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Vi sono casi particolari di crimini che dovrebbero essere giudicati con una giurisprudenza a parte, che dovrebbero rappresentare un’eccezione anche per il tipo di pena che richiedono.
Sono contro la pena di morte ma ho sempre pensato che per i crimini contro l’umanità, per i responsabili di genocidio e i torturatori, l’unica pena possibile e vagamente riparatoria nei confronti delle vittime fosse quella capitale. Altrettanto mi sento di dire nei confronti di un caso come quello di Josef Fritzl.

Sarà incoerenza, ma esistono esseri umani che non meritano pietà, in deroga a qualsiasi cristianesimo, perchè esistono esseri umani profondamente malvagi, impastati nel Male e, mi sento di dire, irrecuperabili da qualunque Beccaria. La pena di morte è orrenda, è la pianificazione di un assassinio, è l’unico caso in cui sappiamo esattamente a che ora moriremo, ma non credo avremmo avuto dubbi a comminarla ad un Mengele ed agli altri criminali nazisti, responsabili della tortura e morte di milioni di persone.
Così come non abbiamo pietà degli assassini genocidi, altrettanto non ne abbiamo per i pedofili. Nessuno se ne scandalizzi.

Ho appena visto “Changeling”, film bellissimo che contiene la storiaccia di un serial killer di bambini, descritta da Clint Eastwood con toni di agghiacciante realismo, spaventoso come solo la cronaca fedelmente riprodotta sa essere.
Il film contiene la scena dell’esecuzione del mostro per impiccagione. E’ vero, non abbiamo modo di conoscere le sue motivazioni, se per caso ha sofferto tanto da piccolo ed è stato così vittima della coazione a ripetere. Il suo incedere verso il patibolo, piagnucolante “non così in fretta!” non ci smuove un anticchia di solidarietà. In noi rimane solo il ricordo della confessione del piccolo complice, distrutto dal rimorso di aver contribuito ad assassinare brutalmente dei suoi coetanei. Ci rimane marchiata a fuoco sulla coscienza la sua vita spezzata e rovinata per sempre, il suo “oddio, oddio!”, ripetuto ossessivamente tra i singhiozzi.
Giusto quindi che il mostro venga reso inoffensivo, anzi distrutto per sempre. Il mostro bugiardo, infido, che tormenta Angelina Jolie che gli chiede la verità sul destino di suo figlio. Il suo ultimo sgambettare inconsulto appeso alla corda è solo una liberazione e ci dà un senso, orrendo finchè si vuole, ma di giustizia e sollievo.

Il genocida e l’assassino di bambini ci rendono inattaccabili alla pietà. E’ un dato di fatto. E’ l’eccezione che conferma la regola dell’inaccettabilità della pena di morte.
Perfino Cristo maledisse, tra le rare categorie vittime del suo divino furore, i pedofili ed auspicò che venissero affogati con una pietra legata al collo. Mai giustificazione all’odio portò firma più illustre.

Quale pena detentiva, in effetti, potrebbe mai ripagare i 24 anni di tortura, di abuso, di violenza indicibile, di lesioni interne provocate da “giocattoli sessuali”, di gravidanze imposte, di bambini nati già morticini viventi, chiusi in una prigione dalla quale non sarebbero mai usciti se il caso non li avesse liberati, della povera Elizabeth e dei suoi bambini? Nessuna, passassero cent’anni.

Il porco ha ammesso le sue colpe sperando in una riduzione della pena. E’ la strategia avvocatizia di chi difende un cliente indifendibile. Ammetti tutto e speriamo nella clemenza della corte.
In Austria non c’è la pena di morte, però io credo che in questo caso, se non si può fare un’eccezione, la pena debba essere il massimo consentito da quella legislazione.
Come minimo dovrebbe contenere elementi di contrappasso, per esempio il mostro potrebbe essere murato vivo in una cella di 2×2, come la contessa Erzsèbet Báthory, torturatrice di vergini e vampira, finchè morte non lo colga.

