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Complimenti ai grafici del PD per la scenografia. In fondo il tricolore, oltre che la nostra bandiera, è l’emblema ideale del cerchiobottismo nazionale: quello che ci permette  in ogni occasione di dare simultaneamente, belli e brutti, una botta a tutti. Una botta alla Sinistra (il rosso), una botta alla Chiesa (il bianco) e, ora che finalmente è chiaro anche il ruolo del verde, una botta alla Lega. Non è la solita malignità, è un dato di fatto.
L’idea era quella di una perfetta ripartizione tra i tre colori sul palco, ma la Gestalt, la visione dell’insieme, suggerisce un effetto percettivo molto diverso e forse inconsciamente rivelatore. 
Il Bianco, con il suo significato politico di  moderazione cattolica, è al centro, nel punto focale, e lo stesso colore fa pure da contorno, da sfondo. Un bianco predominante insomma che, assieme al verde, pone il rosso in assoluta minoranza, quasi annullandone la carica, rendendolo un rosso meno rosso del solito, un rossuccio. Anche la R di ricostruzione è verde, più grande della I in rosso e il contorno è sempre bianco. Ricordo che si trattava della manifestazione di piazza di un partito di sinistra.
Del resto, analizzando il simbolo del partito, la P è verde e la D è bianca. Il rosso fa solo da contorno, da sfondo alla D. La D poteva essere rossa e l’effetto tricolore sarebbe stato mantenuto. Invece, non so se volutamente o per caso – e sarebbe un bell’esempio di simbologia inconsapevole – si è deciso che i colori dominanti del partito fossero il bianco e il verde. Questa è la comunicazione percettiva e sappiamo che un’immagine vale più di cento parole.
La riduzione del rosso nella comunicazione visiva politica è un segno di conservatorismo che è tipico dei  partiti di destra che mantengono quel colore nel simbolo solo perché costretti dall’omaggio al tricolore. Guardate ad esempio il simbolo di Futuro e Libertà dove c’è solo un piccolo segno rosso da una parte. 
A sinistra non si dovrebbe aver paura del rosso. Nel simbolo di Sinistra Ecologia e Libertà il rosso è un po’ più presente che in quello del PD ma mica tanto, dopotutto. Sono rossi Sinistra, l’accento di libertà e lo sfondo, attenzione, lo sfondo, di Vendola. Vendola è scritto in bianco.
Per trovare più rosso e un altro colore di sinistra, il giallo, presente nel simbolo del PCI, occorre spostarsi fino a raggiungere Diliberto e Rizzo (Marco, non Jessica) ma ciò significa andare nelle riserve e nei parchi nazionali dove sopravvivono le specie rare in via d’estinzione. 
Insomma, tutto questo pistolotto gestaltiano serve per far notare ai miei piccoli lettori che il rosso in Italia sta diventando per i partiti sempre meno appetibile come segno di richiamo per gli elettori e non può essere solo un caso, visto che per inventarsi un marchio, un logo, con l’importanza che hanno i loghi nella nostra epoca, si investono denari e si spremono costose meningi.
Qualcuno ha scritto ieri su Facebook che la visione d’insieme della manifestazione del PD sembrava quella di una manifestazione di Storace. Osservazione brutale ma non priva di qualche verità.
L’impressione, sgradevole per chi ricorda altre manifestazioni, dove si capiva bene che si trattava della sinistra, è che il PD, emarginando la componente rossa, abbia bisogno di acchiappare moderati ma non solo, anche di pasturare qualcosina a destra, anzi parecchio, per tornare a vincere. Bisogna solo intenderci su quale destra vuole acchiappare, visto che da ciò che ha detto Bersani non si è capito bene, anzi sono risuonate tra le sue parole delle belle stecche di corno. Ci arrivo tra un attimo.
Il discorso di Bersani, giusto per parlar chiaro, mi è parso un compitino da 6+ con qualche caduta di stile e un paio di gaffes da cioccolatai che ormai un politico italiano non può farsi mancare.
Parto da queste ultime.

