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Berlusconi è uno che sale sul palchetto, nel 2009, a vent’anni dal crollo del muro di Berlino e del Comunismo e sbraita contro i comunisti, cioè contro qualcosa che non esiste più ed è morto e sepolto da vent’anni.
L’età, certo. I vecchi si fissano facilmente e tendono a ricordare più le cose del passato di quelle presenti.
Invece di sorridere e prendere la battuta “vi ho salvato dal comunismo” come appunto una battuta, come la solita sbroccata del vecchio fascistone anticomunista certificato ISO, i papiminkia pensano dica la verità, ci credono. Ossia entrano nel delirio di uno che, se vogliamo essere magnanimi, fa girare il disco rotto delle sue ossessioni e, se vogliamo essere cattivi, sulla storiella dei comunisti ci marcia da appunto vent’anni, per fare quattrini e soddisfare la sete di potere, unicamente grazie al contributo della congenita ignoranza storico-politica degli italiani.

Ieri leggevo questo versetto whatif papiminkia, postato su un social network:

“Berlusconi non sarà un santo ma il paese gli deve molto. La sua ascesa in politica ci ha salvato da un ventennio “rosso” che sarebbe stato inevitabile vista la scomparsa della DC e la debolezza dell’allora partito di Fini. Grazie Berlusconi.

Ribadiamolo. Il comunismo muore ufficialmente nel 1989. Vent’anni fa giusti giusti. Papi entrò in politica nel 1994, in un periodo di transizione tra il crollo della Prima Repubblica dove lui c’entrava con entrambe le scarpe, come amico pelosamente opportunista di Craxi il socialista, il quale favorì la sua ascesa indisturbata nell’Olimpo dell’imprenditoria televisiva e gli confezionò su misura la Legge Mammì, la madre di tutti i conflitti di interessi.
Il crollo di Craxi metteva in pericolo il privilegio acquisito da Berlusconi in società. Così Berlusconi, in un momento storico dove le bombe della strategia della tensione ricominciavano a scoppiare, questa volta per mano mafiosa, una Mafia che stava cercando disperatamente nuovi referenti politici per ampliare i suoi interessi economici, deve inventarsi qualcosa per restare a galla.
Riesuma quindi il pericolo del comunismo ufficialmente MORTO da cinque anni e, mettendo le mani nel fascistume vecchio e nuovo più becero e populista e ravanando nei liquami maleodoranti della vecchia politica, crea il miracolo italiano di un partito nuovo che puzza di vecchio. Anzi di cadavere. Grazie ai lustrini, alla profusione di figa mediatica, alle tette gonfiate a 2.8 delle ragazze del Drive In, gli italiani non hanno modo di accorgersi che lui li sta spaventando agitando un cadavere e non ne sentono nemmeno il fetore.

Sono vent’anni che Berlusconi gira le fiere di paese mostrando il cadavere del comunismo mummificato ad una platea che crede che il fantoccio sia ancora vivo e vegeto e in grado di nuocere. Ci sarebbe da studiare il fenomeno a fondo perchè qui non si tratta più di politica e di pura ignoranza ma di prestidigitazione, di illusionismo, di ipnosi collettiva.

Non importa se perfino gli ultimi brandelli di sinistra si sono autodistrutti come le astronavi nei film di fantascienza e non esistono più nemmeno come tracce albuminiche in Parlamento. Sono spariti perchè era inevitabile, essendo il Comunismo MORTO da vent’anni ed essendo la Sinistra congenitamente autolesionista e affetta da tendenze suicide. Bastava sedersi sulla riva del fiume e aspettare.
Per i papiminkioni invece è merito di Berlusconi. Si sa, se Silvio avesse parlato cinque minuti con Pilato, Gesù Cristo si sarebbe salvato e avrebbe aperto un circolo di Forza Nazareth. Il Berlusconismo è una perversione del pensiero what if (cosa sarebbe successo se).
“Ci ha salvati dal comunismo”. Proprio lui, uno che, se fosse venuto veramente il comunismo, per i suoi interessi avrebbe imparato a memoria il libretto rosso di Mao, avrebbe chiamato il figlio Yuri ed avrebbe rinominato il Milan “Stella Rossa Milano”.

