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Come temevamo, la crisi costringe il governo ad accelerare il compimento del piano di rinascita democratica della P2.

Per quest’anno non cambiare, stessa villa stesso mare. Il fotografo Zappadu, puntuale come una cometa all’ennesimo passaggio, anche quest’estate ci offre le sue foto scoop di Villa Certosa che proverebbero senza alcun dubbio l’appartenenza alla massoneria del B. Dopo esserci rinfrancati con un “nooo, ma va?” ghiacciato ed esserci chiesti a chi possa fregare di meno se nel villone pacchiano dell’ex-ghepensimì ora morto in Libia, ci sono i divani a forma di labbroni, i compassi e i triangoli massonici, il bunker e le tartarughe, c’è comunque una cosa curiosa da notare. 
Le foto di Zappadu che ho visto, se non sono state semplicemente scaricate da GoogleMaps, sembrano comunque foto satellitari. Ora, visto che Villa Certosa è considerata luogo strategico per la difesa e coperto da segreto di Stato e sembra essere ripresa con strumenti particolarmente sofisticati non in dotazione ai paparazzi, mi chiedo: quale grande occhio di Sauron sta osservando il vecchio? Da che parte arriva il messaggio trasmesso dal Mercurio Zappadu? 
No, perché altrimenti non si capisce tanto interessamento e spiegamento di pagine anche da parte di giornali come il “Fatto” online, riguardo all’arredamento bizzarro delle ville delle vecchie dive del consiglio decadute e a notizie che notizie non sono.
Nel giardino ci sono i simboli massonici. E allora? Che il B. sia un muratorino devoto è cosa nota fin dai tempi della sua iscrizione alla loggia P2 di Licio Gelli e da quelli successivi dei documentari sul suo leggendario mausoleo, il tombone mai condonato, anch’esso zeppo di allusioni al Grande Oriente. Ci saremmo piuttosto meravigliati se non fosse stato massone, visto che tutti coloro che contano qualcosa per denaro ed influenza, anche a livello di Circolo dei notabili cittadini di Cacasotto, pare ci diano dentro con la cazzuola e il compasso.

Secondo Gioele Magaldi, il leader di Grande Oriente Democratico, una fonte sempre molto interessante per sapere cosa ne pensa una parte della Massoneria del nano del consiglio, di solito molto male, il nostro si sarebbe addirittura creato, fin dai primissimi anni ’90, una loggia personale: la “Loggia del Drago” con sede ad Arcore. Ricordate Veronica e le “vergini da offrire al drago”? Diavolo di una donna!
Questa loggia, assieme ad un’altra con a capo Bisignani, sarebbero le famigerate P3 e P4, non proprio emanazioni della P2 ma, secondo Magaldi, “circuiti massonici borderline” alla ricerca di appoggi internazionali specie di area francofona, est-europea, nord-africana e medio-orientale”.
Oltre all’utile degli agganci internazionali tra fratelli, la Loggia del Drago sarebbe dedita a rituali massonici di vario livello, incluso quello che fa riferimento più specificamente a riti di “magia sessuale”. Sempre secondo Magaldi, una delle varianti di questi riti  consiste nel fatto “che una persona iniziata e quindi con un certo tipo di conoscenze, possa acquisire energia, vitalità, benessere e salute attraverso l’uso sessuale di altre persone molto più giovani, vampirizzandone l’energia”.  

Spero che tutta questa ritualità di magia sessuale, senza arrivare ai sacrifici umani di vergini intonse, non consista solo nel bacio delle veline al bigolo del Priapo di terracotta ed al bunga bunga con le zoccole mascherate  da infermiere e poliziotte  perché altrimenti il livello, direbbe l’indimenticato Pazzaglia, sarebbe basso. 
Secondo me si tratta anche qui di mitologia e di millanteria bella e buona. Checché ne dica il prof. Scopagnini, che (stra)parla di addirittura sei prestazioni al giorno (si, forse a 18 anni), a me pare che tutti questi riti di magia sessuale non sortiscano nel drago un grande effetto di energia e vitalità, a parte una fastidiosa e persistente narcolessia diurna, osservabile in particolar modo durante le parate militari, le canonizzazioni di papi, le conferenze e le cerimonie ufficiali. Forse il vampiro per sbaglio ha preso troppa luce, perché ultimamente, più che un drago, sembra una vecchia iguana imbolsita e rincoglionita che si trascina su uno scoglio delle Galapagos. Senza ben sapere che cazzo ci stia a fare lì.

Facciamo un brevissimo riepilogo della situation per cercare di capire chi comanda veramente in Italia, che qui si rischia di perdersi in un labirinto di intrallazzi.
La sensazione è che il governo del grande comunicatore sia stato dato in subappalto, visto che chi ha ufficialmente vinto la gara, ormai è evidente, non è assolutamente capace di governare perché qualsiasi cosa tocca la fa fallire neanche fosse affetto dalla maledizione di un Re Mida all’incontrario. Meglio che si dedichi quindi a trombare nel suo patetico casino domestico e a far meno danni possibili. Il gran frullo di passere notturne ad Arcore potrebbe essere un modo, ideato da premurosi amici e amici degli amici, per tenerlo abbastanza rincoglionito di giorno per permettere agli altri, i subappaltatori, di lavorare in pace, visto il disastro in corso. Un giorno magari scopriremo che quella sonnolenza perfino durante le cerimonie di beatificazione dei papi (intesi come pontefici) era dovuta anche a qualche pasticchina di clorpromazina. “Ma cosa hai messo nel caffè?”, diceva una canzoncina degli anni ’60.