“Riporteremo l’Italia alla sua dignità, al suo buon nome, alla vocazione europeista che fu di Spinelli, di De Gasperi, di Prodi. 
La malattia è l’Europa delle destre, l’Europa azzoppata dalle destre. L’Europa della signora Merkel e del signor Sarkozy.”

Come dire, siamo europeisti, ma che quel nano francese e quell’altra culona kartoffeln non ci rompano i coglioni.
Bersani, un consiglio da ex elettrice, chiamali Presidente Sarkozy e Cancelliera Merkel, che il coltello dalla parte del manico ce l’hanno loro in questa emergenza. Poi, quando saremo ritornati ai fasti del Rinascimento ci potremo vantare delle nostre Cappelle Sistine. Per ora le uniche cappelle che possiamo mostrare sono uscite infelici come queste. Ah, riguardo ai padri nobili, oltre a Spinelli, De Gasperi e Prodi un Berlinguer, per fare un nome a caso, no?

Altra gaffe:

“E’ inutile immaginare una destra diversa, la destra italiana è quella e non può essere che quella!”  

Fini ringrazia sentitamente e con lui tutti coloro che si stanno sforzando per avere in Italia una destra non fascista, presentabile nel resto del mondo e con programmi diversi dai nostri ma rispettabili. L’unica via per superare le becere contrapposizioni tra destra e sinistra che tanto male ci hanno fatto. Un modo per facilitare il superamento delle ideologie.
Bersani, un altro consiglio da ex elettrice, forse di Fini avrai bisogno, tra breve.
Insomma, poveretto il segretario, si sforza tanto, ansima e si agita ma non riesce a farmi venire. Forse perché sono come il toro, ho bisogno del rosso per eccitarmi e perché non mi sussurra mai all’orecchio la parolina magica: LEGALITA’. E’ questa che dobbiamo recuperare noi italiani, prima di tutto, per recuperare dignità, come dice lui, ma chissà perché non la nomina mai. L’ Equità l’ha nominata si, per forza, il Rosso in minoranza stava urlando come un pazzo dalla buca del suggeritore, ma la Legalità proprio non l’ho sentita.
Del resto non c’è stato molto altro nel discorso oltre la solita piattaforma che non manca mai, eccheppalle. Cito solo tre banalità a caso:
“Siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità.” 
“B. deve andare a casa” 
“Basta con la denigrazione del PD”.

Quest’ultima frase era rivolta alla platea di suocere e nuore, ovviamente, affinché intendessero. Altra gaffe. I tafazzismi si lavano in casa, non in piazza.
Culmine della giornata, la fischiata al Renzi. Oh bella, visto che il PD vuole essere soprattutto moderato non vedo perché cacciare Gianburrasca. Ci sta benino anche lui nell’insieme, come biancofiorellino al centro. Un andreottino che ha visto da vicino la Ruota della Fortuna e ci si è illuminato tutto di riflesso. E poi, benedettissimi piddini che vi agitate in maniera commovente per difendere il Segretario, ma non l’avete candidato VOI, nel PD, come sindaco di Firenze, il bischero? E non avete candidato come al solito uno un tantinello di destra per sperare di vincere meglio contro la destra?

Ci sta tutto nel PD: Renzi, Bersani che non sbaglia mai, la Suor Germana Bindi, ci stanno la Susanna e Vecchioni e tutti i chitarrosi e tromboni che riescano a trovare qualcosa di interessante in questo partito.
Per quanto mi riguarda siamo ancora all’entusiasmogramma piatto.
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Vedere la Sinistra litigare mi rassicura. Mi convince che non sto sognando, che questa che sto vivendo è la realtà. E’ il mio totem.

P.S. Mi sa che dopo la Maria e la Patonza, toccherà far girare anche la Leopolda.

