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Visto che parlare di crisi economica deprime e fa diventare sempre più apocalittici e sempre meno integrati, facciamo come nel Decameron: mentre attorno a noi c’è la pestilenza e i cadaveri si accumulano, dedichiamoci ad un argomento sempre interessante, il sesso. Eros come antidoto a Thanatos. Funziona da millenni.
Mi stavo giusto rileggendo i post (123) che, due anni, fa avevo dedicato alla diatriba sul sesso ludico accesa in rete da alcuni articoli di Paolo Barnard, primo fra tutti l’ormai mitico “Sono andato a puttane”. La visione di Barnard, la riassumo in un flash per comodità, invitandovi ugualmente ad approfondire sul link, auspicava un approccio più disinibito delle donne nei confronti del sesso, da viversi appunto come un gioco e non necessariamente come qualcosa di sentimentale. Tutto questo a costo zero, senza scambi di denaro come contropartita, perché secondo lui era proprio il denaro ad aver rovinato i rapporti uomo-donna. La famigerata mercificazione del sesso. Un inno, quello di Barnard, al sesso gratis, al libero scambio di secrezioni secondo il principio del baratto. Io do’ una cosa a te e tu dai una cosa a me. Come i mercatini argentini dei tempi della crisi del 2001 dove le signore cuocevano le torte e le scambiavano con  benzina o detersivi.
Secondo i dettami del sesso gratis e a volontà come sui prati di Woodstock – altri tempi ormai morti e sepolti, però – la voglia di scopare per gioco e di per sé, senza impegno e amici come prima avvantaggerebbe perfino i cosiddetti Uomini Beta, quelli che di solito le donne scartano perché troppo impegnate a correre dietro agli odiati (dai Beta) Uomini Alfa, quelli ai quali basta uno schioccar di dita  ed  ai quali daresti non solo la topina ma anche un rene e tre litri di sangue subito. Resta da stabilire se il principio varrebbe anche al contrario, ovverosia se il vantaggio scatterebbe anche per le donne Beta rispetto alle Alfa. Barnard questo non ce l’ha ancora spiegato.
Certo, sarebbe bello il libero amore senza complicazioni e contropartite ma il mercato applicato alle pulsioni non è così facile da scardinare in un mondo dominato interamente dallo scambio in denaro. L’idea del sesso ludico no-cost è terribilmente utopistica se non la proiettiamo in un mondo futuro senza denaro e nemmeno il sentore di qualcosa come il mercato. Un’Arcadia, insomma. Senza contare che nei rapporti intimi c’è sempre il brivido dell’imprevisto sentimentale.
Immaginiamo di volere solo del sesso e nessuna complicazione sentimentale per i nostri buoni motivi.
Se ci dedichiamo al dai e vai in forma gratuita, la componente sentimentale è fuori controllo e c’è sempre il rischio collaterale costante di affezionarsi, innamorarsi, perdere del tutto la testa, prendersi un due di picche o subire un abbandono perché tu vorresti continuare ma lei o lui non ne vogliono più sapere, per non parlare della caduta nella routine e nella noia. 
Se invece c’è di mezzo il denaro, la contropartita, l’incentivo nel rapporto sessuale, allora questo serve proprio ad annullare l’effetto collaterale. Sapendo a priori che quella persona viene con te perché la paghi, sai già che molto probabilmente sta fingendo, che dopo se ne andrà per la sua strada, che non ti ci devi attaccare. Però quello che chiedi lo dà e quindi anche il due di picche è scongiurato.
Per di più, la mercificazione sarà brutta e cattiva ma il sesso a pagamento permette di scopare a  tanta gente che altrimenti potrebbe dedicarsi solo al faidate. 
Il denaro fa scopare i vecchi, i brutti, i matti, i malati, perfino i deformi. In una società repressa e repressiva, dove sembra che ci sia un Valentino per ogni Valentina e che ci si incontri come nei film con una facilità spaventosa, la realtà è spietata. Una volta che tutti i Valentini sono accoppiati con tanti bei marmocchi attorno, che fai, ti metti a sfasciare famiglie? Senza contare che trovare un partner, cambiarlo, sperimentare semplicemente, richiede un enorme dispendio di tempo. Se si vuole solo fare un po’ di ginnastica, o ti infili in Badoo dove puoi pescare di tutto e arrivi proprio a grattare il barile, senza contare la componente di rischio oggettivo, oppure ti rivolgi ai professionisti.