Chi ha in mano il timone della baracca, quindi? Non è poi un mistero. Nel corso degli anni le logge invecchiano: P2, P3, P4 e i Gran Maestri imbiancano ma il potere, quello vero, rimane sempre nelle stesse mani. Addirittura, il faccendiere Bisignani, spacciato dalla stampa come l’eminenza grigia del momento, sarebbe un astro sorto all’ombra di Andreotti, ovvero dell’eternità fatta politica, tanto per (non) cambiare.

Per più di quarant’anni un solido potere clerico-mafio-massonico-atlantico aveva tenuto ben salde le redini del comando in Italia.
Nei primi anni novanta, sotto i colpi di Tangentopoli e delle monetine degli italiani imbufaliti dall’altissimo tasso di ladrocinio della politica, crolla la prima repubblica. Ce ne vuole subito una seconda che si fondi sull’apparenza del cambiamento ma che in realtà risponda al sacro principio del Gattopardo: “Cambiare tutto perché nulla cambi”.
La seconda repubblica sceglie come uomo immagine e frontman l’imbonitore ideale per dare l’illusione del nuovo, il megaimprenditore rampante milanese con amicizie palermitane che contano sia nel clerico, che nel mafioso e nel massonico. A posteriori si deve proprio ammettere che Silvio era l’ideale. Quel mix di volgarità ed ignoranza poi che agli italiani fa tanto sangue.
Si liquidano i vecchi garanti del patto di stabilità tra poteri palesi ed occulti, si siglano patti più o meno scellerati con i nuovi e, tolti di mezzo i più pericolosi giudici guastafeste, si chiude la prima repubblica ed inizia l’era berlusconiana, il vecchio che avanza vestito da nuovo, con Licio che benedice l’iniziativa.

B. è come la serva, serve. Serve perché  ha le televisioni, l’unica sua salvezza ed assicurazione sulla vita, visto che come imprenditore ha sempre bisogno della legge o leggina ad hoc e ad personam per non fare fallimento. Citofonare Craxi per conferma. Le televisioni servono a creare consenso, sono fondamentali strumenti di propaganda. Ufficialmente per B. e la sua presunta bravura nel governare, in realtà per mantenere il potere nelle mani dei manovratori occulti.
A questo punto è inevitabile rigirare il coltello nella piaga e ricordare come i collaborazionisti dell’opposizione giurarono, fin dal primo momento, di non toccargliele e gioverebbe chieder loro in cambio di quale innominabile contropartita.

Secondo le ultime inchieste giudiziarie su quella evoluzione della P2 che è la P4, oltre a scoprire che ci sono forti indizi dell’esistenza del contratto di subappalto del governo, come ad esempio la carta intestata di Palazzo Chigi nell’ufficio di Bisignani, si ha l’impressione che qualcuno voglia liquidare la serva perché divenuta ingestibile e troppo pretenziosa, visto che pensa solo a sé stessa ed ai suoi affari privati.

Molte cose sono cambiate infatti dai primi anni novanta. Il frontman non ha perso il vizio di mandare a puttane (non è una battuta) tutto ciò che gli passa per le mani, solo che qui non si sta parlando di un’azienda come la Fininvest ma di un intero paese e ci sono molti, tra i suoi amici imprenditori, che cominciano a preoccuparsi per le proprie terga. Il tizio, per giunta, sta invecchiando a rotta di collo come un vampiro che ha preso la luce del giorno e come comunicatore innesca solo l’effetto boomerang di far cambiare canale alla gente. Le televisioni, quindi, cominciano a non contare più un cazzo ed ecco Veltroni che ammette, chissà perché solo ora, che è stato un errore non togliergliele a suo tempo.

Una cricca di predoni al seguito del B. sta spadroneggiando in un paese che ha i conti sull’orlo della bancarotta. Il popolo, della libertà o meno, si sta sempre di più incazzando e sentendo imbrogliato dal venditore di aspirapolvere. All’estero ci considerano un circo itinerante di buffoni e fenomeni da baraccone. Il governo A, quello di facciata, è in ostaggio dei deliri di due vecchi cadaveri ambulanti, il vampiro e il vampirla. Tra un vaneggiamento e l’altro, il ragioniere tenta disperatamente di far quadrare i conti ma intanto è evidente  che cerchi disperatamente nuove alleanze per salvare il salvabile.