L’altra sera in uno Speciale TG1 è stato proposto ai telespettatori un paragone oscenamente blasfemo tra il “chi è senza tangenti scagli la prima mazzetta” di Craxi in Parlamento ai tempi di Tangentopoli, la madonnata sui denti a Berlusconi e Gesù Cristo. Credo che sette minuti di compilation di Germano Mosconi in prime time sarebbero state meno offensive per il sentimento religioso e non solo degli italiani. 
Curiosamente però anche Ruby e le altre adultere e maddalene che frequentano il trombatoio di Arcore sono solite chiamare il caimano Gesù Cristo. Con il Vaticano che, ovviamente, non ha niente da eccepire. Forse ha proprio ragione Padre Amorth.
A proposito di Craxi. L’altro giorno, per la serie “Nichi, ci dichi qualcosa di socialista”, il governatore pugliese Lavendo, utilizzando una prosa insolitamente sobria, ha dichiarato che “non si può ridurre la vicenda di Bettino Craxi alla cifra di una vicenda giudiziaria.” Ha ragione. Cosa vuoi che siano 150 miliardi di lire rubati a vario titolo agli italiani? Anche questa affermazione va ad aggiungersi alla mia preziosa collezione di distinguo su Nichi Lavendola.
Se però Nichi intendeva affermare che in confronto agli allievi berlusconidi rettiliani e a tutto il parco di corpivendoli senza vergogna della politica attuale, il maestro Craxi in fondo era un dilettante, sono d’accordo.
Basta non dimenticare che il troiaio attuale nasce proprio negli anni ottanta, assieme al bunga bunga, grazie a Craxi.

Fu proprio Bettino a creare il problema del conflitto di interessi delle televisioni di Berlusconi con la Legge Mammì. Non fu certo, quello, un favore disinteressato. Il Caimano già allora era solito acquistare politici a suon di dobloni e Craxi fu escort assai esosa. 
Oggi, dopo trent’anni di corruzione a peto libero, non si ruba più per il partito (che romanticherìa), come nell’era del  cinghialone garofanato, ma per sé stessi, in un delirio egotistico sfrenato. La corruzione è a conduzione famigliare, bisogna sistemare mogli, figli normali e ab-normal, amanti e parenti vari.
Si vendono tutti, tutti coloro che entrano in contatto con il Grande Corruttore, il quale, in un girotondo di mazzette da far venire il capogiro, compra terzini fluidificanti, puttane ed ex avversari politici con la medesima disinvoltura. Se continua così, nonostante i fantastiliardi, rischia veramente la bancarotta.
Quando ci raccontavano che all’estero un personaggio come Berlusconi, con il suo conflitto di interessi e la sua ricchezza impiegata al fine della corruzione di tutto il corruttibile, non potrebbe mai essere eletto, ci sembrava un’esagerazione da protestanti puritani. Ciò che sta succedendo in Italia è la prova che all’estero hanno ragione. E poi la corruzione è come il vizio del gioco. Si comincia pagando qualche socialista e non si sa dove si va a finire.

Se è vero il detto “parla come magni”, di cosa mai si nutrirà Nichi Vendola, per uscirsene con frasi come quella che segue?

“Cambia molto se la democrazia è non soltanto la fotografia sincronica degli umori ideologico-culturali del presente ma se, in qualche maniera, ha una capacità, se possiamo dire così, di proiezione diacronica, di prospettazione che va oltre il limite generazionale, se il ‘bene comune’ lo preserva con lungimiranza, se assume la bisessuazione del linguaggio che la fonda come principio di realtà ed esodo dalla gabbia del neutro-maschile”. (“I dilemmi della speranza: un dialogo”)

