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Gli italiani non lo sanno o non lo vogliono sapere ma quando hanno sposato B. tanti anni fa mettendo quella maledetta croce, da bravi analfabeti, sul suo nome, lo hanno fatto con un rito che escludeva il divorzio e perfino la separazione legale. In compenso, con il vincolo matrimoniale, esteso purtroppo anche a tutti gli invitati alle nozze, ai fotografi, al prete, ai cuochi e camerieri del banchetto, tutti costoro cedevano a lui, oltre alla loro dignità, agli imeni ed ai muscoli sfinterico-anali delle figlie minorenni, anche i loro patrimoni fatti di sudati risparmi.

Provate però in questi giorni a far notare ad un vostro connazionale, che sicuramente se ha qualche soldo in banca lo ha, come me, investito in titoli di stato, che quel criminale, attaccato al potere per difendere il suo tesssoro, è disposto a mandarlo in rovina ed altri milioni di persone con lui, senza rimorsi. Niente.
Provate a fargli entrare in quella testaccia di italiano di merda che al suo premier non gliene frega un beneamato del default dell’Italia perché, tra l’altro, quelle metastasi dei suoi figli lo spingono a resistere per non perdere l’eredità. Tale il padre, peggio i figli. Niente, nessuna reazione.
A fargli capire che la grande vittoria di B. sarà quella di fallire non prima di aver depredato fino all’ultimo centesimo un intero paese senza che questo potesse difendersi, legato a vita al proprio carnefice. Per stupidità, immoralità e vigliaccheria.

In un paese sano di mente questa mattina ci sarebbero dovute essere le piazze piene dei risparmiatori a gridargli: “Dimettiti subito, bastardo, che ci mandi in rovina!”. Viste le perdite in Borsa e il disastro causato dal suo non voler mollare l’osso, nonostante i segnali inequivocabili dei mercati, qualche imprenditore o la Marcegaglia a nome di Confindustria, invece di birignaolare di crescita e baratro potrebbero denunciarlo per danni. Migliaia di citazioni. Altro che De Benedetti. Roba da sostituire tutte le sue televisioni con i monoscopi.
Anche la politica, dal canto suo, potrebbe agire finalmente. L’opposizione potrebbe sfiduciarlo subito e Napolitano, bioparco, potrebbe sciogliere quelle maledette Camere di parassiti dichiarando l’emergenza nazionale e facendolo arrestare per attentato alla Costituzione. Nello Zimbabwe lo avrebbero già fatto.

Non lo fanno perché lo temono. Ne sono tutti terrorizzati. Si cacano sotto. Sono una manica di vigliacchi. Temono l’imbonitore televisivo di pentole, il puttaniere, il pagliaccio, l’impresario d’avanspettacolo, il barzellettiere sconcio. Temono Kaiser Soze.
Ne avete tanta paura? E che può farvi? Può mettere forse qualche bomba in uno stadio, far saltare una stazione con il C4? Oppure può fare un golpe militare con le sue zoccole travestite da marines? Oppure pensate che sia inamovibile perché l’impero lo sta usando contro di noi per motivi suoi e la CIA lo protegge? O che abbia dietro di sé la Mafia, l’esercito o chissà quale potere tremendo, forse il fottuto diavolo in persona?
Se è così allora è giunto il momento di dirlo. Di parlar chiaro e dire: “Non lo si può cacciare via per questi gravissimi motivi, perché ha promesso di spedirci le teste dei nostri figli per posta se non facciamo come dice lui”.

Che siamo un paese di merda, con un popolo di vigliacchi come questo che si lascia massacrare senza reagire, è vero ogni giorno di più.
Lui e i suoi vogliono andare alle urne. Nonostante i costi improponibili, nonostante pare gli italiani non sarebbero più disposti a votarlo, dicono i sondaggi (ma non ne sarei così sicura). Se vogliono andare al voto nonostante i sondaggi sfavorevoli, staranno pensando sicuramente a qualche broglio, ad un colpo di mano finale. 

La verità è che non ci sarà mai niente che ci libererà di lui a parte la morte. Finchè morte non ci separi.
Tutti lo sanno ma non hanno il coraggio di dirlo. Hanno paura di evocarla, la signora. Forse anche lui lo sa e sta sfidando qualcuno in un gioco al massacro, in un redde rationem dove potrebbe lasciarci le gorge come il suo defunto amico beduino.
Speriamo allora che urne siano ma cinerarie.

B. in Jabba look


Franceschini: “Perdono pezzi. Ogni voto di fiducia calano di 1, di 2 o di 3.″  (Oggi)
Bersani: “In ogni caso maggioranza diminuisce.”  (Oggi)
Fassino: “Ci arriviamo, ci arriviamo…” (Molto tempo fa, in risposta a Piero Ricca che gli chiedeva quando avrebbero fatto la legge sul conflitto di interessi.”

Avete ascoltato la bella tempra volitiva e decisionista della dirigenza piddina. Prima o poi, tra un centinaio di votazioni di fiducia e molti altri mesi o anni di agonia, qualche altro pezzo di intonaco della maggioranza cadrà. Lasciamo fare alla deriva dei continenti, ai movimenti carsici ed al bradisismo, magari ad un bel 7° Richter indipendente dalla nostra volontà. E poi c’è sempre la Commare Secca, non c’è nessuno di eterno. 
Loro tirano a campa’, non hanno mica fretta.  Più tempo ci vuole e meglio è, perché adesso come adesso non sarebbero pronti, forza, capìtelo. Meglio attendere, tergiversare, continuare a fingere l’orgasmo al pensiero della caduta di questo governo infame ma non fare nulla di concreto per farci godere veramente abbattendolo. Al limite, invece di quell’Aventinello idiota di ieri, metterne in atto uno vero oggi, togliendo al governo la possibilità di ottenere una votazione valida. Un segnale di vita, di volontà, di azione, perdio. Mettergli paura e lasciarlo solo con le sue baldracche di entrambi i sessi a contare un numero legale che non c’è. 
Ma figurati se quei pallemosce nati dall’incrocio tra la sacrestia e la casa del popolo, quei doncamillopepponi si sarebbero mai presi una responsabilità in vita loro. Anche oggi Miss Bindy si infuria – è una mania – e piagnucola: “I radicali sono entrati prima di ricevere il messaggio che chiedeva ai nostri di farlo.” Se non è capace, da presidente del PD, di concordare i tempi tecnici, cazzi suoi. E pensate che lei, 
Capìtelo una volta per tutte, o illusi PDofili. L’opposizione dei D’Alema, del gemello B. senza capelli e di Suor Germana Furiosa – che pure, in confronto agli altri compagni del partito, in quando ad attributi, è Chuck Norris – non ha alcun interesse a far cadere B. Lo salveranno sempre, se lo coccoleranno facendo finta di essere degli adorabili pasticcioni che, poffarbacco, si sono impapocchiati sulle cifre, perché senza di lui sono fottuti anche loro. E il bello è che voi, amici miei, li votate da secoli perché se no vince B.
Una delle favole di Nonno Caimano, raccontate ai bimbiminkia che ci credono