Andare avanti così è impensabile anche se l’uscita dal tunnel non si vede ancora, in questo incubo italiano. Non è facile liquidare la serva B. perché gli è stato concesso troppo potere e vuole l’impunità a tutti i costi, a costo di distruggere un paese intero e il suo sistema giudiziario e per giunta ha portato al governo e concesso loro un potere eccessivo ai barbari della Lega, portatori di altrettanto nefaste richieste di distruzione dello Stato.
Se fossi il nostro, viste le schiere dei nemici che aumentano di numero ogni giorno che passa, accetterei il dorato esilio in un paese che non ammette estradizione, come gli suggerì senza scherzare tempo fa il sindaco di Napoli De Magistris, ma dubito che lo farà.
Se la situazione continuerà a peggiorare, tra un ministro che dice A e quell’altro che gli risponde B e la barca che intanto va a fondo, con le leggi ad personam nascoste dentro le manovre finanziarie, i poteri che finora si erano sentiti rappresentati e al sicuro da B., ovvero i subappaltatori, potrebbero decidere di cambiare il cavallo in corsa. Con le buone o con le cattive. Temo sempre di più con le cattive. Sempre che i subappaltatori, invece di ripristinare un’andreottiana continuità con il passato non siano interessati a far fallire l’Italia in combutta con gli speculatori internazionali. In quel caso, che Dio ci protegga e stramaledica B.

Non è il caso di dire: “A volte ritornano” perchè costui non se n’è mai andato. E’ una presenza scomoda che aleggia da decenni sulla politica italiana, condizionandola pesantemente, e che ora rischia di diventare per il Dongiovanni di Palazzo Grazioli un vendicativo Commendatore, tornato dall’oltreloggia per ammonirlo della sua scelleratezza. Anche Mozart era massone, quindi la metafora calza a pennello.
Il Maestro Licio Gelli, intervistato dall’Espresso, è in vena di scrutini e pagelle per i suoi alunni, ma i voti finali di coloro che parevano all’inizio i più meritevoli riservano non poche sorprese.
Che il fratello n° 1816 fosse stato designato come esecutore materiale del Piano di Rinascita non era certo un fatto esoterico. Finora pareva essersi comportato di conseguenza. La RAI, come da istruzioni, la stava distruggendo, i giornali e le tv erano state infiltrate ad hoc. Molti confratelli erano entrati nei gangli vitali del sistema. Ecco un utile bignamino sulla storia della P2, dato che un ripasso, in tempi di esami, non fa mai male.

Invece il Maestro è in vena di bacchettate:

“Gli uomini al governo si sono abbeverati al mio Piano di Rinascita, ma l’hanno preso a pezzetti. Io l’ho concepito perché ci fosse un solo responsabile, dalle forze armate fino a quell’inutile Csm. Invece oggi vedo un’applicazione deformata’.
D. Non è contento dell’esecutivo?
‘Ho grandi riserve. Ci sono gli stessi uomini di vent’anni fa e non valgono nulla. Sanno solo insultarsi e non capiscono di economia. Tremonti è un tramonto. Il Parlamento è pieno di massaggiatrici, di attacchini di manifesti e di indagati. Chi è sotto inchiesta deve essere cacciato all’istante, al minimo sospetto’.

Sembrerebbe d’accordo con il wannabe ducetto di Arcore che reclama “più potere, più potere, più potenza, più potenza” (i freudiani si astengano da facili commenti). Invece, come un fulmine a ciel sereno, scende sul figliolo prediletto ex primo della classe la bocciatura senza appello:

D. Almeno il suo ex iscritto Silvio Berlusconi ha la sua benedizione?
‘Io sono un laico. Non do benedizioni ma certamente non condivido ciò che accade per sua volontà. Anche certe questioni private si risolvono in famiglia. Deve essere meno goliardico‘.
D. Vede in lui il realizzatore del Piano Rinascita?
‘Non è adatto. Inoltre, non ha molti collaboratori di valore’.

Oplà! Che il fratello 1816, invece di vedere la Luce, abbia visto solo la propria riflessa sullo specchio della vanità?
Non è una bagattella, ciò che Gelli manda a dire al fratello 1816. Gli sta rimproverando di pensare solo al proprio “particulare”, sottintendendo che altri potrebbero essere più adatti di lui.
Vuole perfino espropriarlo, in un momento politicamente delicato, e in prossimità del 25 luglio, dell’alleato più fedele, il Bossi:

D. Pensa che sia vittima della pressione leghista?
La Lega per me è un pericolo. Sta espropriando la sostanza economica dell’Italia. Le bizzarrie di Umberto Bossi hanno già diviso il Paese. Bisogna dire basta‘.

Sarà per questo che, da vecchio volpone, il nostro pensa ad una exit strategy in stile Craxiano? Un buen retiro al caldo nell’illusione che in Italia lo rimpiangeranno?
Parliamoci chiaro, se perfino Gelli lo vuole portare in autostrada per legarlo al guardrail, non è un buon segno.
Buon per lui che gli itagliani credono ancora che, come Gatto&Volpe, “non pensi al vile interesse ma unicamente ad arricchire gli altri”.
Gelli invece ricorda a chi vuole intendere ed agli italiani ottusi che questo tizio non sta facendo il suo lavoro. “Non è adatto”.
Mentre l’illuso dice che “siamo il paese più ricco d’Europa” (ah, quella luce che lo acceca…) e si pavoneggia con sondaggi sempre più compassionevoli preparati dalle sue badanti, il Maestro ha già inserito la marcia successiva, ed è una marcia rivoluzionaria:

‘I partiti non esistono più e i leader attuali passano il Rubicone con tre tessere in tasca. Non bisogna riformare solo la giustizia, ma prima di tutto l’economia e la sanità’.
Ci tranquillizzi, dottor Gelli. Lei non sta diventando di sinistra?
‘Io sono per il buon senso. Sono per il benessere al popolo che oggi patisce, non arriva al 20 del mese. Qui siamo oltre i margini della rivolta. Siamo alla Bastiglia’.

