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“Margherita Boniver del Pdl ha presentato oggi alla Camera una proposta di legge costituzionale per il ripristino dell’immunità parlamentare. “L’immunità che esiste in molti ordinamenti europei, nonché al Parlamento europeo – ha dichiarato – rappresentava uno dei pilastri della Costituzione italiana. Fu cancellata con un incredibile atto di vigliaccheria dall’Assemblea di Palazzo Madama nell’ottobre del 1993 in clima di pesante intimidazione.
La proposta di legge composta di un solo articolo ripristina un Istituto volto a tutelare l’interesse della collettività, prevenendo eventuali condizionamenti del potere giudiziario sullo svolgimento della dialettica politica”. (Repubblica, 12 novembre 2009)
E’ giusto che un’esperta in emergenze umanitarie si incarichi del salvataggio di un poer nano che sta per affogare. E’ giusto utilizzare un vecchio relitto socialista (vecchio nel senso politico, ovviamente) al quale far aggrappare, già che ci siamo, un bel manipolo di immunodeficienti, a rischio di inquisizione per vari reati. Ultima sciocchezzuola in ordine di tempo e, giusto per fare un esempio, un wannabe governatore della Campania in odor di Casalesi.
Che sia una legge che tutela solo i mascalzoni, mentre chi è onesto, perfino in Parlamento, non ha nulla da temere come al solito, lo dimostra ciò che scrive addirittura “il Giornale“, riassumendo il concetto delle leggi contestate.

“In origine l’articolo 68 della Costituzione prevedeva l’immunità per i parlamentari. Deputati e senatori non potevano essere sottoposti a processo penale se non dopo una autorizzazione a procedere da parte della Camera di appartenenza. Si prevedeva inoltre che i membri del parlamento non potessero essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni e, in assenza di autorizzazione, non potessero essere arrestati o privati della libertà personale né, in base all’inviolabilità, sottoposti a perquisizioni personali o domiciliari salvo nel caso in cui venissero colti in flagranza di un delitto per il quale fosse obbligatorio l’arresto.
Nel 1993 quell’articolo è stato modificato con la legge costituzionale numero 3 del 1993.

Quella norma ha cancellato l’obbligo per i magistrati di chiedere l’autorizzazione delle Camere per processare un parlamentare. Da allora l’autorizzazione serve solo per l’ arresto le perquisizioni e le intercettazioni. L’autorizzazione all’arresto non è però necessaria nei casi di sentenza definitiva di condanna, oltre che per la flagranza di reato. Non è mai stata cancellata, invece, l’insindacabilità, ossia il divieto di processare un parlamentare per le opinioni e i voti espressi nell’esercizio della funzioni parlamentari”.

Ricordo che in quel ferale, per i ladroni, 1993 i parlamentari si ritrovarono immunodeficienti a causa delle innumerevoli mascalzonate delle quali si erano macchiati. Siccome gli italiani allora erano parecchio incazzati con la loro classe politica, per evitare guai peggiori si pensò di lasciare ognuno al proprio destino. Hai rubato? Ne dovrai rispondere alla giustizia. Non si parla mica di ghigliottina, eh?

Da allora Margherita non ci ha più dormito e una cura per l’insonnia gliela fornì l’amico di Craxi Berlusconi, nelle file del cui partito Forza Italia (ora PDL) da allora milita. Sempre mantenendo ottimi rapporti con esponenti del sesso politico opposto, come Massimo D’Alema e Giorgio Napolitano.

Oggi la ex garofana ritira fuori la storia dell’immunità per “gli eletti dal popolo” e la vuole completa, non dimezzata come fino ad oggi. In pratica, qualunque delinquente che abbia la fortuna di avere abbastanza minus habens che fanno la crocetta sul simbolo a lui legato per eleggerlo potrà, oltre ad intascarsi lo stipendio da parlamentare (13.000 euri e rotti al mese), avere la sicurezza di FARLA FRANCA. Qualsiasi reato commetta, dall’abigeato al pluriomicidio.

Intanto, oggi è stato inoculato il vaccino antiprocessi al nano a rischio. Peccato che, contemporaneamente e non dovesse la Consulta bocciare anche quest’ennesima sconcezza, come effetto collaterale cadranno altri processi importanti, come quelli a carico dei responsabili dei crack Parmalat e Cirio e della truffa dei bond argentini che hanno fottuto migliaia di investitori e per la tragedia della Thyssen-Krupp.
Effetti collaterali di troppa immunizzazione. Alla fine viene distrutto l’intero organismo.