Non si venga per carità fuori con le menate dell’infanzia infelice. Quello stronzo bastardo ha avuto tutto il tempo per eventualmente curarsi le paturnie mentali. Non l’ha fatto perchè ha preferito tormentare sua figlia, con lucida determinazione. Ciò che le ha fatto è peggio della morte. E’ peggio di un assassino. Ciò che rende mostruoso il suo crimine è la sua continuazione, la mancanza assoluta di pietà nel corso di ventiquattro lunghissimi anni.
C’è il mistero della madre di Elizabeth, è vero. Possibile che non si sia mai accorta che la figlia non era scomparsa ma rinchiusa nella cantina di casa? Quali abissi di complicità o di fenomenale cecità agiscono in certi contesti familiari? Quanta sofferenza potrebbe essere evitata se le donne che si ribellano al padre-marito mostro fossero non l’eccezione ma la regola?

Domani giungerà la sentenza del processo. Potrebbe essere un’occasione storica se la condanna dovesse essere esemplare. Massimo della pena e chiave gettata via per sempre. Peccato non vederlo friggere a 2000 volt. Se così non sarà, se la colpevolezza di Fritzl non sarà riconosciuta appieno, tutti i padri pedofili si sentiranno in diritto di continuare a tormentare i bambini, con o senza la complicità idiota o colpevole delle madri.

In attesa della sentenza, preghiamo.

“Padre mostro, che sarai all’Inferno,
Sia maledetto il tuo nome, venga il nostro sdegno e sia fatta la giustizia…”

ULTIM’ORA – Fritzl condannato all’ergastolo.

Determinante, ai fini della condanna, la morte di uno dei figli-nipoti. Domanda: se nessun bambino fosse morto, i giudici avrebbero avuto il coraggio di comminare l’ergastolo “solo” per i 24 anni di abusi sulla figlia? La mia risposta è pessimistica: no.

La pena sarà scontata in un ospedale psichiatrico. Secondo me questo rappresenta l’applicazione di un’attenuante. Troppo comodo dire che era fuori come un citofono. Spero anche che non si tratti di quella istituzione psichiatrica extralusso della quale hanno parlato i giornali. Che faranno, gli daranno la pastiglietta la sera prima di dormire?


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Vi sono casi particolari di crimini che dovrebbero essere giudicati con una giurisprudenza a parte, che dovrebbero rappresentare un’eccezione anche per il tipo di pena che richiedono.
Sono contro la pena di morte ma ho sempre pensato che per i crimini contro l’umanità, per i responsabili di genocidio e i torturatori, l’unica pena possibile e vagamente riparatoria nei confronti delle vittime fosse quella capitale. Altrettanto mi sento di dire nei confronti di un caso come quello di Josef Fritzl.

Sarà incoerenza, ma esistono esseri umani che non meritano pietà, in deroga a qualsiasi cristianesimo, perchè esistono esseri umani profondamente malvagi, impastati nel Male e, mi sento di dire, irrecuperabili da qualunque Beccaria. La pena di morte è orrenda, è la pianificazione di un assassinio, è l’unico caso in cui sappiamo esattamente a che ora moriremo, ma non credo avremmo avuto dubbi a comminarla ad un Mengele ed agli altri criminali nazisti, responsabili della tortura e morte di milioni di persone.
Così come non abbiamo pietà degli assassini genocidi, altrettanto non ne abbiamo per i pedofili. Nessuno se ne scandalizzi.

