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Se è vero il detto “parla come magni”, di cosa mai si nutrirà Nichi Vendola, per uscirsene con frasi come quella che segue?

“Cambia molto se la democrazia è non soltanto la fotografia sincronica degli umori ideologico-culturali del presente ma se, in qualche maniera, ha una capacità, se possiamo dire così, di proiezione diacronica, di prospettazione che va oltre il limite generazionale, se il ‘bene comune’ lo preserva con lungimiranza, se assume la bisessuazione del linguaggio che la fonda come principio di realtà ed esodo dalla gabbia del neutro-maschile”. (“I dilemmi della speranza: un dialogo”)

Un leader che si propone come elemento di rottura con il passato dovrebbe prima di tutto evitare di parlare come gli antichi politici delle convergenze parallele. Dovrebbe farsi capire. Perfino dagli operai, se necessario.
Senza abbindolare con melodie da pifferaio magico o puntando agli intestini come i populisti miliardari ma esprimendo concetti chiari e semplici. Parole comuni, senza additivi, pesticidi e conservanti.
Vendola invece, a giudicare dalla frase di cui sopra e dalle altre riportate nella preziosa raccolta a cura di Claudio Cerasa e ripresa dal Tafanus ieri, oltre ad alcune concettine niente male che gli escono soprattutto quando è ospite di Daria Birignardi, ama deragliare con queste libere associazioni che Grillo ha liquidato brutalmente, non senza ragione, come supercazzole e che Metilparaben sarebbe in grado di riprodurre all’infinito con uno dei suoi celebri “generatori di”. In questo caso “generatore di concetti vendoliani”.
Il wannabe candidato del centrosinistra, inspiegabilmente osannato anche dalla nuova destra di FLI, parla, che delusione, come uno di quei vecchissimi intellettuali demoplutocattocomunisti di una volta; quelli che, leggendoli, ti facevano temere di essere dislessica e che parlavano così proprio per non farti capire un cazzo e finire per avere sempre ragione sulle masse. Magari mi sbaglio, ma la bisessuazione del linguaggio non ti può uscire all’improvviso una mattina così, come un foruncolo, ma necessita di un preciso atteggiamento mentale.
E non è solo il parlar forbito per stupire la platea, è anche l’utilizzo sfrenato di ovvietà quasi imbarazzanti. Quando non usa la supervendola prematurata contro i suoi interlocutori, Nichi diventa poeta per caso e narratore sublime di piccole grandi immagini indimenticabili.

“Le primarie sono come il bambino che si porta all’orecchio la conchiglia per ascoltare il rumore del mare: sono il rumore della vita”.

(Babba bia!)

“Ricordo la sensazione di infinita libertà nell’andare a cercare un orecchino adeguato alle mie tasche, un semplice cerchietto d’oro, e il dolore del buco fatto in gioielleria, lì capii quanto la bellezza nasca nel grembo del dolore”.

Se per Nichi il dolore è farsi il buco nell’orecchio, figuriamoci se avesse dovuto partorire o subire un’infibulazione faraonica. E poi lo stesso concetto lo abbiamo sentito pronunciare mille volte dalle vecchie zie: “Per esser belle bisogna soffrire”.
E che dire di una frasetta come questa:

“Vengo rimproverato, anzi mi viene mossa un’imputazione di reato. Io sono reo di porto abusivo di sogno e devo dire che tendenzialmente mi dichiaro colpevole”.

Disciamolo, questo è una spanna sopra a Moccia. Anzi, lo eclissa proprio.
La mia preferita però è questa:

“La sessuazione di un processo elettorale”.