E allora, rileggendo l’articolo di Barnard e i miei di risposta e infilando il tutto nel frullatore mentale dove da parecchio tempo si stanno accumulando alcune mie personalissime riflessioni, sono pronta a chiamare Tom Dickson, premere il pulsante, a  pronunciare la parola magica: “Will it blend?” e lanciare la provocazione.
Siamo sicuri che un rapporto sessuale regolato dal denaro sia sempre e soltanto squallido e degradante? Perché, visto che la mercificazione vive e lotta con noi, non rivolgere il sistema a nostro vantaggio? Perché, non potendo evitare di essere violentati dal mercato, non sdraiarci e provare a trarne godimento?
Ed ecco il punto e mi rivolgo alle ragazze in ascolto. Non farebbe bene anche a noi andare a puttani e non trovarci niente di male?
Gli uomini se hanno voglia hanno un’offerta enorme a disposizione e i prezzi sono più che abbordabili, se non si pretende la supermodel con 50  euro da spendere. Poi magari cercano tutte le scuse: l’accudimento, la porta aperta, la donna all’ennesima potenza quando invece vogliono solo sesso ma questo fa parte dell’ipocrisia religiosa. 
Noi donne invece, avendo le medesime esigenze degli uomini, siamo ancora discriminate. O meglio, la prostituzione maschile esiste ed è fiorente, ma è elitaria e costosa, oppure troppo esotica. Pare che i più gettonati tra gli escort made in Italy – ma ci sono pure gli albanesi da 30 euro per strada – non si slaccino nemmeno la patta per meno di 300 euro per una mezz’oretta e arrivino fino a 3000 euro per un weekend e che la facciano cadere un po’ dall’alto, del tipo: “La signora dev’essere comunque gradevole”.
Forse se aumentasse la domanda – ecco, maledetta legge di mercato che sei sempre tra i piedi, siamo di nuovo a parlare di economia e a deprimerci – scenderebbero anche i prezzi.
Chissà se è già previsto il “soddisfatte o rimborsate”?

“Mi era capitato in passato di avere rapporti con prostitute, come a volte agli uomini accade – specie se oberati dal dovere di essere all’altezza delle aspettative, pubbliche e private. “

“So che non è bello da sentire e non è facile da dirsi, ma una prostituta è molto rassicurante. È una presenza accogliente che non giudica. I transessuali sono donne all’ennesima potenza, esercitano una capacità di accudimento straordinaria. Mi sono avvicinato per questo a loro. È, tra i rapporti mercenari, la relazione più riposante. Mi scuso per quel che sto dicendo, ne avverto gli aspetti moralmente condannabili, ma è così. Un riposo”.
“Io non sono omosessuale. Non ne faccio un vanto, ma non lo sono. È così. Ho amato solo donne. Moltissimo, e con frequente reciprocità. Dai transessuali cercavo un sollievo legato alla loro femminilità. Il fatto che abbiano attributi maschili è irrilevante nel rapporto, almeno nel mio caso. Non importa, non c’è scambio su quel piano. È il loro comportamento, non la loro fisicità, quello che le rende desiderabili. Ma temo che ogni parola possa suonare come una giustificazione: non è quello che voglio.”
“Perché io sono il figlio di Joe Marrazzo.”
 (dall’intervista a Piero Marrazzo di Concita de Gregorio, La Repubblica, 15 agosto 2011)