Che cosa tiene incomprensibilmente assieme nello stesso consiglio dei ministri uno che con la bandiera italiana, lo ha già detto più volte, ci si pulirebbe le terga e chi la bandiera nazionale, l’inno nazionale, il nazionalismo li ha sempre avuti come cardini della propria ideologia politica tanto da usarli come simbolo in tutte le salse?

E cosa permette che dei nazirazzisti con il mito farlocco del “Nord” duro e puro facciano lingua-linguetta ogni giorno con esponenti del più profondo Sud, compresi personaggi più o meno presentabili e collusi con le consorterie, le mafie e i sistemi? Insomma, dimenticando la loro missione di lotta al terronismo?

Cosa, infine, permette ad un anticomunista che ha iniziato addirittura come “uomo di sinistra”, che si è iscritto ad ogni circolo e loggia possibili pur di diventare imperatore d”Italia di essere un paradosso della fisica, ovvero di essere capace di tenere assieme materia ed antimateria?
Il segreto è un solo e si racchiude in una parola: opportunismo.

L’Italia pare aver finalmente trovato una sua stabilità politica all’insegna del più puro e bieco opportunismo. Altro che illuminismo, eminence.
Non che l’opportunismo politico non esistesse ai tempi di Andreotti e Berlinguer, però allora non avresti mai e poi mai potuto confondere la destra con la sinistra. C’era perfino l’opposizione, pensate.

Oggi, ognuno applica il metodo del proprio particulare machiavellico e tira a campà. Cosa voglio ottenere? Questo e quello. Per ottenerli devo accompagnarmi a persone che non frequenterei mai volontariamente. Anzi, devo proprio dar loro il culo. Ebbene lo faccio senza alcun imbarazzo nè vergogna.
Aggiungiamoci il tornaconto in denaro e abbiamo anche il caro vecchio incentivo economico.
Abbiamo un presidente puttaniere ma è la politica che è puttana e puttane sono tutti i politici.
Compresi quelli dell’opposizione che, o fanno i contemplativi e non sono quindi meno sporcaccioni, o reggono il moccolo.
Qualcuno che osserva questo panorama desolante ancora riesce a scandalizzarsi, come succede quando vedi certi numeri estremi nei film porno e ti chiedi: “Ma come faranno?”
Loro invece non conoscono la vergogna. Fanno tutto, basta pagarli. Ogni tanto si trova una prostituta che rifiuta certe pratiche. I politici di oggi no. Amano tutti i canali e non hanno mai fretta. Non rifiutano nemmeno il bacio alla francese e, ovviamente, fanno tutto senza guanto.

Prendiamo per primi i leghisti.
Negli anni novanta consideravano Berlusconi un mafioso. Ogni giorno pari chiedevano al Berlusconi mafioso conto delle origini delle sue fortune. I giorni dispari si chiedevano anche se non si fosse venduto agli aborriti mafiosi del Sud, contaminando il Nord con gli interessi delle cosche. E’ tutto vero, basta rileggere i vecchi numeri della “Padania”.
Bossi, il padre di Renzo, cioè, era il più scatenato. Oggi non parla più di mafia e non per colpa dell’ictus. Anzi, il suo ministro degli opportunismi interni è capace di dire che praticamente, grazie al governo Berlusconi, la mafia è sparita. Davvero, gli hanno sequestrato una mappata di conti correnti con qualche milione di euro, hanno arrestato qualche boss e credono di aver tagliato le gambe a ‘O Sistema.
Silvio ha detto loro, certamente in uno degli stage settimanali per aspiranti opportunisti: “Andate lì e sparatele grosse. Tanto nessuno controlla e i giornali e le tv sono cose nostre”.
Oltre al mafioso Berlusconi, i leghisti di una volta ce l’avevano anche con i fascisti. Ora, a parte gli aennini che sono riusciti a smettere e quelli in via di disintossicazione completa dalla scimmia fascista, ogni tanto ai leghisti tocca frequentare anche personaggini più hard, tipo Forza Nuova.
Nessun problema, si fa anche quello. Si sta così bene a Roma Ladrona seduti su quelle poltrone così comode e a 13.000 euro di marchette al mese.

