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Norman Lindsay, “Pollice verso”
Scenario n° 1 – Il popolaccio leghista, tra un rutto allo stufato con polenta e l’altro, un sorso di acqua marcia del Po e una reciproca lucidata alle corna, verrà invitato a decidere tra Barabba e l’Unto da Ponzio Pilato/Umberto Bossi in persona che, amorevolmente sorretto dalla badante,  potrà così dare la colpa del fallimento del governo unicamente al miliardario puttaniere che ormai ha il cervello in pappa per la troppa figa consumata (!!), dimenticando la correità dei suoi polentoni avidi di prebende e poltrone, ambientatisi alla svelta ed oltre ogni più infausta previsione nella Roma Ladrona. Lo sciagurato (inteso come popolaccio) risponderà “Barabba!”, Ponzio Bossi scuoterà il pollicione all’ingiù e per l’Unto sarà la fine. Non la crocifissione, per carità, ma qualcosa di ancora più triste di Piazzale Loreto, forse. Essere condannato alla pubblica gogna durante una sagra paesana non è il massimo per il miglior statista degli ultimi 150 anni, digiamolo.
Scenario n° 2 – Il popolaccio leghista, intuito che questa dirigenza vuole fargli dimenticare il fancazzismo governativo, il mancato federalismo e le suddette magnate alla romana e blandirlo con qualcosa che non si mangia come i Ministeri al Nord, manderà affanculo Silvio, Barabba, l’Umberto, il Trota, la badante di S. Pietro in Vernotico e tutto l’ambaradan da Castelli a Calderoli. A meno che le voci raccolte su Radio Padania e sui siti legaioli circa la movimentazione di truppe armate di uova e pomodori in marcia verso Pontida non siano una leggenda metropolitana, anzi padana. 
Scenario n° 3 – Il popolaccio leghista, ottuso dallo stufato con polenta che mal si accoppia con il caldo di giugno, non capirà cosa biascicherà Bossi dal palco, vedrà solo un pollice verso e intuirà che qualcosa che era duro non lo è più. Pazienza, è colpa di Roma Ladrona, dei terroni, degli zingari e dei migranti. Se Bossi gli prometterà di cannoneggiare i barconi con i migranti prima che arrivino a Lampedusa saranno disposti a sorbirsi altri due anni dell’Unto e dei romaladroni acquisiti. 

Non faceva prima, la vitocatozzo della Lega, questa soave fanciulla del sud che offre i suoi servizi agli odiatori dei terroni, quest’anella mancante, a sbattere la clava sulla scrivania e dichiarare la legge approvata per suo capriccio, magari dopo aver prima randellato a dovere quell’importuno umano che cercava di impedirle di nuocere al suo stesso schieramento? 
Rosi Mauro. E’ bello sapere che in Senato c’è gente così a rappresentarci, alla bisogna.

Eh, caro Wil, hai ragione da vendere a chiedere al ministro jazz lumi sull’inversione a U della Lega nei confronti del nano, con quelle tue splendide dieci domande. Anch’io mi sono sempre chiesta come mai, dopo avergli dato del mafioso per anni, siano rimasti gli unici, apparentemente, ad essergli rimasti fedeli. Ed hai ragione a domandarti se non sia perché il nano si è comprata la Lega, chiavi in mano.
Una volta ho letto che la fedeltà di Bossi e dei suoi gurkas padani sarebbe costata a suo tempo 70 milioni di euro ma sono notizie non confermate ed io non ci credo assolutamente. (irony mode off)
Facciamo una scommessa? Scommettiamo che, se per il nano si mette veramente male e Bossi ottiene lo stesso  la promessa del federalismo dagli altri, manda affanculo pure lui per la seconda volta senza pensarci un attimo?
Se c’è una nazione le cui antenate ne hanno visti e presi di tutti i colori e in tutti i buchi è l’Italia, paese di bastardi per definizione.
La bastardaggine genetica é evolutivamente un vantaggio, come si sforzano di spiegarci da decenni i genetisti seri, non quelli che ogni tanto firmano i manifesti per la difesa della razza. Il meticciato è cosa buona. La mescolanza sai è come il vento, spinge tratti genetici autoctoni a socializzare con altri forestieri e si creano combinazioni felicissime.
Non solo in termini di intelligenza*, esattamente come nel cane, ma di prestanza fisica e urge in questo caso ricordare ai razzisti che ce l’hanno con i negher e che poi sbavano dietro ai figoni brasiliani in tanga interchiappale, che queste/i sono quasi sempre il frutto di incroci tra bianchi, neri, indios e tutte le combinazioni possibili tra i vari meticci.

