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E’ lo spettro del berlusconismo. Credevamo che, rimosso il satraprìapo che ci ostacolava la respirazione e ci stringeva in una morsa i cabbasisi, potessimo accingerci ad iniziare una nuova vita, finalmente liberi dalla Dittatura della Protesi Peniena. Invece, tutto il populismo fascista genetico di questa nazione sta spurgando dalla ferita narcisistica del Papi insultato, del padre pedofilo della Patria ridotta a troietta in perizoma, dell’anarchia provocata dall’ossessione per il proprio particulare e del chissenefrega delle conseguenze dei propri atti, del muoia Katzone con tutti i Filistei.

Invece di gioire, hanno una paura fottuta di Monti, hanno riesumato direttamente dagli anni del ventennio il termine inequivocabilmente fascista di “demoplutocrazia” e si sentono perfino intellettuali di sinistra parlare come Blondet ed altri parlavano di Prodi e Tononi ai tempi del secondo governo di centrosinistra guidato dal professore. Anche loro, avendo avuto a che fare con Goldman Sachs, agenti del gomblotto demoplutogiudaicomassonico. Si sentono cose tipo “tedeschi geneticamente nazisti” ed altre facezie.

Scusate ma su questa storia mi ci sto amminchiando e comincio a pensare che questa reazione pavloviana contro il nuovo governo, dai toni così accesi e pregiudiziali, con una sfiducia che si basa oltretutto su argomenti propagandistici alcuni dei quali sembrano provenire dall’ufficio stampa della defunta Okhrana,  siano l’ennesima forma di manipolazione dell’opinione pubblica. La più subdola, quella che non avviene sui media mainstream dai mandanti facilmente riconoscibili ma nella “libera” Rete, affidata a voci cosiddette indipendenti. Un tam tam, una campagna virale che porta nel giro di pochissimi minuti migliaia di persone a ripetere gli stessi concetti di Borghezio senza che nessuno pensi di approfondirne la veridicità. Ad esempio che, se Monti e Draghi sono advisors di Goldman Sachs, lo sono anche Gianni Letta – nel governo B. fino all’altro giorno – e, come detto sopra, anche esponenti del centrosinistra. Se questo sarà un governo infame aspettiamo almeno che promulghi una legge ad personam o vergogna o profondamente iniqua, oppure ci affidiamo direttamente alla Precrimine?

Ancora, appena il nano è scivolato sul bananone, la prima cosa che gli italiani hanno pensato è che era avvenuto un golpe, non che qualcuno aveva dovuto rimediare alla cosmica cazzata da loro fatta eleggendo B. per ben quattro volte, ed hanno invocato le elezioni riparatrici subito, sul tamburo. Tra l’altro ignorandone il costo medio sui 3-400 milioni di euro.
Cioè, seguite bene il ragionamento: fino a cinque minuti prima B. li aveva delusi ed ingannati, e per ciò avrebbero voluto strozzarlo ma ora, cinque minuti dopo, B. in fondo era stato eletto dagli italiani e non si può andare contro la volontà popolare. Anzi, B. era un eroe perché si parava a petto nudo contro i poteri forti per difenderci tutti, anche i comunisti.

Eh si, in definitiva, gli italiani la caduta di B. l’hanno presa male. Preferivano il mafioso perché se l’erano scelto loro liberamente. Oddìo, c’erano voluti prima vent’anni di rimbambimento televisivo collettivo e robuste iniezioni di propaganda populista ma alla fine il popolo si era espresso. Alla cazzo ma si era espresso. Brutti banchieri schifosi, rispettate la volontà popolare di mandare i mafiosi al governo, please, e di farci continuare a sognare mentre il loro tetraplegico governo nulla fa e nulla cambia affinché tutto rimanga immobile e nessuno li disturbi mentre fanno i loro affari.
La democrazia piace agli italiani solo quando permette loro di eleggere un dittatore ridicolo che li diverta, che titilli di tanto in tanto il loro istinto predatorio e li consoli nascondendo loro la realtà, facendoli vivere alla giornata in un mondo di sogni. Se devono eleggere un parlamento di capaci ed onesti o se sono spinti all’azione, alla risoluzione forzata di problemi, dopo un po’ rimpiangono l’ultimo buffone che li ha oppressi ma tanto tanto divertiti, soprattutto lasciandoli liberi di non fare, di oziare e crogiolarsi nel tirare a campà.

Quindi, parafrasando il calciatore Eranio, sono completamente d’accordo a metà con Marco Travaglio.
Nel senso che, se è vero che Monti è l’unica soluzione probabile ad una situazione disperata, non condivido il suo ottimismo quando dice che con Monti proposto come premier e non imposto, andando alle urne subito, gli italiani sconfiggerebbero il caimano ferito sul campo, dandogli la mazzata finale ed eleggendo l’attuale opposizione allargata alle nuove formazioni di centro, al governo. E’ la convinzione anche di molti piddini, ingolositi dai sondaggi che li vedrebbero (il condizionale è d’obbligo), partito vincitore delle prossime elezioni.

