You are currently browsing the category archive for the ‘pornografia’ category.

“Non abbiamo messo le mani nelle tasche dei cittadini” (B., “Greatest Hits”)
I lavoratori tra i 25 e i 34 anni che andranno in pensione nel 2050, riceveranno assegni di nemmeno 1000 euro al mese, meno di ciò che guadagnano attualmente. E stiamo parlando di assoluti privilegiati, ovvero di lavoratori con contratti a lungo termine. Non viene detto cosa accadrà ai precari ma è pensabile che la pensione costoro la vedranno con il lanternino oppure in sogno.
Sentite questa. Grazie alla finanziaria del fiscalista genio, quello specializzato nel passaggio delle patate bollenti alla prossima legislatura, possibilmente di centrosinistra, chi ha investito in titoli di stato come BOT e CCT una decina di migliaia di euro, vedrà andarsene in tasse ben tre quarti del reddito da essi prodotto. Il genio ha partorito un superbollo ad hoc per i risparmi sudati ed investiti in titoli di stato di operai e pensionati:

“Un effetto legato al progressivo aumento del bollo d’imposta sul dossier titoli, che aumenterà subito da 34,2 a 120 euro per arrivare a 150 nel 2013. Con il paradosso che a rimetterci sarebbero proprio i piccoli risparmiatori, perché con l’aumentare dell’esposizione finanziaria l’impatto dell’imposta si diluisce. E così 25mila euro investiti che oggi valgono 432,3 euro netti, sono pronti a scendere a 346,5 dopo la manovra (-20%) e a 316,5 euro nel 2013 (-27%). (“La Repubblica”, 6 luglio 2011)

Stanno pensando anche, sempre applicando le loro pratiche estreme di porno economy, di portare l’aliquota delle rendite fiscali dal 12,50% al 20% ma senza distinguere tra chi specula in Borsa e ha milioni se non miliardi da investire e chi ha messo da parte con fatica il dossierino titoli da dieci o ventimila euro. Ventipercentopertutti, così non si fanno favoritismi. Il principio di proporzionalità proprio non gli entra nella zucca.
E poi tagli indiscriminati ancora ai danni dei Comuni, della Sanità e dei servizi. Questo ovviamente mentre qualcuno cercava di risparmiare con l’inganno 750 milioni di euro di multa da pagare. Pornografia estrema, appunto.
Non hanno messo le mani nelle tasche degli italiani. L’ombrello ormai è out, superato. Ora si va dentro con il pugno, tutto il braccio. E meno male che la spalla funge da finecorsa.

Anche lui non disdegna.

Ecco due vecchiacci che, approfittando del loro potere, dopo averle attirate con il miraggio di una particina in TV e relativo quarto d’ora di notorietà e blandite con qualche ninnolo da quattro soldi ma molto luccicante al posto delle caramelle, palpeggiano, grufolano sui loro seni, toccano e si fanno toccare da giovanissime sconosciute, da ragazzine che potrebbero esser loro nipoti due volte. Sono certa che si offenderebbero ad essere chiamati pedofili ma perché allora si rivolgono  loro  chiamandole “le mie bambine” come fanno quelli dei charter per la Thailandia? 
No so ma, leggendo le testimonianze ai giudici di Ambra e Chiara, le due ragazze appena diciottenni presenti ai bunga bunga eleganti e raffinati dei Compagni di Frequenze, ed appena pubblicate dai giornali, non sembra di leggere nulla di nuovo. 
E’ un filmaccio visto mille volte. Sono scene che è toccato recitare un milione di volte a milioni di donne, a quell’età o disgraziatamente prima, da bambine. Per ottenere un lavoro, per evitare guai peggiori o perché il maiale frequentava casa. Prima la toccatina e poi il premio in denaro. Fai la brava e non dire niente a nessuno. “Che poi zio ti porta al mare”, come canta Carmen Consoli.
Viene da vomitare ma allo stesso tempo fa piacere sapere che c’è ancora chi, in quei frangenti, è capace di  dire no. In un mondo che si dice abitato da ragazzine rotte a tutte le esperienze e pronte a tutto per una ricarica di cellulare, è un sollievo sentire che c’è ancora qualcuna che “quando l’ho visto di persona non me la sono sentita”, ed altre che si sono sentite umiliate ed offese dal bacio della statuetta cazzuta, stupido rito da vecchi impotenti, dalla barzelletta sconcia due volte perché non fa ridere e dal dover partecipare ai giochetti lesbo che piacciono tanto ai contemplativi, organizzati dalle ben più scafate ruffiane di professione, alle quali può toccare in premio non il gingillo acquistato in stock ma il ben più ambito posto in politica. Per quello il copione prevede che ci si debba togliere il reggipetto e le mutande e strofinare il culo in faccia al flaccido.
Ti dirò, potrebbe anche essere una soddisfazione, se si avesse la prontezza di scoreggiare al momento opportuno un bello stufato di fagioli.

