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Oggi pomeriggio ho visto in DVD “Ggate – Genova 2001 il massacro del G8” (in vendita in edicola a € 7,90)  e non posso che consigliarne caldamente la visione. So che è stato trasmesso in rete eccezionalmente da diversi siti in contemporanea il 22 luglio scorso ma, non solo per chi se lo è perso, penso sia indispensabile conservare questo documento eccezionale nella propria mediateca. A futura memoria dei nostri tempi e supponendo che difficilmente potremo vederlo sulle reti televisive mainstream.
Avendo visto, credo, tutto il possibile sull’argomento, posso dire che è senz’altro la più accurata indagine sui fatti del G8 genovese, se non quella definitiva. 
Chi erano i Black Bloc e qual era il loro ruolo, perché la polizia non interveniva a fermarli quando compivano le devastazioni e la gente chiamava invano disperata il 113. Il racconto di Mark Covell, il giornalista inglese massacrato alla Diaz e mandato in coma dalle botte e la brutalità che non si è fermata neppure di fronte ad un ragazzo disabile. I ragazzi inseguiti in spiaggia ed attaccati da reparti da sbarco, con i bagnanti che tentavano di difenderli e qualcuno che riusciva a farli salire su una barca per portarli al largo lontano dalle botte. La tecnica scientificamente ripetuta in tutte le giornate del G8 di colpire i manifestanti pacifici piuttosto che i provocatori violenti. Le denunce su infiltrazioni di esponenti di estrema destra e tifoserie violente. Perché non è stato mai celebrato un processo per i fatti di Piazza Alimonda.
E’ un’inchiesta fondamentale soprattutto perché offre l’ipotesi di una regia sovranazionale di tanta violenza scatenata, con tecniche militari e da uomini survoltati e caricati d’odio ideologico, sui contestatori della globalizzazione convenuti a Genova nel 2001 ma non solo, con modalità identiche anche su quelli arrivati pochi mesi prima a Napoli e sotto un governo non di centrodestra. Una spiegazione di comportamenti altrimenti inspiegabili che potrebbe essere riassunta nella frase “se osate ancora contestare il nostro potere e la nostra visione del mondo, guardate cosa può succedervi.”
Molti di noi avevano intuito già allora qualcosa del genere ma, grazie alla sedimentazione dei fatti in questi dieci anni trascorsi, si sono aggiunti nuovi tasselli all’ipotesi, che si sta facendo sempre più chiara e comprensibile. Ascoltate cosa dicono in proposito, nell’inchiesta di Franco Fracassi, i dirigenti e sindacalisti di polizia. Cosa dice l’ex generale della Nato, Mini.
E quel dialogo tra i due agenti, nel finale, con quell’ “Uno a zero per noi” riferito alla morte di Carlo Giuliani, che mette i brividi.

Ad integrazione della commemorazione del decennale delle giornate di Genova, vi propongo anche un video della segreteria del GLF: “La gestione dell’ordine pubblico a Genova.”