Mi dispiace ma io degli elettori italiani non mi fido più. Dico apertamente che è meglio che non votino per un po’, che venga loro sospesa la patente elettorale. Il suffragio universale, in mano a gente che vota le Minetti e i Trota, elegge gli Scilipoti transumanti e gli uomini delle cosche, i sommersi e gli indagati, è una jattura.
Per votare bisogna meritarselo.
Di fronte a certi nomi e certe facce, un elettore serio avrebbe dovuto dire: io ‘sta zoccola non la mantengo a 10000 euro al mese e nemmeno questo somaro. Invece li hanno votati tutti. La criminalità di B. e dei suoi compagni di merende consiste da sempre nel fatto che ti impongono i loro candidati farlocchi, ma poi gli elettori, invece di stracciare la scheda, votano i candidati farsa, li accettano legittimandoli in pieno.
B. non avrebbe dovuto nemmeno essere candidato perché incompatibile a causa del conflitto di interessi, grazie ad una legge vecchissima degli anni ’50, cassata with a little help from my friends, grazie all’opposizione. Un candidato illegittimo che però arriva sulla scheda e viene votato, hai voglia poi di dire che non è legittimato dal voto popolare.

Prima che riprendano quella dannata matita copiativa in mano e facciano altri danni irreparabili sarebbe meglio che gli italiani fossero sottoposti ad una disintossicazione à la Muccioli dalle quintalate di propaganda che hanno assorbito in tutti questi anni. Dovrebbero rinunciare ai Minzolini quotidiani. Guardare meno televisione tette-culi ed essere informati in maniera un po’ più obiettiva. Riabilitati a riconoscere i fatti dalle pugnette.
E poi, amici piddini, non fidatevi mai dei sondaggi. Ricordatevi del fenomeno della “desiderabilità sociale” che, in questo momento, spinge le persone intervistate a rinnegare B. perché è caduto, perché è un perdente e a dichiarare che non lo voterebbero più nemmeno morti.
Ciò che molti fanno nella cabina elettorale però è un atto sessuale simile alla masturbazione, quando vengono fuori le perversioni più nascoste, e di solito ciò che risulta in termini di voto non è mai socialmente desiderabile.
Se andassimo alle urne ora, con gli elettori ipersensibilizzati al mantra strappamutande del “Monti uomo di Goldman Sachs” e tutti i media ancora  in mano sua  a propinare ogni giorno la triste storia del poverosilvio disarcionato dai poteri forti, dai massoni antipiduisti, dalle magie di Harry Potter e della Perfida Culona Nazista e ovviamente dai comunisti, con la Rete a fare il controcanto, il nano si prenderebbe la sua bella rivincita. Forse vincerebbe addirittura a man bassa, lasciando Bersani e gli altri dell’opposizione con l’uccello in mano. Per l’ennesima volta a dare la colpa a Veltroni che non si decide a partire per l’Africa.

Complimenti ai grafici del PD per la scenografia. In fondo il tricolore, oltre che la nostra bandiera, è l’emblema ideale del cerchiobottismo nazionale: quello che ci permette  in ogni occasione di dare simultaneamente, belli e brutti, una botta a tutti. Una botta alla Sinistra (il rosso), una botta alla Chiesa (il bianco) e, ora che finalmente è chiaro anche il ruolo del verde, una botta alla Lega. Non è la solita malignità, è un dato di fatto.
L’idea era quella di una perfetta ripartizione tra i tre colori sul palco, ma la Gestalt, la visione dell’insieme, suggerisce un effetto percettivo molto diverso e forse inconsciamente rivelatore. 
Il Bianco, con il suo significato politico di  moderazione cattolica, è al centro, nel punto focale, e lo stesso colore fa pure da contorno, da sfondo. Un bianco predominante insomma che, assieme al verde, pone il rosso in assoluta minoranza, quasi annullandone la carica, rendendolo un rosso meno rosso del solito, un rossuccio. Anche la R di ricostruzione è verde, più grande della I in rosso e il contorno è sempre bianco. Ricordo che si trattava della manifestazione di piazza di un partito di sinistra.
Del resto, analizzando il simbolo del partito, la P è verde e la D è bianca. Il rosso fa solo da contorno, da sfondo alla D. La D poteva essere rossa e l’effetto tricolore sarebbe stato mantenuto. Invece, non so se volutamente o per caso – e sarebbe un bell’esempio di simbologia inconsapevole – si è deciso che i colori dominanti del partito fossero il bianco e il verde. Questa è la comunicazione percettiva e sappiamo che un’immagine vale più di cento parole.
La riduzione del rosso nella comunicazione visiva politica è un segno di conservatorismo che è tipico dei  partiti di destra che mantengono quel colore nel simbolo solo perché costretti dall’omaggio al tricolore. Guardate ad esempio il simbolo di Futuro e Libertà dove c’è solo un piccolo segno rosso da una parte. 
A sinistra non si dovrebbe aver paura del rosso. Nel simbolo di Sinistra Ecologia e Libertà il rosso è un po’ più presente che in quello del PD ma mica tanto, dopotutto. Sono rossi Sinistra, l’accento di libertà e lo sfondo, attenzione, lo sfondo, di Vendola. Vendola è scritto in bianco.
Per trovare più rosso e un altro colore di sinistra, il giallo, presente nel simbolo del PCI, occorre spostarsi fino a raggiungere Diliberto e Rizzo (Marco, non Jessica) ma ciò significa andare nelle riserve e nei parchi nazionali dove sopravvivono le specie rare in via d’estinzione. 
Insomma, tutto questo pistolotto gestaltiano serve per far notare ai miei piccoli lettori che il rosso in Italia sta diventando per i partiti sempre meno appetibile come segno di richiamo per gli elettori e non può essere solo un caso, visto che per inventarsi un marchio, un logo, con l’importanza che hanno i loghi nella nostra epoca, si investono denari e si spremono costose meningi.
Qualcuno ha scritto ieri su Facebook che la visione d’insieme della manifestazione del PD sembrava quella di una manifestazione di Storace. Osservazione brutale ma non priva di qualche verità.
L’impressione, sgradevole per chi ricorda altre manifestazioni, dove si capiva bene che si trattava della sinistra, è che il PD, emarginando la componente rossa, abbia bisogno di acchiappare moderati ma non solo, anche di pasturare qualcosina a destra, anzi parecchio, per tornare a vincere. Bisogna solo intenderci su quale destra vuole acchiappare, visto che da ciò che ha detto Bersani non si è capito bene, anzi sono risuonate tra le sue parole delle belle stecche di corno. Ci arrivo tra un attimo.
Il discorso di Bersani, giusto per parlar chiaro, mi è parso un compitino da 6+ con qualche caduta di stile e un paio di gaffes da cioccolatai che ormai un politico italiano non può farsi mancare.
Parto da queste ultime.