Un leader che si propone come elemento di rottura con il passato dovrebbe prima di tutto evitare di parlare come gli antichi politici delle convergenze parallele. Dovrebbe farsi capire. Perfino dagli operai, se necessario.
Senza abbindolare con melodie da pifferaio magico o puntando agli intestini come i populisti miliardari ma esprimendo concetti chiari e semplici. Parole comuni, senza additivi, pesticidi e conservanti.
Vendola invece, a giudicare dalla frase di cui sopra e dalle altre riportate nella preziosa raccolta a cura di Claudio Cerasa e ripresa dal Tafanus ieri, oltre ad alcune concettine niente male che gli escono soprattutto quando è ospite di Daria Birignardi, ama deragliare con queste libere associazioni che Grillo ha liquidato brutalmente, non senza ragione, come supercazzole e che Metilparaben sarebbe in grado di riprodurre all’infinito con uno dei suoi celebri “generatori di”. In questo caso “generatore di concetti vendoliani”.
Il wannabe candidato del centrosinistra, inspiegabilmente osannato anche dalla nuova destra di FLI, parla, che delusione, come uno di quei vecchissimi intellettuali demoplutocattocomunisti di una volta; quelli che, leggendoli, ti facevano temere di essere dislessica e che parlavano così proprio per non farti capire un cazzo e finire per avere sempre ragione sulle masse. Magari mi sbaglio, ma la bisessuazione del linguaggio non ti può uscire all’improvviso una mattina così, come un foruncolo, ma necessita di un preciso atteggiamento mentale.
E non è solo il parlar forbito per stupire la platea, è anche l’utilizzo sfrenato di ovvietà quasi imbarazzanti. Quando non usa la supervendola prematurata contro i suoi interlocutori, Nichi diventa poeta per caso e narratore sublime di piccole grandi immagini indimenticabili.

“Le primarie sono come il bambino che si porta all’orecchio la conchiglia per ascoltare il rumore del mare: sono il rumore della vita”.

(Babba bia!)

“Ricordo la sensazione di infinita libertà nell’andare a cercare un orecchino adeguato alle mie tasche, un semplice cerchietto d’oro, e il dolore del buco fatto in gioielleria, lì capii quanto la bellezza nasca nel grembo del dolore”.

Se per Nichi il dolore è farsi il buco nell’orecchio, figuriamoci se avesse dovuto partorire o subire un’infibulazione faraonica. E poi lo stesso concetto lo abbiamo sentito pronunciare mille volte dalle vecchie zie: “Per esser belle bisogna soffrire”.
E che dire di una frasetta come questa:

“Vengo rimproverato, anzi mi viene mossa un’imputazione di reato. Io sono reo di porto abusivo di sogno e devo dire che tendenzialmente mi dichiaro colpevole”.

Disciamolo, questo è una spanna sopra a Moccia. Anzi, lo eclissa proprio.
La mia preferita però è questa:

“La sessuazione di un processo elettorale”.

Di fronte a certi concetti si può solo dire: “Ma comme fa?”
Insomma, per riassumere gli esiti della dissezione anatomica del candidato Vendola, lo definirei uno che parla come Aldo Moro, pensa come Federico Moccia e si crede un genio come Giovanni Allevi.
Se penso che, in altrernativa, c’è Piero Fassino che vorrebbe essere operaio sotto Marchionne, quasi quasi, se fossi un elettore di sinistra, mi sparerei.
Una giornata qualsiasi a sinistra. Un Bersani descamisado e definito, da chi c’era, finalmente deciso ed aggressivo (mah!) dal palco annuncia che ci sarà una grande manifestazione l’11 dicembre. Per chiedere le dimissioni di Berlusconi, il quale si prenderà paura e se ne andrà immediatamente, suppongo. Visto che Fini non si sacrifica per il piddì e non stacca la spina al nano depassée, ci tocca smuovere i torpedoni. Le grandi manifestazioni non hanno mai spostato un voto negli ultimi quindici anni ma va bene lo stesso. Era aggressivo, il Bersani piazzista, e questo ai piddini basta. Sono persone semplici. Li accontenti con poco. E poi in fondo cosa pretendi, è un segretario economico, l’hanno pagato solo un euro. 
Addirittura Bersani, nella concitazione, si lancia nella profezia, preconizzando un PD prossimo PRIMO PARTITO D’ITALIA. Qualcuno faccia qualcosa.
Quale pensate sia stata la risposta alla mobilitazione invocata dal maggiore partito d’opposizione? A sinistra risponde a Bersani uno squillo, il trombettiere Nichi Vendola che dice “No, io alla manifestazione di un altro partito non ci vengo”. Figuriamoci, un partito di sinistra che va ad una manifestazione di sinistra. Ma quando mai.
In riva all’Arno, i rottamatori, gli sfascisti, quelli che mettono in serio pericolo la granitica solidità del PARTITO, al quale, che cazzo, bisogna riservare RISPETTO, dicono: “Ma si, in fondo noi una merenda la si potrebbe venire a fare con voi”. Disposti a passeggiare a fianco di quella dirigenza che, con ragione sacrosanta, vorrebbero buttare nel cesso.
Eccoli lì. Patetico il primo nella sua illusione di essere ancora segretario di un partito di sinistra, neanche fosse il Berlinguer del PCI. Sarà anche l’unico partito a radicamento nazionale, economico Bersani, ma è un albero che non dà frutti. 
Ottuso il secondo, il Nichi, che continua a credere di poter vincere qualcosa scavalcando l’apparato, il partito, il segretario da un euro, da sinistra.
Infine i ragazzini bellini, quelli che rappresentano il nuovo, i Giamburrasca che mettono i petardi nella tasca della giacchetta di Bersani, con Paravendola che li redarguisce e bacchetta come la Signora Geltrude: “Seguo Renzi a Firenze e dintorni ma vorrei dirgli che bisogna che tutti insieme costruiamo una alternativa al centrodestra anche nel linguaggio, si rottamano i sistemi non le persone che sono ecosistemi preziosi anche se pezzi da novanta della nomenclatura”. Bersani è un ecosistema, che vi credevate? 
Ai bellini dico, state attenti figlioli, perchè quando si incazza veramente, il segretario, potrebbe anche diventare cattivo. Pensate che ieri, in preda all’aggressività, ha perfino gridato: “A noi Berlusconi e la Lega ci fanno un baffo.” Si è confuso, poverino. Voleva dire culo.
Unità a sinistra, alternativa? Solo se si fa come dico io, pensa ognuno dei contendenti. Il finale lo conoscete già. Sono vent’anni che la destra più cialtrona di Al Pappone & Le Sue Mignotte ci governa. Tanto anche se per caso tra un Berlusconi  e l’altro governa, la sinistra non tocca nulla, non sposta, non abbaia e non sporca. La sinistra è il miglior amico di Berlusconi.