“Il Giornale” e “Chi”, da bravi house organ, pubblicano le foto scattate dalle sbarbine invitate a Villa Certosa, la residenza sarda del premier. Scatti asettici ed insignificanti di salotti dall’arredamento pacchiano ma sicuramente costosissimo, bagni superaccessoriati, camere da letto appena rifatte dalla donna delle pulizie, sale da pranzo dall’austerità quasi conventuale, insulsi panorami ritagliati dalla finestra e loro, le sfinzie, la Noemi e la di lei amica del cuore, in posa da foto ricordo della gita scolastica ad Assisi.

Sono foto che non dimostrano assolutamente nulla ma che, secondo Sallusti  e il Signorino Alfonso dovrebbero convincere, senza ombra di dubbio, gli italiani turbati dal Rubygate che nella baia di Marinella, come ad Arcore e Palazzo Grazioli, non accade mai nulla di sconveniente tra il premier e una quarantina in media di ragazze che passano giornate intere a casa sua.
Nessuna immagine hard, nessun missile Topolanek come quello fotografato ai tempi dello scoop di Zappadu nella nostrana Baia dei Porci.
I signori dimenticano che anche i film porno iniziano sempre con un bel salotto, un giardino, una camera da letto in perfetto ordine e i protagonisti rigorosamente vestiti che magari festeggiano il Capodanno. Basta lasciar passare questi noiosi minuti di preparazione e si scatena l’inferno. Insomma, partono i missili.
Ma si, siamo impietosi. Mettiamo a confronto il giovin galletto brianzolo ambizioso ed assetato di successo con il vecchio arrivato in cima all’ottovolante della gloria ma sfatto, enfiato, tumefatto e straripante gorge incipriate e, per giunta, con la cabina che punta ormai giù verso l’abisso, a completarne la parabola esistenziale. La migliore incarnazione del ritratto di Dorian Gray, del decadimento che si dipinge sul volto per colpa di un diavolo che sta cominciando a far arrivare l’avviso di parcella, ben più salata di quelle di Ghedini.
Obiettivamente, a guardarlo, un uomo orrendo. Un incrocio pericoloso tra Zed, Joker, Mister Spock e Mao Tse.

Io ne manderei le immagini 24 ore su 24 a reti unificate, come una Cura Ludovico per i papiminkia. Scommetto che entro pochi giorni comincerebbero a vomitare perfino loro appena lo vedono.
Farei vedere loro tutto il repertorio, l’intera pornografia del loro gargoyle di plastica, di questa mummia che invece di stare zitta ci ammorba di oscenità.
Non solo i primi piani del disfacimento chirugico-plastico, dell’occhio fessurato da mostro di fantascienza di serie B ma le barzellette sconce (quella su Hitler è una barzelletta sconcia, sono morti milioni di persone per colpa di quello lì, deficiente) e le risate su cose delle quali non c’è proprio niente da ridere. Vada allo Yad Vashem, se ne ha il coraggio, a dire che bisogna prenderla con ironia e ridere della Shoah. Un giorno qualche psichiatra forense ci spiegherà perchè lui trovi tanto divertenti gli ebrei nei forni e i desaparecidos buttati giù dagli aerei. Ma forse la spiegazione sta già nel fatto che va d’accordo solo con i nazipadani.

Ti faremo felice. Visto che bisogna essere sempre allegri, al tuo funerale rideremo come matti. Non lo dicevi anche tu che bisogna diffidare di coloro che non ridono? Non avremo nemmeno bisogno di sforzarci. Ci verrà spontaneo. Non riusciremo proprio a trattenerci. Ce la faremo pure addosso.

“L’importante è che abbiano un visino pulito e innocente e a cena indossino un vestitino nero di Armani, possibilmente senza gioielli. L’immagine dell’innocenza scatena la libido.
Ho sempre visto
con quanto disprezzo, anche manifesto e offensivo, tratti le donne in menopausa, tutte quelle carampane eccessivamente truccate e ingioiellate che ti si affollano intorno a migliaia, appiccicose e osannanti, sognanti, adoranti. Anche a loro non hai mai lesinato una barzelletta spinta, anche spintissima, che desse a quelle povere donne sfiorite il frisson della seduzione, dell’avventura col capo”. (Paolo Guzzanti, uno che lo conosce)

“Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. È stato tutto inutile”. (Veronica Lario, che lo conosce ancora meglio.)