“Riporteremo l’Italia alla sua dignità, al suo buon nome, alla vocazione europeista che fu di Spinelli, di De Gasperi, di Prodi. 
La malattia è l’Europa delle destre, l’Europa azzoppata dalle destre. L’Europa della signora Merkel e del signor Sarkozy.”

Come dire, siamo europeisti, ma che quel nano francese e quell’altra culona kartoffeln non ci rompano i coglioni.
Bersani, un consiglio da ex elettrice, chiamali Presidente Sarkozy e Cancelliera Merkel, che il coltello dalla parte del manico ce l’hanno loro in questa emergenza. Poi, quando saremo ritornati ai fasti del Rinascimento ci potremo vantare delle nostre Cappelle Sistine. Per ora le uniche cappelle che possiamo mostrare sono uscite infelici come queste. Ah, riguardo ai padri nobili, oltre a Spinelli, De Gasperi e Prodi un Berlinguer, per fare un nome a caso, no?

Altra gaffe:

“E’ inutile immaginare una destra diversa, la destra italiana è quella e non può essere che quella!”  

Fini ringrazia sentitamente e con lui tutti coloro che si stanno sforzando per avere in Italia una destra non fascista, presentabile nel resto del mondo e con programmi diversi dai nostri ma rispettabili. L’unica via per superare le becere contrapposizioni tra destra e sinistra che tanto male ci hanno fatto. Un modo per facilitare il superamento delle ideologie.
Bersani, un altro consiglio da ex elettrice, forse di Fini avrai bisogno, tra breve.
Insomma, poveretto il segretario, si sforza tanto, ansima e si agita ma non riesce a farmi venire. Forse perché sono come il toro, ho bisogno del rosso per eccitarmi e perché non mi sussurra mai all’orecchio la parolina magica: LEGALITA’. E’ questa che dobbiamo recuperare noi italiani, prima di tutto, per recuperare dignità, come dice lui, ma chissà perché non la nomina mai. L’ Equità l’ha nominata si, per forza, il Rosso in minoranza stava urlando come un pazzo dalla buca del suggeritore, ma la Legalità proprio non l’ho sentita.
Del resto non c’è stato molto altro nel discorso oltre la solita piattaforma che non manca mai, eccheppalle. Cito solo tre banalità a caso:
“Siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità.” 
“B. deve andare a casa” 
“Basta con la denigrazione del PD”.

Quest’ultima frase era rivolta alla platea di suocere e nuore, ovviamente, affinché intendessero. Altra gaffe. I tafazzismi si lavano in casa, non in piazza.
Culmine della giornata, la fischiata al Renzi. Oh bella, visto che il PD vuole essere soprattutto moderato non vedo perché cacciare Gianburrasca. Ci sta benino anche lui nell’insieme, come biancofiorellino al centro. Un andreottino che ha visto da vicino la Ruota della Fortuna e ci si è illuminato tutto di riflesso. E poi, benedettissimi piddini che vi agitate in maniera commovente per difendere il Segretario, ma non l’avete candidato VOI, nel PD, come sindaco di Firenze, il bischero? E non avete candidato come al solito uno un tantinello di destra per sperare di vincere meglio contro la destra?

Ci sta tutto nel PD: Renzi, Bersani che non sbaglia mai, la Suor Germana Bindi, ci stanno la Susanna e Vecchioni e tutti i chitarrosi e tromboni che riescano a trovare qualcosa di interessante in questo partito.
Per quanto mi riguarda siamo ancora all’entusiasmogramma piatto.
Ieri, nell’insopportabile retorica dello Zebe-Day è successa una cosa strana, ma forse fino ad un certo punto. Nella telecronaca del TG1 da Ground Zero l’inviato Molinari ha detto che chi sostiene tesi “complottiste” sui fatti dell’11 settembre è non solo antiamericano ma antisemita. 
Poi ho cambiato canale e non ho seguito il resto perché dieci minuti di TG1 con le poltrone ripiene di opinionisti embedded, di Monica Maggioni con la sua penna a mezz’aria e le sopracciglia aggrottate d’ordinanza  sono equivalenti ad una respirata a pieni polmoni all’interno del reattore 3 di Fukushima e sono bastati per farmi venire un atroce mal di testa che mi perseguita anche oggi. Mi sono persa quindi il Trota Bush scongelato per l’occasione, l’Obama dell’America più forte – ma con le pezze al culo – e il solito protagonismo di chi è abituato a rubare la scena al morto ai funerali. Povere vittime, poveri parenti, ancora troppo annebbiati dal lutto per non vedere lo schifo di queste pantomime e reagire di conseguenza.
Antiamericani e antisemiti, quindi. Credevo fosse un caso isolato, un’opinione solitaria, ma nel TG serale di Mentana si è ripetuto il fenomeno. L’inviato da New York ha ribadito il concetto: “Chi sostiene tesi complottiste è non solo antiamericano ma antisemita.” Ohibò, allora è uno slogan e gli slogan nascondono sempre la propaganda. Non ho visto gli altri telecinegiornali Luce ma scommetterei che anche loro hanno detto la stessa cosa, hanno ripetuto il mantra intimidatorio.
Qualcuno cerca di ricattarci moralmente con lo spauracchio dell’antisemitismo in un argomento dove, fino a prova contraria, gli ebrei non c’entrano, visto che l’11 settembre non fu l’attacco ad una sinagoga o ad un obiettivo israeliano ma ad un complesso commerciale e residenziale negli Stati Uniti dove morirono protestanti, ebrei, cattolici, musulmani, atei, induisti, americani, stranieri, bianchi, neri, ecc. Un perfetto campione del melting pot newyorchese, insomma.
Che c’entra quindi l’antisemitismo? Perché, mentre non ci stavi neppure pensando, cominci a sentire delle galline strepitare come se avessero fatto un uovo gigante rompiculo? 
Non l’ho fatto apposta ma, per la serie “guarda che ti combina l’effetto boomerang”, dopo aver sentito quello slogan, chissà per quale contorsione mentale, mi sono ricordata questa frase attribuita a Netanyahu nel 2008 e riportata da Haaretz e da altri giornali israeliani:

