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Ovvero: una settimana senza Silvio.

Se agli Academy Awards esistesse la categoria “Miglior Corto di Regime”, questo video tratto da “Porta a Porta” vincerebbe di sicuro l’Oscar 2012.

Bruno Vespa, dopo la caduta del Caligola della Brianza, disarcionato una settimana fa da una triangolazione di fuoco incrociato istituzionale mentre era in sella alle sue numerose cavalle, ha pensato di mettere assieme, in memoriam delle suddette, questo stucchevole servizietto tutto fra donne che dovrebbe in teoria renderci tristi ma in realtà ottiene l’effetto esattamente opposto.

Un’inviata affranta, ma così affranta che non le sembra ancora vero, visita gli uffici delle ministre in smobilitazione coatta, intente a riempire gli scatoloni d’ordinanza con il nulla del loro operato, il niente accumulato sugli scaffali e la fuffa delle loro iniziative.
Per le signore l’intimo non è di seta e pizzo ma di sfratto. C’è la Meloni, che pare le sia appena morto il gatto sbranato da un rottweiler, che si compiace di aver resistito per ben quasi quattro anni (l’importante  è partecipare); la Brambilla con i quadri intonati al capello ad alta visibilità; la Prestigiacoma che, da perfetta padrona normanna, fa l’unica cosa intonata con il suo doppio filo di perle: gli onori di casa al suo successore (l’importante è finire). Poi la mia preferita, la Bernini, l’ultima arrivata, che sembra una bambola gonfiabile con la parrucca finita troppo in avanti e le guance sul punto di esplodere per un eccesso di atmosfere. Tutte a riempire le scatole dopo averle rotte per anni. Manca la Carfagna, perché questo è un servizietto per le fedelissime, non per tutte.
Nonostante la reggimicrofono si sforzi di fare la telecronaca di una tragedia tipo Vermicino e il lancio di lacrimogeni musicali (Charlie Chaplin, mentre sarebbe stato più adatto un bel Chaikosvkij)  non si riesce proprio ad intristirsi. Anzi, guardando il video ci viene un sorrisetto di traverso che è un po’ Gioconda e tanto Marchese de Sade e dopo un po’ è pura gioia.

Forse è anche un problema di montaggio. Non ci vuole un Kubrick per capirlo. Iniziare con la Gelmini che fa gli scatoloni, riempiendoli delle macerie della scuola pubblica e dei neutrini con i quali fa giocare sua figlia, perché se ne deve andare, è un’immagine che ti rimetterebbe di buon umore perfino dopo aver visto l’episodio del gattino di “Allegro non troppo”.
Fate la prova. Guardate prima Bruno Bozzetto e poi le ministre che smammano. Supererete non solo la tristezza e le lacrime causate dal fatale “Valse Triste” di Sibelius ma non escludo che guariate perfino dall’eventuale depressione che vi affliggeva da anni e che non riuscivate a sconfiggere con i farmaci più all’avanguardia.
Ne parla anche Non leggere questo blog.
La barzelletta, l’aneddoto, chiamiamolo come ci pare, di Sacconi. E vabbé, il delirio di un tizio che sembra survoltato da chissà quale sostanza – visto quanto si agita? – e reduce probabilmente la sera prima dalla visione annebbiata di “Flavia la monaca musulmana”. Sono miserie da vecchi dai neuroni morenti. 
Piuttosto io ho notato Bonanni, lì a fianco, che non ha battuto ciglio. Ecco, un pensierino, un leggerissimo sfanculamento anche per lui non guasterebbe. Per par condicio.
Vado a dar di rota alla vecchia Guillottin.
“Siamo tutti spiati”, urlava ieri il nanaccio dal solito palchetto da imbonitore congressuale, brandendo come una katana uno dei suoi più spompati deliri, quello di persecuzione. Dopo il presidente operaio, il presidente pompiere ed il presidente protettore civile, ecco il presidente paranoico ossessionato dalle cimici che si arrampicano sui muri e dalle reti invisibili di controllo che alieni malvagi, magistrati e comunisti hanno steso per tenerlo d’occhio. Un nuovo pupazzetto dipinto a mano da aggiungere ad una collezione che fa invidia a quella dei Puffi.

