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Non so se avete visto l’ultimo video di Beppe Grillo e fatto caso all’impressionante annuncio finale. Se una trentina di grillini entreranno in Parlamento alle prossime elezioni non si limiteranno a fare il culo agli altri politici, ma si mangeranno pure i loro cervelli. Interi congressi di neurologia saranno sobbalzati sulla sedia.
A parte che con quello della Gelmini non ci si sdigiuna, ma lo sa Beppe che cibarsi di cervello umano è pericolosissimo perché è altissimo il rischio di contrarre la malattia del prione, il Kuru? Una malattia terribile che fa uscire pazzi e ridere senza motivo e alla fine ci riduce come le povere mucche inglesi di qualche anno fa? 
Per carità ci ripensi, prima di scatenare un’epidemia di Morbo del Grillo Pazzo. Con Sacconi che ne approfitterebbe subito per inocularci uno dei suoi vaccini.
Il senatore Paolo Guzzanti assomiglia sempre di più a Leonard, il personaggio di Oliver Sacks interpretato da De Niro. Una improvvisa e miracolosa guarigione da una prolungata letargia.

Dopo l’effetto emetico causato dall’amicizia di Berlusconi con Putin, oggi un ulteriore miglioramento: si fa venire qualche dubbio sulle vere capacità del ministro delle Pari Opportunità. Il risvegliato si chiede se sia possibile che in una democrazia:

“…il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente?
Potrebbe essere il suo giardiniere che ha ben potato le sue rose, l’autista che lo ha ben guidato in un viaggio, la meretrice che ha ben succhiato il suo uccello, ma anche il padre spirituale che abbia ben salvato la sua anima, il ciabattino che abbia ben risuolato le sue scarpe”.

La terza che hai detto…

http://media.imeem.com/m/EjHLfzmse7/aus=false/

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Mi sembra doveroso accogliere anch’io l’invito a dar voce su questo blog a Paolo Ravasin ed al proprio testamento biologico affidato a questo video.
Ravasin, presidente della cellula di Treviso dell’Associazione Luca Coscioni è affetto da SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) e, come già Piergiorgio Welby, si batte affinchè venga riconosciuto ai malati senza possibilità di guarigione il diritto (sacrosanto, aggiungo io) di poter decidere di rinunciare all’alimentazione forzata e ad altre forme di prolungamento artificiale dell’esistenza in vita, compresa la somministrazione di farmaci non strettamente atti a lenire il dolore. A tutto ciò insomma che si definisce ,per comodità, accanimento terapeutico.

Questo appello arriva qualche giorno dopo la sentenza che ha finalmente preso in considerazione la richiesta del padre di Eluana Englaro, costretta da sedici anni in uno stato vegetativo permanente, di poter interrompere l’alimentazione artificiale della donna, l’unica cosa che la tiene materialmente in vita, scatenando l’ira di coloro che vogliono continuare a poter decidere per gli altri quando, dove e come questi possono finalmente morire.

Non fossero bastati Ferrara con le sue bottiglie e i soliti Don Budget e Bozzo, ci si è messa per ultima pure la Carfagna a dire che la Vita deve’essere rispettata e che non è il caso di fare una legge che regolamenti le ultime volontà dei malati con una cosa come il testamento biologico. Pari opportunità per sani e malati, insomma.
Non è la Vita che interessa a questi soloni, è il mantenimento del potere sulla vita degli altri, senza il quale non sarebbero più nessuno. Chiamano in causa Dio dimenticando quanto Dio possa essere cattivo (avrei voluto usare un termine molto più crudo) nel condannare i suoi figli ad un’esistenza come quella di Piergiorgio, di Paolo o di Eluana e di migliaia di altri.
Siccome sono per la massima parte i cattolici che pensano di potersi ergere a giudici dell’esistenza altrui, giova ricordare come al Santo Padre Giovanni Paolo II sia stato concesso di rifiutare l’accanimento terapeutico negli ultimi giorni della sua malattia. “Lasciatemi andare”, pare abbia detto. Sarebbe bello che fossero lasciati andare anche loro, i malati comuni, quelli senza la tiara in testa.

Mi sono chiesta in questi giorni, nel caso di Eluana, se per caso non sia colpa delle immagini che di lei vengono diffuse se ci si ostina, nel campo dei difensori a zona della Vita, a negarle il diritto ad andar via con un furibondo pressing.