Ho appena visto “Changeling”, film bellissimo che contiene la storiaccia di un serial killer di bambini, descritta da Clint Eastwood con toni di agghiacciante realismo, spaventoso come solo la cronaca fedelmente riprodotta sa essere.
Il film contiene la scena dell’esecuzione del mostro per impiccagione. E’ vero, non abbiamo modo di conoscere le sue motivazioni, se per caso ha sofferto tanto da piccolo ed è stato così vittima della coazione a ripetere. Il suo incedere verso il patibolo, piagnucolante “non così in fretta!” non ci smuove un anticchia di solidarietà. In noi rimane solo il ricordo della confessione del piccolo complice, distrutto dal rimorso di aver contribuito ad assassinare brutalmente dei suoi coetanei. Ci rimane marchiata a fuoco sulla coscienza la sua vita spezzata e rovinata per sempre, il suo “oddio, oddio!”, ripetuto ossessivamente tra i singhiozzi.
Giusto quindi che il mostro venga reso inoffensivo, anzi distrutto per sempre. Il mostro bugiardo, infido, che tormenta Angelina Jolie che gli chiede la verità sul destino di suo figlio. Il suo ultimo sgambettare inconsulto appeso alla corda è solo una liberazione e ci dà un senso, orrendo finchè si vuole, ma di giustizia e sollievo.

Il genocida e l’assassino di bambini ci rendono inattaccabili alla pietà. E’ un dato di fatto. E’ l’eccezione che conferma la regola dell’inaccettabilità della pena di morte.
Perfino Cristo maledisse, tra le rare categorie vittime del suo divino furore, i pedofili ed auspicò che venissero affogati con una pietra legata al collo. Mai giustificazione all’odio portò firma più illustre.

Quale pena detentiva, in effetti, potrebbe mai ripagare i 24 anni di tortura, di abuso, di violenza indicibile, di lesioni interne provocate da “giocattoli sessuali”, di gravidanze imposte, di bambini nati già morticini viventi, chiusi in una prigione dalla quale non sarebbero mai usciti se il caso non li avesse liberati, della povera Elizabeth e dei suoi bambini? Nessuna, passassero cent’anni.

Il porco ha ammesso le sue colpe sperando in una riduzione della pena. E’ la strategia avvocatizia di chi difende un cliente indifendibile. Ammetti tutto e speriamo nella clemenza della corte.
In Austria non c’è la pena di morte, però io credo che in questo caso, se non si può fare un’eccezione, la pena debba essere il massimo consentito da quella legislazione.
Come minimo dovrebbe contenere elementi di contrappasso, per esempio il mostro potrebbe essere murato vivo in una cella di 2×2, come la contessa Erzsèbet Báthory, torturatrice di vergini e vampira, finchè morte non lo colga.

Non si venga per carità fuori con le menate dell’infanzia infelice. Quello stronzo bastardo ha avuto tutto il tempo per eventualmente curarsi le paturnie mentali. Non l’ha fatto perchè ha preferito tormentare sua figlia, con lucida determinazione. Ciò che le ha fatto è peggio della morte. E’ peggio di un assassino. Ciò che rende mostruoso il suo crimine è la sua continuazione, la mancanza assoluta di pietà nel corso di ventiquattro lunghissimi anni.
C’è il mistero della madre di Elizabeth, è vero. Possibile che non si sia mai accorta che la figlia non era scomparsa ma rinchiusa nella cantina di casa? Quali abissi di complicità o di fenomenale cecità agiscono in certi contesti familiari? Quanta sofferenza potrebbe essere evitata se le donne che si ribellano al padre-marito mostro fossero non l’eccezione ma la regola?

Domani giungerà la sentenza del processo. Potrebbe essere un’occasione storica se la condanna dovesse essere esemplare. Massimo della pena e chiave gettata via per sempre. Peccato non vederlo friggere a 2000 volt. Se così non sarà, se la colpevolezza di Fritzl non sarà riconosciuta appieno, tutti i padri pedofili si sentiranno in diritto di continuare a tormentare i bambini, con o senza la complicità idiota o colpevole delle madri.

In attesa della sentenza, preghiamo.

“Padre mostro, che sarai all’Inferno,
Sia maledetto il tuo nome, venga il nostro sdegno e sia fatta la giustizia…”

ULTIM’ORA – Fritzl condannato all’ergastolo.