Ancora una volta un “tutti” usato come arma impropria, una generalizzazione che semplifica il concetto annullandolo nella propaganda. Per la cronaca, le persone sottoposte ad intercettazione telefonica in Italia sono, secondo un calcolo delle agenzie competenti, ventiseimila. Che diventano, per il moltiplicatore di pani e cimici di Arcore, sette milioni e mezzo di cittadini.

Come al solito il nostro usa un suo problema personale per convincere gli italiani di averne uno simile anch’essi. Non essendo riuscito a farli diventare tutti fantastiliardari come lui, pensa di cavarsela, come premio di consolazione, con la coccarda “Anche tu intercettato come me.” Naturalmente qualche papiminkia suggestionabile che si convince di essere anch’esso spiato come il capo volete che non salti fuori? “Si, si è vero, è una vergogna, siamo tutti spiati, Silvio ha ragione”, dicono appaludendo con le manone.

La menzogna del pupazzetto contiene come al solito una verità. In Italia è vero che si è spiati ma non dalla magistratura, che se lo fa ha sempre i suoi buoni motivi e per giunta legali, per esempio perchè pensa che siamo dei delinquenti in procinto di commettere un reato e cercano di impedirci di perpetrarlo. Con le probabili vittime che magari anticipatamente ringraziano.

Premesso che, fin dai tempi di Caino e Abele, chi fa parte del Potere è sottoposto al controllo dei suoi simili di casta e che la battaglia per il potere è da sempre combattuta a colpi di dossier, noi comuni cittadini siamo più facilmente spiati, o meglio schedati, che è la parola giusta, per altri motivi e da organismi tutt’altro che limpidi e regolari che niente hanno a che vedere con la magistratura che fa il suo mestiere contro il crimine.
Nei decenni passati, giusto per fare un poco di storia, chi faceva politica ed era iscritto ad un sindacato (a quel sindacato), veniva automaticamente schedato, cioè finiva nella lista nera. Nelle piccole e grandi fabbriche, c’era sempre modo di sapere chi era comunista. E, ovviamente, le idee politiche sono un fatto privato, sono dati sensibili che non dovrebbero interessare al datore di lavoro, soprattutto come scusa per licenziarti.
Poteva perfino succedere che certi politici locali andassero a spulciare le liste delle firme raccolte in piazza da un partito per vedere se c’era il figlio di tizio o di caio e in quel modo dare un parere all’imprenditore desideroso di conoscere le opinioni politiche di un neoassunto.

In occasione della recente campagna denigratoria contro il direttore di “Avvenire”, caduto sotto le grinfie degli “inglorious bastards” che scrivono sugli house organ di famigghia, si è riparlato della possibilità che anche l’essere omosessuali o il frequentare persone ed ambienti omosessuali possa costituire da sempre motivo di schedatura.

A parte le schedature politiche, i cittadini sono sotto osservazione continua delle telecamere poste ovunque, anche nei luoghi pubblici. Sono torturati ad ogni ora del giorno da telefonate moleste di gente che vuole vender loro qualcosa.
Il ministro sassofonista acchiappamafiosi vuole addirittura mettere in tutte le principali stazioni ferroviarie i body scanner, quelli che ti guardano dentro le mutandine per vedere se ci nascondi una pistola o sei solo contento di vederlo.
Ovviamente la scusa è che bisogna difendersi dal terrrrorismo interrrrrnazionale, quello con tutte le errre, che magari lancerebbe una Freccia Rossa a bomba contro l’ingiustizia, e non perchè magari chi fabbrica quegli aggeggi vuole fare l’affarone con la grande Meretrice che è lo Stato committente.

Ormai lo sanno anche i sanpietrini che queste norme antiterrorismo che scimmiottano il famigerato “Patriot Act” degli Stati Uniti, non servono contro il terrorismo (che viene fuori a comando quando, come la serva, serve) ma per controllare meglio i cittadini nei loro movimenti ed azioni. Anvedi mai che crollino tutte le Borsacce all’unisono e scoppino tumulti. Con la scusa del terrorismo gli scateniamo contro i Robocop e li immobilizziamo con i pungoli elettrici che avevamo già pronti dai tempi di Bin Laden.

