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Ma quanto è stupida l’omofobia, quanto è violentemente idiota nella sua irrazionalità? In un paio di giorni due episodi di intolleranza verso le persone omosessuali hanno riempito la pagina dell’imbecillità sui giornali.
Nel primo, un presunto vero uomo apostrofa per strada Paola Concia e la sua compagna con una sequela di insulti di stampo nazista, il più carino dei quali è ” vi dovevano bruciare nei forni”. E solo perché le due donne camminavano tenendosi per mano. 
Tranquilli, non è il sesso a turbare l’aspirante addetto volontario al crematorio, ma l’affettività. C’è gente talmente disturbata emotivamente che può venire sconvolta dalla manifestazione di un normalissimo gesto d’amore.
Il giorno dopo, la notizia dell’episodio di omofobia ai danni di una parlamentare viene riportata sul “Giornale” e lì, i soliti commentatori più a destra di Hitler ci mettono del loro, dicendo che, “si, è vero, che schifo le lesbiche”. Addirittura se la prendono con la Concia perché ha giustamente reagito nei confronti dell’ominide omofobo. Come si permette, questa, di difendersi da un’aggressione incivile?

Per il secondo episodio mi scuso se dovrò nominare, nell’occasione, Carlo Giovanardi. Il sottosegretario se l’è presa con una pubblicità IKEA  che raffigura due uomini che si tengono per mano (arridaje, fidatevi, è l’affettività che li sconvolge, il volersi bene e il dimostrarselo, non il sesso). 
Lo slogan della campagna incriminata è che IKEA è aperta a tutte le famiglie, quindi anche a quelle omosessuali. Per forza, IKEA deve vendere la sua mercanzia e se ne frega se sul divano Klippan ci faranno l’amore lui e lei, lei e lei o lui e lui. O tutti assieme appassionatamente. Basta che comprino. Si chiama legge del mercato, della domanda e dell’offerta. Il consumatore non ha sesso. E’ un portafogli che cammina.
Casomai un Giovanardi così attento alla difesa della sacra istituzione familiare messa a repentaglio dai busoni che infestano i centri commerciali, potrebbe preoccuparsi che sul Klippan non venga molestato qualche bambino da un genitore, parente, amico di famiglia o prete, o vi venga semplicemente maltrattato da un genitore eterosessuale ma sociopatico.
Viene da sorridere a pensare che questi omofobi idrofobi  votano e si fanno inchiappettare politicamente da quasi vent’anni da un tizio che si è rimminchionito a furia di guardare gli spettacolini lesbo che le sue amiche fidanzatine gli organizzano tutte le sere, coinvolgendo anche presunte maggiorenni.
Sono ipocriti e incoerenti e se non lo fossero non si divertirebbero.

Due donne che si tengono per mano scatenano la voglia di riaccendere i forni ma  è noto che se due pezzi di strafighe nude con il tacco del dodici e un collare da cane al collo si slinguazzano su un palco la cosa è considerata dagli uomini cosiddetti normali cosa assai arrapante.
Ecco quindi che cominciamo a capire il perché di certe reazioni. Finché il lesbo è una rappresentazione delle fantasie maschili più trite esso è accettato e promosso in tutte le sue manifestazioni. E’ sottinteso che le due, ipersessuate e rigorosamente etero, si esibiscono solo per far piacere all’uomo e alla fine torneranno a farsi trapanare dal loro padrone assoluto. Come recita lo slogan di un pornazzo: “In mancanza di cazzo si può diventare lesbichette”. L’amore fra donne come ripiego, non come scelta.
Se invece è l’amore sessuale tra due donne a volersi affermare, magari facendo a meno dell’uomo, la reazione di chi si sente escluso è violenta e rabbiosa e può arrivare a forme estreme di punizione, come lo stupro rieducativo delle lesbiche che è piaga endemica in Sudafrica.
Non che le cose vadano meglio se sono due uomini a tenersi per mano per strada. Da un certo punto di vista la rappresentazione dell’affettività e del sesso tra uomini è ancora più osteggiata da una società maschilista di eterosessuali ad ogni costo. La violenza contro i gay è talmente diffusa che non fa più nemmeno cronaca, nemmeno gli episodi più truci.
Per giunta, al contrario degli uomini che amano il lesbo show, noi donne non ci arrapiamo a vedere due palestrati che si inchiappettano nella doccia e non ci sogneremmo mai di chiedere a due nostri amici particolarmente gnoccoloni di farlo per noi.
Non perché non li troviamo belli e seducenti ma perché se due uomini vogliono fare sesso è giusto per noi donne sentirci di troppo e non voler disturbare. Senza nemmeno illuderci di volerli redimere, con la nostra immensa presunzione.
Quando in un paese in scacco alle cosche mafiose e sull’orlo di una deriva totalitaria interessa di più il falso problema, la bagattella del sesso ludico e si lasciano 60 commenti su questo blog al post su Paolo Barnard e solo 7 a quello sulla mafia, c’è qualcosa che non va, siamo all’orchestrina del Titanic che continua a suonare i valzerini per non pensare all’acqua gelida che la sommergerà tra poco.

Tuttavia non mi stupisco più di tanto, perchè questo ripiegamento sul privato, come si sarebbe detto negli anni settanta, è l’effetto dell’onda di marea fascista che ci sta sommergendo. Una marea nera che ci si attacca alla pelle e ci soffoca peggio di quella di petrolio.
Invece di prendercela con la società sempre più alienante, con l’assalto frontale della delinquenza organizzata allo Stato, con le caste che attentano alle conquiste dei lavoratori per accrescere il proprio privilegio, ci diamo al chiacchiericcio a vuoto e ce ne vantiamo pure.
Tutt’attorno è sfacelo ma noi siamo come i borghesucci viziosi del film di Bertolucci “The dreamers” che mentre fuori scoppia la rivoluzione del Sessantotto, se ne stanno chiusi in casa scopando a vuoto, scambiandosi perversioncelle perchè sono incapaci di uscire e darsi una mossa.
Oggi gli operai perdono il lavoro ma i medici continuano ad incassare parcelle da 150 euro a botta; la crisi non colpisce tutti allo stesso modo e dovremmo chiederci perchè. Invece, oltre a scannarci tra poveri, ci scanniamo anche tra maschi e femmine. La guerra tra i sessi è funzionale al regime come lo è l’imbavagliamento della stampa. Vorrei che il messaggio giungesse a chi crede di fare qualcosa di utile alla società prendendosela con il femminismo e le conquiste delle donne in genere.