Eluana in quelle foto è bellissima. Sorridente, giovane, radiosa, piena di vita. Chi mai vorrebbe “condannare a morire di fame e sete” una così bella ragazza. Ma quella Eluana non esiste più, non solo perchè ora ha sedici anni di più.
La sua condizione in neurologia si riassume con un termine terribile: coma decorticato. La corteccia, ovvero la parte di cervello che ci permette di muoverci, parlare, pensare, udire, vedere è permanentemente disconnessa dai centri più elementari sottocorticali di sopravvivenza. E’ un corpo che respira e continua a vivere, ormai separato per sempre dalla mente che lo governava, solo grazie a quella che Beppino Englaro ha definito “una violenza fatta alla natura”. Una condizione che comporta una grave limitazione alla dignità della persona.

“Ed ecco come vive ancora oggi Eluana: i suoi occhi si aprono e si chiudono seguendo il ritmo del giorno e della notte, ma non ti vedono. Le labbra sono scosse da un tremore continuo, gli arti tesi in uno spasimo e i piedi in posizione equina. Una cannula dal naso le porta il nutrimento allo stomaco. Ogni mattina gli infermieri le lavano il viso e il corpo con spugnature. Un clistere le libera l’intestino. Ogni due ore la girano nel letto. Una volta al giorno la mettono su una sedia con schienale ribaltabile, stando attenti che non cada in avanti. Poi di nuovo a letto.” (da La storia di Eluana Englaro di Luca Carra)

Non abbiamo immagini di quella Eluana e forse non si può chiedere alla famiglia di mostrarcele ma forse farebbero capire a coloro ai quali le parole non bastano ma che sulle cose hanno bisogno di sbatterci contro il grugno, la condizione che questa donna è costretta a vivere. Con la beffa di aver oltretutto confidato un giorno a suo padre, ancora sana e perfetta, di provare orrore a pensare di trovarsi in una situazione così. E’ in nome di quella intenzione, di quel desiderio, che Beppino pensa di dover rispettare la volontà di sua figlia. Accettando oltre tutto, accordandogliela con un enorme atto d’amore, di perderla per sempre.

Piergiorgio e Paolo si sono mostrati ed immolati nella loro difficoltà, nella loro impotenza, con le loro voci metalliche che ci hanno ferito il cuore. Cosa faremmo noi nei loro panni? Potremmo volere ancora vivere, ancora un giorno, ancora un minuto, prego, disperatamente aggrappati alla vita. Oppure, potremmo desiderare solo di morire e porre fine alla sofferenza e ad una vita che non è più vita.
La nostra opinione in fondo non conta nulla, come quella dei filosofi o dei teologi anche se penso nessuno si augurerebbe di vivere da corpo inerte senza più la luce del pensiero. Io non lo vorrei.

L’unica cosa che conta è che se questi malati desiderano che tutto finisca, perdio, noi abbiamo il dovere di aiutarli a compiere fino in fondo la loro scelta.
Paolo, Piergiorgio e il babbo di Eluana si battono affinchè ognuno di noi possa decidere, volendolo, con un testamento biologico, cosa fare della propria esistenza qualora non vi fosse più speranza di guarigione o uscita da un coma depassée. Potremmo anche non scegliere, lasciar fare al destino. E’ una battaglia di libertà, non di assolutismo.
Negare ai malati aiuto in nome di una cieca ortodossia ideologica, di un ottuso attaccamento al potere di vita e di morte sugli altri è non solo incivile, ma profondamente disumano.


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Ravasin, presidente della cellula di Treviso dell’Associazione Luca Coscioni è affetto da SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) e, come già Piergiorgio Welby, si batte affinchè venga riconosciuto ai malati senza possibilità di guarigione il diritto (sacrosanto, aggiungo io) di poter decidere di rinunciare all’alimentazione forzata e ad altre forme di prolungamento artificiale dell’esistenza in vita, compresa la somministrazione di farmaci non strettamente atti a lenire il dolore. A tutto ciò insomma che si definisce ,per comodità, accanimento terapeutico.

Questo appello arriva qualche giorno dopo la sentenza che ha finalmente preso in considerazione la richiesta del padre di Eluana Englaro, costretta da sedici anni in uno stato vegetativo permanente, di poter interrompere l’alimentazione artificiale della donna, l’unica cosa che la tiene materialmente in vita, scatenando l’ira di coloro che vogliono continuare a poter decidere per gli altri quando, dove e come questi possono finalmente morire.

