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Confesso che se dovessi scegliere chi buttar giù da una torre, se un complottista o un debunker, ovvero uno smascheratore di bufale, soprattutto uno di quelli che lo fanno per professione sentendosi in missione per conto di Occam e del suo cazzo di rasoio, non avrei dubbi. Salverei il complottista perchè i complottisti sono dei creativi, sono più simpatici e, come le cattive ragazze, si divertono di più.

Non sopporto invece chi considera l’Autorità, a prescindere e per definizione, sempre attendibile in tutto ciò che racconta. Che siano le grandi Balle Imperiali sulla guerra al terrorismo o le piccole balle, le ballette del nostro nano di servizio, tipo che lui in tre secondi netti ti risana un bilancio statale e ti ricostruisce una città terremotata con l’imposizione delle mani.
In ogni caso, su larga o piccola scala, bastano due colpetti di propaganda ben assestati sui lobi frontali con il lobotomo televisivo e la certezza che nessun giornalista rompipalle andrà a controllare se i miracoli sono veri e non millantato credito e il gioco è fatto.

Se a qualcuno non tornano i conti o non si fa persuaso di ciò che gli viene ammannito dalla cosiddetta Informazione radiotelevisiva, a ristabilire l’Ordine ci pensa il debunker, il disinfestatore mediatico di bufale, colui che viene considerato dalla massa lobotomizzata alla stregua delle antiche Sibille e degli Oracoli.
Se il bambino si domanda come mai tutti ammirino gli abiti sciccosi dell’Imperatore, quando di luccicante c’è solo il bianco delle sue chiappe, il debunker, rapido ed infallibile come il sommergibile, dice che il bambino sbaglia ad avere dei dubbi. Quella che l’imperatore sia nudo è solo una bufala, un’illusione ottica facilmente spiegabile consultando “Popular Mechanics” e visitando il sito di Attivissimo. Nel vocabolario del debunker con il termine “bufala” si intende qualunque cosa che non venga ufficialmente approvata con il sacro sigillo dell’Autorità. Questo li rende ai miei occhi molto simili ai vecchi e gloriosi “servi del potere” ed altrettanto antipatici.

Ora, dal punto di vista psicologico, siccome la bugia esiste ed è caratteristica di ogni essere umano, siccome anche gli uomini di potere sono esseri umani, di conseguenza anch’essi possono mentire. Per i debunkers invece mentono solo i complottisti e perchè? Per fare un dispetto ai debunkers. Per paradosso, i debunkers non vedono altro che il grande complotto dei complottisti. Se noi complottisti abbiamo un grosso vissuto persecutorio, anche loro non scherzano.

Per spiegare l’incrollabile dabbenaggine (ma sarà vera idiozia?) che rende ciechi, sordi e muti i debunkers e i loro seguaci di fronte alle più colossali evidenze di frode e mendacio, si tira in ballo il Super-Io e la deferenza verso il Potere. Insomma l’essere un po’ schiavi dentro e farsela sotto appena il nostro piccolo mondo fatto di casette di lego e certezze incontrovertibili, compresa l’esistenza di Babbo Natale, viene disturbato da un paradosso che apre una porticina verso un altro universo possibile. Anzi, a volte gli universi potrebbero essere infiniti. Meglio quindi serrare la porta e prendersela con il Relativismo che corrompe la gioventù. Meglio che solo uno abbia ragione, possibilmente il Duce.

In questi ultimi giorni siamo inondati da notizie che puzzano lontano un miglio di propaganda. Che sia in atto una campagna d’inverno vera e propria è molto probabile. Forse qualcosa di grosso bolle in pentola e forse c’entra l’Iran e un nuovo capitolo della Guerra al Terrorismo che, ultimamente, era stata un pò messa da parte con l’avvento di Obama e l’uscita di scena (forse) dei neocon. Sparita la Palestina dalle news – e forse anche dal Medio Oriente, chissà – con le guerre in Iraq ed in Afghanistan che languono in un immoto pantano, ci vuole una scossa. Rianimare Osama Bin Laden sarà difficile a meno di non trovare qualche Fran-ken-stin capace di farlo ma Al Qaeda è sempre pronta all’uso, come la polenta istantanea.
Non dimentichiamo che tutti parlano di una crisi ormai passata ma se ciò non fosse vero e si preparassero sconvolgimenti economici con conseguenti tumulti di popolo da sedare, una bella minaccia terroristica islamica da sventolare come spauracchio ormai collaudato sarebbe la scelta più logica da seguire, da parte del potere costituito.
Intanto si può costruire un clima non di odio ma di paura, di incertezza che spingerà il popolo a starsene acquattato in casa perchè le piazze possono essere pericolose.