Sia chiaro una volta per tutte che senza una completa emancipazione di donne, omosessuali e lavoratori non esiste società giusta al mondo.
Soprattutto le donne invece, in una società che si va fascistizzando, diventano un comodo capro espiatorio contro il quale scatenare tutto il risentimento di chi, avendo fallito in tutti i sogni ideologici e scoprendosi incapace di eliminare l’alienazione, non ha il coraggio dell’autocritica.
Noi donne diventiamo così i nuovi ebrei. Il femminismo, secondo i neoideologi del revanchismo machomanista, è la piaga che ha corroso la nostra società. Quelli più a destra invocano i burqa afghani, vabbé, ma quelli di sinistra non sono da meno. Gli ex sessantottini alla “Uomini Beta” ce l’hanno con il femminismo e con le donne che non se li scopano più perchè troppo noiosi principalmente perchè la rivoluzione ha fatto loro cilecca e paradossalmente ne incolpano le donne che sono sempre state in prima fila in tutte le rivoluzioni, in tutte le resistenze. “Sebben che siamo donne, paura non abbiamo”.
Se fosse solo il delirio di quattro misogini da salotto sarebbe poco male ma intanto che questi sputano veleno su giornali e blog, i più disturbati mentalmente le donne le ammazzano sul serio.

Invece di dare delle cretine alle donne perchè non capiscono quanto in certi momenti a lorsignori tiri, senza rendersi conto che anche a noi tira perchè il clitoride, a queste latitudini, non ce l’hanno ancora amputato, perchè gli ometti beta non si chiedono preoccupati cos’è che spinge tanti uomini ultimamente ad accoppare le donne, sintomo inequivocabile che questi uomini stanno male?
Fanno fuori le ex perchè non sopportano che una donna li lasci, pensate. L’altro giorno uno ne ha fatte fuori addirittura due una dopo l’altra, di ex. Un altro ha scannato la ex nonostante si fosse rifatto una vita con una nuova compagna mettendola incinta.
Non vi pare che, dopo essere stato eliminato dal codice, stia ritornando il delitto d’onore, pienamente tollerato dalla società, e vi sembra una bella cosa? E ritenete normale che il femminicidio sempre più frequente, ormai siamo quasi a livelli messicani, non scateni dibattiti, tavole rotonde, speciali in televisione, interrogazioni parlamentari, manifestazioni?

Chissà cosa sta promettendo il neofascismo, il machismo con argomenti da circolo del cucito a questi maschi rancorosi e preoccupati della perdita del proprio ruolo di piccoli pascià domestici, con quali lusinghe se li sta comperando tutti, se si sentono tanto orgogliosi dei loro sitarelli antifemministi, dove la misoginia si sposa benissimo all’antisemitismo gratuito, ad esempio e il paese di Obama diventa “gli Stati Uterini d’America”. Donne, ebrei, froci. Già, questo è un sistema che se la prende con le donne, i bambini e le persone omosessuali. Con gli ebrei ancora no perchè hanno imparato a difendersi ma non si sa mai. Niente di nuovo. Si chiama fascismo.
E’ un fenomeno che colpisce non solo l’Italia. Non è solo la macelleria messicana citata prima o il Sudafrica dove si stuprano sistematicamente le lesbiche per “rieducarle”. I paesi nordici che stanno sterzando alla destra estrema dopo anni di socialismo sono quelli dove nascono i libri alla “Uomini che odiano le donne”.

La società dove l’essere utilizzatore finale di prostitute diventa nota di merito per fare politica corrompe il femminino indicandogli un’unica via che è quella del meretricio, della degradazione ad oggetto, ma la colpa, secondo questi “nuovi maschi” non è della società corruttrice ma delle donne che hanno ottenuto, dopo decenni di lotte, libertà di scelta sessuale, libertà sul proprio corpo, libertà di essere indipendenti grazie al proprio lavoro. Mentre loro stanno comodi in poltrona noi dovremmo fare la rivoluzione. E’ sempre il solito vecchio caro: “cara, portami le pantofole che sono stanco”.
Si scannano le donne, si bastonano i gay, si dà fuoco agli zingari ma il problema non è mica il risorgere del fascismo. No, la colpa è del femminismo. Capito?

Non c’è niente da fare, sadomaso si nasce ed io non lo nacqui.
Certe cose non riescono a farmi godere proprio per niente. Mi causa sincera e profonda sofferenza sapere che delle persone uguali a me, con le stesse secrezioni ed emozioni, vengano discriminate per una questione “morale”. Ci soffro perchè purtroppo mi immedesimo.

Se io fossi maschio e gay e rischiassi tutte le sere di venire picchiato solo perchè non sono devoto alla Dea Figa, come mi sentirei? Se fossi lesbica e sudafricana e corressi il doppio rischio di essere violentata perchè qualcuno pensa “rieduchiamo questa schifosa al culto del Dio Cazzo”, quale sarebbe la mia vita?
E’ una conquista di civiltà dover pensare: “Per fortuna sono eterosessuale?”

L’altro giorno, di fronte a dove lavoro, sono passati due uomini che si tenevano abbracciati e si sono scambiati un bacio. Ovviamente la cosa ha provocato diversi commenti e tutti negativi. Ne ricordo uno in particolare: “Meno male che non c’erano bambini. Pensate se un bambino avesse chiesto: “Mamma, perchè quei signori si baciano?”, come avremmo potuto spiegargli la cosa?” Ho provato a suggerire di rispondere alla domanda infantile con un semplice “Si baciano perchè si vogliono bene” ma mi hanno risposto educatamente che “io non ho figli quindi non posso capire.”
Ah beh, si beh.
E’ un fatterello, una bagattella, ma significativa del clima e del percorso ancora da fare per combattere il pregiudizio omofobo.
Ci vuole proprio così tanto a non farsi scandalizzare dal bacio tra due persone dello stesso sesso? Siccome due uomini o due donne si baciano qualcosa ci viene meno? Il nostro conto corrente bancario ne viene intaccato? Perdiamo due anni di vita in un botto? Ci cascano per sempre i capelli?

E’ una questione “morale”, dice la Dott. Prof. Maestra dell’Ordine del Cilicio Paola Binetti. La morale, più che di Dio o del su’ figliolo, così tollerante quest’ultimo, è quella dell’Opus Dei, ovvero di una setta religiosa.
Richiesta, in un’intervista, di dare una definizione di omosessualità, la Binettish v. 2009 risponde:

«È una variabile del comporta­mento sessuale umano. Sono una sostenitrice dei diritti individuali degli omosessuali. Però non mi pos­sono chiedere di rinunciare a pochi ma radicatissimi principi morali».

Quali siano tali principi morali non viene spiegato. Immagino siano i medesimi che le fecero dire, tempo fa, che:

“L’omosessualità è una devianza della personalità: è un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico”.