Poer nano caimano, cominicia a farmi seriamente pena. Lo sottopongono quotidianamente alla tortura, ad una sorta di waterboarding politico. Appeso per i piedi, gli fanno fare dentro e fuori dal pentolone di acqua bollente dove hanno già deciso da tempo di bollirlo, prima di servirlo su un bel piatto d’argento con ghirigoro di maionese, limone in bocca e carota dall’altra parte.
Un giorno sembra che la sua adorata impunità totale, compreso il lavacro dal peccato originale, siano ad un passo dall’essere conquistati; poi il verricello ricomincia a cigolare e lui si ritrova ad un pelo dall’acqua con l’asfalto che già gli si fonde in testa. Come l’altro giorno quando, dopo aver festeggiato per l’appoggio inatteso di alcuni finiani sulla retroattività del Lodo Alnano, con la salvezza già a portata di mano, Napo presidente capo (che fa parte del piano) ha  detto a bruciapelo anzi, a bruciasquama, che del Lodo Alnano lui non ha bisogno. Quindi se non ne ha bisogno Napolitano, rimane solo uno che potrebbe avvantaggiarsene. Indovinate chi?

Poveraccio, gli stanno disegnando dei pupazzetti sulla schiena ma lui non se ne accorge più. Siamo oramai al vilipendio di cadavere politico, al senectus di un wannabe uomo della provvidenza in pieno marasma che addirittura arriva a negare anche se stesso: “Ma io il Lodo non l’ho mai chiesto!”, ha sbugiardato a giornali unificati poco dopo.
Domani dirà che non ha mai detto che lui il Lodo Alnano non lo voleva, poi negherà la negazione e via all’infinito, fino al disfacimento totale dell’ultimo dei suoi neuroni e dei nostri cabbasisi.

E’ ormai chiaro a chiunque non sia cieco che è in corso una guerra di logoramento tra chi, come lui, vorrebbe disperatamente restare a galla per salvarsi dall’appuntamento con la giustizia e chi conosce i tempi della politica e li applica in modo spietato, fregandosene di chi grida al tradimento, per un unico motivo: gli italiani non hanno ancora capito abbastanza chi è Berlusconi, non ci hanno ancora sbattuto bene la faccia e se si andasse alle elezioni sarebbero capaci di votarlo ancora. Quindi ci vuole tempo, bisogna lavorarlo bene al fegato, spingerlo nell’angolo, obbligarlo ad esagerare, a tentare il golpe, a dimostrare al mondo intero che è solo un avventuriero che ha preso in ostaggio una nazione e non chiede solo un aereo e dieci milioni in contanti nella valigetta prima di scappare alle Bahamas, ma vuole distruggere l’Italia facendone saltare in aria la Costituzione. Se questo eversore megalomane non avesse in mano i media che raccontano agli italiani che lui è un grand’uomo e il più grande statista dell’umanità, lo potremmo vedere come lo vedono all’estero: una zeppa, un intralcio, un doloroso foruncolo sul culo dell’Italia.

Non c’è bisogno di un cervello da Einsten per capire che non è possibile liberarsi facilmente di Berlusconi, che gode tuttora del consenso popolare (il cui calo non è ancora sufficiente a disarcionarlo) e che ha in mano i media gentilmente regalatigli dall’opposizione con i quali può spacciare qualsiasi patacca falsa in prime time grazie ai suoi volonterosi pallisti. Ecco perchè non ci vuole fretta.

Basta anche un cervello AB normal per capire che i poteri forti, i colleghi confindustriali, il potere imperiale e chiunque conti nel mondo lo stanno abbandonando sull’iceberg alla deriva.
Se ci fate caso, gli unici che lo sostengono ancora e sbraitano tanto sono i Cicchitto, le Gelmini, le Carfagne, i Bondi, i DottorBertolasi, i bellocci di partito, gli yesmen e yeswomen miracolati sulla via di Arcore che, senza di lui, non esisterebbero nemmeno e che un giorno sono destinati a sparire come neve al sole come le Anja Pieroni dell’epoca di Craxi. Il loro pianto assomiglia a quello delle badanti al funerale del vecchietto. Disperate perchè sanno che hanno perso il posto di lavoro.

Gli unici che non hanno ancora capito il gioco che si sta giocando in Italia attorno alla demolizione controllata del berlusconismo, eseguita con cura e spiazzando carica dopo carica con tanta pazienza, per evitare di portarsi dietro anche i palazzi accanto, sono i Piddini e purtroppo i loro sostenitori. 
Secondo loro, se un giorno Fini appoggia il Lodo Alnano e il giorno dopo no,  non è perchè Fini sta giocando una partita a scacchi e non a rubamazzetto ma perchè Fini non è serio, è un traditore, non ci si può fidare. Lo avevamo detto noi.
Parlano quelli che già dai primi anni novanta giurarono nelle mani di Berlusconi di non toccargli le televisioni. Quelli che gliele hanno lasciate quando hanno governato e che hanno affossato due volte (una pareva poco) uno dei pochi uomini politici in grado di non farci vergognare fino al midollo all’estero, Romano Prodi, con l’unico risultato di regalarci altri due governi con le Carlucci e gli Angelino.
Oggi il quasicalvo Bersani dice, con il tono da preanestesia, che “gli italiani spazzerebbero via il Lodo Alnano con il referendum”. Muhahaha!
Ma se gli italiani non vanno più a votare per i referendum da secoli perchè rimangono a casa a guardare le televisioni del nano che gli raccontano che il referendum è fatto dalle toghe rosse invidiose di Berlusconi che lo vogliono sbattere in galera perchè lui ha un mucchio di figa e loro no! ‘A Bersa’, ma ce fai o ce sei?

