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“In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: “Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli? ”. Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.

E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.

Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!

Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco.

Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. ” (Matteo, 18,1-10)

Ieri sera c’era da celebrare, con la dovuta compostezza e rispetto, il mistero del sacrificio di Cristo, morto per le torture e la crocefissione nella convinzione di poterci trasformare, con il suo esempio, da bestie immonde a uomini misericordiosi e tolleranti. Quando si dice delirio di onnipotenza.
Il Cristo Morto quindi. Al funerale di un Dio che ha avuto il coraggio di farsi uomo ci si dovrebbe presentare con compostezza e sobrietà ma l’oro delle vesti, la ricchezza degli ornamenti, lo sfarzo, lo sfoggio del potere, la vanità, contano più del sacrificio di un Dio e fanno sicuramente più colpo sul popolino di un ebreo che voleva cambiare il mondo in meglio. Quando si dice voler rubare la scena.

Gli ebrei però, in certe occasioni speciali, per la Chiesa della Vanità, sono come la serva, servono. Ed ecco quindi dimenticare secoli di connivenza con l’antisemitismo, di ghetti e “perfidi judei” citati proprio nei riti di Pasqua e, trovandosi con le spalle al muro per uno scandalo vergognoso come quello di migliaia di casi di bambini torturati che finalmente ricordano, parlano e denunciano, lasciare che un predicatore francescano, tale Cantalamessa – nomen omen – sventolando una fantomatica lettera di solidarietà alla Chiesa “di un amico ebreo”, paragoni “l’attacco” al Santo Padre all’antisemitismo.
“Oplà”, ho detto, quando ho sentito questa cosa al TG di Sky, “ora viene giù l’ira di Dio”. Infatti , più che giustamente, il mondo ebraico si è risentito.
Avesse detto che, nell’orrore della pedofilia, la sofferenza dei bimbi è paragonabile all’antisemitismo magari poteva starci ma dire che i carnefici sono delle vittime, permettendo a dei laidi schifosi pedofili di farsi scudo delle vittime degli olocausti antiebraici provocati nei secoli anche dall’antisemitismo cattolico, non è solo osceno, è una bestemmiona in diretta in mondovisione sparata dal cuore del cattolicesimo. Di fronte al Cristo Ebreo Morto, per giunta. Quello che i pedofili li avrebbe volentieri gettati in fondo al mare, facendo un’eccezione alla sua bontà e al perdono che riservava a tutti gli altri peccatori. Quando si dice che un Dio perde la santa pazienza.
Invece ecco la sfida, il porsi al posto di Dio nel giudizio, la sfrontatezza del peccatore incallito di fronte a chi dovrebbe incutergli timore.
Saranno dei pazzi esaltati quelli che definiscono la gerarchia attuale vaticana come satanica ma ci sarebbe da cominciare a considerare l’ipotesi.

Ovviamente oggi dicono, in stile Papa-Papi, che il predicatore è stato Fra Inteso, che parlava a titolo personale, eccetera. Ma dico, non ti informi di cosa dirà un tuo dipendente, tra l’altro esperto di prediche televisive, durante i riti pasquali che andranno in tutte le case attraverso la TV?
Mancava solo questo. Di tirare per la giacchetta i fratelli maggiori in un frangente in cui la gerarchia cattolica ha solo da vergognarsi per come ha insabbiato per decenni la sofferenza di bambini e ragazzini innocenti. Di offendere Cristo cadavere mettendo l’orgoglio e la vanità della Chiesa di fronte alla sofferenza di quei piccoli.

Qui ci vuole il buon vecchio Ezechiele 25-17:

“Farò su di loro terribili vendette,
castighi furiosi,
e sapranno che io sono il Signore,
quando eseguirò su di loro la vendetta”.

Auguri a tutti, tranne quelli che hanno impastato il cemento con la sabbia.


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Esaurite le menate tipo uova di cioccolato, teneri agnellini, gite fuoriporta e milioni di italiani in viaggio sulle strade con la benzina alle stelle, (gli stessi che due giorni fa non arrivavano a fine mese, sempre secondo i gazzettieri), si può finalmente tornare a parlare di cosa è veramente la Pasqua. Pagato il pegno ai mercanti si può rioccupare il tempio per un momento di spiritualità.