Il pornoduce va in onda a notte fonda, come si conviene agli spettacoli osceni. Certe cose non avrebbe il coraggio di dirle alle otto di sera in diretta da Minzolini, visto quante donne ignare del suo odio per la passera over-18 lo votano, così telefona a Leporello-Vespa all’una, come un maniaco qualsiasi. “Aah, aaah, sto venendo”.
Lo scopo è molestare l’unica donna presente, l’on. Rosy Bindi, attirata sapientemente nell’imboscata dall’insetto che ne sa una più del diavolo e del suo collegio difensivo.
Tanto gli uomini (si fa per dire) presenti non oseranno difenderla, visto che non è un modello escort quattro porte superaccessoriata. Difendere dagli insulti di un villano una donna in quanto tale, indipendentemente dall’età e dalla prestanza, è considerato in Italia, dagli omuncoli italiani che fanno tendenza e che parlano in televisione, roba da checche. Così tacciono, oppure al massimo si portano la mano alla fronte, come Pierferdy. ‘Azzo, che virilità!

Un bel “Ma che cazzo stai dicendo, come ti permetti, brutto cafone”, però non sfugge da nessuna delle impavide bocche maschili presenti.

Peccato, c’era da conquistare un bel pezzo di elettorato femminile che avrebbe apprezzato il gesto. Il cavaliere, nel senso di chi è capace di difendere una signora, qualunque signora e non solo un’arrapauccelli in tenuta da combattimento, fa sempre la sua porca figura su donne di qualunque età. Se poi la difende di fronte al drago, è il numero uno.

“Lei è più bella che intelligente. Non mi interessa nulla di ciò che eccepisce”. Quasi schiatta dalla rabbia mentre pronuncia una battuta più vecchia del suo pipino.
Peccato non poterlo vedere in quel momento. Dev’essere sul rosso pompeiano-porpora cardinalizia, con l’adrenalina che pompa stile rave party e il pacemaker che fa gli straordinari, come Stakhanov in miniera con il martello pneumatico.
Poer nano. Credeva di trovare la solita razione di carne fresca e, non trovandola, è andato in bestia. Una crisi d’astinenza in piena regola. Una scimmia che non ti dico. La para dura.

Ingrato, chissà quante signore avanti con l’età, con il cerottone anticaldana menopausica appiccicato sulla chiappa pericolante da cellulite, lo avrannno votato entusiaste. Loro lo amano anche se è vecchio, litiga con l’idraulica ogni sera, è più truccato di una geisha ed ha il brutto carattere del Nano Tremotino.
E pensare che anche la sua figliola grande, poera nana, è più ricca che bella ma noi non siamo così bastardi da ricordarglielo.
In Toscana direbbero, per riassumere: “Bellino, lui.”

Comunque si consoli. Per quanto faccia, dica e urli, anche lui è più ricco che affascinante.

“Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore.
Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione) non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre”.
(Pier Paolo Pasolini, 9 dicembre 1973)

L’orrido sketch della Marcuzzi con il wurstel non è solo l’ennesimo esempio di utilizzo finale degradante della donna in televisione. Non è nemmeno un problema di violazione della fascia protetta, visto che è andato in onda non a caso sulla laida Italia1, vero e proprio canale pornografico istituzionalizzato nell’ambito di una televisione ormai intrinsecamente oscena 24h24.
La scenetta è brutta di per sé, fa un uso pornografico della pornografia. E soprattutto è un insulto all’arte della rappresentazione della fellatio.

La simulazione di qualunque atto sessuale, la sua rappresentazione mimica o parodistica ci perturba molto di più della visione di tutti i primi piani del caso e dell’assoluta veridicità dell’atto, come avviene nel cinema hard.
Moltissime persone e, non meravigliatevi, moltissimi uomini trovano ad esempio osceni gli spot dei gelati, così pieni di allusioni orali.
Il motivo è che nella simulazione non c’è verità né naturalezza né vera disinibizione e, quel che è peggio, gli attori sono sempre consci di commettere qualcosa di proibito, di sporco, di disgustoso. Sono tremendamente imbarazzati, e si vede. L’imbarazzo è contagioso. Anche noi ci troviamo a disagio, ad un certo punto.
Nel porno, invece, gli attori fanno qualunque cosa con estrema naturalezza, dando l’idea di gradire molto ciò che stanno facendo. I migliori attori e attrici hardcore sono sempre stati quelli che trasmettevano allo spettatore l’idea di godere come porci facendo quelle cose.