Abbiamo avuto vari attentati ad un campione di importanti figure di potere ma attenzione, si è trattato di attentatucoli, di bagattelle, di un manipolo di pazzerelli bastErdi, di “personal psaicolabails” che girano il mondo tirando souvenir, placcando anziani in gonnella, nascondendosi provette di esplosivo nelle mutande – “vuoi far saltare l’aereo o sei contento di vedermi?” ed hanno pure babbi banchieri nigeriani, come quelli delle mail spam dove ti scrive il Principe del Burundi in persona.
Quando l’attentatore picchiatello e grande fruitore di “social network” (ci arrivo) si siede al suo posto sull’aereo che dovrà far esplodere chi si trova a fianco? Un regista olandese che, nel momento in cui scatta l’allarme, agisce con un sangue freddo ed una conoscenza delle regole di ingaggio da fare invidia ad un membro di un corpo speciale. E ovviamente, come nella mitologia dell’11 settembre, anche su questo aereo i passeggeri ti disarmano l’attentatore con quattro mosse di kung-fu.

Le notizie relative a questo rifiorire di Terrorismo sono strane e fatte di dettagli incongruenti ma, intanto, il solo nominare aerei ed esplosivo fa crescere il livello di paura generale. Casualmente vengono annunciate nuove restrizioni alle libertà personali; chi andrà in aeroporto sarà scannerizzato come in “Total Recall” ed immagino che chi costruisce gli impianti all’uopo sarà contento delle commesse miliardarie che gli arriveranno.
A Roma, nel nostro piccolo, si eliminano le fermate degli autobus perchè il nano si agita al pensiero che il prossimo souvenir, magari una miniatura del Colosseo, gli arrivi nel coppino da un attentatore giunto a Via del Plebiscito con il “64”.
La libertà che più bisogna limitare, però, è quella di espressione non direttamente controllabile dal Potere, e cioè il mondo della controinformazione e del libero scambio di idee ed opinioni su Internet. Qui il Potere diventa schizofrenico. Facebook è un grande strumento in Iran perchè permette di mettere in luce la stronzaggine di Ahmadinejad, però in Italia Facebook è uno strumento eversivo perchè vi si inneggia a Tartaglia e alla Maiolo (la spintonatrice del Papa, non Tiziana).
Sarebbe sufficiente questa scissione ideologica per capire che il Potere non vuole cittadini liberi ma subordinati e che per ottenere lo scopo di creare paura e conseguente sottomissione ogni mezzo è lecito, sapendo di farla franca alla fine.

I complottisti sono paranoici, senz’altro, ma i paranoici come Philip K. Dick (nella foto) a volte riescono a vedere oltre e a prevedere la guerra preventiva, l’invasività del controllo del potere sul cittadino, gli scanner negli aeroporti, il potere dei media e della televisione in particolare. In fondo, quando sono profeti, hanno una funzione di pubblica utilità e sono come quel bambino che non ci stava a farsi prendere per il culo dal culo nudo dell’Imperatore.

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Il dubbio rimane. E’ già in funzione la Precensura?


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Nel suo racconto “Rapporto di minoranza”, portato sullo schermo da Spielberg nel film “Minority Report”, Philip K. Dick immagina un futuro (2054) dove il crimine è sconfitto grazie a dei sensitivi che, prevedendo gli atti criminosi in anticipo, permettono alle forze dell’ordine di intervenire ed immobilizzare i futuri colpevoli ancor prima che commettano il delitto.
Le implicazioni dispotiche di tale organizzazione sono raccontate da Dick in un finale sicuramente più cupo e pessimistico di quello del film di Spielberg.