Premetto che io mangio preti regolarmente a pranzo e cena e, trovandomi di fronte al dolore delle persone ogni giorno, Dio lo nomino spesso e volentieri invano ma Gesù è un mio punto fermo culturale oltrechè un faro nella nebbia per i momenti di buio.
Con il massimo rispetto dovuto alle altre religioni, non potrei immaginarmi altro che cristiana.
Si può essere agnostici quindi (io non sono un cazzo e non posso sapere se Dio esiste o non esiste per cui non ho certezze) e amare profondamente l’idea di Gesù.
La chiesa cattolica non c’entra, non c’entra la religione, non c’entra Dio, sto facendo un discorso irrazionale, lo so, ma in questo momento lascio prevalere il cervello emotivo, non la stronzissima corteccia che vuole dare una spiegazione logica a tutto fino a perdere la ragione. Cristo non si spiega e non ci si ragiona sopra. Si accetta e basta. Si segue senza fare domande.

Badate, è irrilevante che Gesù sia esistito o meno, che fosse Dio o meno, quello che conta ed è fondamentale è l’idea del cristianesimo, l’idea del Perdono, del rompere la catena dell’odio, della tolleranza, di un Dio che non è più il feroce tiranno che spiana le città ma che è pronto ad accoglierti senza condizioni, a guarirti dalla malattia, dalla cecità, perfino dalla morte. E’ questa idea RIVOLUZIONARIA, che implica la possibilità di un altro mondo possibile, di un cambiamento dal prima al dopo, e che inequivocabilmente ESISTE nella nostra cultura, che a me piace e che mi dà la fiducia in un domani.

Proprio per questo non sopporto, e lo dico sinceramente, l’attuale revisionismo da baraccone attorno a Gesù. Revisionismo che, tra l’altro, a differenza di altri, non suscita altrettanta indignazione.
Non è esistito, non è morto ma è andato in esilio, hanno inscenato una falsa crocifissione, è morto ma non crocifisso (e di che cosa, di freddo?), nessuno in pratica è responsabile della sua morte.
La religione precristiana era timore di Dio e voglia di ribellarsi ad un Padrone crudele, un mondo di prometei incatenati. Cristo offre una speranza oltre al Dio Padrone, che vi possa essere una pace lontana, che si possa perdonare, che Dio possa scendere allo stesso piano dell’uomo e abbracciarlo con amore. Che siamo tutti uguali di fronte alla morte e tutti fratelli.
Togliete Cristo al mondo, l’idea rivoluzionaria del cristianesimo, l’essenza del Cristo e rimarrà solo aridità e follia e di nuovo tornerà a regnare un Dio Padrone senza cuore, contro il quale si può solo diventare atei. E’ quello il Dio che “è morto”.
E’ curioso tra l’altro che, in questo stesso momento storico, tanti si definiscano cristiani rinati mentre vanno in giro a massacrare altri uomini per guerre basate su menzogne e false guerre di religione.

La Pasqua quindi è la Passione e la Passione cos’é? E’ il momento in cui tutto il dolore dell’Uomo si concentra simbolicamente su uno e ci fa capire cos’è la sofferenza.
Il Cristo flagellato rappresenta tutti i poveri cristi del prima e del poi. Tutte le vittime della tortura, della persecuzione. E’ un Dio che muore immedesimandosi negli uomini che muoiono e soffrono, è EMPATIA. Ogniqualvolta vediamo qualcuno che soffre e sentiamo dentro quel dolore sordo e straziante che ci fa sentire simili a lui, ci muove più velocemente il cuore e fa sgorgare le lacrime, è il ricordo di quella lontana crocifissione.

Non ho scelto a caso l’immagine del Cristo flagellato dal film “La Passione di Cristo” di Mel Gibson. Questo film considerato truculento, reazionario, preconciliare e ovviamente tacciato di antisemitismo.
Personalmente la ricostruzione cinematografica della Passione che preferisco è quella, non meno feroce, di Scorsese de “L’ultima tentazione”, della quale ricordo soprattutto l’immagine del demonio che sfila i chiodi a Gesù e l’idea finale dell’uomo che sceglie comunque il suo destino di farsi Dio.
Il film di Gibson, però, è quello che maggiormente sconvolge dal punto di vista più intimo e il più moderno, paradossalmente.
Forse perchè solo il tono iperrealista da snuff-movie può rendere oggi l’idea di cosa sia un sacrificio umano. Troppo sangue, troppo compiacimento? Come se di tale compiacimento sadico non vedessimo i frutti ogni giorno appena un carnefice e una vittima si trovano nella stessa stanza.
Il film è un buon test, anche se un po’ sadico, forse. Se, rimanendo sconvolti da quel martirio, riusciamo ancora a provare pietà per chi soffre, è torturato e muore solo, se ci ricordiamo improvvisamente del messaggio originario del cristianesimo dell’empatia, tutto ciò è un buon segno, vuol dire semplicemente che siamo ancora vivi.