Il modo in cui la Marcuzzi approccia il simil-fallo è disgustoso perchè è totalmente assurdo e innaturale. Sembra, poveretta, che debba accostarsi al pistolino di un morto, o di un animale o a qualcosa di appena amputato. Altro che gola profonda e clitoride delocalizzato. Gli fa schifo e si vede e ciò spegne automaticamente qualunque segnale erotico dovesse accendersi nello spettatore. Forse, ormai abituata a parlare solo di fase anale ed evacuativa a causa della “regolarità”, ha dimenticato la gioiosa golosità e spontaneità della fase orale.
Insomma, se vi fosse l’Oscar per il pompino più brutto di tutti i tempi, per il modo più offensivo di accostarsi alla sacralità e bellezza del fallo, il premio sarebbe il suo.

Quando la rappresentazione del sesso non riesce ad eccitare, vuol dire che siamo solo di fronte alla volgarità. La volgarità disturba e spaventa, ricaccia l’eccitazione nel profondo impedendogli di sfogarsi con i fuochi artificiali.
Il porno è sgradito al potere perchè è liberatorio. La volgarità invece viene incoraggiata e spalmata ovunque come una melma maleodorante, soprattutto in televisione, affinchè non ci accorgiamo che il vero marciume viene proprio da chi utilizza la volgarità come arma di distrazione di massa.

Come aveva preconizzato Pasolini trent’anni fa, la televisione ha oggi il compito di volgarizzare tutto, di violarci l’anima rendendoci immuni all’indignazione, alla riprovazione non nei confronti del sesso ma della corruzione morale del potere. Un potere che ci considera solo puttane da utilizzare finalmente e da far cagare a comando con l’apposito yogurt.

L’unico dubbio che rimane è questo: è più oscena la Marcuzzi che spompineggia maldestramente un povero ed innocente insaccato in fascia protetta o il TG1 che pratica ogni sera per mezz’ora l’anilictus al padrone della televisione?

P.S. Il commento di Area: “Pensate sempre a male. E’ un po’ imbranata e non sa mangiare i Wurstel”, mi ha fatto venire in mente un episodio divertente a cui ho assistito quest’estate su in montagna, a pranzo in un rifugio in Val Pusteria.
C’era questa donna, al tavolo con marito e due pischelli, alle prese con un wurstel formato gigante come si conviene in terra teutonica.
Lo teneva con due dita, pollice e indice, e con l’altra ha iniziato a spellarlo. Si, proprio così. Dopo aver praticato una rudimentale circoncisione e mantenendo nel corso dell’intera operazione l’espressione disgustata di chi sta compiendo un lavoro infame, ha usato un’orrenda violenza al povero wurstel, la cui pelle veniva strappata via a brandelli e gettata con disgusto nel piatto.
Credetemi, una scena orripilante da far arricciare le dita dei piedi.

Quando studiavo psicologia mi hanno insegnato che osservando le persone a tavola si possono capire molte cose sulla loro vita sessuale. Addirittura si consiglia di osservare attentamente la persona con la quale stiamo cenando la prima volta per capire come sarà a letto. Difficilmente ci si sbaglia. In soldoni, l’amante ideale a tavola mangia lentamente, gustando il cibo con appetito, masticandolo vigorosamente e a grossi bocconi. Non scarta che il minimo indispensabile e ama i sapori nuovi e creativi.
Guardatevi da chi trangugia mezz’etto di spaghetti in tre secondi netti, si mette a sezionare il prosciutto per preparare un vetrino con il grasso, mangia poco condito, beve acqua non gasata e fuori frigo e tocca il cibo con diffidenza.

Per tornare alla spellatrix della Val Pusteria, quale approccio potrà mai avere a letto una così con il membro maschile? Io, fossi il marito, non glielo affiderei.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Mi intrometto volentieri nel dibattito a distanza tra i post di Paolo Barnard “Sono andato a puttane” e la replica di Nicoletta Forcheri “Paolo B va a puttane ed io sono rimasta al palo” con qualche riflessione a margine.

Paolo Barnard ci ha raccontato nel suo post l’avventura con una signorina dell’Est a pagamento, dedicando l’esperienza a noi donne e spiegandoci che si è sottoposto al sacrificio per farci capire che se gli uomini vanno a puttane è perchè noi donne la facciamo troppo lunga e non ci dedichiamo al sesso ludico. Ho riassunto sicuramente troppo e male ma, centrifugando, il succo era quello.
Nicoletta Forcheri gli ha già risposto con uno splendido testo che sottoscrivo parola per parola e che qui applaudo. Nulla da dichiarare dunque? No, qualcosa voglio dirla, giusto per ribadire il concetto espresso da Nicoletta.

