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Concludo la trilogia sulle parole insopportabili con la peggiore di tutte, una parolaccia ancora più intollerabile di FILIERA, PERFORMANCE, SISTEMA PAESE, ATTIMINO, BENCHMARKING, CRESCITA e SHOCK.
Come abbiamo fatto a farcela sfuggire finora? Eppure compare nel 99,9 periodico dei titoli dei telegiornali.
Parte la sigla con il mondomarcio blu che gira e qual’è il primo titolo?

“E’ POLEMICA sulle dichiarazioni di….” al quale poi segue almeno un altro:
“Sul ruolo dell'[*] è POLEMICA”.

* riempire con, a scelta: opposizione, giustizia, sindacato, chiesa, partiti, ecc.

Le polemiche hanno il brutto vizio di scoppiare e l’Italia è il paese dove scoppia una polemica ogni mezz’ora e per ogni cosa, dalla più grave alla più insignificante.
E’ la parola peggiore perchè rispecchia il nostro lato peggiore. La polemica di Berlusconi con la giustizia, ad esempio.
E’ una fortuna che le polemiche, scoppiando, non provochino danni ingenti a cose o persone ma solo ai nostri poveri cabbasisi, come al solito. Pensate se la polemica invece scoppiasse come Mr. Creosote, magari nel bel mezzo di una puntata di “Porta a Porta”. Non vorrei perdermelo per niente al mondo.

P.S. Psss, questa è una notizia riservata. Non fatelo sapere troppo in giro ma domattina sulle 11 la vostra papera zoppa va in diretta su Radio Pico nel programma di Peter e Stefano “Che domenica”. Il nordest è avvertito. E che non scoppino polemiche, mi raccomando.


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Concludo la trilogia sulle parole insopportabili con la peggiore di tutte, una parolaccia ancora più intollerabile di FILIERA, PERFORMANCE, SISTEMA PAESE, ATTIMINO, BENCHMARKING, CRESCITA e SHOCK.
Come abbiamo fatto a farcela sfuggire finora? Eppure compare nel 99,9 periodico dei titoli dei telegiornali.
Parte la sigla con il mondomarcio blu che gira e qual’è il primo titolo?

“E’ POLEMICA sulle dichiarazioni di….” al quale poi segue almeno un altro:
“Sul ruolo dell'[*] è POLEMICA”.

* riempire con, a scelta: opposizione, giustizia, sindacato, chiesa, partiti, ecc.

Le polemiche hanno il brutto vizio di scoppiare e l’Italia è il paese dove scoppia una polemica ogni mezz’ora e per ogni cosa, dalla più grave alla più insignificante.
E’ la parola peggiore perchè rispecchia il nostro lato peggiore. La polemica di Berlusconi con la giustizia, ad esempio.
E’ una fortuna che le polemiche, scoppiando, non provochino danni ingenti a cose o persone ma solo ai nostri poveri cabbasisi, come al solito. Pensate se la polemica invece scoppiasse come Mr. Creosote, magari nel bel mezzo di una puntata di “Porta a Porta”. Non vorrei perdermelo per niente al mondo.

P.S. Psss, questa è una notizia riservata. Non fatelo sapere troppo in giro ma domattina sulle 11 la vostra papera zoppa va in diretta su Radio Pico nel programma di Peter e Stefano “Che domenica”. Il nordest è avvertito. E che non scoppino polemiche, mi raccomando.


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Due anni fa, sul vecchio blog, mi lamentavo dell’uso lascivo da parte delle redazioni dei giornali online (e non solo) della parola SHOCK. In cuor mio speravo che si trattasse di un vezzo passeggero, di una moda nefanda che per fortuna dura solo un’estate, come le clic-clac. Qualcuno se le ricorda? Le palline che ci pestavano le dita e trapanavano le orecchie con il loro sbatacchiare infernale?
Invece non è cambiato nulla, anzi. La brutta abitudine di infilare lo shock dappertutto, anche dove non ci azzecca proprio, persiste.
L’altra domenica mi lamentavo delle parole insopportabili. Ecco, tra FILIERA, SISTEMA PAESE e SHOCK usato a sproposito penso che sarebbe una gara dura scegliere.