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Premetto che io mangio preti regolarmente a pranzo e cena e, trovandomi di fronte al dolore delle persone ogni giorno, Dio lo nomino spesso e volentieri invano ma Gesù è un mio punto fermo culturale oltrechè un faro nella nebbia per i momenti di buio.
Con il massimo rispetto dovuto alle altre religioni, non potrei immaginarmi altro che cristiana.
Si può essere agnostici quindi (io non sono un cazzo e non posso sapere se Dio esiste o non esiste per cui non ho certezze) e amare profondamente l’idea di Gesù.
La chiesa cattolica non c’entra, non c’entra la religione, non c’entra Dio, sto facendo un discorso irrazionale, lo so, ma in questo momento lascio prevalere il cervello emotivo, non la stronzissima corteccia che vuole dare una spiegazione logica a tutto fino a perdere la ragione. Cristo non si spiega e non ci si ragiona sopra. Si accetta e basta. Si segue senza fare domande.

Badate, è irrilevante che Gesù sia esistito o meno, che fosse Dio o meno, quello che conta ed è fondamentale è l’idea del cristianesimo, l’idea del Perdono, del rompere la catena dell’odio, della tolleranza, di un Dio che non è più il feroce tiranno che spiana le città ma che è pronto ad accoglierti senza condizioni, a guarirti dalla malattia, dalla cecità, perfino dalla morte. E’ questa idea RIVOLUZIONARIA, che implica la possibilità di un altro mondo possibile, di un cambiamento dal prima al dopo, e che inequivocabilmente ESISTE nella nostra cultura, che a me piace e che mi dà la fiducia in un domani.

Proprio per questo non sopporto, e lo dico sinceramente, l’attuale revisionismo da baraccone attorno a Gesù. Revisionismo che, tra l’altro, a differenza di altri, non suscita altrettanta indignazione.
Non è esistito, non è morto ma è andato in esilio, hanno inscenato una falsa crocifissione, è morto ma non crocifisso (e di che cosa, di freddo?), nessuno in pratica è responsabile della sua morte.
La religione precristiana era timore di Dio e voglia di ribellarsi ad un Padrone crudele, un mondo di prometei incatenati. Cristo offre una speranza oltre al Dio Padrone, che vi possa essere una pace lontana, che si possa perdonare, che Dio possa scendere allo stesso piano dell’uomo e abbracciarlo con amore. Che siamo tutti uguali di fronte alla morte e tutti fratelli.
Togliete Cristo al mondo, l’idea rivoluzionaria del cristianesimo, l’essenza del Cristo e rimarrà solo aridità e follia e di nuovo tornerà a regnare un Dio Padrone senza cuore, contro il quale si può solo diventare atei. E’ quello il Dio che “è morto”.
E’ curioso tra l’altro che, in questo stesso momento storico, tanti si definiscano cristiani rinati mentre vanno in giro a massacrare altri uomini per guerre basate su menzogne e false guerre di religione.

La Pasqua quindi è la Passione e la Passione cos’é? E’ il momento in cui tutto il dolore dell’Uomo si concentra simbolicamente su uno e ci fa capire cos’è la sofferenza.
Il Cristo flagellato rappresenta tutti i poveri cristi del prima e del poi. Tutte le vittime della tortura, della persecuzione. E’ un Dio che muore immedesimandosi negli uomini che muoiono e soffrono, è EMPATIA. Ogniqualvolta vediamo qualcuno che soffre e sentiamo dentro quel dolore sordo e straziante che ci fa sentire simili a lui, ci muove più velocemente il cuore e fa sgorgare le lacrime, è il ricordo di quella lontana crocifissione.

Non ho scelto a caso l’immagine del Cristo flagellato dal film “La Passione di Cristo” di Mel Gibson. Questo film considerato truculento, reazionario, preconciliare e ovviamente tacciato di antisemitismo.
Personalmente la ricostruzione cinematografica della Passione che preferisco è quella, non meno feroce, di Scorsese de “L’ultima tentazione”, della quale ricordo soprattutto l’immagine del demonio che sfila i chiodi a Gesù e l’idea finale dell’uomo che sceglie comunque il suo destino di farsi Dio.
Il film di Gibson, però, è quello che maggiormente sconvolge dal punto di vista più intimo e il più moderno, paradossalmente.
Forse perchè solo il tono iperrealista da snuff-movie può rendere oggi l’idea di cosa sia un sacrificio umano. Troppo sangue, troppo compiacimento? Come se di tale compiacimento sadico non vedessimo i frutti ogni giorno appena un carnefice e una vittima si trovano nella stessa stanza.
Il film è un buon test, anche se un po’ sadico, forse. Se, rimanendo sconvolti da quel martirio, riusciamo ancora a provare pietà per chi soffre, è torturato e muore solo, se ci ricordiamo improvvisamente del messaggio originario del cristianesimo dell’empatia, tutto ciò è un buon segno, vuol dire semplicemente che siamo ancora vivi.


