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Ci sono date che la storia rende per sempre punti di riferimento per la memoria condivisa. L’8 settembre, il 4 luglio, il 14 luglio, il 25 aprile, ecc. Sono date che hanno segnato le liberazioni dalle dittature, lo scoppio delle rivoluzioni, la fine delle guerre. Eventi positivi che li rendono giorni di festa, di celebrazione, di gioia.
Poi ci sono date che fanno paura, perché hanno segnato la nostra vita e la collettività con morte e distruzione: il 2 agosto, il 12 dicembre, il 6 agosto. Date di bombe, ad esempio. 
La data che fa più paura in assoluto è l’11 settembre. Fa paura non solo per ciò che ricorda, un’incredibile concatenazione di eventi che portò alla morte in diretta di 2948 persone nel crollo delle Twin Towers e di molte decine di altre persone a bordo degli aerei coinvolti negli attentati.
L’11 settembre fa paura perché qualcuno ha deciso che diventasse la data più spaventosa, il ricordo più angosciante anche a distanza di questi dieci anni; rappresentante una minaccia che ancora ci perseguita e della quale dobbiamo essere terrorizzati. Un terrore che non deve essere limitato all’America ma a tutto il mondo.
Starete tutti pensando a Bin Laden e ad Al Qaeda, al terrorismo islamico, all’Eurabia ed è normale, questa è la reazione che si voleva ottenere. Peccato che la realtà dell’11 settembre, quella dei burattinai che muovono i pupi saraceni in turbante e scimitarra, sia molto diversa e, se possibile, ancora più spaventosa.
Sulla tragedia di quel giorno ci sarebbero ancora mille cose da domandarsi, da discutere, da indagare. Tanti dubbi da sciogliere non negando il diritto di domandare ma sforzandosi di rispondere ai quesiti.
Invece i giornali, non sapendo e non volendo (o forse non potendo) parlare di cosa è stato veramente l’11 settembre, lavorano di phon e spazzola con il giochino “Dove eravate quel giorno?” La fuffa al posto dei fatti.
Va bene, giochiamo. L’11 settembre ero a Gubbio, per una vacanza in Umbria. Non vidi nulla in televisione, niente in diretta, in quel primo pomeriggio. Seguii gli eventi più tardi per radio. La prima sensazione che ebbi, ascoltando il resoconto degli avvenimenti, fu di falso, di cosa fabbricata ad arte. Sembrava seguissero una traccia, un copione, come nella celeberrima radiocronaca della “Guerra dei Mondi”. Una cosa per fare paura, per terrorizzare. Si, pensai ad Orson Welles e mi venne un dubbio.
Il secondo dubbio mi venne ascoltando il cronista che raccontava, poche ore dopo, alle diciannove, che erano addirittura stati rinvenuti i passaporti degli attentatori e che il capo di costoro si chiamava Mohammed Atta. Avevano già il colpevole e le prove. Troppo facile.
Le immagini, quelle degli aerei che si infilano come nel burro nelle torri e che ci sarebbero state riproposte fino alla nausea durante la Cura Ludovico dei mesi successivi, le vidi per la prima volta nel TG di quella sera e poi nel “Porta a Porta” di Vespa, del quale ricordo soprattutto la sparata dei “ventimila morti all’interno delle torri”. 
La mia sorprendente conclusione di quel primo impatto con l’11 settembre e la sua mitologia fu la convinzione che  in America quel giorno vi fosse stato un golpe, un colpo di stato. Una conclusione che ovviamente mi faceva guardare come una specie di coso strano da parte di coloro che, sicuramente in buona fede, si erano bevuti fino all’ultima goccia una versione ufficiale assolutamente incredibile fin dal primo istante senza osare discuterla.
Io non ho cambiato idea e per fortuna in questi dieci anni i dubbi sono venuti a tanti, a sempre più persone, e sono state dimostrate molte cose che quei dubbi li rafforzano invece di cancellarli. Vediamone qualcuna.
Quel giorno tutte le difese aeree degli Stati Uniti, normalmente attentissime anche al più piccolo ultraleggero che vada fuori rotta, erano state azzerate, non si è mai saputo perché. C’era anche un’esercitazione militare che avrebbe simulato dei dirottamenti aerei. (!) Di conseguenza, quattro aerei poterono essere dirottati senza che alcun intercettore si alzasse in volo. Il Pentagono poté essere colpito (da un missile, perché la storia dell’aereo è troppo grossa anche per i bambini piccoli) senza che nessuno battesse ciglio. Il cuore del potere militare americano, mica una pizzeria a Broccolino.
Quel giorno il presidente George D. W. Bush si trovava in visita in una scuola elementare in Florida. Le immagini lo mostrano che riceve la notizia del primo attacco ma rimane lì a cazzeggiare con i bambini fino alla fine della visita. Poi fa una breve dichiarazione, si confonde dicendo di aver visto il primo aereo colpire il WTC (immagini che sarebbero state rese note solo in seguito) e se ne va, rimanendo in volo sull’Air Force One tutto il giorno. Finalmente alla Casa Bianca, quella sera, lui e lo staff presidenziale cominciarono ad assumere il “Cipro”, un farmaco che, oltre a combattere le infezioni urinarie, è un antidoto contro l’antrace. Tenete a mente questa parola per dopo: antrace.
Quel giorno, dopo che le torri furono colpite, ci sarebbe stato tutto il tempo per evacuarle quasi completamente. Invece, al personale degli uffici fu detto di tornare al lavoro, che non sarebbe successo nulla e di stare tranquilli. Come sappiamo, i sacerdoti della versione ufficiale sostengono che le torri erano talmente delicate di struttura che è bastata la vampa del fuoco del carburante degli aerei per polverizzarle completamente. Perché quindi i civili e i pompieri di New York furono, a questo punto consapevolmente, mandati a morire in strutture prossime al collasso, è una bella domanda da rivolgere ai debunkers ed ai loro simpatizzanti.
Quel giorno John O’Neill, un agente dell’F.B.I. estromesso dal suo incarico all’antiterrorismo a causa dell’ostracismo dell’ambasciatrice americana Barbara Bodine mentre era in procinto di sbaragliare la cellula di Al Qaeda in Yemen – proprio quella che si è ritenuta in seguito conivolta nell’11 settembre –  prendeva servizio come capo della sicurezza al WTC, incarico trovatogli dal suo capo all’F.B.I. Morirà nel crollo della Torre Nord. La Bodine, in seguito, sarà nominata governatrice dell’Iraq occupato. 
Pochi giorni dopo l’11 settembre, ai primi di ottobre, una mano misteriosa invia lettere all’antrace ai senatori democratici che in quei giorni stavano temporeggiando per evitare che fosse approvata in tutta fretta e senza l’adeguata discussione parlamentare una legge fortemente restrittiva delle libertà personali di tutti gli americani, il Patriot Act. La crisi dell’antrace, che fece quattro morti tra coloro che avevano maneggiato le lettere contaminate, ufficialmente non è mai stata spiegata, né sono stati individuati i colpevoli. Ricorderete però che il personale della Casa Bianca fu sottoposto fin dalla sera dell’11 settembre alla terapia d’antidoto per l’infezione da antrace. 
Ricapitolando. C’è un gruppo di potere politico, economico e militare di estrema destra che identifichiamo con la sigla Neocon e il cui manifesto è il  “Progetto per un nuovo secolo americano”, una specie di piano di rinascita piduista che contiene già nel 1999 tutta l’agenda delle guerre a venire: Iraq e Afghanistan in prima fila. Il piano di espansione imperiale auspicato dai Neocon sarà di difficile esecuzione “se non avverrà un evento catalizzatore, una nuova Pearl Harbor che possa accelerarne i tempi”, come si legge nel manifesto.  Ovviamente i neocon sono l’ultima mutazione del vecchio Complesso Militare Industriale, forse la più agguerrita.
I neocon prendono il potere negli Stati Uniti grazie ad elezioni truccate nel 2000, eleggendo una specie  di “Trota” della famiglia Bush, George Dubya, un individuo che è riuscito a fallire come petroliere venendo da una famiglia di petrolieri del Texas ed avendo un padre ex presidente degli Stati Uniti ed ex capo della CIA.
Gli americani sanno che Dubya è un usurpatore che ha vinto lo scudetto a tavolino, all’inauguration gli tirano i pomodori ma nel settembre del 2001, il giorno 11, accade qualcosa che metterà tutte le contestazioni a tacere. 
Un gruppo di terroristi islamici ruba quattro aerei e si lancia contro il WTC e il Pentagono, mettendo in ginocchio l’America. Al Qaeda e Osama Bin Laden sono i nuovi spauracchi del terrorismo globale. Brutti, arabi e cattivi. Questo è ciò che ci raccontano i Neocon con i loro media addomesticati mentre disinseriscono le difese militari aeree, deportano il TrotaBush in Florida ad evitare che faccia danni e piazzano tutte le telecamere possibili puntate sul WTC affinché lo shock in diretta scuota tutto il mondo. 
Quando la democrazia americana si mette di mezzo osteggiando leggi che invece di perseguire i terroristi islamici, chissà perché, limitano fortemente le libertà personali degli americani, spargono un po’ di polverina magica, et voilà: i democratici firmano il Patriot Act più veloci di Napolitano.
Di lì a poco i Neocon avranno tutte le loro guerre, anche grazie a qualche attentato di rinforzo a Londra e Madrid della famigerata e fantomatica Al Qaeda. L’Afghanistan e poi l’Iraq. Saddam appeso alla corda e migliaia di morti, soprattutto civili. Comprese quelle migliaia di ragazzi americani morti o devastati nel fisico e nella mente. Uccisi da immondi guerrafondai.
A dieci anni dall’11 settembre, il terrorismo islamico e la relativa “guerra al” sono dispersi in chissà quale romanzo di spionaggio, sostituiti dal terrorismo della Crisi Economica e dalle battaglie a colpi di titoli tossici e derivati. 
Probabilmente sono sempre gli stessi burattinai di allora che hanno cambiato metodo e gioco da tavolo. Hanno cambiato anche presidente, ma si sa che i presidenti passano, e loro restano.
E’  la dittatura della shock economy che occupa i paesi non con le divisioni corazzate ma con le agenzie di rating, crea scompigli e disastri, sventolando il terrore più grande, quello della retrocessione nella miseria.
Osama, visto che non serviva più, è morto due volte, la prima volta di malattia e la seconda in una delle fiction belliche che hanno sostituito le guerre. 
Le guerre ora si combattono  su due livelli: nel primo con i morti e le armi. Nel secondo livello, che è quello che fa notizia e che giunge alle nostre orecchie, con la propaganda. Chi vince lo decide lo sceneggiatore. E così le rivolte, le rivoluzioni, i cambi di regime, come il Risiko che si sta giocando in Medio Oriente.  Gheddafi, lo zio di Ruby, la Tunisia, la Siria. Solo Gaza non cambia. Rimane quell’enorme laboratorio per la vivisezione di un popolo che era e che deve rimanere.
La guerra e l’economia come affabulazioni, come illusioni del mago Copperfield. Sembra una cosa, la TV te la mostra come se fosse, ma invece la realtà è un’altra.  Dopo l’11  settembre e le sue torri che crollano come fossero di pan di spagna perché l’ha detto il governo possiamo credere tutto, anzi dobbiamo, se no saranno botte e leggi speciali. Il dubbio è dei pazzi o di chi ci vede troppo bene.

