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Tra qualche giorno lo seppelliranno nel Duomo di Faenza, con tutti gli onori del caso. La notizia mi inquieta e mi rattrista. Penso che non metterò più piede in un luogo dove andrà a riposare (ma ne siamo sicuri? E se per caso esistono un Dio e relativo Inferno?) una persona tanto discussa, sulla quale pende un’accusa nientemeno che di connivenza per crimini contro l’umanità. Non andrò più nello splendido Duomo della mia città se non con estremo fastidio e proprio se costretta. Già l’aver scoperto di aver frequentato le medie nel luogo dove bazzicarono Eichmann e Mengele mi traumatizzò abbastanza, a suo tempo.
Una ventina di anni fa gli diedi perfino la mano. Ero ad un convegno di bioetica qui a Faenza come semplice spettatrice e lui penso mi scambiasse per qualcuna che conosceva perchè venne verso di me e mi salutò con un calorosissimo “Buonasera, signora! Come va?”
Solo tempo dopo lessi cosa si diceva di lui, che avesse avallato i sequestri, le sparizioni, le torture e gli abomini compiuti dai generali argentini con i quali amava giocare a tennis.

Nel 1997 le madri di Plaza de Mayo depositarono una denuncia contro di lui, circostanziata dalle testimonianze di ex torturati, sacerdoti e operatori umanitari. Lo si accusava come minimo di non aver ostacolato l’atroce repressione di almeno 30.000 persone invise alla dittatura fascista.
Gli si attribuisce un discorso nel quale avrebbe di fatto benedetto la guerra sucia:

Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi che fronteggiano i germi: così nasce la violenza. I soldati adempiono al loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio”.

Lui si difese sostenendo di non aver saputo, all’epoca, la verità. Strano, per uno che ha sempre occupato posizioni di grande rilievo e importanza strategica nella diplomazia vaticana.
Eppure c’è chi testimonia di averlo visto visitare i luoghi di tortura, non per liberare i prigionieri ma per studiare un modo “cristiano” per conciliare le torture e gli stupri delle prigioniere con la necessità di portare a termine le loro gravidanze. Per dare poi in affidamento i bambini agli stessi assassini delle loro madri. Purchè non andasse sprecata una vita.
Lo scrittore e pacifista cattolico Adolfo Perez Esquivél ha raccontato, in un intervista, che parlando con il cardinale del perchè non fece nulla per salvare i perseguitati lui si schermì: “Che vuole che faccia, non posso fare quello che i vescovi argentini non vogliono fare”. Come se l’autorità di un vescovo non fosse inferiore a quella di un Papa eventualmente informato degli atroci crimini in corso nel paese sudamericano.

La denuncia dell’associazione delle Madri di Plaza de Mayo ovviamente cadde nel vuoto, avendo immediatamente il Vaticano brandito l’immunità del cardinale, l’arma infallibile grazie alla quale pedofili, fiancheggiatori di dittature sanguinarie e bancarottieri hanno sempre avuto il cristiano perdono pontificio e la possibilità di sfuggire alla giustizia degli uomini.

Ora che il cardinale Pio Laghi è morto, e non certo per il vezzo che chi muore è sempre una brava persona, la sua reputazione che, per pietà cristiana definiremmo chiacchierata, sta subendo un vero e proprio candeggio mediatico, con cancellazione di tutte le macchie più difficili.

Delle ombre di quando era nunzio in Argentina, dal 1974 al 1980, non ne parlano il Resto del Carlino, il Corriere e la Reuters, per il quale il cardinale Laghi diventa addirittura un”inviato di pace del Papa“. L’esperienza argentina scompare, desaparecida.
La Repubblica si arrampica sugli specchi: “dal ’76 all’ ’80 nunzio in Argentina (dove i suoi tentativi di mitigare la durezza della dittatura militare furono criticati fino all’accusa di connivenza con i sanguinari generali)”.
La Stampa aggiunge il prelavaggio: giocava si a tennis ma con Bush padre. Spariscono invece le voléé e i serve and volley con il generale Massera, il criminale.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio di cordoglio, rende omaggio “alla sua passione per le grandi questioni internazionali“. E nel centrodestra manca poco che lo vogliano santo subito.