Il Gran Maestro, per lo meno con il suo ex pupillo, ha chiuso il cerchio con il compasso.

La tentazione dell’incendio del Reichstag da accreditare falsamente agli oppositori è sempre irresistibile soprattutto tra i wannabe dictators e i dittatorelli ormai bolliti che sanno di avere politicamente un piede nella fossa.
Altro che “smorzare i toni” come ancora si illudono il Napolitano e Don Bersani.
Il nano ammaccato è alle strette e le sta studiando tutte, con i compagni di grembiule e compasso che hanno rispolverato “Il manuale del perfetto piduista” contenente il materiale eversivo necessario per 1) sviare l’attenzione dalle vicende giudiziarie che lo riguardano; 2) abbindolare il suo elettorato anencefalo; 3) cercare di impietosire perfino chi lo tiene accoccolato sui testicoli.

Tutto fa brodo per alzare l’audience e mettere in moto l’applausometro, compreso rispolverare gli armamentari della strategia della tensione proprio in concomitanza con il quarantennale dell’inizio di quell’altra strategia della tensione, quella di Piazza Fontana di matrice neofascista.
Un attentato quasi patetico (non tutti si meritano dei Von Stauffenberg come cospiratori), un secondo attentatore che tenta di intrufolarsi nell’ospedale di notte dove è ricoverato l’impaziente e che si porta dietro non un cuscino (come nel “Padrino”) ma un set di mazze da hockey. Apperò!
Infine una bombetta “quasi affettuosa” rivendicata dai soliti anarchici tuttofare che si portano su tutto.

Sa benissimo, il tumefatto, che i suoi veri nemici, quelli interni e quelli esterni – i suoi creditori di favori passati e i poteri che contano veramente al mondo, quelli che non gradiscono certi suoi avventurismi in politica energetica e le sue relazioni pericolose in politica estera, se volessero arrivare a lui non userebbero certo una ridicola statuetta maneggiata da un paziente psichiatrico in carico al SERT.
Quindi, da mestatore di professione ed ex appartenente ad associazione a finalità eversiva – ricordiamolo a chi crede che la P2 fosse una specie di ONLUS – incarica i suoi maggiordomi di fabbricare un set completo di capri espiatori da mostrare eventualmente al popolaccio papiminkia, a quei merdosi sciuri e sciurette che urlavano di “culattoni” e “barboni” a chi gli contestava l’idoletto tascabile, domenica scorsa. L’eroe vendicatore smascherato dell’infinitamente piccola borghesia. Capri espiatori utili a non far capire da dove realmente giunge il pericolo. Un po’ come a Beslan, dove un regolamento di conti tra mafiosi russi e Putin è passato come un atto terroristico dei soliti ceceni.

I capri espiatori utili al gran varietà del nano perseguitato si trovano facilmente in ogni supermercato: i pochi giornalisti che fanno giornalismo e si occupano dei fatti, come Travaglio; i due-tre giornali che non sono ancora stati acquisiti alla causa della salvezza del vecchio miliardario egocentrico; i comunisti – termine onnicomprensivo che nell’universo paranoideo papiminkia significa semplicemente Non-Berlusconiano; l’unico politico che resiste al fascino slavo di Berlusconi, Di Pietro (ma comme fa?); i soliti giudici e magistrati che hanno il vizio di volerlo processare e infine, perchè no, i creditori personali come De Benedetti, quello che reclama 750 milioncini di euro da Papi a titolo di risarcimento per lo scippo della Mondadori. Perchè alla fine sono proprio i piccioli che contano.
Che bello sentire i maggiordomi dare dei terroristi ai nemici personali del padrone. Pagati da noi, per farlo, a suon di migliaia di euro al mese, nel nostro povero Parlamento ridotto a dependance per la servitù. Con l’opposizione del Partito Bestemmia che invita a “smorzare i toni” e si precipita a portare i fiori e le pastarelle a forma di altra guancia al capezzale del lacerocontuso.

Questo popo’ di clima di odio per il premier che, poareto, in questi giorni è una specie di Gesucristo strapazzato alla Mel Gibson che noi odiamo mentre lui invece ci lovva tutti giustifica, secondo i muratorini di ritorno, il ricorso a leggi speciali e liberticide. Tanto ci sono gli ultrapirla padani che gliele firmano senza discutere un tanto al chilo e un fronte democratico a difesa della Costituzione e della Libertà formato da Di Pietro da una parte e dall’altra da una congregazione di amebe che non opporranno resistenza e si rifugeranno in massa sull’Aventino appena gli incappucciati scioglieranno i cani. Ovvero gli yorkshire nani.