Riassunto delle balle precedenti. Eravamo rimasti al Bin Laden in salsa verde della foto qui sopra. Altro dozzinale fake, anch’esso subito smascherato dagli scafati smanettoni photoshoppisti della Rete. Vista la bassa qualità dei fotoritocchi,  Obama e soci hanno deciso infine di non mostrarci più nulla, adducendo il motivo che il cadavere sarebbe stato in condizioni troppo impressionanti per i nostri stomacucci deboli. Capirai, dopo aver visto i bambini nati dopo il trattamento all’uranio impoverito in Iraq, cosa vuoi che sia?

Veniamo agli ovetti freschi di giornata. Un giornalista esperto in faccende di Al Qaeda afferma che Bin Laden è morto di malattia qualche giorno fa e quindi gli Ammeregani avrebbero deciso di inscenare il blitz – o semplicemente  dichiarare che esso è avvenuto, per far credere che il nemico pubblico n° 1 fosse morto per mano loro. Per farsi belli, insomma. Il giornalista l’avrebbe saputo dal medico di base di Osama. O forse da suo cuggino.
Al Qaeda si fa sentire e conferma la morte di Osama, aggiungendo che farà di tutto per vendicarlo, offrendo quindi lo spunto per altri vent’anni di “Guerra al Terrorismo”.
Infine, spulciando tra i computer del de cuius, la CIA ha scoperto che stava preparando un altro attentato, indovinate per quando? Per l’11-9-2011, per la gioia dei numerologi seguaci della teoria dell’11:11.