Solo l’Unità e l’informazione alternativa raccontano i retroscena del soggiorno argentino del nunzio Laghi, già documentati in passato da decine di pubblicazioni su una delle pagine più buie del secolo appena trascorso. A chi conosce la storia del Sudamerica torturato dagli interessi delle multinazionali e dagli sgherri addestratati alla Escola de las Americas, il cardinale è sempre stato un personaggio di primo piano.
Le connivenze del Vaticano con le dittature fasciste non sono del resto una novità. Tutti ricordiamo la visita affettuosa di Karol Wojtyla al boia Pinochet e la durezza con la quale il Papa polacco ignorò le lacrime di Monsignor Romero, vescovo venuto in Vaticano in cerca di conforto ed aiuto per il suo popolo, invitato a non ribellarsi contro il regime di El Salvador e quindi martire assassinato da uno squadrone della morte, sull’altare.

Forse solo il Dio che Pio Laghi diceva di rappresentare in terra potrebbe conoscere la verità sul suo operato. Di fatto, la giustizia degli uomini è rimasta a bocca asciutta, essendocisi avvalsi del privilegio dei potenti di evitare il giudizio.
Ho l’impressione che la verità sarà sepolta e sigillata assieme al cadavere e, assieme a loro, anche la sete di giustizia di trentamila anime.


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Tra qualche giorno lo seppelliranno nel Duomo di Faenza, con tutti gli onori del caso. La notizia mi inquieta e mi rattrista. Penso che non metterò più piede in un luogo dove andrà a riposare (ma ne siamo sicuri? E se per caso esistono un Dio e relativo Inferno?) una persona tanto discussa, sulla quale pende un’accusa nientemeno che di connivenza per crimini contro l’umanità. Non andrò più nello splendido Duomo della mia città se non con estremo fastidio e proprio se costretta. Già l’aver scoperto di aver frequentato le medie nel luogo dove bazzicarono Eichmann e Mengele mi traumatizzò abbastanza, a suo tempo.
Una ventina di anni fa gli diedi perfino la mano. Ero ad un convegno di bioetica qui a Faenza come semplice spettatrice e lui penso mi scambiasse per qualcuna che conosceva perchè venne verso di me e mi salutò con un calorosissimo “Buonasera, signora! Come va?”
Solo tempo dopo lessi cosa si diceva di lui, che avesse avallato i sequestri, le sparizioni, le torture e gli abomini compiuti dai generali argentini con i quali amava giocare a tennis.

Nel 1997 le madri di Plaza de Mayo depositarono una denuncia contro di lui, circostanziata dalle testimonianze di ex torturati, sacerdoti e operatori umanitari. Lo si accusava come minimo di non aver ostacolato l’atroce repressione di almeno 30.000 persone invise alla dittatura fascista.
Gli si attribuisce un discorso nel quale avrebbe di fatto benedetto la guerra sucia:

Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi che fronteggiano i germi: così nasce la violenza. I soldati adempiono al loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio”.

Lui si difese sostenendo di non aver saputo, all’epoca, la verità. Strano, per uno che ha sempre occupato posizioni di grande rilievo e importanza strategica nella diplomazia vaticana.
Eppure c’è chi testimonia di averlo visto visitare i luoghi di tortura, non per liberare i prigionieri ma per studiare un modo “cristiano” per conciliare le torture e gli stupri delle prigioniere con la necessità di portare a termine le loro gravidanze. Per dare poi in affidamento i bambini agli stessi assassini delle loro madri. Purchè non andasse sprecata una vita.
Lo scrittore e pacifista cattolico Adolfo Perez Esquivél ha raccontato, in un intervista, che parlando con il cardinale del perchè non fece nulla per salvare i perseguitati lui si schermì: “Che vuole che faccia, non posso fare quello che i vescovi argentini non vogliono fare”. Come se l’autorità di un vescovo non fosse inferiore a quella di un Papa eventualmente informato degli atroci crimini in corso nel paese sudamericano.