Al Grande Protettore della privacy dei cittadini pronto a disfare la Costituzione pro domo sua chiederei, inoltre, perchè io, mentre sto esercitando le mie funzioni di segretaria e telefono per conto della mia ditta al call center di un fornitore di energia per sbrigare una pratica amministrativa, devo dare le mie generalità comprensive di codice fiscale (non la partita IVA della ditta, badate bene, il mio codice fiscale) senza potermi opporre alla richiesta, altrimenti la pratica non va avanti? Che gliene fotte ad Enel o alla Telecom di chi materialmente sbriga un lavoro aziendale per conto del suo datore di lavoro?

A proposito, sapremo mai la verità sui dossier Telecom, sull’Agenzia di Tavaroli e compagnia bella? Sull’uso illegale di intercettazioni telefoniche fatto per conto del centrodestra allo scopo di fottere i politici di sinistra? Sui nastri che arrivano sul tavolo di Silvio grazie ai buoni servigi dei parenti?
Con la legge contro le intercettazioni, i magistrati non potranno più di fatto usare le intercettazioni e tentare di sventare crimini in divenire.
I giornalisti non potranno più raccontare le meschinità e la delinquenza della classe dirigente.
Siamo sicuri che le agenzie illegali non continueranno a spiare come e più di prima in nome e per conto di chi comanda ormai in maniera assoluta? Non è che non vogliono le intercettazioni. Vogliono poterle fare solo loro.

“D. Le sembra normale che un ministro compri case gestite dai suoi dipendenti e aiuti costruttori amici per ottenere lavori scontati?
R. I favori li ho fatti come persona, non come ministro. Io sono una persona corretta.”
(Pietro Lunardi* v. 2010)

Non so a voi ma a me ricorda Nicole/Melanie Griffith nel film di Woody Allen “Celebrity”, colei che dice, accingendosi a compiere adulterio orale: “Il mio corpo appartiene a mio marito, ma quello che faccio dal collo in su è tutta un’altra storia.”

*Il problema è che è lo stesso simpatico ministro che nel 2001 affermò: “Con mafia e camorra bisogna convivere e i problemi di criminalità ognuno li risolva come vuole.”

Questo della destraccia berlusconiana è un governo moderno e proiettato nel futuro, non c’è che dire. La ministra della (D)istruzione, dopo il revival del grembiule, vorrebbe riesumare gli ormai mummificati Remigini, seppelliti tanti anni fa da una riforma scolastica che mirava a far assomigliare il sistema educativo italiano a quello degli altri paesi civili anticipando, tra le altre cose, l’inizio delle lezioni alla metà di settembre.
Spiego un attimo cos’erano i Remigini, per coloro che non hanno il piacere di avere più di quarant’anni. Negli anni sessanta si andava a scuola il primo ottobre, giorno di San Remigio, appunto, con la cartella, il grembiule ed il fioccone e i Remigini erano le reclute, quelli della prima elementare, strappati alle calde piume della chioccia e arruolati in lacrime nel mondo della scuola.

La motivazione addotta dalla ministra per il grande ritorno del 1° Ottobre è surreale, “perchè ne beneficierebbe il turismo”, ma bisogna capire che è l’unica che poteva venire in mente a Maria Stella, giovane vecchia nata nel 1973 ma con la convinzione di vivere ai tempi del libro “Cuore”.

Ora, notoriamente gli alberghi straboccano di prenotazioni nella seconda quindicina di settembre, come no? Una stagione nella quale, quando non piove, se vuoi andare in spiaggia ci devi andare con il piumone e in montagna girano già i cani da slitta.
Si ma c’è il turismo delle città d’arte e quello nel caldo Sud dove è (quasi) sempre estate. Non può essere questa la motivazione, dato che quello è un turismo che si spalma su tutto l’anno e non si concentra necessariamente d’estate.
Quindi? Gli scolaretti lavorano per caso nelle cucine degli hotel e fanno la stagione estiva come bagnini e camerieri per cui è necessaria la loro presenza nel settore turistico fino all’ultimo giorno?
Forse lo faremmo per i turisti stranieri? No problem, alla metà di settembre rivarcano il Brennero perchè hanno i figli da mandare a scuola. Loro.
Ci sono, Maria Stella pensa che i bambini restino in vacanza con i loro genitori fino al 30 di settembre come una volta.
Capirai, causa ristrettezze, le famiglie non riescono nemmeno a farsi più una settimana intera al mare o in montagna ma solo qualche mordi e fuggi nei weekend e lei pensa di vivere ancora ai tempi della quindicina abbondante alla Pensione Miramare a Rimini. Marito in città e moglie e figli in vacanza. Agosto, moglie mia non ti conosco. Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia, stesso mare. Il Boom economico.