Visto come ci stanno marciando i maggiordomi e le sguattere piduiste sull’attentato di domenica, come se fosse capitato a fagiolo, è inevitabile che se ne stiano dicendo di tutti i colori. Perfino che potrebbe essere stata una messinscena, vista l’assurdità di un servizio d’ordine che non porta via immediatamente il soggetto colpito ma lo lascia salire sul predellino dell’auto per mostrarsi come un Ecce Nano in favore delle telecamere. Riguardarsi le immagini dell’attentato a Ronald Reagan, prego, per capire come si deve comportare un vero servizio di protezione di un presidente. Due secondi dopo gli spari di Hinckley, Reagan è già sparito dalla crime scene. Altro che passerella con dettagli splatter hardcore.

Messinscena? Non lo so. Lui, caratterialmente, come pseudologo fantastico, sarebbe capace di tutto. L’anima al Diavolo l’ha già probabilmente venduta da un pezzo. Forse anche Lucifero è tra i numerosi creditori.
Una cosa è certa. Siccome non era venuto benissimo, con quel trucco sfatto da Joker che ha preso una labbrata, da Gotham City sono sparite tutte le foto insanguinate. E’ un vecchio premier ma è più vanitoso di una soubrette.
A chi si scandalizzasse per il sospetto della salsa di pomodoro o dell’effetto speciale alla Stivaletti, rispondo che anche il sangue della scuola Diaz fu definito “pummarola” dagli amorevoli giornali di Papi. Uno a uno e palla al centro.

Delle ecchimosi del vecchio però, a questo punto, non ce ne può fregare di meno. La cosa che preoccupa è questo discorso di limitare e filtrare Internet, limitare il diritto di protestare nelle piazze, intaccare la libertà di espressione, sancita come inviolabile nelle carte costituzionali dei paesi democratici e civili. Rendere reato, come dice Travaglio, odiare qualcuno, soprattutto il duce supremo. Roba da dittature da terzo mondo.
Ma stiamo scherzando? Ma dove sono gli europei, gli americani? Qui devono darci una mano sul serio.

(*) Il titolo è quello di un vecchio numero di “Cuore”.
Per gli italiani che volessero raggiungere un ulteriore livello di sprofondamento nel sottosuolo della vergogna, e ormai credo che stiamo già arrivando al mantello terrestre, ebbene sappiano che l’Argentina ha richiamato il nostro ambasciatore per le dichiarazioni fatte dal presidente del consiglio durante la campagna elettorale in Sardegna.
Quali dichiarazioni? Chi ha ascoltato il TG1 di stasera avrà pensato che i nostri cugini sudamericani siano ammattiti o indipietriti.
Infatti l’apparentemente innocuo Sassoli ha letto la seguente velina da Minculpop:

“L’Argentina ha convocato l’ambasciatore italiano per chiarimenti su presunte frasi del presidente del consiglio sui desaparecidos. Secondo il quotidiano di Buenos Aires “Il Clarin”, che cita l’Unita’, Berlusconi avrebbe detto:”Erano belle giornate, li facevano scendere dall’aereo” riferendosi ai “voli della morte”.
Da Berlusconi, ha spiegato l’ambasciatore italiano, netta presa di distanza dalla dittatura argentina. Fonti del governo aggiungono: il premier voleva sottolineare l’efferratezza del crimine per spiegare la gravita’ dell’insulto quando lo paragonano ai dittatori“.

No, la realtà è leggermente diversa e questa non è informazione. E’, nella migliore delle ipotesi, disinformacija di stampo putiniano. Vomitevole e sicuramente vergognosa.
Come dimostra il video, colui che ci disonoriamo di avere come presdelcons ha avuto il coraggio di fare una battuta pseudocalcistica sui voli della morte che fecero sparire decine di migliaia di oppositori politici in Argentina.
Esattamente questa:

“… come quel dittatore argentino che faceva fuori i suoi oppositori portandoli in aereo con un pallone. Poi aprivano lo sportello, via il pallone, dice:”C’è una bella giornata fuori ,andate fuori un po’ a giocare. ” Che fa ridere, ma è drammatico...

Va bene che basta non parlare male della Shoah e per i restanti genocidi vi sono il rutto libero e lo sfintere rilassato ma giustamente il Clarin, in questo articolo, parla di “frase infame” e ricorda, guarda un po’, che sia Massera (quello che giocava a tennis con il cardinale Laghi), che Berlusconi erano affiliati alla P2. Strane associazioni, incomprensibili per i nostri pennivenduti.

Davvero, non so se sia peggio Berlusconi e la sua coprolalia, chi gli para il culo sul servizio pubblico o chi lo difenderà dicendo che noi comunistelli non capiamo l’ironia del premier. You can kiss my ass.

Por todos los amigos argentinos: este hijos de puta madre chingada no representan el pueblo italiano asì como el general Massera no representaba el pueblo argentino.