Non meravigliatevi se ogni giorno le storie diventano sempre più assurde e smaccatamente inverosimili. Fa parte del gioco. Non sei un vero Potere con i controspionaggi se non obblighi il popolo “a credere che gli asini volino”, come dice Giulietto Chiesa.
Il vero Potere consiste nel costringerti a vivere la frustrazione di non riuscire mai a smascherare le sue menzogne. Tu sai che sono menzogne, ma non riuscirai mai a dimostrarlo. Più la menzogna è grossa e più il Potere si consolida perché il popolo la crederà, incapace di gestire il dolore della frustrazione e preferendo la più consolatoria bugia.
Non è questione di essere complottisti.  Tra parentesi, secondo me è meglio essere complottisti che fessi.
La questione fondamentale non è sapere con certezza se Al Qaeda esiste o è solo una sigla di comodo, se l’11 settembre è andata veramente come ce l’hanno raccontata e se Bin Laden è morto o meno. Il punto è  se, in nome di una comoda faciloneria e del vizio di delegare i fatti nostri a chi se ne approfitta, per non saper gestire la frustrazione causata dal mancato raggiungimento della verità, dobbiamo rinunciare per sempre a controllare le fonti, a mettere in discussione le affermazioni del potere. Compito che sarebbe principalmente del giornalista e, di rincalzo, del politico che milita nell’interesse del popolo.
Invece tocca sentire i giornalisti cosiddetti esperti, i signorini grandi firme, ripetere a pappagallo una sequela di assurdità come fossero verità rivelate, imponendoci di credere alle balle con un puro atto di fede e politici come Dario Franceschini rispondere, alla domanda sui dubbi riguardo al blitz ammazzaosama: “Mi pare che nessuno metta in dubbio come si sono svolti i fatti”. Ecco, gli pare. Dimentica qualche milione di utenti della rete abituati a non fermarsi alla prima opinione ma a cercarne una seconda e poi una terza.

La cosa più curiosa di questi giorni è che Osama Bin Laden era già stato dichiarato morto innumerevoli volte e non dal panettiere all’angolo ma dalla compianta Benazir Buttho nel 2007, che in un’intervista a David Frost nominò un certo Omar Sheik definendolo “l’uomo che ha assassinato Osama Bin Laden” (solo un curioso lapsus?); dalle autorità pakistane nel 2009 e, prima di tutto, da un necrologio uscito sulla stampa araba nel dicembre 2001 che ne annunciava la morte.
Secondo la leggenda, Bin Laden era molto malato già ai tempi dell’11 settembre e bisognoso di dialisi e cure particolari. Come abbia fatto a vivere in Provenzano mode in un compound (nessuno sa cosa sia un compound ma nessuno osa chiederne il significato per paura di passare da complottista), senza tv, senza telefono e senza ADSL ma soprattutto lontano da un moderno ed attrezzato ospedale non si sa. Mah!

A questo punto il fatto che Osama Bin Laden sia vivo o morto poco importa. Chiediamoci piuttosto, a questo punto, se sia mai esistito veramente. Oppure se c’è stato un Osama vero e in carne ed ossa, servitore degli interessi americani in Afghanistan all’epoca della guerra contro i russi e un Osama romanzato, o resuscitato post-mortem come essere mitologico. Se fosse morto in quell’ospedale di Dubai nel luglio del 2001 e avessero deciso di utilizzarne la memoria come megaspauracchio sarebbe stata una trovata geniale, bisogna ammetterlo.

L’Osama personaggio ha fruttato interessi altissimi alla causa neocon della Guerra Mondiale al Terrorismo proclamata nel 1999 in attesa del Grande Pretesto per iniziarla, giunto al fine l’11 settembre 2001. Da quel momento il personaggio Bin Laden, capo di Al Qaeda, la rete del terrore, ci ha regalato le sue storie migliori. 
Non importa se tutta la storia dei crolli e del buco nel Pentagono non sta in piedi; se, rivedendolo oggi, il crollo delle Due Torri è sempre più rassomigliante ad una demolizione controllata che non c’entra con gli aerei che impattano sui grattacieli. 
Non importa che Osama non fosse nemmeno ricercato per quell’attentato dall’FBI (perché non sono mai saltate fuori le prove del suo coinvolgimento!). L’unica cosa importante è che sui testi sacri del Potere c’è scritto che il più grave attentato della storia lo ha fatto lui.
Per diversi anni, guerre e distruzioni con milioni di morti sono avvenute con la scusa che si doveva vendicare l’onta dell’11 settembre e combattere la proverbiale cattiveria di Osama Bin Laden.
Poi lo smacco dell’Iraq, il pantano dell’Afghanistan e la Cina che si avvicina sempre più. E’ necessario un cambio di rotta. Nel resto, per molti anni questo famoso terrorismo internazionale non si era più fatto sentire. Magari qualcuno avrebbe cominciato a sospettare che fosse solo una fola, una scusa per mantenere un potere imperiale sempre più traballante. Ci voleva qualcosa di nuovo, con  il Medio Oriente che si sta ridisegnando a grande velocità e non certo solo su base spontanea.

Il personaggio Osama Bin Laden ha servito onorevolmente il suo scopo per dieci anni, Ora è giusto mandarlo in pensione perché forse serve più da morto, anzi da morto due volte. Lo si fa morire come certi personaggi delle soap opera o dei fumetti, con la grande risonanza che i media riservano agli eventi memorabili. Tanto, a controllare se tutta la storia è vera o falsa, resteranno solo i complottisti. E magari, tra un po’, trattandosi di americani, lo resusciteranno con un’altra faccia, come il fratello biondo di Ridge in “Beautiful”.

Il mito Osama Bin Laden a me ricorda il personaggio di Kaiser Soze del film “I soliti sospetti”. Un’invenzione per spaventare, un babau, l’Uomo Nero, il capro espiatorio da tirare fuori al momento opportuno e a cui attribuire tutte le disgrazie di un popolo. Uno di cui aver paura e che è, per definizione inafferrabile.
Uno dietro al quale, però, si cela, nella finzione cinematografica, un genio del crimine e, nella realtà, probabilmente un set completo di burattinai che, mentre il popolino è distratto dalla fiction a puntate dell’arabaccio cattivo con il turbante ed il barbone, fa i suoi conti, specula, intrallazza e disegna la nuova geopolitica mondiale a suo esclusivo vantaggio e alla faccia di miliardi di persone. Oltretutto divertendosi a guardare quanto gli allocchi e i boccaloni si bevano qualunque balla sesquipedale che proviene dalle fonti ufficiali controllate da lorsignori.