E questo sarebbe il leader dell’opposizione? Un’opposizione che si illude di vincere gettando nell’arena con i leoni Nichi Vendola. Non perchè Vendola sia bravo ma perchè bisogna convincersi che lo sia. Perchè vogliamo giocare ad essere un paese normale talmente evoluto da eleggere un premier gay dimenticando la merda fascioleghista spalmata su tutto il territorio nazionale che i gay li brucerebbe volentieri nei forni e che  rivoterà Berlusconi per non votare un frocio comunista.
Quell’opposizione che vive nel mondo delle nuvole e dei sogni veltroniani a happy ending e che ne riesumerà il cadavere (di Veltroni) per mandarlo a perdere per l’ennesima volta le elezioni a colpi di maanche.
Perchè non ci si può fidare di Fini. Di D’Alema e Bersani si, invece.

“… Innovazione della sua proposta programmatica, che deve assumere con coraggio l’obiettivo di battere tutti i conservatorismi, compresi quelli, palesi ed occulti, di centrosinistra, ponendo al centro il tema della democrazia decidente, attraverso le necessarie riforme istituzionali ed elettorali: rafforzamento dei poteri del premier e di quelli di controllo del Parlamento, regolazione del conflitto d’interessi, norme contro la concentrazione del potere mediatico e il controllo politico della Rai, differenziazione delle camere, riduzione del numero dei parlamentari, una legge elettorale, come si legge nel documento approvato dall’Assemblea nazionale del Pd del maggio scorso, “di impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali”, insieme a norme sulla democrazia di partito e ad una regolazione delle primarie per le cariche monocratiche. Naturalmente con la preoccupazione, in materia di riforme delle grandi regole della democrazia, di definirne gli aspetti più specifici alla luce di una esigenza di ampio coinvolgimento politico tra le forze democratiche interessate a costruire una nuova fase politico-istituzionale del Paese.
(Weltroni Valter, ex sindaco, ex segretario, ex tutto. “Un PD grande e aperto, per cambiare l’Italia.)

Ma l’avete sentito? L’avete letto il Piano di Rinascita del Partito Democratico dal titolo vagamente porno di colui che è riuscito a consegnare Roma nelle mani di Alemanno e l’Italia in quelle di Berlusconi in sole tre mosse e che, non ancora pago, si adopera per far rivincere le elezioni al nano, si dovesse andare presto al voto?
“Rafforzamento dei poteri del premier MAANCHE regolazione del conflitto di interessi.” MA VA???
Che Cialtroni abbia ancora il coraggio di parlare di soluzione del conflitto di interessi è il colmo. Ci piglia pure per i fondelli, l’ex ragazzo. Il bello è che non c’è nessuno che vada alle loro feste del Piddì ad irrorarli con un bel cannone sparaneve caricato a materia fecale. A dir loro in faccia che sono una manica di traditori. Più traditori loro a sinistra di cento Fini a destra. Collaborazionisti dei figli di Pétain.

Uno come Veltroni, uno che è stato trombato in tutti i modi, più di una pornostar in una gang bang, in qualunque altro paese starebbe a coltivare bulbi in giardino, a portar fuori i cani e a leggere il giornale al bar. Invece in Italia, lui e gli altri squallidi personaggi che okkupano l’Opposizione, sono sempre in auge. Ti illudi di essertene liberato, di averli esportati in Africa come rifiuti tossici e invece ritornano. Con le democrazie decidenti, l’ampio coinvolgimento e l’impianto maggioritario.
Ritornano, o meglio gli viene permesso di ritornare, fondamentalmente perchè l’elettore del Partito Bestemmia è abituato a votarli perchè crede di non poter fare altrimenti e loro ci marciano. “Non vorrete mica far vincere Berlusconi!”, vi spaventano. E di fatto Berlusconi, con loro, vince. Se per sbaglio vincono loro fanno di tutto per farlo ritornare. Ovviamente guardandosi bene, le rare volte che governano, di fare una legge che potrebbe danneggiarlo.
Mentre l’elettore crede di aver contrastato Berlusconi votando Bersani, D’Alema e soci, questi in realtà corrono sempre in suo soccorso e, tanto che ci sono, ci si comprano perfino le banche e le barche. Se l’elettore è un po’ sfiduciato gli sventolano davanti Svendola. Il nuovo, il cambiamento. No, davvero, un’opposizione così negli altri paesi se la sognano.
Ora che tutti i sondaggi, perfino quelli addomesticati delle amorevoli badanti lo danno in declino, che i poteri forti scalpitano per eliminarlo dal gioco della politica e perfino gli oroscopi remano contro, arriva in soccorso del nano imbellettato il meglio che ci sia: i corpi speciali, le teste di cuoio, i marines, insomma la cavalleria Veltroniana.

Naturalmente con la preoccupazione di vicesindaco, in materia di riforme di pentolone delle grandi regole della democrazia, di definirne gli aspetti più specifici alla luce di una supercazzola prematurata di ampio coinvolgimento politico con scappellamento a sinistra tra le forze democratiche interessate a costruire e stuzzicare una nuova fase politico-istituzionale in tre ma anche in due del Paese.

Caro Sveltroni, la tua metafora è perfetta. Tu sogni un PD grande e aperto. Per fotterlo meglio.

Per me il PD potrebbe anche darsi fuoco. Ad ogni modo, se proprio vogliono dieci progetti, dieci punti per costruire un’alternativa al nano, ecco i miei. Glieli regalo, al sor Bersani.

Via
la
Dirigenza
che
da
anni
inciucia
con
il
nano.