Nel sistema silviocentrico Vittorio Feltri è un satellite che, se dovesse esplodere il pianeta Silvio colpito dalla Morte Nera, si perderebbe miseramente nello spazio assieme alle sue perfidie a mezzo stampa. Bisogna capirlo quindi se si butta a corpo morto a difendere l’indifendibile gettando merda a palate su quelli che considera gli avversari da colpire. Silvio vuole i suoi cento scalpi al giorno e Vittorio glieli fornisce ancora belli sanguinanti.

Detto questo, siccome la luna di Silvio e gli altri satelliti senza gloria tirano sempre fuori l’articolo della Repubblica di Stefano Malatesta, “Il Gay della FGCI” del 1985, sono certa che Nichi Vendola non avrebbe difficoltà a spiegare, una volta per tutte, cosa intendeva dire quando si riferiva al diritto dei bambini ad avere una sessualità loro, giusto per zittire le malelingue e fugare i dubbi che potrebbero venire ai suoi tanti ammiratori.
Riporto dal citato articolo la dichiarazione incriminata, attribuita a Nichi: 
“Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti – tema ancora più scabroso – e trattarne con chi la sessualità l’ ha vista sempre in funzione della famiglia e dalla procreazione. Le donne, da questo punto di vista, sono notevolmente più sensibili.”
Obiettivamente sono parole ambigue che necessitano un chiarimento. Dire che i bambini hanno una loro sessualità è verissimo. Dire che possono avere rapporti tra loro è  già fuorviante, perchè quelle dei bambini tra di loro (ribadisco, tra di loro) sono esplorazioni, manipolazioni in forma di gioco ma non sicuramente qualcosa di paragonabile ai rapporti sessuali veri e propri dell’adulto.
Il concetto fondamentale da capire e da tenere a mente è che la sessualità infantile è qualcosa di totalmente diverso dalla sessualità adulta e che i due mondi devono rimanere nettamente separati. Se non altro perchè si tratterebbe, comunque la si volesse vedere, della relazione tra un consenziente e  un non consenziente. E’ per questo che la pedofilia è una perversione, perchè si abusa di qualcuno che non è in grado di poter scegliere in piena libertà se partecipare o no al rapporto. Allo stesso modo di una scarpa, di un animale o di un cadavere.
Se il bambino manifesta curiosità sessuale nell’ambito della sua propria sessualità infantile, che può benissimo essere freudianamente perversa e poliforma, ciò non vuol dire che la sessualità infantile possa incontrare quella adulta. La curiosità infantile riguardo alle cose sessuali deve ricevere risposte educative chiare e senza malizia o condizionamenti moralistici da parte dell’adulto, di solito il genitore, ma in forma di una relazione assolutamente non seduttiva, al pari della relazione medico paziente. E’ ovvio che questo non significa eliminare l’affettività dal rapporto adulto bambino ma solo la componente di seduzione.
E vengo al punto centrale del problema. Sostenere che i bambini possano avere rapporti con gli adulti non è scabroso, è demenziale e profondamente dannoso come messaggio da divulgare. Io come donna sono appunto sensibile, come dice Vendola, ma come vittima della pedofilia lo sono ancora di più. Purtroppo è risaputo che il mondo della pedofilia, sbandierando un supposto diritto dei bambini alla sessualità,  giustifica il via libera ai rapporti tra bambini ed adulti.
Ecco perchè, al di là di ciò che può scrivere un Vittorio Feltri (che, ricordo, su uno dei suoi giornali passati scrisse che in Baviera si cucinavano i pastori tedeschi nei ristoranti tipici), è indispensabile, prima che l’articolo del 1985 venga usato come arma impropria a reti berlusconiane unificate, che Nichi chiarisca. Magari con una delle sue garbate videolettere. 
Grazie in anticipo.
Una delle favole di Nonno Caimano, raccontate ai bimbiminkia che ci credono