“Stiamo traendo beneficio da una cosa, dall’attacco alle Twin Towers e al Pentagono e dalla guerra americana in Iraq. Questi eventi hanno portato l’opinione pubblica americana dalla parte di Israele.”

Una frase molto simile a quella che aveva pronunciato appena ventiquattro ore dopo l’attentato al WTC, come riportato allora dal New York Times. 

Oddìo, allora è vero che siamo antisemiti?

B. sembra uno di quei vecchi che vendono la casa, firmano il contratto e prendono i soldi, poi ci ripensano e si barricano in soggiorno dicendo che non se ne vogliono andare perché quella è casa loro. Chiami i carabinieri ma il vecchio dà di matto e li prende ad ombrellate e alla fine, per disperazione, ti tocca inserire nel contratto una clausola per lasciargli uno scantinato dove abitare fino alla fine dei suoi giorni, sperando che schiatti il prima possibile.
P.S. E’ uscito il nuovo volume di rotoballe patinate a cura della presidenza del consiglio. Come romanzo di fantapolitica da leggere sotto l’ombrellone o al cesso è gradevole.
Sono d’accordo con chi manifesta sempre più di frequente insofferenza nei confronti di “Annozero”. Soprattutto coloro che, come me, si ricordano certe puntate di “Samarcanda”, come quella memorabile sulla crisi argentina del 2001, signor giornalismo con i controcapperi senza inutili celentanismi.
La puntata di ieri sera del programma di Santoro sembrava essere partita bene, con il reportage di Formigli da Chernobyl. Immagini che raccontavano, più di tante inutili parole, la realtà di una tragedia le cui conseguenze sulla vita delle popolazioni di Bielorussia ed Ucraina si trascinano da venticinque anni. 
La cittadina fantasma di Pripyat con i calendari fermi al 26 aprile del 1986, le giostre mangiate dalla ruggine, i Geyger che impazziscono appena li avvicini ad alberi e piante, il silenzio irreale di luoghi dove è sparito il canto degli uccelli. E poi l’assoluta ingiustizia, che ti fa bestemmiare un dio troppo crudele, della sofferenza dei piccoli e dello strazio delle loro famiglie. Bambini e cancro, due parole che non dovrebbero mai accoppiarsi, nemmeno per sbaglio.
Ecco, dopo questi pochi minuti di giornalismo come usava una volta a Samarcanda, si è passati al vuoto pneumatico del solito dibattito da due ore con risciacquo alla schiuma frenata tra Guelfi e Ghibellini, tutti e due mediocremente competenti ma abbondantemente faziosi, con l’ultima parola data al menestrello di corte che, già che c’era, ci ha rimediato pure il marchettone dell’ultimo video, dopo aver interrotto varie volte il troppo importante discorso con l’annuncio del suo futile arrivo, manco fosse il Deus Ex Machina in persona. Posso dire “che due coglioni!” senza temere l’accusa di lesa celentanità?
Alla fine della trasmissione, il livello di informazione per gli elettori chiamati ad esprimersi con un referendum abrogativo sul ritorno al nucleare in Italia, era penosamente prossimo allo zero, in diminuzione.
Detto che, evidentemente, non è possibile per Santoro andare in onda senza la presenza della Santanchè, occorre, per amor di verità, spezzare una lancia in difesa della Garnero, almeno per una volta. Di nucleare non ne sa una sega e va bene, deve solo presidiare la postazione del centrodestra come una piccola vedetta cuneese. Però, meschina, in confronto agli altri due nuclearofili, quelli che limonerebbero la barra di uranio ancora calda di Fukushima con la stessa voluttà di Gola Profonda, ieri sera è stata perfino sobria e si è addirittura commossa con i bambini malati di cancro.
Gli altri due, quelli che hanno contribuito maggiormente a far diventare la trasmissione un’inutile caciara inconcludente, erano il piccolo chimico Prof. Battaglia e Chicco Testa, già noti alla bacheca delle foto segnaletiche per nuclearofilia aggravata e continuata.