Tornando all’Italia ed al rigurgito di razzismo che ultimamente le soffoca la gola, ricordo che le nostre ascendenze longobarde, normanne, barbare, greche, romane, etrusche, germaniche, turche, arabe, fenicie, ebraiche, eccetera, eccetera, ci hanno forgiate nei secoli delle personcine particolarmente vispe e intelligenti. Dotate di grande capacità di adattamento, creatività e abilità nel problem solving. Abilità anche delinquenziale, va detto, e dato che la genialità è spesso follia, come spiacevole effetto collaterale risulta quasi impossibile per chiunque riuscire a governarci. Si, magari ci innamoriamo del cialtrone che ci abbindola e ci fa sentire bene per un po’ ma di solito dura poco, circa vent’anni, poi ci stufiamo e diventiamo molto cattivi. Di solito li appendiamo ai distributori.

Ricapitolando, essendo noi italiani un popolo di bastardi congeniti ed irrimediabili, dalla Val D’Aosta a Lampedusa, è sempre destabilizzante sentire i leghisti, questi alieni ultrapirla che ci hanno invasi vent’anni fa circa, atterrando con i loro carrocci volanti sul prato di Pontida, parlare di nazione e addirittura di razza Padana, cioè di qualcosa che esiste solo nei fumi dell’alcool di chi si è fatto troppe ombrine. La Padania non è neppure un’espressione geografica, come avrebbe detto Metternich, è una fantasia, un’invenzione. E’ fantascienza, appunto. Un brutto B-movie con attori scadenti ed effetti da quattro soldi.

Detto che nessuno potrebbe trovare molte similitudini tra un cuneese e un trevigiano e che se metti un bergamasco a parlare con un furlan nei reciproci dialetti ci vuole la traduzione simultanea, lasciando stare le minchiate della “razza” e della “nazione”, del Nord e del Po, si può interpretare la smania leghista di farsi i cazzi propri lasciando affogare gli altri italiani guardando in un’altra direzione.

La secessione o libertà del Nord è una fantasia che nasce non da esigenze di nazionalità o peggio razziali, visto che queste sono inesistenti, ma da un sentimento molto banale, l’egoismo, come afferma giustamente Daniele Sensi, un osservatore attento del fenomeno leghista.
L’egoismo è un sentimento umano molto comune nell’individuo ma può essere coltivato con profitto su larga scala a livello collettivo utilizzando sofisticate armi propagandistiche di massa che puntano essenzialmente ad accrescere la paura e l’insicurezza fino ad ottenere persone molto malleabili ormai in preda al delirio di persecuzione paranoideo. Perchè si coltiva l’egoismo individuale nei popoli? Per permettere alle caste socioeconomiche di prosperare sulla credulità dei babbioni che se ne fanno abbindolare.

C’è un esempio clamoroso al mondo di paese dove queste armi sono state impiegate con grande successo: gli Stati Uniti. La guerra fredda, gli alieni, gli UFO, il pericolo rosso e più recentemente Bin Laden e il terrorismo islamico hanno forgiato una nazione ad altissimo tasso di paranoia. Un paese che vive con l’M16 sotto il cuscino mentre il vicino canadese lascia addirittura la porta di casa aperta.
Il paranoico, tra l’altro, è disposto a credere a qualunque assurdità se è convinto che essa minacci la sua incolumità. Pensiamo, giusto per fare un esempio, alle scie chimiche. E’ un delirio paranoico-schizoide in piena regola copiato dalle “reti” di controllo del pensiero immaginate dagli schizofrenici ma non sapremo mai se sono un pericolo reale o una costruzione propagandistica. L’incertezza è un altro formidabile fertilizzante della paranoia collettiva. Gli americani, terrorizzati da decenni di propaganda, sono ormai disposti a mandare i propri figli a morire in ogni remoto buco del culo del mondo senza ottenerne nulla in cambio e per combattere guerre dalle quali ci guadagnerà solo una ristretta cerchia di miliardari.
Questo di terrorizzare il popolo per sfruttarlo meglio è un modello che si può facilmente esportare in altri paesi.