Il suo nome è Gianfranco Fini. Ne sono ancor più convinta dopo aver ascoltato stasera il commento a palle mosce di Pierluigi Bersani, colui che in teoria dovrebbe fare l’Opposizione in Italia, a margine del resoconto degli stracci della libertà che sono volati nel Gran Consiglio del Berlusconismo in questo quasi 25 luglio.
Bersani, concentrandosi più sull’epifenomeno “rissa” che sulla sostanza delle cose, ovverosia le rivendicazioni di legalità, difesa dell’unità nazionale e della democrazia di Fini, dimenticandosi che sono temi che doveva portare avanti LUI assieme a quei cazzoni del PD, ha parlato in generale di “spettacolo indecoroso” confondendo Fini con Berlusconi, cioè uno che parlava da persona sana di mente e con lucidità di cose concrete con un vecchio miliardario squilibrato agitato sulla sedia da un delirio di lesa maestà.
Invece di tendere una mano a Fini ed ammettere che non si poteva che condividere il suo intervento odierno anche perchè, volenti o nolenti, una volta tolto il disturbo Berlusconi, è con lui che bisognerà fare i conti, Bersani si illude che cada il governo, si torni alle urne e gli italiani, ormai assuefatti alla destraccia berlusconiana, improvvisamente si mettano a votare sinistra, o quella specie di sinistra che rappresenta. Dice: “Finchè governano loro non si faranno le riforme”. Bravo Bersani, come al solito non hai capito un cazzo.

Non so se ci si renda conto veramente di ciò che ha fatto Fini oggi. Del coraggio, bisogna dirlo, che ha dimostrato.
Riassumendo per sommi capi, ha detto in faccia a Berlusconi che deve accettare il dissenso interno al partito. Sembra una cavolata ma ricordiamoci che di fronte aveva il ducetto di Arcore. Colui che si esalta della ola di un manipolo di troiette prezzolate.
Fini ha definito lo strapotere di costui, risultando fin troppo gentile, “centralismo carismatico”. Ha ricordato al ducetto l’uso criminoso che fa dei suoi giornali in funzione antidissenso, gli ha ricordato che il tradimento proviene più sovente da coloro che leccano piuttosto che da coloro che criticano costruttivamente. Chissà a quanti avranno fischiato le orecchie in platea?
Lo ha punzecchiato sulla questione liste nel Lazio facendo capire a buon intenditor che quella “dei radicali violenti e del complotto dei giudici cattivi” è stata più probabilmente una montatura fatta per tentare di vincere facile con qualche trucchetto. Insomma ha insinuato che sia stata una sceneggiata. Mica pizza e fichi.
Ha citato Giovanni Falcone. Come bestemmiare in chiesa, di fronte a tanti stallieri o aspiranti tali.
Ha chiesto conto al ducetto della sua accondiscendenza verso tutte le richieste della Lega, anche quelle più assurde.

Già, la Lega. Come non essere d’accordo con il Fini che si domanda se il federalismo non sia una cosa che non ci possiamo permettere , data la attuale congiuntura economica? Che abbia senso promettere solo tagli alle tasse e facile ottimismo quando invece sono i sacrifici che bisogna chiedere alla gente per ripianare il debito? Che si chiede perchè si debba cedere alle richieste di chi vorrebbe calpestare la dignità delle persone solo perchè sono extracomunitarie?
Certo, qualcuno dirà che Fini ha firmato la legge Bossi-Fini, che è stato corresponsabile di tutti gli atti del governo attuale e degli altri precedenti di centrodestra. Chi lo nega?
Però se oggi esce allo scoperto è perchè obiettivamente non si può pretendere che un uomo di destra accetti passivamente che un gruppo di cialtroni ignoranti della storia del loro paese si permettano di definire l’Unità d’Italia un anniversario che non ha motivo di essere festeggiato.
A pensarci bene non è questione di essere di destra. Qualunque italiano oggi ha il dovere di essere con Fini contro la Lega sfascianazione. Lega che ha mano libera solo perchè ha promesso al vecchio squilibrato di aiutarlo a morire impunito, dopo avergli dato del mafioso per anni.

La legalità, appunto. Vi sembra poco che si sia tentato, da parte di Fini, di difenderne il primato? Di ricordare al ducetto che il processo breve, che lui ha chiamato più correttamente la “prescrizione breve” era una porcata visto che avrebbe mandato impuniti migliaia di potenziali colpevoli? Non è degno di encomio il continuo richiamo di Fini all’Europa, continente al quale dobbiamo disperatamente aggrapparci se non vogliamo affrontare una fatale balcanizzazione sempre per colpa dei magnapolenta?

Mentre lo ascoltavo oggi mi tornava in mente la sua faccia impietrita immortalata dalle immagini televisive quando Berlusconi, in pieno parlamento europeo, recitò la guittata di Schultz e i Kapò. Allora Fini avrà pensato di aver visto il fondo dell’abisso. Invece da allora Berlusconi è, se è possibile, peggiorato. Ribellarsi alla sua follia, allo sfascio totale del paese che ha in programma è il minimo che un politico serio possa fare. Fini ha solo dimostrato di non voler seguire il pazzo nei suoi deliri. Vi pare poco?

Che Bersani non comprenda in pieno la portata della rottura di Fini nei confronti della deriva dittatoriale del berlusconismo più spetasciato non rattrista nemmeno, fa solo rabbia. La rabbia di chi vede un potenziale enorme in termini di capacità di opposizione sprecato nelle mani di incapaci che rimarcheranno che comunque Fini è un ex fascista. Certo, ce ne fossero di ex comunisti con altrettanta lucidità. Lì in platea, tra i papiminkia più sfegatati, c’era un ex comunista: Sandro Bondi.

In un paese dove il coraggio è merce rara e la vigliaccheria pretesca ha avuto gli onori della più alta letteratura, il dissenso esternato da Fini oggi mi è parsa una cosa importantissima, da salutare addirittura con un fragoroso applauso. Ma tutto questo Bersani, come Alice, non lo sa.