L’aggettivo compare in tre versioni, per non farci mancar nulla: l’inglese SHOCK, il francese CHOC e in alcuni casi il tedesco SCHOCK.
Due anni fa sembrava essere soprattutto il Corriere della Sera ad amare questa parola infestante, questa piattola verbale. Ormai però l’invasione ha completato la sua agenda e lo shock regna trionfante in tutte le redazioni, da La Repubblica all’Eco del Chisone.
Ho fatto una veloce ricerca sul motore interno di Repubblica ed ecco i risultati delle volte che il termine è comparso nei titoli e nei pezzi del giornale, dal 1984 ad oggi:
SHOCK = 6.442
SCHOCK = 51
CHOC = 11.581

Un giornalismo sempre più sensazionalistico per se non può che abusare di un parola che scuote e paralizza allo stesso tempo. Non solo le immagini e i video sono inevitabilmente shock ma anche le sentenze, le dichiarazioni, le campagne, gli annunci. Come se veramente riuscissimo ancora a stupirci di qualcosa. Ecco solo un minimo florilegio di titoli schock-muniti:


“Stupro, sentenza choc: Cassazione divisa”
“Da Londra campagna choc contro il fumo”
“Foto choc del feto di Jennifer”
“Che choc diventare Lara Croft!”
“Polemiche sul video-choc di Cannavaro”
“Processo choc in Germania: il cannibale confessa”
“Tarantino choc: sì alla violenza estrema”
“Annuncio choc: impiantato un embrione clonato”
“In Stazione i video choc di John Bock” (qui c’è scappata pure la rima)
“Tiro al bersaglio sui civili, clip choc dall’Iraq” (qui si rischia la slogatura della lingua)
“Bellucci choc al Festival delle nostre paure”
“Di Michele choc, canta una giovane kamikaze”
“Choc e timore», pioggia di missili su Bagdad” (traduzione di Shock and Awe)
“Ipotesi-choc sul Kursk: colpito da siluro Usa”

La famosa opera con i bambini impiccati dell’artista Cattelan ha prodotto addirittura una saga:
“Opera-choc in piazza XXIV Maggio”
“Opera choc di Cattelan, le reazioni”
“Cade dall’albero per rimuovere l’opera-choc”

Le ultimissime:

“Gara choc in classe per lo studente più ‘dotato'”
“Zalayeta choc: ginocchio rotto dovrà operarsi, stagione finita”
“Puglia, un primato choc si scava anche nei parchi” (dallo shock è morta la punteggiatura)
“Quadro choc, Fallaci decapitata”
“La bambina e il panettiere sposato fuga d’ amore shock a Monreale” (e chiamala fuitina!)
“Cherie e la bandana «Fu un vero choc»” (non aveva ancora visto il panama)
“A Tradate la spazzatura trabocca dai palazzi: installazione-shock per non finire come Napoli”

And the Oscar goes to:

“Il ‘contro-shock’ del governatore”. (Bassolino)

A questo punto uno potrebbe rinverdire il mito delle clic clac utilizzando i propri cabbasisi al posto delle palline.
Il colmo è che a volte riescono ad utilizzare la parola in modo appropriato:
“I tre militari morti per choc termico”.
Finalmente uno choc al posto giusto, ma forse si è trattato di un refuso.


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Due anni fa, sul vecchio blog, mi lamentavo dell’uso lascivo da parte delle redazioni dei giornali online (e non solo) della parola SHOCK. In cuor mio speravo che si trattasse di un vezzo passeggero, di una moda nefanda che per fortuna dura solo un’estate, come le clic-clac. Qualcuno se le ricorda? Le palline che ci pestavano le dita e trapanavano le orecchie con il loro sbatacchiare infernale?
Invece non è cambiato nulla, anzi. La brutta abitudine di infilare lo shock dappertutto, anche dove non ci azzecca proprio, persiste.
L’altra domenica mi lamentavo delle parole insopportabili. Ecco, tra FILIERA, SISTEMA PAESE e SHOCK usato a sproposito penso che sarebbe una gara dura scegliere.