La denuncia dell’associazione delle Madri di Plaza de Mayo ovviamente cadde nel vuoto, avendo immediatamente il Vaticano brandito l’immunità del cardinale, l’arma infallibile grazie alla quale pedofili, fiancheggiatori di dittature sanguinarie e bancarottieri hanno sempre avuto il cristiano perdono pontificio e la possibilità di sfuggire alla giustizia degli uomini.

Ora che il cardinale Pio Laghi è morto, e non certo per il vezzo che chi muore è sempre una brava persona, la sua reputazione che, per pietà cristiana definiremmo chiacchierata, sta subendo un vero e proprio candeggio mediatico, con cancellazione di tutte le macchie più difficili.

Delle ombre di quando era nunzio in Argentina, dal 1974 al 1980, non ne parlano il Resto del Carlino, il Corriere e la Reuters, per il quale il cardinale Laghi diventa addirittura un”inviato di pace del Papa“. L’esperienza argentina scompare, desaparecida.
La Repubblica si arrampica sugli specchi: “dal ’76 all’ ’80 nunzio in Argentina (dove i suoi tentativi di mitigare la durezza della dittatura militare furono criticati fino all’accusa di connivenza con i sanguinari generali)”.
La Stampa aggiunge il prelavaggio: giocava si a tennis ma con Bush padre. Spariscono invece le voléé e i serve and volley con il generale Massera, il criminale.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio di cordoglio, rende omaggio “alla sua passione per le grandi questioni internazionali“. E nel centrodestra manca poco che lo vogliano santo subito.

Solo l’Unità e l’informazione alternativa raccontano i retroscena del soggiorno argentino del nunzio Laghi, già documentati in passato da decine di pubblicazioni su una delle pagine più buie del secolo appena trascorso. A chi conosce la storia del Sudamerica torturato dagli interessi delle multinazionali e dagli sgherri addestratati alla Escola de las Americas, il cardinale è sempre stato un personaggio di primo piano.
Le connivenze del Vaticano con le dittature fasciste non sono del resto una novità. Tutti ricordiamo la visita affettuosa di Karol Wojtyla al boia Pinochet e la durezza con la quale il Papa polacco ignorò le lacrime di Monsignor Romero, vescovo venuto in Vaticano in cerca di conforto ed aiuto per il suo popolo, invitato a non ribellarsi contro il regime di El Salvador e quindi martire assassinato da uno squadrone della morte, sull’altare.

Forse solo il Dio che Pio Laghi diceva di rappresentare in terra potrebbe conoscere la verità sul suo operato. Di fatto, la giustizia degli uomini è rimasta a bocca asciutta, essendocisi avvalsi del privilegio dei potenti di evitare il giudizio.
Ho l’impressione che la verità sarà sepolta e sigillata assieme al cadavere e, assieme a loro, anche la sete di giustizia di trentamila anime.


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Una ventina di anni fa gli diedi perfino la mano. Ero ad un convegno di bioetica qui a Faenza come semplice spettatrice e lui penso mi scambiasse per qualcuna che conosceva perchè venne verso di me e mi salutò con un calorosissimo “Buonasera, signora! Come va?”
Solo tempo dopo lessi cosa si diceva di lui, che avesse avallato i sequestri, le sparizioni, le torture e gli abomini compiuti dai generali argentini con i quali amava giocare a tennis.

Nel 1997 le madri di Plaza de Mayo depositarono una denuncia contro di lui, circostanziata dalle testimonianze di ex torturati, sacerdoti e operatori umanitari. Lo si accusava come minimo di non aver ostacolato l’atroce repressione di almeno 30.000 persone invise alla dittatura fascista.
Gli si attribuisce un discorso nel quale avrebbe di fatto benedetto la guerra sucia:

Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi che fronteggiano i germi: così nasce la violenza. I soldati adempiono al loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio”.