L’Italia sotto l’influenza della Lega, quella che emerge da trasmissioni come l’ultima puntata di Annozero, quella che ha sconvolto il povero Ruotolo, con le erinni scatenate contro la cuoca della mensa che tentava di difendere il diritto di tutti i bambini a mangiare, è quella che maggiormente ha assorbito la propaganda, pompata dai cannoni mediatici delle televisioni del nano malefico e ritrasmessa in linguaggio basso-intestinale dalla classe politica leghista, di cui parleremo poi.

Non c’è da vantarsene se il nostro Nord, la riedizione nostalgica del Lombardoveneto fuori tempo massimo sta diventando una brutta copia dell’America peggiore, quella dei linciaggi, del KuKluxKlan, della N.R.A., del White Power e del più deteriore Far West dove vige la legge del più forte.
In fondo i milanesi d’alto bordo hanno sempre avuto il complesso dell’America da portare a Milano.
Eccoli accontentati. Per aver visto troppi E.R. i nordisti hanno ormai gli ospedali che respingono gli stranieri che non hanno la tessera sanitaria (che non è la tessera dell’assicurazione yankee ma sarebbe troppo complicato spiegarglielo) e che lasciano morire i bambini di colore troppo scuro per un’eccesso di indifferenza verso i diversi.
Cominciano ad avere i serial killer, gli spree killers (quelli che sparacchiano a caso sui passanti dalla finestra o nei parcheggi) e le coppie assassine alla Olindo e Rosa.
Hanno i morti per strada con l’indifferenza dei passanti come a New York.
Loro non sono razzisti però odiano gli extracomunitari. Odiano gli extracomunitari ma affittano loro a peso d’oro delle catapecchie.
Inutile dire che credono ciecamente alla storia di Al Qaeda e degli iman che allevano terroristi pronti a far esplodere le Esselunga e le fermate di Molino Dorino e Inganni. Hanno un terrore fottuto dei poveracci islamici e non vedono le camorre e le ‘ndrine in Ferrari che gli stanno occupando il territorio, le mafie cinesi che gli comprano gli esercizi in contanti. L’importante è ribadire che “il Nord è stufo”.

Non vedono l’insopportabile ed idiota incoerenza tra il loro razzismo verso gli stranieri e il disperato bisogno egoistico che hanno di far fare a loro i lavori più sporchi e degradanti perchè loro non vogliono farli.
Sono personalmente convinta che colui che ti ringhia contro in continuazione”vai a lavorare!” sia uno che odia profondamente lavorare, che vorrebbe solo dormire, chiavare e mangiare ma è costretto a darsi da fare nella società. Io adoro lavorare anche se mi schianto la schiena e “vai a lavorare” lo considererei un augurio, magari rivolto a qualcuno che il lavoro non ce l’ha o l’ha perduto. Per loro invece “va a laurà” è come mandarti affanculo.
Che siano egoisti lo vediamo anche quando rivendicano aiuti di stato anche quando non ne avrebbero bisogno. Lo fanno per principio. Perchè prima vengono loro e poi loro. Dategli una crisi economica e tireranno fuori il meglio del loro peggio.
Non mi fanno pena. A volte sembrano quel popolaccio tedesco trascinato per le orecchie dagli alleati nei lager a sentire il tanfo dei milioni di cadaveri. Se ci fosse da aprire dei campi di sterminio in Padania per gli inservienti non ci sarebbe problema. Sto esagerando? A sentire quanto odio vomitano quando li intervistano, il dubbio ti viene.