L’aggettivo compare in tre versioni, per non farci mancar nulla: l’inglese SHOCK, il francese CHOC e in alcuni casi il tedesco SCHOCK.
Due anni fa sembrava essere soprattutto il Corriere della Sera ad amare questa parola infestante, questa piattola verbale. Ormai però l’invasione ha completato la sua agenda e lo shock regna trionfante in tutte le redazioni, da La Repubblica all’Eco del Chisone.
Ho fatto una veloce ricerca sul motore interno di Repubblica ed ecco i risultati delle volte che il termine è comparso nei titoli e nei pezzi del giornale, dal 1984 ad oggi:
SHOCK = 6.442
SCHOCK = 51
CHOC = 11.581

Un giornalismo sempre più sensazionalistico per se non può che abusare di un parola che scuote e paralizza allo stesso tempo. Non solo le immagini e i video sono inevitabilmente shock ma anche le sentenze, le dichiarazioni, le campagne, gli annunci. Come se veramente riuscissimo ancora a stupirci di qualcosa. Ecco solo un minimo florilegio di titoli schock-muniti:


“Stupro, sentenza choc: Cassazione divisa”
“Da Londra campagna choc contro il fumo”
“Foto choc del feto di Jennifer”
“Che choc diventare Lara Croft!”
“Polemiche sul video-choc di Cannavaro”
“Processo choc in Germania: il cannibale confessa”
“Tarantino choc: sì alla violenza estrema”
“Annuncio choc: impiantato un embrione clonato”
“In Stazione i video choc di John Bock” (qui c’è scappata pure la rima)
“Tiro al bersaglio sui civili, clip choc dall’Iraq” (qui si rischia la slogatura della lingua)
“Bellucci choc al Festival delle nostre paure”
“Di Michele choc, canta una giovane kamikaze”
“Choc e timore», pioggia di missili su Bagdad” (traduzione di Shock and Awe)
“Ipotesi-choc sul Kursk: colpito da siluro Usa”

La famosa opera con i bambini impiccati dell’artista Cattelan ha prodotto addirittura una saga:
“Opera-choc in piazza XXIV Maggio”
“Opera choc di Cattelan, le reazioni”
“Cade dall’albero per rimuovere l’opera-choc”

Le ultimissime:

“Gara choc in classe per lo studente più ‘dotato'”
“Zalayeta choc: ginocchio rotto dovrà operarsi, stagione finita”
“Puglia, un primato choc si scava anche nei parchi” (dallo shock è morta la punteggiatura)
“Quadro choc, Fallaci decapitata”
“La bambina e il panettiere sposato fuga d’ amore shock a Monreale” (e chiamala fuitina!)
“Cherie e la bandana «Fu un vero choc»” (non aveva ancora visto il panama)
“A Tradate la spazzatura trabocca dai palazzi: installazione-shock per non finire come Napoli”

And the Oscar goes to:

“Il ‘contro-shock’ del governatore”. (Bassolino)

A questo punto uno potrebbe rinverdire il mito delle clic clac utilizzando i propri cabbasisi al posto delle palline.
Il colmo è che a volte riescono ad utilizzare la parola in modo appropriato:
“I tre militari morti per choc termico”.
Finalmente uno choc al posto giusto, ma forse si è trattato di un refuso.


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Immagini di altri tempi? A leggere le previsioni meteorologiche e relative temperature per il fine settimana del nostro mare romagnolo c’è da stropicciarsi forte gli occhi e chiedersi che brutto acido ci abbiano versato nel caffè. Milano Marittima: pioggia fino a martedì. Temperature tra 10° e 22° per domani.
Ah, faccio notare che teoricamente il 16 di giugno sarebbe appunto domenica da mare, con bagni, alberghi e affini pronti a ricevere orde di umani in costume.
Invece non avete idea del senso di straniamento che questo tempo di emme sta dando a noi romagnoli dell’entroterra. “Vai al mare, domani?” è una domanda da non rivolgere in questi giorni a chi è più alto e grosso di voi. Ed è inutile citare l’antico detto cinese: “C’è una cosa peggiore del trascorrere un giorno di maltempo d’estate al mare: trascorrerlo in montagna”.