La nuova Binettish pare aver fatto un passo avanti, qualcuno deve averle detto che perfino le pagine gialle della psichiatria, il DSM-IV-TR, non annoverano più l’omosessualità tra le malattie mentali. L’omosessualità non appartiene alla patologia ma alla fisiologia.
E’ una variante, va bene. Fin lì ci arriva. Ma che c’entra allora la morale?

Sarò un’indistruttibile razionalista ma non capisco come possa conciliarsi la professione medica, psicologica, neuropsichiatrica, quindi scientifica e razionale con l’appartenza ad una setta religiosa che prescrive l’autoinfliggimento di supplizi ed un continuo esercizio di sottomissione pericolosamente simile alla nota perversione sessuale denominata sadomasochismo.
Quale tentazione mai si deve essere costretti a scacciare per arrivare a conficcarsi un cavallo di Frisia nella coscia, quindi vicino alle pudenda? Una dirompente eterosessualità che fa fremere di lussuria persino alla vista di un innocente ortaggio come il cetriolo oppure un’altrettanta dirompente ed inconfessabile tendenza verso il proprio sesso?

Quando la Binettish dice che ha simpatia per i gay ma non può concedere loro dei diritti (perchè tali essi sono) per una questione “morale” io, se madame mi permette, della sua morale me ne fotto e non gradisco che essa debba condizionare le decisioni del Parlamento italiano. Non si può parlare contemporaneamente da medici e da superstiziosi. Il giudizio freddo e razionale viene soverchiato da un problema personale, per non dire da una perversione. Il sadomasochismo è anch’esso una variante? Ok ma è strano che, per paura di favorire una variante del comportamento se ne voglia imporre un’altra, cioè la propria.
Il Cristianesimo, che rappresenterebbe in teoria il primato dell’empatia, in questo caso si incarta e non riesce ad andare avanti. Ciò che lo blocca non è la morale o la religione. E’ un semplicissimo problemino personale.

Anche se francamente del PD, il partito che non è un’opposizione ma è diventato ormai l’abbreviazione di una nota bestemmia, non me ne può fregare di meno, mi permetto di suggerire: Franceschiello, tira fuori i coglioni e cacciala dal partito.

Lei, di sua iniziativa, non se ne va perchè non saprebbe dove andare, dice. “Sono di sinistra”, strilla. Strano che ciò si coniughi con l’appartenenza ad una frangia del cattolicesimo di estrema destra.
Del resto un partito l’Opus Dei non glielo fonda e quindi sarebbe costretta a vivere solo del suo misero stipendio di professore universitario.

Dia retta, cara triade Fra-Ber-Mar, possiamo fare a meno della Paola in cilicio. Perdere i voti degli amanti del bondage estremo non mi pare una tragedia.
Siamo sopravvissuti alla dipartita di Mastella. Ce la faremo anche senza la Binettish. Finiamola, una buona volta, di farci del male.

“…noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni…” (Il Giornale, agosto 2009)

Mi meraviglia che si meraviglino. Omosessuali schedati in Italia? Dossier illegali sui fatti privati di cittadini comuni? Ma quando mai!
Eppure, basta googlare “schedatura omosessuali” e viene fuori, ad esempio, un articolo del Corriere del 1998, dove si parla della denuncia da parte dell’Arcigay dell’esistenza di fascicoli su cittadini schedati solo perchè omosessuali; dossier non ancora distrutti nonostante le ripetute richieste del Parlamento.
Avete presente quando un gay viene assassinato e la polizia indaga “negli ambienti omosessuali”? Come vengono identificati questi ambienti? Come si fa a sapere chi li frequenta ed andare a colpo sicuro ad interrogare proprio le persone giuste?
C’era, e dovremo dire, c’è ancora, il sospetto che le inclinazioni sessuali degli individui vengano sottoposte a controllo, schedatura e vidimazione da parte di organismi investigativi che operano in maniera non proprio lecita.
Tanta meraviglia, eppure si era parlato recentemente del maxi-archivio illegale di Tavaroli, con migliaia di dati sensibili raccolti sui potenziali “nemici”: industriali, politici, semplici cittadini. Un’inchiesta della magistratura che risale al 2006 e che, inspiegabilmente, non è ancora stata evidenziata in tutta la sua importanza dalla stampa. Una faccenda di intercettazioni e registrazione abusiva di dati sensibili. Alla faccia della privacy sempre sbattutaci in faccia.

Il potere lo ha sempre fatto, di schedare i suoi potenziali nemici e le minoranze per soggiogarli meglio, ed il pregiudizio anti-omosessuale ha sempre fornito un assist alla repressione.
Lo si è visto nelle dittature come la Germania nazista, dove Martin Boorman possedeva i dossier sui vizi privatissimi di ogni gerarca, incluso il Fuhrer in persona; nei regimi comunisti, dove l’omosessualità era considerata un vizio borghese contrario alla rivoluzione proletaria, fino all’America bacchettona e preda del furore anticomunista del COINTELPRO di Hoover, il capo dell’F.B.I. che faceva tesoro delle informazioni raccolte sui gusti sessuali dei suoi nemici, per tenerli per le palle.
Recentemente, il presidente Sarkozy è stato criticato per aver messo a punto, nella democraticissima Francia, un sistema di schedatura di soggetti “a rischio” tra i quali rischiano di rientrare anche gli omosessuali.

In Italia la schedatura dei cittadini, anche sulla base dell’orientamento sessuale, la si praticava durante il Fascismo ma il vizio è continuato durante quel lungo periodo di democlericalpostfascismo che ha dominato il paese fino al flagello Craxiano ed alla catastrofe Berlusconiana.
Anche allora, anni ’60-’70, era pratica comune diffamare gli avversari puntando sulla diversità. Ricordo riviste che grufolavano nella vita privata dei politici avversi (soprattutto quelli di centrosinistra, è ovvio, essendo sport praticato soprattutto dalle gazzette della destra). Era tutto un leggere di “balletti rosa” e “balletti verdi”, questi ultimi di tipo omosessuale.
Le insinuazioni non risparmiavano, nemmeno allora, le gerarchie vaticane, specialmente quando queste venivano percepite come troppo spostate a sinistra. Uno dei gossip più sussurrati di quegli anni riguardava addirittura un Papa e un famoso attore di teatro. E’ dimostrato ormai che si trattò di una campagna ricattatoria orchestrata dai servizi segreti manovrati da altissime cariche dello Stato, forse addirittura il presidente della Repubblica di allora, contro un Papa che aveva osato “aprire alla Sinistra”.