B. sembra uno di quei vecchi che vendono la casa, firmano il contratto e prendono i soldi, poi ci ripensano e si barricano in soggiorno dicendo che non se ne vogliono andare perché quella è casa loro. Chiami i carabinieri ma il vecchio dà di matto e li prende ad ombrellate e alla fine, per disperazione, ti tocca inserire nel contratto una clausola per lasciargli uno scantinato dove abitare fino alla fine dei suoi giorni, sperando che schiatti il prima possibile.
P.S. E’ uscito il nuovo volume di rotoballe patinate a cura della presidenza del consiglio. Come romanzo di fantapolitica da leggere sotto l’ombrellone o al cesso è gradevole.
Aldo Togliatti, 1925-2011
Un figlio malato, malato fisicamente di qualunque malattia organica, anche la più inesorabile e devastante, raramente viene respinto dai genitori e lasciato al suo destino. Qualche padre o madre possono decidere di fuggire, di rifiutarsi di accettare una vita di sacrifici da costruire attorno alle esigenze del figlio sfortunato ma è più frequente l’accettazione, fino all’eroismo, del proprio destino.
Tra i casi più estremi di eroismo genitoriale tutti ricordiamo la storia commovente e incredibile della famiglia Oddone, di quei genitori che si reinventarono biologi per scoprire la sostanza che avrebbe potuto alleviare le sofferenze del loro figlio Lorenzo affetto da adrenoleucodistrofia
Questi genitori agiscono spinti dall’amore e dalla consapevolezza che un figlio malato ha ancora più bisogno di amore e dedizione.
La modernità e un nuovo senso di civiltà dei rapporti umani, dopo averci permesso di piangerne la morte come qualcosa di profondamente ingiusto ed innaturale, ci hanno insegnato che i figli hanno diritto alle cure e all’amore anche e soprattuto se imperfetti o deboli. La Rupe Tarpea ci fa orrore, l’aborto selettivo e le teorie eugenetiche che pretenderebbero di ripulire le razze eliminando gli infelici con il gas sono stigmatizzate culturalmente come disumane ed illegali. 
Avere un figlio malato o disabile non costituisce più di solito motivo di vergogna e di emarginazione sociale. Ci si aspetta che la famiglia in questione riceva comprensione e aiuto dalla società, e comportamenti diversi dalla solidarietà nei confronti di una madre con un figlio affetto da leucemia o distrofia sarebbero considerati sicuramente bizzarri o devianti.
Cosa succede però se il figlio malato è malato di mente? Cosa succede se quegli stessi genitori devono avere a che fare con un figlio schizofrenico, maniaco-depressivo, bipolare; imprevedibile, a volte violento, ingestibile perché appare assolutamente riottoso ad ogni regola sociale? 
Non rendendosi conto che anche la malattia mentale è una malattia organica come le altre, perché la follia è vista ancora oggi come qualcosa di misterioso e chi ne è toccato, anche trasversalmente in quanto famigliare del matto, è come fosse maledetto; non sapendo che il malato non ha alcuna colpa di esserlo e che le sue bizzarrie non sono volute ma subite da una mente sconvolta, questi genitori si trovano completamente impreparati a gestire un figlio del genere e la reazione è quella di rifiuto, di distacco e di profonda vergogna per essere stati colpiti dalla peggiore delle disgrazie: avere un figlio matto.  
Se per qualunque altra malattia la società ha fatto indubbiamente passi da gigante per riconoscerne il diritto alla cura ed al sostegno alle famiglie che hanno malati al loro interno, per quanto riguarda la malattia mentale siamo fermi ad un misto di superstizione ed ignoranza che non curano ma perpetuano la sofferenza di chi ne è coinvolto.
Il malato di mente, da questo punto di vista, è la persona più sola, disperata e disgraziata della terra. Alla sofferenza patita a causa della malattia, di uno stato mentale in cui la realtà e il sogno si mescolano in un caos ingestibile, oppure dalla malinconia che ti rode dal di dentro ogni speranza per il futuro, si aggiunge il rifiuto palese e percepito di coloro che dovrebbero invece amarti e proteggerti ed anzi, arrivano a dirti che si vergognano di te. I veri dimenticati della terra sono i matti. Leggere “Il cimitero dei pazzi – I quattromila dimenticati di Cadillac” per rendersene conto.
Ci sono motivi sociali e psicologici per i quali avviene il rifiuto nei confronti del malato di mente anche se questi è tuo figlio.
Un genitore è capace di accettare che un figlio “dia di matto” perché un medico gli ha detto che la mielina che sostiene i suoi neuroni è distrutta, ma non ne sarà altrettanto capace se un figlio “dà di matto” e basta, magari è un po’ troppo ribelle e libero per i suoi gusti e non c’è alcuna dotta spiegazione medica a giustificarne il comportamento. Di un figlio matto allora ci si può vergognare ed averne paura perché la sua follia ci ricorda che potenzialmente possiamo impazzire tutti e la cosa ci terrorizza. Il terrore di perdere il controllo che la società ci impone così rigidamente di osservare. Si può soltanto maledire il destino che ci ha colpiti così ingiustamente. 
Non è necessario neppure che il figlio sia matto veramente, per innescare il meccanismo del rifiuto del suo disagio e viverlo non come una sua disgrazia ma nostra. Anche la devianza comportamentale, la tossicodipendenza e la ribellione innata causano rifiuto e separazione.
Se qualcuno sosterrà che le mie sono esagerazioni generalizzanti e che un figlio, anche matto o drop-out, è sempre un figlio per qualunque genitore, rispondo che, certo, ci sono genitori che sostengono ed amano disperatamente i figli disturbati mentalmente o semplicemente affetti da disagio psicologico, ma sono, almeno per la mia esperienza, molto più rari degli eroi alla Oddone. Più che eroi occorrono, in quel caso, dei veri santi.
La psichiatria repressiva ha aiutato per centinaia d’anni le famiglie a liberarsi dei figli matti o presunti tali  affidandoli agli istituti ed ai manicomi, prigioni disumane per chi non aveva altra colpa che l’essere malato, dove si subivano abusi e violenze di ogni tipo. 
L’abbandono di un figlio matto in un istituto ha sempre evocato la pietà per i poveri parenti, piuttosto che per il disgraziato condannato all’oblio sociale perpetuo. Anche quando il manicomio serviva più che altro ad eliminare uno tra gli eredi di grosse ricchezze. E’ proprio negli ambienti ricchi e di potere che la vergogna per un figlio matto e le dinamiche di espulsione del soggetto malato dalla famiglia per motivi di convenienza o mero interesse sono più crudeli e violente. E ancora maggiore è lo stigma sociale di avere una mela bacata all’interno se si pretende di far parte di un’élite di esseri superiori.
La notizia della morte di Aldo Togliatti dopo trent’anni di istituto psichiatrico, mi offre lo spunto per ricordare le vicende altrettanto tragiche di Rosemary Kennedy e Benito Albino Dalser. Tre vite accomunate dalla sofferenza provocata dal disagio mentale e ancora più dal rifiuto delle rispettive famiglie e condizionate pesantemente dalla politica, dal potere e dalla ragion di Stato.
Tre storie dove i padri ebbero forse più il compito di annientare la volontà anticonformista e ribelle dei figli che di assicurarne l’innocuità e la cura all’interno di strutture sociali di contenimento. 
Aldo, figlio del segretario del PCI e di sua moglie Rita Montagnana, ricevette una diagnosi di schizofrenia nel 1950 e, dopo decenni di cure apparentemente inefficaci e di disperata solitudine, “adottato” infine dal Partito Comunista, entrò nel 1980 in un istituto e vi rimase, praticamente dimenticato, fino alla morte.
Benito Albino Dalser, figlio di Benito Mussolini
Benito Albino Dalser era figlio di Ida Dalser e di Benito Mussolini.  Per tutta la sua infelice vita Ida sostenne disperatamente di essere l’unica legittima consorte del Duce. Fu internata in manicomio e lì vi morì e la stessa sorte toccò al figlio, condannato ad essere matto per proprietà transitiva, visto che lo era la madre, e rinchiuso per togliere di mezzo uno scomodo errore di gioventù dell’uomo che doveva essere perfetto per governare un paese di imperfetti. Benito Albino, la cui vicenda è narrata nello splendido “Vincere” di Marco Bellocchio, morì probabilmente a causa delle troppe iniezioni di insulina praticate per la terapia dello shock insulinico.
Ancora più terribile è la vicenda di Rosemary Kennedy, figlia del vecchio patriarca e sorella di presidenti e ministri.
Rosemary, dichiarata instabile di mente o ritardata ma solo probabilmente troppo libera di costumi e mentalità per il suo ruolo e per quell’epoca, fu rinchiusa in un manicomio e sottoposta per volontà del padre a lobotomia.
Un intervento che la rese un obbediente e mite vegetale. La vittima di una pratica disumana ed abietta che serviva negli anni ’50 come puro strumento repressivo di una società terrorizzata dall’inarrestabile voglia di libertà e cambiamento dei suoi cittadini e soprattutto delle sue cittadine. Rosemary sottoposta a mutilazione cerebrale femminile come la bella ed infelice Frances Farmer, la diva ribelle. Donne il cui cervello faceva talmente paura da desiderare di distruggerlo da vive, per annientarle meglio.
Rosemary prima e dopo la lobotomia.