Lui si difese sostenendo di non aver saputo, all’epoca, la verità. Strano, per uno che ha sempre occupato posizioni di grande rilievo e importanza strategica nella diplomazia vaticana.
Eppure c’è chi testimonia di averlo visto visitare i luoghi di tortura, non per liberare i prigionieri ma per studiare un modo “cristiano” per conciliare le torture e gli stupri delle prigioniere con la necessità di portare a termine le loro gravidanze. Per dare poi in affidamento i bambini agli stessi assassini delle loro madri. Purchè non andasse sprecata una vita.
Lo scrittore e pacifista cattolico Adolfo Perez Esquivél ha raccontato, in un intervista, che parlando con il cardinale del perchè non fece nulla per salvare i perseguitati lui si schermì: “Che vuole che faccia, non posso fare quello che i vescovi argentini non vogliono fare”. Come se l’autorità di un vescovo non fosse inferiore a quella di un Papa eventualmente informato degli atroci crimini in corso nel paese sudamericano.

La denuncia dell’associazione delle Madri di Plaza de Mayo ovviamente cadde nel vuoto, avendo immediatamente il Vaticano brandito l’immunità del cardinale, l’arma infallibile grazie alla quale pedofili, fiancheggiatori di dittature sanguinarie e bancarottieri hanno sempre avuto il cristiano perdono pontificio e la possibilità di sfuggire alla giustizia degli uomini.

Ora che il cardinale Pio Laghi è morto, e non certo per il vezzo che chi muore è sempre una brava persona, la sua reputazione che, per pietà cristiana definiremmo chiacchierata, sta subendo un vero e proprio candeggio mediatico, con cancellazione di tutte le macchie più difficili.

Delle ombre di quando era nunzio in Argentina, dal 1974 al 1980, non ne parlano il Resto del Carlino, il Corriere e la Reuters, per il quale il cardinale Laghi diventa addirittura un”inviato di pace del Papa“. L’esperienza argentina scompare, desaparecida.
La Repubblica si arrampica sugli specchi: “dal ’76 all’ ’80 nunzio in Argentina (dove i suoi tentativi di mitigare la durezza della dittatura militare furono criticati fino all’accusa di connivenza con i sanguinari generali)”.
La Stampa aggiunge il prelavaggio: giocava si a tennis ma con Bush padre. Spariscono invece le voléé e i serve and volley con il generale Massera, il criminale.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio di cordoglio, rende omaggio “alla sua passione per le grandi questioni internazionali“. E nel centrodestra manca poco che lo vogliano santo subito.

Solo l’Unità e l’informazione alternativa raccontano i retroscena del soggiorno argentino del nunzio Laghi, già documentati in passato da decine di pubblicazioni su una delle pagine più buie del secolo appena trascorso. A chi conosce la storia del Sudamerica torturato dagli interessi delle multinazionali e dagli sgherri addestratati alla Escola de las Americas, il cardinale è sempre stato un personaggio di primo piano.
Le connivenze del Vaticano con le dittature fasciste non sono del resto una novità. Tutti ricordiamo la visita affettuosa di Karol Wojtyla al boia Pinochet e la durezza con la quale il Papa polacco ignorò le lacrime di Monsignor Romero, vescovo venuto in Vaticano in cerca di conforto ed aiuto per il suo popolo, invitato a non ribellarsi contro il regime di El Salvador e quindi martire assassinato da uno squadrone della morte, sull’altare.

Forse solo il Dio che Pio Laghi diceva di rappresentare in terra potrebbe conoscere la verità sul suo operato. Di fatto, la giustizia degli uomini è rimasta a bocca asciutta, essendocisi avvalsi del privilegio dei potenti di evitare il giudizio.
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http://www.youtube.com/v/TYnFkycbazo&hl=it

Un consiglio: per un effetto ancora più dirompente, guardate il filmato dopo aver letto il post.

Comincio con una affermazione che si basa su un’esperienza personale. Diffido della bioetica e di coloro che se ne adornano come fosse una medaglia di perbenismo. Ne diffido da quando partecipai ad un convegno, appunto sulla Bioetica, dove l’ospite d’onore era Mons. Pio Laghi, colui che andava a giocare a tennis con l’ammiraglio Massera durante la Guerra Sucia in Argentina, mentre le vite indegne di essere vissute degli oppositori politici volavano in mare aperto, malamente anestetizzate ma ancora atrocemente vive. Lo stesso monsignore che, appena pochi giorni dopo il golpe, affermava:

«Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi di fronte ai germi, e nasce così la violenza. I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali.”