Non fossero bastati Ferrara con le sue bottiglie e i soliti Don Budget e Bozzo, ci si è messa per ultima pure la Carfagna a dire che la Vita deve’essere rispettata e che non è il caso di fare una legge che regolamenti le ultime volontà dei malati con una cosa come il testamento biologico. Pari opportunità per sani e malati, insomma.
Non è la Vita che interessa a questi soloni, è il mantenimento del potere sulla vita degli altri, senza il quale non sarebbero più nessuno. Chiamano in causa Dio dimenticando quanto Dio possa essere cattivo (avrei voluto usare un termine molto più crudo) nel condannare i suoi figli ad un’esistenza come quella di Piergiorgio, di Paolo o di Eluana e di migliaia di altri.
Siccome sono per la massima parte i cattolici che pensano di potersi ergere a giudici dell’esistenza altrui, giova ricordare come al Santo Padre Giovanni Paolo II sia stato concesso di rifiutare l’accanimento terapeutico negli ultimi giorni della sua malattia. “Lasciatemi andare”, pare abbia detto. Sarebbe bello che fossero lasciati andare anche loro, i malati comuni, quelli senza la tiara in testa.

Mi sono chiesta in questi giorni, nel caso di Eluana, se per caso non sia colpa delle immagini che di lei vengono diffuse se ci si ostina, nel campo dei difensori a zona della Vita, a negarle il diritto ad andar via con un furibondo pressing.

Eluana in quelle foto è bellissima. Sorridente, giovane, radiosa, piena di vita. Chi mai vorrebbe “condannare a morire di fame e sete” una così bella ragazza. Ma quella Eluana non esiste più, non solo perchè ora ha sedici anni di più.
La sua condizione in neurologia si riassume con un termine terribile: coma decorticato. La corteccia, ovvero la parte di cervello che ci permette di muoverci, parlare, pensare, udire, vedere è permanentemente disconnessa dai centri più elementari sottocorticali di sopravvivenza. E’ un corpo che respira e continua a vivere, ormai separato per sempre dalla mente che lo governava, solo grazie a quella che Beppino Englaro ha definito “una violenza fatta alla natura”. Una condizione che comporta una grave limitazione alla dignità della persona.

“Ed ecco come vive ancora oggi Eluana: i suoi occhi si aprono e si chiudono seguendo il ritmo del giorno e della notte, ma non ti vedono. Le labbra sono scosse da un tremore continuo, gli arti tesi in uno spasimo e i piedi in posizione equina. Una cannula dal naso le porta il nutrimento allo stomaco. Ogni mattina gli infermieri le lavano il viso e il corpo con spugnature. Un clistere le libera l’intestino. Ogni due ore la girano nel letto. Una volta al giorno la mettono su una sedia con schienale ribaltabile, stando attenti che non cada in avanti. Poi di nuovo a letto.” (da La storia di Eluana Englaro di Luca Carra)

Non abbiamo immagini di quella Eluana e forse non si può chiedere alla famiglia di mostrarcele ma forse farebbero capire a coloro ai quali le parole non bastano ma che sulle cose hanno bisogno di sbatterci contro il grugno, la condizione che questa donna è costretta a vivere. Con la beffa di aver oltretutto confidato un giorno a suo padre, ancora sana e perfetta, di provare orrore a pensare di trovarsi in una situazione così. E’ in nome di quella intenzione, di quel desiderio, che Beppino pensa di dover rispettare la volontà di sua figlia. Accettando oltre tutto, accordandogliela con un enorme atto d’amore, di perderla per sempre.

Piergiorgio e Paolo si sono mostrati ed immolati nella loro difficoltà, nella loro impotenza, con le loro voci metalliche che ci hanno ferito il cuore. Cosa faremmo noi nei loro panni? Potremmo volere ancora vivere, ancora un giorno, ancora un minuto, prego, disperatamente aggrappati alla vita. Oppure, potremmo desiderare solo di morire e porre fine alla sofferenza e ad una vita che non è più vita.
La nostra opinione in fondo non conta nulla, come quella dei filosofi o dei teologi anche se penso nessuno si augurerebbe di vivere da corpo inerte senza più la luce del pensiero. Io non lo vorrei.

L’unica cosa che conta è che se questi malati desiderano che tutto finisca, perdio, noi abbiamo il dovere di aiutarli a compiere fino in fondo la loro scelta.
Paolo, Piergiorgio e il babbo di Eluana si battono affinchè ognuno di noi possa decidere, volendolo, con un testamento biologico, cosa fare della propria esistenza qualora non vi fosse più speranza di guarigione o uscita da un coma depassée. Potremmo anche non scegliere, lasciar fare al destino. E’ una battaglia di libertà, non di assolutismo.
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Questo appello arriva qualche giorno dopo la sentenza che ha finalmente preso in considerazione la richiesta del padre di Eluana Englaro, costretta da sedici anni in uno stato vegetativo permanente, di poter interrompere l’alimentazione artificiale della donna, l’unica cosa che la tiene materialmente in vita, scatenando l’ira di coloro che vogliono continuare a poter decidere per gli altri quando, dove e come questi possono finalmente morire.

