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“Qua crolla tutto.” (Daniela Santanché)


Io Brunetta lo capisco. Appena ha visto la stangona che è salita sul palco si è sentito male. Ma non per l’inevitabile effetto “articolo il”, perché ha capito che non era una ragazza irriverente curiosa di scoprire se è vero ciò che si dice attorno ai nani ma una con degli argomenti e con delle domande da porre ad uno che per lavoro dovrebbe stare ad ascoltare chi lo paga.
Per giunta, quanto ha sentito la parola “precari” ha avuto la tipica reazione di fuga ed è scappato come lo scarafaggio quando metti mano al flit in polvere. 
E’ stato troppo, in una sola volta, ricordargli quanto è piccolo in tutti i sensi ma soprattutto quanto sta diventando precario, per non dire pericolante, il suo posto di ministro
Per questa compagnia di giro di buffoni, con in testa il capocomico, è quasi pronto il biglietto Roma – Antigua, solo andata, e sono disperati, perché il popolo comincia ad armarsi di fiaccole e forconi e a guardare male il Palazzo. Meglio che si affrettino al terminal, prima che comincino a cigolare le ghigliottine.
Il video merita un posto in cineteca accanto alla famosa invettiva di Paolo Pillitteri contro i tassisti dell’epoca di Tangentopoli. Sempre reparto socialisti. A futura imperitura memoria.
“Ha ragione Tremonti, senza posto fisso non si campa”. Questa è la risposta che i lettori di Repubblica hanno votato in maggioranza nel sondaggio dedicato alla domanda lapalissiana* se fosse meglio il posto fisso o la precarietà.

Aspetta un momento. Tremonti??? Ma chi, “quel” Tremonti? Il ministro delle finanze del governo a chiacchiere liberista e che vorrebbe scatenare nelle sue fantasie erotico-economiche l’ultraviolenza thatcheriana? Quello stesso governo che comprende anche il mini-Torquemada e castigamatti tascabile degli statali fannulloni, Fra Brunettolo da Venezia? Colui, il Brunettolo, che, potendolo, licenzierebbe tutti tranne lui e i suoi vecchi compagni di merende socialisti?

Si, proprio quel Tremonti lì, che studia con profitto da no-global ormai da qualche anno, ha sposato l’eresia dolciniana e la frase sul posto fisso l’ha buttata là così, a tradimento fra i tacchi della Signorina Emmo Marcegaglia, che per poco non ci sbatteva gli occhiali sullo stipite.
“No, no, non si può, è roba vecchia, macchè posto fisso”, si è giustamente risentita la Signora Confindustria che non corre certo il rischio di essere licenziata.

Berlusconi, che per paura di perdere un punto della patente di miglior premier dell’universo prometterebbe chissà che cosa e ormai un pò precario ci si sente, è scattato come un pupazzo a molla e ha detto subito: “Si, si, è vero, che schifo la precarietà, viva il posto fisso, anzi il posto a vita, l’ergastolo lavorativo.”
Salvo poi, il giorno dopo, riavutosi dal momento di smarrimento, prendere le distanze da Fra Tremontino da Sondrio, il neo-dolciniano no global, l’eretico del posto fisso, il profeta dell’ovvia conclusione che è meglio avere la certezza del domani piuttosto che vivere sul filo del rasoio.

Di questo si tratta, in fondo. Avere un contratto a tempo indeterminato, con le sue belle tutele, ti permette di fare qualche progettino per l’immediato futuro come l’acquisto della casa, il matrimonio, il togliersi qualche sfizio. Se sei ancora in età da riproduzione ti permette di figliare e mantenere la prole. Non si parla del fatto di entrare in una ditta e lavorarci quarant’anni come succedeva una volta. Cambiare lavoro, se lo si desidera, è cosa buona e giusta.
C’è un tipo di capitalismo, però, che ti costringe a campare alla giornata, senza sapere se domani lavorerai ancora o no. Un sistema che se ne frega delle tue esigenze di programmazione di vita. Ti usa, ti spreme e poi ti getta.

Chi è soggetto a questa tortura della precarietà non è certo la Signorina Emmo o Fra Brunettolo e nemmeno l’eretico Fra Tremontino. Loro fanno parte di una casta che il posto fisso non l’ha mai abbandonato. Anzi, se lo tramanda di padre in figlio, di marito in moglie. Gente abbarbicata alla sua posizione di privilegio e che non ha alcuna intenzione di dividerla con gli altri. Loro stipendiati lautamente a vita e gli altri sotto il giogo della precarietà.