I giornali di oggi danno giusto rilievo alla porcata del “Giornale”, che ha usato una velina (in omaggio alla satiriasi del capo, immagino) farlocca spacciandola per documento di tribunale, per colpire uno dei pochi direttori di giornale che si era permesso di far notare la scarsa attinenza con i principi cristiani delle avventure del Pornoduce con le escort e le deputatesse alla visita militare. Non l’avesse mai fatto. Chissà quanti avvocati D’Amore (vedi filmato), segugi e cani da trifola saranno stati sguinzagliati in cerca del vizietto nascosto da buttare in prima pagina.
Dopo le tette della Veronica, gettate al pubblico ludibrio, dopo la denuncia del presunto amante della stessa (oggi scopriamo che erano in regime di coppia aperta consensualmente da almeno dieci anni), questo ed altro.

Pensate come è democratico Berlusconi. Permette al suo giornale personale di infangare l’onore della moglie, di farsi attribuire le corna, pur di non limitare l’informazione libera. Talmente libera, a volte da essere inventata o costruita a tavolino su sussuri e bisbigli. Sempre e comunque da lanciare come una bomba caricata a merda contro chi si schiera contro il Pornoduce.

“Non ho mai parlato con Feltri”. Già quel “mai” ridondante, rafforzativo, denota la bugia, essendo Feltri, dopotutto, un suo dipendente con il quale deve aver scambiato, in un giorno x, qualche parola.
Infatti dopo la nomina a direttore del “Giornale”, Feltri rimase a colloquio a Palazzo Chigi con Berlusconi per più di un’ora.
Sicuramente non avranno parlato della campagna di autunno, della strategia mediatica di contrattacco contro i nemici del satiro, di come utilizzare i giornali di famiglia a guisa di manganello contro mogli ribelli e giornalisti che si ostinano a fare i giornalisti e non le puttane.
Forse hanno parlato di libertà di stampa. O di un posto nel Circolo dell’Amicizia del mausoleo di Arcore, chissà.


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“Non ho nulla contro i gay, anzi ho molti amici omosessuali, ma quelli mi hanno provocato.” (Svastichella, agosto 2009).

Un capolavoro. Un perfetto concentrato di tutto il pensiero omofobo del vero machofascio. Il senso è: ho tanti amici gay purchè non siano troppo carini, altrimenti magari mi eccito e quindi, lo capite, sono loro a provocarmi.
Anche stasera in fondo si parla di deresponsabilizzazione e scaricabarile.

A parte tutte le motivazioni di moralità, di difesa di una cosiddetta “normalità”, la violenza omofoba e soprattutto quella apparentemente irrazionale, nasce solo dalla paura di essere a nostra volta omosessuali. Essere gay è ancora una cosa orrenda, in questa (in)cultura dominante color marrone dove, per esempio, i cantanti e gli attori di successo accettano la misera pantomima mediatica con la provvidenziale ragazza-copertura per non dover ammettere che amano altri uomini e solo pochi hanno il coraggio di “venire fuori” senza problemi.
Bisogna nascondersi perchè mostrare il proprio orientamento sessuale in pubblico è offensivo ma solo se si è omosessuali.

L’omofobia è frutto dell’inconoscenza e dell’angoscia. Grazie come sempre alla fenomenale ignoranza sessuale nella quale siamo conservati fin da piccoli, come esseri mostruosi in formalina, non ci rendiamo conto di una cosa molto semplice.
Si può essere perfettamente eterosessuali, andare regolarmente fuori di testa alla presenza di un appetitosissimo esponente del sesso opposto e ritrovarsi una sera a fare una fantasia erotica su una persona del nostro stesso sesso. Oddìo, che mi succede? Niente, non succede niente. E’ la straordinaria capacità che abbiamo di cercare sempre nuove varianti alla routine sessuale.

Per troppi, invece, scoprirsi “tendenze”, pensieri, improvvise attrazioni omosessuali è più scioccante che scoprirsi un melanoma maligno perchè pensano sia l’inizio di una malattia che li porterà inevitabilmente a cadere in un abisso di vergogna e depravazione. senza ritorno.
Come se alcuni esponenti della mitologia eterosessuale e campioni di utilizzo finale di esponenti del sesso opposto non fossero monumenti alla perversione ed alla degradazione propria e di chi si accompagna a loro.
Una volta raggiunta una ben riconoscibile identità sessuale (etero o omo) può insomma capitare qualche deviazione e se ciò capitasse non c’è alcun bisogno di andare in giro ad accoltellare le fonti della tentazione.
Per evitare tragedie irrimediabili sarebbe sufficiente insegnare alle persone a gestire senza angoscia eventuali pulsioni contrarie all’orientamento sessuale dominante. A considerarle normali espressioni della nostra sessualità, sia che si limitino al campo delle fantasie, sia che si realizzino in esperienze concrete.

Anche agli omosessuali infatti capita la stessa cosa, di fare cioè fantasie etero. Andiamo, a noi ragazze non è mai capitato un ragazzo gay che ci facesse il filo e anche qualcosa di più? Non risulta però che avvengano così sovente accoltellamenti di donne da parte di orsi o leathers improvvisamente eccitati da un’autoreggente agganciata ad una coscia irrimediabilmente femmina. Il vero maschio normale invece si sente in diritto di eliminare la tentazione con la violenza.

In un bellissimo film di dieci anni fa, “American Beauty”, il protagonista viene ucciso in maniera apparentemente inspiegabile dal vicino di casa, un rude colonnello dei marines ossessionato più dal dubbio che il figlio sia gay che dalla certezza che sia tossicodipendente e spacciatore. In una delle scene chiave del film scopriamo come l’ossessione omofoba del marine derivi niente altro che da una propria irrisolta pulsione omosessuale. Il pensiero di essere eccitato dal vicino di casa fino a perdere ogni controllo, fargli delle avances ed esserne gentilmente ma fermamente respinto è qualcosa che non si può tollerare. Mi ecciti ed io ti uccido così ucciderò forse anche la mia debolezza, quel tratto della mia personalità che così poco si accompagna all’essere un campione di virilità: marine, machoman o fascista.


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Oggi è la giornata mondiale contro l’omofobia ma non aspettatevi che la cosa venga ricordata stasera al TG tra un Regina Coeli di Benedetto XVI e uno scudetto XVII della pazza Inter, come fosse una cosa importante come la giornata contro il fumo.
L’omofobia viene raccontata attraverso i suoi atti sui media ma solo quando serve per far risaltare la nostra “normalità” e la loro “”anormalità” e non viene mai chiamata con il suo nome.
Il resoconto mediatico degli atti omofobici è sempre usato come manganello metaforico contro le pretese di uguaglianza nei diritti civili delle persone omosessuali.

Avete sentito parlare dell’aggressione a mezzo spranga di due ragazze transessuali a Firenze, di recente? No, perchè probabilmente coinvolgeva “ragazzi perbene” e non si voleva turbare la tranquillità borghese delle famigliole. Inoltre, l’aggressione era rivolta all’auto delle ragazze, quindi è stata una ragazzata, come tante che accadono di notte quando i bravi ragazzi si annoiano e si va a molestare i diversi.