Insomma, se ho capito bene, un uomo cerca una prostituta mica perché vuole fare sesso a pagamento ma perché è afflitto dall’ansia di prestazione sociale, perché vuole riposarsi, perché una transessuale è una “donna con una marcia in più” rassicurante con la quale confidarsi e perché è oppresso da una figura paterna troppo ingombrante. 
Ho visto una maglietta in una cartoleria, giorni fa. C’era scritto cosa vogliono le donne dagli uomini: una sfilza di cose, un elenco lunghissimo. Sotto, in piccolo, ciò che vogliono invece gli uomini dalle donne
“1) Dargliela; 2) Non rompere i coglioni”. 
Ecco, la psicologia potrebbe essere tutta qui. Basterebbe che gli intervistati mantenessero questa sincerità, quella delle magliette, mentre rispondono alle domande.
Vale la pena, quindi, di occuparsi ancora del colto in flagrante in Via Gradoli – Gesummaria, è dal 1978 almeno che Via Gradoli pullula di spioni – che sciorina tutto il più trito repertorio giustificazionista dell’utilizzatore finale tipo? Direi di no. Anche la nota edipica finale – che è alquanto rivelatrice del problema di fondo che affligge il nostro eroe, oserei dire il focus – è di una banalità quasi imbarazzante. 


Se ne parla, del Marrazzo, invece della solita pantera ferragostana in fuga nell’Agro Pontino, perché quel “donne all’ennesima potenza” ha fatto incazzare di brutto le donne che scrivono su blog e giornali. 
E perché, poi? Certo, dal punto di vista dell’apparenza, del corpo, le trans sono super-ultra-maxi-mega-super-funky donne ma se è vero che sono così comprensive forse è perché sono anch’esse maschi. Chi meglio di un maschio può capire le esigenze di un altro maschio? Il loro valore aggiunto non consiste nell’essere “femmine più” ma nell’essere sia maschi che femmine allo stesso tempo e nel fatto di incarnare la femmina che l’uomo vorrebbe essere. 
Una femmina ipersessuata, con tutto il buono della donna meno le paturnie premestruali e l’appiccicosità del “mi pensi, ma quanto mi pensi, ma mi ami, ma quanto mi ami, quando mi sposi?” e, cosa non da poco, l’assenza del rischio di rimanere incinta e di incastrarti con il pupo. Mi spingerei oltre e direi, perfino, senza quella fastidiosa e pretenziosa vagina, mai soddisfatta dalle loro prestazioni di maschi modello standard. 
La trans invece è una superfemmina che non dirà mai di no al sesso anale e che per giunta ti potrà fare anche un notevolissimo massaggio prostatico dalla porta posteriore salvando le apparenze.
Eh si, perché se qualcuno maliziosamente fa notare che quasi tutti gli annunci AAA dei trans sui giornali offrono non meno di 23×17 motivi per apprezzarne le doti, ci sarà un motivo o no? Qualcuno potrebbe sentirsi tutt’altro che rassicurato da tali convincenti argomenti. No problem, i Marrazzi di turno vi spiegheranno che le trans sono “donne all’ennesima potenza” e che il pistolone è irrilevante, se ne sta lì buono ad ascoltare anche lui le solfe esistenziali del cliente, così qualunque criptogay potrà salvare l’imene alla propria ipocrisia omofobica. Cosa vuoi di più dalla vita, mio caro lucano?


Come potete vedere, noi donne non c’entriamo in questo discorso. E’ tutta una cosa loro tra maschi, quindi non dobbiamo assolutamente offenderci. 
Concita, la prossima volta portaci qualcosa di più interessante di un cliente. Che ne so, un serial killer.

Lei, nipote di Mubarak.
Voi, figli di puttana.