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In questo blog, per le festività, si fanno le cose in grande e quindi anche l’uovo (che si chiama Pasquale, per la cronaca), viene di conseguenza.
Nel farvi i miei più affettuosi auguri di Buona Pasqua, mi piace aggiungere questo omaggio.

Nell’ovone, tutto di goduriosa cioccolata della migliore qualità possibile, che virtualmente regalo ad ognuno di voi affinchè tutti possiate abbuffarvici (attenti però perchè si ingrassa anche solo immaginando di mangiare), c’è ovviamente la sorpresa.

Il bello qui è che ognuno può immaginare di trovarci quello che desidera, senza limiti alla fantasia e senza brutte sorprese.
Niente portachiavi, giochini di plastica da montare, braccialettini, collanine, anellini d’argento e quell’espressione inequivocabile di delusione che assume chi ha appena scoperto che la sorpresa era una sorpresa del piffero. Delusione che necessita di essere consolata con un’overdose di cioccolato: fondente, bianco, al latte, nocciolato o al peperoncino.
Ecco spiegato il motivo della bruttezza della sorpresa: più brutta è, più cioccolata si mangia, più uova si comprano sperando che almeno in una la sorpresa sia decente. Un’abile strategia di marketing nascosta dietro a quella che voi credevate essere solo l’avarizia dei fabbricanti di uova.

Pasquale l’ovone, invece, viene accessoriato con il meglio del meglio delle sorprese. Dentro c’è quanto di più bello possiate desiderare. Fate questo gioco di fantasia e vedrete che dopo la cioccolata non la guarderete neppure.

Cosa vorrei trovarci io oggi, dentro ad un uovo così grande? Una cosa piccola piccola, una bottiglia di ammorbidente. Adesso che ci penso, anche una confezione di anticalcare.
Entrambi di un tipo particolare, in grado di sciogliere le incrostazioni mentali e ammorbidire le posizioni ideologiche e che restituissero a tutti i cervelli un meraviglioso senso di relativismo, empatia e capacità di immedesimazione delle posizioni dell’altro.
Da usare a litri su me stessa per prima, per dare il buon esempio, e poi da consigliare a coloro con i quali mi trovo in questi giorni a discutere su argomenti tipo politica ed elezioni, diritti civili e il-solito-antisemitismo-mascherato-da-antisionismo.
Ammorbidire e disincrostare. Potrebbe essere un’idea, non solo per un bucato più morbido e una lavatrice che vive di più.

P.S. A proposito di elezioni. Vota ElfoBruno per Kilombo.


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Nel farvi i miei più affettuosi auguri di Buona Pasqua, mi piace aggiungere questo omaggio.

Nell’ovone, tutto di goduriosa cioccolata della migliore qualità possibile, che virtualmente regalo ad ognuno di voi affinchè tutti possiate abbuffarvici (attenti però perchè si ingrassa anche solo immaginando di mangiare), c’è ovviamente la sorpresa.

Il bello qui è che ognuno può immaginare di trovarci quello che desidera, senza limiti alla fantasia e senza brutte sorprese.
Niente portachiavi, giochini di plastica da montare, braccialettini, collanine, anellini d’argento e quell’espressione inequivocabile di delusione che assume chi ha appena scoperto che la sorpresa era una sorpresa del piffero. Delusione che necessita di essere consolata con un’overdose di cioccolato: fondente, bianco, al latte, nocciolato o al peperoncino.
Ecco spiegato il motivo della bruttezza della sorpresa: più brutta è, più cioccolata si mangia, più uova si comprano sperando che almeno in una la sorpresa sia decente. Un’abile strategia di marketing nascosta dietro a quella che voi credevate essere solo l’avarizia dei fabbricanti di uova.

Pasquale l’ovone, invece, viene accessoriato con il meglio del meglio delle sorprese. Dentro c’è quanto di più bello possiate desiderare. Fate questo gioco di fantasia e vedrete che dopo la cioccolata non la guarderete neppure.