Oh certo, una persona squisita, ricordo, strinse la mano a tutte le signore e disse cose molto toccanti sulla difesa della vita. Peccato per quei serve&volley con il Diavolo.

Diffido ancora di più dei convertiti alla difesa della vita come concetto astratto, perchè come tutti i convertiti difettano assolutamente di obiettività e sembrano aver fatto della deprivazione della libertà altrui la propria missione nella vita.
Oggi, giusto per farmi un po’ il sangue marcio, ho letto di quest’altra candidata del PDL, ex radicale convertita al verbo teocon.
Scrive l’Unità:

Educazione sessuale? Mai e poi mai. A scuola meglio parlare di cavoli e cicogne. La cognizione del sesso «creerebbe problemi all’interno delle famiglie, le sole ad avere la titolarità del diritto a educare». E la contraccezione? No a politiche che incentivino l’uso del preservativo. «In Francia come in Gran Bretagna con politiche simili gli aborti sono aumentati, in Italia invece dove la contraccezione chimica è poco diffusa gli aborti sono in diminuzione». Parola di Eugenia Roccella, portavoce del family day e candidata del Popolo delle Libertà. La chiama «una visione antropologica», ed insieme a colleghi come l’ex soubrette Mara Carfagna e Alfredo Mantovano di An laspiegherà agli elettori in un tour in giro per l’Italia.

La famiglia. Certo, a volte in famiglia i bambini ricevono una sana educazione sessuale, comprese le prove pratiche finali con lo zio o l’amico di famiglia. Se sono più fortunati, i genitori gli riversano addosso tutte le personali frustrazioni, ubbìe e complessi. Solo pochi hanno mamme e babbi in grado di dar loro un’immagine positiva e sana del sesso.
Il preservativo. Casualmente esso protegge anche dalle malattie sessualmente trasmissibili. Senza pensare all’AIDS, è sufficiente per evitare lo scolo.
Tra parentesi: come faccia il preservativo a far aumentare gli aborti, a meno che non si rompa, e il non prendere la pillola a far diminuire gli aborti, lo sa solo la Roccella.

Siamo uno dei paesi più ignoranti in fatto di sesso. Gli adolescenti sguazzano nell’analfabetismo genitale più assoluto. Offrire almeno un ora di educazione sessuale nelle scuole, da parte di personale specializzato: psicologi e sessuologi, non sarebbe solo piccolo passo verso la civiltà ma un dovere morale.
Tra l’altro un bambino o ragazzino cosciente dei fatti sessuali è anche più in grado di difendersi dalla pedofilia, sia quella domestica che quella magari da sacrestia.

Questo invece è il neo-oscurantismo clericale che si appresta a rappresentare alle prossime elezioni il centrodestra.
La patetica conta degli embrioni, la gogna medievale per le donne che abortiscono, la colonna infame per i medici che le aiutano ad usufruire di una legge dello Stato, tra mille ipocrite obiezioni di incoscienza. Le visioni antropologicamente insensate di gente che forse ha solo la colpa di non trombare a sufficienza e non sopporta che lo facciano bene e spesso gli altri.
Per non parlare di altre amenità che ci saranno sicuramente riservate nei prossimi giorni nei confronti di gay, coppie di fatto e varie ed eventuali diversità.

E ora godetevi Lorena Berdùn da Crozza (qui la seconda parte del filmato). Immaginate di essere in un paese civile e di saperla insegnare a scuola ai vostri figli ad essere attori sessuali responsabili e a padroneggiare il muscolo pubo-coccigeo. Guardatevi attorno. Non siete sicuramente in Italia. Probabilmente in Spagna.
Intanto io bevo Roccella e faccio plin-plin.