Non fossero bastati Ferrara con le sue bottiglie e i soliti Don Budget e Bozzo, ci si è messa per ultima pure la Carfagna a dire che la Vita deve’essere rispettata e che non è il caso di fare una legge che regolamenti le ultime volontà dei malati con una cosa come il testamento biologico. Pari opportunità per sani e malati, insomma.
Non è la Vita che interessa a questi soloni, è il mantenimento del potere sulla vita degli altri, senza il quale non sarebbero più nessuno. Chiamano in causa Dio dimenticando quanto Dio possa essere cattivo (avrei voluto usare un termine molto più crudo) nel condannare i suoi figli ad un’esistenza come quella di Piergiorgio, di Paolo o di Eluana e di migliaia di altri.
Siccome sono per la massima parte i cattolici che pensano di potersi ergere a giudici dell’esistenza altrui, giova ricordare come al Santo Padre Giovanni Paolo II sia stato concesso di rifiutare l’accanimento terapeutico negli ultimi giorni della sua malattia. “Lasciatemi andare”, pare abbia detto. Sarebbe bello che fossero lasciati andare anche loro, i malati comuni, quelli senza la tiara in testa.

Mi sono chiesta in questi giorni, nel caso di Eluana, se per caso non sia colpa delle immagini che di lei vengono diffuse se ci si ostina, nel campo dei difensori a zona della Vita, a negarle il diritto ad andar via con un furibondo pressing.

Eluana in quelle foto è bellissima. Sorridente, giovane, radiosa, piena di vita. Chi mai vorrebbe “condannare a morire di fame e sete” una così bella ragazza. Ma quella Eluana non esiste più, non solo perchè ora ha sedici anni di più.
La sua condizione in neurologia si riassume con un termine terribile: coma decorticato. La corteccia, ovvero la parte di cervello che ci permette di muoverci, parlare, pensare, udire, vedere è permanentemente disconnessa dai centri più elementari sottocorticali di sopravvivenza. E’ un corpo che respira e continua a vivere, ormai separato per sempre dalla mente che lo governava, solo grazie a quella che Beppino Englaro ha definito “una violenza fatta alla natura”. Una condizione che comporta una grave limitazione alla dignità della persona.

“Ed ecco come vive ancora oggi Eluana: i suoi occhi si aprono e si chiudono seguendo il ritmo del giorno e della notte, ma non ti vedono. Le labbra sono scosse da un tremore continuo, gli arti tesi in uno spasimo e i piedi in posizione equina. Una cannula dal naso le porta il nutrimento allo stomaco. Ogni mattina gli infermieri le lavano il viso e il corpo con spugnature. Un clistere le libera l’intestino. Ogni due ore la girano nel letto. Una volta al giorno la mettono su una sedia con schienale ribaltabile, stando attenti che non cada in avanti. Poi di nuovo a letto.” (da La storia di Eluana Englaro di Luca Carra)

Non abbiamo immagini di quella Eluana e forse non si può chiedere alla famiglia di mostrarcele ma forse farebbero capire a coloro ai quali le parole non bastano ma che sulle cose hanno bisogno di sbatterci contro il grugno, la condizione che questa donna è costretta a vivere. Con la beffa di aver oltretutto confidato un giorno a suo padre, ancora sana e perfetta, di provare orrore a pensare di trovarsi in una situazione così. E’ in nome di quella intenzione, di quel desiderio, che Beppino pensa di dover rispettare la volontà di sua figlia. Accettando oltre tutto, accordandogliela con un enorme atto d’amore, di perderla per sempre.

Piergiorgio e Paolo si sono mostrati ed immolati nella loro difficoltà, nella loro impotenza, con le loro voci metalliche che ci hanno ferito il cuore. Cosa faremmo noi nei loro panni? Potremmo volere ancora vivere, ancora un giorno, ancora un minuto, prego, disperatamente aggrappati alla vita. Oppure, potremmo desiderare solo di morire e porre fine alla sofferenza e ad una vita che non è più vita.
La nostra opinione in fondo non conta nulla, come quella dei filosofi o dei teologi anche se penso nessuno si augurerebbe di vivere da corpo inerte senza più la luce del pensiero. Io non lo vorrei.

L’unica cosa che conta è che se questi malati desiderano che tutto finisca, perdio, noi abbiamo il dovere di aiutarli a compiere fino in fondo la loro scelta.
Paolo, Piergiorgio e il babbo di Eluana si battono affinchè ognuno di noi possa decidere, volendolo, con un testamento biologico, cosa fare della propria esistenza qualora non vi fosse più speranza di guarigione o uscita da un coma depassée. Potremmo anche non scegliere, lasciar fare al destino. E’ una battaglia di libertà, non di assolutismo.
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C’è una curiosa sindrome neurologica che si chiama Neglect (Sindrome da eminattenzione spaziale). I pazienti che ne sono affetti in seguito ad ictus del lobulo parietale inferiore destro cerebrale, non riescono più a prestare attenzione e quindi a “vedere” la porzione sinistra del loro mondo. Anche se hanno il piatto di spaghetti pieno, ne vedono solo la parte destra e, richiesti di disegnare degli oggetti, li riproducono incompleti, mancanti della parte sinistra, come si vede nella foto. Se ci si pone alla loro sinistra sarà come se non esistessimo.