Un accenno a parte merita la loro classe dirigente leghista. E’ dimostrato che in molti casi, dove hanno governato: enti, banche, istituzioni, perfino la loro spocchiosa Malpensa, si sono dimostrati degli incapaci, bravi solo a creare buchi di bilancio grossi come crateri vulcanici. Incapaci, corrotti e in alcuni casi ladri esattamente come quelli di prima.
E’ normale, visto che parliamo di italiani con quel gene delinquenziale sempre pronto a venir fuori se gli si offre la mazzetta.
Visto però che in Italia c’è un nano da circo che deve farla franca ed ha un sacco di soldi, da vent’anni le sue televisioni ci raccontano di quanto sono bravi i leghisti a governare. E i padani per forza li votano, perchè basta sventolar loro sotto il naso un burqa, attizzargli l’odio razzista verso lo straniero e li votano in massa. Perfino i figli dei leghisti, quelli somari e mezzo siciliani (a volte il meticciato s’inceppa e fa flop) ai quali sono disposti a dare stipendi da 12mila euro al mese pur che non governino i “comunisti”. Un’altra storiella che si bevono come quella degli iman. Se lo sentissero biascicare in lombardo crederebbero anche al Diavolo in persona.

Non sanno, i meschini, che con la cazzata del federalismo toccherà loro pagare e mantenere a filetto, sogliola e babà una classe amministrativa locale ancor più rapace di quella romana. Che le tasse aumenteranno invece di diminuire. Non mi fanno pena anzi, attendo con ansia la loro reazione all’arrivo delle prime cartelle esattoriali.
Fosse solo un problema del Lombardoveneto, chi se ne frega, il problema è che i leghisti governano ahimè anche il resto d’Italia, perchè Berlusconi li ha assunti tutti come eunuchi al suo servizio. Come voracità a livello centrale sono perfino peggio e pare si trovino perfettamente e a loro agio nella grassa e felliniana Roma Ladrona da loro tanto odiata quando stanno a Busto Arsizio.

Quando parlo della Lega mi rimproverano di dimenticare che al Nord c’è tanta brava gente che non è razzista, non è egoista e non vota Lega. Peccato che la sua voce non si senta come si dovrebbe. Magari dovrebbe urlare un po’ più forte.

(Nella foto, la “Padania” prima di perdere la memoria.)

Va bene, finora abbiamo scherzato, torniamo ai discorsi seri.
Detto tra noi, qualcuno crede veramente che sarebbe concesso ad una “nazione” di fantasia (non mi riferisco a Disneyland), esistente solo nelle menti bacate di un gruppo di cialtroni razzisti assetati di potere, poltrone e nepotismo di mettere in discussione la coesione di una nazione vera appartenente alla Nato? E questo solo perchè viene loro concesso dal capriccio di un vecchio miliardario inquisito (non mi riferisco a Roman Polanski) che deve morire impunito?
A qualcuno dice niente la parola “equilibri geostrategici”? Lo sapete cosa c’è ad Aviano e in altre basi militari e quante testate nucleari esistono nell’Italia del Nord, delle quali noi non abbiamo le chiavi perchè la nostra sovranità nazionale è sempre stata un optional?
Pensate che i nostri liberatori se ne starebbero con le mani in mano a verder nascere la gloriosa Padania e che gli altri paesi europei non muoverebbero un dito, con il rischio di una reazione a catena di altre rivendicazioni autonomistiche ben più legittime di quelle dei gioppini? Pensiamo alla nazione Basca, all’Irlanda. Sarebbe un botto altro che quello del vulcano Ejeffankul.