“Perchè ne beneficierebbe il turismo”. Mi sono stufata. Chi scopre quale sarebbe questo fantomatico beneficio per il turismo, vince un prezioso e originale salvadanaio in acciaio zaponato marcato “Cassa di Risparmio” risalente ai tempi dei Remigini, contenente una cinquecento lire d’argento. Roba da far fare i goccioloni di nostalgia alla ministra.

La mia amica Galatea, commentando il viaggio nel tempo della Gelmini con San Remigio come Virgilio, propone, già che ci siamo, di abolire del tutto la scuola. Tanto oramai una nazione di acculturati non serve più a nessuno.
Sono d’accordo. In ossequio anche al “Programma di Rinascita Nazionale” che prevede l’abolizione del titolo di studio, Angelino e Maria Stella potrebbero cucinarci al wok un bel condono educativo con promozione assicurata per tutti già all’atto della nascita e, per svogliati, ripetenti e zucconi, un bel “Lodo Somaro” che elimini quell’odiosa diseguaglianza tra studiosi e non.
Prima di autocertificarci tutti analfabeti di ritorno, alla faccia della Montessori, di Don Milani, del maestro Manzi, della Riforma Berlinguer e di tutti i disperati tentativi di disincrostare la tenace ignoranza italica e prima di eliminare la “Squola” con una bella carica di C-4 ideologico, propongo di nominare Ministro, al posto della fallimentare Gelmini, l’unico veramente competente in materia: Renzo Bossi.

Dalle parti di Imperia si è sempre detto che Claudio Scajola è una specie di vicerè, di signorotto feudale che controlla politicamente tutto il controllabile. Si è sempre detto che ad Imperia non muove foglia che Scajola non voglia.
Certo che quando il signorotto, da gloria locale, è stato promosso a ministro grazie al termovalorizzatore di scorie democristiane tossiche denominato Forza Italia, ne ha combinate di belle.

“Si è dimesso un ministro capace” ha detto il nano imbellettato commentando l’odierno addio forzato di un suo fedelissimo. Capace di tutto, aggiungerei io.
In un ideale “Greatest Hits” commemorativo del due volte ministro e due volte dimissionario per colpa sua (un record non mondiale ma galattico) ce ne sarebbero da citare di queste sue clamorose dimostrazioni di (in)capacità.
Anche se il Tafanus ha riassunto con grande cura e dovizia di particolari l’intera Scajoleide, ovvero l’epopea di un castaman spinto con le spalle al muro da chi ha ancora il viziaccio di andare a perseguire la corruzione e le esagerazioni di una casta talmente vorace da far impallidire un branco di squali, giova ricordarne almeno tre pilastri fondamentali: l’appellativo di “rompicoglioni” rifilato al povero Prof. Biagi, poi assassinato dalle BR, causa delle sue prime dismissioni, la sua demenziale gestione da ministro degli interni dell’ordine pubblico durante il G8-mattanza di Genova ed infine la celebre definizione, captata in un TG1, delle centrali nucleari di “terza generazione e mezza”.

Non so se ci siamo liberati di Scajola per sempre. Visto che è già stato ripescato una volta non mi meraviglierei che ce lo ritrovassimo tra un po’ in un altro ministero, quello dell’Impunità, magari.
Non dimentichiamo che fino alla scorsa settimana il nano bistrato lo aveva esortato a “non mollare” e a tenere duro”, come si conviene a chi è abituato da decenni a farla franca e a considerare le infrazioni al codice penale come medaglie al valore.
Se ora si è dimesso bisogna proprio che la faccenda stesse diventando grossa e collosa come un immenso blob in grado di ingoiare l’intero governo.