Gli italiani soffrono di una sindrome molto simile. Per tutto ciò che attiene a cose come: mafia, infiltrazione mafiosa nel tessuto connettivo dello Stato, mentalità mafiosa ed affini, siamo diventati negligenti, nel senso che non prestiamo attenzione, non vediamo proprio, di conseguenza non ce ne cale.

E’ possibile che, come ho fatto notare nel post precedente, vi siano tutti i sintomi della vittoria della piovra sullo Stato e nessuno che se ne indigni?

Se guardi una fiction di vent’anni fa e ti rendi conto che i cattivi di allora ragionano come alcuni dei nostri governanti, per giunta baciati dal consenso popolare, non dovremmo tutti avere qualcosa da dire?
Non mi pare che l’argomento abbia sortito una grande discussione. Nemmeno l’aver condito il post con un po’ di figa, è servito.

Riformulo quindi la domanda: a voi non preoccupa che alcuni dei più autorevoli esponenti della classe politica dirigente ragionino come i mafiosi dei film? Non vi fa rabbrividire il fatto che la mentalità mafiosa che vuole ostacolare in ogni modo la giustizia non riesca più ad essere riconosciuta come tale (cioè come mafiosa) e diventi normalità?


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C’è una curiosa sindrome neurologica che si chiama Neglect (Sindrome da eminattenzione spaziale). I pazienti che ne sono affetti in seguito ad ictus del lobulo parietale inferiore destro cerebrale, non riescono più a prestare attenzione e quindi a “vedere” la porzione sinistra del loro mondo. Anche se hanno il piatto di spaghetti pieno, ne vedono solo la parte destra e, richiesti di disegnare degli oggetti, li riproducono incompleti, mancanti della parte sinistra, come si vede nella foto. Se ci si pone alla loro sinistra sarà come se non esistessimo.

Gli italiani soffrono di una sindrome molto simile. Per tutto ciò che attiene a cose come: mafia, infiltrazione mafiosa nel tessuto connettivo dello Stato, mentalità mafiosa ed affini, siamo diventati negligenti, nel senso che non prestiamo attenzione, non vediamo proprio, di conseguenza non ce ne cale.

E’ possibile che, come ho fatto notare nel post precedente, vi siano tutti i sintomi della vittoria della piovra sullo Stato e nessuno che se ne indigni?

Se guardi una fiction di vent’anni fa e ti rendi conto che i cattivi di allora ragionano come alcuni dei nostri governanti, per giunta baciati dal consenso popolare, non dovremmo tutti avere qualcosa da dire?
Non mi pare che l’argomento abbia sortito una grande discussione. Nemmeno l’aver condito il post con un po’ di figa, è servito.

Riformulo quindi la domanda: a voi non preoccupa che alcuni dei più autorevoli esponenti della classe politica dirigente ragionino come i mafiosi dei film? Non vi fa rabbrividire il fatto che la mentalità mafiosa che vuole ostacolare in ogni modo la giustizia non riesca più ad essere riconosciuta come tale (cioè come mafiosa) e diventi normalità?


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C’è una curiosa sindrome neurologica che si chiama Neglect (Sindrome da eminattenzione spaziale). I pazienti che ne sono affetti in seguito ad ictus del lobulo parietale inferiore destro cerebrale, non riescono più a prestare attenzione e quindi a “vedere” la porzione sinistra del loro mondo. Anche se hanno il piatto di spaghetti pieno, ne vedono solo la parte destra e, richiesti di disegnare degli oggetti, li riproducono incompleti, mancanti della parte sinistra, come si vede nella foto. Se ci si pone alla loro sinistra sarà come se non esistessimo.

Gli italiani soffrono di una sindrome molto simile. Per tutto ciò che attiene a cose come: mafia, infiltrazione mafiosa nel tessuto connettivo dello Stato, mentalità mafiosa ed affini, siamo diventati negligenti, nel senso che non prestiamo attenzione, non vediamo proprio, di conseguenza non ce ne cale.

E’ possibile che, come ho fatto notare nel post precedente, vi siano tutti i sintomi della vittoria della piovra sullo Stato e nessuno che se ne indigni?