Per ultimo e proprio per non voler vedere con chi abbiamo a che fare. Cosa penseranno i nostri liberatori di un ministro della difesa che accetta un regalo dal suo padrone di riferimento, alias capo di stato, senza ritenersene offeso? “Lo guiderò di persona”, ha detto Benito Maria. Si, darà l’equivalente in denaro in beneficenza ma intanto lo ha accettato.
Volendo sottilizzare, un SUV di fabbricazione sovietica, pardon, russa. Berlusconi crede che siccome è amico suo, Putin sia anche amico del Pentagono e che cinquant’anni di guerra fredda si possano cancellare con una schitarrata di Apicella e quattro zoccole compiacenti.
Un ministro della difesa, quindi a conoscenza di informazioni delicate strategicamente, acquistabile al modico prezzo di un SUV (costa quanto una Panda e non so se più o meno delle mini rosse che Papi regalava alle escort). Un ministro in vendita e in pubblico. Praticamente un’OPA. Ma vi rendete conto?

Hey guys, we still need yer fucking help! *

(* Abbiamo ancora bisogno di voi, liberateci.)

Lo dico sempre. Non bisognerebbe mai chiudere le scuole d’estate. E’ in questo periodo che i soggetti meno dotati, quelli che la scuola custodisce pietosamente a mo’ di stalla si ritrovano senza un cazzo da fare e finiscono per far danni. Non che durante l’inverno si impegnino ma almeno assumono la posizione ultimo banco in coma vigile e sono capaci di tenerla per quattro ore dando l’impressione perfino di stare seguendo la lezione. E almeno non li hai a ciondolare tutto il giorno esattamente in mezzo ai due coglioni.
Fuori dal corral e senza uno scopo, i diversamente cavalli (ovvero i somari) , per la disperazione si ingegnano nei passatempi tipici della loro generazione, tra i quali il computer.

Ecco, che Renzo “die forelle” fosse anche un nerd non lo avremmo mai detto. Eravamo fermi alla sua passione per il calcio giocato da nazioni in cerca di libertà come la provincia di Brescia, al fatto che si definisce imprenditore ed alla recente nomina a controllore della trasparenza nelle fiere lombarde nell’ambito dell’Expo. Una specie di somaro di Troia inviato alla corte di Re Priamo-Formigoni. Grazie a papi Umberto, ça va sans dire.

Eppure questo infaticabile “son of” che finalmente, al quarto tentativo, ha superato l’asticella della maturità, pare aver scoperto un suo insospettato talento, per serendipità, la sera che per sbaglio riuscì ad accendere il computer. Mesi e mesi di indefesso lavoro su codici e linguaggi, purtroppo non ancora espressi in uno dei deliziosi accenti padani ed ecco il capolavoro. Un gioco, “Rimbalza il clandestino”, dove chi riesce a ricacciare in acque infestate da squali il maggior numero di odiosi extracomunitari che minacciano la gloriosa razza padana, vince. Hehehe…

Volevo giocarci per rendermi conto di persona ma, oplà, Facebook stasera mi rimanda questo messaggio: “L’applicazione Rimbalza il clandestino! non è al momento disponibile a causa di un problema con il programmatore esterno. Stiamo investigando nella situazione e ci scusiamo per l’inconvenienza.”
No, non cominciate a dire che babbino ha preso Renzino per un orecchio e gli ha rifilato quattro sganassoni a tarantella. Sarebbe troppo e mi farebbe ricredere un cicinìn su Bossi, almeno come padre. E’ più probabile che il Gran Faccialibraio abbia inserito la modalità “non voglio noie nel mio locale”.

Che altro si può dire di questo prototipico esemplare della futura classe dirigente del nostro paese che non abbia già detto Betty Moore in questo definitivo ritratto della trota Renzo, la cui lettura è da far seguire da un minuto di religioso silenzio?
Forse si potrebbe aggiungere che potrebbe essere un testimonial perfetto per una campagna a favore della vasectomia. Troppo crudele?

Del resto anche altri celebri “son of” che si apprestano a contare qualcosa e sempre di più nel nostro futuro non sono messi meglio. Chissà perchè mi viene in mente Lapo Elkann e la sua parlantina logodepistica. Anche qui un ringraziamento alle Malvestite per il perfido montaggio video, mentre qui c’è la versione originale extended director’s cut. (Non meno esilarante).