“L’ossessione per la televisione”, titola questa mattina su Repubblica il suo pezzo Curzio Maltese. Dove si parla di Berlusconi che si sbatte dalla mattina alla sera, tralasciando di pensare ai problemi del paese che ama – ma questo si sapeva, per controllare che non scappi un venticello a lui contrario dagli schermi televisivi. E perchè? Perchè le televisioni contano, eccome se contano e come la serva servono, come ben sa lui che di televisioni e propaganda se ne intende. Anzi, forse è l’unica cosa di cui si intende davvero, a parte la Teoria della Menzogna di cui è gran maestro supremo e cintura nera.
Già, che la televisione possa influenzare l’opinione dell’elettorato di paranza si, ma purtroppo più numeroso, con la conseguenza di mandare un potenziale dittatore al governo, andatelo a dire alla cosiddetta “opposizione” del piddì che dice sempre “ci arriviamo” quando le ricordano la sconcezza del mancato argine legislativo al mostruoso conflitto di interessi di Berlusconi.
Gli inetti del piddì hanno governato ben due volte negli ultimi anni e se siamo giunti a questo livello di oscenità mediatica à la Dimezzolini e di corruzione di ogni organo di controllo democratico del pluralismo è solo colpa loro. Si perchè almeno quando salì al trono Prodi l’ultima volta, seppure a spinte, la allora dirigenza RAI nominata in precedenza da Berlusconi affinchè presidiasse il fortino del servizio pubblico con il coltello tra i denti avrebbero potuto cacciarla a calci in culo, con la scusa che era cambiato il governo e quindi gli equilibri politici. Invece no. Misero il descamisado Riotta al TG1 a far finta di parteggiare per la sinistra. Uno che il primo giorno da direttore esordì con un’intervista a pelle di leone a Henry Kissinger, figuriamoci, e continuò dicendo male del governo un giorno si e l’altro pure, per far vedere quanto era libero di criticare il governo. Per buon peso, ai piani alti della RAI, i piddini lasciarono tutti B-Men di provata fedeltà al padrone.

Scusate se insisto ma la chiave dell’attuale porcaio sta tutta nel “Berlusconi lo sa fin dal ’94 che non gli avremmo toccato le televisioni.” Bisogna continuare a citofonare Violante e Fassino, a scampanellare ben bene la nostra indignazione. Credo, tra l’altro, sia l’unica promessa mantenuta dalla classe politica italiana in duemila anni.
Vergogna, vergogna, vergogna. Collaborazionisti, come ho titolato il box qui a fianco ad imperitura memoria con il filmato che ogni elettore democratico dovrebbe portare sul telefonino nel caso avesse bisogno di liberarsi lo stomaco.

Non paghi di aver lasciato che il fiume berlusconiano tracimasse ed inondasse ogni mezzo di informazione con il suo putridume di corruttela, prostituzione e lenocinio, mettendo a repentaglio una cosuccia come la nostra sudata democrazia, conquistata anche grazie al sangue dei loro genitori, i figli degeneri ora hanno il coraggio di venirci a chiedere un voto alle regionali.
E’ partito il solito ricatto. Non vorrete mica far vincere Berlusconi? Bisogna andare a votare. Sottotitolo: per noi che siamo l’Opposizione. Ma davvero?

Trovo sconcertante, sinceramente, che gli elettori del PD non provino la mia stessa indignazione per la mancata soluzione del conflitto di interessi da attribuire alla loro incapace classe dirigente, la stessa voglia di bastonarli ben bene da Bersani in giù. Che si prestino a far finta di niente, come se non fosse anche loro la colpa del dilagare di questo fascismo catodico di merda.

Poche ciance. Io il mio voto a questi disgraziati del PD non lo do più. Neanche morta. Possono piangere in cinese, come diceva la mia nonna.
Dicono che si tratta di elezioni regionali e non di politica nazionale. Certo, verissimo, ma chi è che tiene in ostaggio l’Italia tenendole un coltello alla gola, e considera ogni giorno un test del tipo vita o morte sul suo potere personale? E chi è che gli regge il sacco da oltre dieci anni, che gli ha permesso di sequestrare la politica a suo vantaggio, votandogli tutte le leggi ad personam e partecipando vergognosamente al banchetto della politica pappona? E’ Berlusconi che non ci permette di parlare d’altro che di sé e chi doveva arginare la sua follia sta lì a pettinar bambole in attesa non si sa di cosa. Di un fulmine che dal Cielo risolva il problema?

Continuo a pensare che votare si debba, se non altro per non far rivoltare nelle tombe quelli di cui sopra che lottarono e dettero la vita per restituire a noi teledecerebrati la Libertà. Votare è un diritto ma soprattutto un dovere. Quindi?
Votare scheda bianca è pericoloso perchè, è già successo, con le schede bianche si possono fare dei giochetti come farle sparire. Votare scheda nulla impedisce i giochetti ma è solo un atto di pura protesta fine a sé stessa.
Si può votare solo chi si oppone, restituendo senso a questo verbo, a questo regime. Mi dispiace se si chiama Di Pietro, Grillo o Pinco Pallino e a qualcuno brucerà che non siano i “grigi compagni del PCI” come diceva Gaber.
Io so chi non devo votare: l’invasore e i suoi collaborazionisti. Così è se vi pare.

Ricordate quando il sergente maggiore Hartmann chiede al soldato Joker di fargli “una faccia da guerra”?
“Aaaaargh!”
“Manco per il cazzo, non fai paura a nessuno, voglio una faccia da guerra vera!”

Ecco, è praticamente l’effetto che fa Bersani quando la politica discute di un possibile doponano. Altro che Prodi “feeermo, immobile come un semaforo” o il Fassino del “ci arriveremo” riferendosi alla risoluzione del conflitto d’interessi. Questo è il segretario di un partito moscio come il pisello di un morto. E vi lascio volutamente nel dubbio se il pisello sia di Bersani o del partito.

Riporto un paio di paragrafi di un articolo di Pino Corrias che condivido nella maniera più assoluta, che mi ha ispirato la vignetta e che fotografa la situazione di un’opposizione che non c’è, come l’isola di Peter Pan:

“A Copenhagen purtroppo non se ne occupano, ma da queste parti pure il partito democratico si sta sciogliendo. Bersani sgocciola di giorno in giorno fino alla trasparenza. Si disfa soffiando e sbuffando parole incomprensibili. Niente che assomigli a un’idea creativa lo sfiora, a una indignazione vera, a una incazzatura sonante. E in questo tepore svaporano anche i suoi militanti. Compresi i più coraggiosi, quelli che non se la sono sentita di voltare del tutto le spalle alla manifestazione del No B. Day. Ma che si intravedevano, alla fine del mare di gente, come orsi polari alla deriva. E che in definitiva c’erano senza esserci.

Bersani si tiene alla larga da tutto, dalla finanziaria piena di buchi, dalla crisi che fulmina le aziende e i posti di lavoro, dallo scandalo planetario dello scudo fiscale, dalle polemiche sui collaboratori di giustizia, dalla corruzione di Mills che dovrebbe condurre a un corruttore, dall’indecenza delle escort candidate, dalla Rai con l’informazione azzerata, dai terremotati abbandonati all’inverno. Non ha niente da dire sui rifiuti ricomparsi in Campania e in Sicilia. Pigola sul processo breve. Non ha opinioni sul nuovo invio di truppe in Afghanistan. Né sui leghisti che ogni giorno incitano al razzismo e ai linciaggi.

