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Ma si, in fondo Montecarlo assomiglia un po’ ad una Scampia con in più gli yacht.

C’era una volta una ricca coppia: un francese e una tedesca che andarono ad abitare a Montecarlo in un lussuoso condominio. Avevano enormi disponibilità di denaro ma il loro passatempo preferito era giocare al Casino. Spesso vincevano ma ancor più di frequente perdevano ingenti somme.
Per una loro bislacca stravaganza obbligarono per contratto a prendere la residenza in appartamenti nel medesimo condominio, le cui spese di gestione erano altissime, la badante greca, il giardiniere portoghese, la donna delle pulizie spagnola e l’autista italiano. Ben presto, a causa del loro stipendio troppo basso ed inadeguato ad un ambiente adatto più ai miliardari che ai lavoratori, e del potere d’acquisto che calava ogni giorno di più, per i quattro dipendenti divenne quasi impossibile tirare avanti.

I ricchi padroni, che di loro avevano comunque bisogno per dividere le spese condominiali, per qualche tempo prestarono alla badante, al giardiniere, alla donna delle pulizie e all’autista i soldi per pagarle ma, ben presto, nemmeno questo bastò più.
I ricchi quindi convocarono i dipendenti e cercarono di far loro capire che avrebbero dovuto consumare di meno per non spendere e permettersi di pagare le spese di gestione del palazzo. Niente più consumi a volontà di elettricità, gas e acqua ma razionati. Ad un certo punto dissero ai domestici che, per poter continuare a vivere nei loro lussuosi appartamenti potevano sempre limitarsi nel mangiare fino magari a smettere del tutto.

Mentre la rabbia dei quattro montava e si respirava aria di rivolta, a nessuno venne in mente che forse i padroni avrebbero dovuto giocare meno al Casino e i domestici, visto che non potevano permettersi di vivere nel lusso, avrebbero dovuto traslocare in un quartiere più economico del “Condominio Europa”.

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Questa volta non me la prenderò con B. Sarebbe come se, dopo esserci lordati le scarpe per strada, ce la prendessimo con la cacca che abbiamo pestato. Lei non ha colpa e nemmeno il cane che l’ha depositata. Metà della colpa ce l’ha il padrone che ha lasciato che il cane defecasse in mezzo alla strada e che non ha ripulito dopo la defecazione. L’altra metà di colpa è nostra, perché non guardiamo dove mettiamo i piedi e ci illudiamo che non incontreremo mai una cacca per strada.
Questa simpatica parabola serve a spiegare il momento politico attuale, anche se non ci sarebbe bisogno di specificarlo, parlando di materia fecale, me ne rendo conto. L’associazione viene spontanea.
Se B. occupa militarmente le istituzioni italiane pro domo sua (e sappiamo quante case lui abbia e gliene rimanga da comperare) scagazzando dappertutto la sua infinita delinquenza e quella dei suoi servi, la colpa è di chi gli ha permesso di farlo fin dall’inizio. I sintomi dell’infezione c’erano ma nessuno ha voluto prenderli seriamente. E’ stata una malattia lenta ma inesorabile. Ora siamo alla cancrena e bisognerà amputare, se non morirà addirittura il paziente.
E’ colpa di chi l’ha votato, certo. E’ colpa di chi, dall’opposizione politica, lo ha sottovalutato per incapacità o se ne è fatto complice per convenienza. Magari perché pensava che un “mafioso milanese” fosse un ossimoro troppo clamoroso per esistere veramente. Maledetti stolti e sciagurati.
Colpa nostra che, anche se non l’abbiamo votato perché ne abbiamo saputo riconoscere subito il lezzo inconfondibile, non siamo andati sotto alle finestre dei partiti di opposizione con i lanciafiamme e i forconi per obbligarli a fare il loro dovere di oppositori e non li abbiamo bastonati a sufficienza quando gli si sono genuflessi davanti, offrendogli i loro servigi. Infami traditori.
Non possiamo sperare troppo che arrivino il padrone con il guinzaglio o l’accalappiacani a salvarci. Però, quanto avremmo bisogno di un bel Deus Ex Machina!

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