E brava la Rubacazzi! Dal palco dell’Opera di Vienna, ha dichiarato che quella lì che partecipava al Gran Ballo delle Debuttanti si che era bella gente ed elegante, mica come gli italiani. Grazie, eh?
Ecco dimostrato che non si è mica puttane perché la si dà via per soldi ma per una sorta di forma mentis e perché lo si nasce. Irrimediabilmente.
Perché si dà il caso che sia stato proprio grazie alla coglionaggine degli italiani ricchi, alla loro perversione per le fichette minorenni pur che siano e basta che respirino ed in specie dell’indegno presidente del consiglio incapricciatosi dei suoi labbroni pagati a peso d’oro che la Rubacazzivecchi si sia trovata per miracolo a Vienna trattata in guanti bianchi e come una regina solo per aver pagato pegno con l’ennesimo miliardario in avanzato stato di decomposizione. Ma una bottarella di vomito non le viene mai, a ‘sta necrofila? 
Ha perfino il coraggio di dare la colpa ai media del suo immeritato successo, l’immatura stronzetta,  invece di ringraziarli se non altro per i lauti guadagni che ha modo di incassare a mo’ di manna dal cielo, per puro miracolo. 
Di che si lamenta? Sembra così contenta di fare il monumento vivente al colonialismo pedofilo, di farsi portare in giro come un trofeo e pagare così tanto solo perché è quella che ha inguaiato Berlusconi.
Vista l’età media dei suoi boyfriend, questi potrebbero schiattare da un momento all’altro, magari durante. Capisco quindi che la gerontofila abbia fretta di bruciare le tappe e capitalizzare il più possibile prima di finire nel dimenticatoio dove finiscono tutte le meteore da quattro soldi, oltretutto precocemente sfiorita, dato che ciucciare roba vecchia non fa bene per niente alla pelle. Però potrebbe risparmiarci l’ingratitudine verso l’Italia che l’ha resa fenomeno e titolare di un sostanzioso conto in banca. 
E non parlate di povera minorenne e parte lesa. Ho l’impressione che questa, per un abito firmato e una comparsata nell’alta società da Cenerentola cafona, pigierebbe il bottone della guerra nucleare.

Di primo acchito, centocinquantamila euro per un Bucchino paiono francamente eccessivi.
Pensando però che l’utilizzatore finale ha incassato in un anno dividendi per 118 milioni, allora la cifra diventa addirittura offensiva.

No, vi prego, non la manifestazione di genere, delle donne per le donne in difesa della dignità femminile dove gli uomini, se vogliono, possono anche partecipare. La discesa in piazza con tonnellate di vittimismo senza alcuna volontà di autocritica proprio da parte delle donne e con i papiminkia che scriveranno (oh, mi pare già di leggerli, i Belfeltri) che queste proteste sono solo isterismi da sorellastre di Cenerentola, invidiose del fatto che non sono mai state invitate a Villa S. Martino a causa della racchiedine e dei raggiunti limiti d’età.

Premesso che siamo stati vilipesi tutti come popolo, come cittadini di qualunque sesso, religione e razza, compresi gli animali domestici, non ha senso pensare di potersi offendere di più perché siamo donne e perché le donne sono le protagoniste (sia vittime che carnefici, ricordiamolo) di questo ultimo scandalo nazionale.
Ebbene si, non condivido il vittimismo in sciarpa bianca. “Il colore del lutto”, come ho sentito rimarcare da una delle organizzatrici della manifestazione dell’altro giorno.
Già, bianco come bianchi erano i fazzoletti delle madri di Plaza de Mayo. Senza rendersi conto che però, scusate se puntualizzo, quelle erano madri alle quali avevano torturato e gettato i figli dagli aerei a decine di migliaia.
Qui, ringraziando Iddio, non è morto nessuno facendo bunga bunga e il parallelismo con ben altre tragedie è, secondo me, fuori luogo. Nessuno ha rapito le ragazze e le ha condotte contro la loro volontà nell’antro del mostro ma, al contrario, ci sono famiglie che si sono abbuffate con il pranzo pagato con il sudore delle chiappe delle figlie. Padri e madri orgogliosi di avere figlie puttane, che le hanno vendute per la macchina nuova e la rata del mutuo. Il marcio è in noi, Berlusconi lo ha solo catalizzato. Dovremmo manifestare soprattutto contro noi stessi.

