, questa volta gli ebrei in Germania. Arrestato dalla Gestapo nel 1933 fu incarcerato in sette campi di concentramento e prigioni, prima di riuscire a fuggire in Italia.
Nel dopoguerra, nel 1956, il governo tedesco gli conferì un’alta onorificenza per i suoi meriti umanitari. Fu nominato tra i Giusti dallo Yad Vashem in Israele e ricevette tutti i massimi onori dalle autorità della Repubblica Armena.
Morì a Roma a 92 anni, dopo una vita dedicata alla difesa della verità e della giustizia, contro i soprusi delle dittature.

Il libro più noto sul Metz Yeghern è “I 40 giorni del Mussa Dagh” dello scrittore austriaco Franz Werfel.
Sul genocidio armeno non esiste una filmografia paragonabile a quella sulla Shoah. Oltre all’ultima opera dei fratelli Taviani, “La masseria delle allodole”, personalmente conosco solo altri due film che affrontano indirettamente l’argomento: “Ararat” di Atom Egoyan e “Mayrig” di Henri Verneuil, una saga familiare sullo sfondo della diaspora armena a Marsiglia.

P.S. Fino a ieri c’era su YouTube un interessante filmato con la testimonianza diretta di Armin Wegner ma oggi non c’è più. Peccato.


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