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Comincio con una affermazione che si basa su un’esperienza personale. Diffido della bioetica e di coloro che se ne adornano come fosse una medaglia di perbenismo. Ne diffido da quando partecipai ad un convegno, appunto sulla Bioetica, dove l’ospite d’onore era Mons. Pio Laghi, colui che andava a giocare a tennis con l’ammiraglio Massera durante la Guerra Sucia in Argentina, mentre le vite indegne di essere vissute degli oppositori politici volavano in mare aperto, malamente anestetizzate ma ancora atrocemente vive. Lo stesso monsignore che, appena pochi giorni dopo il golpe, affermava:

«Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi di fronte ai germi, e nasce così la violenza. I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali.”

Oh certo, una persona squisita, ricordo, strinse la mano a tutte le signore e disse cose molto toccanti sulla difesa della vita. Peccato per quei serve&volley con il Diavolo.

Diffido ancora di più dei convertiti alla difesa della vita come concetto astratto, perchè come tutti i convertiti difettano assolutamente di obiettività e sembrano aver fatto della deprivazione della libertà altrui la propria missione nella vita.
Oggi, giusto per farmi un po’ il sangue marcio, ho letto di quest’altra candidata del PDL, ex radicale convertita al verbo teocon.
Scrive l’Unità:

Educazione sessuale? Mai e poi mai. A scuola meglio parlare di cavoli e cicogne. La cognizione del sesso «creerebbe problemi all’interno delle famiglie, le sole ad avere la titolarità del diritto a educare». E la contraccezione? No a politiche che incentivino l’uso del preservativo. «In Francia come in Gran Bretagna con politiche simili gli aborti sono aumentati, in Italia invece dove la contraccezione chimica è poco diffusa gli aborti sono in diminuzione». Parola di Eugenia Roccella, portavoce del family day e candidata del Popolo delle Libertà. La chiama «una visione antropologica», ed insieme a colleghi come l’ex soubrette Mara Carfagna e Alfredo Mantovano di An laspiegherà agli elettori in un tour in giro per l’Italia.

La famiglia. Certo, a volte in famiglia i bambini ricevono una sana educazione sessuale, comprese le prove pratiche finali con lo zio o l’amico di famiglia. Se sono più fortunati, i genitori gli riversano addosso tutte le personali frustrazioni, ubbìe e complessi. Solo pochi hanno mamme e babbi in grado di dar loro un’immagine positiva e sana del sesso.
Il preservativo. Casualmente esso protegge anche dalle malattie sessualmente trasmissibili. Senza pensare all’AIDS, è sufficiente per evitare lo scolo.
Tra parentesi: come faccia il preservativo a far aumentare gli aborti, a meno che non si rompa, e il non prendere la pillola a far diminuire gli aborti, lo sa solo la Roccella.

Siamo uno dei paesi più ignoranti in fatto di sesso. Gli adolescenti sguazzano nell’analfabetismo genitale più assoluto. Offrire almeno un ora di educazione sessuale nelle scuole, da parte di personale specializzato: psicologi e sessuologi, non sarebbe solo piccolo passo verso la civiltà ma un dovere morale.
Tra l’altro un bambino o ragazzino cosciente dei fatti sessuali è anche più in grado di difendersi dalla pedofilia, sia quella domestica che quella magari da sacrestia.

Questo invece è il neo-oscurantismo clericale che si appresta a rappresentare alle prossime elezioni il centrodestra.
La patetica conta degli embrioni, la gogna medievale per le donne che abortiscono, la colonna infame per i medici che le aiutano ad usufruire di una legge dello Stato, tra mille ipocrite obiezioni di incoscienza. Le visioni antropologicamente insensate di gente che forse ha solo la colpa di non trombare a sufficienza e non sopporta che lo facciano bene e spesso gli altri.
Per non parlare di altre amenità che ci saranno sicuramente riservate nei prossimi giorni nei confronti di gay, coppie di fatto e varie ed eventuali diversità.

E ora godetevi Lorena Berdùn da Crozza (qui la seconda parte del filmato). Immaginate di essere in un paese civile e di saperla insegnare a scuola ai vostri figli ad essere attori sessuali responsabili e a padroneggiare il muscolo pubo-coccigeo. Guardatevi attorno. Non siete sicuramente in Italia. Probabilmente in Spagna.
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