E’ la Caporetto morale dell’Italia dove non c’è nessuno che possa fare la morale agli altri. Ricordiamoci che Berlusconi incarna solo il peggio dell’italiano medio e che non ha inventato nulla. Se non avesse tutti quei soldi e il potere che i suoi avversari gli hanno consegnato a mani alzate, Silvio Ghepensimì sarebbe solo il cugino meneghino di Cetto Laqualunque, l’ennesima macchietta regionale.

Autocritica, dicevo. Parliamoci chiaro, signore mie. Il bunga bunga non è sceso da Marte. La cultura del bunga bunga l’abbiamo assimilata e soprattutto tollerata negli ultimi trent’anni grazie alla televisione tetteculi, che mi risulta sia guardata da milioni di persone, ma nasce ancora più indietro nella storia.
Le donne, prima di scendere in piazza a gridare contro il Papi, che in così tante hanno votato, non dimentichiamolo e domandiamoci perché, dovrebbero chiedersi se non sia il caso di prendere a ceffoni le figlie che trovano normale accompagnarsi a dei vecchi bavosi per denaro. Di chiedersi se anche loro come madri non abbiano per caso contribuito a crescere una generazione bacata persistendo, ad esempio, nell’antica tradizione che considera i figli maschi più importanti delle figlie femmine. Che acconcia le figlie femmine fin da piccole come piccoli oggetti del desiderio (non userò il termine troiette) e smania per mandare le figlie gnocche ai concorsi di bellezza o in televisione o in sposa ad uno ricco. Mentre invece quelle normali o così così, fino alle brutte, pensino solo a studiare.

Quello che voglio dire è che non ci si può lamentare della cultura dell’harem e del puttanaio se si crescono i figli pisellomuniti come dei piccoli sultani che devono essere serviti e riveriti ed ai quali tutto è concesso. I piccoli sultani crescono e diventano, se baciati da una grossa fortuna economica, dei culi flaccidi che pretendono di poter giocare con la dignità degli altri. A quel punto, dopo essersi arresi alla cultura dell’esteriorità, della bellezza fine a sé stessa, al culto della gioventù e al disprezzo di tutto il resto, non ci si può proprio lamentare della perdita della propria dignità.

Il vittimismo non ha senso. Nella fattispecie del Rubycazzigate, siamo solo di fronte ad una ignobile farsa che andrebbe trattata come tale, gettando, a pioggia marrone, tonnellate di ridicolo sui protagonisti, come insegna da secoli la satira. Un potere che si rende ridicolo merita solo di morire sommerso dai pernacchi, altro che lutto. 

Da 20 a 50 euro, dipende dalla prestazione. Un guadagno di 70-80 euro al giorno, dicono, ma sicuramente i clienti sono di più e la cifra è maggiore, quasi interamente versata al pappa.
Noterete che la ragazza nigeriana dell’intervista non si schermisce, non dice tutta scandalizzata: “Ehi piano, non sono mica una escort, sono una ragazza immagine della S.S. 16 Adriatica pagata dalla Regione Emilia Romagna, sono una cubista, un semaforo vivente, una modella. Non ho mai fatto sesso con i camionisti di passaggio. Al massimo ci fermavamo alla baracchina qui vicino per un sanbittér e una piadina con lo squacquerone. Tutto nel segno della massima signorilità e cortesia.