Avete però sentito oggi dell’aggressione mortale di due rumeni ad un pensionato napoletano.
Prima di agguantare le torce in fiamme ed avviarvi verso il campo rom, tranquillizzatevi. Il vecchio aveva avuto rapporti a pagamento con uno dei due ragazzini minorenni, quindi in questo caso il delitto successivo non è proprio un delitto, è frocicidio, quindi non costituisce reato. Non dicono chiaramente che i rumeni hanno fatto bene ad accopparlo ma il senso era quello. Chissà che non diano un paio di permessi di soggiorno in premio anche a loro.

Quindi, guai se i rumeni si azzardano a toccare le nostre donne (che noi normali preferiamo stuprare e picchiare in proprio) ma se vogliono divertirsi con qualche frocio glielo facciamo fare.
Insomma, l’omicidio, quando colpisce una persona omosessuale, è prima di tutto un atto di giustizia e di ristabilimento dell’ordine naturale delle cose, poi si vedrà.
In ogni caso, di atti di omofobia si parla sui media solo se ci scappa il morto, e il morto se l’è sempre cercata.
E’ così dai tempi di Pasolini, ammazzato per motivi politici in un’imboscata organizzata, ma per tutti “giustiziato” da un povero ragazzo che si era ribellato alle oscene richieste del vecchio maiale.

Ieri a Mosca, botte da orbi della polizia dell’amico Putin sui partecipanti al Gay Pride. Il vero maschio russo, comunista o no, non tollera lustrini e fronzoli. Gli amici li bacia sulla bocca ma non fatevi strane idee. In quel paese che il nostro premier womanizer considera uno dei più moderni, solo nel 1999 l’omosessualità ha cessato di essere considerata una malattia mentale e fino al 1993 era considerata un crimine.
Non è però che, oltre all’omofoba Russia, se in Iran e in altri paesi canaglia gli omosessuali li lapidano o li impiccano, noi possiamo considerarci migliori.
I paesi che consentono alle persone omosessuali di sposarsi e godere di semplici diritti che dovrebbero essere scontati per qualunque essere umano, come ereditare e subentrare nell’affitto dal proprio compagno, sono pochi e l’Italia non è certo messa bene, tra Dico, Pacs, ed altre leggi abortite per colpa degli abortisti cattolici di diritti civili.

Ho visto l’altro giorno il bel film di Gus Van Sant dedicato a Harvey Milk, il “sindaco di Castro Street”, attivista dei diritti civili e primo assessore gay della municipalità di San Francisco, ammazzato assieme al suo sindaco da un collega. Ho trovato interessante l’ipotesi, neanche tanto larvata, suggerita da Van Sant, che l’omicidio possa essere stato motivato dall’omosessualità repressa dell’assassino. Succede spessissimo. Chi non riesce a superare la paura (omofobia) della propria componente omosessuale si vendica sugli omosessuali uccidendoli, illudendosi con ciò di estirpare la vergogna, il peccato e soprattutto la tentazione da sé.
L’assassinio di Harvey Milk può essere considerato a tutti gli effetti un caso da manuale di omofobia. Basta leggere come andò il processo. Si cercarono tutte le possibili scusanti per l’assassino. Si tirò perfino in ballo l’abuso di junk food, di cibo spazzatura.
Nel paese che per molto meno ti frigge a 2000 volt, l‘omicidio a sangue freddo di due persone fu punito con una pena di sette anni e otto mesi di prigione.

L’orientamento sessuale di ciascuno di noi è il prodotto di una serie di variabili e casualità. Nessuno ha diritto di sentirsi superiore ad un altro solo perchè fa parte dell’orientamento ben accetto dal Potere e dalla Chiesa, perchè non vi è alcun merito nell’essere eterosessuale piuttosto che omosessuale.
L’omofobia è come il razzismo, come l’antisemitismo: un atteggiamento incivile.
Di omofobia non devono parlare solo gli omosessuali sui loro giornali, blog e volantini che non raggiungono mai la grande audience, ingozzata dalle fanfaluche dei media mainstream come un’oca all’ingrasso.
Il problema riguarda soprattutto coloro che spesso e volentieri di autodefiniscono persone normali e perbene, quelle che avrebbero l’esclusiva dei posti a sedere in metropolitana a Milano, per intenderci. I media dovrebbero parlarne dalla mattina alla sera.
Siamo noi, persone che credono nell’uguaglianza degli esseri umani a prescindere da qualunque segno di distinzione, che dobbiamo oggi parlare di omofobia, gridarne la inaccettabilità e vergognarcene.


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Oggi è la giornata mondiale contro l’omofobia ma non aspettatevi che la cosa venga ricordata stasera al TG tra un Regina Coeli di Benedetto XVI e uno scudetto XVII della pazza Inter, come fosse una cosa importante come la giornata contro il fumo.
L’omofobia viene raccontata attraverso i suoi atti sui media ma solo quando serve per far risaltare la nostra “normalità” e la loro “”anormalità” e non viene mai chiamata con il suo nome.
Il resoconto mediatico degli atti omofobici è sempre usato come manganello metaforico contro le pretese di uguaglianza nei diritti civili delle persone omosessuali.

Avete sentito parlare dell’aggressione a mezzo spranga di due ragazze transessuali a Firenze, di recente? No, perchè probabilmente coinvolgeva “ragazzi perbene” e non si voleva turbare la tranquillità borghese delle famigliole. Inoltre, l’aggressione era rivolta all’auto delle ragazze, quindi è stata una ragazzata, come tante che accadono di notte quando i bravi ragazzi si annoiano e si va a molestare i diversi.

Avete però sentito oggi dell’aggressione mortale di due rumeni ad un pensionato napoletano.
Prima di agguantare le torce in fiamme ed avviarvi verso il campo rom, tranquillizzatevi. Il vecchio aveva avuto rapporti a pagamento con uno dei due ragazzini minorenni, quindi in questo caso il delitto successivo non è proprio un delitto, è frocicidio, quindi non costituisce reato. Non dicono chiaramente che i rumeni hanno fatto bene ad accopparlo ma il senso era quello. Chissà che non diano un paio di permessi di soggiorno in premio anche a loro.

Quindi, guai se i rumeni si azzardano a toccare le nostre donne (che noi normali preferiamo stuprare e picchiare in proprio) ma se vogliono divertirsi con qualche frocio glielo facciamo fare.
Insomma, l’omicidio, quando colpisce una persona omosessuale, è prima di tutto un atto di giustizia e di ristabilimento dell’ordine naturale delle cose, poi si vedrà.
In ogni caso, di atti di omofobia si parla sui media solo se ci scappa il morto, e il morto se l’è sempre cercata.
E’ così dai tempi di Pasolini, ammazzato per motivi politici in un’imboscata organizzata, ma per tutti “giustiziato” da un povero ragazzo che si era ribellato alle oscene richieste del vecchio maiale.