Trittico musicale disintossicante:
Adios nonino – Astor Piazzolla
Ginastera danzas argentinas – Martha Argerich
Adios muchachos – Carlos Gardel


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Per gli italiani che volessero raggiungere un ulteriore livello di sprofondamento nel sottosuolo della vergogna, e ormai credo che stiamo già arrivando al mantello terrestre, ebbene sappiano che l’Argentina ha richiamato il nostro ambasciatore per le dichiarazioni fatte dal presidente del consiglio durante la campagna elettorale in Sardegna.
Quali dichiarazioni? Chi ha ascoltato il TG1 di stasera avrà pensato che i nostri cugini sudamericani siano ammattiti o indipietriti.
Infatti l’apparentemente innocuo Sassoli ha letto la seguente velina da Minculpop:

“L’Argentina ha convocato l’ambasciatore italiano per chiarimenti su presunte frasi del presidente del consiglio sui desaparecidos. Secondo il quotidiano di Buenos Aires “Il Clarin”, che cita l’Unita’, Berlusconi avrebbe detto:”Erano belle giornate, li facevano scendere dall’aereo” riferendosi ai “voli della morte”.
Da Berlusconi, ha spiegato l’ambasciatore italiano, netta presa di distanza dalla dittatura argentina. Fonti del governo aggiungono: il premier voleva sottolineare l’efferratezza del crimine per spiegare la gravita’ dell’insulto quando lo paragonano ai dittatori“.

No, la realtà è leggermente diversa e questa non è informazione. E’, nella migliore delle ipotesi, disinformacija di stampo putiniano. Vomitevole e sicuramente vergognosa.
Come dimostra il video, colui che ci disonoriamo di avere come presdelcons ha avuto il coraggio di fare una battuta pseudocalcistica sui voli della morte che fecero sparire decine di migliaia di oppositori politici in Argentina.
Esattamente questa:

“… come quel dittatore argentino che faceva fuori i suoi oppositori portandoli in aereo con un pallone. Poi aprivano lo sportello, via il pallone, dice:”C’è una bella giornata fuori ,andate fuori un po’ a giocare. ” Che fa ridere, ma è drammatico...

Va bene che basta non parlare male della Shoah e per i restanti genocidi vi sono il rutto libero e lo sfintere rilassato ma giustamente il Clarin, in questo articolo, parla di “frase infame” e ricorda, guarda un po’, che sia Massera (quello che giocava a tennis con il cardinale Laghi), che Berlusconi erano affiliati alla P2. Strane associazioni, incomprensibili per i nostri pennivenduti.

Davvero, non so se sia peggio Berlusconi e la sua coprolalia, chi gli para il culo sul servizio pubblico o chi lo difenderà dicendo che noi comunistelli non capiamo l’ironia del premier. You can kiss my ass.

Por todos los amigos argentinos: este hijos de puta madre chingada no representan el pueblo italiano asì como el general Massera no representaba el pueblo argentino.

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Quali dichiarazioni? Chi ha ascoltato il TG1 di stasera avrà pensato che i nostri cugini sudamericani siano ammattiti o indipietriti.
Infatti l’apparentemente innocuo Sassoli ha letto la seguente velina da Minculpop:

“L’Argentina ha convocato l’ambasciatore italiano per chiarimenti su presunte frasi del presidente del consiglio sui desaparecidos. Secondo il quotidiano di Buenos Aires “Il Clarin”, che cita l’Unita’, Berlusconi avrebbe detto:”Erano belle giornate, li facevano scendere dall’aereo” riferendosi ai “voli della morte”.
Da Berlusconi, ha spiegato l’ambasciatore italiano, netta presa di distanza dalla dittatura argentina. Fonti del governo aggiungono: il premier voleva sottolineare l’efferratezza del crimine per spiegare la gravita’ dell’insulto quando lo paragonano ai dittatori“.

No, la realtà è leggermente diversa e questa non è informazione. E’, nella migliore delle ipotesi, disinformacija di stampo putiniano. Vomitevole e sicuramente vergognosa.
Come dimostra il video, colui che ci disonoriamo di avere come presdelcons ha avuto il coraggio di fare una battuta pseudocalcistica sui voli della morte che fecero sparire decine di migliaia di oppositori politici in Argentina.
Esattamente questa:

“… come quel dittatore argentino che faceva fuori i suoi oppositori portandoli in aereo con un pallone. Poi aprivano lo sportello, via il pallone, dice:”C’è una bella giornata fuori ,andate fuori un po’ a giocare. ” Che fa ridere, ma è drammatico...

Va bene che basta non parlare male della Shoah e per i restanti genocidi vi sono il rutto libero e lo sfintere rilassato ma giustamente il Clarin, in questo articolo, parla di “frase infame” e ricorda, guarda un po’, che sia Massera (quello che giocava a tennis con il cardinale Laghi), che Berlusconi erano affiliati alla P2. Strane associazioni, incomprensibili per i nostri pennivenduti.

Davvero, non so se sia peggio Berlusconi e la sua coprolalia, chi gli para il culo sul servizio pubblico o chi lo difenderà dicendo che noi comunistelli non capiamo l’ironia del premier. You can kiss my ass.

Por todos los amigos argentinos: este hijos de puta madre chingada no representan el pueblo italiano asì como el general Massera no representaba el pueblo argentino.

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Ginastera danzas argentinas – Martha Argerich
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La notizia è da leccarsi non solo le dita ma anche i gomiti. In diretta da Villa Wanda per Odeon TV, Licio Gelli ci racconterà la storia d’Italia (opla’!) assieme ad altri illustri inquisiti in tanfo di mafia come Andreotti e Dell’Utri, in un programma intitolato, con sprezzo del ridicolo, “Venerabile Italia” (qui l’imperdibile video di presentazione) con tanto di logo massonico in sovraimpressione e “o sole mio” in sottofondo.
Da brividi. Come se affidassero “Il pranzo è servito” ad Hannibal Lecter.