Determinante, ai fini della condanna, la morte di uno dei figli-nipoti. Domanda: se nessun bambino fosse morto, i giudici avrebbero avuto il coraggio di comminare l’ergastolo “solo” per i 24 anni di abusi sulla figlia? La mia risposta è pessimistica: no.

La pena sarà scontata in un ospedale psichiatrico. Secondo me questo rappresenta l’applicazione di un’attenuante. Troppo comodo dire che era fuori come un citofono. Spero anche che non si tratti di quella istituzione psichiatrica extralusso della quale hanno parlato i giornali. Che faranno, gli daranno la pastiglietta la sera prima di dormire?


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Sono contro la pena di morte ma ho sempre pensato che per i crimini contro l’umanità, per i responsabili di genocidio e i torturatori, l’unica pena possibile e vagamente riparatoria nei confronti delle vittime fosse quella capitale. Altrettanto mi sento di dire nei confronti di un caso come quello di Josef Fritzl.

Sarà incoerenza, ma esistono esseri umani che non meritano pietà, in deroga a qualsiasi cristianesimo, perchè esistono esseri umani profondamente malvagi, impastati nel Male e, mi sento di dire, irrecuperabili da qualunque Beccaria. La pena di morte è orrenda, è la pianificazione di un assassinio, è l’unico caso in cui sappiamo esattamente a che ora moriremo, ma non credo avremmo avuto dubbi a comminarla ad un Mengele ed agli altri criminali nazisti, responsabili della tortura e morte di milioni di persone.
Così come non abbiamo pietà degli assassini genocidi, altrettanto non ne abbiamo per i pedofili. Nessuno se ne scandalizzi.

Ho appena visto “Changeling”, film bellissimo che contiene la storiaccia di un serial killer di bambini, descritta da Clint Eastwood con toni di agghiacciante realismo, spaventoso come solo la cronaca fedelmente riprodotta sa essere.
Il film contiene la scena dell’esecuzione del mostro per impiccagione. E’ vero, non abbiamo modo di conoscere le sue motivazioni, se per caso ha sofferto tanto da piccolo ed è stato così vittima della coazione a ripetere. Il suo incedere verso il patibolo, piagnucolante “non così in fretta!” non ci smuove un anticchia di solidarietà. In noi rimane solo il ricordo della confessione del piccolo complice, distrutto dal rimorso di aver contribuito ad assassinare brutalmente dei suoi coetanei. Ci rimane marchiata a fuoco sulla coscienza la sua vita spezzata e rovinata per sempre, il suo “oddio, oddio!”, ripetuto ossessivamente tra i singhiozzi.
Giusto quindi che il mostro venga reso inoffensivo, anzi distrutto per sempre. Il mostro bugiardo, infido, che tormenta Angelina Jolie che gli chiede la verità sul destino di suo figlio. Il suo ultimo sgambettare inconsulto appeso alla corda è solo una liberazione e ci dà un senso, orrendo finchè si vuole, ma di giustizia e sollievo.

Il genocida e l’assassino di bambini ci rendono inattaccabili alla pietà. E’ un dato di fatto. E’ l’eccezione che conferma la regola dell’inaccettabilità della pena di morte.
Perfino Cristo maledisse, tra le rare categorie vittime del suo divino furore, i pedofili ed auspicò che venissero affogati con una pietra legata al collo. Mai giustificazione all’odio portò firma più illustre.

Quale pena detentiva, in effetti, potrebbe mai ripagare i 24 anni di tortura, di abuso, di violenza indicibile, di lesioni interne provocate da “giocattoli sessuali”, di gravidanze imposte, di bambini nati già morticini viventi, chiusi in una prigione dalla quale non sarebbero mai usciti se il caso non li avesse liberati, della povera Elizabeth e dei suoi bambini? Nessuna, passassero cent’anni.