Dobbiamo dire che il grande scrittore di fantascienza si è tenuto fin troppo abbondante immaginando il periodo futuro nel quale ambientare le avventure della sua Precrimine. In un certo modo ci siamo già dentro.

Con l’inaugurazione della Grande Fiera Mondiale della Guerra Preventiva abbiamo consolidato il principio che è meglio mettere le mani avanti, ed anche i bombardieri, contro paesi canaglia e terroristi vari.
Ieri sera, in un brillante servizio dall’Iraq del TG1, ho visto la Precrimine in azione.

La conducatora Monica Maggioni si è autopresentata con grande orgoglio un reportage dall’Iraq dove, travestita da Oriana Fallaci in Vietnam, con casco e giubbone antiproiettile d’ordinanza e accompagnata da una ventina di marines armati fino ai denti, alla luce verdastra dei visori agli infrarossi, faceva irruzione in una casa di Adamiya. Secondo le immagini che abbiamo visto, dentro vi hanno trovato un tizio che dormiva per terra in una stanza, accanto a dei telefonini rotti.
Detta così sembrerebbe una cavolata ma il sonoro, ovvero il racconto per bocca della stessa Maggioni, raccontava tutta un’altra storia di ben altre epiche dimensioni.

L’Iraq è in preda ai terroristi di Al Qaeda e per fortuna che le forze dell’alleanza hanno dei validi collaboratori, definiti “volontari iracheni” che, incappucciati ma forniti di giacche con logo di riconoscimento come i City’s Angels, vegliano sugli onesti compatrioti e indicano ai militari occupanti (liberatori, meglio) dove si nascondono gli infidi alqaediani.
Le immagini ci mostrano proprio una di queste irruzioni, con tanto di donna velata locale che afferma: “Si, si, è vero, ci sono dei tipacci in giro che se ne stanno tutto il giorno in casa e non parlano con nessuno”. I militari, accompagnati dalla giornalista con casco, fucile ed occhiali e grande sprezzo del pericolo, irrompono dunque in una stanza dove si trova, unico occupante, il dormiente dei telefonini, che viene prontamente ridotto in ulteriore condizione di non nuocere e arrestato.
C’erano armi in giro? Interpretazione della scena sempre secondo il sonoro del servizio: quello era certamente uno di Al Qaeda, i telefonini sarebbero diventati delle bombe perchè i telefonini smontati servono per farci delle bombe, sapete?, l’abbiamo fermato in tempo prima che si facesse saltare in aria e prima di avervi dovuto raccontare dell’ennesima esplosione e devastazione che sarebbe certamente avvenuta.
Si è detta tutto da sola: il prima, il durante e il poi. Forse è anche sensitiva e li ha condotti lei quelli della Precrimine sul luogo del previsto misfatto.

Non abbiamo saputo poi come è andata a finire con il tizio arrestato e mi permetto di suggerire alla brillante giornalista di fornirci un altro interessante reportage nei prossimi giorni che faccia luce anche su questo aspetto. Era poi veramente colpevole e legato ad Al Qaeda? Giusto per completezza di informazione.
Io mi auguro che fosse proprio un pericoloso terrorista fermato in tempo prima che compisse una strage, perchè se per caso era solo un poveraccio che raccatta telefonini dalla spazzatura, li aggiusta per rivenderli ai suoi concittadini al fine di sfuggire dalla miseria e la sua sfortuna è stata quella di stare sui coglioni ad uno di quei “volontari” iracheni che lo hanno denunciato, se questo è l’andazzo, il nostro futuro sarebbe da considerarsi ancora più nero di quello immaginato da Philip K. Dick. “La Precrimine, prossimamente vicino a casa tua”.


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Adbullah Al Yussef, lei è in arresto per il futuro dirottamento dell’aereo che precipiterà sul Lincoln Center causando 2544 vittime innocenti”.