Una visione molto medievale, in fondo, altro che tardocapitalistica. Il popolo che paga le decime alla nobiltà ed al clero ed il Signore che per magnanimità decide di togliere le tasse a suo puro capriccio. Oggi a te, domani a quelli laggiù. Toh, quanto sono buono e giusto.
Apro una parentesi. Per continuare con le ovvietà, sarebbe meglio tagliare le tasse ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati più che ai professionisti ed ai commercianti. Cioè privilegiare coloro che non possono materialmente evaderle, le tasse.

Rimane il dubbio sul tipo di gioco che stanno giocando Fra Tremontino l’Eretico con il suo grido “de-licenziagite!” e il suo compare Umbertino da Varese, pronto a schierare i carrocci a testuggine a difesa del ministro del PDL. Ci fanno o ci sono?
Che Iddio mi conceda la grazia di essere testimone trasparente e cronista fedele di quanto sta avvenendo in un luogo remoto a nord del continente africano, in un paese di cui è pietoso e saggio tacere anche il nome.

Ed ora un po’ di sana musica medievale, Salvatore Remix.

* Mannaggia al Tafanus che mi ha bruciato l’associazione con Catalano e “Quelli della Notte”. Ci avevo pensato anch’io!
Noi dovremmo credere che la signorina precaria invitata a fare da spalla comica al cavaliere di plastica, tanto vero da sembrare finto, era una vera precaria qualunque che, folgorata sulla via di Arcore, ha deciso non solo di votare per il PDL ma di candidarsi, lì sul tamburo, per il medesimo partito. Loro prendono una qualunque per fare del qualunquismo, insomma.
Dovremmo credere all’assoluta casualità degli eventi, che gli attori della commedia non si erano mai visti prima.

Invece è molto probabile si sia trattato di una farsa, come si addice ad un partito da avanspettacolo.
La signorina risulta vicina ad AN e in grado di portare i voti della comunità ebraica romana (a volte ancora pericolosamente spostata a sinistra, quindi meglio ungere le ruote). Il sospetto che si sia trattato di una combine è forte.
Un po’ come quegli illusionisti che pescano “casualmente” tra il pubblico il compare di turno. “Si, venga lei, signorina, con quel bel sorriso”.

Come inizio di campagna elettorale non è male. Grazie ai mezzi di informazione, in questo caso il TG2 che ha retto il sacco, il cavalier Houdini ha potuto eseguire il numero del precario che sta dalla parte di Berlusconi. Una truffa a mezzo televisivo che, nel semplicismo che caratterizza i creativi e consigliori d’immagine del mago di Arcore, voleva significare: “facciamo vedere che il problema dei precari non esiste, che Silvio lo risolve magicamente, addirittura offrendo la mano di suo figlio in segno di magnifica munificenza”. Talmente vero da sembrare finto.
Al punto che ora la precaria si sgonfia e dice che non si candida più. Doveva correre per le comunali di Roma, al fianco di Alemanno, ma dice che ci ha ripensato.

Non ci resta che attendere i prossimi elettrizzanti numeri. La sparizione del debito pubblico, la levitazione degli stipendi degli operai, Tremonti che attraversa la muraglia cinese da parte a parte e Silvio Copperfield che tira giù un telone gigantesco a Villa San Giovanni e magicamente vi appare dietro il Ponte sullo Stretto.
Ci attende una campagna elettorale magica.

Nella foto: sex doll in silicone (non chiamatela bambola gonfiabile che si offende), tanto finta da sembrare vera, gentilmente offerta da Real Doll.


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Noi dovremmo credere che la signorina precaria invitata a fare da spalla comica al cavaliere di plastica, tanto vero da sembrare finto, era una vera precaria qualunque che, folgorata sulla via di Arcore, ha deciso non solo di votare per il PDL ma di candidarsi, lì sul tamburo, per il medesimo partito. Loro prendono una qualunque per fare del qualunquismo, insomma.
Dovremmo credere all’assoluta casualità degli eventi, che gli attori della commedia non si erano mai visti prima.