Il porco ha ammesso le sue colpe sperando in una riduzione della pena. E’ la strategia avvocatizia di chi difende un cliente indifendibile. Ammetti tutto e speriamo nella clemenza della corte.
In Austria non c’è la pena di morte, però io credo che in questo caso, se non si può fare un’eccezione, la pena debba essere il massimo consentito da quella legislazione.
Come minimo dovrebbe contenere elementi di contrappasso, per esempio il mostro potrebbe essere murato vivo in una cella di 2×2, come la contessa Erzsèbet Báthory, torturatrice di vergini e vampira, finchè morte non lo colga.

Non si venga per carità fuori con le menate dell’infanzia infelice. Quello stronzo bastardo ha avuto tutto il tempo per eventualmente curarsi le paturnie mentali. Non l’ha fatto perchè ha preferito tormentare sua figlia, con lucida determinazione. Ciò che le ha fatto è peggio della morte. E’ peggio di un assassino. Ciò che rende mostruoso il suo crimine è la sua continuazione, la mancanza assoluta di pietà nel corso di ventiquattro lunghissimi anni.
C’è il mistero della madre di Elizabeth, è vero. Possibile che non si sia mai accorta che la figlia non era scomparsa ma rinchiusa nella cantina di casa? Quali abissi di complicità o di fenomenale cecità agiscono in certi contesti familiari? Quanta sofferenza potrebbe essere evitata se le donne che si ribellano al padre-marito mostro fossero non l’eccezione ma la regola?

Domani giungerà la sentenza del processo. Potrebbe essere un’occasione storica se la condanna dovesse essere esemplare. Massimo della pena e chiave gettata via per sempre. Peccato non vederlo friggere a 2000 volt. Se così non sarà, se la colpevolezza di Fritzl non sarà riconosciuta appieno, tutti i padri pedofili si sentiranno in diritto di continuare a tormentare i bambini, con o senza la complicità idiota o colpevole delle madri.

In attesa della sentenza, preghiamo.

“Padre mostro, che sarai all’Inferno,
Sia maledetto il tuo nome, venga il nostro sdegno e sia fatta la giustizia…”

ULTIM’ORA – Fritzl condannato all’ergastolo.

Determinante, ai fini della condanna, la morte di uno dei figli-nipoti. Domanda: se nessun bambino fosse morto, i giudici avrebbero avuto il coraggio di comminare l’ergastolo “solo” per i 24 anni di abusi sulla figlia? La mia risposta è pessimistica: no.

La pena sarà scontata in un ospedale psichiatrico. Secondo me questo rappresenta l’applicazione di un’attenuante. Troppo comodo dire che era fuori come un citofono. Spero anche che non si tratti di quella istituzione psichiatrica extralusso della quale hanno parlato i giornali. Che faranno, gli daranno la pastiglietta la sera prima di dormire?


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Come si fa a sopportare l’appello per la moratoria sull’aborto lanciato da Giuliano Ferrara sul “Foglio”?
Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara in pieno travaglio immerso in una vasca per parto in acqua mentre scodella uno dopo l’altro tre gemelli in presentazione podalica da 3 chili e mezzo l’uno, con il Dr. Luttazzi che opera con il forcipe, Elvira Banotti come ostetrica, Carlo Casini che gli dice che non deve urlare perchè i figli sono un dono del Signore e Antonio Socci vestito da Savonarola che gli urla “perchè, perchè, perchè hai peccato contro la carne!?”
Va già meglio, no?