Se continua così non vorrei che si ripetessero da noi le scene dell’ultimo film di Shyamalan. Il mistero delle corpulente turiste spiaggiate. Pedalò che si lanciano a tutta velocità l’uno contro l’altro. Turisti tedeschi che si lanciano dai tetti delle cabine e bagnini che si fanno seppellire vivi nella sabbia.

Oltre al danno per l’economia, se nel weekend d’estate non vai al mare, che cazzo fai la domenica? Meno male che ci sono gli Europei. Grazie no, ricorda troppo un’estate di tanti anni fa quando nella stessa sera Baggio sbagliò il rigore che valeva un Mondiale e io mi presi la salmonella.
Il cinema, appunto, ma è comunque un andare contronatura. I Gran Premi? Meglio la doppia canalizzazione di un molare.

Se il 15 di giugno in Romagna non puoi andare al mare perchè diluvia puoi solo metterti ad ammazzare parole transgeniche.
Mi spiego. Ci sono parole che una volta avevano un significato preciso ed erano usate solo in certi ambiti ma da un certo giorno in poi te le sei ritrovate inflazionate in ogni tipo di discorso. Diventate di facili costumi, si infilano nelle bocche di tutti, specie di coloro che credono che usando termini difficili riusciranno a fregarti meglio. I TG e i giornali ne vanno pazzi.
Non se ne può più, io quando le sento metterei mano alla 44 magnum.
Ne ho individuate quattro, le mie più odiate in assoluto, che strapperò una ad una dallo Zingarelli e farò sparire silenziosamente in giardino tre metri sotto un ciliegio, affinchè non si sentano più nominare:

GOVERNANCE
SISTEMA PAESE
FILIERA
BENCHMARKING

Non ditemi che non siete stufi anche voi di sentirle ogni momento. Magari ne avete altre in mente.
Per consolarci da questa estate inglese che ci fotte i weekend, vi offro, come momento musicale, una chicca assoluta di Elio e le Storie Tese, con Mondo Marcio e, pirsonalmente di pirsona, il grande Stefano Bollani.


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Immagini di altri tempi? A leggere le previsioni meteorologiche e relative temperature per il fine settimana del nostro mare romagnolo c’è da stropicciarsi forte gli occhi e chiedersi che brutto acido ci abbiano versato nel caffè. Milano Marittima: pioggia fino a martedì. Temperature tra 10° e 22° per domani.
Ah, faccio notare che teoricamente il 16 di giugno sarebbe appunto domenica da mare, con bagni, alberghi e affini pronti a ricevere orde di umani in costume.
Invece non avete idea del senso di straniamento che questo tempo di emme sta dando a noi romagnoli dell’entroterra. “Vai al mare, domani?” è una domanda da non rivolgere in questi giorni a chi è più alto e grosso di voi. Ed è inutile citare l’antico detto cinese: “C’è una cosa peggiore del trascorrere un giorno di maltempo d’estate al mare: trascorrerlo in montagna”.

Se continua così non vorrei che si ripetessero da noi le scene dell’ultimo film di Shyamalan. Il mistero delle corpulente turiste spiaggiate. Pedalò che si lanciano a tutta velocità l’uno contro l’altro. Turisti tedeschi che si lanciano dai tetti delle cabine e bagnini che si fanno seppellire vivi nella sabbia.

Oltre al danno per l’economia, se nel weekend d’estate non vai al mare, che cazzo fai la domenica? Meno male che ci sono gli Europei. Grazie no, ricorda troppo un’estate di tanti anni fa quando nella stessa sera Baggio sbagliò il rigore che valeva un Mondiale e io mi presi la salmonella.
Il cinema, appunto, ma è comunque un andare contronatura. I Gran Premi? Meglio la doppia canalizzazione di un molare.