Non lo dice, perchè non è una puttana come le altre che riempiono le cronache in questi giorni, è una ragazza che lavora duramente per vivere. Che tutte le sere rischia le botte, lo stupro e perfino la vita, se ha la sfiga di incontrare un Donato Bilancia.
E che, per giunta, deve combattere contro le criptozoccole dell’alta società, quelle che hanno capito che bisogna venderla non ai camionisti di passaggio ma ai vecchi  che hanno i soldi da buttar via a migliaia, e che, una volta ripulite e acconciate dal ricco con la camicetta con il fioccone da suora e sbattute sul marciapiede d’alto bordo della politica, vorrebbero bonificare le strade dalla presenza immonda della prostituzione. 

Uno penserebbe che per settemila euro – sette mesi di stipendio medio di un operaio, una potrebbe anche turarsi il naso e contare le pecore finché il vecchio non ha finito. Invece le criptozoccole, le paracule della scuderia Toro Flaccido, nonostante i lauti e vergognosi guadagni, si lamentano che il vecchio dal vivo fa schifo, che proprio non ce la fanno, che andare a Roma per guadagnare 2000 euro in più fa loro orrore, perchè loro, sia chiaro, vogliono sposarsi con l’abito bianco, fare tanti fii de na e farsi chiamar signore.
Presumo che quello che fa la ragazza nigeriana dell’Adriatica per 50 euro sia la stessa cosa che fanno le Orgettine e compagne di pudende per diverse migliaia di euro. Cinque, sette, perfino diecimila euro per una notte, a fare le igieniste idrauliche al servizio della protesi peniena.
Facciamo così. Se sette milioni per cinque minuti con il vecchio fanno loro schifo, le portiamo sulla Statale 16 Adriatica dove magari, hai visto mai, può capitare anche un camionista figo con il bilico superaccessoriato con l’aria condizionata. Tariffa rigorosamente nigeriana: 20 bocca, 40 completo e 50 secondo canale. 
Quando hanno guadagnato settemila euro torniamo a riprenderle.
Dopo Pecorella e Cicchitto, anche il giornalista Massimo Fini reclama l’abbassamento della maggiore età, sentite un po’ perché:

“C’è il caso di Ruby, minorenne, diciassettenne. E la prostituzione minorile è reato (del cliente, non del minore). Ma a parte che oggi una ragazza di diciassette anni è minorenne per l’anagrafe, ma non di fatto (e sarebbe bene, per i reati sessuali, abbassare la soglia della minore età, perché in giro circolano delle vere “mine vaganti), in questo caso Berlusconi più che carnefice potrebbe essere stato vittima, oltre che della sua imprudenza, della ragazza. È plausibile che nei primi incontri il premier ignorasse la vera età di Ruby e che in seguito costei l’abbia ricattato come risulterebbe dalle carte della Procura. D’altronde non è che uno prima di andare a letto con una ragazza – sempre ammesso che Berlusconi ci sia andato – le può chiedere la carta d’identità. Non è reato nemmeno fare in casa propria festini dove le ragazze siedono a cena, orrore, con i seni al vento.”

Una legge dello Stato dovrebbe servire le necessità della maggioranza dei cittadini. Ora, a parte le esigenze di Berlusconi, mi spiegherebbe Fini a chi gioverebbe un’abbassamento della maggiore età allo scopo di depenalizzare il reato di prostituzione minorile, se non ad un’infima categoria di vecchi maiali che hanno la velleità – o forse solo il denaro, di accompagnarsi con coloro che potrebbero esser loro nipoti?
Conosce forse lui migliaia di donne che abitualmente sbavino dietro a ragazzini di sedici? Conosce spettacoli televisivi dove a sculettare siano giovani maschi imberbi per la gioia di mature casalinghe che potrebbero far loro da nonne? No, eh? 
Ci sono perfino uomini – e io ne conosco parecchi, che non toccherebbero mai una ragazzina, sia perché hanno figlie minorenni e la cosa li disturberebbe, sia perché preferiscono confrontarsi sessualmente con donne adulte. Sono forse loro i malati, i retrogradi, i moralisti?
Chiedere la carta d’identità ad una prostituta dall’aspetto troppo giovanile non è una cattiva pensata, specialmente se straniera, perché potrebbe essere stata indotta a forza alla prostituzione dal racket.
L’idea poi che Ruby – che sicuramente è una filona ma non ha tutta la responsabilità del caso, possa aver ricattato Berlusconi, prima di averlo circuìto come un bischero è la solita storia, la solita vigliacchissima scusa del vecchio che ha messo le mani dove non le doveva mettere. E’ lei che ha provocato. E’ lei la diavola tentatrice. Nel Medioevo Ruby l’avrebbero condotta sul rogo e, bon, tutti assolti.
La perfida Lolita, del resto, è uno dei greatest hits di Fini. Già l’anno scorso (e quest’anno la primavera per lui arriva un po’ anticipata) il nostro scriveva:

“Non fan che provocare, sculando in bikini, in tanga, in mini (“si vede tutto e di più” cantano gli 883), ma se in ufficio le fai un’innocente carezza sui capelli è già molestia sessuale, se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro. Basta. Meglio soddisfarsi da soli dietro una siepe.”

Consiglierei a Fini, se non l’ha ancora fatto, la lettura delle intercettazioni delle giovani fringuelle delle festicciole Arcoriane. Sono illuminanti. Se ne deduce una verità che sospettavamo. Le giovani, minorenni o no, vanno a letto con i vecchi solo per denaro ma poi corrono a vomitare. “Se il vecchio non scuce dovremmo cominciare a portargli via qualcosa da casa.” “E’ ingrassato, fa schifo, sta giù.” “Deve solo pagare.”
I vecchi non li vuole nessuno. Solo magari un vecchio compagno o compagna che sappia dar loro del vero amore costruito mattone su mattone negli anni.Qualcuno per il quale magari sei ancora bello/a.
Gli uomini vecchi che vanno a puttane illudendosi di piacere ancora finiscono per pagare qualcuna per farsene disprezzare.  E se questo qualcuno è uno che in teoria ha una nazione in pugno la cosa è solo squallida. Altro che Ruby provocatrice.
Ma una pianta ogni tanto, no?

Di nuovo sulla strada. ‘Na traggedia. Sfrattate le O(r)gettine dall’alveare brianzolo e, quel che è peggio, non dal padrone di casa ma dall’amministratore condominiale con la motivazione che la loro presenza danneggerebbe il decoro del palazzo. Come se nessuno avesse notato fino ad ora l’alto tasso di passera pregiata in zona e non se ne fosse chiesta la ragione. Chissà se sfratteranno anche i lampioni, che potrebbero adesso diventare arredi equivoci?
Non sarà che, più del danno al decoro del palazzo (che non è architettonicamente la Reggia di Caserta, diciamolo) qualcuno si stia preoccupando della credibilità di tutti quei contratti in comodato d’uso, che a volte vengono usati per  pagare meno tasse ed ottenere agevolazioni dai comuni, sull’I.C.I. ad esempio, ed attirano i controlli dell’Agenzia delle Entrate come il miele le mosche?
C’è chi ha scritto oggi che, come al solito, nello sfratto delle O(r)gettine pagano le più deboli. Beh, se sono deboli con settemila euro a botta e i bonifici da diecimila, secondo quanto si dice, cosa dovrebbero dire le albanesi da cinquanta euro, servizio completo, con pure il pappone che le sfregia con l’acido?
In ogni caso, pagare l’affitto di tasca propria fa bene e dopo un po’ ci si abitua. Come a pagare luce e gas. Se vogliamo parlare di debolezza, pensiamo piuttosto agli abitanti dell’Aquila centro che hanno ancora le case e le attività distrutte ma nonostante tutto le tasse devono pagarle.
E poi, tranquilli, forse il dramma delle papigirls sbattute on the road è solo rinviato.