Sui muri di Torino è ricomparsa la stella a cinque punte e “meno male che non era iscritta in un cerchio”, ci rassicurano i telegiornali. Ah beh, sarà stato un normalissimo pentacolo in una città notoriamente satanica.
Intanto però lo spettro delle BR, ovvero di qualcosa di più morto di Tuthankhamon, è stato evocato ad arte.  
Tutto fa brodo per impedire il dissenso, persino quello vergato in democrazia sui muri e che, da espressione di libertà di pensiero, si vuol fare diventare per forza un atto di terrorismo per far scattare in automatico l’insulsa solidarietà delle istituzioni e dei media codini verso coloro che vengono nominati nelle scritte. I quali poi, con sprezzo del ridicolo, invece di minimizzare, riderci su ed accettare infine il gioco del dissenso democratico, ci marciano, parlano di inciviltà e fanno i martiri.
Del resto, è dai giorni di Tartaglia che abbiamo imparato che, secondo il Nuovo Ordine Inquisitorio, mentre al potere è lecito fotterci senza permesso, a noi è vietato provare sentimenti negativi, vietato criticare, vietato satireggiare e fanculeggiare il potere e gli omuncoli che lo rappresentano.
Sono talmente soli e disperati, come sanno bene le puttane che devono sollazzarseli che, in un estremo delirio, non solo pretendono di non essere insultati ma di controllare i nostri sentimenti impedendoci di detestarli ed imponendoci di amarli. 
Non capiscono che il nostro gentile invito a fottersi è un atto di generosità, di altruismo. Non sentendoci pronti per un sentimento così serio e profondo come l’amore nei loro confronti, lasciamo volentieri che se li amino degli altri. Magari anche solo per una botta e via. Non siamo mica gelosi, noi.