Di fronte a certi concetti si può solo dire: “Ma comme fa?”
Insomma, per riassumere gli esiti della dissezione anatomica del candidato Vendola, lo definirei uno che parla come Aldo Moro, pensa come Federico Moccia e si crede un genio come Giovanni Allevi.
Se penso che, in altrernativa, c’è Piero Fassino che vorrebbe essere operaio sotto Marchionne, quasi quasi, se fossi un elettore di sinistra, mi sparerei.
“Intendiamoci. Tangentopoli non è stata un’invenzione della magistratura, le tangenti, le corruzioni e le concussioni c’erano e sono state provate e non si poteva chiedere ai magistrati di guardare dall’altra parte. Ma al di là delle responsabilità penali, la dimensione giudiziaria ha finito per sovrastare la riflessione politica“. (Piero Fassino, dicembre 2009)

Ecco. Con il cervello obnubilato dall’overdose di carboidrati e acidi grassi a catena lunga dei cenoni di questi giorni, ci eravamo lasciati sfuggire questa chicca, questa uscita a mezzo stampa del magro Fassino.
Vedi cosa vuol dire mantenere una dieta bilanciata ed avere un fisico asciutto e senza un filo di grasso che ti circola per le arterie? Non si rischia di avere le traveggole e di vedere dei cinghialoni fantasma che girano attorno a casa, con la voglia da parte tua di mettere mano alla doppietta del nonno.
Troppi zuccheri rendono cattivi, è provato scientificamente, aumentano l’aggressività, si arriva ad odiare l’avversario politico.
I magri invece mantengono la calma e l’obiettività. Certo i magistrati potevano chiudere un occhio ma, ormai che il guaio è fatto, diciamo che Bettino è stato un capro espiatorio. Tra un po’, basta avere fede, diventerà anche un martire.

Che il cinghialone sia il primo responsabile dell’enorme potere di Silvio Berlusconi fondato sull’illegalità più completa e del fatto che qualsiasi fenomeno da baraccone ex-socialista si senta in diritto ormai di attentare alla Costituzione perfino nella sua parte immodificabile, al cachettico Fassino non passa manco p’ ‘a capa. Siamo in emergenza democratica e lui disquisisce di massimi sistemi. O di massimi D’alema, il politico che se gli strappi la pelle del volto ci trovi sotto le squame del biscione. Inciuciors, la razza peggiore di reggitori di sacco del più grande statista degli ultimi 150 anni impegnato a diventare un neopornoduce con il fondotinta da far rimpiangere Benito.

A proposito, l’idea di De Magistris, di offrire un salvacondotto al nano ed alle sue ballerine purchè se ne vadano via alle Cayman o in culo al mondo, modestamente, l’avevo avanzata anch’io qualche post fa.
Ovviamente la proposta, che è molto più pragmatica di qualsiasi ipotesi di accordo, inciucio o riforma, perchè toccherebbe solo lui e non l’interesse collettivo del popolo italiano, e sarebbe quindi il minor male possibile per il nostro povero paese, ha già suscitato lo sdegno degli esponenti del PDL, in primo luogo dei maggiordomi Bondi e Capezzolone.
A ruota, naturalmente, è giunta anche la riprovazione del PD, per bocca del Letta nipote. I piddini grigi, terrorizzati all’idea di un nano esiliato a Sant’Elena, con il quale non poter più inciuciare ed infilarsi le dita reciprocamente negli orifizi, dicono che Di Pietro e De Magistris con queste iniziative portano il centrosinistra nell’abisso.

Questione di punti di vista. Nell’abisso della vergogna nei confronti dei propri elettori i piddini ci sono già, almeno per coloro che hanno a cuore la legalità e che credevano che la sinistra avrebbe difeso la collettività dalle velleità autoritarie di un singolo. Berlusconi è illegale, chi difende Berlusconi difende l’illegalità. Sarà un banale sillogismo ma è la verità. Chi ha sentito Violante confessare il vergognoso accordo con Berlusconi, secondo il quale “non gli avrebbero toccato le televisioni”, nonostante una sentenza della Corte Costituzionale che chiedeva di ripristinare la legalità, sa che non potrà mai più dare fiducia ad un centrosinistra che comprenda i Fassino, i D’Alema, i Letta e gli altri Inciuciors. Altro che revisionismo filocraxiano e capri espiatori che fanno ciao.

Giorni fa Massimo D’Alema si chiedeva, sdegnato dai sospetti di neoinciucio, quali fossero mai gli accordi sottobanco fatti dal centrosinistra con Berlusconi in questi anni. Un Travaglio sull’argomento, a questo punto, è di rigore.