Per salvare un culo se ne sacrificano milioni, però nell’indifferenza generale ed anzi, con la connivenza, di un popolo di merda. Cari italiani, a pensarci bene la peste bubbonica sarebbe ancora troppo poco per voi.
Sul fronte opposizione-si-fa-per-dire la Finocchiaro sbatte i fogli sul muro ma intanto D’Alema incassa l’approvazione del Sire per il suo piccolo reamuccio da creare a Bruxelles. Il proconsole Massimo è felice e contento, perfino Andrea Ronchi, e ho detto Andrea Ronchi, benedice la sua candidatura. Avete capito quanto è costato il Lodo Alfano 2 il ritorno?
E pensare che Don Bersani si preoccupa di essere accusato di remare contro il governo:

“Se arriveremo alla scontro non sarà responsabilità dell’opposizione, non ce lo andiamo a cercare, ma ci viene proposto perchè ci vengono sempre proposti gli stessi problemi”.

Quanti riguardi e quante smorfie, gente senza palle. Ma vaffanculo, va.

http://www.youtube.com/v/b79lEyKAPUM&hl=it&fs=1

Se quando ero piccola mi avessero preso sulle ginocchia per darmi la pappa e detto: “Lo vedi quel signore lì alla tivù, il Mago Silvan? Un giorno diventerà un pericoloso sovversivo e un emblema della Resistenza”, penso che avrei tirato in faccia al malcapitato una cucchiaiata di stelline con il formaggino a mo’ di fionda. Ai bambini non piace essere presi in giro.

Eppure, quella che una volta si chiamava la realtà romanzesca ha colpito ancora.
Il Mago Silvan, uno dei muri portanti della televisione italiana, di età sconosciuta, probabilmente mummificato già all’età di vent’anni e conservatosi quindi meglio dell’uomo di Similaun, (visto che io ho quasi mezzo secolo e lui faceva già i prestigi quando andavo ancora in triciclo), è il protagonista dell’ennesimo episodio di censura, in questo caso preventiva antifurto e antincendio, responsabilità civile verso terzi, accaduto nella trasmissione soporifera di mezzo pomeriggio “Domenica In(guardabile)”.

Come si vede nel filmato, Aldo Savoldello è intento ad compiere il solito prestigio settimanale come da contratto e sguaina una bacchetta magica all’uopo.
Osservate l’espressione di Lorena Bianchetti (che d’ora in poi sarà Gianchetti in omaggio alle mie origini genovesi).
All’inizio osserva il fazzoletto con un’espressione rilassata e sorridente ma appena Silvan nomina, associandolo alla sparizione di un anello sotto il fazzoletto, il nome dello statista joker (oddìomamma), affermando che farà dono a costui della stessa bacchetta magica, si suppone per risolvere i tanti problemi di questo paese, Lorena Sbianchetta. La vediamo osservare schifata lo stesso fazzoletto come fosse un kleenex che qualcuno ha appena usato dopo essere venuto.

Silvan non solo insiste con la bacchetta e si fa decisamente inquietante quando invita i bambini a “strofinarla bene nella tasca se no non si alza” (Gianchetti è ormai in Defcon 2) ma se ne esce con una delle più geniali espressioni della comicità classica: la supercazzola. Che cos’è altrimenti quel “ecco, ecco, guarda la bacchetta che si alza da sola” e, si potrebbe aggiungere, stuzzica e prematura?

Involontario o meno, si è trattato di un momento di satira politica geniale, da far impallidire il miglior Luttazzi coprofilo ma ovviamente oggi si parla, più che dell’inedito Silvan satirico, della reazione avuta dalla conducatrice cara alle Curie, la Lorena Gianchetti, scattata come un salvavita nel momento in cui è stato nominato Berlusconi e prodottasi, finita la supercazzola magica, in una accorata arringa a difesa delle “istituzioni” che così tanto stanno facendo per i terremotati ed i bisognosi. Una vera Giovanna d’Arcore in difesa dell’Impegno Concreto, con tanto di mani giunte e sudorazione profusa.