Ah, ecco cosa mi ricordava la prima pagina di Repubblica di stamattina con il titolone: “Bin Laden sepolto in mare”.

Esultate! L’orgoglio musulmano sepolto è in mar; nostra e del ciel è gloria!”
( Giuseppe Verdi – Otello, Atto I)
Una messa in scena, appunto.
P.S. Intanto, anche la seconda immagine divulgata del cadavere è visibilmente un tarocco. Forza, potete fare di meglio.

Obama le spara più grosse di B.? 
Siccome di secondo nome, ufficiosamente, faccio Tommaso, ho detto subito stamattina: “Fatemi vedere il cadavere e fatemi la prova del DNA, altrimenti non ci credo”. No, visto che si parla di uno che era in fin di vita nel luglio del 2001 e di cui era uscito il necrologio sui giornali arabi nel dicembre di quello stesso anno, è meglio verificare. Non sia mai che Petraeus, il nuovo capo della CIAE non voglia farsi bello con un sgubb un po’ troppo ardito.
Puntualmente è arrivata la foto ma, visto che di cadaveri me ne intendo, ho visto che c’era qualcosa che non quadrava. Boh, che strano, un morto con la parte inferiore del volto in un’espressione da vivo. Un morto che sorride, che tiene la lingua contratta, la cui mandibola non cade come di solito. 
Dopo qualche ora, ecco smascherato il photoshopping, addirittura su giornali come Repubblica.
E, ancora più tardi, l’altra notizia: il cadavere è stato “sepolto in mare”. No, scherziamo?
Ma no, che avete capito, il corpo ce l’abbiamo e vi mostreremo le foto che saranno la prova finale. Una bella foto tipo quella del Che, in stile Cristo morto del Mantegna.
Non stanno pasticciando un po’ troppo?
Si, va bene, Tommaso, mo’ esageri. La prova del DNA ti toglierà qualunque altro dubbio residuo. 
Già, peccato che il DNA di Bin Laden gli americani lo abbiano già da tempo. Immagino che l’avranno prelevato dal sangue quando la primula rossa del terrorismo internazionale fu ricoverato in un ospedale americano a Dubai nel luglio del 2001. Non è strano? Colui che di lì a poco avrebbe messo a fuoco e fiamme l’America ed era già ricercato per altri attentati che si fa curare dalle sue vittime, con la CIA e l’FBI che gli portano i giornali e i babà.
Dobbiamo creder loro sulla parola anche stavolta, ho già capito. Cominciano ad esagerare, però. Ieri il Papa santo e oggi l’uccisione di Bin Laden. Due atti di fede in meno di ventiquattr’ore sono decisamente troppi.
A proposito, stamattina ho fatto una previsione. Entro stasera, ho detto, qualcuno attribuirà la cattura ed esecuzione di Bin Laden ad un miracolo del Beato (Giovanni) Paolo. Detto, fatto. Non c’è gusto, in questo paese, ad essere indovini.

Per non farci mancare nulla e se non ve ne foste ancora accorti, oramai l’eversore piduista si esprime soltanto, come Bin Laden, attraverso videomessaggi minacciosi nei confronti delle istituzioni, come ha scritto oggi anche Luca Telese sul “Fatto”.
Per completare il profiling, non è che questo Osama della Brianza, oltre ad essere narcisisticamente fuori controllo, dopo tutte le recenti frequentazioni, stia flippando del tutto identificandosi irrimediabilmente con Gheddafi (il Bin Laden degli anni ottanta), come Norman Bates di “Psycho” si era identificato con sua madre?

Prima l’harem, le danze del ventre, una concezione di Stato più come sultanato spinto che come democrazia occidentale e ora il comportarsi da alqaedista con i proclami deliranti e i seguaci che si farebbero esplodere per lui. Beh, non esageriamo, esplodere per finta, sempre a pagamento o comunque se riescono a farci su una bella cresta.

E’ finito in un’inchiesta  nata per caso da un suo comportamento maldestro e dettato dal suo essere oramai fuori controllo, ossia dalla telefonata in Questura a Milano per far liberare “la nipote di Mubarak”, in realtà la sua amichetta minorenne, e ora si comporta come un colpevole che sa di esserlo ma urla “Non avete le prove, fottetevi!”, come solo i colpevoli fanno. Manca solo il “siete tutti chiacchiere e distintivo”.
Perché sarà pure innocente fino a prova contraria, la presunzione di innocenza e tutto quello che volete ma non si riesce a credere che uno che insulta i giudici a quel modo sia proprio puro siccome un angelo.

Berlusconi crede che qualsiasi cosa detta in televisione possa diventare automaticamente la verità. La sua, ovviamente. Così va in onda tutto pittato e con l’occhio già in rigor mortis a dire che ci ha la morosa, come se avesse ancora quindici anni. E noi dovremmo crederci. Come se avere una morosa o una moglie avesse mai impedito ad un uomo di andare a puttane. “Ma lei era presente”, dice. Come se a volte non fosse proprio la moglie a stare alla cassa nei casini.
Non solo, ma manda in onda colei che è stata una dozzina di notti a casa sua e gli ha fatto un centinaio di telefonate, quella che nell’agenda di una collega era catalogata nientemeno e senza mezzi termini come “Rubbi troia”, nell’apposita trasmissione dell’utile cicisbeo, ad asciugarsi la lacrimuccia con il ditino dall’unghiona ad artiglio e a sparare cazzate lacrimogene come da illustre suggerimento. Certo, noi dovremmo credere ad una che, essendo comunque inequivocabilmente stata a casa sua di notte, ancora minorenne, potrebbe aver preso dei soldi da lui per tacere e negare, lei dice addirittura cinque milioni di euro.

La sua corte dei miracoli mobilitata su tutti i canali per difenderlo va compatita. Il vecchio sgancia e, come dicono le baldracche a pensione completa del suo harem, “finchè c’è lui io mangio”.
I suoi camerieri, reggicoda, lacché, zoccole redente da un posto in Parlamento o in qualche provincia di Berlusconia, posto comunque fisso e dallo stipendio da decine di migliaia,  servi e sguatteri scribacchini, azzeccagarbugli che campano delle infinite parcelle che lui gli procura, e tutti coloro che in questi giorni lo difendono, formano una varia fauna di parassiti sempre più molesti. Madame rifatte che metterebbero la topa sul fuoco per lui. Nullità miracolate da un ministero, fortuna che non gli capiterà più al mondo, che sputano sulla Costituzione e sulle leggi, convinti che il capo li proteggerà sempre. Liberi, per il fatto di essere schiavi del sovrano, di mettersi le dita nel naso in pubblico.