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Come si fa a sopportare l’appello per la moratoria sull’aborto lanciato da Giuliano Ferrara sul “Foglio”?
Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara in pieno travaglio immerso in una vasca per parto in acqua mentre scodella uno dopo l’altro tre gemelli in presentazione podalica da 3 chili e mezzo l’uno, con il Dr. Luttazzi che opera con il forcipe, Elvira Banotti come ostetrica, Carlo Casini che gli dice che non deve urlare perchè i figli sono un dono del Signore e Antonio Socci vestito da Savonarola che gli urla “perchè, perchè, perchè hai peccato contro la carne!?”
Va già meglio, no?

http://www.youtube.com/v/KqmI-VGWPMM&rel=1

L’ONU ha approvato oggi, su proposta dell’Italia, la moratoria sulla pena di morte nel mondo, che invita i paesi che ancora la praticano a sospendere le esecuzioni in attesa della sua definitiva abolizione. E’ un passo importante verso la rinuncia ad una pratica che solo in pochi paesi del mondo viene attuata con modalità umanitarie, se mai può esistere un modo gentile di dare la morte ad un essere umano. Troppi paesi ancora prevedono l’orrore della decapitazione, dell’impiccagione e addirittura metodi arcaici come la lapidazione.

L‘iniezione letale, usata in alcuni degli Stati Uniti, in Cina, a Taiwan e in Guatemala, passa per il metodo più umano di soppressione del condannato:

L’iniezione letale consiste in tre veleni iniettati per via endovenosa nel seguente ordine: Sodium Thiopental, un sedativo somministrato in dose letale; Pancuronium Bromide, un rilassante muscolare atto a paralizzare il diaframma e far cessare l’attività polmonare; Cloruro di potassio, per bloccare il battito cardiaco. (Da Wikipedia)

A volte le cose non vanno per il verso giusto. Il condannato può venire colto da spasmi dolorosissimi, da convulsioni e l’agonia può protrarsi per molti interminabili minuti.

Per mostrare in pratica come si svolge un’esecuzione capitale ho scelto un video molto duro, significativo ed emotivo come solo un’opera cinematografica è in grado di essere. Vi si vede un uomo morire per iniezione letale, anche se solo nella finzione dello schermo.
Parlare di pena di morte e mostrare la sua barbarie non ammette mezze misure. La scena di esecuzione è tratta dal film di Tim Robbins “Dead Man Walking” con Susan Sarandon e Sean Penn.
La scelta di Robbins di alternare alla fredda e rituale cerimonia di soppressione del condannato, lo stupro e l’assassinio compiuti dal condannato stesso è particolarmente efficace perchè si inorridisce sia dell’una che dall’altra violenza e si rimane con la sensazione che il castigo, quando è rappresentato dalla pena di morte, non paga mai il delitto ma aggiunge dolore al dolore. Si prova solo una grande pena e forse quella pietas che, nella foga di giudicare e lasciarci andare all’ira, troppo spesso invochiamo per i delitti dei quali ci scandalizziamo. “Ci vorrebbe la pena di morte”. Vediamo come funziona e poi decideremo se ne vale veramente la pena.


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L’ONU ha approvato oggi, su proposta dell’Italia, la moratoria sulla pena di morte nel mondo, che invita i paesi che ancora la praticano a sospendere le esecuzioni in attesa della sua definitiva abolizione. E’ un passo importante verso la rinuncia ad una pratica che solo in pochi paesi del mondo viene attuata con modalità umanitarie, se mai può esistere un modo gentile di dare la morte ad un essere umano. Troppi paesi ancora prevedono l’orrore della decapitazione, dell’impiccagione e addirittura metodi arcaici come la lapidazione.

L‘iniezione letale, usata in alcuni degli Stati Uniti, in Cina, a Taiwan e in Guatemala, passa per il metodo più umano di soppressione del condannato:

L’iniezione letale consiste in tre veleni iniettati per via endovenosa nel seguente ordine: Sodium Thiopental, un sedativo somministrato in dose letale; Pancuronium Bromide, un rilassante muscolare atto a paralizzare il diaframma e far cessare l’attività polmonare; Cloruro di potassio, per bloccare il battito cardiaco. (Da Wikipedia)

A volte le cose non vanno per il verso giusto. Il condannato può venire colto da spasmi dolorosissimi, da convulsioni e l’agonia può protrarsi per molti interminabili minuti.