Se fosse inteso come un programma di satira sarebbe geniale ma temo si tratti, negli intenti degli autori e muratorini di Odeon TV, di una cosa seria, della quale vanno molto fieri. Chissà se c’entrano anche gli ontopsicologi, ai quali Berlusconi voleva appunto far revisionare la storia in TV con tanto di tagliando e bollino blu.
Dopo il grembiule ed il maestro unico, il grembiulino massonico e il Gran Maestro (unico).
Non diranno più che sono solo coincidenze.

Questi ultimi mesi hanno visto l’accumularsi di una serie di segnali preoccupanti, solo per chi ha a cuore la democrazia e conosce la storia degli ultimi cinquant’anni, s’intende. Per gli italiani che hanno affidato la manutenzione delle loro terga alla tessera P2 n° 1816 Berlusconi, e si affidano al metadone dell’informazione televisiva, sono solo fisime dei comunistacci.

Il programma elettorale del PDL recitava: “Tutela dell’ordine pubblico dagli attacchi alla legalità dei vari “disobbedienti” e aumento delle pene per i reati di violenza contro le forze dell’ordine.”(Programma del PDL, 2008)
Questo proclama, come ho fatto notare in un altro post, era molto simile al paragrafo sull’ordine pubblico del Programma della P2:

c) […] Cosi’ e’ evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facolta’ di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonche’ di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e di violenza in generale.

In Aprile, le elezioni vedono la scomparsa dei partiti della sinistra e l’odontoleghista Calderoli ha un presentimento: “la sinistra ora scenderà in piazza“. Cossiga premonizza “Son dolori, può tornare il terrorismo”.

In queste ultime settimane, le proteste studentesche contro i provvedimenti del governo e la seconda centuria di Cossiga, quella del suono delle sirene e dell’odore del napalm. Di nuovo si paventa il ritorno del terrorismo.
Dopo i fatti di Piazza Navona il governo dice senza vergogna e contro l’evidenza, che non vi sono dubbi, sono stati i rossi a cominciare e dispiace vedere che vi sono quelli che cadono nel tranello dei filmati farlocchi per giungere alla conclusione che, siccome quello potrebbe essere un finto infiltrato, gli infiltrati non esistono.
Come se contasse di più una cantonata di Grillo piuttosto delle immagini o dei racconti dei protagonisti e soprattutto del fatto che si vuole creare tensione ad arte, dividere il movimento, prenderlo a mazzate come quello no global e, dulcis in fundo, criminalizzare e marginalizzare la sinistra.
Fin dalla notte dei tempi, ogni manifestazione di piazza prevede, oltre agli opposti schieramenti ed alle forze dell’ordine, infiltrati, agents provocateurs e affini. La piazza la si può manipolare a proprio piacimento. Chi vuol far credere il contrario è in malafede o soffre di ingenuità acuta oppure non ha mai visto un minuto dei filmati di Genova 2001.

Oggi Gelli rincara la dose:

“Se tornassero le Brigate Rosse come negli anni di piombo troverebbero in Italia un terreno fertile.
A chi gli chiedeva chi fossero i responsabili delle stragi nel Paese, Gelli ha replicato: «Le stragi sono frutto di una guerra tra bande, ci sono state e ci saranno sempre perché non c’è ordine: infatti sono arrivate dopo gli anni ’60. Se domani tornassero le Br – ha aggiunto l’ex Venerabile, concludendo – ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile perché le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c’è nel Paese».

Sapute interpretare sono frasi agghiaccianti. E’ sempre il solito marciume fascio-atlantico-mafioso che da Gladio in giù ha sempre mestato contro la democrazia italiana, ha manipolato il terrorismo (comprese le BR, durante il delitto Moro e proprio tramite la P2) e, non dimentichiamolo, ha compiuto stragi ed assassinii, altro che guerra tra bande. La famosa banda di innocenti viaggiatori che appestava la stazione di Bologna? Puro delirio criminale.
La P2 era un’espressione di questo cancro, le cui metastasi in Sudamerica hanno compiuto nefandezze inenarrabili e oggi il suo anziano frontman fa addirittura opinione e ci racconta la storia in TV, senza che nessuno, in un paese di ignoranti storici, abbia nulla da ridire e soprattutto si vergogni. Si, l’opposizione bela, ma durerà poco. Non può bastare solo Di Pietro.

Gelli quindi, come se niente fosse e nonostante le condanne definitive per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, dalla Cassazione per i tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e per bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano: 12 anni), ha presentato l’iniziativa di OdeonTV in una conferenza stampa dove, tra apologie da vecchio fascista e la bacchettata a Silvio perchè non è abbastanza autoritario, ha comunque detto una cosa che tutti noi pensiamo, senza essere Grandi Maestri e che come analisi politica è totalmente condivisibile.

“Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perché non ha una struttura partitica”.

Chissà se Silvio ha gradito la venerabile gufata.