Altro discorso sono coloro che, dall’altra parte dello schermo televisivo, nonostante tutto lo difendono, che lo difenderebbero anche se lo vedessero squartare un bambino di due anni e cibarsi delle sue cicce. Coloro che da sempre confondono la fascinazione per il criminale con l’ammirazione per un leader.

Come Bin Laden ha i suoi simpatizzanti che lo considerano un fico perché è “il principe del terrore”, così Silvio ha quelli che dicono “Si, avrà anche fatto affari con la Mafia, andrà con le minorenni, ma è sempre meglio lui dei comunisti”. Anzi, non c’entrano neppure i comunisti. Lo amano perché con lui sentono che possono trarre il peggio da sé senza vergogna. Possono mentire,  disprezzare i giudici, la legge e i doveri e se maschi, regredire ad uno stato di preciviltà. Quando tira tira, anche se lei é minorenne. E lo dicono tutti contenti in tv, vantandosene, e se hanno delle figlie le accompagnerebbero ad Arcore di persona, anche quelle vergini.
E’ questo il tratto più patologico della questione. Sono perfino peggio di lui, più sociopatici di lui perché non si  pentono affatto delle enormità che dicono. Scrivono tranquillamente, perché ne sono convinti, che le BR avrebbero dovuto ammazzarne di più, di magistrati.
Lui in fondo si agita tanto perché dimostra di sapere che ha commesso dei reati e addosso ha la tarantola del colpevole. A suo modo ha timore della Legge e forse anche timor di Dio. Loro no. Sono i volonterosi carnefici. Quelli che spingerebbero i cadaveri dentro i forni. Perfino a gratis.
La cosa però che mi irrita di più sentire tutte le sere come una insopportabile litania è la sua pretesa di essere stato votato quella volta e per sempre.  “Vogliono sovvertire il voto popolare”. E che palle, basta.  
Lui può contare sul sostegno di circa il 38% degli italiani (se vogliamo tener buono il consenso espresso dalle ultime elezioni del 2008 e i sondaggi seri che provengono dall’estero), cifra che non rappresenta affatto la maggioranza. Che è in realtà quel 62% che non è con lui. E, in un paese normale, potrebbe anche darsi che, democraticamente, alle prossime elezioni lui non venga riconfermato. Senza contare che uno, perché è stato votato, non è per questo emendato dal peccato originale e può fare tutto ciò che vuole. E’ in questo punto che si capisce che è fuori di testa e che avrebbe bisogno di una bella cura del sonno in una clinica svizzera.
Ormai questa è la  guerra santa personale condotta da chi può ringraziare solo chi gli ha lasciato le televisioni da usare a suo esclusivo sollazzo come fa con le escort, ed avere quindi una smisurata platea a disposizione tutte le sere per coglionare i suoi elettori. Per fortuna solo loro perché chi ha imparato a conoscerne le gesta da vent’anni a questa parte lo evita come la peste.
Comunque vadano a finire le cose non vedo come si potrà andare alle elezioni anticipate se prima non si è modificata la legge elettorale, cone le buone o con le cattive. Nessun partito pensi di poter convincere i propri elettori ad andare a votare con questa schifezza che ha consegnato l’Italia a Berlusconi, al suo circo di fenomeni e ai gioppini del Nord.
Ci vuole una legge elettorale che dichiari ineleggibili i detentori di concessioni pubbliche, i pregiudicati, che ristabilisca il diritto degli elettori di eleggersi i propri rappresentanti. Una legge che sbatta fuori le maitresse, le manicure, le sciampiste, i parenti, amici e conoscenti, le amanti e tutti gli utili idioti messi lì solo per sbafare e dire sempre si.
Per ridare un minimo di credibilità a questo povero paese.
Oggi, per un’anomala e repentina accelerazione del fenomeno della deriva dei continenti, l’Italia si è allontanata ancora di più dall’America. Non vorrei esagerare ma la sensazione è che se Colombo dovesse partire oggi per terre assai luntane, troverebbe un enorme Catai che si frappone tra noi, paese sempre più miserabilmente condotto e il Nuovo Mondo, ormai “Altro” Mondo. Non sono migliaia di chilometri a dividerci ora, ma milioni di anni luce.
Mentre noi dovevamo sorbirci, a mo’ di olio di fegato di merluzzo, il purgante di un premier sempre più nano di statura morale a praticare il solito chiagni e fotti in televisione, okkupata perfino sulle reti del nemico Murdoch (che incassa il gettone) e si compiva l’ennesimo atto della tragedia di un uomo sempre più ridicolo, tra noi e l’America si apriva l’abisso.

Noi e gli americani; una partita finita oggi con la proverbiale fagiolata ai nostri danni. Noi con il dubbio di Kakà o non Kakà, nonostante l’olio di ricino; noi e Berlusconi, con le insopportabili parole armate d’odio ideologico di bassa lega da vecchio rancoroso rompicoglioni, che viene voglia di dirgli: “Ma con tutti i soldi e la figa che hai, che cazzo ti lamenti, cos’altro vuoi?”
Loro Obama, un presidente che oggi ha fatto la Storia all’ombra delle piramidi, pronunciando un discorso che parlava di pace in Medio Oriente, messo assieme con parole di una semplicità e chiarezza disarmanti. Senza, vivaddio, pronunciare la frase “i signori della sinistra” ad ogni piè sospinto.

Noi a trastullarci con le vicende di “AirPapi”, compagnia di giro di saltimbanchi aviotrasportati, loro con l’Air Force One che ha portato Obama in Egitto a dire cose che solo gli idioti fanatici non riconoscono come grandi verità: l’Islam non è il male ma lo è solo l’estremismo. L’Iran ha diritto al nucleare civile, come tutti i paesi, rispettando i trattati sulla non proliferazione atomica. Gli ebrei hanno sofferto pene indicibili ma ciò non giustifica l’oppressione ai danni dei palestinesi, che hanno diritto al loro stato. Gli israeliani devono smammare dagli insediamenti illegali (oplà!). La pace in Medio Oriente, in Palestina, è nell’interesse dell’America. L’America se ne andrà da Iraq e Afghanistan.