Se guardi una fiction di vent’anni fa e ti rendi conto che i cattivi di allora ragionano come alcuni dei nostri governanti, per giunta baciati dal consenso popolare, non dovremmo tutti avere qualcosa da dire?
Non mi pare che l’argomento abbia sortito una grande discussione. Nemmeno l’aver condito il post con un po’ di figa, è servito.

Riformulo quindi la domanda: a voi non preoccupa che alcuni dei più autorevoli esponenti della classe politica dirigente ragionino come i mafiosi dei film? Non vi fa rabbrividire il fatto che la mentalità mafiosa che vuole ostacolare in ogni modo la giustizia non riesca più ad essere riconosciuta come tale (cioè come mafiosa) e diventi normalità?


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Il presidente americano Gerald Ford si fa vaccinare contro l’influenza suina durante la campagna di vaccinazione di massa del 1976, voluta dal governo americano per fronteggiare il rischio di una pandemia paventata simile a quella catastrofica del 1918, passata alla storia come la “Spagnola”.
Tutto era cominciato con la morte di un soldato a Fort Dix, una base militare nel New Jersey, per una polmonite fulminante attribuita ad un virus simile a quello dell’influenza suina.

La pandemia del 1918 aveva avuto principio proprio dall’infezione di un gruppo di militari che stazionavano nei pressi di un allevamento di suini.
Quella pandemia, estesasi dagli Stati Uniti a tutto il mondo, provocò la morte di 50 milioni di persone, 500.000 solo negli Stati Uniti e 650.000 in Italia. Era una malattia che colpiva e uccideva soprattutto i giovani con impressionante rapidità. Non era infrequente che chi cominciava a tossire la mattina, a sera tardi fosse già morto. Vi furono casi in cui furono decimate intere platee di spettatori teatrali e cinematografici.

Le ipotesi più recenti sull’origine dell’infezione fanno supporre che i maiali dell’allevamento famoso fossero stati infettati da un ceppo di influenza aviaria portato da uccelli migratori. Il virus si sarebbe ricombinato nei suini e, in seguito all’incendio dell’allevamento, una nube tossica avrebbe portato sull’accampamento militare il virus mortale. Tutto sommato una concatenazione di eventi sfortunati piuttosto difficile da riprodurre.

Ad ogni modo, memori della tragedia del 1918, le autorità sanitarie americane, appena sentono parlare di soldati morti per un qualcosa che assomiglia all’influenza premono sull’amministrazione Ford affinchè venga avviata una campagna di vaccinazione di massa.
Il Congresso approva quindi lo stanziamento di 135 milioni di dollari per vaccinare 200 miioni di americani, quasi il 95% della popolazione.
Preparare il vaccino non è però cosa facile e tanto meno rapida. Da un lato, prendendo tempo, si rischierebbe di arrivare alla somministrazione a pandemia già iniziata. Dall’altro, affrettando la preparazione di un vaccino si correrebbe il rischio di sottovalutare eventuali effetti collaterali.
Si propende per mettere a punto il vaccino il più presto possibile, anche contro il parere di diversi ricercatori. Gerald Ford è in campagna elettorale e se riuscisse a diventare il candidato che ha salvato un popolo da una pandemia la rielezione sarebbe sicura.

Iniziano le somministrazioni del vaccino, compreso il presidente cavia consapevole, ma iniziano anche i guai.
E’ noto che tra le reazioni avverse a molti vaccini vi sono sindromi neurologiche anche gravi, provocate pare da uno scompenso del sistema immunitario.
Nel 1976, a seguito della campagna di vaccinazione contro la paventata pandemia di influenza suina, negli Stati Uniti si ebbero almeno 535 casi di Sindrome di Guillain-Barre, una grave forma di paralisi periferica, 23 dei quali mortali. Un bilancio ben più pesante di quello della malattia che doveva combattere.
Le autorità furono accusate di aver nascosto il rischio di insorgenza della sindrome di Guillain-Barre nonostante pervenissero le notizie di sempre nuovi casi intervenuti dopo la vaccinazione. Il programma fu annullato, mentre iniziavano ad arrivare le richieste di risarcimento.
La pandemia, per fortuna, non si verificò. Altri casi di infezione riscontrati nel paese ed erroneamente attribuiti al virus dell’influenza risultarono dovuti invece a legionella, un batterio.
Questo episodio è passato alla storia come il grande fiasco della vaccinazione di massa del 1976.
Si disse che, a causa di questo disastro, il presidente Ford perse le elezioni.

Ho ricordato questo precedente perchè abbiamo in Italia alcuni casi di meningite da meningococco e le autorità di Treviso stanno predisponendo una vaccinazione di massa della popolazione. Ieri è stato intervistato in TV il ricercatore che ha messo a punto il vaccino, il quale ha gridato “vaccinatevi, vaccinatevi!”. Va bene, ma ricordiamo che i vaccini possono provocare sindromi neurologiche anche gravi, come dimostra il caso americano sopra esposto e la relazione ipotizzata tra vaccinazione contro l’epatite B e l’aumento di relapses di sclerosi multipla.