UPDATE – Macchè sganassoni. Sentite come l’Umberto difende a spadone tratto come il guerriero celtico il figlioletto nemmeno tanto prodigo, denunciato per istigazione al razzismo a causa del giochino in flash. (Ecco il motivo della sparizione da Facebook del gioco.)
“Papà, mi attaccano ma lo fanno contro di te”. Furba la trota, ha subito inserito il chiagni e fotti mode come da manuale. Una modalità poco celtica e molto marocchina ma in situazioni di emergenza saltano tutte le regole.
Al grido d’aiuto del cucciolo che vuole a sua volta denunciare chi l’ha denunciato (per leso nepotismo, chissà), risponde lo squillo di papà: “La giustizia è piccola (?) vedrai che li assolveranno”.
E alla stampa che gli chiede conto della birbonata del piccolo: “Lui non c’era, era [in Gallia, nda] ad EuroDisney con il fratellino”. Lui non c’era, e se c’era dormiva. Anche se pareva sveglio.

Ah, questa sarebbe la nuova classe dirigente.


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“Basta. Basta con questa indicibile manfrina messa in piedi dai mezzi di comunicazione di massa sulle vicende giudiziarie – specialmente quelle palermitane – di Silvio Berlusconi. E’ arrivata l’ora delle certezze definitive. Di seguito presento al signor Berlusconi una serie di domande invitandolo pubblicamente a rispondere nel merito con cristallina chiarezza affinche’ una volta per tutte sia lui in prima persona a dimostrare – se ne e’ capace – che con Cosa Nostra non ha e non ha mai avuto nulla a che fare.” (La Padania, 8 luglio 1998)
Roberto Maroni replica al Cavaliere che aveva attaccato i ministri leghisti del suo esecutivo – Berlusconi, metodi mafiosi – “Se gli si tolgono gli strumenti della politica-fiction, si sgonfia subito”. (La Padania, 3 ottobre 1999)

Bossi rincara la dose dal Congresso federale della Lega: Il capo di Forza Italia parla meneghino ma nel cuore e’ palermitano. La Fininvest e’ nata da Cosa Nostra. Lo tengono in piedi perche’ rappresenta i loro interessi al Nord, e’ il loro “figlio di buona donna . (La Padania, 27 ottobre 1998)

Poi non si sa cosa sia successo. Una invasione silenziosa ma con effetti disastrosi. Non sappiamo esattamente quando ma ci hanno invasi, scegliendo il nebbioso Nord perchè forse l’Homo Padanus si prestava meglio alla riprogrammazione, per sue caratteristiche intrinseche.
Diciamo che dal tronco di castagno dirozzato con l’accetta con in bocca sempre il “brot terùn” ed il “và a laurà, barbù”, è venuto fuori un bel burattino docile, anzi un pupo, manovrato da una classe dirigente per massima parte di vulgata sicula.

Il Nord Italia, che stava quasi per fare la rivoluzione, basta leggere gli illuminanti brani citati all’inizio e gli altri che possono essere gustati qui, è ormai quasi completamente dominato da questa razza di ultrapirla neoprogrammati che sono stati sostituiti uno per uno agli esemplari di Homo Padanus.
L’Homo Padanus era quello che l’aveva sempre duro, che rivendicava con orgoglio un sano istinto riproduttivo rigorosamente eterosessuale. Eppure, dopo che un morbo terrificante ha succhiato dall’interno e completamente la sua volontà, ora idolatra e fa lingua in bocca con un vecchio che millanta virilità con due dita di fondotinta in faccia, il capello tinto, le scarpe con la zeppa come i divi del glam rock e i modi da primadonna isterica.
In alcuni casi disperati, l’invasione ha centrifugato il cervello al padano senza che lui se ne accorgesse, trasformandolo in un pingue borghezio assetato di sangue musulmano. Il famoso vampirla.