Ma era proprio il presidente degli Stati Uniti, a parlare, o una specie di Klaatu venuto da un altro mondo per dare l’ennesimo ultimatum alla Terra ? O fate la pace, terrestri di merda, o Gort, questo mio Golem moderno, vi distruggerà come scarafaggi.
Se Obama riuscirà veramente a convincere il mondo a seguirlo nel suo progetto di pacificazione dell’area mediorientale, sarà un miracolo e dovranno farlo santo.
Le cose che dice però non piacciono a chi ha governato l’impero fino all’anno scorso, non dobbiamo nascondercelo.
Ogni tanto qualche segnalino i neocon lo mandano, come il pesce incartato che si usa tra le ‘ndrine calabresi.
Basti pensare alla pagliacciata del morto vivente Osama Bin Laden che viene tirato fuori dalla bara come spauracchio ogni volta che per l’Islam si mette meno male del solito. Osama che manda pizzini alla nuora sperando che suocera intenda.

Noi dovremmo essere così dolci di sale da credere che, appena si parla di dare la terra ai palestinesi, sono gli islamici cattivi, questi giostrai degli autoscontri tra civiltà che vi si oppongono e scatenano il terrorismo. Ma certo. Ricordo perfettamente che persino Bush aveva promesso di risolvere il problema palestinese entro il 2002. Lo disse poco prima dell’11 settembre 2001.
Magari Obama, tra un miracolo e l’altro, potrebbe mettere assieme anche quella famosa commissione d’inchiesta sull’11 settembre che faccia chiarezza sui suoi tanti misteri, senza paura di rendere vero quel detto: “dagli amici mi guardi Iddio…”

E’ andata così, oggi. Noi abbiamo trascorso la giornata con il premieruccio aggrappato a penne e fogli di carta agitati nervosamente che parlava di complotti di Grandi Vecchi e Grandi Architetti per danneggiarlo (comincio a credere che sia vero che abusa di cortisone, dagli effetti collaterali notoriamente paranoidei).
Loro, gli americani, con un presidente che ha parlato di cambiare il mondo e che corre rischi concreti, non certo dai morti che camminano ma da coloro che li manovrano.

Comunque, il fatto che dopo un Bush sia venuto un Obama potrebbe essere di buon auspicio anche per noi. Non può piovere per sempre.


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Oggi, per un’anomala e repentina accelerazione del fenomeno della deriva dei continenti, l’Italia si è allontanata ancora di più dall’America. Non vorrei esagerare ma la sensazione è che se Colombo dovesse partire oggi per terre assai luntane, troverebbe un enorme Catai che si frappone tra noi, paese sempre più miserabilmente condotto e il Nuovo Mondo, ormai “Altro” Mondo. Non sono migliaia di chilometri a dividerci ora, ma milioni di anni luce.
Mentre noi dovevamo sorbirci, a mo’ di olio di fegato di merluzzo, il purgante di un premier sempre più nano di statura morale a praticare il solito chiagni e fotti in televisione, okkupata perfino sulle reti del nemico Murdoch (che incassa il gettone) e si compiva l’ennesimo atto della tragedia di un uomo sempre più ridicolo, tra noi e l’America si apriva l’abisso.

Noi e gli americani; una partita finita oggi con la proverbiale fagiolata ai nostri danni. Noi con il dubbio di Kakà o non Kakà, nonostante l’olio di ricino; noi e Berlusconi, con le insopportabili parole armate d’odio ideologico di bassa lega da vecchio rancoroso rompicoglioni, che viene voglia di dirgli: “Ma con tutti i soldi e la figa che hai, che cazzo ti lamenti, cos’altro vuoi?”
Loro Obama, un presidente che oggi ha fatto la Storia all’ombra delle piramidi, pronunciando un discorso che parlava di pace in Medio Oriente, messo assieme con parole di una semplicità e chiarezza disarmanti. Senza, vivaddio, pronunciare la frase “i signori della sinistra” ad ogni piè sospinto.

Noi a trastullarci con le vicende di “AirPapi”, compagnia di giro di saltimbanchi aviotrasportati, loro con l’Air Force One che ha portato Obama in Egitto a dire cose che solo gli idioti fanatici non riconoscono come grandi verità: l’Islam non è il male ma lo è solo l’estremismo. L’Iran ha diritto al nucleare civile, come tutti i paesi, rispettando i trattati sulla non proliferazione atomica. Gli ebrei hanno sofferto pene indicibili ma ciò non giustifica l’oppressione ai danni dei palestinesi, che hanno diritto al loro stato. Gli israeliani devono smammare dagli insediamenti illegali (oplà!). La pace in Medio Oriente, in Palestina, è nell’interesse dell’America. L’America se ne andrà da Iraq e Afghanistan.

Ma era proprio il presidente degli Stati Uniti, a parlare, o una specie di Klaatu venuto da un altro mondo per dare l’ennesimo ultimatum alla Terra ? O fate la pace, terrestri di merda, o Gort, questo mio Golem moderno, vi distruggerà come scarafaggi.
Se Obama riuscirà veramente a convincere il mondo a seguirlo nel suo progetto di pacificazione dell’area mediorientale, sarà un miracolo e dovranno farlo santo.
Le cose che dice però non piacciono a chi ha governato l’impero fino all’anno scorso, non dobbiamo nascondercelo.
Ogni tanto qualche segnalino i neocon lo mandano, come il pesce incartato che si usa tra le ‘ndrine calabresi.
Basti pensare alla pagliacciata del morto vivente Osama Bin Laden che viene tirato fuori dalla bara come spauracchio ogni volta che per l’Islam si mette meno male del solito. Osama che manda pizzini alla nuora sperando che suocera intenda.

Noi dovremmo essere così dolci di sale da credere che, appena si parla di dare la terra ai palestinesi, sono gli islamici cattivi, questi giostrai degli autoscontri tra civiltà che vi si oppongono e scatenano il terrorismo. Ma certo. Ricordo perfettamente che persino Bush aveva promesso di risolvere il problema palestinese entro il 2002. Lo disse poco prima dell’11 settembre 2001.
Magari Obama, tra un miracolo e l’altro, potrebbe mettere assieme anche quella famosa commissione d’inchiesta sull’11 settembre che faccia chiarezza sui suoi tanti misteri, senza paura di rendere vero quel detto: “dagli amici mi guardi Iddio…”

E’ andata così, oggi. Noi abbiamo trascorso la giornata con il premieruccio aggrappato a penne e fogli di carta agitati nervosamente che parlava di complotti di Grandi Vecchi e Grandi Architetti per danneggiarlo (comincio a credere che sia vero che abusa di cortisone, dagli effetti collaterali notoriamente paranoidei).
Loro, gli americani, con un presidente che ha parlato di cambiare il mondo e che corre rischi concreti, non certo dai morti che camminano ma da coloro che li manovrano.