Nella città di Girolimoni si arresta un presunto colpevole di stupro ma per tutti è il colpevole e basta.
Eppure il diritto, nato proprio nella città di Girolimoni, vorrebbe che si andasse cauti nel marchiare i semplici indiziati come colpevoli. Ciò indipendentemente dal reato, si parli financo di odiosi criminali come stupratori e pedofili.

E’ un vecchio mal vezzo italiano. Il primo che viene additato come sospetto, magari perchè il primo indagato non si scorda mai e ci si affeziona, diventa l’unico responsabile. Che venga tradotto alle patrie galere e si getti via la chiave.

Senza stare sempre a rivangare sul caso Tortora, ricordate il caso di Elvo Zornitta, sbattuto a più riprese sui giornali come l’inafferrabile Unabomber e poi scagionato per mancanza di elementi sufficienti per sostenere l’accusa?
E Massimo Carlotto? Perseguitato per anni perchè ritenuto l’omicida di Margherita Magello (solo perchè schedato come estremista di sinistra) e oggi uomo libero non dopo aver subìto 18 anni di carcere, la tortura e l’esilio in Sudamerica?

Girolimoni fu un caso da manuale perchè il regime aveva bisogno assoluto di un colpevole e se lo creò su misura. Purtroppo succede anche questo, quando si deve dare da mangiare al moloch dell’opinione pubblica, magari per sviare l’attenzione da altre questioni che riguardano il regime stesso. Capita perfino che se il mostro non lo si trova ci si dia un aiutino.
Che mi dite dei proiettili fatti cadere da manina esperta nel cortile di casa Pacciani, megamostro di Firenze ad honorem e per forza?

In quest’ultimo caso di Roma stiamo parlando, non come ha superficialmente minimizzato Gianni Alemanno, di un mostriciattolo, ma di un personaggio sicuramente affetto da un catalogo completo di ossessioni e manie, di un malato e di un individuo socialmente pericoloso, la cui corrispondenza identitaria con il sospettato Bianchini dovrà comunque essere dimostrata.
Eh si, lo so che ciò comporta un pò più di pazienza prima di accendere il rogo ma bisogna capire che se bastasse avere libri di Massimo Picozzi e film porno in casa allora ci salveremmo in pochi.

Per questo, fintanto che non sarà dimostrata la colpevolezza di Bianchini, tramite piena confessione o prove a carico, parlare di questione morale nel PD prendendo spunto da questo arresto o dire, come fanno i papiminchia “eh, se fosse stato di destra chissà che casino avreste fatto”, è un’idiozia con il botto.
Se ne parli, di questione morale, piuttosto, riferendosi a ben altre questioni. Che ne so, all’urlo fassiniano “Ha toccato!” quando il modulo Piddì atterrò felicimente sul pianeta Unipol.
Il Parlamento è pieno di inquisiti. Grazie, dottor Marino, lo sospettavamo. Cominciamo quindi veramente da lì e non dai circoli e circoletti che non contano un beneamato. L’infezione è a monte e ha già mandato l’arto in cancrena. Eccole il coltello di Liston.

La questione morale che io vedo, nel caso specifico dello stupratore seriale di Roma, sbattuto in prima pagina a far abbaiare e sbavare i castratori seriali della padania, è trasversale e contamina tutti i partiti. Si chiama voglia di giustizia sommaria.
La presunzione di innocenza salvo prova contraria è un fondamento del diritto non romano ma galattico. Se viene meno quello crolla tutta l’impalcatura della Giustizia. Chi partecipa al gioco di condannare senza processo sta, senza volerlo, partecipando allo stupro della Giustizia.

Si lasci che le forze dell’ordine completino le indagini. Che un GIP rinvii a giudizio. Che si giunga a processo. Spero vivamente che non si ripeta la figura di cacca rimediata con i due rumeni anch’essi additati come mostri e poi riabilitati ob torto collo dalla folla delle tricoteuses assetate di sangue che li avevano già condannati al patibolo.