Se il 15 di giugno in Romagna non puoi andare al mare perchè diluvia puoi solo metterti ad ammazzare parole transgeniche.
Mi spiego. Ci sono parole che una volta avevano un significato preciso ed erano usate solo in certi ambiti ma da un certo giorno in poi te le sei ritrovate inflazionate in ogni tipo di discorso. Diventate di facili costumi, si infilano nelle bocche di tutti, specie di coloro che credono che usando termini difficili riusciranno a fregarti meglio. I TG e i giornali ne vanno pazzi.
Non se ne può più, io quando le sento metterei mano alla 44 magnum.
Ne ho individuate quattro, le mie più odiate in assoluto, che strapperò una ad una dallo Zingarelli e farò sparire silenziosamente in giardino tre metri sotto un ciliegio, affinchè non si sentano più nominare:

GOVERNANCE
SISTEMA PAESE
FILIERA
BENCHMARKING

Non ditemi che non siete stufi anche voi di sentirle ogni momento. Magari ne avete altre in mente.
Per consolarci da questa estate inglese che ci fotte i weekend, vi offro, come momento musicale, una chicca assoluta di Elio e le Storie Tese, con Mondo Marcio e, pirsonalmente di pirsona, il grande Stefano Bollani.


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Diciamo la verità, i meme il sabato sono come la manna. Permettono di tirare il fiato tra un post impegnato e l’altro oppure tra le cavolate che si scrivono e di coltivare i rapporti con i fellow-bloggers sparsi nel blogroll.

In settimana ho ricevuto per ben due volte il premio “D eci e lode“ da Ed e da Negroski, che ringrazio di cuore e la cui stima contraccambio senza indugi.
Mi hanno fatto piacere anche e soprattutto le due motivazioni che hanno scelto.
A Ed che mi bacchetta per la mia sboccataggine dico che non posso che dargli ragione.
Amico mio, non sai quanto mi trattengo. Quando mi arrabbio divento una fogna, tanto che a volte ci vorrebbe Padre Merrin, ti ricordi l’Esorcista con la madre di padre Karras che faceva pompini all’inferno? (Avrei potuto scrivere p puntini puntini ma tanto il concetto sarebbe stato lo stesso).


Ahimè, dietro all’aria seriosa e rispettabile consona al mio ruolo sociale si nasconde un Germano Mosconi pronto a scoppiare in ogni momento di difficoltà. Mettici anche il genoma maremmano-romagnolo e un’anticchia di Tourettismo che sicuramente mi affligge, ma in quel caso sarei in compagnia nientepopodimenoche di Wolfango Amadeus, e il quadro è completo.

Negroski invece sostiene che leggermi provoca dipendenza. Penso sia un bellissimo complimento anche se un po’ la cosa mi inquieta. Prima che un regista ricavi un film dal titolo “La mia droga si chiama Lameduck” devo dirimere una questione: posso essere considerata leggera o pesante? Il dibattito è aperto. Posso essere consumata in modica quantità o sono totalmente illegale? Nel dubbio, legalizzatemi*!

Ed ora torniamo alla parte burocratica, spiegando cos’è il meme del momento. Copincollo dal post originario:

Che cos’è?

“D eci e lode” è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone.

Come si assegna?

Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione (è o non è abbastanza elastico e libero?!) sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l’istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il “Premio D eci e lode” si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare.

Le regole:

1. Esporre il logo del “Premio D eci e lode”, che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto. E’ un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore (sotto c’è il pratico “copia e incolla”);
2. Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;
3. Se non si lascia il collegamento a questo post già inserito nel codice html del premio provvedere a linkare questa pagina;
4. Inserire il regolamento ;
5. Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.

Il resto sul sito dell’ideatore.

Ed ora i miei premi.
A Franca e Guccia, bellissime mamma e figlia. Perchè crescere un figlio con i nostri ideali è ancora possibile.
A Virginie perchè a volte la invidio per il fatto che in Francia, dove vive, non c’è Mastella.
A settantasette perchè il modo che ha di finire ogni post sempre con una citazione da “Star Wars” mi fa impazzire di goduria.
A Justfrank perchè esportare democrazia come fa lui non ha prezzo.
A Verosudamerica e LATAM per l’opera di pregevole controinformazione sul continente sudamericano.
A Debora per tenere un blog che parla di argomenti difficili e “antipatici” come il petrolio, trattati con grande competenza e precisione.

Ce ne sarebbero tanti altri ma si farebbe notte. Alla prossima volta.

* Ovviamente si fa per scherzare, anche se con la droga non si scherza.


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