Comunque, il fatto che dopo un Bush sia venuto un Obama potrebbe essere di buon auspicio anche per noi. Non può piovere per sempre.


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Oggi, per un’anomala e repentina accelerazione del fenomeno della deriva dei continenti, l’Italia si è allontanata ancora di più dall’America. Non vorrei esagerare ma la sensazione è che se Colombo dovesse partire oggi per terre assai luntane, troverebbe un enorme Catai che si frappone tra noi, paese sempre più miserabilmente condotto e il Nuovo Mondo, ormai “Altro” Mondo. Non sono migliaia di chilometri a dividerci ora, ma milioni di anni luce.
Mentre noi dovevamo sorbirci, a mo’ di olio di fegato di merluzzo, il purgante di un premier sempre più nano di statura morale a praticare il solito chiagni e fotti in televisione, okkupata perfino sulle reti del nemico Murdoch (che incassa il gettone) e si compiva l’ennesimo atto della tragedia di un uomo sempre più ridicolo, tra noi e l’America si apriva l’abisso.

Noi e gli americani; una partita finita oggi con la proverbiale fagiolata ai nostri danni. Noi con il dubbio di Kakà o non Kakà, nonostante l’olio di ricino; noi e Berlusconi, con le insopportabili parole armate d’odio ideologico di bassa lega da vecchio rancoroso rompicoglioni, che viene voglia di dirgli: “Ma con tutti i soldi e la figa che hai, che cazzo ti lamenti, cos’altro vuoi?”
Loro Obama, un presidente che oggi ha fatto la Storia all’ombra delle piramidi, pronunciando un discorso che parlava di pace in Medio Oriente, messo assieme con parole di una semplicità e chiarezza disarmanti. Senza, vivaddio, pronunciare la frase “i signori della sinistra” ad ogni piè sospinto.

Noi a trastullarci con le vicende di “AirPapi”, compagnia di giro di saltimbanchi aviotrasportati, loro con l’Air Force One che ha portato Obama in Egitto a dire cose che solo gli idioti fanatici non riconoscono come grandi verità: l’Islam non è il male ma lo è solo l’estremismo. L’Iran ha diritto al nucleare civile, come tutti i paesi, rispettando i trattati sulla non proliferazione atomica. Gli ebrei hanno sofferto pene indicibili ma ciò non giustifica l’oppressione ai danni dei palestinesi, che hanno diritto al loro stato. Gli israeliani devono smammare dagli insediamenti illegali (oplà!). La pace in Medio Oriente, in Palestina, è nell’interesse dell’America. L’America se ne andrà da Iraq e Afghanistan.

Ma era proprio il presidente degli Stati Uniti, a parlare, o una specie di Klaatu venuto da un altro mondo per dare l’ennesimo ultimatum alla Terra ? O fate la pace, terrestri di merda, o Gort, questo mio Golem moderno, vi distruggerà come scarafaggi.
Se Obama riuscirà veramente a convincere il mondo a seguirlo nel suo progetto di pacificazione dell’area mediorientale, sarà un miracolo e dovranno farlo santo.
Le cose che dice però non piacciono a chi ha governato l’impero fino all’anno scorso, non dobbiamo nascondercelo.
Ogni tanto qualche segnalino i neocon lo mandano, come il pesce incartato che si usa tra le ‘ndrine calabresi.
Basti pensare alla pagliacciata del morto vivente Osama Bin Laden che viene tirato fuori dalla bara come spauracchio ogni volta che per l’Islam si mette meno male del solito. Osama che manda pizzini alla nuora sperando che suocera intenda.

Noi dovremmo essere così dolci di sale da credere che, appena si parla di dare la terra ai palestinesi, sono gli islamici cattivi, questi giostrai degli autoscontri tra civiltà che vi si oppongono e scatenano il terrorismo. Ma certo. Ricordo perfettamente che persino Bush aveva promesso di risolvere il problema palestinese entro il 2002. Lo disse poco prima dell’11 settembre 2001.
Magari Obama, tra un miracolo e l’altro, potrebbe mettere assieme anche quella famosa commissione d’inchiesta sull’11 settembre che faccia chiarezza sui suoi tanti misteri, senza paura di rendere vero quel detto: “dagli amici mi guardi Iddio…”

E’ andata così, oggi. Noi abbiamo trascorso la giornata con il premieruccio aggrappato a penne e fogli di carta agitati nervosamente che parlava di complotti di Grandi Vecchi e Grandi Architetti per danneggiarlo (comincio a credere che sia vero che abusa di cortisone, dagli effetti collaterali notoriamente paranoidei).
Loro, gli americani, con un presidente che ha parlato di cambiare il mondo e che corre rischi concreti, non certo dai morti che camminano ma da coloro che li manovrano.

Comunque, il fatto che dopo un Bush sia venuto un Obama potrebbe essere di buon auspicio anche per noi. Non può piovere per sempre.


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Ma veramente qualcuno riesce ancora a credere all’autenticità del “messaggio-comparso-oggi-su-internet-su-siti-islamici” firmato Al Qaeda che regolarmente contrassegna momenti topici della cronaca geopolitica?

Se ricordate, i primi tempi, subito dopo l’11 settembre, Bin (Laden) e Al (Zawahiri) comparivano in carne ed ossa e il filmato aveva una parvenza di veridicità, a parte qualche clamorosa bufala come quella volta del Bin troppo grasso per essere veramente lui. E’ un mistero che l’unica presunta rivendicazione dell’attentato al WTC sia stata affidata ad un filmato così smaccatamente falso, anche se penso che tutto abbia un senso in quella vicenda.

Ora invece, sia Bin che Al non compaiono più pirsonalmente di pirsona ma solo in voce (mmmh) e non ci vengono nemmeno più fatti ascoltare direttamente ma vanno in sottofondo sulla loro immagine fissa.
Riguardo al contenuto del messaggio, dobbiamo fidarci del mezzobusto con carica a molla che ce lo racconta tra un Olindo e una Rosa, tra i fatti e i fattacci della giornata (quelli che gli passa il suo manovratore, ovviamente, non certo le NOTIZIE) e che ci dice che quella voce lì è proprio l’esponente di Al Qaeda che ci vuol fare ‘nu mazzo tanto. Sarà.

Gli esponenti di Al Qaeda stanno diventando sempre più fantasmatici. Non è un caso che i giornali che riferiscono dei loro proclami utilizzino ormai il termine apparizioni.
Visto che molti ritengono sia Bin che Al morti da un bel pezzo (Bin addirittura dal dicembre del 2001) è giusto usare un termine da oltretomba. Non dimentichiamo che Aldilà vuol dire anche soprannaturale e metafisico.
In fondo è lo stesso meccanismo dei presunti messaggi inviati a noi dalle divinità o dai loro messaggeri. Insomma, i proclami di Al Qaeda cominciano ad assomigliare ai messaggi delle apparizioni mariane.