In altri paesi ci sono stati ministri dimissionari perchè non avevano pagato i contributi alla colf, o che avevano omesso di pagare il canone della tv di stato.
Qui si parla di un appartamento da 900.000 euro con vista sul Colosseo, quindi non certamente un bilocale dello IACP, pagato (dice Scajola) 600mila e gli altri trecentomila non si sa da chi. Occhio ragazzi, in Italia gira un maniaco che si diverte a pagarvi un terzo dell’appartamento a vostra insaputa.
Secondo gli inquirenti la faccenda sarebbe meno fantasiosa e ben più banale. Si sospetta che i 300mila in nero, in assegni di piccolo taglio, siano stati pagati dagli intrallazzatori del Sistema degli Appalti sotto inchiesta da mesi.
Noi ministri siamo fatti così. C’è chi si accontenta dei SUV discount e chi invece punta all’appartamento in zona extralusso.

Di fronte a tale sfrontatezza, perchè solo di questo di tratta a meno di voler sposare la tesi dell’idiozia, di fronte a chi vuole rivendicare a tutti i costi il privilegio di una casta spudorata e cialtrona, ci si può solo rallegrare della dipartita dell’ex ministro. Si può gioire al punto da brindare con uno spumantino brut. Una bottiglia di champagne no, sarebbe sprecata.

Purtroppo Scajola non è l’unico castaman che ci ammorba e per uno che si leva dai cosiddetti, altri ne verranno. Sappiate che, mentre il governo vi tartassa con l’autovelox e l’etilometro e vi toglie i punti sulla patente per una birretta d’accompagnamento alla pizza serale, tutte cose sacrosante per impedire la piaga delle morti sulle strade, ha appena varato un emendamento di modifica al codice della strada che prevederà l’immunità dei conducenti delle auto blu dalla decurtazione dei punti della patente. In pratica, per gli autisti della casta licenza di correre e di scorrazzare in lungo e in largo i cialtroni in auto blindata. Perchè loro devono arrivare presto, dice.

Questo è il governo della casta nanofila, spudorata e cialtrona. Forte con i deboli e debole con i forti. Sempre attento a mantenere le distanze tra chi secondo lui conta e chi non conta.
Il governo capitanato da chi si lamenta che in Italia c’è fin troppa libertà di stampa. Fin troppa, capite.
Ecco, mi raccomando, non provate a spiegare quest’ultimo concetto berlusconiano ad un americano a casa vostra. Don’t try this at home. Non capirebbe mai ed è anche pericolosissimo, potrebbe scoppiargli la testa.

Le mie preghiere non sono state ascoltate. Non c’è niente da fare, è più forte di lui. La sindrome di Maria Antonietta assieme ad una superficialità da sciuretta che fa shopping in Montenapo, noto effetto collaterale da eccesso di zeri in banca, ed al proverbiale “ottimismo di patata”, hanno sempre effetti devastanti su di lui:

Il premier Silvio Berlusconi ha visitato nel pomeriggio di martedì la tendopoli di San Demetrio, un piccolo centro vicino L’Aquila dove sono presenti diverse centinaia di sfollati a causa del sisma. Il Cavaliere ha più volte rivolto un invito alla popolazione: «Noi stiamo facendo l’inventario delle case, voi intanto prendetevi un periodo, è quasi Pasqua ed è la bella stagione, andate sulla costa, al mare: paghiamo tutto noi». «Una volta che lo Stato è vicino – ha esortato Berlusconi – fate così, andate al mare, sarete serviti e riveriti fidatevi: avete l’assistenza di tutti gli italiani». Berlusconi ha dunque insistito a non restare nelle tende, ma a spostarsi «sulla costa, è a un’ora di autobus, facciamo tutto noi». A dei bambini che lo salutavano, Berlusconi ha detto: «Fate i bravi, voi, dite alle mamme di portarvi al mare che ci sono degli alberghi che vi aspettano». Poi, rivolgendosi a una signora sulla quale erano visibili i segni di una lunga permanenza al sole, il Cavaliere ha detto: «Mi raccomando, mettete la crema solare».