Per dare un’idea della loro posizione sul nucleare e sulla loro obiettività divulgativa, che nega per principio la gravità del danno da radiazioni come unico argomento dialettico, farò un esempio forse estremo ma calzante.
Sarebbe come fare una trasmissione sulla Shoah ed invitare a parlarne, oltre a storici e sopravvissuti, quei negazionisti che sostengono che le camere a gas non sono mai esistite perchè sono andati a grattare sessant’anni dopo il mattone ad Auschwitz e non hanno trovato traccia di Zyklon B.
Il negazionismo, in ogni campo, è talmente idiota che riesce a contaminare qualunque discorso e ad annullarlo completamente. Perchè  si continui a considerare esperti i negazionisti, mi sfugge. A meno che il loro ruolo non sia stabilito da un piano preciso di disinformatja. 
Ieri sera, dopo l’evidenza delle immagini da Chernobyl ed a sconciarne la drammaticità, se ne sono sentite delle belle. A parte il grande successo “Di qualche cosa bisogna pure morire”, Chicco Testa ha presentato il suo ultimo singolo: “Anche nelle fonti rinnovabili ci sono interessi economici”. Ha pure confessato che lui fa una barca di soldi con il fotovoltaico, quindi è da ritenere credibile quando dice che, se in Ucraina su 4000 bambini malati di cancro alla tiroide ne sono morti solo 15, il nucleare è cosa buona e giusta. “Sapete quanti ne uccide in un anno il carbone? E l’idroelettrico?” ripeteva con l’occhietto strizzato. 
Cazzo vuoi che siano quindici bambini in confronto alla pacchia delle commesse per il nucleare, era il messaggio criptato, o abbiamo decriptato male ed in mala fede noi? E’ a questo punto che la Santanché è sembrata perfino riprendere forma umana.
L’altro, il noto Battaglia, non è stato da meno. Anche lui a contestare i morti, le malattie, in puro stile negazionista.  “Io sono stato a Chernobyl un giorno intero, mi hanno misurato e stavo benissimo”. Che, detto da un fisico che dovrebbe sapere che il danno nucleare è cumulativo e non immediato, a meno che non ti limoni la barra, appunto, è notevole.
A controbattere i negazionisti e a difendere la scelta del SI al referendum, c’erano il presidente di Greenpeace, efficace come una pistola scarica, e Ignazio Marino, che sembra sempre colpito dal sortilegio di una strega. E’ bravo, garbato, capace e competente ma non se lo fila mai nessuno e quindi sembra che l’abbiano invitato apposta affinché manifesti ancora una volta la sua innocuità.
Alla fine, secondo la turpe legge dello spettacolo e della peggiore televisione, tra le urla oscene dei negazionisti e gli spari a salve degli altri inutili compari, è risaltato solo il qualunquismo canzonettaro di Celentano, con gli occhialetti viola da menagramo e il video da toccarseli proprio.  
Non prendetevela sempre e solo con Grillo, perchè il vizio di considerare i guitti dei maître à penser è un male contemporaneo molto diffuso, resistente agli antibiotici come l’E. Choli del cetriolo teutonico.
Per disintossicarci, siccome ritengo che le immagini e i fatti, in una questione fondamentale come il nucleare, siano più importanti delle bubbole da salotto e della negazione della realtà che propugnano i pelosi esperti nuclearisti, vi propongo questo documentario di Maryann DeLeo intitolato “Chernobyl Heart”. Guardatelo, vi prego, è importante. Prendetevi il tempo necessario a farlo perchè è un po’ lungo. Linkatelo e ripostatelo sui blog e sui social network. 
Sono immagini dure, a volte insostenibili ma necessarie a capire qual è la posta in gioco. Con un SI possiamo lasciare le centrali nucleari alle fantasie erotiche di certi esperti nostrani. Per sempre.

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Andrà in televisione a reti unificate ma solo su quelle nano-friendly, s’intende. Quelle dall’uno al sei, per intenderci, con l’esclusione, immagino, del tre. Imperverserà, si preoccupano e belano quelli del PD che, come al solito, non riescono a leggere correttamente la realtà. Un modo elegante per dire che non capiscono un cazzo, in questo caso, di comunicazione.
Sarà su tutti i canali? Bene! E’ quello che ci vuole. Lasciatelo fare, anzi, bisogna incoraggiarlo a farlo sempre di più. A piazzarsi nel salotto degli italiani come un indesiderato ospite che ormai puzza di pesce marcio. 
Per gli italiani, oltre al vaccino di Montanelli, ci vuole la Cura Ludovico del Silvio emetico a tutto schermo. Meglio se in Full HD.
Con il corpaccione da vecchio boss tronfio stretto nel busto, con i capelli sempre più marroni dipinti con il pennarello, il fondotinta e, da stasera, anche il rimmel. Un personaggio ridicolo ed imbarazzante come una diva decaduta e ormai fuori come un comignolo, un vecchio dall’aspetto sempre più simile ad un morto già bell’e vestito e truccato che è scappato dalla camera ardente e vuole andare in televisione a fare la pazza.  
Non potrà far altro, oltre a provocare il disgusto di chi lo guarda e osserva con raccapriccio l’aspetto giallastro da Mao morto, che spurgare bugie, su bugie, su bugie.
Lo farà ancora e sempre con quell’accento da attore cane da cinepanettone che imita il milanese arricchito in un film di romani a Portofino. Una roba che ormai scatena reazioni anafilattiche da pronto soccorso.

Se c’è una cosa che fa amare Pisapia, tra parentesi, al di là di ogni suo merito politico o personale, è il fatto che parla da milanese vero, autentico, simpatico. Senza quella parlata spetasciada da ricco bauscia in vacanza che, per esempio, a noi genovesi, conoscendo i soggetti per il fatto che sono soliti svernare da noi, ha sempre fatto prudere le mani.