Poer nano caimano, cominicia a farmi seriamente pena. Lo sottopongono quotidianamente alla tortura, ad una sorta di waterboarding politico. Appeso per i piedi, gli fanno fare dentro e fuori dal pentolone di acqua bollente dove hanno già deciso da tempo di bollirlo, prima di servirlo su un bel piatto d’argento con ghirigoro di maionese, limone in bocca e carota dall’altra parte.
Un giorno sembra che la sua adorata impunità totale, compreso il lavacro dal peccato originale, siano ad un passo dall’essere conquistati; poi il verricello ricomincia a cigolare e lui si ritrova ad un pelo dall’acqua con l’asfalto che già gli si fonde in testa. Come l’altro giorno quando, dopo aver festeggiato per l’appoggio inatteso di alcuni finiani sulla retroattività del Lodo Alnano, con la salvezza già a portata di mano, Napo presidente capo (che fa parte del piano) ha  detto a bruciapelo anzi, a bruciasquama, che del Lodo Alnano lui non ha bisogno. Quindi se non ne ha bisogno Napolitano, rimane solo uno che potrebbe avvantaggiarsene. Indovinate chi?

Poveraccio, gli stanno disegnando dei pupazzetti sulla schiena ma lui non se ne accorge più. Siamo oramai al vilipendio di cadavere politico, al senectus di un wannabe uomo della provvidenza in pieno marasma che addirittura arriva a negare anche se stesso: “Ma io il Lodo non l’ho mai chiesto!”, ha sbugiardato a giornali unificati poco dopo.
Domani dirà che non ha mai detto che lui il Lodo Alnano non lo voleva, poi negherà la negazione e via all’infinito, fino al disfacimento totale dell’ultimo dei suoi neuroni e dei nostri cabbasisi.

E’ ormai chiaro a chiunque non sia cieco che è in corso una guerra di logoramento tra chi, come lui, vorrebbe disperatamente restare a galla per salvarsi dall’appuntamento con la giustizia e chi conosce i tempi della politica e li applica in modo spietato, fregandosene di chi grida al tradimento, per un unico motivo: gli italiani non hanno ancora capito abbastanza chi è Berlusconi, non ci hanno ancora sbattuto bene la faccia e se si andasse alle elezioni sarebbero capaci di votarlo ancora. Quindi ci vuole tempo, bisogna lavorarlo bene al fegato, spingerlo nell’angolo, obbligarlo ad esagerare, a tentare il golpe, a dimostrare al mondo intero che è solo un avventuriero che ha preso in ostaggio una nazione e non chiede solo un aereo e dieci milioni in contanti nella valigetta prima di scappare alle Bahamas, ma vuole distruggere l’Italia facendone saltare in aria la Costituzione. Se questo eversore megalomane non avesse in mano i media che raccontano agli italiani che lui è un grand’uomo e il più grande statista dell’umanità, lo potremmo vedere come lo vedono all’estero: una zeppa, un intralcio, un doloroso foruncolo sul culo dell’Italia.