Guarda Paolo, sarebbe bellissimo poter sfogare l’uzzolo del momento senza pensieri, senza noiosi e complicati seguiti o addirittura saghe a puntate. La classica botta e via perchè mi andava di farlo e perchè quel tipo mi attizza proprio, non mi fa dormire la notte dalle fantasie.
Purtroppo è verissimo ciò che scrive Nicoletta, e cioè che, se una donna vi fa capire che ci starebbe, magari senza impegno, soddisfatti o rimborsati e amici come prima, voi o fuggite o ci trattate da mignotte. Inoltre, se non siamo ventenni e modello velina, ci tocca in più sentirci considerare delle vecchie troie in calore. Siccome non siamo di plastica e alle umiliazioni siamo abituate fin da piccole ma non riusciamo ancora ad accettarle, preferiamo andarci con i piedi di piombo e magari usare le tecniche che ben conosciamo per cuocervi bene a puntino prima di mangiarvi.
Perchè, scusa, dovremmo correre il rischio di farci umiliare quando possiamo avervi come schiavi a tempo indeterminato? Il bello è che vi lamentate della schiavitù, del legame, del matrimonio ma in fondo non potete farne a meno. Le vostre fantasie di sesso ludico, di botte e via, di sveltine, di donne che non chiedono nulla sono solo un modo per fantasticare ed esorcizzare una libertà che in realtà vi terrorizza.

Eh si, mi devi spiegare perchè, se voi uomini ambireste davvero a questo tipo di logica mordi e fuggi e scacciapensieri, siete poi quelli che, quando una donna vi molla per i più svariati motivi, magari perchè è finita o perchè il primo appuntamento è stato un disastro cosmico, o perchè dopo tanti anni si è trovata un altro che la soddisfa di più, ve la prendete a morte, ne fate una questione da lavare con il sangue e spesso vi dedicate ad uno sport molto di moda e che rischia di diventare più popolare del calcio: il femminicidio.
Gli uomini arrivano a massacrare le ex mogli ed ex fidanzate, compiono stragi stile Columbine, accoltellano, danno di matto. E solo perchè sono stati lasciati, perchè è finita, perchè magari, ironia della sorte, per lei era solo sesso ludico e lui invece si era affezionato come una tellina allo scoglio.

E’ solo orgoglio ferito, oppure l’uomo non sopporta di non essere o non essere più il sole attorno al quale orbita il pianeta donna? E’ una bella contraddizione, non trovi? Noi dovremmo essere le vostre lune, essere buone per una botta contro il muro e poi continuare ad orbitarvi adoranti attorno.
Ricordi la “Carmen”? La sigaraia di Bizet è una donna che pratica il sesso ludico. Si diverte con il bel soldato José e poi trova negli occhi di smeraldo del torero Escamillo un nuovo motivo di interesse e ci si butta senza problemi. Ah, qui c’è un dettaglio importante da cogliere. Quando a noi donne un uomo non interessa più, non esiste più, è terminato, c’est fini, kaputt. “Je ne t’aime plus” grida Carmen a Josè e lui l’ammazza in preda all’ira funesta.
Non è raro che noi donne ci dimentichiamo completamente di vecchi amori, amorazzi e perfino amanti. Li rimuoviamo: hai presente “se mi lasci ti cancello”? Qui è “se non mi piaci più ti cancello”. Per ricordarci certi volti ci vuole una seduta di regressione ipnotica.

E’ questo, temo, che vi fa perdere il lume degli occhi. Perchè voi invece, avete la memoria a lungo termine intasata da ogni gnocca che vi siete fatti, che conservate gelosamente come un collezionista custodisce i suoi gingilli.
C’è una scena de “La Città delle Donne” di Fellini dove Snaporaz visita il castello di Katzone, con una specie di museo memoriale con tutte le fighe conquistate, accuratamente catalogate dal vecchio casanova. Sono addirittura registrati i mugolii e gli orgasmi di ognuna ed ognuna provoca nel vecchio Katzone dolcissimi ricordi e rimpianto infinito. Non ricorda un poco, tra parentesi, il celebre “questa è stata mia, questa anche e pure questa” del nostro satiro del consiglio, raccontato da Jacques Chirac?
Questa smania da collezionisti si unisce a volte a vere e proprie fissazioni tipo anatroccolo di Lorenz al momento dell’imprinting su una donna che vi ha spezzato il cuore e che mai dimenticherete, nemmeno dopo un trauma cranico frontale. E’ la sindrome di “Rebecca la prima moglie”, che nessun’altra potrà mai eguagliare. Siete capaci di torturarvi un’intera vita impedendovi di amare di nuovo perchè lei non vi amato abbastanza o vi ha lasciato. Anestetizzati da una stronza, cantava Elio.