Gli interessi che gravitano attorno ai vaccini sono enormi per Big Pharma. La vaccinazione antinfluenzale, somministrata a tappeto a milioni di anziani, la vaccinazione contro il papilloma virus alle ragazzine e ora questa profilassi antimeningite. Tutte cose buone (io personalmente sono contraria ai vaccini ma è una posizione che non pretendo sia condivisa) ma esigiamo informazione anche sui possibili effetti collaterali.
Si parlava prima di risarcimento alle vittime di neuropatie iatrogene. Cito da una puntata di “Report” del 2006 dedicata all’argomento pandemie :

Nel 1976, quando il governo decise di somministrare il vaccino a tutti (donne, uomini, bambini) le assicurazioni si rifiutarono di stipulare polizze a coloro che avevano preso i vaccini, non vollero quindi prendersi nessuna responsabilità in merito e le case produttrici minacciarono di non produrre più il vaccino. Allora il governo si prese la responsabilità.
Furono quattro mila i danneggiati che chiesero al Governo risarcimenti astronomici.
Il 50% di chi fece causa al governo ottenne un risarcimento.
Oggi, con il provvedimento firmato lo scorso dicembre [2005] nessuno potrebbe più pretendere nulla e l’amministrazione Bush non ha destinato un dollaro per coprire i danni per ora sono le industrie farmaceutiche a beneficiare di una pandemia che forse mai ci sarà. Questo, grazie soprattutto alla compattezza della maggioranza repubblicana… e grazie al leader repubblicano al senato Bill Frist.

Ci si riferisce ad una legge dell’amministrazione Bush che libera le multinazionali del farmaco dalla responsabilità di dover risarcire le vittime di eventuali effetti collaterali di farmaci e vaccini. Un bel regalone per Big Pharma e tanta sicurezza in meno per noi consumatori.

La meningite è una malattia molto grave ma se un medico è in grado di riconoscerla dai sintomi inequivocabili e non la liquida come la solita “influenza” dimettendovi e consigliando solo un Efferalgan come capitò a me (e per fortuna la mia era di tipo virale), è curabilissima con gli antibiotici.

Speriamo che le autorità che ordinano la puntura generalizzata perchè alcuni casi si sono concentrati in un bar siano a conoscenza degli eventuali rischi vaccinali e, a differenza degli Stati Uniti, siano in grado di risarcirci in caso di danni collaterali.

Il presidente americano Gerald Ford si fa vaccinare contro l’influenza suina durante la campagna di vaccinazione di massa del 1976, voluta dal governo americano per fronteggiare il rischio di una pandemia paventata simile a quella catastrofica del 1918, passata alla storia come la “Spagnola”.
Tutto era cominciato con la morte di un soldato a Fort Dix, una base militare nel New Jersey, per una polmonite fulminante attribuita ad un virus simile a quello dell’influenza suina.

La pandemia del 1918 aveva avuto principio proprio dall’infezione di un gruppo di militari che stazionavano nei pressi di un allevamento di suini.
Quella pandemia, estesasi dagli Stati Uniti a tutto il mondo, provocò la morte di 50 milioni di persone, 500.000 solo negli Stati Uniti e 650.000 in Italia. Era una malattia che colpiva e uccideva soprattutto i giovani con impressionante rapidità. Non era infrequente che chi cominciava a tossire la mattina, a sera tardi fosse già morto. Vi furono casi in cui furono decimate intere platee di spettatori teatrali e cinematografici.

Le ipotesi più recenti sull’origine dell’infezione fanno supporre che i maiali dell’allevamento famoso fossero stati infettati da un ceppo di influenza aviaria portato da uccelli migratori. Il virus si sarebbe ricombinato nei suini e, in seguito all’incendio dell’allevamento, una nube tossica avrebbe portato sull’accampamento militare il virus mortale. Tutto sommato una concatenazione di eventi sfortunati piuttosto difficile da riprodurre.

Ad ogni modo, memori della tragedia del 1918, le autorità sanitarie americane, appena sentono parlare di soldati morti per un qualcosa che assomiglia all’influenza premono sull’amministrazione Ford affinchè venga avviata una campagna di vaccinazione di massa.
Il Congresso approva quindi lo stanziamento di 135 milioni di dollari per vaccinare 200 miioni di americani, quasi il 95% della popolazione.
Preparare il vaccino non è però cosa facile e tanto meno rapida. Da un lato, prendendo tempo, si rischierebbe di arrivare alla somministrazione a pandemia già iniziata. Dall’altro, affrettando la preparazione di un vaccino si correrebbe il rischio di sottovalutare eventuali effetti collaterali.
Si propende per mettere a punto il vaccino il più presto possibile, anche contro il parere di diversi ricercatori. Gerald Ford è in campagna elettorale e se riuscisse a diventare il candidato che ha salvato un popolo da una pandemia la rielezione sarebbe sicura.