Ma si può, vi domando, ancora avere uno straccio, un mocio vileda di simpatia per il partito bestemmia? Nella mia città ci sono le primarie per il sindaco e c’è pure chi scalpita per andare a scegliere tra un candidato A e un candidato B. Hanno speso un fracco di soldi per tappezzare la città di manifesti stile ammeregano con i candidati. Peccato non siano tre, perchè avremmo potuto omaggiare Mike: “Vuole la busta numero 1, la numero 2 o la numero 3?”
Per quanto mi riguarda, possono attendere un pezzo che mi smuova per andare a votare. Mi piacerebbe sapere prima, magari, che fine fanno i soldi che raccattano ogni volta con queste buffonate. Giusto per saperlo: una scuola in Africa intitolata a “Walter Veltroni, ex-segretario di un partito immaginario”? Un defribillatore portatile per risvegliare le coscienze di chi un giorno promise di fare opposizione al nano malefico?

Non è mica solo Bersani, per carità. E’ tutta la maledetta Sinistra litigarella, inconcludente e senza attributi. Si critica Casini perchè cerca nuove alleanze. Oh, per carità con Cuffaro no. Con Lombardo nemmeno. Con Di Pietro manco morto. Con Rutelli non ci gioco più perchè è cattivo.
Fanculo tutti quanti. Stiamo affrontando un emergenza che, riassumendo per quelli con il ritardamento mentale, si esemplifica nella lotta tra Stato e Antistato. Berlusconi è l’Antistato. L’hanno capito a destra anche le pietre. A sinistra, per accumulato ritardo ci arriveranno forse tra 45 anni.
Non è il momento di stare a sottilizzare sul colore che non ci piace della seta del paracadute, dobbiamo lanciarci perchè l’aereo va a fuoco. Alla fine del fascismo fu messo a capo del governo Badoglio, un criminale di guerra. Quindi cosa vuoi che sia Pierferdy. E’ pure belloccio.

Il problema del PD è che ha le sue magagnucce da nascondere e la verginità, anche quella posteriore, l’ha persa ormai da troppo tempo.
Non è che, per fare un esempio, ci si scandalizzi più tanto ormai del “abbiamo una banca” pronunciato al telefono da quello stoccafisso di Fassino. Gli intrallazzi con Consorte rimangono scolpiti sul muro della vergogna ma l’opposizione non si sogna di ricordarci: “ah, a proposito, allora sbagliammo a frequentare certa gentaglia”. Se ne ha per male che siano stati intercettati, che si siano scoperti gli altarini. Pensa, erano convinti che promettendogli di non toccargli le televisioni li avrebbe lasciati fare i loro affarucci di contorno. Che S.O.B.!
Lo scandalo consiste quindi nel nastro della telefonata che inguaia l’opposizione, che sta slinguazzando con i furbetti, consegnato a Berlusconi. Tutto arriva a Berlusconi, tranquilli, ci arriverebbero anche le registrazioni dei vostri venti di culo se a lui servissero per fare affari e salvarsi da un processo.
Nel 1994, anno delle promesse di non belligeranza con il nano, il settimanale “Cuore” intitolava:

“La P2 era iscritta a Berlusconi”

Doveva essere una battuta paradossale ma era solo la fotografia della realtà. Scorrete le prime pagine di quel giornale satirico del periodo 1989-1996 e ci troverete più profezie che nella Bibbia.

Ora siamo allo scontro finale. E’ capace di mettere a soqquadro un intero paese, premerebbe il bottone di un bombardamento nucleare se fosse necessario.
Bisognerebbe chiamarlo, farlo sedere su una poltrona e dirgli: “Senti, nano, hai scassato la minchia. Ti perdoniamo tutti i tuoi peccati, ti assolviamo a prescindere da tutti i reati commessi, ti promettiamo che non istituiremo mai più alcun processo a tuo carico. Vai puro come un angelo e non peccare più. Però, hai 24 ore di tempo per dimetterti dal tuo incarico, fare i bagagli e volare più lontano che puoi. Tu, i tuoi soldi e le tue baldracche, femmine e maschi. Se tenti di tornare le regole di ingaggio sono sparare a vista e rasoterra.”

E’ l’ipotesi Sant’Elena. Perchè non tentare? L’alternativa è darsi da fare per salvare un paese in ostaggio dei voleri di un uomo solo ma troppo potente.
Il PIDDI’ sarebbe capace di farmi una faccia da guerra vera, posando il fuciletto a tappo?

Il 5 dicembre prossimo ci sarà a Roma una manifestazione contro Berlusconi denominata “No Berlusconi Day”. Per me ciò è sufficiente. Non mi interessa altro.
Voglio dire, ci sono talmente tanti motivi per essere contro Berlusconi in questo paese, per ciò che sta combinando sulla Giustizia e per lo stato di impasse in cui il paese si trova a causa del tempo che perde a studiare come pararsi il culo dalle proprie malefatte, disinteressandosi dei problemi di coloro che non fanno Berlusconi di cognome, che di manifestazioni così dovrebbero essercene due al giorno dopo i pasti ed una prima di coricarsi. E soprattutto dovrebbero vedere partecipare, senza esitazioni, tutti coloro che ancora hanno a cuore questo paese.

Eppure, nonostante la gravità del momento e la necessità di far capire a Sua Sintonia che nati non fummo per esser papiminkia in eterno, ci sono gli immancabili distinguo e bruciori di culo che provengono, attenzione, non dalla Casa della Libertà – contromanifestazione buffonata a parte – ma dalla cosiddetta Opposizione.
Andiamo per ordine però, che di carne al fuoco ce ne sarà tanta, praticamente un grigliata mista all’argentina.

Come succede oramai tutte le volte che si scende in piazza democraticamente – che sia contro la globalizzazione o contro la strage delle foche cucciole – il Partito Bestemmia si dissocia. Lasciano, bontà loro, libertà agli iscritti di partecipare o meno ma, come entità partitica ormai collusa in maniera conclamata con il regime, non volendo dare dispiaceri a Colui che fingono di contrastare, si astengono. Anzi, si dissociano dalla manifestazione e, ahi che lai, non parteciperanno. Loro no, loro.