Si ignora se Silvan sia stato in seguito tradotto in qualche prigione segreta della CIA e torturato con la visione di ore ed ore di numeri del Mago Binarelli, ma intanto la Lorena la sua croce al merito se l’è proprio meritata. Una excusatio in piena regola e proprio non petita.

Pare intanto che la bacchetta, terrorizzata di dover cadere in mano al mago Silvion, si rifiuti da allora di alzarsi, per quanto la si strofini, fuori o dentro i pantaloni. Come si conviene in questi casi, siete invitati a non ridere di lei.

Anche Gramellini, sull’argomento, non è male.


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Le mie preghiere non sono state ascoltate. Non c’è niente da fare, è più forte di lui. La sindrome di Maria Antonietta assieme ad una superficialità da sciuretta che fa shopping in Montenapo, noto effetto collaterale da eccesso di zeri in banca, ed al proverbiale “ottimismo di patata”, hanno sempre effetti devastanti su di lui:

Il premier Silvio Berlusconi ha visitato nel pomeriggio di martedì la tendopoli di San Demetrio, un piccolo centro vicino L’Aquila dove sono presenti diverse centinaia di sfollati a causa del sisma. Il Cavaliere ha più volte rivolto un invito alla popolazione: «Noi stiamo facendo l’inventario delle case, voi intanto prendetevi un periodo, è quasi Pasqua ed è la bella stagione, andate sulla costa, al mare: paghiamo tutto noi». «Una volta che lo Stato è vicino – ha esortato Berlusconi – fate così, andate al mare, sarete serviti e riveriti fidatevi: avete l’assistenza di tutti gli italiani». Berlusconi ha dunque insistito a non restare nelle tende, ma a spostarsi «sulla costa, è a un’ora di autobus, facciamo tutto noi». A dei bambini che lo salutavano, Berlusconi ha detto: «Fate i bravi, voi, dite alle mamme di portarvi al mare che ci sono degli alberghi che vi aspettano». Poi, rivolgendosi a una signora sulla quale erano visibili i segni di una lunga permanenza al sole, il Cavaliere ha detto: «Mi raccomando, mettete la crema solare».

Prima di pensar male, che questa uscita facesse parte della clownterapia di cui parlava Evita Carfagna in visita anche lei alla tendopoli ed in piena foga da baby kissing?

Sono cattiva, lo so, ma voi mettetevi nei panni di chi ha perso tutto: persone care, la casa, tutti i suoi averi, i ricordi, le proprie cose, è ancora terrorizzato, affamato ed infreddolito e si sente suggerire ‘ste minchiate, come la proposta Schifani ai senatori di devolvere ben 1000 euro dalla loro diaria mensile a favore dei bambini (agli adulti, come sempre, niente).
Cazzo, gliene restano almeno altri 12.000 in saccoccia! Se po ffà. Oppure il nano che fa l’orgoglione con Obama e dice “No grazie, facciamo da soli, caso mai rifateci le chiese.”
L’unica cosa adatta da diffondere con gli altoparlanti in questi casi, per placare gli animi, sarebbe il Corso Avanzato di Bestemmie.


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Le pregevoli statuine a grandezza Oscar dei ministri dell’attuale governo che vedete sono state commissionate al noto artigiano presepista Genny Di Virgilio di San Gregorio Armeno, Napoli, dal ministro Carfagna, che ha pensato di regalare a ciascun collega una statuina che lo raffigura. Notare il Brunettino a grandezza naturale in primo piano.

Peccato, avessero avuto una base semisferica ci si sarebbe potuto giocare a Subbuteo.
Mi accontenterò di pensare ad una palla da bowling e ad un tiro alla grande Lebowski.

http://www.metacafe.com/fplayer/978697/the_big_lebowski_jesus_quintana.swf

***
Un anno fa su questo blog: “Che bella la TV al plasmon!”


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sola (sòla) s.f.
RE centromerid. Sinonimi FO pacco gerg. AU bidone gerg. AD truffa CO bidonata gerg. , imbroglio, raggiro, fregatura.