Interno Vaticano, giorno

(Forte rumore di unghie sugli specchi in sottofondo)

Mons. Fisichella (commentando la comunione blasfema di Berlusconi):

”La Chiesa non ha mai cambiato idea: i divorziati che si sono risposati una seconda volta civilmente non possono accostarsi alla comunione. Con la separazione dalla seconda moglie, Berlusconi e’ quindi ”tornato ad una situazione, diciamo così, ex ante. E’ il secondo matrimonio civile, da un punto di vista canonico, a creare problemi” perche’ ”e’ solo al fedele separato e risposato che e’ vietato comunicarsi, perche’ sussiste uno stato di permanenza nel peccato”.

Quindi, se uno è solo divorziato e non risposato può fare la comunione?
A me risulta di no, in quanto la comunione è vietata anche, oltre alle persone omosessuali, a chi non ha mai contratto matrimonio, né religioso né civile, ma convive more uxorio. E’ negata a meno che i due non vivano castamente la loro unione. Senza trombare. Come parroco e perpetua, ad esempio. Come parroco e chierichetto.
Mi risulta anche che per accostarsi alla comunione occorra prima confessarsi. Chi si trova in stato di peccato non può ricevere l’assoluzione quindi il pass per la comunione. E in ogni caso, se trova un sacerdote compiacente, al peccatore viene consigliato di andarsi a comunicare in un’altra parrocchia, di nascosto, dove non sia nota la sua condizione di peccato. Non in diretta tv su Canale 5.

Caro Monsignore, perchè girarci attorno con le solite scuse magre? Avrebbe fatto una migliore figura a dirci: “Cari pezzenti, lui la comunione la può fare perchè lui è lui e voi nun siete un cazzo!”

Confesso che se dovessi scegliere chi buttar giù da una torre, se un complottista o un debunker, ovvero uno smascheratore di bufale, soprattutto uno di quelli che lo fanno per professione sentendosi in missione per conto di Occam e del suo cazzo di rasoio, non avrei dubbi. Salverei il complottista perchè i complottisti sono dei creativi, sono più simpatici e, come le cattive ragazze, si divertono di più.

Non sopporto invece chi considera l’Autorità, a prescindere e per definizione, sempre attendibile in tutto ciò che racconta. Che siano le grandi Balle Imperiali sulla guerra al terrorismo o le piccole balle, le ballette del nostro nano di servizio, tipo che lui in tre secondi netti ti risana un bilancio statale e ti ricostruisce una città terremotata con l’imposizione delle mani.
In ogni caso, su larga o piccola scala, bastano due colpetti di propaganda ben assestati sui lobi frontali con il lobotomo televisivo e la certezza che nessun giornalista rompipalle andrà a controllare se i miracoli sono veri e non millantato credito e il gioco è fatto.