Come si riconoscono i più perfezionati vampirla o i comuni ultrapirla? Da qualcosa di verde addosso. Una cravatta, un fazzoletto, il colore della pelle che vira verso il color pisello quando gli si parla di extracomunitari.
C’è una cura che possa far rinsavire gli ultrapirla? Non si sa per certo. Forse una bella botta in testa, o evitare di esporli alla riprogrammazione continua attraverso i televisori sintonizzati su Italia1 nei bar e ristoranti.
Si dice che qualcuno, al quale i parenti amorevolmente leggevano e rileggevano i vecchi articoli anni ’90 della Padania abbia perfino riacquistato la memoria e sia guarito.
Provare non costa nulla.

copyright Alessandra Tarantino, AP

P.S. Cari amici della Repubblica, del Guardian e del Times. Mettetevi comodi e in pantofole che qui, per le risposte del Cavalier Incipriato, c’è da attendere parecchio. Quel giornalista della Padania sta ancora aspettando dal 1998.

PP.SS. Per i Papiboys. Il tema del post è: “Il voltafaccia della Lega. Spiega con parole tue perchè la Lega si è venduta a Papi”.

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“Basta. Basta con questa indicibile manfrina messa in piedi dai mezzi di comunicazione di massa sulle vicende giudiziarie – specialmente quelle palermitane – di Silvio Berlusconi. E’ arrivata l’ora delle certezze definitive. Di seguito presento al signor Berlusconi una serie di domande invitandolo pubblicamente a rispondere nel merito con cristallina chiarezza affinche’ una volta per tutte sia lui in prima persona a dimostrare – se ne e’ capace – che con Cosa Nostra non ha e non ha mai avuto nulla a che fare.” (La Padania, 8 luglio 1998)
Roberto Maroni replica al Cavaliere che aveva attaccato i ministri leghisti del suo esecutivo – Berlusconi, metodi mafiosi – “Se gli si tolgono gli strumenti della politica-fiction, si sgonfia subito”. (La Padania, 3 ottobre 1999)

Bossi rincara la dose dal Congresso federale della Lega: Il capo di Forza Italia parla meneghino ma nel cuore e’ palermitano. La Fininvest e’ nata da Cosa Nostra. Lo tengono in piedi perche’ rappresenta i loro interessi al Nord, e’ il loro “figlio di buona donna . (La Padania, 27 ottobre 1998)

Poi non si sa cosa sia successo. Una invasione silenziosa ma con effetti disastrosi. Non sappiamo esattamente quando ma ci hanno invasi, scegliendo il nebbioso Nord perchè forse l’Homo Padanus si prestava meglio alla riprogrammazione, per sue caratteristiche intrinseche.
Diciamo che dal tronco di castagno dirozzato con l’accetta con in bocca sempre il “brot terùn” ed il “và a laurà, barbù”, è venuto fuori un bel burattino docile, anzi un pupo, manovrato da una classe dirigente per massima parte di vulgata sicula.

Il Nord Italia, che stava quasi per fare la rivoluzione, basta leggere gli illuminanti brani citati all’inizio e gli altri che possono essere gustati qui, è ormai quasi completamente dominato da questa razza di ultrapirla neoprogrammati che sono stati sostituiti uno per uno agli esemplari di Homo Padanus.
L’Homo Padanus era quello che l’aveva sempre duro, che rivendicava con orgoglio un sano istinto riproduttivo rigorosamente eterosessuale. Eppure, dopo che un morbo terrificante ha succhiato dall’interno e completamente la sua volontà, ora idolatra e fa lingua in bocca con un vecchio che millanta virilità con due dita di fondotinta in faccia, il capello tinto, le scarpe con la zeppa come i divi del glam rock e i modi da primadonna isterica.
In alcuni casi disperati, l’invasione ha centrifugato il cervello al padano senza che lui se ne accorgesse, trasformandolo in un pingue borghezio assetato di sangue musulmano. Il famoso vampirla.