Molto spesso, ripensando ad un film che alla prima visione non ci ha entusiasmato, capita di trovarci comunque qualche lato positivo, almeno un paio di momenti memorabili per i quali varrebbe quasi quasi la pena di rivederlo.
A distanza di una mesata dalla visione di “Quantum of Solace” non sono ancora riuscita a rivalutarlo da quella gigantesca sòla che mi è parso.

L’anno scorso l’avvento di Daniel Craig come nuova incarnazione di Bond era parsa una gran bella trovata. Ironico, sanguigno, strafottente ma anche umano fino al punto di prendersi una colossale scuffia per la strafiga di classe Eva Green senza vergognarsi di esternare i propri sentimenti.
Un Bond che nel finale imbracciava il pistolone e sparava la famosa frase “My name is Bond, James Bond”, con la spietatezza di un Ispettore Callaghan, facendo presagire sfracelli nell’inevitabile seguito.

Ora che il seguito l’abbiamo visto, che dobbiamo dire? La trama di “Casino Royale” era avvincente, il film funzionava come ritmo, bilanciando scene d’azione e momenti di pura sceneggiatura basata su dialoghi ben scritti. Il cattivo era intrigante, quasi altrettanto fascinoso del suo rivale, l’esotismo era ben contenuto e funzionale alla storia. C’erano momenti fortemente ironici e, come ho avuto modo di far notare, persino echi tarantiniani.

“Quantum of solace” non è niente di tutto ciò. Bond è in piena elaborazione del lutto per la morte di Vesper e, va bene, siamo comprensivi. Però si poteva far durare la depressione non più di un tempo cinematografico.
Oppure tanto valeva ammettere che le svergate sui gioielli di famiglia subite in “Casino Royale” avevano fatto più danno del previsto.
In questo film Bond è più casto di un Formigoni d’annata. Appena un accenno ad una scopatina con una delle Bond girl più sciape di tutti i tempi, quella rossocrinita. Con la Bond girl principale, una brunetta che assomiglia straordinariamente alla Carfagna, niente, solo un bacetto a fine corsa.
Se il vecchio Bond di Sean Connery è un miracolo non sia morto di AIDS perchè si trombava tutto ciò che respirava ed era di sesso femminile nel raggio di venti chilometri, il Bond di Craig sembra sotto tutela da parte di una fidanzata gelosa.
Decisamente, se l’anno scorso avevamo perso in tante la testa per il fascinoso Craig, quest’anno, guardandolo amminchiarsi nel ricordo della povera Vesper e catafottersi giù dai tetti come Wile Coyote, almeno a me ha lasciato totalmente indifferente. Come quando il dentista ti fa la tronculare per canalizzarti il molare. Niente, orgasmogramma piatto.
Anche la consegna di tenere per quasi due ore il broncio, come se Bond fosse stato colpito da una paralisi del settimo, fa la sua parte. Craig non è solo un bonazzo, è un ottimo attore ma va lasciato libero di usare le espressioni facciali. Altrimenti diventa un baccalà. Affascinante ma baccalà.

La trama di “Quantum of solace” (che razza di titolo è questo?) è un dettaglio. La storia si perde senza mai prendere vita tra troppi inseguimenti di macchine, che ormai hanno stracciato i cabbasisi, lotte corpo a corpo da cartone animato dove al massimo ci si sgualcisce la giacchetta, i salti da un tetto all’altro con sbattimenti contro legno, acciaio, pietra senza che nessuno si torca un capello, mentre per molto meno, nella realtà, si celebrano funerali.
Troppe corse per minuti e minuti senza nemmeno un poco di fiatone, inutili le cartoline dal Palio di Siena e dalle cave di Carrara (forse un omaggio all’espressione marmorea di Bond, tenuta per tutto il film?) e un eccesso di esotismo a tutti i i costi.

Delle Bond girl, una e due, abbiamo detto. Trascurabili. Il cattivo Mathieu Amalric è un succedaneo di cattivo, un cattivello, un cattivuccio da quattro soldi. Peccato perchè l’attore francese è capace di ben altre corde.
M ha rotto le palle con l’essere incazzata con Bond per tutto il film. Lo licenzi e basta. C’è sempre Scaramella, da mettere al suo posto.
Caliamo un velo pietoso sugli attori italiani coinvolti nel pasticciaccio brutto. Giannini finisce nel cassonetto ed è la giusta fine per un personaggio inutile come il suo. Quando ho visto Lucrezia Lante della Rovere ho seriamente temuto che saltasse fuori anche Luca Barbareschi. Per fortuna l’abbiamo scampata.
Non si salvano nemmeno la sigla iniziale e la canzone del film. Fanno obiettivamente cagare.