Se a qualcuno non tornano i conti o non si fa persuaso di ciò che gli viene ammannito dalla cosiddetta Informazione radiotelevisiva, a ristabilire l’Ordine ci pensa il debunker, il disinfestatore mediatico di bufale, colui che viene considerato dalla massa lobotomizzata alla stregua delle antiche Sibille e degli Oracoli.
Se il bambino si domanda come mai tutti ammirino gli abiti sciccosi dell’Imperatore, quando di luccicante c’è solo il bianco delle sue chiappe, il debunker, rapido ed infallibile come il sommergibile, dice che il bambino sbaglia ad avere dei dubbi. Quella che l’imperatore sia nudo è solo una bufala, un’illusione ottica facilmente spiegabile consultando “Popular Mechanics” e visitando il sito di Attivissimo. Nel vocabolario del debunker con il termine “bufala” si intende qualunque cosa che non venga ufficialmente approvata con il sacro sigillo dell’Autorità. Questo li rende ai miei occhi molto simili ai vecchi e gloriosi “servi del potere” ed altrettanto antipatici.

Ora, dal punto di vista psicologico, siccome la bugia esiste ed è caratteristica di ogni essere umano, siccome anche gli uomini di potere sono esseri umani, di conseguenza anch’essi possono mentire. Per i debunkers invece mentono solo i complottisti e perchè? Per fare un dispetto ai debunkers. Per paradosso, i debunkers non vedono altro che il grande complotto dei complottisti. Se noi complottisti abbiamo un grosso vissuto persecutorio, anche loro non scherzano.

Per spiegare l’incrollabile dabbenaggine (ma sarà vera idiozia?) che rende ciechi, sordi e muti i debunkers e i loro seguaci di fronte alle più colossali evidenze di frode e mendacio, si tira in ballo il Super-Io e la deferenza verso il Potere. Insomma l’essere un po’ schiavi dentro e farsela sotto appena il nostro piccolo mondo fatto di casette di lego e certezze incontrovertibili, compresa l’esistenza di Babbo Natale, viene disturbato da un paradosso che apre una porticina verso un altro universo possibile. Anzi, a volte gli universi potrebbero essere infiniti. Meglio quindi serrare la porta e prendersela con il Relativismo che corrompe la gioventù. Meglio che solo uno abbia ragione, possibilmente il Duce.

In questi ultimi giorni siamo inondati da notizie che puzzano lontano un miglio di propaganda. Che sia in atto una campagna d’inverno vera e propria è molto probabile. Forse qualcosa di grosso bolle in pentola e forse c’entra l’Iran e un nuovo capitolo della Guerra al Terrorismo che, ultimamente, era stata un pò messa da parte con l’avvento di Obama e l’uscita di scena (forse) dei neocon. Sparita la Palestina dalle news – e forse anche dal Medio Oriente, chissà – con le guerre in Iraq ed in Afghanistan che languono in un immoto pantano, ci vuole una scossa. Rianimare Osama Bin Laden sarà difficile a meno di non trovare qualche Fran-ken-stin capace di farlo ma Al Qaeda è sempre pronta all’uso, come la polenta istantanea.
Non dimentichiamo che tutti parlano di una crisi ormai passata ma se ciò non fosse vero e si preparassero sconvolgimenti economici con conseguenti tumulti di popolo da sedare, una bella minaccia terroristica islamica da sventolare come spauracchio ormai collaudato sarebbe la scelta più logica da seguire, da parte del potere costituito.
Intanto si può costruire un clima non di odio ma di paura, di incertezza che spingerà il popolo a starsene acquattato in casa perchè le piazze possono essere pericolose.

Abbiamo avuto vari attentati ad un campione di importanti figure di potere ma attenzione, si è trattato di attentatucoli, di bagattelle, di un manipolo di pazzerelli bastErdi, di “personal psaicolabails” che girano il mondo tirando souvenir, placcando anziani in gonnella, nascondendosi provette di esplosivo nelle mutande – “vuoi far saltare l’aereo o sei contento di vedermi?” ed hanno pure babbi banchieri nigeriani, come quelli delle mail spam dove ti scrive il Principe del Burundi in persona.
Quando l’attentatore picchiatello e grande fruitore di “social network” (ci arrivo) si siede al suo posto sull’aereo che dovrà far esplodere chi si trova a fianco? Un regista olandese che, nel momento in cui scatta l’allarme, agisce con un sangue freddo ed una conoscenza delle regole di ingaggio da fare invidia ad un membro di un corpo speciale. E ovviamente, come nella mitologia dell’11 settembre, anche su questo aereo i passeggeri ti disarmano l’attentatore con quattro mosse di kung-fu.