Prima di pensar male, che questa uscita facesse parte della clownterapia di cui parlava Evita Carfagna in visita anche lei alla tendopoli ed in piena foga da baby kissing?

Sono cattiva, lo so, ma voi mettetevi nei panni di chi ha perso tutto: persone care, la casa, tutti i suoi averi, i ricordi, le proprie cose, è ancora terrorizzato, affamato ed infreddolito e si sente suggerire ‘ste minchiate, come la proposta Schifani ai senatori di devolvere ben 1000 euro dalla loro diaria mensile a favore dei bambini (agli adulti, come sempre, niente).
Cazzo, gliene restano almeno altri 12.000 in saccoccia! Se po ffà. Oppure il nano che fa l’orgoglione con Obama e dice “No grazie, facciamo da soli, caso mai rifateci le chiese.”
L’unica cosa adatta da diffondere con gli altoparlanti in questi casi, per placare gli animi, sarebbe il Corso Avanzato di Bestemmie.


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Le pregevoli statuine a grandezza Oscar dei ministri dell’attuale governo che vedete sono state commissionate al noto artigiano presepista Genny Di Virgilio di San Gregorio Armeno, Napoli, dal ministro Carfagna, che ha pensato di regalare a ciascun collega una statuina che lo raffigura. Notare il Brunettino a grandezza naturale in primo piano.

Peccato, avessero avuto una base semisferica ci si sarebbe potuto giocare a Subbuteo.
Mi accontenterò di pensare ad una palla da bowling e ad un tiro alla grande Lebowski.

http://www.metacafe.com/fplayer/978697/the_big_lebowski_jesus_quintana.swf

***
Un anno fa su questo blog: “Che bella la TV al plasmon!”


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sola (sòla) s.f.
RE centromerid. Sinonimi FO pacco gerg. AU bidone gerg. AD truffa CO bidonata gerg. , imbroglio, raggiro, fregatura.

Molto spesso, ripensando ad un film che alla prima visione non ci ha entusiasmato, capita di trovarci comunque qualche lato positivo, almeno un paio di momenti memorabili per i quali varrebbe quasi quasi la pena di rivederlo.
A distanza di una mesata dalla visione di “Quantum of Solace” non sono ancora riuscita a rivalutarlo da quella gigantesca sòla che mi è parso.

L’anno scorso l’avvento di Daniel Craig come nuova incarnazione di Bond era parsa una gran bella trovata. Ironico, sanguigno, strafottente ma anche umano fino al punto di prendersi una colossale scuffia per la strafiga di classe Eva Green senza vergognarsi di esternare i propri sentimenti.
Un Bond che nel finale imbracciava il pistolone e sparava la famosa frase “My name is Bond, James Bond”, con la spietatezza di un Ispettore Callaghan, facendo presagire sfracelli nell’inevitabile seguito.

Ora che il seguito l’abbiamo visto, che dobbiamo dire? La trama di “Casino Royale” era avvincente, il film funzionava come ritmo, bilanciando scene d’azione e momenti di pura sceneggiatura basata su dialoghi ben scritti. Il cattivo era intrigante, quasi altrettanto fascinoso del suo rivale, l’esotismo era ben contenuto e funzionale alla storia. C’erano momenti fortemente ironici e, come ho avuto modo di far notare, persino echi tarantiniani.