Se proprio deve continuare l’Era Craig sarà meglio, per il prossimo film, che Bond ritorni quello che era: un cinico ed insopportabile maschilista come Connery. Altrimenti, per provare qualche brivido erotico, noi spettatrici saremmo costrette a continuare a preferire Montalbano.


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Un paio di anni fa, proprio d’autunno, vi fu il famoso episodio della cacciata di Vladimir Luxuria dal bagno delle donne parlamentari da parte di un paio di donne cazzute di destra, la compianta (nel senso che non sappiamo che fine abbia fatto la sua sfolgorante carriera politica) Elisabetta Gardini e la ministra ombra di sé stessa (dato che non ne sentiamo mai parlare), la ggiovane Giorgia Meloni.
Nel post di allora scrissi che in quel frangente si era capito chi fosse la vera signora della situazione e che Vladi signora lo nacque, modestamente.

Commentando la sua vittoria nel reality show dell’Isola dei Famosi, penso si sia ancora una volta intuita la sottile differenza che passa tra una figa e una Donna.
Quella che sbandierava con orgoglio il fatto di essere nata per puro caso con una fessura placcata in oro 18 carati rinfacciando all’altra di non essere altrettando naturalmente figadotata, gne gne gne, se ne torna dal fidanzato calciatore con le pive nel sacco. Siamo certi che sopravviverà.
Chissà perchè noi donne dobbiamo sempre farci riconoscere.

Intendiamoci, era scontato che Vladi Luxuria vincesse l’Isola e la cosa non ha il significato totalmente positivo che gli si attribuisce.

Faccio una dotta premessa. I reality show sono la filiazione spettacolare ed edulcorata degli atroci esperimenti praticati dagli psicologi sperimentali, tipo lo Stanford Prison Experiment di Zimbardo. Si mettono delle persone in condizioni estreme di coabitazione coatta e deprivazione per vedere di nascosto l’effetto che fa. Gli si offre l’opportunità di dare delle scariche elettriche (per finta ma loro non lo sanno) a delle comparse, come nell’Esperimento Milgram e ci si meraviglia se girano la manopola dei volt al massimo.
La cosa è studiata nei minimi dettagli anche se poi, durante l’esperimento, la reazione delle cavie è abbastanza spontanea. La fame, la rabbia, la tristezza o la gioia, l’aggressività sono sempre emozioni sinceramente vissute.

L’Isola, la Talpa, la Fattoria, il Grande Fratello, sono tutte varianti dell’esperimento, che è poi lo stesso che si fa con i topi da laboratorio, solo che i topi hanno il permesso di scannarsi a vicenda a morsi.
E’ un gioco di ruolo, assolutamente studiato a tavolino dove ogni anno viene premiato un archetipo di personaggio nel quale il pubblico tende ad identificarsi. Generalmente scelto tra i tradizionali perdenti, l’archetipo viene fatto trionfare, così da dare ai suoi simili dall’altra parte dello schermo l’illusione di un riscatto: l’orfana, la mamma nubile, il disoccupato, la coatta, l’ex soubrette che ha avuto tante disgrazie, l’omosessuale, la puttana redenta, il guarito miracoloso. Quest’anno hanno pensato che “il trans” potesse essere una scelta vincente.

E’ per questo motivo che mi pare esagerato pensare che la vittoria nel reality show da parte di Vladi Luxuria sia anche una vittoria del movimento GLBTQ. Per non parlare, come ho letto oggi non senza un certo imbarazzo per l’ eccesso di ingenuità, di una rivincita della sinistra radicale.
Per considerare questo l’inzio della fine di un secolare pregiudizio nei confronti delle persone GLBTQ dovremmo presupporre che il gioco non è taroccato, il televoto è autentico e gli italiani sono meno stronzamente omofobi di quanto si creda.
Purtroppo non è così. Vladi si è prestato ad un gioco e anche se sicuramente molte persone, guardandolo arrabattarsi sull’Isola, si sono rese conto che le persone GLBTQ non mordono, soffrono e respirano come gli altri e ci si può sinceramente affezionare a loro dimenticando il pregiudizio, la strada da percorrere è ancora lunga.