Non c’è bisogno di un cervello da Einsten per capire che non è possibile liberarsi facilmente di Berlusconi, che gode tuttora del consenso popolare (il cui calo non è ancora sufficiente a disarcionarlo) e che ha in mano i media gentilmente regalatigli dall’opposizione con i quali può spacciare qualsiasi patacca falsa in prime time grazie ai suoi volonterosi pallisti. Ecco perchè non ci vuole fretta.

Basta anche un cervello AB normal per capire che i poteri forti, i colleghi confindustriali, il potere imperiale e chiunque conti nel mondo lo stanno abbandonando sull’iceberg alla deriva.
Se ci fate caso, gli unici che lo sostengono ancora e sbraitano tanto sono i Cicchitto, le Gelmini, le Carfagne, i Bondi, i DottorBertolasi, i bellocci di partito, gli yesmen e yeswomen miracolati sulla via di Arcore che, senza di lui, non esisterebbero nemmeno e che un giorno sono destinati a sparire come neve al sole come le Anja Pieroni dell’epoca di Craxi. Il loro pianto assomiglia a quello delle badanti al funerale del vecchietto. Disperate perchè sanno che hanno perso il posto di lavoro.

Gli unici che non hanno ancora capito il gioco che si sta giocando in Italia attorno alla demolizione controllata del berlusconismo, eseguita con cura e spiazzando carica dopo carica con tanta pazienza, per evitare di portarsi dietro anche i palazzi accanto, sono i Piddini e purtroppo i loro sostenitori. 
Secondo loro, se un giorno Fini appoggia il Lodo Alnano e il giorno dopo no,  non è perchè Fini sta giocando una partita a scacchi e non a rubamazzetto ma perchè Fini non è serio, è un traditore, non ci si può fidare. Lo avevamo detto noi.
Parlano quelli che già dai primi anni novanta giurarono nelle mani di Berlusconi di non toccargli le televisioni. Quelli che gliele hanno lasciate quando hanno governato e che hanno affossato due volte (una pareva poco) uno dei pochi uomini politici in grado di non farci vergognare fino al midollo all’estero, Romano Prodi, con l’unico risultato di regalarci altri due governi con le Carlucci e gli Angelino.
Oggi il quasicalvo Bersani dice, con il tono da preanestesia, che “gli italiani spazzerebbero via il Lodo Alnano con il referendum”. Muhahaha!
Ma se gli italiani non vanno più a votare per i referendum da secoli perchè rimangono a casa a guardare le televisioni del nano che gli raccontano che il referendum è fatto dalle toghe rosse invidiose di Berlusconi che lo vogliono sbattere in galera perchè lui ha un mucchio di figa e loro no! ‘A Bersa’, ma ce fai o ce sei?

E questo sarebbe il leader dell’opposizione? Un’opposizione che si illude di vincere gettando nell’arena con i leoni Nichi Vendola. Non perchè Vendola sia bravo ma perchè bisogna convincersi che lo sia. Perchè vogliamo giocare ad essere un paese normale talmente evoluto da eleggere un premier gay dimenticando la merda fascioleghista spalmata su tutto il territorio nazionale che i gay li brucerebbe volentieri nei forni e che  rivoterà Berlusconi per non votare un frocio comunista.
Quell’opposizione che vive nel mondo delle nuvole e dei sogni veltroniani a happy ending e che ne riesumerà il cadavere (di Veltroni) per mandarlo a perdere per l’ennesima volta le elezioni a colpi di maanche.
Perchè non ci si può fidare di Fini. Di D’Alema e Bersani si, invece.

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