Il tombeur trombato farà promesse che non potrà mantenere come non ha mantenuto tutte quelle fatte finora. Potrà sparare le sue palle ancora più grosse di prima. Potrà evocare le falci e i martelli, le armate rosse, i cosacchi che si abbeverano alla Bovisa, i centri sociali, dando retta a quella mariantonietta rifatta della sua consigliera che lo sta portando (per fortuna) alla rovina. 
Lui parla come se Pisapia l’avessero votato i marziani con un complicato sistema di condizionamento mentale wi-fi degli elettori, improvvisamente costretti a votare i comunisti. 
Il problema, che lui ovviamente non può vedere, obnubilato dal potere e dall’egocentrismo, è di una semplicità disarmante. La gente non gli crede più. Sono stati i milanesi a fargli mancare quelle venticinquemila e rotte preferenze, non i marziani o i comunisti. 
La gente sa che è un bugiardo patologico, un mentitore di professione. In breve: un imbroglione. Può promettere quello che vuole: sgravi delle tasse a tempo scaduto, due ministeri a Milano, far sparire la monnezza (ancora?????), può chiedere alla Lombrichetto di applicare gli sconti del 75% sui parcheggi a tutta la clientela solo per oggi, come il Totò sotto accertamento dei “Tartassati” che deve ingraziarsi i finanzieri. 
Qualcuno dia al Bagonghi del Consiglio una bella svegliata. La gente, soprattutto quella che strappa la vita con i denti con fatica e disperazione, che si rompe la schiena per mille euro al mese e due figli da mantenere, non ama essere presa per i fondelli troppo a lungo. 
Questo è un individuo che, con il suo governo di parvenu e ricchi sfondati (anche in quel senso), ha aumentato le pensioni da fame a qualche pensionato sociale e poi, magari, dopo qualche anno, è andato a richieder loro i soldi indietro. Se questi erano morti li ha chiesti ai loro eredi. Sette-ottocento euro che per chi ne guadagna mille al mese sono tanti, mentre per lui sono un paio di pompini, non dimenticatelo.

E’ lo stesso soggetto che ha tolto l’ICI sulla prima casa  ma anche alla Chiesa ed al suo sterminato patrimonio immobiliare, costringendo i Comuni a rifarsi sulle piccole aziende e i proprietari di seconde case, magari comperate dopo una vita di lavoro con i soldi del TFR.
E’ quello che ha preso ripetutamente in giro i napoletani, gli aquilani e tutti coloro che vivevano situazioni d’emergenza promettendo l’impossibile, sapendo di non poterlo mantenere. Potrei continuare ma mi fermo.

Sono convinta che nuove promesse potrebbero rendere gli elettori ancora più furibondi nei suoi confronti. Per cui è giusto che parli, che parli, che farnetichi dagli schermi delle sue fottutissime televisioni. Tanto ormai è come la storia di “al lupo, al lupo!”. Anzi, al nano, al nano.
Tornando ai milanesi, caro il mio nano pittato, siamo sicuri che, nel segreto dell’urna, qualcuno non abbia potuto fare a meno di ripensare ai bonifici da centomila euro, alle automobili, gli appartamenti, le botte da migliaia di euro in contanti alle addette notturne alla pompetta? Vuoi che a qualcuno non siano venuti in mente i quartieri interi destinati al riposo delle guerriere rottincule mentre ci sono famiglie con l’intimo di sfratto? Altro che zingaropoli.
La rabbia e l’indignazione per cotanta faccia tosta ed impudicizia possono far compiere gesti sconsiderati. Per esempio votare un signore mite e dal comportamento finalmente normale. O votare addirittura i comunisti per reazione all’anticomunista bugiardo ed imbroglione.

La ricchezza è una cosa. Lo sfarzo, lo spreco, lo sbattere in faccia il privilegio e soprattutto la presa in giro, lo sberleffo a persone che sono in condizioni di inferiorità, rendono semplicemente indecente il potere. Soprattutto un potere che pretende di stare dalla parte del popolo.
Ora quel popolo che lo aveva votato pare volergli voltare le spalle. Dio lo voglia e per sempre.

Tratto da: “L’Oro di Napoli” di Vittorio De Sica. Episodio “Il guappo”.

I telespettatori italiani, di fronte ad un programma intitolato: “Ora ci tocca anche Vittorio Sgarbi”, hanno avuto l’unica reazione fisiologica e comportamentale possibile: la fuga, che si abbina così bene alla toccata.  Se mi floppi ti cancello. Programma già kaputt.
Stesso successo, più o meno, del programma di Giuliano Ferrara, con annesso crollo verticale di share. Gli agit-prop storici del nano sulla RAI non bucano lo schermo, te lo fanno spegnere proprio.

Non so perchè se ne meraviglino. Sia Ferrara che Sgarbi imperversarono per anni sulle reti Mediaset, spappolandoli a ormai generazioni di telespettatori. Ricordate la predica postprandiale di “Sgarbi quotidiani” e la propaganda squeeze&serve dell’hamburgerone umano a “Radio Londra?”
La gente s’è rotta i coglioni. Appena li vede cambia canale. Chiamatelo effetto boomerang, overloading, eccesso di informazione ma ne è vittima anche il Bagonghi del Consiglio che ormai, come appare sullo schermo, provoca conati di vomito perfino in casa Bondi.
In generale, la fuga dalla televisione è un bene ed è ormai una tendenza inarrestabile.  E’ azzeccatissima, in questo senso, l’ultima campagna di Sky, “La tua vita viene prima della TV”, dove attori e sportivi invitano i telespettatori a riprendersi la vita, a fare altro che guardare la televisione.
Altro effetto boomerang inatteso, secondo me. 
Sky intendeva invitare il telespettatore a fare altro mentre il suo registratore a pagamento registra il programma da vedersi comodamente dopo. Tuttavia, anche a causa di certe  scelte scellerate come il voler cancellare Current (per compiacere Bagonghi agli ultimi rantoli e farsi mollare il Digitale terrestre, si maligna in giro), Sky rischia di convincere il destinatario del messaggio a fare il passo successivo.
Già che, da quando mi sono liberato della TV, ho riscoperto la lettura, lo sport, la convivialità con gli amici, il sesso, gli hobby, chi cavolo me lo fa fare di pagare l’abbonamento a Sky, che oltretutto mi cancella i miei canali preferiti a tradimento?