Ieri a Mosca, botte da orbi della polizia dell’amico Putin sui partecipanti al Gay Pride. Il vero maschio russo, comunista o no, non tollera lustrini e fronzoli. Gli amici li bacia sulla bocca ma non fatevi strane idee. In quel paese che il nostro premier womanizer considera uno dei più moderni, solo nel 1999 l’omosessualità ha cessato di essere considerata una malattia mentale e fino al 1993 era considerata un crimine.
Non è però che, oltre all’omofoba Russia, se in Iran e in altri paesi canaglia gli omosessuali li lapidano o li impiccano, noi possiamo considerarci migliori.
I paesi che consentono alle persone omosessuali di sposarsi e godere di semplici diritti che dovrebbero essere scontati per qualunque essere umano, come ereditare e subentrare nell’affitto dal proprio compagno, sono pochi e l’Italia non è certo messa bene, tra Dico, Pacs, ed altre leggi abortite per colpa degli abortisti cattolici di diritti civili.

Ho visto l’altro giorno il bel film di Gus Van Sant dedicato a Harvey Milk, il “sindaco di Castro Street”, attivista dei diritti civili e primo assessore gay della municipalità di San Francisco, ammazzato assieme al suo sindaco da un collega. Ho trovato interessante l’ipotesi, neanche tanto larvata, suggerita da Van Sant, che l’omicidio possa essere stato motivato dall’omosessualità repressa dell’assassino. Succede spessissimo. Chi non riesce a superare la paura (omofobia) della propria componente omosessuale si vendica sugli omosessuali uccidendoli, illudendosi con ciò di estirpare la vergogna, il peccato e soprattutto la tentazione da sé.
L’assassinio di Harvey Milk può essere considerato a tutti gli effetti un caso da manuale di omofobia. Basta leggere come andò il processo. Si cercarono tutte le possibili scusanti per l’assassino. Si tirò perfino in ballo l’abuso di junk food, di cibo spazzatura.
Nel paese che per molto meno ti frigge a 2000 volt, l‘omicidio a sangue freddo di due persone fu punito con una pena di sette anni e otto mesi di prigione.

L’orientamento sessuale di ciascuno di noi è il prodotto di una serie di variabili e casualità. Nessuno ha diritto di sentirsi superiore ad un altro solo perchè fa parte dell’orientamento ben accetto dal Potere e dalla Chiesa, perchè non vi è alcun merito nell’essere eterosessuale piuttosto che omosessuale.
L’omofobia è come il razzismo, come l’antisemitismo: un atteggiamento incivile.
Di omofobia non devono parlare solo gli omosessuali sui loro giornali, blog e volantini che non raggiungono mai la grande audience, ingozzata dalle fanfaluche dei media mainstream come un’oca all’ingrasso.
Il problema riguarda soprattutto coloro che spesso e volentieri di autodefiniscono persone normali e perbene, quelle che avrebbero l’esclusiva dei posti a sedere in metropolitana a Milano, per intenderci. I media dovrebbero parlarne dalla mattina alla sera.
Siamo noi, persone che credono nell’uguaglianza degli esseri umani a prescindere da qualunque segno di distinzione, che dobbiamo oggi parlare di omofobia, gridarne la inaccettabilità e vergognarcene.


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Oggi è la giornata mondiale contro l’omofobia ma non aspettatevi che la cosa venga ricordata stasera al TG tra un Regina Coeli di Benedetto XVI e uno scudetto XVII della pazza Inter, come fosse una cosa importante come la giornata contro il fumo.
L’omofobia viene raccontata attraverso i suoi atti sui media ma solo quando serve per far risaltare la nostra “normalità” e la loro “”anormalità” e non viene mai chiamata con il suo nome.
Il resoconto mediatico degli atti omofobici è sempre usato come manganello metaforico contro le pretese di uguaglianza nei diritti civili delle persone omosessuali.

Avete sentito parlare dell’aggressione a mezzo spranga di due ragazze transessuali a Firenze, di recente? No, perchè probabilmente coinvolgeva “ragazzi perbene” e non si voleva turbare la tranquillità borghese delle famigliole. Inoltre, l’aggressione era rivolta all’auto delle ragazze, quindi è stata una ragazzata, come tante che accadono di notte quando i bravi ragazzi si annoiano e si va a molestare i diversi.

Avete però sentito oggi dell’aggressione mortale di due rumeni ad un pensionato napoletano.
Prima di agguantare le torce in fiamme ed avviarvi verso il campo rom, tranquillizzatevi. Il vecchio aveva avuto rapporti a pagamento con uno dei due ragazzini minorenni, quindi in questo caso il delitto successivo non è proprio un delitto, è frocicidio, quindi non costituisce reato. Non dicono chiaramente che i rumeni hanno fatto bene ad accopparlo ma il senso era quello. Chissà che non diano un paio di permessi di soggiorno in premio anche a loro.

Quindi, guai se i rumeni si azzardano a toccare le nostre donne (che noi normali preferiamo stuprare e picchiare in proprio) ma se vogliono divertirsi con qualche frocio glielo facciamo fare.
Insomma, l’omicidio, quando colpisce una persona omosessuale, è prima di tutto un atto di giustizia e di ristabilimento dell’ordine naturale delle cose, poi si vedrà.
In ogni caso, di atti di omofobia si parla sui media solo se ci scappa il morto, e il morto se l’è sempre cercata.
E’ così dai tempi di Pasolini, ammazzato per motivi politici in un’imboscata organizzata, ma per tutti “giustiziato” da un povero ragazzo che si era ribellato alle oscene richieste del vecchio maiale.

Ieri a Mosca, botte da orbi della polizia dell’amico Putin sui partecipanti al Gay Pride. Il vero maschio russo, comunista o no, non tollera lustrini e fronzoli. Gli amici li bacia sulla bocca ma non fatevi strane idee. In quel paese che il nostro premier womanizer considera uno dei più moderni, solo nel 1999 l’omosessualità ha cessato di essere considerata una malattia mentale e fino al 1993 era considerata un crimine.
Non è però che, oltre all’omofoba Russia, se in Iran e in altri paesi canaglia gli omosessuali li lapidano o li impiccano, noi possiamo considerarci migliori.
I paesi che consentono alle persone omosessuali di sposarsi e godere di semplici diritti che dovrebbero essere scontati per qualunque essere umano, come ereditare e subentrare nell’affitto dal proprio compagno, sono pochi e l’Italia non è certo messa bene, tra Dico, Pacs, ed altre leggi abortite per colpa degli abortisti cattolici di diritti civili.