“Quantum of solace” non è niente di tutto ciò. Bond è in piena elaborazione del lutto per la morte di Vesper e, va bene, siamo comprensivi. Però si poteva far durare la depressione non più di un tempo cinematografico.
Oppure tanto valeva ammettere che le svergate sui gioielli di famiglia subite in “Casino Royale” avevano fatto più danno del previsto.
In questo film Bond è più casto di un Formigoni d’annata. Appena un accenno ad una scopatina con una delle Bond girl più sciape di tutti i tempi, quella rossocrinita. Con la Bond girl principale, una brunetta che assomiglia straordinariamente alla Carfagna, niente, solo un bacetto a fine corsa.
Se il vecchio Bond di Sean Connery è un miracolo non sia morto di AIDS perchè si trombava tutto ciò che respirava ed era di sesso femminile nel raggio di venti chilometri, il Bond di Craig sembra sotto tutela da parte di una fidanzata gelosa.
Decisamente, se l’anno scorso avevamo perso in tante la testa per il fascinoso Craig, quest’anno, guardandolo amminchiarsi nel ricordo della povera Vesper e catafottersi giù dai tetti come Wile Coyote, almeno a me ha lasciato totalmente indifferente. Come quando il dentista ti fa la tronculare per canalizzarti il molare. Niente, orgasmogramma piatto.
Anche la consegna di tenere per quasi due ore il broncio, come se Bond fosse stato colpito da una paralisi del settimo, fa la sua parte. Craig non è solo un bonazzo, è un ottimo attore ma va lasciato libero di usare le espressioni facciali. Altrimenti diventa un baccalà. Affascinante ma baccalà.

La trama di “Quantum of solace” (che razza di titolo è questo?) è un dettaglio. La storia si perde senza mai prendere vita tra troppi inseguimenti di macchine, che ormai hanno stracciato i cabbasisi, lotte corpo a corpo da cartone animato dove al massimo ci si sgualcisce la giacchetta, i salti da un tetto all’altro con sbattimenti contro legno, acciaio, pietra senza che nessuno si torca un capello, mentre per molto meno, nella realtà, si celebrano funerali.
Troppe corse per minuti e minuti senza nemmeno un poco di fiatone, inutili le cartoline dal Palio di Siena e dalle cave di Carrara (forse un omaggio all’espressione marmorea di Bond, tenuta per tutto il film?) e un eccesso di esotismo a tutti i i costi.

Delle Bond girl, una e due, abbiamo detto. Trascurabili. Il cattivo Mathieu Amalric è un succedaneo di cattivo, un cattivello, un cattivuccio da quattro soldi. Peccato perchè l’attore francese è capace di ben altre corde.
M ha rotto le palle con l’essere incazzata con Bond per tutto il film. Lo licenzi e basta. C’è sempre Scaramella, da mettere al suo posto.
Caliamo un velo pietoso sugli attori italiani coinvolti nel pasticciaccio brutto. Giannini finisce nel cassonetto ed è la giusta fine per un personaggio inutile come il suo. Quando ho visto Lucrezia Lante della Rovere ho seriamente temuto che saltasse fuori anche Luca Barbareschi. Per fortuna l’abbiamo scampata.
Non si salvano nemmeno la sigla iniziale e la canzone del film. Fanno obiettivamente cagare.

Se proprio deve continuare l’Era Craig sarà meglio, per il prossimo film, che Bond ritorni quello che era: un cinico ed insopportabile maschilista come Connery. Altrimenti, per provare qualche brivido erotico, noi spettatrici saremmo costrette a continuare a preferire Montalbano.


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Per noi che abbiamo vissuto l’era A.B. (avanti Berlusconi) e ricordiamo un mondo dove la politica non era solo avanspettacolo e peep-show di quart’ordine ma qualche volta ci donava una bella commedia, un dramma o addirittura un’eschiliana tragedia, è inevitabile fare confronti tra gli attori di allora e quelli attuali.

Non sto dicendo, come è tipico dei vecchi, che allora fossero tutte rose e garofani: anzi, con quello che ci sono costati i garofani, sentiamo ancora male dalle parti del portafoglio.

Oggi Lui dice che Mani Pulite ha interrotto il flusso del progresso e c’è da capirlo.
Non si può dire che non sia riconoscente verso i suoi antichi mentori. Fu grazie all’intenso profumo del garofano rosso che Silvio consolidò il suo monopolio mediatico. Chissà senza Mani Pulite e Tonino dove sarebbe arrivato. Grande Impresario Unico dell’Universo e pure di quelli paralleli e tangenti?

Non è pura nostalgia del passato. Ho l’impressione che gli attori politici di allora, anche quando erano piuttosto improbabili come candidati mantenessero una freschezza e dignità che oggi appare scomparsa. Mi riferisco soprattutto alle attrici.