Le notizie relative a questo rifiorire di Terrorismo sono strane e fatte di dettagli incongruenti ma, intanto, il solo nominare aerei ed esplosivo fa crescere il livello di paura generale. Casualmente vengono annunciate nuove restrizioni alle libertà personali; chi andrà in aeroporto sarà scannerizzato come in “Total Recall” ed immagino che chi costruisce gli impianti all’uopo sarà contento delle commesse miliardarie che gli arriveranno.
A Roma, nel nostro piccolo, si eliminano le fermate degli autobus perchè il nano si agita al pensiero che il prossimo souvenir, magari una miniatura del Colosseo, gli arrivi nel coppino da un attentatore giunto a Via del Plebiscito con il “64”.
La libertà che più bisogna limitare, però, è quella di espressione non direttamente controllabile dal Potere, e cioè il mondo della controinformazione e del libero scambio di idee ed opinioni su Internet. Qui il Potere diventa schizofrenico. Facebook è un grande strumento in Iran perchè permette di mettere in luce la stronzaggine di Ahmadinejad, però in Italia Facebook è uno strumento eversivo perchè vi si inneggia a Tartaglia e alla Maiolo (la spintonatrice del Papa, non Tiziana).
Sarebbe sufficiente questa scissione ideologica per capire che il Potere non vuole cittadini liberi ma subordinati e che per ottenere lo scopo di creare paura e conseguente sottomissione ogni mezzo è lecito, sapendo di farla franca alla fine.

I complottisti sono paranoici, senz’altro, ma i paranoici come Philip K. Dick (nella foto) a volte riescono a vedere oltre e a prevedere la guerra preventiva, l’invasività del controllo del potere sul cittadino, gli scanner negli aeroporti, il potere dei media e della televisione in particolare. In fondo, quando sono profeti, hanno una funzione di pubblica utilità e sono come quel bambino che non ci stava a farsi prendere per il culo dal culo nudo dell’Imperatore.

“Se abbattete i monumenti, risparmiate i piedistalli. Potranno sempre servire”. (Stanisław Jerzy Lec)

“Povero Silvio!!!” (Antonio Cornacchione)

Si parla di potere pericolante con rischio di crollo imminente, di topi che iniziano già ad abbandonare la nave. Avviandosi verso la scialuppa di salvataggio, il topone Guzzantamus predice addirittura, nella sua ultima centuria, la fine del pornoduce entro la fine dell’anno.

Di falle nel Titaninvest se ne sono aperte molte e pare che ogni giorno che passa se ne aggiungano delle nuove. Resta solo da assegnare la parte dell’Iceberg.
L’incognita sul Lodo Alfano, con la Consulta che potrebbe (in un paese normale dovrebbe) dichiararlo incostituzionale il prossimo 6 ottobre; le nuove inchieste giudiziarie che indagano sull’appropriazione indebita di diritti televisivi, ingiusti profitti ed espatrio di capitali nei paradisi fiscali come le Bahamas, con i rinvii a giudizio già pronti e il sospetto che il socio occulto di Frank Agrama, l’intermediario degli intrallazzi, fosse proprio Berlusconi.
Poi, l’insofferenza se non la palese inimicizia che va raccogliendo dei paesi stranieri e soprattutto l’irritazione imperiale per i petting con Putin, nel lettone e fuori e la mania di impicciarsi di cose delicate come gli equilibri energetici.
Il Vaticano, infine, non ce la fa più a reggere il sacco ad uno che ha fatto strame dei concetti di sobrietà e pudicizia.
Gli stessi alleati sono insofferenti, insomma c’è un’aria da ultimo bunker.

Non solo gli uccelli del malaugurio sostengono che Berlusconi è un dead man walking, un morto che cammina. Non solo per l’aspetto che diventa ogni giorno più inquietante ed obitoriale a causa del progressivo smottamento dei vari lifting. Chi l’ha visto da vicino dice che è impressionante. Un mascherone saponificato dove un chirurgo pazzo ha riassemblato post-mortem gli occhi di Mao, il sorriso di Stregatto, i capelli di Zed e le orecchie di Mister Spock.
Quando parla sembra faccia fatica a trovare le parole ed hai l’impressione che lui stesso si affidi al generatore automatico di proclami di Berlusconi. Il recente flop del monologo a “Porta a porta” ha confermato che perfino come seduttore televisivo è alla frutta.