Sarebbe bello, si, dedicarsi al sesso ludico, come i bonobo che nomina Nicoletta. Noi donne per esempio siamo piene di curiosità e spesso ci chiediamo se quello là non sarebbe un amante migliore di quello che abbiamo attualmente. Ci chiediamo come sarebbe il sesso con uno più giovane o di un’altro colore. Tutti questi discorsi sulle meraviglie del Viagra ci fanno diventare ancora più curiose. Qualcuna potrebbe pensare a come sarebbe con una donna.
La realtà però è dannatamente complicata e non è solo questione del sentimento che può sempre metterci la coda.

Per praticare il sesso ludico come lo intendiamo e come lo intendono i bonobo, dovremmo prima sapere cos’è la sessualità, esserne educati e non esserne più terrorizzati a causa di una cultura sessuofobica.
Chi si incarica di insegnarci cosa è il vero piacere sessuale, qual’è il significato di una piena maturità sessuale? Nessuno. La famiglia se ne lava le mani, la scuola idem, i preti non ne parliamo. La società ha interesse a mantenere l’ignoranza sessuale perchè una popolazione sessualmente ignorante è meno libera e più manipolabile. In questo senso la sessualità è rivoluzionaria, come sosteneva Reich.

A colmare la nostra ignoranza rimane la pornografia che è disponibile in grande quantità ma è un’arma a doppio taglio.
Io considero l’utilizzo della pornografia un ottimo mezzo per superare le inibizioni, scoprire il lato ludico del sesso ed impadronirsi di qualche tecnica ma la considero potenzialmente deleteria se essa viene fruita da soggetti sessualmente ignoranti.
La pornografia fa credere all’uomo che le donne siano sempre disponibili, pronte, bagnate e disposte a farsi penetrare in ogni buco. Fa pensare che tutte le donne gradiscano fare sesso di gruppo e se lo stupro lo chiamiamo gang bang non è più una cosa brutta.
Fa perfino credere alle donne che gli uomini siano tutti superdotati, a lunga durata e disposti a praticare lunghi ed estenuanti cunnilingus.
E’ questo l’influsso negativo della pornografia che non sussiste su soggetti coscienti ed educati su cosa è la sessualità e sono capaci di distinguere la fantasia e il gioco dalla realtà.
Come inizia un film porno? Degli sconosciuti si incontrano, raramente si scambiano qualche parola e poi fanno sesso secondo schemi abbastanza triti e ripetitivi. Non è altro che la rappresentazione iperrealistica delle nostre fantasie masturbatorie, condita dalle nostre personali perversioni. Ed esattamente come per le fantasie, lo scopo della pornografia dovrebbe essere quello di divertirci, darci piacere, sfogo e rilassamento. Una sorta di valore aggiunto alla quota di divertimento quotidiano.

Lo ribadisco. L’uomo vorrebbe volare di fiore in fiore senza problemi perchè desidera sfuggire alla dipendenza da un rapporto stabile, senza il quale si sente perduto. Chi pratica il sesso ludico, ne conosco una caterva, ti affligge poi con i lamenti di quanto però in fondo si senta solo e magari ignorato dall’unica che gli interessa e gli si nega.
Questo per dire che il maschio non è meno complicato della femmina in quanto ad affettività.
Anzi, essendo vissuto con l’affettività frenata per secoli penso ci sarebbe tutto un mondo da scoprire.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Dieci ragazze per me, posson bastare. Dieci ragazze per me, voglio dimenticare. Capelli biondi da accarezzare e labbra rosse sulle quali morire, dieci ragazze così, che dicon solo di si.” (Lucio Battisti, 1969, il profeta.)

«Certamente non ha bisogno che qualcuno gli porti le donne. Pensare che Berlusconi abbia biso­gno di pagare 2.000 euro una ragaz­za, perché vada con lui, mi sembra un po’ troppo. Penso che potrebbe averne grandi quantitativi, gratis. Eppoi, Berlusconi ha grande rispet­to per il mondo femminile e nessu­na attitudine a pagare una donna per avere rapporti con lui». (Avvocato Mavalà, 18 giugno 2009.)

Quattro frasi, quattro bugie. Nuovo record mondiale.

“Ancora una volta si riempiono i giornali di spazzatura e di falsità. Io non mi farò certo condizionare da queste aggressioni e continuerò a lavorare, come sempre, per il bene del Paese.” (Il cliente di Mavalà.)