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Ricordate la fiaba lisergica di “Alice nel paese delle meraviglie”, quando tra funghi magici, biscotti dopati, narghilè caricati oltre la dose minima consentita e profumo di ganja ed assenzio in ogni pagina, la bambina si ritrova per un tè con il Cappellaio Matto, la Lepre Marzolina e il Ghiro? E’ una situazione curiosa perchè, pur essendo solo in quattro, siedono ad una lunghissima tavola imbandita per molti. Quando hanno finito una tazza si spostano di una sedia e ricominciano il rito, con una tazza pulita. Questa versione allucinogena della cerimonia del tè avrà fine solo quando tutte le tazze saranno sporche.

Non so perchè ma questa immagine mi è tornata in mente dai ricordi infantili pensando al girotondo delle nomine RAI e a quelle conseguenti dei vari direttori di giornali, posizionati con cura affinchè Sua Maestà Silvio IV non si ritrovi danneggiato da una stampa interamente in mano ai comunisti.
Il descamisado Gianni Riotta che si alza dalla poltrona del TG1 (temo che lo rimpiangeremo quando torneranno i panini di Mimun), e va a sedersi davanti alla tazza del Sole 24 Ore. Mimun che, avendo completato il giro, ritorna al TG1 dopo aver sporcato la tazza del TG5. De Bortoli che, dopo essersi vista togliere la sedia da sotto il culo al Corriere della Sera, ci torna non si sa se da figliol prodigo o no.

La vera follia, in questo caso, più di quella della scenetta del tè, è quella di un’opposizione che, dopo aver difeso in ogni modo il conflitto di interessi del Cappellaio ed aver partecipato da sempre alla spartizione non solo delle poltrone e delle tazze ma dei cucchiaini, dei piattini e delle fettine di limone, decide oggi che è uno scandalo che il cappellaio decida i posti a tavola in casa sua.

Berlusconi ormai non ha più ritegno nell’occupare tutti gli spazi possibili della comunicazione, lo sappiamo, non finge più da tempo di essere democratico. E’ in pieno delirio da Kim Il Sung, come dice Paolo Guzzanti.
Ma l’opposizione potrebbe solo provare a vergognarsi, se le riesce, perchè è totalmente responsabile di un’informazione che sarà in mano interamente alle piccole forzitaliane ed ai balilla con la voce bianca, ai volonterosi ArLecchini servitori del padrone ed ai vari difensori del potere assoluto.
Pare che Belpietro se lo terranno al TG5, forse lasceranno stare l’enclave La7 e il gran cuore a pagamento di Murdoch ci concederà la visione di “Shooting Silvio” su Sky (anzi no, lo hanno già tolto). Così lo statista che va in giro con la maschera di gomma di sè stesso potrà piangere che ha tutti i media contro.

Per non dimenticare l’opposizione che abbiamo: l’emaciato Fassino promette che farà la legge sul conflitto di interessi a Piero Ricca che lo contesta e l’on. Violante ricorda il giuramento a Silvio di non toccargli le televisioni. “L’ira del PD”. Ma andate a nascondervi.

http://www.youtube.com/v/uDQaYwgbG9Q&hl=it&fs=1

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Ricordate la fiaba lisergica di “Alice nel paese delle meraviglie”, quando tra funghi magici, biscotti dopati, narghilè caricati oltre la dose minima consentita e profumo di ganja ed assenzio in ogni pagina, la bambina si ritrova per un tè con il Cappellaio Matto, la Lepre Marzolina e il Ghiro? E’ una situazione curiosa perchè, pur essendo solo in quattro, siedono ad una lunghissima tavola imbandita per molti. Quando hanno finito una tazza si spostano di una sedia e ricominciano il rito, con una tazza pulita. Questa versione allucinogena della cerimonia del tè avrà fine solo quando tutte le tazze saranno sporche.