Ho visto l’altro giorno il bel film di Gus Van Sant dedicato a Harvey Milk, il “sindaco di Castro Street”, attivista dei diritti civili e primo assessore gay della municipalità di San Francisco, ammazzato assieme al suo sindaco da un collega. Ho trovato interessante l’ipotesi, neanche tanto larvata, suggerita da Van Sant, che l’omicidio possa essere stato motivato dall’omosessualità repressa dell’assassino. Succede spessissimo. Chi non riesce a superare la paura (omofobia) della propria componente omosessuale si vendica sugli omosessuali uccidendoli, illudendosi con ciò di estirpare la vergogna, il peccato e soprattutto la tentazione da sé.
L’assassinio di Harvey Milk può essere considerato a tutti gli effetti un caso da manuale di omofobia. Basta leggere come andò il processo. Si cercarono tutte le possibili scusanti per l’assassino. Si tirò perfino in ballo l’abuso di junk food, di cibo spazzatura.
Nel paese che per molto meno ti frigge a 2000 volt, l‘omicidio a sangue freddo di due persone fu punito con una pena di sette anni e otto mesi di prigione.

L’orientamento sessuale di ciascuno di noi è il prodotto di una serie di variabili e casualità. Nessuno ha diritto di sentirsi superiore ad un altro solo perchè fa parte dell’orientamento ben accetto dal Potere e dalla Chiesa, perchè non vi è alcun merito nell’essere eterosessuale piuttosto che omosessuale.
L’omofobia è come il razzismo, come l’antisemitismo: un atteggiamento incivile.
Di omofobia non devono parlare solo gli omosessuali sui loro giornali, blog e volantini che non raggiungono mai la grande audience, ingozzata dalle fanfaluche dei media mainstream come un’oca all’ingrasso.
Il problema riguarda soprattutto coloro che spesso e volentieri di autodefiniscono persone normali e perbene, quelle che avrebbero l’esclusiva dei posti a sedere in metropolitana a Milano, per intenderci. I media dovrebbero parlarne dalla mattina alla sera.
Siamo noi, persone che credono nell’uguaglianza degli esseri umani a prescindere da qualunque segno di distinzione, che dobbiamo oggi parlare di omofobia, gridarne la inaccettabilità e vergognarcene.


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E adesso come faccio a scrivere un pezzo sull’ultimo bad trip vaticano su contraccezione, fiche radioattive, vesciche al fosforo bianco e piogge dorate all’acido fenico, dopo che fikasicula ha già detto praticamente tutto? Ci provo lo stesso, perchè l’argomento è troppo ghiotto.
Difficile credere che potessero avere veramente detto quelle cose, riportate con la solita nonchalance dai telegiornali abituati a mescolare tonnellate di maleodorante falsità con un pizzico di verità, a mo’ di grattatina di noce moscata. Le affermazioni erano talmente enormi che ho voluto controllarle alla fonte, l’Osservatore Romano, promosso sul campo autorevole rivista scientifica, anzi fantascientifica.
Era purtroppo tutto vero.

“In primo luogo, dimostra irrefutabilmente che la pillola denominata anovolutaria più utilizzata nel mondo industrializzato, quella con basse dosi di ormoni estrogeni e progestinici, funziona in molti casi con un vero effetto anti-impiantatorio, cioè abortivo, poiché espelle un piccolo embrione umano”.

Il pezzo esordisce con una colossale balla, una minchiata di dimensioni stratosferiche. Avrebbe fatto meno impressione affermare che gli asini volano ed atterrano abitualmente a Malpensa.
La pillola anovulatoria (non anovolutaria, che cazz’é?), bloccando il ciclo ormonale estro-progestinico, agisce a monte del meccanismo riproduttivo, impedendo l’ovulazione. Senza ovulazione ed ovulo che raggiunge la Tuba di Falloppio, non può esistere fecondazione, a meno che non si creda alla storia della immacolata concezione della Madonna. Nelle donne che assumono la pillola anticoncezionale, le ovaie sono poste a riposo, non portano a maturazione alcun ovulo, stanno ferme, immobili, come semafori.

“L’embrione, anche nei suoi primi giorni, è qualcosa di diverso da un ovulo o cellula germinale femminile. L’embrione ha una crescita continua, coordinata, graduale, di tale forza che, se non vi è qualcosa che glielo impedisce, finisce con l’uscire dal grembo materno in nove mesi disposto a divorare litri di latte.”

A parte l’immagine finale che evoca più il famoso “Baby killer” della saga gore cinematografica che un paffuto poppante, qui si confonde ovulo con embrione.
Quando il professor Flamigni venne a tenerci una lezione di riproduzione umana all’Università spiegò che su 100 ovuli fecondati (quindi senza uso di pillola e con il loro bello spermatozoo ben piazzato dentro) almeno il 60% andava normalmente a puttane, veniva cioè espulso senza che la donna potesse nemmeno accorgersene, ben prima che l’ovulo potesse impiantarsi nell’utero, nel corso della normale mestruazione. Il rimanente 40% che riusciva ad impiantarsi poteva diventare un tumore (esistono tumori maligni che generano dalla cellula totipotente), un bambino, due bambini o… nulla. Il tasso di aborto spontaneo in natura è altissimo. Questo per dire che non è vero che ogni uovo è destinato ad essere una vita.

Torniamo all’articolo firmato da Pedro José María Simón Castellví, presidente della «Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici», uno al quale troppi accenti hanno dato alla testa:

“Questo effetto anti-impiantatorio è ammesso dalla letteratura scientifica. Si parla persino senza pudore di tasso di perdita embrionale. Curiosamente però questa informazione non giunge al grande pubblico. Ne sono a conoscenza i ricercatori ed è presente nei bugiardini dei prodotti farmaceutici volti a evitare una gravidanza”.

Queste affermazioni sono una pura manipolazione basata sul falso assunto che la pillola “espelle un embrione”. Non c’è nemmeno un ovulo, come cazzo fa ad esserci un embrione? La suggestione poi che la verità venga celata da una oscura cospirazione demoplutolaicofemminista è argomento tipico della propaganda clericale più becera.
Ma ora viene la parte che definirei: “in Vaticano gira roba tagliata male”:

“Un altro aspetto interessante riguarda gli effetti ecologici devastanti delle tonnellate di ormoni per anni rilasciati nell’ambiente. Abbiamo dati a sufficienza per affermare che uno dei motivi per nulla disprezzabile dell’infertilità maschile in occidente (con sempre meno spermatozoi nell’uomo) è l’inquinamento ambientale provocato da prodotti della “pillola”. Siamo qui di fronte a un effetto anti-ecologico chiaro che esige ulteriori spiegazioni da parte dei fabbricanti.”