Invece è molto probabile si sia trattato di una farsa, come si addice ad un partito da avanspettacolo.
La signorina risulta vicina ad AN e in grado di portare i voti della comunità ebraica romana (a volte ancora pericolosamente spostata a sinistra, quindi meglio ungere le ruote). Il sospetto che si sia trattato di una combine è forte.
Un po’ come quegli illusionisti che pescano “casualmente” tra il pubblico il compare di turno. “Si, venga lei, signorina, con quel bel sorriso”.

Come inizio di campagna elettorale non è male. Grazie ai mezzi di informazione, in questo caso il TG2 che ha retto il sacco, il cavalier Houdini ha potuto eseguire il numero del precario che sta dalla parte di Berlusconi. Una truffa a mezzo televisivo che, nel semplicismo che caratterizza i creativi e consigliori d’immagine del mago di Arcore, voleva significare: “facciamo vedere che il problema dei precari non esiste, che Silvio lo risolve magicamente, addirittura offrendo la mano di suo figlio in segno di magnifica munificenza”. Talmente vero da sembrare finto.
Al punto che ora la precaria si sgonfia e dice che non si candida più. Doveva correre per le comunali di Roma, al fianco di Alemanno, ma dice che ci ha ripensato.

Non ci resta che attendere i prossimi elettrizzanti numeri. La sparizione del debito pubblico, la levitazione degli stipendi degli operai, Tremonti che attraversa la muraglia cinese da parte a parte e Silvio Copperfield che tira giù un telone gigantesco a Villa San Giovanni e magicamente vi appare dietro il Ponte sullo Stretto.
Ci attende una campagna elettorale magica.

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Ieri, nella mia città, un ragazzo ha cercato di gettarsi da un cavalcavia perchè non gli avevano confermato il contratto di lavoro precario.
Un altro lavoratore, Luigi Roca, operaio interinale alla “Berco” di Busano, del gruppo ThyssenKrupp, quelli degli estintori scarichi in fonderia, si è impiccato ad un albero perchè l’azienda lo aveva lasciato a casa. “Senza lavoro ho perso la mia dignità”, ha lasciato scritto. Aveva 39 anni, quell’età in cui chi perde il lavoro capita che non lo trovi più.

Non avere uno stipendio, anche misero, da 1000 euro o meno al mese (il prezzo di una trombata con una mignotta di lusso), vuol dire non poter più vivere. Perchè tutta la nostra vita è condizionata dal denaro: senza non ci paghi l’affitto di una casa, non mangi, non paghi le bollette. Non puoi nemmeno crepare perchè poi lasci da pagare ai parenti il funerale, con le banche che bloccano loro il conto.
E’ un sistema di merda e ci sono stronzi che in questa merda galleggiano beati. E ci fanno pure le battute.

Vuoi ridere? Allora senti questa. Piuttosto che il figlio di Berlusconi si trombi una precaria, preferiamo e ci auguriamo che milioni di precari trombino Berlusconi alle prossime elezioni.

L’unica consolazione è questa. Coraggio, quando sono alle brioches, sono quasi alla fine.

“Qu’ils mangent de la brioche.”


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Ieri, nella mia città, un ragazzo ha cercato di gettarsi da un cavalcavia perchè non gli avevano confermato il contratto di lavoro precario.
Un altro lavoratore, Luigi Roca, operaio interinale alla “Berco” di Busano, del gruppo ThyssenKrupp, quelli degli estintori scarichi in fonderia, si è impiccato ad un albero perchè l’azienda lo aveva lasciato a casa. “Senza lavoro ho perso la mia dignità”, ha lasciato scritto. Aveva 39 anni, quell’età in cui chi perde il lavoro capita che non lo trovi più.

Non avere uno stipendio, anche misero, da 1000 euro o meno al mese (il prezzo di una trombata con una mignotta di lusso), vuol dire non poter più vivere. Perchè tutta la nostra vita è condizionata dal denaro: senza non ci paghi l’affitto di una casa, non mangi, non paghi le bollette. Non puoi nemmeno crepare perchè poi lasci da pagare ai parenti il funerale, con le banche che bloccano loro il conto.
E’ un sistema di merda e ci sono stronzi che in questa merda galleggiano beati. E ci fanno pure le battute.

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Non dico niente, vi chiedo solo di incrociare le dita con me. Forse ci siamo. Dopo tanto lavoro un po’ di soddisfazione ci vuole.

P.S. Ditemi, vi prego. Cosa devo fare per avere anch’io 47 commenti ad ogni post?

Immagine gentilmente rubata a Worth1000.com.

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