Quando l’essere puttanieri diventa un lavoro usurante e stressante, non sto scherzando.
Anche se, per la verità, circondarsi di venti, trenta, quaranta ragazze convocate organizzando pullman Kässbohrer e promettendo di soddisfare i loro capriccetti con 2000 euro di buoni-spesa pro capite, secondo me non ha più niente a che vedere con il sesso. Soprattutto se ci riferiamo a signori che non hanno più vent’anni e con l’uccello che tira più sul pollo che sull’aquila reale.

L’accumulazione compulsiva di capitale sotto forma di gnocca in quantità industriale assomiglia piuttosto al collezionismo maniacale che affligge i cacciatori che impagliano le loro prede e le appendono in salotto come trofei.
Anche qui niente di romantico. Mostrare i trofei induce i maschi sottomessi a pensare che il dominante se le sia trombate tutte, le gnocche impagliate, ma ovviamente non è così, si tratta di un’illusione.
Le donne non sono altro che un pretesto per il vecchissimo gioco intermaschile del “io ce l’ho più grosso del tuo, gné gné”.
Da giovani si millantano più conquiste di Napoleone. Quando si comincia a far fatica a soddisfarne una, di donne, si rimedia con la quantità esposta in vetrina. Dieci, venti, trenta ragazze. Rigorosamente giovani ed inesperte, così non corri il rischio che ti ridano in faccia. E che ti chiamano Papi non per caso. In fondo il maschio vecchio regredisce ad uno stadio infantile dove si femminilizza e comincia a giocare con le bambole.

Ma è veramente piacevole per il collezionista questo obbligatorio dispiegamento di cacciagione in perizoma e tettine puntute ad uso e consumo dell’invidia dei sottomessi? In un vecchio film commedia anni 60 un ricco industriale dice al protagonista: “La vede questa barca? Io odio il mare, mi fa venire la nausea, eppure sono obbligato a toccare tutti i porti ogni estate. Se ne salto uno, ecco, tutti a dire: “Il Carugati è finito, ha tagliato le spese”.

Le donne come le monete di Paperone, quindi. Magari dopo tanta gnocca qualcuno comincia ad avere la nausea ma non ci si può tirare indietro. Altrimenti qualcuno potrebbe pensare che sono gay.
La mentalità del tipico cliente di Mavalà è costruita sulla famosa barzelletta del campionato mondiale dei pornostar, che forse ricordate.
Ognuno dei concorrenti, tutti famosi divi del porno, viene condotto in una stanza dove sono sdraiate cento stupende ragazze. La gara consiste nel farsele tutte senza intoppi, tutte e cento in un’unica sessione.
Parte il primo concorrente: 1, 2, 3… 10, 11….28, 29, 30….40, 41…ahh, crolla. Secondo concorrente: 30…40…50…60…65, 66, 67….e crolla esausto. Terzo ed ultimo concorrente: parte spedito a velocità incredibile. In men che non si dice se ne fa 50, 60, 70, 80, 90. Alla 94a comincia a sudare, 95, 96…97….98….99, e cade morto. E il pubblico, spietato: ” ‘A frociooo!”

(Il film citato è “L’ombrellone” di Dino Risi, 1963.)

OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Una volta la frase del titolo, vergata in fretta e furia con la bomboletta, la si sarebbe potuta facilmente trovare accanto ai manifesti elettorali o ai seggi. “Vota la topa”, come dire: invece di pensare a cose serie come la politica, distriamoci con il triangolino che ci esalta. La topa invece della politica, come separazione netta ed inequivocabile tra le due. Se pensi alla topa non puoi pensare alla politica, si diceva.
Pensate quindi quando arrivò Cicciolina, eletta parlamentare per il Partito Radicale e fu, non ci crederete, uno scandalo. Nonostante si fosse presentata in foggia quasi virginale al debutto a Montecitorio e fosse portatrice di idee molto avanzate in campo di regolamentazione della prostituzione, la gran pornotopa fu oggetto di vibrata riprovazione da parte dei soliti moralisti. Eppure le pornostar sono le persone più sincere che esistano, perchè non fingono mai, al massimo un orgasmo al quindicesimo coito anale, e ci mettono sempre del proprio, rischiando perfino la pelle.
Di nuovo, quando Moana, la grande Moana, si candidò sindaco di Roma, tutti giù a ridere, e a farsi venire il raschino in gola, compreso l’Andrea Ronchi, allora giornalista della RAI e tenutario di tribune politiche, turbatissimo del fatto che la Signora delle Tope mescolasse ancora una volta la politica e il sesso in maniera impropria.

