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(Immagine del grande Edoardo Baraldi)

Per una di quelle strane concomitanze che accadono per puro caso ma che sembrano disegnate da un destino beffardo, è accaduto che, mentre imperversava lo scandalo dei preti pedofili negli Stati Uniti e in Germania, con vampate sempre più vicine a lambire le sottane papali, venisse ritrovato il corpo di una ragazza scomparsa da diciassette anni, Elisa Claps. Dove? Nel sottotetto di una chiesa a Potenza.

Già una notizia del genere è clamorosa ma ora pare addirittura che il cadavere fosse stato scoperto in gennaio da alcune donne delle pulizie e che il parroco, messone a conoscenza, avesse preferito tacere e non avvertire immediatamente le autorità.

Immaginate di trovare uno scheletro nella cantina nel vostro condominio, di informarne l’amministratore, il quale decida di lasciarlo lì per non compromettere il buon nome dei condomini. Allucinante, concordo.

Eppure questo episodio, ovvero l’occultamento del ritrovamento di un cadavere non deve meravigliare perchè è tipico della mentalità e delle regole di ingaggio stabilite dalle gerarchie cattoliche in caso di scandalo legato ad abusi sessuali. Una giovane morta in una chiesa, forse a seguito di un tentativo di stupro, una Maria Goretti insomma, non preoccupa per il fatto in sé, per l’orrore che provocano l’oltraggio e la morte violenta ma per lo scandalo che può derivarne.

La concomitanza, la sincronicità consiste nel fatto che la povera Elisa, infrangendo il mistero che circondava la sua sparizione, si è trovata ad incarnare suo malgrado la famosa metafora dello “scheletro nell’armadio”. Di scheletri stipati dei tabernacoli, del resto, lo sappiamo, la Chiesa ne ha una marea. Soprattutto nel campo degli abusi perpetrati su minori da parte di religiosi.
Anche lì, la regola di ingaggio, ormai è notorio, è insabbiare.

L’ho già spiegato altrove, la pedofilia è come la MAFIA. Si nutre avidamente di OMERTA’, prospera per colpa dell’OMERTA’. Come la mafia, utilizza a suo vantaggio dinamiche di solidarietà famigliare. Se il pedofilo agisce in famiglia, la famiglia sceglie di proteggere lui dallo scandalo, nascondendolo ed ignorando le urla di aiuto delle piccole vittime.
La pedofilia invece, come la mafia, si sconfigge parlandone, denunciando i pedofili, smascherandoli ed additandoli ai genitori dicendo: “Occhio, pericolo, non lasciate che i piccoli vadano a lui”.
La Chiesa che si fa famiglia mafiosa e non più casa di Cristo, invece di scegliere senza indugi di stare dalla parte delle vittime, contribuendo ad identificare, smascherandoli, i pedofili in tonaca per assicurarli alla giustizia ed evitare che colpiscano ancora, impone il silenzio, l’OMERTA’, il seppellimento dello scandalo sotto la coltre della connivenza. Non denunciano i pedofili alla polizia, li spostano in un’altra parrocchia, dove potranno inevitabilmente ricominciare a colpire nuova carne fresca ed inconsapevole.

Il bastardo nel manifesto, ad esempio, è Padre Murphy, che ha violentato più di 200 piccoli sordomuti. Una figura altrettanto spregevole di quella di John Wayne Gacy, ovvero di uno dei più spietati serial killers. Si, d’accordo, non li ha uccisi e seppelliti sotto lo scantinato, i suoi ragazzini, ma li ha massacrati nella psiche, il che rende il suo crimine ancora più tremendo perchè la pena di un abuso subìto nell’infanzia è qualcosa che non ti abbandonerà mai più.
Pensi di averlo superato ma qualcosa prima o poi ti riapre la ferita e ti rendi conto che sei segnato per sempre. La grande profonda tristezza interiore che accompagna l’esistenza della vittima della pedofilia, lasciatevelo dire da me, è la consapevolezza che la sua sofferenza spesso rischia di rimanere sepolta viva sotto l’omertà. Non ti credono, non ti ascoltano e poi come ti permetti di offuscare la memoria di un tuo parente? Se trovi il coraggio di denunciare ti cancellano, diventi come il pentito, l’infame, il collaboratore di giustizia, sei fuori dalla famiglia. Famiglia mafiosa di merda.

Ora, di cosa mai si accusa il papa tedesco, tanto da provocare lo sdegno di uno Schifani, ad esempio, che parla di “attacco al Santo Padre”? Lo si accusa di aver applicato ai massimi livelli gerarchici le regole di ingaggio. Quelle contenute, in specifico, nel famigerato Crimen Sollicitationis, il manuale di autodifesa del prete pedofilo, approvato da Oltretevere fin dal 1962, che impone il silenzio di fronte alla notizia criminis di un atto di molestia sessuale di un religioso nei confronti di un minore.
Invece di sbraitare a vanvera, si ragioni di questo che, in termini giuridici, si configura come favoreggiamento.

Invece, il morbo berlusconiano che avanza fa scrivere “l’Osservatore Romano” di complotti e, come Schifani, parla di “attacchi al Santo Padre”.
E’ come per le intercettazioni che smascherano la condotta illiberale e censoria del premier. La colpa non è di chi viene trovato a dire certe cose ma di colui che le ascolta. Si vorrebbe la libertà omertosa di poter delinquere per telefono senza rischio di essere beccati.
La colpa qui non è del New York Times che fa il suo mestiere di giornale pubblicando i dettagli di uno scandalo di proporzioni gigantesche che colpisce la Chiesa fin nei piani alti facendola tremare fin nelle fondamenta, ma di chi osa rompere il muro di omertà e scoprire, perdonate il gioco di parole, gli altarini.
Papi o Papa, a questo punto c’è poca differenza.

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