Per mostrare in pratica come si svolge un’esecuzione capitale ho scelto un video molto duro, significativo ed emotivo come solo un’opera cinematografica è in grado di essere. Vi si vede un uomo morire per iniezione letale, anche se solo nella finzione dello schermo.
Parlare di pena di morte e mostrare la sua barbarie non ammette mezze misure. La scena di esecuzione è tratta dal film di Tim Robbins “Dead Man Walking” con Susan Sarandon e Sean Penn.
La scelta di Robbins di alternare alla fredda e rituale cerimonia di soppressione del condannato, lo stupro e l’assassinio compiuti dal condannato stesso è particolarmente efficace perchè si inorridisce sia dell’una che dall’altra violenza e si rimane con la sensazione che il castigo, quando è rappresentato dalla pena di morte, non paga mai il delitto ma aggiunge dolore al dolore. Si prova solo una grande pena e forse quella pietas che, nella foga di giudicare e lasciarci andare all’ira, troppo spesso invochiamo per i delitti dei quali ci scandalizziamo. “Ci vorrebbe la pena di morte”. Vediamo come funziona e poi decideremo se ne vale veramente la pena.


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Quando eravamo meno civili si eseguivano le condanne a morte sulla pubblica piazza. Si ergeva un bel patibolo dove il malcapitato saliva sulla forca o lasciava la testa sulla ghigliottina o sul più rudimentale ceppo. Dalle parti di Verona, ai tempi di Ezzelino da Romano poteva anche capitare di essere fatti a pezzi e gettati ai maiali ma lasciamo perdere.

Ora che siamo non solo civili ma anche democratici la nuova frontiera del giornalismo, compreso quello televisivo dell’ora di cena, è il patibolo globale. Mr. William Lynch gode di un insperato revival. Sintonizzati sul TG della sera e diventa anche tu tricoteuse. Sentiti come quei bravi cittadini americani che trovano normale andare a vedere un loro fratello – il più delle volte nero e povero – friggere sulla sedia o morire per iniezione letale. Sai che soddisfazione. A me piuttosto viene da vomitare.

Il fetentone è stato giustiziato e con lui si spazza via anche la coscienza sporca di averlo allevato, coccolato, utilizzato per i propri interessi, rinnegato e gettato via come un fazzoletto usato.

Anche la carta stampata non è da meno. Che bel titolo questo del Daily News: “Saddam dondola”. Una bella immagine evocativa dell’impiccato, non c’è che dire, di grandissimo gusto, oserei dire una raffinata licenza poetica corredata da un altrettanto lieve commento: “Il pazzo malvagio muore sulla forca all’alba”. Manca solo Clint Eastwood e il cast di “Impiccalo più in alto”.

Non so a quale cifra sia giunto il counter personale di George W. Bush, chiamato da questo sito americano texecutioner. In ogni caso da stasera segna una tacca in più.
Complimenti anche al Vaticano, solitamente solerte nel celebrare la “difesa della vita“. Questa volta i vari portavoce in vece Sua hanno espresso sdegno tardivo, quando ormai Saddam già dondolava e dalla stalla erano irrimediabilmente scappati i buoi. Già, mica era un embrione.
Gli Europei, compresi gli italiani-brava-gente, hanno espresso anch’essi rammarico a tempo scaduto. Nessuno che abbia preso il telefono per tempo e abbia osato dire a George: “Ma che cazzo fai?”

Domani, “5,4,3,2,1… ” allegri e contenti, faremo il trenino, ci metteremo lo slip rosso e cercheremo di trombare per poi farlo tutto l’anno, guarderemo quella faccia al mordente per legno di Carlo Conti a reti unificate oppure andremo fuori a farci pelare 50 euro dai ristoratori per mangiare vongole inquinate del Mar Nero, stapperemo lo spumante e brinderemo all’anno nuovo. Senza alcuna vergogna.

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