Gli ex fascisti ora. Sono disposti a frequentare i leghisti, che con quella menata della Padania e della secessione fanno venire un prurito al manganello nazionalista… Tuttavia bisogna trattenersi ed ingoiare. Dopo sessant’anni di quarantena essere di nuovo al potere è una cosa troppo eccitante. Poter parlar male della Resistenza, andare in giro liberamente con l’anticomunismo di fuori. Una goduria. Se dobbiamo frequentare quei matti della Lega, pazienza.
Tanto, basta dire che sono personaggi pittoreschi, che quando dicono che si ficcherebbero la bandiera nel didietro stanno solo scherzando. E’ satira, cazzo! Non capite la satira?

INTERMEZZO MUSICALE

Con tutto il rispetto per il “Va pensiero”, tra l”inno di Mameli e questo, con la sua tiritera “poveropiero, poveropiero, poveropiero…” in crescendo, non è che stiamo parlando delle armonie immortali di Ludovico Van o Amadeus Mozart. Non ci capisce poi perchè tanta fascinazione per un pezzo che non è affatto cosa padana ma una roba dal sapor mediorientale, in quanto a significato. Ah, forse perchè l’ha scritta VERDI, come le camicie? Visto che piace il Peppino, e visti i tempi da lupanare, non sarebbe più adatto “questa donna pagata io l’ho” dalla Traviata?

FINE INTERMEZZO

Ed ora veniamo al fisico dell’impossibile, al paradosso vivente, all’uomo capace di tenere assieme nazionalisti e secessionisti.
Il suo vero merito, lo suggerisco a chi ne scriverà la biografia postuma, sarà quello di aver portato l’opportunismo a vette mai raggiunte prima in Italia e di averne contagiato il paese fin nelle più piccole unità. L’opportunismo di politici alcuni mediocri ed altri disonesti che si sono riciclati in quella immensa Isola Ecologica che è il Sistema Berlusconiano della Politica, con quotidiani salti della quaglia, hop! di quà, hop! di là. L’importante è esserci, arricchirsi da vomitare e non vergognarsi di nulla nell’immenso puttanaio del “io do una cosa a te e tu dai una cosa a me”. Clientelismo, mimandapiconismo sfrenato, perfino l’assistenzialismo elevati a doti di governo. Con gli italiani che battono le manone e gridano “Bravi! questa si che è nuova politica. Lasciatelo lavorare. Lui almeno sa fare qualcosa”.

Leggete quell’horror alla Stephen King che è “Papi“. La prossima volta che guardate una fiction, una qualunque, capirete il perchè quella biondona e quella brunetta così cagne che non sarebbero andate bene neppure per uno spot pubblicitario di cibo per cani hanno avuto la parte da protagonista: perchè l’hanno data. A chi, potete immaginarlo.
Anche qui, basta non far mancare l’ingrediente che condisce l’opportunismo e lo rende così saporito: la menzogna. Le signore che l’hanno data a Silvio non lavorano in Raiset per quella cosa lì ma perchè bisognava riparare un’ingiustizia. Non le facevano lavorare perchè erano di destra.
Capite? Oltre al danno, la presa per il cosiddetto.

E’ sempre più inspiegabile come la Chiesa tolleri questa sfacciata spudoratezza, questo ciarpame di ipocrisia e non faccia roteare le scomuniche in stile ninja contro il responsabile di tutto ciò.
Ma già, credevate che Oltretevere avessero gli anticorpi contro il virus dell’opportunismo?

Gli italiani poi, pur di non far funzionare il cervello ed evitare di occuparsi di politica, quindi per opportunismo, sono disposti a farsi governare da inquisiti, concussi, mafiosi, razzisti, fascisti, corpivendole et similia. Soprattutto da gente che non ha alcuna idea della politica. Esattamente come i suoi elettori.


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