Chi di capra ferisce, di capra perisce.

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La First Sciura della Milano da baro.
Non paga della minaccia di dedicare una via a Bettino Craxi, tecnicamente un ladro, se ne va in TV a dire che Pisapia, il suo avversario candidato sindaco, è stato condannato per furto d’auto, cioè è un ladro. La cosa è falsa.  Pisapia fu assolto in appello per non aver commesso il fatto. 
In seguito, accortasi dell’autogol al 91°, perché purtroppo le sentenze vengono scritte su carta e su Internet si è potuto subito pubblicare quelle in oggetto, la Monatti si giustifica cambiando discorso, dicendo che lei è una moderata, (sempre bugiarda, però) e che ha voluto solo rimarcare la differenza politica tra lei e Pisapia. Riferendosi tra l’altro a fatti di trent’anni fa. Come se invece di Pisapia si parlasse di Mario Moretti e come se Giuliano Ferrara, Paolo Liguori ed altri berlusconidi rettiliani non avessero militato in Lotta Continua, ai loro tempi, prima di convertirsi sulla via di Arcore.
A furia di scartavetrarne il fondo con la lingua, la petroliera ha sversato del bitume puzzolente sulla campagna elettorale ma ci si è sporcata ben bene anche le manine.
Faccio un appello ai milanesi, che pure non meriterebbero alcuna pietà, avendoci regalato Mussolini, Craxi e Berlusconi, e che sono ora e per i prossimi venti secoli esentati dall’offrirci altri duci, grandi statisti e unti del Signore. Potrebbero, una volta tanto, rifarsi in parte trombando la Lombrichetto Monatti, spettinandola ben bene e, di rimbalzo, farsi la doppia fottendo anche il suo nano di riferimento.
L’occasione è ghiotta ma non mi faccio illusioni. La Monatta Lombrichetto l’hanno fatta sindaca i milanesi, non l’hanno cacata i marziani e lo sciurettismo è una piaga difficile da debellare. Più resistente delle incrostazioni sul fondo delle petroliere.

Riassunto delle balle precedenti. Eravamo rimasti al Bin Laden in salsa verde della foto qui sopra. Altro dozzinale fake, anch’esso subito smascherato dagli scafati smanettoni photoshoppisti della Rete. Vista la bassa qualità dei fotoritocchi,  Obama e soci hanno deciso infine di non mostrarci più nulla, adducendo il motivo che il cadavere sarebbe stato in condizioni troppo impressionanti per i nostri stomacucci deboli. Capirai, dopo aver visto i bambini nati dopo il trattamento all’uranio impoverito in Iraq, cosa vuoi che sia?

Veniamo agli ovetti freschi di giornata. Un giornalista esperto in faccende di Al Qaeda afferma che Bin Laden è morto di malattia qualche giorno fa e quindi gli Ammeregani avrebbero deciso di inscenare il blitz – o semplicemente  dichiarare che esso è avvenuto, per far credere che il nemico pubblico n° 1 fosse morto per mano loro. Per farsi belli, insomma. Il giornalista l’avrebbe saputo dal medico di base di Osama. O forse da suo cuggino.
Al Qaeda si fa sentire e conferma la morte di Osama, aggiungendo che farà di tutto per vendicarlo, offrendo quindi lo spunto per altri vent’anni di “Guerra al Terrorismo”.
Infine, spulciando tra i computer del de cuius, la CIA ha scoperto che stava preparando un altro attentato, indovinate per quando? Per l’11-9-2011, per la gioia dei numerologi seguaci della teoria dell’11:11.

Non meravigliatevi se ogni giorno le storie diventano sempre più assurde e smaccatamente inverosimili. Fa parte del gioco. Non sei un vero Potere con i controspionaggi se non obblighi il popolo “a credere che gli asini volino”, come dice Giulietto Chiesa.
Il vero Potere consiste nel costringerti a vivere la frustrazione di non riuscire mai a smascherare le sue menzogne. Tu sai che sono menzogne, ma non riuscirai mai a dimostrarlo. Più la menzogna è grossa e più il Potere si consolida perché il popolo la crederà, incapace di gestire il dolore della frustrazione e preferendo la più consolatoria bugia.
Non è questione di essere complottisti.  Tra parentesi, secondo me è meglio essere complottisti che fessi.
La questione fondamentale non è sapere con certezza se Al Qaeda esiste o è solo una sigla di comodo, se l’11 settembre è andata veramente come ce l’hanno raccontata e se Bin Laden è morto o meno. Il punto è  se, in nome di una comoda faciloneria e del vizio di delegare i fatti nostri a chi se ne approfitta, per non saper gestire la frustrazione causata dal mancato raggiungimento della verità, dobbiamo rinunciare per sempre a controllare le fonti, a mettere in discussione le affermazioni del potere. Compito che sarebbe principalmente del giornalista e, di rincalzo, del politico che milita nell’interesse del popolo.
Invece tocca sentire i giornalisti cosiddetti esperti, i signorini grandi firme, ripetere a pappagallo una sequela di assurdità come fossero verità rivelate, imponendoci di credere alle balle con un puro atto di fede e politici come Dario Franceschini rispondere, alla domanda sui dubbi riguardo al blitz ammazzaosama: “Mi pare che nessuno metta in dubbio come si sono svolti i fatti”. Ecco, gli pare. Dimentica qualche milione di utenti della rete abituati a non fermarsi alla prima opinione ma a cercarne una seconda e poi una terza.