Badate che non stiamo parlando di un gran varietà con ghigliottina stile Place de la Concorde fine XVIII secolo, dove si sferruzza il maglione per l’amato tra una testa rotolante e l’altra. Figuriamoci, saranno i soliti tamburi, palloncini e slogan che non fanno paura a nessuno ma, se assieme al folklore ci sarà una grande partecipazione, sarà comunque un bel segnale al monarca wannabe assoluto. Eppure i piddini grigi si cagano addosso dalla paura.
Forse hanno paura di buscarle dagli inglorious basterds in divisa che già si distinsero a Genova per aver bastonato il bastonabile, comprese le vecchiette con i bimbi in braccio? Penso proprio di si.

Ricordo a chi critica Di Pietro perchè non volle la Commissione d’Inchiesta sui fatti del G8 di Genova, beccandosi ad imperitura memoria dello sbirro, che le violenze furono fatte materialmente dai Robocop con faccetta nera come suoneria nel telefonino ma che la colpa morale per aver lasciato la piazza in balia della repressione fu del Partito Democratico di allora, ovvero i Democratici di Sinistra.
Ricordo perfettamente, perchè sono giornate che sono scolpite al laser nella memoria, che i piddini di allora, i DS, negarono l’appoggio del loro servizio d’ordine ai cortei del Genoa Social Forum. Sempre con la stessa solfa: “Preferiamo dissociarci, non fa per noi, noi siamo persone serie, non abbiamo bisogno di scendere in piazza (me cojoni!), eccetera”.

Chi ha qualche anno sulla gobba come me, ricorderà che una volta se ad una manifestazione c’era il servizio d’ordine del PCI non volava una mosca e di norma non succedeva nulla di grave. Nel senso che il servizio d’ordine proteggeva i manifestanti, sapeva riconoscere gli eventuali infiltrati agents provocateurs ed era organizzato per neutralizzarli.
A Genova nel 2001 il servizio d’ordine dell’ex PCI non c’era e difatti abbiamo avuto infiltrazioni a tutto spiano e di ogni tipo, provocazioni, manovre suicide dei cortei e anarchia totale nella gestione della piazza. Risultato, un morto e non si sa quanti feriti.
La cosa più grave e politicamente ignobile fu negare il servizio d’ordine al corteo del sabato, quello successivo alla morte di Carlo Giuliani, dove se ne bastonarono centinaia per educarne milioni con le immagini trasmesse al TG1 e nulla vieta di sospettare che, forse, la mancata protezione del maggiore partito d’opposizione ai manifestanti sia stata anche un involontario semaforo verde per la macelleria messicana di quella stessa notte alla scuola Diaz.
Malignità? A me paiono fatti. Il sospetto che nacque a quel tempo di avere a che fare con un’opposizione senza palle e tanticchia infame è andato negli anni consolidandosi in una certezza.

Per non farla tanto lunga. I Mastella e i Di Pietro possono vergognarsi per aver ostacolato la Commissione d’Inchiesta sui fatti di Genova ma io considero ben più colpevoli i Fassino e i D’Alema che, dopo essersi sciacquati la bocca con lo sdegno per la “notte cilena” hanno poi preso per il culo i loro elettori inserendo l’istituzione della commissione d’inchiesta nel programma del governo Prodi solo per boicottarla e di fatto annientarla. Tanto la colpa se la sarebbe presa Di Pietro lo sbirro, n’est pas?

Caro Tafanus, lo sai che ti voglio bene ma, sinceramente, non capisco quale sia il problema quanto scrivi:

“Ecco, poi qualcuno si meraviglia se Bersani, pur lasciando piena libertà ai militanti PD di andare dove vogliono, come partito non ci sarà. Ma, di grazia, non è una manifestazione “apartitica, nata dal basso, proprietà della ggente del webb”? cosa dovrebbe andara a fare? A prendere calci da destra da parte di Tonino, di Beppe, di Pancho, e da sinistra da parte di Flores, della De Zardo, e di altri compagni di viaggio di questi tipo? Cioè di gente il cui obiettivo principale, in questi ultimi due anni, è stato quello di lottare più contro il PD che contro la destra?” (tafanus, 27 novembre 2009)

Quello che vedo è il solito vizio della sinistra dura e pura d’antan di perdere tempo a litigare e a farsi le scarpe tra concorrenti, mentre l’astronave sta per esplodere.
Allora, ti chiedo, è più grave un Berlusconi che, come Sansone, vuol tirare giù il tempio con tutti i Filistei, che saremmo noi, o una manifestazione che, orrore!, non è controllata da quei cazzoni del PD?
Quegli stessi piddini grigi e tristi che continuano a fottere ogni giorno i loro elettori con i loro maledetti inciuci, con gli intrallazzi e le furbate, con le loro promesse di non toccare le televisioni a Berlusconi e con tutto ciò che, Dio li stramaledica, non hanno fatto quando sono stati al governo per ben due volte.
Quei dirigenti incapaci e indegni che rischiano di far diventare anticomunista anche chi non si sarebbe mai sognato di diventarlo. Gente che non avrà mai più il mio voto, lo giuro, perchè mai potrò perdonare loro l’interessata vigliaccheria e il concorso esterno in associazione berlusconiana.

Credimi, non è il momento di controllare l’integrità degli imeni e dei prepuzi per stabilire chi è davvero di sinistra. Stiamo lottando contro un cancro in metastasi e ci preoccupiamo che il nostro vicino possa passarci le verruche nello spogliatoio della piscina.
A me di Beppe Grillo non frega più di tanto. Di Pietro mi piace quando dice ciò che l’Opposizione dovrebbe dire di Berlusconi. Travaglio sarà troppo dipietrista ma, guarda caso, quando ho voluto informarmi sull’infamia del Processo Breve, l’ultima pensata degli avvocati di Berlusconi, la spiegazione più chiara ed esauriente l’ho avuta da lui. Riassumo in breve per chi non ha il tempo di vedere qui il filmato per intero.