Sarà così il nostro prossimo futuro, in questi anni 2000 che cominciano ad assomigliare sempre più pericolosamente ai cupi scenari della fantascienza alla Philip K. Dick?
In “Minority Report”, Dick immaginò una società futura (non troppo lontana, nel 2035) dove la polizia, grazie all’unità “precrimine” e ai suoi sensitivi che vedono i delitti prima che vengano commessi, arriva sul luogo del delitto fermando l’assassino in tempo. Nel film che Spielberg ha tratto recentemente dal racconto si vede l’agente John Anderton cadere vittima lui stesso del meccanismo perverso della “precrimine” e degli intrighi di potere di un suo superiore. E’ un grande apologo contro la società apparentemente opulenta e ipertecnologica ma in realtà sempre più propensa al controllo globale degli esseri umani. Dick era uno scrittore psichicamente molto complicato, un pazzo, ma si sa che i matti vedono più in là di tutti noi.

Perché penso a Minority Report e a Philip K. Dick in questi giorni ferragostani? A causa delle ultime notizie sugli sventati attentati di Londra.
L’hanno riportato tutti i TG con grande rilievo e la giusta enfasi da parte del divulgatore di notizie, a base di occhio sbarrato, labbro tremulo e fronte corrucciata delle grandi occasioni. I soliti sospetti islamici che preparavano un devastante attentato “di proporzioni inimmaginabili”, con ben 10 aerei (!!) che, non è molto chiaro qui, dovevano esplodere in aria o lanciarsi su qualche obiettivo inglese. Tony Blair che annuncia lo scampato pericolo ed il plauso all’unisono del cuggino Bush che maledice gli “islamo-fascisti” dall’altro lato dell’Oceano. Per una rassegna completa di ciò che ci saremmo risparmiati ecco l’articolo del Corriere.

Ora, qualcuno dirà che è da pazzi anche solo pensare che non si tratti della pura realtà dei fatti raccontata da cronisti sempre attenti alla ricerca della verità a qualunque costo ma, dovete scusarmi, non ce la faccio proprio.
Se si ascoltano queste notizie con un orecchio solo, distrattamente e con mezzo cervello attivato, come è richiesto dal normale approccio ai TG la cosa può anche passare, ma provate a ragionare, ad attivare tutto il cervello e entrambe le orecchie: non c’è qualcosa di strano e romanzesco in tutto ciò che ci raccontano?

Bombe liquide, bevande energetiche (coke+mentos?), i-pods… ma vi rendete conto? La faccenda dei 10 aerei che è copiata pari pari dal progetto Bojinka del 1995, dimenticando di dire però che appartiene al periodo di quando Osama era ancora dei nostri e faceva buono in Afghanistan e poi in Kosovo. Poi, si sa, hanno avuto da dire e lui se l’è legata al dito. E poi ancora i pakistani, che è un mistero siano ancora considerati nostri amici, visto che “c’entrano” sempre, come l’UDC.

Ma soprattutto, la domanda nasce spontanea: perché creare panico inutile quando gli attentati sono stati ormai sventati? Perché bloccare aeroporti e danneggiare compagnie aeree quando il pericolo è passato? Quanti attentati, omicidi, rivoluzioni, atti di guerra, golpe, rischi di olocausto nucleare sono stati impediti dai servizi segreti e dalle diplomazie negli ultimi cento anni e non ne abbiamo mai saputo niente? Pensate alla crisi dei missili di Cuba, 1962. Che abbiamo rischiato di morire tutti inceneriti dalle bombe atomiche lo abbiamo saputo solo molto tempo dopo. Ed era logico, si è sempre fatto a quel modo. Dovrebbe essere ancora così, a meno che…

A meno che non si voglia scientificamente spargere panico, rendere la gente insicura, alimentare l’odio contro l’Islam proprio quando abbiamo bisogno di portare avanti la nostra agenda in Medio Oriente e rinnovare il messaggio propagandistico in prossimità dell’anniversario dell’11 settembre.
Ma no, che follia! Tony Blair non è il capo della “Preterrorismo britannica” e noi che lo pensiamo siamo tutti pazzi come Philip K. Dick.

(Fotoritocco by Lameduck)

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