(ASCA) – Roma, 21 gennaio – ”Il Consiglio dei ministri ha autorizzato, su mia proposta, la presentazione di un emendamento al decreto ‘mille proroghe” all’esame del Parlamento che proroga la sospensione degli sfratti, limitatamente a talune categorie sociali, al 31 dicembre 2011”. Lo annuncia il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, al termine della seduta del Consiglio dei ministri.

Coincidenza? Straordinario tempismo? L’ennesima legge ad personam? O, per meglio dire, ad lupanarae?

Art. 600-bis. Prostituzione minorile.

Chiunque induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto ovvero ne favorisce o sfrutta la prostituzione è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.493 a euro 154.937.

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 5.164.

C’è un parametro illogico nella vicenda Ruby e in tutto il troiaio notturno di Arcore. Se non succedeva niente di male e per giunta il nano e le sue numerose biancaneve sono convinti che a Villa San Martino viga l’extraterritorialità, per cui se anche vi si prostituiscono minorenni il fatto non costituisce reato, allora perché quando venne pizzicata per altri motivi la piccola vedette marocchina, il Berlusconi si precipitò a telefonare in Questura per farla uscire? Esponendosi in prima persona?
Per paura che parlasse o la facessero parlare, non vedo altri motivi. Ma parlare di che cosa, se non succedeva niente di male?

E’ veramente difficile credere che uno, che pure ha i soldi da buttare, ti dia sette milioni per niente, solo per avergli portato la fichetta in salotto per fargliene annusare il profumo nell’aria. O addirittura ti dia in usufrutto degli appartamenti, di trentaduemila che lui ne ha, (per non parlare di candidature, posti fissi da 12 mila al mese e ministeri) solo per il tuo bel faccino.
Molto in cambio di niente come vogliono farti credere le scafatissime donzelle che lo frequentano. Sempre attente a dire: “Si c’eravamo ma con lui non abbiamo fatto niente, abbiamo solo cantato le canzoni di Apicella” e attentissime soprattutto a non nominare mai neppure invano la neve. In un paese dove sniffano pure gli impiegati e i garzoni di macellaio e dove le donne vengono ricattate sessualmente per mantenere il posto di cassiera al supermercato.

La situazione è paradossale. Per rigettare l’accusa di rapporti sessuali con la minorenne Ruby, il nostro potrebbe essere costretto a rivelare pubblicamente l’atroce segreto (di Pulcinella) ed ammettere di non poter battere un chiodo.
“Ma cosa volete che faccia, alla mia età? Le ho provate tutte: le italiane, le marocchine, le russe (quelle me le porta Putin ogni volta che mi viene a trovare), le ucraine, le ministre. Pozioni magiche e riti druidici. Niente. Credetemi, è una tragedia. Se dicono che non me non fanno niente, è vero, povere ragazze. Una ci ha provato per tre giorni ed era sfinita. Niente di niente. Comincio a pensare che quel mio coso lì, si, lui, sia un comunista.”
Certo  deluderebbe in maniera cocente i milioni di anziani papiminkia che lo ammirano e si fanno i film porno mentali con lui come protagonista e pensano “Se Silvio c’ha tutta quell’energia è giusto che si faccia tutte quelle belle gnocche, alla faccia delle racchie e dei comunisti”, però rassicurerebbe le anziane babbione che lo votano e che, non potendolo avere, per raggiunti limiti di età, lo vogliono intento solo a fare il nonno di tanti nipotini biondo-boccoluti.
Però attenzione a non farsi scappare, dopo il coming-out prostatico, che lui guardava solo perchè, secondo il codice penale,  è più grave stare a guardare due ragazze che giochicchiano tra di loro se anche solo una delle due è minorenne.

Art. 600-ter.  – Pornografia minorile.

Chiunque, utilizzando minori degli anni diciotto, realizza esibizioni pornografiche o produce materiale pornografico ovvero induce minori di anni diciotto a partecipare ad esibizioni pornografiche è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 25.822 a euro 258.228. (1)

Ma questo Ghedini senz’altro lo sa.

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