Se dovesse passare la “legge sul processo breve”, che si applicherebbe a tutti i gradi di giudizio, dal momento in cui il GIP rinvia a giudizio un imputato fino al momento della sentenza non potranno trascorrere più di due anni. A quel punto il processo si chiude e, qui arriva il bello, tutto ciò che è stato fatto fino a quel momento viene dichiarato nullo. Se il colpevole è reo confesso, ci sono le prove e tutto quanto, passati due anni, se ne torna a casa impunito. I coglioni che fino a quel momento hanno speso migliaia di euro in spese legali potranno dire addio alla possibilità di rientrare con eventuali risarcimenti. Come è facile immaginare, agli avvocati una legge del genere provoca una vigorosa erezione perchè, qualunque sia il destino del processo, le loro parcelle saranno comunque garantite.

La disinformacija berlusconiana che dice invece, per bocca dell’Angelino? Che con il processo breve la giustizia si sveltirà. Balle. La giustizia si sveltisce solo aumentando le risorse economiche a sua disposizione, tenendo i tribunali aperti anche di pomeriggio e fornendoli di personale a tempo pieno.
Tra l’altro il processo breve non si applicherà ai pregiudicati ma solo agli incensurati o precedentemente prescritti. Travaglio fa l’esempio dell’avvocato Mills, che essendo già stato condannato in primo e secondo grado per corruzione si trova attualmente in cassazione. Per lui il processo potrà durare anche vent’anni. Chi se ne frega. Lo stesso accadrà a chi avrà sulle spalle una condanna in primo grado per aver scaricato il cd di Gigi d’Alessio con il mulo.
La legge non è fatta per gli italiani. Serve solo ad impedire che si svolgano i processi a Berlusconi che, tu guarda la combinazione, risulta precedentemente assolto o prescritto. Una legge tagliata e cucita su misura come un doppiopetto di Caraceni.

Il danno che verrebbe a noi italiani da una legge ad personam come questa è presto detto.
Nel caso di processi complessi, dove è necessario audire decine di testimoni, verificare perizie e controperizie ed analizzare quintali di documenti ci sarebbe il rischio concreto di non riuscire ad arrivare materialmente a completare l’iter processuale. Nemmeno se i giudici riuscissero a fissare un’udienza ogni settimana.
E’ il caso del processo per le lesioni colpose ai pazienti della clinica Santa Rita di Milano, operati senza necessità per gonfiare i rimborsi della sanità pubblica, citato nel filmato da Travaglio. Uno dei processi che rischia seriamente di saltare sotto i cavilli esplosivi dello studio Ghedini.
Il GIP ha rinviato a giudizio l’anno scorso gli imputati, incastrati da eloquenti intercettazioni telefoniche. Il difficile ora è riuscire a dimostrare, in sede processuale, che i pazienti non necessitavano degli interventi. Capirete, si parla di organi finiti nell’inceneritore.
Per far ciò occorre esaminare decine di perizie mediche, stabilire i danni a lungo termine subiti dai pazienti e ci vuole tempo. Se l’anno prossimo a luglio non si sarà concluso il dibattimento, i colpevoli andranno tutti impuniti e i pazienti non avranno alcun risarcimento.

Non solo questo processo, che verte su fatti particolarmente odiosi, ma anche quelli sui crack Cirio e Parmalat, sul disastro della Thyssen Krupp e sui morti per l’amianto rischiano di essere cancellati. Un danno incommensurabile, morale ed economico, che ricadrà pesantemente sulle spalle degli italiani.
Non so te, Taf, o gli altri ma a me conoscere queste porcate dà motivo sufficiente per aderire a qualsiasi manifestazione contro chi le pensa.
Francamente, se chi le organizza è un movimento spontaneo o la CIA o gli Illuminati o Di Pietro non me ne può fregare di meno.

Ci sono due cose che dovrebbero far incazzare come pantere tutti coloro che sperano sempre nella presenza di un’Opposizione in questo paese e che dovrebbe spingerli a sommergere le sedi dei partiti dell’opposizione, appunto, ma soprattutto del PD, di letame fresco di giornata possibilmente di origine diarroica suina ed asinina, sparato con i cannoni che servono per innevare le piste da sci.

La matematica, da quella zozza bastarda che è, ci dice che oggi, se non fossero mancati 22 deputati dell’opposizione, il decreto contenente la norma vergognosa dello scudo fiscale non sarebbe passato.
Facciamoli i nomi dei bastardi senza gloria che hanno servito l’assist al governo e che invece di fare il loro dovere, come da mandato ricevuto da quei coglioni che li hanno votati, stavano non si cazzo sa dove:

Aurelio Misiti (IDV)
Ileana Argentin, Paola Binetti, Gino Bucchino, Angelo Capodicasa, Enzo Carra (motivi di salute), Lucia Coldurelli, Stefano Esposito, Giuseppe Fioroni, Sergio D’Antoni (che fa sapere di essere ricoverato in ospedale), Antonio Gaglioni, Dario Ginefra, Oriano Giovanelli, Gero Grassi, Antonio La Forgia, Marianna Madia (anche per lei motivi di salute), Margherita Mastromauro, Lapo Pistelli con Linda Lanzillotta e Giovanna Melandri**, (complimenti alle ex ministre), Massimo Pompili, Fabio Porta, Giacomo Portas (PD).
Francesco Bosi, Amedeo Ciccanti, Giuseppe Drago, Mauro Libè, Michele Pisacane, Salvatore Ruggeri UDC).

Questi prendono 13.000 euro al mese e l’unico giorno che è indispensabile la loro presenza per non far passare una sconcezza che offende gli italiani onesti, loro non si presentano.
Alcuni si sono giustificati per malattia. Beh, spero per loro che fossero tutti intubati, in coma farmacologico ed intrasportabili.
Segnatevi questi nomi e portateveli dietro la prossima volta che andate al seggio, non fosse mai che ve li ritroviate in qualche lista.

Secondo motivo per essere incazzati. Il presidente Napolitano ha già detto che firmerà il decreto.
Gli avrà dato almeno una scorsa, una leggiucchiata, si sarà fatto fare un riassuntino lesto lesto del contenuto o firma tutto ciò che gli portano?
Oggi ha dichiarato che ha nostalgia della vecchia politica dove c’erano si gli antagonismi ma c’era più rispetto.
Anch’io ho nostalgia del passato. So per esempio che una merdata come lo scudo fiscale, Sandro Pertini non l’avrebbe mai firmata.

** per la cronaca stavano a Madrid per il PD. Come dire in vacanza.

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