Non so se siete d’accordo con me ma in Italia non è importante se una persona transgender vince un reality show ma se riesce a vincere un concorso alle Poste per lavorare allo sportello e ad ottenere un impiego al front desk di un’azienda piuttosto che un posto da manicure in un salone da parrucchiere. Noi figamunite naturali facciamo ancora fatica a farci accettare nel mondo del lavoro. Per le persone transgender è addirittura impossibile.

I premi poi lasciano il tempo che trovano. Ad esempio i milanesi non vogliono dare l’Ambrogino d’Oro alla memoria di Enzo Biagi perchè sarebbe “troppo”? Se lo tengano. Anzi, penso sappiano anche dove possono metterselo.


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Per noi che abbiamo vissuto l’era A.B. (avanti Berlusconi) e ricordiamo un mondo dove la politica non era solo avanspettacolo e peep-show di quart’ordine ma qualche volta ci donava una bella commedia, un dramma o addirittura un’eschiliana tragedia, è inevitabile fare confronti tra gli attori di allora e quelli attuali.

Non sto dicendo, come è tipico dei vecchi, che allora fossero tutte rose e garofani: anzi, con quello che ci sono costati i garofani, sentiamo ancora male dalle parti del portafoglio.

Oggi Lui dice che Mani Pulite ha interrotto il flusso del progresso e c’è da capirlo.
Non si può dire che non sia riconoscente verso i suoi antichi mentori. Fu grazie all’intenso profumo del garofano rosso che Silvio consolidò il suo monopolio mediatico. Chissà senza Mani Pulite e Tonino dove sarebbe arrivato. Grande Impresario Unico dell’Universo e pure di quelli paralleli e tangenti?

Non è pura nostalgia del passato. Ho l’impressione che gli attori politici di allora, anche quando erano piuttosto improbabili come candidati mantenessero una freschezza e dignità che oggi appare scomparsa. Mi riferisco soprattutto alle attrici.

Una delle cose che più mi fa rabbia dei berlusconidi che ci hanno colonizzato moltiplicando i loro baccelloni, è l’idea che hanno della donna in politica. Se avete modo di discutere con loro dell’argomento, appena sentirete il suono della monetina che cade nel distributore automatico di banalità, partiranno con il dire che le donne di sinistra sono racchie mentre quelle di destra, le loro, sono “belle e intelligenti”.

La destra, soprattutto quella berlusconide, ha un’idea puramente decorativa della donna. O meglio, apprezza le qualità intellettuali ma solo ed esclusivamente se si accompagnano alla gnoccaggine e se si mantengono entro i limiti di una laureetta in lettere o giurisprudenza e a qualche diplomino di belle arti o conservatorio. Una laurea in astronomia o un Nobel per la medicina cominciano ad essere difetti parecchio fastidiosi e infatti, se gratti, è capace che le astronome e le scienziate siano pure di sinistra.
Insomma, una donna ha voglia a dirsi di destra e dormire con la biografia della Thatcher (che pure era racchia come solo un’inglese racchia sa essere) sotto il cuscino ma, se non ha la sesta naturale, all’uomo di destra sorge il dubbio che possa essere di sinistra o astronoma e gli si ammoscia.

Semplicemente le politiche che non considerano il tacco stiletto e l’autoreggente come strumenti essenziali di dialettica, non riescono a rassicurare abbastanza gli uomini di destra della loro eterosessualità.
Gli ultimi spiacevoli accadimenti in terra austriaca hanno dimostrato che il binomio destra-omosessualità è una spina nel fianco di tanti nerboruti ubermenschen frocionazisti tendenti ad eccitarsi più con l’afrore degli spogliatoi di rugby che con lo Chanel N°5 .
Ecco quindi spiegato il dileggio nei confronti della sinistra che candida Luxuria e l’elogio della giarrettiera e delle camicette nere della rivoluzione, addirittura elette ministre senza portafoglio e forse senza mutande.