La cosa più curiosa di questi giorni è che Osama Bin Laden era già stato dichiarato morto innumerevoli volte e non dal panettiere all’angolo ma dalla compianta Benazir Buttho nel 2007, che in un’intervista a David Frost nominò un certo Omar Sheik definendolo “l’uomo che ha assassinato Osama Bin Laden” (solo un curioso lapsus?); dalle autorità pakistane nel 2009 e, prima di tutto, da un necrologio uscito sulla stampa araba nel dicembre 2001 che ne annunciava la morte.
Secondo la leggenda, Bin Laden era molto malato già ai tempi dell’11 settembre e bisognoso di dialisi e cure particolari. Come abbia fatto a vivere in Provenzano mode in un compound (nessuno sa cosa sia un compound ma nessuno osa chiederne il significato per paura di passare da complottista), senza tv, senza telefono e senza ADSL ma soprattutto lontano da un moderno ed attrezzato ospedale non si sa. Mah!

A questo punto il fatto che Osama Bin Laden sia vivo o morto poco importa. Chiediamoci piuttosto, a questo punto, se sia mai esistito veramente. Oppure se c’è stato un Osama vero e in carne ed ossa, servitore degli interessi americani in Afghanistan all’epoca della guerra contro i russi e un Osama romanzato, o resuscitato post-mortem come essere mitologico. Se fosse morto in quell’ospedale di Dubai nel luglio del 2001 e avessero deciso di utilizzarne la memoria come megaspauracchio sarebbe stata una trovata geniale, bisogna ammetterlo.

L’Osama personaggio ha fruttato interessi altissimi alla causa neocon della Guerra Mondiale al Terrorismo proclamata nel 1999 in attesa del Grande Pretesto per iniziarla, giunto al fine l’11 settembre 2001. Da quel momento il personaggio Bin Laden, capo di Al Qaeda, la rete del terrore, ci ha regalato le sue storie migliori. 
Non importa se tutta la storia dei crolli e del buco nel Pentagono non sta in piedi; se, rivedendolo oggi, il crollo delle Due Torri è sempre più rassomigliante ad una demolizione controllata che non c’entra con gli aerei che impattano sui grattacieli. 
Non importa che Osama non fosse nemmeno ricercato per quell’attentato dall’FBI (perché non sono mai saltate fuori le prove del suo coinvolgimento!). L’unica cosa importante è che sui testi sacri del Potere c’è scritto che il più grave attentato della storia lo ha fatto lui.
Per diversi anni, guerre e distruzioni con milioni di morti sono avvenute con la scusa che si doveva vendicare l’onta dell’11 settembre e combattere la proverbiale cattiveria di Osama Bin Laden.
Poi lo smacco dell’Iraq, il pantano dell’Afghanistan e la Cina che si avvicina sempre più. E’ necessario un cambio di rotta. Nel resto, per molti anni questo famoso terrorismo internazionale non si era più fatto sentire. Magari qualcuno avrebbe cominciato a sospettare che fosse solo una fola, una scusa per mantenere un potere imperiale sempre più traballante. Ci voleva qualcosa di nuovo, con  il Medio Oriente che si sta ridisegnando a grande velocità e non certo solo su base spontanea.

Il personaggio Osama Bin Laden ha servito onorevolmente il suo scopo per dieci anni, Ora è giusto mandarlo in pensione perché forse serve più da morto, anzi da morto due volte. Lo si fa morire come certi personaggi delle soap opera o dei fumetti, con la grande risonanza che i media riservano agli eventi memorabili. Tanto, a controllare se tutta la storia è vera o falsa, resteranno solo i complottisti. E magari, tra un po’, trattandosi di americani, lo resusciteranno con un’altra faccia, come il fratello biondo di Ridge in “Beautiful”.

Il mito Osama Bin Laden a me ricorda il personaggio di Kaiser Soze del film “I soliti sospetti”. Un’invenzione per spaventare, un babau, l’Uomo Nero, il capro espiatorio da tirare fuori al momento opportuno e a cui attribuire tutte le disgrazie di un popolo. Uno di cui aver paura e che è, per definizione inafferrabile.
Uno dietro al quale, però, si cela, nella finzione cinematografica, un genio del crimine e, nella realtà, probabilmente un set completo di burattinai che, mentre il popolino è distratto dalla fiction a puntate dell’arabaccio cattivo con il turbante ed il barbone, fa i suoi conti, specula, intrallazza e disegna la nuova geopolitica mondiale a suo esclusivo vantaggio e alla faccia di miliardi di persone. Oltretutto divertendosi a guardare quanto gli allocchi e i boccaloni si bevano qualunque balla sesquipedale che proviene dalle fonti ufficiali controllate da lorsignori.

Ah, ecco cosa mi ricordava la prima pagina di Repubblica di stamattina con il titolone: “Bin Laden sepolto in mare”.

Esultate! L’orgoglio musulmano sepolto è in mar; nostra e del ciel è gloria!”
( Giuseppe Verdi – Otello, Atto I)
Una messa in scena, appunto.
P.S. Intanto, anche la seconda immagine divulgata del cadavere è visibilmente un tarocco. Forza, potete fare di meglio.

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