Una delle cose che più mi fa rabbia dei berlusconidi che ci hanno colonizzato moltiplicando i loro baccelloni, è l’idea che hanno della donna in politica. Se avete modo di discutere con loro dell’argomento, appena sentirete il suono della monetina che cade nel distributore automatico di banalità, partiranno con il dire che le donne di sinistra sono racchie mentre quelle di destra, le loro, sono “belle e intelligenti”.

La destra, soprattutto quella berlusconide, ha un’idea puramente decorativa della donna. O meglio, apprezza le qualità intellettuali ma solo ed esclusivamente se si accompagnano alla gnoccaggine e se si mantengono entro i limiti di una laureetta in lettere o giurisprudenza e a qualche diplomino di belle arti o conservatorio. Una laurea in astronomia o un Nobel per la medicina cominciano ad essere difetti parecchio fastidiosi e infatti, se gratti, è capace che le astronome e le scienziate siano pure di sinistra.
Insomma, una donna ha voglia a dirsi di destra e dormire con la biografia della Thatcher (che pure era racchia come solo un’inglese racchia sa essere) sotto il cuscino ma, se non ha la sesta naturale, all’uomo di destra sorge il dubbio che possa essere di sinistra o astronoma e gli si ammoscia.

Semplicemente le politiche che non considerano il tacco stiletto e l’autoreggente come strumenti essenziali di dialettica, non riescono a rassicurare abbastanza gli uomini di destra della loro eterosessualità.
Gli ultimi spiacevoli accadimenti in terra austriaca hanno dimostrato che il binomio destra-omosessualità è una spina nel fianco di tanti nerboruti ubermenschen frocionazisti tendenti ad eccitarsi più con l’afrore degli spogliatoi di rugby che con lo Chanel N°5 .
Ecco quindi spiegato il dileggio nei confronti della sinistra che candida Luxuria e l’elogio della giarrettiera e delle camicette nere della rivoluzione, addirittura elette ministre senza portafoglio e forse senza mutande.

Il concetto di ministra più decorativa che adatta all’incarico, tipico degli ultimi governi berlusconiani, assomiglia molto a quello della Bond girl cinematografica. Anzi, in questo caso la chiameremo , in omaggio al vate di Fivizzano, Bondi girl.
La Bond Girl, nei film di 007 ha una sola funzione. Rassicurare Bond della sua eterosessualità, scoparci senza preservativo e senza il ricatto dell’anello di fidanzamento e scosciare a comando in un paio di scene.

Le nostre Bondi girl, quando parlano, tendono a perdere molto del loro fascino. Il guaio è che, per paura che non vengano abbastanza belle, a volte si risparmia sull’intelligenza.
Tentano perfino di rubare la scena a 007, sparandole più grosse di lui e riuscendo a venire giù dal pero senza farsi un graffio.
Come quando la camicetta nera Carfagna, tutta eccitata, annuncia dalla Bignardi in TV che i trafficanti di prostitute stanno già lasciando l’Italia, come i topi in fuga dal Titanic, spaventati dal suo decreto antimignotte.
Eppure basta leggere una qualunque rubrica di annunci A.A.A. su serissimi quotidiani e si resta travolti dalle “novità assolute, appena arrivate, dolcissime brasiliane settima naturale, dotatissime, senza fretta e amanti del secondo canale, ambiente riservato”. Forse la chiave è proprio l’ambiente riservato.
La prostituta è ormai un rifiuto speciale che inquina e ci vogliono discariche e siti di stockaggio appositi, lontano da occhi indiscreti.
Si manda poi a combatterle una che ha con la prostituzione lo stesso atteggiamento aggressivo-ossessivo-censorio che ha Ratzinger nei confronti dell’omosessualità.

Non lo so. A me queste Bondi girl finto-serie, con il look da “segretaria di giorno, maiala di notte” e l’espressione da “io non faccio certe cose” con l’occhietto sgranato, fanno rimpiangere tanto i tempi di Moana candidata sindaco di Roma per il Partito dell’Amore, 1992. Una strafiga cosmica con un’intelligenza da astronoma. E soprattutto sincera.

http://www.youtube.com/v/gcw6lvrQb7I&hl=it&fs=1

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