Ad analizzarli semanticamente, i messaggi di Fatima non erano altro che proclami propagandistici anticomunisti belli e buoni affidati ad un testimonial di gran lusso. La Madonna che piange per la povera Russia nel 1917 e negli anni seguenti (ma non prima) non può essere un caso.
Il mito del terrificante terzo segreto sul quale non si osava posare gli occhi e che aveva sconvolto il papa che aveva osato aprirlo (come l’Arca dell’Alleanza dai poteri terribili) era soltanto un modo per terrorizzare, soggiogare i fedeli e quindi fare nient’altro che TERRORISMO.
Quando la sua carica propagandistica si esaurì per sopraggiunti limiti storici, il mistero fu svelato e un papa piuttosto egocentrico se lo ritagliò addosso per farsene un mito su misura.

Ad ogni modo, tornando ai proclami di Al Qaeda, se Al e Bin, come Rosencrantz e Guildenstern, sono morti, facciamoli diventare divinità che parlano tuonando dal cielo. L’effetto sarà uguale e forse amplificato. Tanto ci sarà sempre chi crederà alla Madonna che parla, al sole che rotea, ai rapimenti alieni e a quattro sfigati arabi che sono riusciti ad inculare le difese aeree degli Stati Uniti d’America.

Nell’ultimo pizzino consegnato ai media boccaloni per spettatori ancora più boccaloni, Al Zawahiri o chi per lui se la prende con Obama definendolo “servo negro” (oplà!) e minacciando i soliti sfracelli. E’ interessante notare che in arabo il termine usato è “servo di casa” mentre nella traduzione ad uso e consumo occidentale viene aggiunto il dispregiativo razziale.
A me pare molto sospetta questa traduzione che si addice più al pensiero di un fottutissimo nazista KKK dell’Illinois che ad un islamico.
Anche questo è parte del gioco, che è una variante impazzita del divide et impera. Seminare indizi ma rendere il quadro generale sempre più torbido. Far capire e non capire ma lasciare nel dubbio. Comunque ed in ogni caso, suggerire chi comanda e terrorizzare. Ho usato il termine pizzino non a caso.


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Ma veramente qualcuno riesce ancora a credere all’autenticità del “messaggio-comparso-oggi-su-internet-su-siti-islamici” firmato Al Qaeda che regolarmente contrassegna momenti topici della cronaca geopolitica?

Se ricordate, i primi tempi, subito dopo l’11 settembre, Bin (Laden) e Al (Zawahiri) comparivano in carne ed ossa e il filmato aveva una parvenza di veridicità, a parte qualche clamorosa bufala come quella volta del Bin troppo grasso per essere veramente lui. E’ un mistero che l’unica presunta rivendicazione dell’attentato al WTC sia stata affidata ad un filmato così smaccatamente falso, anche se penso che tutto abbia un senso in quella vicenda.

Ora invece, sia Bin che Al non compaiono più pirsonalmente di pirsona ma solo in voce (mmmh) e non ci vengono nemmeno più fatti ascoltare direttamente ma vanno in sottofondo sulla loro immagine fissa.
Riguardo al contenuto del messaggio, dobbiamo fidarci del mezzobusto con carica a molla che ce lo racconta tra un Olindo e una Rosa, tra i fatti e i fattacci della giornata (quelli che gli passa il suo manovratore, ovviamente, non certo le NOTIZIE) e che ci dice che quella voce lì è proprio l’esponente di Al Qaeda che ci vuol fare ‘nu mazzo tanto. Sarà.

Gli esponenti di Al Qaeda stanno diventando sempre più fantasmatici. Non è un caso che i giornali che riferiscono dei loro proclami utilizzino ormai il termine apparizioni.
Visto che molti ritengono sia Bin che Al morti da un bel pezzo (Bin addirittura dal dicembre del 2001) è giusto usare un termine da oltretomba. Non dimentichiamo che Aldilà vuol dire anche soprannaturale e metafisico.
In fondo è lo stesso meccanismo dei presunti messaggi inviati a noi dalle divinità o dai loro messaggeri. Insomma, i proclami di Al Qaeda cominciano ad assomigliare ai messaggi delle apparizioni mariane.

Ad analizzarli semanticamente, i messaggi di Fatima non erano altro che proclami propagandistici anticomunisti belli e buoni affidati ad un testimonial di gran lusso. La Madonna che piange per la povera Russia nel 1917 e negli anni seguenti (ma non prima) non può essere un caso.
Il mito del terrificante terzo segreto sul quale non si osava posare gli occhi e che aveva sconvolto il papa che aveva osato aprirlo (come l’Arca dell’Alleanza dai poteri terribili) era soltanto un modo per terrorizzare, soggiogare i fedeli e quindi fare nient’altro che TERRORISMO.
Quando la sua carica propagandistica si esaurì per sopraggiunti limiti storici, il mistero fu svelato e un papa piuttosto egocentrico se lo ritagliò addosso per farsene un mito su misura.

Ad ogni modo, tornando ai proclami di Al Qaeda, se Al e Bin, come Rosencrantz e Guildenstern, sono morti, facciamoli diventare divinità che parlano tuonando dal cielo. L’effetto sarà uguale e forse amplificato. Tanto ci sarà sempre chi crederà alla Madonna che parla, al sole che rotea, ai rapimenti alieni e a quattro sfigati arabi che sono riusciti ad inculare le difese aeree degli Stati Uniti d’America.

Nell’ultimo pizzino consegnato ai media boccaloni per spettatori ancora più boccaloni, Al Zawahiri o chi per lui se la prende con Obama definendolo “servo negro” (oplà!) e minacciando i soliti sfracelli. E’ interessante notare che in arabo il termine usato è “servo di casa” mentre nella traduzione ad uso e consumo occidentale viene aggiunto il dispregiativo razziale.
A me pare molto sospetta questa traduzione che si addice più al pensiero di un fottutissimo nazista KKK dell’Illinois che ad un islamico.
Anche questo è parte del gioco, che è una variante impazzita del divide et impera. Seminare indizi ma rendere il quadro generale sempre più torbido. Far capire e non capire ma lasciare nel dubbio. Comunque ed in ogni caso, suggerire chi comanda e terrorizzare. Ho usato il termine pizzino non a caso.


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