Il concetto di ministra più decorativa che adatta all’incarico, tipico degli ultimi governi berlusconiani, assomiglia molto a quello della Bond girl cinematografica. Anzi, in questo caso la chiameremo , in omaggio al vate di Fivizzano, Bondi girl.
La Bond Girl, nei film di 007 ha una sola funzione. Rassicurare Bond della sua eterosessualità, scoparci senza preservativo e senza il ricatto dell’anello di fidanzamento e scosciare a comando in un paio di scene.

Le nostre Bondi girl, quando parlano, tendono a perdere molto del loro fascino. Il guaio è che, per paura che non vengano abbastanza belle, a volte si risparmia sull’intelligenza.
Tentano perfino di rubare la scena a 007, sparandole più grosse di lui e riuscendo a venire giù dal pero senza farsi un graffio.
Come quando la camicetta nera Carfagna, tutta eccitata, annuncia dalla Bignardi in TV che i trafficanti di prostitute stanno già lasciando l’Italia, come i topi in fuga dal Titanic, spaventati dal suo decreto antimignotte.
Eppure basta leggere una qualunque rubrica di annunci A.A.A. su serissimi quotidiani e si resta travolti dalle “novità assolute, appena arrivate, dolcissime brasiliane settima naturale, dotatissime, senza fretta e amanti del secondo canale, ambiente riservato”. Forse la chiave è proprio l’ambiente riservato.
La prostituta è ormai un rifiuto speciale che inquina e ci vogliono discariche e siti di stockaggio appositi, lontano da occhi indiscreti.
Si manda poi a combatterle una che ha con la prostituzione lo stesso atteggiamento aggressivo-ossessivo-censorio che ha Ratzinger nei confronti dell’omosessualità.

Non lo so. A me queste Bondi girl finto-serie, con il look da “segretaria di giorno, maiala di notte” e l’espressione da “io non faccio certe cose” con l’occhietto sgranato, fanno rimpiangere tanto i tempi di Moana candidata sindaco di Roma per il Partito dell’Amore, 1992. Una strafiga cosmica con un’intelligenza da astronoma. E soprattutto sincera.

http://www.youtube.com/v/gcw6lvrQb7I&hl=it&fs=1

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Questa notte è ricomparso uno dei miei greatest hits onirici ricorrenti, il più angoscioso e de paura, quello che ogni volta riesce a svegliarmi con il cuore in gola e a rendermi difficile in seguito il riaddormentamento.

Ogni tanto sogno che dalle finestre, di notte, osservo dei dischi volanti svolazzare con intenti per nulla amichevoli attorno alla mia casa. Questa notte, in aggiunta, il sogno è cominciato con la visione, sempre fuori dalla finestra, di due specie di funghi atomici fatti di una polvere nerissima che piano piano ha oscurato il cielo. Poi sono arrivati i dischi e il sogno è proseguito secondo il solito copione.

Voi direte, sei psicologa, ti fai prendere in giro da uno stupido sogno? Dato che l’incubo si svolge nella mia casa d’infanzia, a Genova, devo presumere che si tratti del riemergere di antiche angoscie di aggressione. Tuttavia, l’ambientazione ricca di archetipi tipicamente anni 60 lo rende, a mio parere, piuttosto interessante anche come indicatore del potere dell’inconscio collettivo.

Ogni sogno è fatto di contenuti inconsci personali (angoscie, fobie, ricordi), di residuati delle elaborazioni cognitive della giornata o giornate precedenti, di una bella mappata di contenuti mitici, simbolici e archetipici provenienti dalla nostra ricchissima Neuropedia e forse di qualche elemento di premonizione.

Oggi, guarda caso, è il 22 novembre, anniversario dell’assassinio di JFK a Dallas. Quando hanno eletto Obama si sono rievocati gli anni sessanta, di JFK appunto, della guerra fredda e della minaccia atomica; l’altra sera ho rivisto Taken, serie piuttosto intrigante sugli UFO e i rapimenti alieni, ma i funghi atomici che c’entrano?

L’effetto spiacevole del sogno è durato tutta la mattina, almeno fino a quando non ho letto della richiesta da parte di un presidente emerito della Corte Costituzionale di un decreto legge del governo che impedisca il distacco del sondino di Eluana. L’incubo di una vita vegetativa imposta per legge. Anzi no, da un ukase del nano.