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La notizia è da leccarsi non solo le dita ma anche i gomiti. In diretta da Villa Wanda per Odeon TV, Licio Gelli ci racconterà la storia d’Italia (opla’!) assieme ad altri illustri inquisiti in tanfo di mafia come Andreotti e Dell’Utri, in un programma intitolato, con sprezzo del ridicolo, “Venerabile Italia” (qui l’imperdibile video di presentazione) con tanto di logo massonico in sovraimpressione e “o sole mio” in sottofondo.
Da brividi. Come se affidassero “Il pranzo è servito” ad Hannibal Lecter.

Se fosse inteso come un programma di satira sarebbe geniale ma temo si tratti, negli intenti degli autori e muratorini di Odeon TV, di una cosa seria, della quale vanno molto fieri. Chissà se c’entrano anche gli ontopsicologi, ai quali Berlusconi voleva appunto far revisionare la storia in TV con tanto di tagliando e bollino blu.
Dopo il grembiule ed il maestro unico, il grembiulino massonico e il Gran Maestro (unico).
Non diranno più che sono solo coincidenze.

Questi ultimi mesi hanno visto l’accumularsi di una serie di segnali preoccupanti, solo per chi ha a cuore la democrazia e conosce la storia degli ultimi cinquant’anni, s’intende. Per gli italiani che hanno affidato la manutenzione delle loro terga alla tessera P2 n° 1816 Berlusconi, e si affidano al metadone dell’informazione televisiva, sono solo fisime dei comunistacci.

Il programma elettorale del PDL recitava: “Tutela dell’ordine pubblico dagli attacchi alla legalità dei vari “disobbedienti” e aumento delle pene per i reati di violenza contro le forze dell’ordine.”(Programma del PDL, 2008)
Questo proclama, come ho fatto notare in un altro post, era molto simile al paragrafo sull’ordine pubblico del Programma della P2:

c) […] Cosi’ e’ evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facolta’ di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonche’ di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e di violenza in generale.

In Aprile, le elezioni vedono la scomparsa dei partiti della sinistra e l’odontoleghista Calderoli ha un presentimento: “la sinistra ora scenderà in piazza“. Cossiga premonizza “Son dolori, può tornare il terrorismo”.

In queste ultime settimane, le proteste studentesche contro i provvedimenti del governo e la seconda centuria di Cossiga, quella del suono delle sirene e dell’odore del napalm. Di nuovo si paventa il ritorno del terrorismo.
Dopo i fatti di Piazza Navona il governo dice senza vergogna e contro l’evidenza, che non vi sono dubbi, sono stati i rossi a cominciare e dispiace vedere che vi sono quelli che cadono nel tranello dei filmati farlocchi per giungere alla conclusione che, siccome quello potrebbe essere un finto infiltrato, gli infiltrati non esistono.
Come se contasse di più una cantonata di Grillo piuttosto delle immagini o dei racconti dei protagonisti e soprattutto del fatto che si vuole creare tensione ad arte, dividere il movimento, prenderlo a mazzate come quello no global e, dulcis in fundo, criminalizzare e marginalizzare la sinistra.
Fin dalla notte dei tempi, ogni manifestazione di piazza prevede, oltre agli opposti schieramenti ed alle forze dell’ordine, infiltrati, agents provocateurs e affini. La piazza la si può manipolare a proprio piacimento. Chi vuol far credere il contrario è in malafede o soffre di ingenuità acuta oppure non ha mai visto un minuto dei filmati di Genova 2001.

Oggi Gelli rincara la dose:

“Se tornassero le Brigate Rosse come negli anni di piombo troverebbero in Italia un terreno fertile.
A chi gli chiedeva chi fossero i responsabili delle stragi nel Paese, Gelli ha replicato: «Le stragi sono frutto di una guerra tra bande, ci sono state e ci saranno sempre perché non c’è ordine: infatti sono arrivate dopo gli anni ’60. Se domani tornassero le Br – ha aggiunto l’ex Venerabile, concludendo – ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile perché le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c’è nel Paese».

Sapute interpretare sono frasi agghiaccianti. E’ sempre il solito marciume fascio-atlantico-mafioso che da Gladio in giù ha sempre mestato contro la democrazia italiana, ha manipolato il terrorismo (comprese le BR, durante il delitto Moro e proprio tramite la P2) e, non dimentichiamolo, ha compiuto stragi ed assassinii, altro che guerra tra bande. La famosa banda di innocenti viaggiatori che appestava la stazione di Bologna? Puro delirio criminale.
La P2 era un’espressione di questo cancro, le cui metastasi in Sudamerica hanno compiuto nefandezze inenarrabili e oggi il suo anziano frontman fa addirittura opinione e ci racconta la storia in TV, senza che nessuno, in un paese di ignoranti storici, abbia nulla da ridire e soprattutto si vergogni. Si, l’opposizione bela, ma durerà poco. Non può bastare solo Di Pietro.

Gelli quindi, come se niente fosse e nonostante le condanne definitive per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, dalla Cassazione per i tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e per bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano: 12 anni), ha presentato l’iniziativa di OdeonTV in una conferenza stampa dove, tra apologie da vecchio fascista e la bacchettata a Silvio perchè non è abbastanza autoritario, ha comunque detto una cosa che tutti noi pensiamo, senza essere Grandi Maestri e che come analisi politica è totalmente condivisibile.

“Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perché non ha una struttura partitica”.

Chissà se Silvio ha gradito la venerabile gufata.


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