Non so perchè ma questa immagine mi è tornata in mente dai ricordi infantili pensando al girotondo delle nomine RAI e a quelle conseguenti dei vari direttori di giornali, posizionati con cura affinchè Sua Maestà Silvio IV non si ritrovi danneggiato da una stampa interamente in mano ai comunisti.
Il descamisado Gianni Riotta che si alza dalla poltrona del TG1 (temo che lo rimpiangeremo quando torneranno i panini di Mimun), e va a sedersi davanti alla tazza del Sole 24 Ore. Mimun che, avendo completato il giro, ritorna al TG1 dopo aver sporcato la tazza del TG5. De Bortoli che, dopo essersi vista togliere la sedia da sotto il culo al Corriere della Sera, ci torna non si sa se da figliol prodigo o no.

La vera follia, in questo caso, più di quella della scenetta del tè, è quella di un’opposizione che, dopo aver difeso in ogni modo il conflitto di interessi del Cappellaio ed aver partecipato da sempre alla spartizione non solo delle poltrone e delle tazze ma dei cucchiaini, dei piattini e delle fettine di limone, decide oggi che è uno scandalo che il cappellaio decida i posti a tavola in casa sua.

Berlusconi ormai non ha più ritegno nell’occupare tutti gli spazi possibili della comunicazione, lo sappiamo, non finge più da tempo di essere democratico. E’ in pieno delirio da Kim Il Sung, come dice Paolo Guzzanti.
Ma l’opposizione potrebbe solo provare a vergognarsi, se le riesce, perchè è totalmente responsabile di un’informazione che sarà in mano interamente alle piccole forzitaliane ed ai balilla con la voce bianca, ai volonterosi ArLecchini servitori del padrone ed ai vari difensori del potere assoluto.
Pare che Belpietro se lo terranno al TG5, forse lasceranno stare l’enclave La7 e il gran cuore a pagamento di Murdoch ci concederà la visione di “Shooting Silvio” su Sky (anzi no, lo hanno già tolto). Così lo statista che va in giro con la maschera di gomma di sè stesso potrà piangere che ha tutti i media contro.

Per non dimenticare l’opposizione che abbiamo: l’emaciato Fassino promette che farà la legge sul conflitto di interessi a Piero Ricca che lo contesta e l’on. Violante ricorda il giuramento a Silvio di non toccargli le televisioni. “L’ira del PD”. Ma andate a nascondervi.



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Non so perchè ma questa immagine mi è tornata in mente dai ricordi infantili pensando al girotondo delle nomine RAI e a quelle conseguenti dei vari direttori di giornali, posizionati con cura affinchè Sua Maestà Silvio IV non si ritrovi danneggiato da una stampa interamente in mano ai comunisti.
Il descamisado Gianni Riotta che si alza dalla poltrona del TG1 (temo che lo rimpiangeremo quando torneranno i panini di Mimun), e va a sedersi davanti alla tazza del Sole 24 Ore. Mimun che, avendo completato il giro, ritorna al TG1 dopo aver sporcato la tazza del TG5. De Bortoli che, dopo essersi vista togliere la sedia da sotto il culo al Corriere della Sera, ci torna non si sa se da figliol prodigo o no.

La vera follia, in questo caso, più di quella della scenetta del tè, è quella di un’opposizione che, dopo aver difeso in ogni modo il conflitto di interessi del Cappellaio ed aver partecipato da sempre alla spartizione non solo delle poltrone e delle tazze ma dei cucchiaini, dei piattini e delle fettine di limone, decide oggi che è uno scandalo che il cappellaio decida i posti a tavola in casa sua.

Berlusconi ormai non ha più ritegno nell’occupare tutti gli spazi possibili della comunicazione, lo sappiamo, non finge più da tempo di essere democratico. E’ in pieno delirio da Kim Il Sung, come dice Paolo Guzzanti.
Ma l’opposizione potrebbe solo provare a vergognarsi, se le riesce, perchè è totalmente responsabile di un’informazione che sarà in mano interamente alle piccole forzitaliane ed ai balilla con la voce bianca, ai volonterosi ArLecchini servitori del padrone ed ai vari difensori del potere assoluto.
Pare che Belpietro se lo terranno al TG5, forse lasceranno stare l’enclave La7 e il gran cuore a pagamento di Murdoch ci concederà la visione di “Shooting Silvio” su Sky (anzi no, lo hanno già tolto). Così lo statista che va in giro con la maschera di gomma di sè stesso potrà piangere che ha tutti i media contro.