Cosa vorrei trovarci io oggi, dentro ad un uovo così grande? Una cosa piccola piccola, una bottiglia di ammorbidente. Adesso che ci penso, anche una confezione di anticalcare.
Entrambi di un tipo particolare, in grado di sciogliere le incrostazioni mentali e ammorbidire le posizioni ideologiche e che restituissero a tutti i cervelli un meraviglioso senso di relativismo, empatia e capacità di immedesimazione delle posizioni dell’altro.
Da usare a litri su me stessa per prima, per dare il buon esempio, e poi da consigliare a coloro con i quali mi trovo in questi giorni a discutere su argomenti tipo politica ed elezioni, diritti civili e il-solito-antisemitismo-mascherato-da-antisionismo.
Ammorbidire e disincrostare. Potrebbe essere un’idea, non solo per un bucato più morbido e una lavatrice che vive di più.

P.S. A proposito di elezioni. Vota ElfoBruno per Kilombo.


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A me piacciono le sagre paesane, basta che non mi càpitino sotto casa e che non mi chiedano una “offerta libera” per poter attraversare il ponte che mi serve per tornarmene alla base per i cavoli miei.
Oggi invece sembrava di essere nel film di Troisi. Alt, chi siete, cosa fate, ma quanti siete? Un fiorino!
Nel mio quartiere hanno chiuso la via d’accesso principale al centro della città e, dopo pranzo, per tornare a casa con la mia bicicletta, ho trovato questo simpatico posto di blocco, che ho quasi sfondato, fregandomene, tra il malumore dell’umarell addetto alla riscossione dell’ingiusta gabella.
A me le entrate piacciono libere, se c’è da pagare non mi diverto. Ho sempre evitato le feste dell’Unità per quel motivo. Perchè dovevi appunto pagare il fiorino per entrare anche se poi andavi a giocarti diecimila lire alla lotteria. E’ più forte di me. E’ una questione di principio. Figuriamoci se poi devo pagare solo per esercitare il mio diritto di passare da una strada pubblica che è di tutti, quindi anche mia. Per la prossima fiera che volete fare, la zona rossa come al G8? I cavalli di Frisia con le comparse vestite da SS? Se volete mi travesto e il doberman ve lo faccio io.

Mannaggia alla Pasquetta, al controesodo, alle gite fuori porta, a tutte le specie animali delle quali hanno parlato al tg2 che ci mancava solo il verme solitario, al picnic, al beltempo che imperversa su tutta la penisola, ai vacanzieri, alla cancelliera imperatrice di Capri, a questa festa stupida che ci ricorda, dopo la Resurrezione del Signore, che dobbiamo tornare alle nostre miserie quotidiane da mercanti del Tempio.
Vuoi passare? Un fiorino. Ma vaffanculo!

Ho cercato disperatamente un’immagine per illustrare degnamente questo post pasquale. Mi è solo venuto il nervoso.
Un tripudio di conigli, coniglietti e coNIglioni; uova di cioccolata, uova Fabergé e uova strapazzate nel senso di colorate, ricamate e infiocchettate. E poi pulcini, colombe, bambini molestati con orecchie di coniglio posticce e fotografati per esporli al pubblico ludibrio, roba da Telefono Azzurro. Animali parimenti mascherati in un’orgia transgender di cani che diventano papere, gatti truccati da galline e galline con le orecchie da coniglio.
Seguendo il mio gusto del macabro volevo scegliere questa, ma poi mi è parsa un pò troppo forte.
Quest’altra, che è uno dei capolavori del sito specializzato in fotomontaggi Worth1000.com, era anch’essa un pò troppo irriverente per il momento pasquale, e quest’altra iconoclasta. E’ una festa religiosa dopotutto, perdìo e noi l’abbiamo tramutata nella solita pagliacciata consumistica.

Alla fine, dopo aver consumato la rotella del mouse sia su Google che Windows Live ho scelto questa, che rappresenta il Cristo e Niccodemo, il fariseo, capo e dottore dei Giudei, che andò da Gesù una notte per parlare con lui (Gv 3:1-11). In seguito lo difese davanti al Sinedrio, e aiutò Giuseppe di Arimatea a seppellirlo.
Questa figura di sacerdote aperto al dialogo e alla novità mi piace, e assieme a quella colomba, con le torri di Gerusalemme sullo sfondo mi sembra un buon augurio di pace e dialogo in Palestina.

Avrei voluto scrivere anche qualcosa su Gesù e sul suo messaggio ma per fortuna qualcuno lo ha fatto prima e meglio di me in questo post su MenteCritica. Vi consiglio di leggerlo.

Auguro a tutti gli amici del blog e a coloro che capitano qui oggi per la prima volta, magari per caso, una Buona Pasqua piena di serenità.

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