Iniziano le somministrazioni del vaccino, compreso il presidente cavia consapevole, ma iniziano anche i guai.
E’ noto che tra le reazioni avverse a molti vaccini vi sono sindromi neurologiche anche gravi, provocate pare da uno scompenso del sistema immunitario.
Nel 1976, a seguito della campagna di vaccinazione contro la paventata pandemia di influenza suina, negli Stati Uniti si ebbero almeno 535 casi di Sindrome di Guillain-Barre, una grave forma di paralisi periferica, 23 dei quali mortali. Un bilancio ben più pesante di quello della malattia che doveva combattere.
Le autorità furono accusate di aver nascosto il rischio di insorgenza della sindrome di Guillain-Barre nonostante pervenissero le notizie di sempre nuovi casi intervenuti dopo la vaccinazione. Il programma fu annullato, mentre iniziavano ad arrivare le richieste di risarcimento.
La pandemia, per fortuna, non si verificò. Altri casi di infezione riscontrati nel paese ed erroneamente attribuiti al virus dell’influenza risultarono dovuti invece a legionella, un batterio.
Questo episodio è passato alla storia come il grande fiasco della vaccinazione di massa del 1976.
Si disse che, a causa di questo disastro, il presidente Ford perse le elezioni.

Ho ricordato questo precedente perchè abbiamo in Italia alcuni casi di meningite da meningococco e le autorità di Treviso stanno predisponendo una vaccinazione di massa della popolazione. Ieri è stato intervistato in TV il ricercatore che ha messo a punto il vaccino, il quale ha gridato “vaccinatevi, vaccinatevi!”. Va bene, ma ricordiamo che i vaccini possono provocare sindromi neurologiche anche gravi, come dimostra il caso americano sopra esposto e la relazione ipotizzata tra vaccinazione contro l’epatite B e l’aumento di relapses di sclerosi multipla.

Gli interessi che gravitano attorno ai vaccini sono enormi per Big Pharma. La vaccinazione antinfluenzale, somministrata a tappeto a milioni di anziani, la vaccinazione contro il papilloma virus alle ragazzine e ora questa profilassi antimeningite. Tutte cose buone (io personalmente sono contraria ai vaccini ma è una posizione che non pretendo sia condivisa) ma esigiamo informazione anche sui possibili effetti collaterali.
Si parlava prima di risarcimento alle vittime di neuropatie iatrogene. Cito da una puntata di “Report” del 2006 dedicata all’argomento pandemie :

Nel 1976, quando il governo decise di somministrare il vaccino a tutti (donne, uomini, bambini) le assicurazioni si rifiutarono di stipulare polizze a coloro che avevano preso i vaccini, non vollero quindi prendersi nessuna responsabilità in merito e le case produttrici minacciarono di non produrre più il vaccino. Allora il governo si prese la responsabilità.
Furono quattro mila i danneggiati che chiesero al Governo risarcimenti astronomici.
Il 50% di chi fece causa al governo ottenne un risarcimento.
Oggi, con il provvedimento firmato lo scorso dicembre [2005] nessuno potrebbe più pretendere nulla e l’amministrazione Bush non ha destinato un dollaro per coprire i danni per ora sono le industrie farmaceutiche a beneficiare di una pandemia che forse mai ci sarà. Questo, grazie soprattutto alla compattezza della maggioranza repubblicana… e grazie al leader repubblicano al senato Bill Frist.

Ci si riferisce ad una legge dell’amministrazione Bush che libera le multinazionali del farmaco dalla responsabilità di dover risarcire le vittime di eventuali effetti collaterali di farmaci e vaccini. Un bel regalone per Big Pharma e tanta sicurezza in meno per noi consumatori.

La meningite è una malattia molto grave ma se un medico è in grado di riconoscerla dai sintomi inequivocabili e non la liquida come la solita “influenza” dimettendovi e consigliando solo un Efferalgan come capitò a me (e per fortuna la mia era di tipo virale), è curabilissima con gli antibiotici.

Speriamo che le autorità che ordinano la puntura generalizzata perchè alcuni casi si sono concentrati in un bar siano a conoscenza degli eventuali rischi vaccinali e, a differenza degli Stati Uniti, siano in grado di risarcirci in caso di danni collaterali.


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