Per non dimenticare l’opposizione che abbiamo: l’emaciato Fassino promette che farà la legge sul conflitto di interessi a Piero Ricca che lo contesta e l’on. Violante ricorda il giuramento a Silvio di non toccargli le televisioni. “L’ira del PD”. Ma andate a nascondervi.


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“Lei con quegli occhi mi spoglia. Spogliatoio!” (Totò – “Totò truffa”)

Un allenatore completamente cieco, sordo e muto, un Lippi dei Miracoli, oppure troppo fedele alla consegna dell’omertà ambientale-mafiosa calcistica sull’omosessualità, dice (a Klaus Davi!) che non ha mai incontrato giocatori gay in quarant’anni di carriera. Forse perchè essi non girano in tacchetti a spillo sul campo, come dice deliziandoci Galatea.
Oppure perchè, mettendo i calciatori a fare i testimonials per le mutandine di Dolce & Gabbana, gay dichiarati, nessuno penserà che siano anche loro della partita, in quel senso. Chi meglio di un gruppetto di masculi a prova di bomba per una campagna gaia che più gaia non si può? Per la serie: tecniche avanzate di mascheramento sociale.

In attesa di conoscere le preferenze politiche e sessuali di Beckham (per il quale non metterei la mano sul fuoco, nel senso che non penso sia comunista), è un tripudio di interviste ai nuovi maîtres à penser in parastinchi.
Se Totti banalmente mette in dubbio la virtù e l’onestà dell’Inter, Buffon ci rivela che ammira Fini (ma va?) maanche Bertinotti e forse sulla guerra in Palestina dice cose più di sinistra di Fassino.
Per ultimo ‘o capitano Cannavaro, bello guaglione che, sfogandosi con Alfonso Signorini, se l’è presa con “Gomorra” il film, dicendo che, signora mia, “non giova all’immagine dell’Italia”.

Sono d’accordo. Per rappresentare i problemi della Campania di oggi, secondo la moda berlusconiana dell’ottimismo della volontà, era meglio mandare agli Oscar “Un posto al sole”.
L’unica attenuante che ha Cannavaro è il fatto che “Gomorra” sarà pure lo specchio della realtà di Scampia, una denuncia della camorra eccetera ma a me è parsa una pizza tanta. Saranno stati l’obbligo dei sottotitoli e la maledetta presa diretta mania del cinema italiano che non fa capire una michia tanta dei dialoghi e l’eccessiva lunghezza ma io l’ho trovato pesante (e non per l’argomento) come i pizzoccheri della Valtellina e continuo a pensare che sia meglio il libro. Magari un giorno di questi, con un paio di Red Bull in corpo me lo rivedo e provo a ricredermi.

***
Questi qui non sono più fascisti, girano in kippah perchè sono i migliori amici diegli ebrei e di Israele, dopo aver gettato alle ortiche i vecchi numeri de “La Difesa della Razza” dove scriveva Almirante, il segretario del partito della loro gioventù.
Però quando si parla di Salò, cioè del lato peggiore del fascismo, quello demussolinizzato e più filonazista che mai, è più forte di loro e non riescono proprio a trattenerlo, il vento revanscista.
Ultimamente il meteorismo è sempre più fastidioso ed imbarazzante.

In quello che potremmo definire il Lodo Tarallucci, un manipolo di parlamentari del PDL vuole istituire l’Ordine del Tricolore, con tanto di medaglia e vitalizio per tutti coloro che combatterono nell’ultima guerra, soprattutto i repubblichini. Dice che erano ragazzi, che lo fecero per idealismo. I comunisti partono sempre da un orrendo complotto per sovvertire il mondo, premeditano; i fascisti invece sono dei romantici, ça va sans dire.
Resta da spiegare come si possono conciliare l’atlantismo ed il filosionismo a braghe calate di oggi con l’antisemitismo e la “lotta contro l’invasore americano” di allora. Attendiamo fiduciosi l’illuminazione.

