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Pare sia stato il ministro Sacconi – quello con un conflitto d’interessi modello John Holmes per avere la moglie manager di Farmindustria ed essersi occupato allo stesso tempo di Sanità, farmaci, vaccini ed Agenzie del Farmaco – ad espellere il noduletto emorroidario della misura restrittiva sui riscatti di naja e anni universitari ai fini pensionistici in Manovra v. 3.0.
Vessazioni di classe, ovviamente, visto che i soldatini che non riuscivano a sgamare i 12-18 mesi di naja, prima che venisse abolita in favore di un esercito di professionisti, non erano certo i figli di papi che ricevevano la spinta giusta per farsi riformare per un’omosessualità fulminante o altre motivazioni gravi di esonero dal servizio. E chi si faceva tutta la naja fino in fondo, nonni compresi, era di solito qualcuno che magari lavorava già duramente e si vedeva privare di un anno o più di stipendio per servire il paese.

Anche gli anni universitari non contano più nulla, nonostante siano costati tanti soldi alle famiglie degli studenti e sacrifici e diottrie a chi stava chino sui libri. Che lo facciano perché ad andare in pensione in questi anni sarebbero, per età anagrafica, i cosiddetti sessantottini? Perché no? Sono sempre in guerra contro il comunismo, ricordatelo, anche quando dormono o sembra che si occupino d’altro.
Non capisco, del resto, la meraviglia per un provvedimento di penalizzazione dello studio superiore da parte di questo governo. Cosa vi aspettavate dai piduisti che vogliono togliere valore legale alla laurea, dai laureati al CEPU ed alla Scuola Radio Elettra, dal laureato alla Sorbo(lo)na e le sue laureate in igiene genitale, da chi ha affidato l’università alla Gelmini e assassinato la cultura di questo paese in maniera aggravata e continuata negli ultimi vent’anni e infine considera una scienziata come Rita Levi Montalcini una vecchia rinfanciullita?

Ogni giorno, attraverso i loro atti scellerati, possiamo farci un’idea sempre più chiara di coloro con i quali abbiamo a che fare. Partoriscono per via anale queste mirabolanti idee la notte quando il sensorio è ai livelli minimi, poi la mattina non si premurano di chiedere a chi si intende veramente di cose legali se queste loro pensate siano fattibili o meno.
Infatti pare che sia già pronta la marcia indietro sulla questione riscatto naja ed università; mica perché si siano accorti e si preoccupino della sua iniquità ma perché qualcuno paventa migliaia e migliaia di ricorsi, richieste di risarcimento e perfino class-action. Vischiamo di pagave di più di quanto avremmo visparmiato, povca puttana.

Non hanno messo le mani nelle tasche degli italiani però si divertono un po’ con i pensionandi. Lo hanno ribadito, aggrottando le sopracciglia: occorrono quarant’anni effettivi di lavoro per poter andare in pensione. 
Occorrono a noi, perché loro, una volta finito il mandato parlamentare – e bastano cinque anni di contributi –  a 65 anni cominciano a percepire minimo 3000 euro al mese di vitalizio parlamentare (ma si arriva anche a +9000 euro al mese con trent’anni di contributi per i politici più anziani). Tremila euro contro una maggioranza di pensioni italiane che non raggiungono i 500 euro mensili.

Non bastava l’ingiustizia nei confronti di coloro che, maturando i quarant’anni di contributi, mettiamo l’anno prossimo, dovranno attendere ancora un anno e poi altri tre mesi ancora prima di andare in pensione a causa dei continui aggiustamenti della data di uscita, tra finestre, scaloni e mortacci loro.
Se non si inventeranno qualcos’altro nelle loro notti insonni di vessatori di popolo, chi ha iniziato a lavorare a 18 anni nel 1972, ad esempio, andrà in pensione solo nel 2014. A casa mia e se la matematica non sono due ghiandole seminali, sono quasi quarantadue anni di lavoro effettivo, non quaranta.

Altro che capestro.

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