Siamo ora nel nuovo pietoso millennio e il partito in PVC del presidente del consiglio, schiera alle eRezioni europee uno stuolo di tope corazzate da aviotrasportare a Strasburgo. Requisito fondamentale delle candidate il non saper fare un cazzo: né ballare, né cantare né tanto meno recitare ma essere tutte piazzate nel mondo dello spettacolo.
Tutte rigorosamente raccomandate, dicono i maligni, revisionate e bollinate con il collaudo personale di qualche pezzo da novanta, forse il duce in persona, sprezzante del pericolo rappresentato dall’età.
Alla faccia di Moana e Cicciolina, la topa in politica ormai è imprescindibile e se la politica è spettacolo, il cerchio si chiude.

Ovviamente le tope sono arrivate lì perchè sono laureate in Scienza delle Costruzioni, Fisica delle Particelle (di Sodio) e suonano il clavicembalo e l’ottavino, come recitano inevitabilmente i loro pomposi curricula.
E’ curiosa questa mania di mostrare la laurea tenendola aperta con le ditine e il diploma ben depilato e dilatato. Quanto sarebbe più sincero parlare di settime naturali, predilezione del secondo canale (non quello RAI) e rivendicare doti da gole profonde certificate da apposito attestato, come le care pornostar di una volta.

Cicciolina e Moana erano delle rivoluzionarie, a loro modo, ma non funzionarono in politica perchè erano sincere ed oneste e lo prendevano veramente.
Le Bondi-girls, le deputate per caso, forse funzioneranno benissimo perchè non fanno sul serio, simulano, soprattutto la preparazione politica. E probabilmente, nel momento della verità, usano una controfigura, una body double.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Una volta la frase del titolo, vergata in fretta e furia con la bomboletta, la si sarebbe potuta facilmente trovare accanto ai manifesti elettorali o ai seggi. “Vota la topa”, come dire: invece di pensare a cose serie come la politica, distriamoci con il triangolino che ci esalta. La topa invece della politica, come separazione netta ed inequivocabile tra le due. Se pensi alla topa non puoi pensare alla politica, si diceva.
Pensate quindi quando arrivò Cicciolina, eletta parlamentare per il Partito Radicale e fu, non ci crederete, uno scandalo. Nonostante si fosse presentata in foggia quasi virginale al debutto a Montecitorio e fosse portatrice di idee molto avanzate in campo di regolamentazione della prostituzione, la gran pornotopa fu oggetto di vibrata riprovazione da parte dei soliti moralisti. Eppure le pornostar sono le persone più sincere che esistano, perchè non fingono mai, al massimo un orgasmo al quindicesimo coito anale, e ci mettono sempre del proprio, rischiando perfino la pelle.
Di nuovo, quando Moana, la grande Moana, si candidò sindaco di Roma, tutti giù a ridere, e a farsi venire il raschino in gola, compreso l’Andrea Ronchi, allora giornalista della RAI e tenutario di tribune politiche, turbatissimo del fatto che la Signora delle Tope mescolasse ancora una volta la politica e il sesso in maniera impropria.

Siamo ora nel nuovo pietoso millennio e il partito in PVC del presidente del consiglio, schiera alle eRezioni europee uno stuolo di tope corazzate da aviotrasportare a Strasburgo. Requisito fondamentale delle candidate il non saper fare un cazzo: né ballare, né cantare né tanto meno recitare ma essere tutte piazzate nel mondo dello spettacolo.
Tutte rigorosamente raccomandate, dicono i maligni, revisionate e bollinate con il collaudo personale di qualche pezzo da novanta, forse il duce in persona, sprezzante del pericolo rappresentato dall’età.
Alla faccia di Moana e Cicciolina, la topa in politica ormai è imprescindibile e se la politica è spettacolo, il cerchio si chiude.

Ovviamente le tope sono arrivate lì perchè sono laureate in Scienza delle Costruzioni, Fisica delle Particelle (di Sodio) e suonano il clavicembalo e l’ottavino, come recitano inevitabilmente i loro pomposi curricula.
E’ curiosa questa mania di mostrare la laurea tenendola aperta con le ditine e il diploma ben depilato e dilatato. Quanto sarebbe più sincero parlare di settime naturali, predilezione del secondo canale (non quello RAI) e rivendicare doti da gole profonde certificate da apposito attestato, come le care pornostar di una volta.

Cicciolina e Moana erano delle rivoluzionarie, a loro modo, ma non funzionarono in politica perchè erano sincere ed oneste e lo prendevano veramente.
Le Bondi-girls, le deputate per caso, forse funzioneranno benissimo perchè non fanno sul serio, simulano, soprattutto la preparazione politica. E probabilmente, nel momento della verità, usano una controfigura, una body double.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Flickr Photos

onlookers

Renzistein Junior

Von Trierweiler's Nymphomaniac

Eurodeliri

Altre foto

Blog Stats

  • 82,446 hits

Categorie