Questo nonostante i volonterosi Petruni e Minzolini compiano sforzi sovrumani per farlo apparire ogni sera al TG1 un duce di livello mondiale (siamo ormai alla falsificazione totale ) e un governante che pensa al bene del paese invece di fare i condoni fiscali su misura sapendo che tra un po’ gli arriverà la tranvata dei diritti televisivi.

Detto questo, e proprio riflettendo sui suoi pretoriani e pretoriane, sui suoi numerosi fedelissimi e milioni di fans mi è venuta da pensare una cosa alquanto perfida.
La domanda che mi pongo è: ma se dovesse veramente cadere, scomparire, andare in esilio, passare a miglior vita durante il riposo del guerriero o qualunque altra opzione, quanti berlusconiani rimarrebbero in Italia?

Io scommetto quello che volete che, prima che il gallo canti, nessuno avrà mai votato Berlusconi (già adesso non ne trovate uno che lo ammetta apertamente in pubblico). Non è questione di rinnegarlo. Nessuno lo avrà mai conosciuto. “Berlusconi chi?”
Le sue protette ed i suoi leccaculi correranno a fare gli sciacqui per paura che con il tampone il RIS trovi loro ancora addosso il suo DNA. I giornalisti che ora gli fanno da drughi faranno a gara per finirlo a calci e sputi. Forse Bossi ricomincerà a dire che in fondo era un mafioso milanese e, dopo che i suoi eredi si saranno annichiliti a vicenda per quella sporca dozzina di milioni di miliardi, tra qualche anno nessuno più parlerà di lui se non con fastidio e cercando di cambiare discorso prima possibile.
Non è implausibile. E’ sempre successo, con duci, ducioni e ducetti.


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Un anno fa su questo blog: “Agnosticismo democratico”.

Ho avuto un’intuizione ispiratami dal clima forcaiolo e da giustiziere della notte pronto intervento fai-da-te che stiamo vivendo.
Il motivo per il quale ci stanno aizzando gli uni (borghesi piccoli piccoli) contro gli altri (poveri e diversi, peggio se stranieri) è il vecchio principio del divide et impera e che lo scopo finale è distogliere la nostra attenzione da coloro che dovrebbero essere i nostri veri nemici.
Penso alla malavita dei colletti bianchi, alla finanza che strangola l’economia e il risparmio, al gioco d’azzardo legalizzato della Borsa, al grande traffico internazionale di droga e a quello di armi.
Penso a quella che definiamo con fin troppa benevolenza Casta e che ci manipola a piacimento con mezzi di disinformazione di massa che riescono a farci bere qualsiasi cosa: dai quattro arabi sfigati in grado di mettere in ginocchio la Guardia Imperiale alle armi di distruzione di massa di Saddam, alle guerre basate sulle palle stratosferiche, ad una classe dirigente votata solo al proprio arricchimento e a quello dei propri servi e lacché.
Purchè non si vada contro questo Potere è permesso scannarci tra di noi e sono concessi atti fino a qualche anno fa impensabili.
Pensateci. Giorni fa a Torino semplici cittadini hanno perfino aggredito dei vigili urbani “perchè le multe erano troppo salate”. Abbiamo visto che dar fuoco agli accampamenti degli zingari e cercare di linciare le prostitute è cool.
Provate invece a contestare, anche pacificamente, l’ordine costituito, ovverosia l’establishment descritto poc’anzi. Provate a mettere in dubbio la bontà del sistema capitalistico. Ricordatevi Genova e ho detto tutto.

Il sistema, nonostante tutti coloro (i lacché) che gli sbavano dietro, e i pennivendoli che scrivono direttamente con la saliva sono tra essi i più miseri, mostra crepe sempre più profonde e prima o poi bisognerà porre rimedio alle sue storture studiando qualcosa di diverso. Nel frattempo il sistema mette in atto la controrivoluzione permanente, che è un fenomeno globale, come globale è il suo potere.

E’ elementare, se non ci stessero facendo lottare gli uni con gli altri tra poveri (anche se poveri in fondo non lo siamo) staremmo ad assaltare il palazzo del potere con i forconi e le ascie.