Come si riconoscono i più perfezionati vampirla o i comuni ultrapirla? Da qualcosa di verde addosso. Una cravatta, un fazzoletto, il colore della pelle che vira verso il color pisello quando gli si parla di extracomunitari.
C’è una cura che possa far rinsavire gli ultrapirla? Non si sa per certo. Forse una bella botta in testa, o evitare di esporli alla riprogrammazione continua attraverso i televisori sintonizzati su Italia1 nei bar e ristoranti.
Si dice che qualcuno, al quale i parenti amorevolmente leggevano e rileggevano i vecchi articoli anni ’90 della Padania abbia perfino riacquistato la memoria e sia guarito.
Provare non costa nulla.

copyright Alessandra Tarantino, AP

P.S. Cari amici della Repubblica, del Guardian e del Times. Mettetevi comodi e in pantofole che qui, per le risposte del Cavalier Incipriato, c’è da attendere parecchio. Quel giornalista della Padania sta ancora aspettando dal 1998.

PP.SS. Per i Papiboys. Il tema del post è: “Il voltafaccia della Lega. Spiega con parole tue perchè la Lega si è venduta a Papi”.

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Il vicesindaco di Castel Goffredo, nebbioso paesino di 11 mila anime padane e di razza caucasica, in provincia di Mantova, è rimasto traumatizzato da un recente viaggio negli Stati Uniti d’America e, come un novello Borat, ci istruisce, nel suo apprezzabile italiano, sui deprecabili costumi degli indigeni americani.

«Quando sono tornato a casa dagli Stati Uniti ho baciato la mia terra padana e sempre più capisco che sono nel giusto quando difendo il nostro diritto a non essere invaso da tutti. Per quale motivo dico questo: perché sono stato a Washington, ma io che non amo la multirazzialità lì ci saranno molte persone di colore, ma a livelli secondo me del 60-70% e tutti piuttosto deformati anche.
Non ci sono belle persone. C’è una cultura un po’ del mangiar male, non c’è una cultura del cibo e comunque si è visto che la predominanza ormai è di colore. Così a Washington e così a Philadelphia. A New York bisogna vedere dove vai. A Manhattan c’è di tutto, anche belle persone, però se ti sposti a Harlem sono tutti neri».
Poi ha accusato la gente di colore di essere razzista: «Il caso Obama insegna: se c’è un nero candidato, i neri lo votano compatti. Non come i bianchi che si dividono.
Sono i neri i veri razzisti che arriveranno a comandare in Italia». (da La Gazzetta di Mantova)

Prima di mandarlo all’estero sarebbe stato consigliabile un periodo di decompressione almeno in un capoluogo di provincia.

Foto di Robert Mapplethorpe. (Effettivamente, guardando bene, si nota una certa deformità del soggetto.)


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Il vicesindaco di Castel Goffredo, nebbioso paesino di 11 mila anime padane e di razza caucasica, in provincia di Mantova, è rimasto traumatizzato da un recente viaggio negli Stati Uniti d’America e, come un novello Borat, ci istruisce, nel suo apprezzabile italiano, sui deprecabili costumi degli indigeni americani.

«Quando sono tornato a casa dagli Stati Uniti ho baciato la mia terra padana e sempre più capisco che sono nel giusto quando difendo il nostro diritto a non essere invaso da tutti. Per quale motivo dico questo: perché sono stato a Washington, ma io che non amo la multirazzialità lì ci saranno molte persone di colore, ma a livelli secondo me del 60-70% e tutti piuttosto deformati anche.
Non ci sono belle persone. C’è una cultura un po’ del mangiar male, non c’è una cultura del cibo e comunque si è visto che la predominanza ormai è di colore. Così a Washington e così a Philadelphia. A New York bisogna vedere dove vai. A Manhattan c’è di tutto, anche belle persone, però se ti sposti a Harlem sono tutti neri».
Poi ha accusato la gente di colore di essere razzista: «Il caso Obama insegna: se c’è un nero candidato, i neri lo votano compatti. Non come i bianchi che si dividono.
Sono i neri i veri razzisti che arriveranno a comandare in Italia». (da La Gazzetta di Mantova)

Prima di mandarlo all’estero sarebbe stato consigliabile un periodo di decompressione almeno in un capoluogo di provincia.

Foto di Robert Mapplethorpe. (Effettivamente, guardando bene, si nota una certa deformità del soggetto.)


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