***

A Gaza sono state introdotte le pause-caffé tra un bombardamento e l’altro. Non escludo che prossimamente si possano interrompere le guerre con i consigli per gli acquisti.
“Ed ora facciamo una piccola pausa per la pubblicità, non andate a seppellire i vostri morti, restate con noi.”


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Un allenatore completamente cieco, sordo e muto, un Lippi dei Miracoli, oppure troppo fedele alla consegna dell’omertà ambientale-mafiosa calcistica sull’omosessualità, dice (a Klaus Davi!) che non ha mai incontrato giocatori gay in quarant’anni di carriera. Forse perchè essi non girano in tacchetti a spillo sul campo, come dice deliziandoci Galatea.
Oppure perchè, mettendo i calciatori a fare i testimonials per le mutandine di Dolce & Gabbana, gay dichiarati, nessuno penserà che siano anche loro della partita, in quel senso. Chi meglio di un gruppetto di masculi a prova di bomba per una campagna gaia che più gaia non si può? Per la serie: tecniche avanzate di mascheramento sociale.

In attesa di conoscere le preferenze politiche e sessuali di Beckham (per il quale non metterei la mano sul fuoco, nel senso che non penso sia comunista), è un tripudio di interviste ai nuovi maîtres à penser in parastinchi.
Se Totti banalmente mette in dubbio la virtù e l’onestà dell’Inter, Buffon ci rivela che ammira Fini (ma va?) maanche Bertinotti e forse sulla guerra in Palestina dice cose più di sinistra di Fassino.
Per ultimo ‘o capitano Cannavaro, bello guaglione che, sfogandosi con Alfonso Signorini, se l’è presa con “Gomorra” il film, dicendo che, signora mia, “non giova all’immagine dell’Italia”.

Sono d’accordo. Per rappresentare i problemi della Campania di oggi, secondo la moda berlusconiana dell’ottimismo della volontà, era meglio mandare agli Oscar “Un posto al sole”.
L’unica attenuante che ha Cannavaro è il fatto che “Gomorra” sarà pure lo specchio della realtà di Scampia, una denuncia della camorra eccetera ma a me è parsa una pizza tanta. Saranno stati l’obbligo dei sottotitoli e la maledetta presa diretta mania del cinema italiano che non fa capire una michia tanta dei dialoghi e l’eccessiva lunghezza ma io l’ho trovato pesante (e non per l’argomento) come i pizzoccheri della Valtellina e continuo a pensare che sia meglio il libro. Magari un giorno di questi, con un paio di Red Bull in corpo me lo rivedo e provo a ricredermi.

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Questi qui non sono più fascisti, girano in kippah perchè sono i migliori amici diegli ebrei e di Israele, dopo aver gettato alle ortiche i vecchi numeri de “La Difesa della Razza” dove scriveva Almirante, il segretario del partito della loro gioventù.
Però quando si parla di Salò, cioè del lato peggiore del fascismo, quello demussolinizzato e più filonazista che mai, è più forte di loro e non riescono proprio a trattenerlo, il vento revanscista.
Ultimamente il meteorismo è sempre più fastidioso ed imbarazzante.

In quello che potremmo definire il Lodo Tarallucci, un manipolo di parlamentari del PDL vuole istituire l’Ordine del Tricolore, con tanto di medaglia e vitalizio per tutti coloro che combatterono nell’ultima guerra, soprattutto i repubblichini. Dice che erano ragazzi, che lo fecero per idealismo. I comunisti partono sempre da un orrendo complotto per sovvertire il mondo, premeditano; i fascisti invece sono dei romantici, ça va sans dire.
Resta da spiegare come si possono conciliare l’atlantismo ed il filosionismo a braghe calate di oggi con l’antisemitismo e la “lotta contro l’invasore americano” di allora. Attendiamo fiduciosi l’illuminazione.

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Oppure perchè, mettendo i calciatori a fare i testimonials per le mutandine di Dolce & Gabbana, gay dichiarati, nessuno penserà che siano anche loro della partita, in quel senso. Chi meglio di un gruppetto di masculi a prova di bomba per una campagna gaia che più gaia non si può? Per la serie: tecniche avanzate di mascheramento sociale.