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Ho avuto un’intuizione ispiratami dal clima forcaiolo e da giustiziere della notte pronto intervento fai-da-te che stiamo vivendo.
Il motivo per il quale ci stanno aizzando gli uni (borghesi piccoli piccoli) contro gli altri (poveri e diversi, peggio se stranieri) è il vecchio principio del divide et impera e che lo scopo finale è distogliere la nostra attenzione da coloro che dovrebbero essere i nostri veri nemici.
Penso alla malavita dei colletti bianchi, alla finanza che strangola l’economia e il risparmio, al gioco d’azzardo legalizzato della Borsa, al grande traffico internazionale di droga e a quello di armi.
Penso a quella che definiamo con fin troppa benevolenza Casta e che ci manipola a piacimento con mezzi di disinformazione di massa che riescono a farci bere qualsiasi cosa: dai quattro arabi sfigati in grado di mettere in ginocchio la Guardia Imperiale alle armi di distruzione di massa di Saddam, alle guerre basate sulle palle stratosferiche, ad una classe dirigente votata solo al proprio arricchimento e a quello dei propri servi e lacché.
Purchè non si vada contro questo Potere è permesso scannarci tra di noi e sono concessi atti fino a qualche anno fa impensabili.
Pensateci. Giorni fa a Torino semplici cittadini hanno perfino aggredito dei vigili urbani “perchè le multe erano troppo salate”. Abbiamo visto che dar fuoco agli accampamenti degli zingari e cercare di linciare le prostitute è cool.
Provate invece a contestare, anche pacificamente, l’ordine costituito, ovverosia l’establishment descritto poc’anzi. Provate a mettere in dubbio la bontà del sistema capitalistico. Ricordatevi Genova e ho detto tutto.

Il sistema, nonostante tutti coloro (i lacché) che gli sbavano dietro, e i pennivendoli che scrivono direttamente con la saliva sono tra essi i più miseri, mostra crepe sempre più profonde e prima o poi bisognerà porre rimedio alle sue storture studiando qualcosa di diverso. Nel frattempo il sistema mette in atto la controrivoluzione permanente, che è un fenomeno globale, come globale è il suo potere.

E’ elementare, se non ci stessero facendo lottare gli uni con gli altri tra poveri (anche se poveri in fondo non lo siamo) staremmo ad assaltare il palazzo del potere con i forconi e le ascie.


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Ho avuto un’intuizione ispiratami dal clima forcaiolo e da giustiziere della notte pronto intervento fai-da-te che stiamo vivendo.
Il motivo per il quale ci stanno aizzando gli uni (borghesi piccoli piccoli) contro gli altri (poveri e diversi, peggio se stranieri) è il vecchio principio del divide et impera e che lo scopo finale è distogliere la nostra attenzione da coloro che dovrebbero essere i nostri veri nemici.
Penso alla malavita dei colletti bianchi, alla finanza che strangola l’economia e il risparmio, al gioco d’azzardo legalizzato della Borsa, al grande traffico internazionale di droga e a quello di armi.
Penso a quella che definiamo con fin troppa benevolenza Casta e che ci manipola a piacimento con mezzi di disinformazione di massa che riescono a farci bere qualsiasi cosa: dai quattro arabi sfigati in grado di mettere in ginocchio la Guardia Imperiale alle armi di distruzione di massa di Saddam, alle guerre basate sulle palle stratosferiche, ad una classe dirigente votata solo al proprio arricchimento e a quello dei propri servi e lacché.
Purchè non si vada contro questo Potere è permesso scannarci tra di noi e sono concessi atti fino a qualche anno fa impensabili.
Pensateci. Giorni fa a Torino semplici cittadini hanno perfino aggredito dei vigili urbani “perchè le multe erano troppo salate”. Abbiamo visto che dar fuoco agli accampamenti degli zingari e cercare di linciare le prostitute è cool.
Provate invece a contestare, anche pacificamente, l’ordine costituito, ovverosia l’establishment descritto poc’anzi. Provate a mettere in dubbio la bontà del sistema capitalistico. Ricordatevi Genova e ho detto tutto.

Il sistema, nonostante tutti coloro (i lacché) che gli sbavano dietro, e i pennivendoli che scrivono direttamente con la saliva sono tra essi i più miseri, mostra crepe sempre più profonde e prima o poi bisognerà porre rimedio alle sue storture studiando qualcosa di diverso. Nel frattempo il sistema mette in atto la controrivoluzione permanente, che è un fenomeno globale, come globale è il suo potere.

E’ elementare, se non ci stessero facendo lottare gli uni con gli altri tra poveri (anche se poveri in fondo non lo siamo) staremmo ad assaltare il palazzo del potere con i forconi e le ascie.


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