Qualcuno spieghi a questo pazzo misogino che le donne normalmente pisciano ormoni, non solo quelle che prendono la pillola. Penso addirittura che chi non usa la pillola e scodella un figlio all’anno sia notevolmente più inquinante di chi tiene i propri ormoni al minimo sindacale. L’articolo naturalmente usa anche lo spauracchio del cancro per spaventare e fare del terrorismo ginecologico.
Si tenga presente che quando don Pedro parla di infertilità, in fondo penso voglia dire omosessualità. Se in giro ci sono tante checche la colpa è delle donne che marcano il territorio pisciando estrogeni a ettolitri. Il messaggio quindi è sia omofobo che misogino.

“La cosa triste in tutto ciò è che, se si tratta di regolare la fertilità, non sono questi i prodotti necessari. I mezzi naturali di regolazione della fertilità (“Nfp” o Natural Family Planning) sono altrettanto efficaci e inoltre rispettano la natura della persona. (L’Osservatore Romano, 4 gennaio 2009)”

Come no, il mondo è pieno di bambini che si chiamano Ogino Knaus.


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E adesso come faccio a scrivere un pezzo sull’ultimo bad trip vaticano su contraccezione, fiche radioattive, vesciche al fosforo bianco e piogge dorate all’acido fenico, dopo che fikasicula ha già detto praticamente tutto? Ci provo lo stesso, perchè l’argomento è troppo ghiotto.
Difficile credere che potessero avere veramente detto quelle cose, riportate con la solita nonchalance dai telegiornali abituati a mescolare tonnellate di maleodorante falsità con un pizzico di verità, a mo’ di grattatina di noce moscata. Le affermazioni erano talmente enormi che ho voluto controllarle alla fonte, l’Osservatore Romano, promosso sul campo autorevole rivista scientifica, anzi fantascientifica.
Era purtroppo tutto vero.

“In primo luogo, dimostra irrefutabilmente che la pillola denominata anovolutaria più utilizzata nel mondo industrializzato, quella con basse dosi di ormoni estrogeni e progestinici, funziona in molti casi con un vero effetto anti-impiantatorio, cioè abortivo, poiché espelle un piccolo embrione umano”.

Il pezzo esordisce con una colossale balla, una minchiata di dimensioni stratosferiche. Avrebbe fatto meno impressione affermare che gli asini volano ed atterrano abitualmente a Malpensa.
La pillola anovulatoria (non anovolutaria, che cazz’é?), bloccando il ciclo ormonale estro-progestinico, agisce a monte del meccanismo riproduttivo, impedendo l’ovulazione. Senza ovulazione ed ovulo che raggiunge la Tuba di Falloppio, non può esistere fecondazione, a meno che non si creda alla storia della immacolata concezione della Madonna. Nelle donne che assumono la pillola anticoncezionale, le ovaie sono poste a riposo, non portano a maturazione alcun ovulo, stanno ferme, immobili, come semafori.

“L’embrione, anche nei suoi primi giorni, è qualcosa di diverso da un ovulo o cellula germinale femminile. L’embrione ha una crescita continua, coordinata, graduale, di tale forza che, se non vi è qualcosa che glielo impedisce, finisce con l’uscire dal grembo materno in nove mesi disposto a divorare litri di latte.”

A parte l’immagine finale che evoca più il famoso “Baby killer” della saga gore cinematografica che un paffuto poppante, qui si confonde ovulo con embrione.
Quando il professor Flamigni venne a tenerci una lezione di riproduzione umana all’Università spiegò che su 100 ovuli fecondati (quindi senza uso di pillola e con il loro bello spermatozoo ben piazzato dentro) almeno il 60% andava normalmente a puttane, veniva cioè espulso senza che la donna potesse nemmeno accorgersene, ben prima che l’ovulo potesse impiantarsi nell’utero, nel corso della normale mestruazione. Il rimanente 40% che riusciva ad impiantarsi poteva diventare un tumore (esistono tumori maligni che generano dalla cellula totipotente), un bambino, due bambini o… nulla. Il tasso di aborto spontaneo in natura è altissimo. Questo per dire che non è vero che ogni uovo è destinato ad essere una vita.

Torniamo all’articolo firmato da Pedro José María Simón Castellví, presidente della «Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici», uno al quale troppi accenti hanno dato alla testa:

“Questo effetto anti-impiantatorio è ammesso dalla letteratura scientifica. Si parla persino senza pudore di tasso di perdita embrionale. Curiosamente però questa informazione non giunge al grande pubblico. Ne sono a conoscenza i ricercatori ed è presente nei bugiardini dei prodotti farmaceutici volti a evitare una gravidanza”.

Queste affermazioni sono una pura manipolazione basata sul falso assunto che la pillola “espelle un embrione”. Non c’è nemmeno un ovulo, come cazzo fa ad esserci un embrione? La suggestione poi che la verità venga celata da una oscura cospirazione demoplutolaicofemminista è argomento tipico della propaganda clericale più becera.
Ma ora viene la parte che definirei: “in Vaticano gira roba tagliata male”:

“Un altro aspetto interessante riguarda gli effetti ecologici devastanti delle tonnellate di ormoni per anni rilasciati nell’ambiente. Abbiamo dati a sufficienza per affermare che uno dei motivi per nulla disprezzabile dell’infertilità maschile in occidente (con sempre meno spermatozoi nell’uomo) è l’inquinamento ambientale provocato da prodotti della “pillola”. Siamo qui di fronte a un effetto anti-ecologico chiaro che esige ulteriori spiegazioni da parte dei fabbricanti.”

Qualcuno spieghi a questo pazzo misogino che le donne normalmente pisciano ormoni, non solo quelle che prendono la pillola. Penso addirittura che chi non usa la pillola e scodella un figlio all’anno sia notevolmente più inquinante di chi tiene i propri ormoni al minimo sindacale. L’articolo naturalmente usa anche lo spauracchio del cancro per spaventare e fare del terrorismo ginecologico.
Si tenga presente che quando don Pedro parla di infertilità, in fondo penso voglia dire omosessualità. Se in giro ci sono tante checche la colpa è delle donne che marcano il territorio pisciando estrogeni a ettolitri. Il messaggio quindi è sia omofobo che misogino.

“La cosa triste in tutto ciò è che, se si tratta di regolare la fertilità, non sono questi i prodotti necessari. I mezzi naturali di regolazione della fertilità (“Nfp” o Natural Family Planning) sono altrettanto efficaci e inoltre rispettano la natura della persona. (L’Osservatore Romano, 4 gennaio 2009)”

Come no, il mondo è pieno di bambini che si chiamano Ogino Knaus.


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