In attesa di conoscere le preferenze politiche e sessuali di Beckham (per il quale non metterei la mano sul fuoco, nel senso che non penso sia comunista), è un tripudio di interviste ai nuovi maîtres à penser in parastinchi.
Se Totti banalmente mette in dubbio la virtù e l’onestà dell’Inter, Buffon ci rivela che ammira Fini (ma va?) maanche Bertinotti e forse sulla guerra in Palestina dice cose più di sinistra di Fassino.
Per ultimo ‘o capitano Cannavaro, bello guaglione che, sfogandosi con Alfonso Signorini, se l’è presa con “Gomorra” il film, dicendo che, signora mia, “non giova all’immagine dell’Italia”.

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Questi qui non sono più fascisti, girano in kippah perchè sono i migliori amici diegli ebrei e di Israele, dopo aver gettato alle ortiche i vecchi numeri de “La Difesa della Razza” dove scriveva Almirante, il segretario del partito della loro gioventù.
Però quando si parla di Salò, cioè del lato peggiore del fascismo, quello demussolinizzato e più filonazista che mai, è più forte di loro e non riescono proprio a trattenerlo, il vento revanscista.
Ultimamente il meteorismo è sempre più fastidioso ed imbarazzante.

In quello che potremmo definire il Lodo Tarallucci, un manipolo di parlamentari del PDL vuole istituire l’Ordine del Tricolore, con tanto di medaglia e vitalizio per tutti coloro che combatterono nell’ultima guerra, soprattutto i repubblichini. Dice che erano ragazzi, che lo fecero per idealismo. I comunisti partono sempre da un orrendo complotto per sovvertire il mondo, premeditano; i fascisti invece sono dei romantici, ça va sans dire.
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A Gaza sono state introdotte le pause-caffé tra un bombardamento e l’altro. Non escludo che prossimamente si possano interrompere le guerre con i consigli per gli acquisti.
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Non sono riuscita a trovare eco di questa notizia nella stampa online e quindi mi tocca citare a memoria i fatti, dopo aver guardato e riguardato il calendario ed essermi accertata che non è il 1 Aprile.
Tenetevi forti e se potete mettetevi ancor più comodi sulla sedia. Se siete di sinistra e deboli di cuore non so se consigliarvi di proseguire nella lettura o no.
Allora vado.

Il “Manifesto” ha incaricato la gloriosa ditta Panini di Modena di realizzare un album di figurine che raffigurino i grandi personaggi della sinistra, da Marx a Gramsci, da Berlinguer a Fassino. Siccome noi siamo obiettivi e riconosciamo i nostri errori saranno presenti anche i carognoni come Stalin, Ceausescu e Pol Pot.
Giuro, l’ho letto un’ora fa sulla “Repubblica” di carta nel bar. Il redattore dell’articolo, rimanendo serio, ci dice anche che non ci saranno figurine “pizzaballa”, ovvero rare o introvabili. Tutti potranno completare facilmente l’album con le figurine, vendute a bustine da 0,90 euro l’una.
“Il Manifesto” si propone di autofinanziarsi con questa simpatica iniziativa.

Immagino già Berlusconi chiedere al Sig. Panini di poter allegare l’album a “Sorrisi e Canzoni TV”, oppure mandare i giannizzeri della Brambilla in giacca blu a distribuire copie gratuite e qualche bustina fuori dalle scuole, come una volta. Che occasione ghiotta! Far riconoscere ai nostri figli, già fin da piccoli, i pericoli del comunismo e dei comunisti attraverso le loro foto segnaletiche e per giunta pagato tutto dai comunisti, ovvero dal “Manfesto”. Vedo anche Silvio prendere il telefono e attaccarsi con quelli di Pubblitalia: “Perchè non ci abbiamo pensato prima, ma cribbio!”

Io spero proprio che la notizia di questa iniziativa, degna del miglior Tafazzi, non sia vera. E poi dice che uno si butta a destra.


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