Poi ho letto il resoconto dell’intervista alla Carfagna fatta dalla Birignaoardi ieri sera, quella del “Dio, Patria e Famiglia”, del comunista che lei riuscirebbe a redimere, di lei che ha solo un po’ meno esperienza politica di Obama (esticazzi!) e di Boldi che la fa ridere più di Moretti. (non avevamo dubbi).
Questi intellettuali di destra. Affidatela ad un Ruggero Deodato e la signorina riuscirà a rinverdire i fasti horror del miglior Luca Barbareschi di “Cannibal Holocaust“.

La realtà ha cominciato ad apparirmi peggiore di qualsiasi incubo e la definitiva conferma l’ho avuta poco prima di cena, quando il maledetto pollice opponibile ha premuto distrattamente il tasto del canale RaisatExtra, quello che fa la raccolta differenziata delle trasmissioni RAI , dove ho visto per la prima volta quest’anno un brandello di una puntata dell’Isola dei Famosi.
Come l’orecchio mozzato che dà origine all’incubo lynchiano di “Velluto Blu“, è stato l’inizio di un viaggio nell’orrore che mi ha lasciato incapace di decidere se fosse più insopportabile il tono di voce della Ventura, che riesce a far sembrare i pescivendoli dei crooners alla Frank Sinatra, la sua mano sul fianco stile Carrà oppure il baraccone di personaggi freaks radunati da questa nipote sguaiata di Barnum. Roba da dare le dimissioni da italiana con decorrenza immediata.
E’ inquietante pensare a cosa va in onda in televisione mentre tu la usi ignara come schermo per i DVD.

Poi infine, questa sera al TG1, ho visto rievocare Sandro Curzi da un Vittorio Feltri straordinariamente rassomigliante al Dottor Stranamore, con gli stessi occhiali e la postura un po’ di traverso alla “Mein Fuhrer! Io cammino!” e il cerchio si è chiuso. Ecco cosa c’entravano i funghi. Guardare il filmato del TG e poi il finale del film di Kubrick, per credere.

http://www.youtube.com/v/iSZJbJ4Mfis&hl=it&fs=1

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Compagni socialisti,
ma sì anche voi insinuanti, astuti e tondi,
compagni socialisti,
con le vostre spensierate alleanze
di destra, di sinistra, di centro,
coi vostri uomini aggiornati,
nuovi di fuori e vecchi di dentro,
compagni socialisti fatevi avanti
che questo è l’anno del garofano rosso e dei soli nascenti,
fatevi avanti col mito del progresso
e con la vostra schifosa ambiguità!
Ringraziate la dilagante imbecillità!

(Giorgio Gaber, “Io se fossi Dio”)

Riassumendo, i fannulloni sono di sinistra e a Brunettino dispiace perchè anche lui è di sinistra. Socialista, per l’esattezza. Un ministro da bere, insomma. Verrebbe da dire un nano ghiacciato, ma non lo dirò.

La Gelmini dice che anche lei è di sinistra. Da quando ha visto Obama non capisce più niente e come darle torto, Barack è uno sventrapapere, mica quel pollo molle di Bush. Lei dice che anche questo governo, ma si, quello degli ex fascisti, dei piduisti e dei razzisti del Diopo’, è di sinistra.

Nel caso voleste appartarvi in qualche luogo oscuro con questa sinistra, state molto attenti, signori dell’opposizione in fregola di inciucio. Questa è una sinistra dentata, morde.

http://www.youtube.com/v/sHqLqX4W5Go&hl=it&fs=1


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Il senatore Paolo Guzzanti assomiglia sempre di più a Leonard, il personaggio di Oliver Sacks interpretato da De Niro. Una improvvisa e miracolosa guarigione da una prolungata letargia.

Dopo l’effetto emetico causato dall’amicizia di Berlusconi con Putin, oggi un ulteriore miglioramento: si fa venire qualche dubbio sulle vere capacità del ministro delle Pari Opportunità. Il risvegliato si chiede se sia possibile che in una democrazia:

“…il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente?
Potrebbe essere il suo giardiniere che ha ben potato le sue rose, l’autista che lo ha ben guidato in un viaggio, la meretrice che ha ben succhiato il suo uccello, ma anche il padre spirituale che abbia ben salvato la sua anima, il ciabattino che abbia ben risuolato le sue scarpe”.

La terza che hai detto…

http://media.imeem.com/m/EjHLfzmse7/aus=false/

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